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                                                       La  verità, il coraggio e la dignità

 

I perdenti si organizzano...non si tratta solo di disfunzioni,la corruzione è penetrata a fondo e ovunque.

1) un sito di aiuto per la giustizia "negata"
2)...la dittatura della menzogna e la ricerca della verità sulla strage del Moby Prince
3)un importante documento liberato dal segreto di Stato in Usa :
telex informativi su Ustica dall'Italia verso gli USA documentano un interesse durato più di 20 anni sull'argomento,il riferimento specifico alle ricerche di Marcucci e Ciancarella e all'incidente mai  indagato in cui Marcucci perse la vita insieme a S.Lorenzini.
4)la protesta dei testimoni di giustizia

 

1)Ecco il sito a cui molte persone fanno già riferimento:
 http://dirittogiustizia.altervista.org/about.htm


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Luigi Iovino ............................................

CHI SIAMO
Siamo un gruppo di persone unitesi in un comune intendo,  informare  e sostenere, chi come noi, è vittima di comportamenti illeciti da parte di funzionari pubblici.
Abitiamo in diverse  città italiane, ma le nostre vicende sono simili benché  nascano da diversi tipi di comportamenti delinquenziali.
Siamo un gruppo di famiglie intrappolate nella rete della  MALAGIUSTIZIA;
Tra di noi ci sono famiglie che hanno subito  una truffa,  anziché la perdita di uno o più  familiari, in un incidente di lavoro, in ospedale o per strada, ma tutti siamo accomunati da un unico comune denominatore, siamo stati  privati dei nostri diritti fondamentali, sanciti nella  Costituzione italiana.
Finalmente, in Italia si stanno formando dei gruppi di resistenza per contrastare lo sfacelo compiuto da personaggi pubblici inseriti nelle istituzioni a tutti i livelli e formazioni, ai danni dei comuni cittadini.
Giorno 7 luglio 2008  nel tribunale di Genova, ci siamo riuniti come nelle precedenti udienze, per seguire insieme ai nostri amici vittime del sistema di collusioni nel tribunale di Firenze, il processo contro il giudice Puliga, della sezione fallimentare di Firenze e altri 36 imputati colleghi di questi, sempre imputati per gli stessi reati: truffa, collusione, abusi in atti d'ufficio ecc. i quali sono stati accusati  dal CSM, aver condizionato negativamente con il loro comportamento, tutto il tessuto economico della provincia di Firenze.
Abbiamo  assistito  nello stesso giorno e stesso tribunale, anche ad una riunione svoltasi, tra avvocati e giudici nell'aula di tribunale di fronte, a quella dove noi abbiamo seguito il processo contro il Puliga.
I relatori avvocati e giudici, hanno parlato dei problemi della giustizia e hanno espresso il loro dissenso, alle recenti iniziative del governo in merito ai processi e alle loro procedure, che  il Governo vuole approvare.
Per la prima volta abbiamo  sentito in pubblico e non solo in privato, da  avvocati,  che effettivamente gli operatori di giustizia sono  carenti nel loro lavoro e questo non è dovuto solo alla mancanza di personale o di mezzi a loro disposizione.
Anche se in verità,  già il Giudice Borsellino nella sua ultima intervista rilasciata a 2 giornalisti francesi aveva rilevato questo dato di fatto, ma noi pensavamo fosse relativo solo alla Sicilia, non alla maggior parte delle regioni Italiane come da quello che è accaduto ad ognuno di noi, si può rilevare.

........................................continua cliccando qui

 

 la strada da percorrere è ancora quella della giustizia e ancor prima della verità che deve essere ricercata  in tutti i casi in cui le vite umane sono state coinvolte singolarmente,collettivamente o in massa.
Cedere  la propria sicurezza ,i propri beni  morali esponendosi  alle prove   è l'alternativa che si offre a chi questi omicidi vuole riscattare,chi rifiuta di farlo non vive meglio.
La ricerca della verità e della giustizia sono quanto di più nobile possa interessare la persona umana,valgono molto di più di qualsiasi istituto di bellezza o di qualsiasi ricchezza o potere.
Le prove sono la strada che permette di raggiungere la tranquillità interiore che è il dono a cui tutti aspirano per poter godere tutti gli altri necessari o superflui ,una ricchezza  minata dalla corruzione dilagante.
Quando una società è fondata sulla sfiducia dei rapporti  è destinata al crollo:per costruire è necessario che  ognuno sappia di poter contare sull'altro e,se ciò è impossibile,proporre per primo un rapporto di fiducia incondizionata,di qui nascono la vera amicizia,ogni tipo di rapporto con basi solide, il senso del dovere che dovrebbe pervadere le istituzioni che sono ,attualmente, ridotte alla messa in atto  dell'esatto contrario(ricerca del proprio interesse, menefreghismo,difesa del proprio)
.

La verità sulle stragi è un impegno per sanare una storia malata su cui gli errori continueranno ad accumularsi facendo nuove  vittime e il presupposto di una giustizia che chiede e dà fiducia,un piccolo drappello non può fare da manifesto pubblicitario a una istituzione allo sfascio,è necessario che il panorama completo cambi e che  si sappia che chi supera il proprio compito non avrà vita facile da parte di chi  lo svolge con rigore.


2)Indagini sul Moby Prince

Da :
 http://fabiopiselli.blogspot.com/

28) la dittatura delle menzogne...

