I perdenti si organizzano...non si tratta solo di disfunzioni,la corruzione
è penetrata a fondo e ovunque.
1) un sito di aiuto per la giustizia
"negata"
2)...la dittatura della menzogna e la ricerca della verità sulla strage del
Moby Prince
3)un importante documento liberato dal segreto di Stato in Usa :
telex informativi su Ustica dall'Italia verso gli USA documentano un interesse
durato più di 20 anni sull'argomento,il riferimento specifico alle ricerche di
Marcucci e Ciancarella e all'incidente mai indagato in cui Marcucci perse
la vita insieme a S.Lorenzini.
4)la protesta dei testimoni di giustizia
Luigi
Iovino............................................
CHI
SIAMO Siamo un gruppo di persone unitesi in un comune intendo,
informare e sostenere, chi come noi, è vittima di comportamenti
illeciti da parte di funzionari pubblici.
Abitiamo in diverse città italiane, ma le nostre vicende sono
simili benché nascano da diversi tipi di comportamenti
delinquenziali.
Siamo un gruppo di famiglie intrappolate nella rete della
MALAGIUSTIZIA;
Tra di noi ci sono famiglie che hanno subito una truffa,
anziché la perdita di uno o più familiari, in un incidente di
lavoro, in ospedale o per strada, ma tutti siamo accomunati da un unico
comune denominatore, siamo stati privati dei nostri diritti
fondamentali, sanciti nella Costituzione italiana.
Finalmente, in Italia si stanno formando dei gruppi di resistenza per
contrastare lo sfacelo compiuto da personaggi pubblici inseriti nelle
istituzioni a tutti i livelli e formazioni, ai danni dei comuni
cittadini.
Giorno 7 luglio 2008 nel tribunale di Genova, ci siamo riuniti
come nelle precedenti udienze, per seguire insieme ai nostri amici
vittime del sistema di collusioni nel tribunale di Firenze, il processo
contro il giudice Puliga, della sezione fallimentare di Firenze e altri
36 imputati colleghi di questi, sempre imputati per gli stessi reati:
truffa, collusione, abusi in atti d'ufficio ecc. i quali sono stati
accusati dal CSM, aver condizionato negativamente con il loro
comportamento, tutto il tessuto economico della provincia di Firenze.
Abbiamo assistito nello stesso giorno e stesso tribunale,
anche ad una riunione svoltasi, tra avvocati e giudici nell'aula di
tribunale di fronte, a quella dove noi abbiamo seguito il processo
contro il Puliga.
I relatori avvocati e giudici, hanno parlato dei problemi della
giustizia e hanno espresso il loro dissenso, alle recenti iniziative del
governo in merito ai processi e alle loro procedure, che il
Governo vuole approvare.
Per la prima volta abbiamo sentito in pubblico e non solo in
privato, da avvocati, che effettivamente gli operatori di
giustizia sono carenti nel loro lavoro e questo non è dovuto solo
alla mancanza di personale o di mezzi a loro disposizione.
Anche se in verità, già il Giudice Borsellino nella sua ultima
intervista rilasciata a 2 giornalisti francesi aveva rilevato questo
dato di fatto, ma noi pensavamo fosse relativo solo alla Sicilia, non
alla maggior parte delle regioni Italiane come da quello che è accaduto
ad ognuno di noi, si può rilevare.
........................................continua
cliccando qui
la strada da percorrere è ancora quella della giustizia e ancor prima della
verità che deve essere ricercata in tutti i casi in cui le vite umane
sono state coinvolte singolarmente,collettivamente o in massa.
Cedere
la propria sicurezza ,i propri beni morali esponendosi alle prove
è l'alternativa che si offre a chi questi omicidi vuole
riscattare,chi rifiuta di farlo non vive meglio.
La ricerca della verità e della giustizia sono quanto di più
nobile possa interessare la persona umana,valgono molto di più di qualsiasi
istituto di bellezza o di qualsiasi ricchezza o potere.
Le prove sono la strada che permette di raggiungere la
tranquillità interiore che è il dono a cui tutti aspirano per
poter godere tutti gli altri necessari o superflui ,una ricchezza minata dalla corruzione
dilagante.
Quando una società è fondata sulla sfiducia dei rapporti è destinata al
crollo:per costruire è necessario che ognuno sappia di poter contare
sull'altro e,se ciò è impossibile,proporre per primo un rapporto di fiducia
incondizionata,di qui nascono la vera amicizia,ogni tipo di rapporto con basi
solide, il senso del dovere che dovrebbe pervadere le istituzioni che sono ,attualmente,
ridotte alla messa in atto dell'esatto contrario(ricerca del proprio
interesse, menefreghismo,difesa del proprio).
La verità sulle stragi è un impegno per sanare una storia malata su cui gli
errori continueranno ad accumularsi facendo nuove vittime e il presupposto
di una giustizia che chiede e dà fiducia,un piccolo drappello non può fare da
manifesto pubblicitario a una istituzione allo sfascio,è necessario che il
panorama completo cambi e che si sappia che chi supera il proprio compito non
avrà vita facile da parte di chi lo svolge con rigore.