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Una lunga storia dalla quale sono emerse le bugie, le menzogne dette confermate e sottoscritte da parte di operatori dello Stato, a più livelli, dal semplice agente che ha manganellato qualche arrestato inerme, all’alto ufficiale dei servizi segreti che non ricordava quel che non poteva aver dimenticato, fino ai politici storici che abbiamo visto essere stati sentiti dai magistrati che indagano sui fatti del Moby Prince, i quali ricordano vagamente anche la propria storia politica e gli accordi internazionali siglati sin dalla nascita della nostra Repubblica, alla quale hanno preso parte in prima persona. Quale sorpresa quindi, di fronte alla ennesima dimostrazione di una bugia, di molte menzogne, di depistaggi, di dissimulante e deformante volontà di occultare una prova, un elemento, una interpretazione, una testimonianza, una memoria. La sorpresa l’ho provata ogni volta che un magistrato mi ha chiesto il perché un operatore delle FF.PP. o dei servizi avrebbe dovuto mentire dicendo il falso in una informativa o in un rapporto giudiziario, come se questo non fosse mai accaduto prima. Ma questo è il fine della dittatura della menzogna, normalizzare l’atto della bugia nascondendolo dietro l’alibi della verità assoluta, alla quale si può opporre il contrario solo con prove certe, mentre la menzogna sconfigge il vero senza alcun contraddittorio. Lo Stato che smentisce se stesso, sulla pelle delle vittime, che ne attivano le menzogne per il solo fatto di essere tali, a causa di eventi nei quali degli operatori dello Stato hanno avuto un qualche ruolo, anche solo di testimone passivo, cieco muto e sordo, un paradosso ormai transgenerazionale, che si ripete da anni ed anni con le stesse dinamiche, ormai conosciute tanto sono uguali, cambiano solo i nomi, ma i toni, i termini, i meccanismi sono sempre quelli

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La ricerca della verità sulla tragedia del  Moby Prince

95) Moby Prince: la captazione della verità....
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E' importante sottolineare il messaggio che la Procura di Livorno invia con la sua tenacia in questa indagine, nella quale gli ostacoli sono molti e di spessore, che non molla e non si fa intimidire, che presumibilmente le male marce dentro alcuni uffici sono cadute, che auspicabilmente la comunità giudiziaria di Livorno sta crescendo e si libera da vincoli di reparto e dai lunghi peli di barbe finte che l'hanno imprigionata per anni.
Come ho sempre detto in questa indagine è importante ascoltare i silenzi, i vuoti nelle comunicazioni, perchè se compresi potranno fornire molto e consentire di riempire pagine di verità, per rendere Giustizia ai morti, per rinforzare la fiducia nella Giustizia dei vivi, per dare serenità a chi non è morto e soprattutto per interrompere un meccanismo di collusioni, ingerenze e mafiosità varie che albergava in certi uffici.
Questa indagine è importante perchè credo che se ben compresa potrà far luce su quella scia di morti che hanno seguito il Moby Prince e che come il traghetto in fiamme sono stati occultati dalla nebbia di avvezione, la quale è giunta anche a Bari, non la città italiana, ma la regione somala nella quale è situato il porto di Bosaso....
Fabio Piselli
 
 
 
 
3)Ecco tornare l'attenzione anche su Ustica,un telex privato del segreto di Stato rivela l'informazione particolareggiata Italia-USA su  Ustica, in particolare sulle indagini degli  ufficiali dell'Aereonautica Marcucci e Ciancarella ,il chiaro riferimento all'ipotesi  dell'intervento italiano finalizzato al "casus belli"
 
 
 

 
 
 
 
 
 
Da :

 http://usticaemafie.splinder.com/post/17786807
 
 
 
domenica, 13 luglio 2008
 
Fonte: http://www.stragi80.it/documenti/telexusa/foia.html.

Per chi volesse leggere i documenti integralmente oltre che sul sito del giornalista Colarieti,

li può trovare anche ai link:

http://files.filefront.com/telex1pdf/;11043505;/fileinfo.html

http://files.filefront.com/telex2pdf/;11043561;/fileinfo.html.

 

Presto questi link li trovete archiviati nella sezione documenti di:

www.strageustica.altervista.org.

Di nostro interesse è la documentazione al link:

http://files.filefront.com/telex2pdf/;11043561;/fileinfo.html alle pagine 210-212.

 
Daniel P. Serwer, il quale era deputy chief of mission and chargé d’affaires at the U.S. Embassy in Rome dal 1990 al 1993 invia a molti indirizzi le dichiarazioni di Mario Ciancarella su quello che per noi è l'omicidio di Sandro Marcucci e su quanto da entrambi sostenuto sulla Strage di Ustica.

 In quel telex c'è anche un commento di Daniel Serwer, noi non possiamo sapere cosa c'è scritto perchè due righe sono pubbliche del suo commento e dieci pagine sono ancora classificate, ci sono due linee nere che ci indicano l'omissis del governo americano su quella parte di telex.

 Questo è il commento di Mario dopo aver letto quelle pagine:

 
" Sinceramente non so se le dieci pagine mancanti possano ulteriormente

riferire a me e a Sandro. E' tuttavia un documento importante perche'

da' conto della scrupolosa attenzione della intelligence ad ogni minima

notizia su fatti e circostanze che possano essere di interesse. E dice

che gli USA sono consapevoli che nella nostra lettura non solo di

abbattimento del DC9 da parte italiana si trattava ma questo avveniva

all'interno di un piano italo-americano di destabilizzazione del

governo di Gheddafi.



Molto interessante. (...)

Mario "



 Se volete date un'occhiata a quel telex! Laura
postato da laura56 alle ore 13:59 | link | commenti
 
 
 
Sulle bugie si impiantano altre bugie,il rifiuto della responsabilità personale è il tarlo della nostra società,molte sofferenze e ingiustizie ricadute su singoli sarebbero state facilmente evitate se non fossero stati attorniati da  un esercito di persone che negano la propria dignità per un nonnulla ,aprendo la strada a grandi disastri con centomila giustificazioni.
Quando si comincia a dire NO  si apre,è vero,una strada sconosciuta e impervia ma questa  strada  scopre il mondo inesplorato  nascosto dietro ad ognuno di noi.
Al riparo da tutte le certezze  si nasconde  chi siamo veramente,la scoperta a volte può essere sorprendente o addirittura rivoluzionaria,ogni persona è  unica e insostituibile,non solo per coloro a cui dovrebbe stare più a cuore.
Per molti   non basta la vita per scoprirlo ,scartano  le occasioni giuste per capirlo,nessun altro potrà farlo al loro posto.
 

 
 
4)Un  resoconto esteso "per diffusione" della protesta dei testimoni di giustizia al Ministero dell'Interno

Da ritaatria.it

15/07/2008 - Testimoni di Giustizia: comunicato stampa, CHIEDONO UN INCONTRO PER DIALOGO E CONFRONTO CON IL MINISTRO DELL'INTERNO MARONI


Lì- 15 luglio 2008


COMUNICATO STAMPA:

I TESTIMONI DI GIUSTIZIA, DIFRONTE ALLE PROTERVE OMISSIONI CHE LA BUROCRAZIA AMMINISTRATIVA CONTINUA AD ESIBIRE NEI LORO CONFRONTI E CHE DI FATTO PARALIZZA LA LORO VITA RENDENDO INAPPLICABILE LA LEGGE 45/2001 ( FLICK-NAPOLITANO) VOTATA ALL'UNANIMITA' DAL PARLAMENTO ITALIANO , CHIEDONO UN INCONTRO PER DIALOGO E CONFRONTO CON IL MINISTRO DELL'INTERNO MARONI, PER UNA SOLUZIONE DEFINITIVA DI OGNI SINGOLO CASO.


postato da laura56 alle ore 15:20 | link | commenti
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martedì, 15 luglio 2008

Da ritaatria.it


15/07/2008 - Il grido di dolore dei Testimoni di Giustizia Candela Antonino e Inga Francesca: "i Testimoni di Giustizia, sono considerati peggio dei disonesti pentiti di mafia con condanne? Probabilmente, sono un niente di niente in questa società Italiana, che crede di avere grandi valori"




Riceviamo in data 15 luglio c.a.  e pubblichiamo... quanto alle parole non ne abbiamo più... solo fatti.

 

Egregio Ministro Angelino Alfano, Siamo i Testimoni di Giustizia Candela Antonino e Inga Francesca. Due siciliani, che hanno testimoniato e fatto condannare tre mafiosi all'ergastolo. Da più di dieci anni, siamo Testimoni di Giustizia, e le assicuro che non è una vita facile. Ogni giorno che passa, ringraziamo Dio, che un altro giorno è passato. Noi speriamo sempre che qualche cosa cambi, ma fino ad oggi non è cambiato niente. Tutto è rimasto immobile. In televisione sentiamo dire sempre: "Dobbiamo fare questa legge", ma poi quando si vota non si approva un emendamento serio per i Testimoni di Giustizia, si nega a persone oneste, un semplice lavoro, e avere solo una vita normale. Forse, i Testimoni di Giustizia, sono considerati peggio dei disonesti pentiti di mafia con condanne? Probabilmente, sono un niente di niente in questa società Italiana, che crede di avere grandi valori. Eroi nel momento del bisogno, solo quando testimoniano e poi scompaiono nell'anonimato, esclusi dalle coscienze delle istituzioni italiane, che non riconosce più il loro valore, ma vengono considerate anime pronte per essere sacrificati al destino di morti che camminano, consegnati al prossimo offerente, come dei barili da scaricare. Non modelli, perché hanno aiutato la Giustizia nelle indagini per fare condannare mafiosi, che hanno ucciso, all'ergastolo, e soprattutto far risparmiare soldi allo Stato Italiano. Invece vengono buttati, bersagliati da ogni tipo di rifiuto. A subire amarezze, anche quando chiedono un lavoro nella Pubblica Amministrazione, prima di pagare una definiva mazzata, un'umiliazione grandissima, dopo che ne avevano subite altre. Un doloroso calvario che deve durare perpetuamente per molti anni ancora. Lei, non dei disagi, che sono capitati alla nostra famiglia, e in specialmente ai nostri figli. Separati dai loro affetti familiari, dalla loro terra, per entrare in un Programma di Protezione. Cambiare località, andare in scuole diverse da quelle cui erano abituate. E noi prima di mandarle a scuola le dicevamo: "State attenti a quello che dovete dire!" Per questo ringraziamo a Dio, di averci dato due figlie stupende, perché sempre responsabili. Non è facile spiegare a una bambina di nove e l'altra di quattro anni: "Dovete stare attente a non dire il vostro vero cognome, perché le persone cattive possono rintracciare e poi farci del male." Non è stato neanche facile spiegare in parole semplici il motivo di queste bugie, anche se dette in fin di bene. Adesso sono diventate più grandi, capiscono meglio la situazione, e ci dicono: "Avete fatto la cosa giusta, dovete lottare!" Però a volte noi, proprio nei momenti più difficili ci chiediamo: "Ma abbiamo veramente fatto la cosa giusta, però che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo calvario, e perché fino ad adesso non abbiamo avuto nessun aiuto dallo Stato, se in fin dei conti, per questo Stato siamo solo dei numeri e non delle persone da ricordare per quello che abbiamo fatto!"

A chi importa dei nostri problemi? Forse è troppo chiedere, un lavoro nella Pubblica Amministrazione, dopo che (come si mostra dalla Relazione sui Testimoni di Giustizia della commissione antimafia), viene dichiarato, che abbiamo messo in gioco noi stessi, la nostra vita e i nostri affetti, solo perché abbiamo testimoniato la verità dei fatti. Rappresentanti indispensabili che hanno rotto il muro dell'omertà". Nonostante sia tutelata da una legge, la posizione di noi testimoni di giustizia è stata spesso sottovalutata, confusa con quella dei pentiti, invece d'essere considerati come una risorsa per lo Stato, da tutelare e sostenere. Noi vogliamo essere aiutati da quello stato che avevamo aiutato, ed essere inseriti nel mondo di un lavoro che meritiamo, solamente per cercare di dare alle nostre figlie, non diciamo una vita normale, perché purtroppo non possiamo dargliela, e non abbiamo nemmeno la possibilità. Difatti ci sentiamo in colpa per aver tolto alle nostre figlie la libertà, che hanno le altre ragazze della loro età. Non potranno sentirsi libere di andare a trovare le cugine, gli zii, e vedere il ricordo dei nonni, perché questa libertà gli è stata tolta. Hanno dovuto rinunciare a tante altre cose, come è successo alla più grande, quando aveva dei progetti, e poi non poteva realizzarli, e infine aveva la delusione di dover giustificare alle amiche il motivo per cui non poteva fare certe cose. Era una difficoltà deprimente, giustificare e raccontare solo menzogne. Nei giorni a seguire, mia figlia stava malissimo, piangeva e si disperava. Costernazione, che aveva anche quando cambiava località. Sua sorella, la più piccola ha sofferto anche lei i molti cambiamenti, che le hanno segnato la salute. È stata per due volte all'ospedale per anoressia nervosa, e poi ha avuto problemi a integrarsi nelle scuole, come anche nella maggior parte delle materie (e pensare che prima di sprofondare nella malattia, nei primi anni della scuola elementare andava benissimo). Adesso sta meglio, almeno così diciamo, però prende da molti anni antidepressivi. Infatti, fino ad oggi, ci chiediamo: "Forse non abbiamo pagato abbastanza, non solo perché abbiamo perso tutto quello che avevamo costruito senza l'aiuto di nessuno, ma dovevamo perdere anche la nostra speranza, salute e dignità!" Ci sentiamo come delle persone emarginate, perché è così, noi non risultiamo da nessuna parte! Siamo come delle persone invisibili. Ammalati anche noi di depressione perenne.

Non possiamo lavorare, per motivi di sicurezza da più di dieci anni, solo perché la ragione di questa nuova vita, ci voleva così! Io Francesca ho quarantasei. Mentre io Antonino, ho quarantanove anni e la sfortuna di avere il pollice e l'indice, della mano destra, amputati, e parecchie cicatrici.

La preghiamo di aiutare tutti i testimoni di Giustizia a fare una vita normale.

 


11/07/2008 - Testimoni di Giustizia: Telejato da la notizia del vergognoso "attacco" alla credibilità di alcuni testimoni. In particolare solidarietà a Pino Masciari.


Vi ricordiamo di guardare le precedenti news sui Testimoni di Giustizia per accedere alla nota del Viminale e ai comunicati stampa.




 



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venerdì, 11 luglio 2008

Da ritaatria.it


11/07/2008 - Lotta alla Mafia: Il Procuratore Capo di Palermo, Dott. Messineo denuncia l'inadeguatezza degli strumenti nella lotta alla mafia. I risultati finora ottenuti rischiano di essere vanificati. Guarda il video di Telejato.




Mentre i TG nazionali sono impegnati a raccontarci il numero di incidenti stradali in Italia e soprattutto il gossip estivo nonché la politica dei pettegolezzi senza porsi domande e senza offrire un servizio pubblico adeguato (non crediamo di esagerare quando diciamo che abbiamo la percezione di essere derubati quando ci impongono il pagamento del canone RAI)... in Sicilia chi lotta la Mafia lancia un grido di dolore per le scelte politiche nefaste. Mancano i fondi. Ringraziamo Telejato, piccolissima televisione siciliana a cui dovrebbe andare il nostro canone  (http://www.telejato.it) documenta e denuncia l'ipocrisia del governo nazionale. Lanciamo un piccolo appello a tutta l'Italia: non ci facciamo prendere dalle esigenze dell'orticello perché il piano di sicurezza che stanno approvando è un bluff. Loro la lotta alla mafia la fanno con le corone dei fiori ad ogni commemorazione.



 
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giovedì, 10 luglio 2008

Da ritaatria.it


10/07/2008 - Testimoni di giustizia: l'on. Mantovano perde l'occasione di stare zitto




Prima pubblichiamo il comunicato stampa dell'on. Mantovano... vi lasciamo leggere la professionalità delle sue motivazioni e quindi i nostri commenti.


Comunicati stampa


2008

Ministero dell'Interno, 10.07.2008


Testimoni di giustizia. Le precisazioni dell'On Mantovano


In relazione agli echi polemici sul trattamento dei testimoni di giustizia presenti ancora oggi su alcuni organi di informazione, ribadisco che le misure economiche tese al loro mantenimento e al loro reinserimento sociale corrispondono a parametri oggettivi e a criteri di adeguatezza derivanti da una legge approvata all’unanimità dal Parlamento. L’uso di queste risorse non è arbitrario ma tiene conto, come per ogni voce del bilancio dello Stato, che si tratta del denaro dei contribuenti da impiegare e non da dilapidare. Riguardo le misure di protezione tese a garantire la sicurezza dei testimoni, queste non cessano finché le autorità di sicurezza, e cioè le Procure della Repubblica competenti, non valutano concluso il rischio, al di là della durata del programma di protezione. Così è stato finora per decine e decine di testimoni di giustizia, in virtù di percorsi di tutela e di assistenza, concordati con piena soddisfazione degli interessati. Sulla vicenda che ha dato origine alle polemiche, ribadisco che: a) Giuseppe Masciari è ancora nel programma, non gli è stata revocata la protezione, e anzi dal mio predecessore on. Marco Minniti essa gli è stata prorogata per un biennio (eventualmente prorogabile, previa verifica del pericolo); b) ha incassato 200.000 euro nel 2000, finalizzati all’apertura di uno studio odontoiatrico, senza aver mai dato conto dell’utilizzo di quella somma; c) non ha incassato altro, rispetto alla definizione prospettatagli (lo ripeto: la più alta mai messa a disposizione di un testimone di giustizia), poiché l’ha impugnata davanti al Tar in quanto la ritiene insufficiente.


Commento:

on. Mantovano la relazione della commissione antimafia a nome dell'On. Angela Napoli dice chiaramente quale è stata e qual'è la qualità dell'ufficio da lei presieduto. Nel maggio di quest'anno l'On Napoli, parlamentare sensibile e determinata, rinnova la richiesta di trovare risposte a quanto scritto nella relazione della commissione antimafia. Ricorderà certo quel comunicato scritto da un esponente della sua coalizione? Ma siccome immaginiamo che lei soffra di amnesie riportiamo il comunicato stampa:


 
ANGELA NAPOLI INTERROGA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MARONI


 


(22/05/2008) - Al ministro dell’interno – Per sapere – Premesso che:

nella giornata del 20 maggio 2008 quattro testimoni di giustizia, Carmelina, Salvatore, Rosa e Maria Castiglione, ad unico nucleo familiare, originari di Strongoli (KR), hanno manifestato davanti la sede del Ministero dell’Interno, perché si considerano “abbandonati e penalizzati “ dallo Stato; negli ultimi mesi si è ampliata la protesta da parte di altri testimoni di giustizia, Giuseppe Masciari, Giuseppe Grasso, Francesca Franzè, Nello Ruello, tutti testimoni in importanti processi contro uomini della ‘ndrangheta; le citate proteste impongono la rivisitazione delle norme vigenti in materia nonché la soluzione delle problematiche che investono e che sono denunziate dalla quasi totalità dei testimoni di giustizia, che alla data del 30 aprile 2007, risultano soltanto 71; il Primo Comitato della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare nella XV^ legislatura ha svolto un’attività d’inchiesta sui testimoni di giustizia e si è fatto promotore di una relazione, approvata all’unanimità, con la quale, dopo aver elencato le problematiche e gli aspetti critici che sono stati rappresentati con maggiore frequenza dai vari testimoni di giustizia auditi, ha proposto al Parlamento una riforma del sistema; tra i principali punti di criticità evidenziati sono apparsi prioritari, proprio quelli oggetto delle varie proteste di questi ultimi mesi, ossia le difficoltà riscontrate nel reinserimento nel contesto socio-lavorativo, l’inadeguatezza delle misure di protezione, le difficoltà nell’accesso alle agevolazioni bancarie, l’impossibilità di fare stabile affidamento sull’ausilio di professionisti, di tecnici, ovvero di veri e propri consulenti e, quindi, le condizioni di isolamento nelle quali vengono a ritrovarsi pressoché tutti i testimoni di giustizia ed i loro familiari: quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intenda attuare per garantire tutti i testimoni di giustizia e incentivare le testimonianze delle persone offese dai vari reati commessi dalla criminalità organizzata; in particolare, di quali elementi propositivi contenuti nella “Relazione sui Testimoni di Giustizia”, approvata dalla Commissione Antimafia nella seduta del 19 febbraio 2008 e trasmessa al Parlamento, intende avvalersi affinché vengano garantiti tutti i testimoni di giustizia.


Fine comunicato

 

Detto questo sarebbe opportuno che le sue parole venissero supportate dalla documentazione e quindi lei dovrebbe spiegarci come faceva una persona senza identità nel 2000 ad aprirsi uno studio dentistico in un paese sconosciuto e senza nessun radicamento sul territorio. Quei soldi servivono alla mera sopravvivenza della famiglia stradicata dalla propria terra e parcheggiata in un paese del nord il cui costo della vita non è certo quello del paesino calabro. Ricordiamo la solitudine, la rabbia e la sofferenza della famiglia masciari e di tutti i testimoni da noi conosciuti (tranne uno che poi, come lei ben sa ha trovato risposte positive da parte del suo ufficio - ne siamo felici). Noi sappiamo cosa significa vivere in località segreta; conosciamo la sofferenza di alzarsi la mattina, uscire da casa e fare finta di lavorare per non dare nell'occhio. Sappiamo cosa significa mentire ai vicini, agli amici. Sappiamo cosa significa non vedere i parenti e le persone care. Ma non pretediamo di scuotere la sua "sensibilità" perché  noi la conosciamo bene. Lei, on. Mantovano, è quello della "gestione dei testimoni". Per lei la famiglia Masciari è sicura? Ha letto le relazioni delle istituzioni in cui dicono che il Testimone Masciari è ad altissimo rischio? Secondo lei un rinnovo di due anni significa garantire sicurezza? Tra due anni cosa avete previsto che le cosche della 'ndrangheta vengano azzerate tutte dalla magnifica attività di repressione dello Stato?

Facciamo un appello: chiediamo se c'è un solo parlamentare disposto a chiedere le carte. Vogliamo che l'on. Mantovano ci dia i dati di tutte le liquidazioni dalla sua gestione in avanti. TUTTE. 

On. Mantovano, è finito il tempo della pazienza.

 

Associazione Antimafie "Rita Atria"

 
 
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giovedì, 10 luglio 2008

Da ritaatria.it


10/07/2008 - Diciassette anni sotto protezione per aver deposto contro la mafia in un processo avviato da Paolo Borsellino




Diciassette anni sotto protezione  per aver deposto contro la mafia in un processo avviato da Paolo Borsellino.

Una nuova identità e una vita che la burocrazia vede solo come un "cancro"    di Pietro Orsatti



Piera Aiello

testimonio

e non mi pento






Dopo 17 anni, Piera Aiello vive ancora sotto protezione. È una testimone di giustizia, non una pentita di mafia. Una donna che, nel 1991, si rivolse spontaneamente alla magistratura per raccontare quello di cui era a conoscenza, consentendo l'arresto di decine di mafiosi e l'apertura di stralci di inchiesta sugli intrecci fra mafia e politica nella zona di Partanna in Sicilia occidentale. A un mese dall'anniversario della morte di Rita Atria, sua cognata e anche lei testimone di giustizia morta suicida nel 1992 poco dopo la strage di via D'Amelio, racconta la sua esperienza di "protezione" offrendo un quadro di quale sia stato il modello applicato in questi anni dallo Stato per tutelare e aiutare chi ha scelto spontaneamente di testimoniare. Ha iniziato il suo percorso di testimone di giustizia con Paolo Borsellino, in un periodo in cui lo Stato non era probabilmente ancora pronto ad affrontare la "gestione" di un cospicuo numero di testimoni e molto era affidato alla gestione diretta di questo o quell'altro magistrato o funzionario.

È cambiato qualcosa da quel periodo?

Sono entrata nel programma di protezione quando ancora c'era l'alto commissario, un sistema che ho vissuto per poco tempo. Difficile giudicare la sua gestione. Penso solo che si sono ritrovati con un "problema" di testimoni e pentiti che non conoscevano e soprattutto non facile da risolvere tanto è vero che dopo poco hanno costituito il servizio centrale di protezione che, a mio parere, non ha risolto assolutamente nulla. All'interno del servizio hanno posto dei funzionari che hanno sostenuto esami di ammissione come carabinieri, poliziotti, finanzieri, senza pensare al fatto che forse occorrevano anche psicologi, psicopedagogisti, insomma qualcuno che ci aiutasse a superare il trauma dell'esilio e della perdita di identità. La mia sensazione è sempre stata che non distinguevano tra collaboratori e testimoni. Eppure c'è una bella differenza. Quando c'era "zio" Paolo - chiamavamo così, affettuosamente, il giudice Borsellino - molte volte questi si arrabbiava se qualcosa non andava nel rapporto fra noi e il servizio; appena chiamava lui si mettevano sull'attenti, sistemava tutto. Molti di loro ancora oggi ci chiamano collaboratori di giustizia, nessuna distinzione.

Anche i media spesso alimentano l'equivoco fra "collaboratore" e "testimone" di giustizia. Secondo lei le autorità che si occupano delle questioni di "protezione" sono in grado di fare la giusta differenza?

Come ho detto prima si fa confusione tra pentiti e testimoni, e i media non sono da meno. In molte occasioni funzionari del servizio, l'onorevole Mantovano, e molti altri, hanno sostenuto che il testimone deve essere gestito. Gestito? Noi non siamo animali che non riescono a badare a se stessi, ma vogliamo che ci tendano una mano per accompagnarci a nuova vita. Evidentemente pensano che siamo contagiosi e risulta più facile tenerci alla larga. Come appestati. Penso altresì che con le persone giuste la cosa si possa risolvere, ma gira e rigira ci sono sempre gli stessi funzionari. Sono testimone da diciassette anni e francamente non ho visto ancora una degna soluzione al problema.

Si è ritrovata a dover gestire da sola molti aspetti della sua vita "sotto protezione", fra cui quelli del "non avere identità", fiscale, sanitaria, eccetera. Cosa ha significato per lei anche in termini psicologici e umani? E in termini strettamente pratici, dalla salute alla normale amministrazione come scuola, anagrafe, codice fiscale, proprietà, assicurazioni?

Vivere senza identità è una cosa che può portare alla follia. Inventarsi il proprio nome e cognome per anni e dover spiegare a mia figlia che non doveva rivelare il suo vero nome alle amichette non era una cosa banale. Per quasi sette anni sono stata un fantasma, non votavo, non avevo un medico, non sapevo a chi rivolgermi se mi succedeva qualcosa. Non trovare nessuno quando hai bisogno è a dir poco drammatico. Mi sono cercata un prestanome, poi sono riuscita a mettermi in contatto con Nadia Furnari dell'associazione antimafia "Rita Atria" che per tre anni mi ha prestato i documenti, ad esempio il codice fiscale per farmi fare le ricevute. Siccome una serie di beni erano intestati a Nadia abbiamo ritenuto opportuno autodenunciarci al servizio centrale in quanto nessuno senza un permesso specifico può venire in una località segreta a trovarmi. Quando siamo andate al servizio centrale a ritirare i documenti definitivi è successa una cosa incredibile, non volevo credere alle mie orecchie. Avevano augurato buona fortuna a Nadia e non a me. Mia figlia l'ho iscritta a scuola da sola, grazie ad un direttore padre di famiglia, non mafioso, al quale ho spiegato la mia posizione e che mia figlia aveva diritto allo studio. Il servizio centrale di protezione si è accorto che esisteva mia figlia quando andava già in terza elementare.

Nei suoi molti anni sotto protezione, ha visto cambiare governi, funzionari e gestioni. Cosa è mutato e quanto "la politica" secondo lei influenza un aspetto così delicato della giustizia?

Ogni volta che si insediava un governo nuovo bisognava ricominciare daccapo. Avevamo pratiche avviate con imminenti conclusioni. Poi lo stop e bisognava iniziare tutto daccapo. Ho vissuto governi di centrodestra e di centrosinistra ma vi posso garantire che nulla cambia, tutto peggiora. Siamo stati definiti dei vecchi cancri. Non occorre spiegare come ci si può sentire a essere definiti così. Vi lascio immaginare il mio stato d'animo visto che credo di aver dato la vita per la giustizia e per lo Stato italiano. Ho urlato che il testimone è un essere umano, non è politica, ma come sempre non vogliono ascoltarmi. Per questo chiedo di urlarlo con me, con noi: non siamo politica!  n



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Pietro Orsatti

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giovedì, 10 luglio 2008

Da ritaatria.it


Mi associo condividendo parola per parola di questo comunicato.Laura



L'Insopportabile Offesa



Ci sono eroi da non commemorare perché sono vivi e quindi nella migliore delle nostre tradizioni non si sostengono coloro che denunciano e rivendicano diritti.

BASTA! Diciamo e gridiamo BASTA!

Vi proponiamo il nostro documentato pensiero sullo sconcertante comunicato del Viminale in risposta all'art. del Corriere della Sera sulla questione Testimoni di Giustizia. Una volta il Viminale aveva almeno la decenza di non ribattere ma evidentemente anche questo è un segno dei tempi.



Leggi il comunicato



Altri articoli:

Nome in codice Ulisse


10/07/2008 - Testimoni di Giustizia: comunicato stampa - l’insopportabile offesa del Viminale


La nota del Viminale in risposta all'articolo del “Corriere della Sera” offende non solo i Testimoni oggetto delle "precisazioni", ma tutti coloro che in questi anni hanno assistito all'arroganza di un ufficio inossidabile nel cui vocabolario trovano spazio espressioni come "gestire il testimone". I Testimoni (non tutti certo, le simpatie sono da sempre valutazione politica per risolvere i problemi) in questi anni sono stati ostaggio di quello Stato che ha permesso che una ragazza di 17 anni dal nome Rita Atria si suicidasse; che non ha regalato neanche una morte dignitosa a Matteo Blandina ormai condannato a morte dalla sua malattia, prima ancora che dalla mafia. Il primo dossier sui testimoni di giustizia lo abbiamo scritto nel 1997. Fu consegnato in maniera responsabile all'allora sottosegretario Sinisi. In quel dossier  tante denunce sulle violazioni dei diritti umani da parte del Servizio Centrale di Protezione. Dopo quel dossier si sono susseguiti appelli al Presidente della Repubblica, articoli-denuncia, trasmissioni televisive, ma niente, perché tanto gli italiani non percepiscono il problema come qualcosa che riguarda l'interesse della società civile. La nota del Viminale rispecchia proprio la sensibilità con la quale in questi anni l'Ufficio Centrale di Protezione ha trattato i testimoni. Se si ritiene opportuno sciorinare dati in maniera semplicistica omettendo il contesto delle cose e soprattutto dimenticando molti cavilli e postille allora chiediamo a qualche parlamentare di pretendere il resoconto di tutte le spese di quell'ufficio e di tutti i trattamenti (compreso lo stipendio dei funzionari). Vogliamo sapere, Sig. Ministro Maroni. Vogliamo sapere come vengono trattati i nostri eroi Vivi. Noi lo sappiamo come vengono trattati, perché in questi anni per molti di loro siamo stati l'ancora di salvezza, siamo stati la loro identità (perché non provate a smentire le denunce di Piera Aiello su “Left-Avvenimenti” della scorsa settimana), siamo stati i loro medici, i proprietari dei loro beni. Ci chiediamo come mai dopo la relazione brillante e puntuale dell'On. Angela Napoli  in commissione antimafia il governo che lei rappresenta abbia sentito il bisogno di riconfermare la delega al Servizio Centrale proprio all'On. Mantovano. Quella relazione fatta da un esponente della sua coalizione denunciava disfunzioni indegne per un paese che si definisce civile. Scrivere quel comunicato stampa inserendo quelle cifre così "grandi" forse voleva essere una mossa ad effetto verso l'opinione pubblica in questo momento affamata dalle scelte di tutti i governi che si sono susseguiti. Quelle cifre  non sono "grandi" ma sono offensive per una vita umana, perché quei testimoni cercano protezione e sicurezza per i propri figli mentre gli si lesinano invece le scorte. La nota del Viminale non offende solo i Testimoni, ma deve offendere tutti i cittadini che credono che la lotta alla mafia sia ben altra cosa dalle teorie ministeriali. Ed infine dovreste impallidere davanti alla risposta civile, pacata, puntuale e documentata di Pino Masciari.


Associazione Antimafia "Rita Atria"


Sottoscrive anche a livello personale Piera Aiello, Testimone di giustizia


L'inchiesta del Corriere della sera



L'intervista a Pino Masciari



Il comunicato stampa del Viminale



La risposta della famiglia Masciar
i





 



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giovedì, 10 luglio 2008

da ritaatria.it


10/07/2008 - Alcamo: da un blog e dalla volontà di alcuni giovani nasce l'incontro con Piera Aiello


Il 26 luglio, data della morte di Rita Atria, si sta avvicinando e anche quest'anno la ricorderemo cercando di non commemorare ma di costruire nel ricordo. Le nostre attività si svolgeranno tutte il 26 luglio ma vogliamo segnalarvi tra le varie iniziative quella di Alcamo organizzata da Debora e dai suoi amici. Incontreranno Piera Aiello perché sentono il bisogno di capire e di nutrirsi di quelle storie che segnano un solco tra la gratuità delle parole e la forza del vissuto.  Vi invitiamo ad andare sul blog 

http://www.alcamo.it/default.asp?id=546


La pubblicazione del programma delle iniziative in memoria di Rita è previst per la prossima settimana.


 



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giovedì, 10 luglio 2008

da ritaatria.it


10/07/2008 - Testimoni di Giustizia: Comunicato stampa di Davide Mattiello - ACMOS Libera Piemonte




Pubblichiamo il comunicato stampa di Davide Mattiello di Acmos Libera Piemonete che ovviamente condividiamo. Nel pomeriggio dirameremo il nostro comunicato per sottolineare al Viminale che siamo stanchi della loro arroganza.  Non saranno parole ma fatti. A Pino Masciari, ad Ulisse, a Piera e a quelle tante ombre che non conosciamo diciamo di non demordere e di raccogliere tutte le forze per opporsi all'ennesimo insulto all'impegno civile.


Comunicato Stampa: Acmos Libera Piemonte


Professionisti dell'antimafia

Eppure ce lo siamo ripetuti mille volte: la prima mossa è sempre delegittimare chi disturba.

I poteri forti questo hanno dalla loro: controllano l'informazione, con ciò condizionano la coscienza collettiva, con ciò spazzano via persone e storie senza nemmeno sudare.

Per chi conosce il percorso della famiglia Masciari, le parole scritte nella nota del Viminale in risposta all'articolo pubblicato dal Corriere della Sera, sono tristi e pericolose.

Nel merito ha già risposto tempestivamente e puntualmente la famiglia Masciari stessa e quella risposta noi sottoscriviamo.

La famiglia Noviello, se non l'ha già fatto, farà altrettanto.

La denuncia che la famiglia Masciari porta avanti è relativa alle drammatiche disfunzioni del "Programma Speciale di Protezione", in piena coerenza con l'ultima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia.

La famiglia rivendica una diversa e più rispettosa forma di tutela. E' sulla sicurezza che non c'è stato e non ci potrà essere baratto e compromesso.

Questa battaglia è battaglia di tutti coloro che in Italia scelgono la strada della denuncia e della testimonianza. Queste persone sono poche e saranno sempre meno, ma non perchè Pino Masciari denuncia 11 anni di disfunzioni e attese deluse. Saranno sempre meno fino a che vedranno uno Stato che non riformando i sistemi di protezione e reinserimento sociale per i Testimoni, tagliando i fondi destinati alle Forze dell'Ordine, tagliando i fondi destinati al funzionamento della Giustizia, sospendendo i processi, mortificando la stampa, disarmando le inchieste, lancia un messaggio chiaro: "Italiani, statevene zitti e fatevi i cazzi vostri. Che l'Italia è una repubblica fondata sulla furbizia e la sovranità appartiene a chi se la sa prendere ".



Davide Mattiello

presidente ACMOS

3488079996



 


 

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