Una
lunga storia dalla quale sono emerse le bugie, le menzogne dette confermate e
sottoscritte da parte di operatori dello Stato, a più livelli, dal semplice
agente che ha manganellato qualche arrestato inerme, all’alto ufficiale dei
servizi segreti che non ricordava quel che non poteva aver dimenticato, fino ai
politici storici che abbiamo visto essere stati sentiti dai magistrati che
indagano sui fatti del Moby Prince, i quali ricordano vagamente anche la propria
storia politica e gli accordi internazionali siglati sin dalla nascita della
nostra Repubblica, alla quale hanno preso parte in prima persona. Quale sorpresa
quindi, di fronte alla ennesima dimostrazione di una bugia, di molte menzogne,
di depistaggi, di dissimulante e deformante volontà di occultare una prova, un
elemento, una interpretazione, una testimonianza, una memoria. La sorpresa
l’ho provata ogni volta che un magistrato mi ha chiesto il perché un
operatore delle FF.PP. o dei servizi avrebbe dovuto mentire dicendo il falso in
una informativa o in un rapporto giudiziario, come se questo non fosse mai
accaduto prima. Ma questo è il fine della dittatura della menzogna,
normalizzare l’atto della bugia nascondendolo dietro l’alibi della verità
assoluta, alla quale si può opporre il contrario solo con prove certe, mentre
la menzogna sconfigge il vero senza alcun contraddittorio. Lo Stato che
smentisce se stesso, sulla pelle delle vittime, che ne attivano le menzogne per
il solo fatto di essere tali, a causa di eventi nei quali degli operatori dello
Stato hanno avuto un qualche ruolo, anche solo di testimone passivo, cieco muto
e sordo, un paradosso ormai transgenerazionale, che si ripete da anni ed anni
con le stesse dinamiche, ormai conosciute tanto sono uguali, cambiano solo i
nomi, ma i toni, i termini, i meccanismi sono sempre quelli
...............................................
La
ricerca della verità sulla tragedia del Moby Prince
E' importante sottolineare il messaggio che la Procura di Livorno invia con la
sua tenacia in questa indagine, nella quale gli ostacoli sono molti e di
spessore, che non molla e non si fa intimidire, che presumibilmente le male
marce dentro alcuni uffici sono cadute, che auspicabilmente la comunità
giudiziaria di Livorno sta crescendo e si libera da vincoli di reparto e dai
lunghi peli di barbe finte che l'hanno imprigionata per anni.
Come ho sempre detto in questa indagine è importante ascoltare i silenzi, i
vuoti nelle comunicazioni, perchè se compresi potranno fornire molto e
consentire di riempire pagine di verità, per rendere Giustizia ai morti,
per rinforzare la fiducia nella Giustizia dei vivi, per dare serenità a chi
non è morto e soprattutto per interrompere un meccanismo di collusioni,
ingerenze e mafiosità varie che albergava in certi uffici.
Questa indagine è importante perchè credo che se ben compresa potrà far
luce su quella scia di morti che hanno seguito il Moby Prince e che come il
traghetto in fiamme sono stati occultati dalla nebbia di avvezione, la quale
è giunta anche a Bari, non la città italiana, ma la regione somala nella
quale è situato il porto di Bosaso....
Fabio Piselli
3)Ecco tornare l'attenzione anche su Ustica,un telex
privato del segreto di Stato rivela l'informazione
particolareggiata Italia-USA su Ustica, in particolare sulle indagini
degli ufficiali dell'Aereonautica Marcucci e
Ciancarella ,il chiaro riferimento all'ipotesi dell'intervento italiano
finalizzato al "casus belli"
Daniel P. Serwer, il quale era deputy chief of mission and chargé
d’affaires at the U.S. Embassy in Rome dal 1990 al 1993 invia a molti
indirizzi le dichiarazioni di Mario Ciancarella su quello che per noi è
l'omicidio di Sandro Marcucci e su quanto da entrambi sostenuto sulla Strage
di Ustica.
In quel telex c'è anche un commento di Daniel Serwer, noi non
possiamo sapere cosa c'è scritto perchè due righe sono pubbliche del suo
commento e dieci pagine sono ancora classificate, ci sono due linee nere che
ci indicano l'omissis del governo americano su quella parte di telex.
Questo è il commento di Mario dopo aver letto quelle pagine:
" Sinceramente non so se le dieci pagine mancanti possano ulteriormente
riferire a me e a Sandro. E' tuttavia un documento importante perche'
da' conto della scrupolosa attenzione della intelligence ad ogni minima
notizia su fatti e circostanze che possano essere di interesse. E dice
che gli USA sono consapevoli che nella nostra lettura non solo di
abbattimento del DC9 da parte italiana si trattava ma questo avveniva
all'interno di un piano italo-americano di destabilizzazione del
Sulle bugie si impiantano altre bugie,il
rifiuto della responsabilità personale è il tarlo della nostra
società,molte sofferenze e ingiustizie ricadute su singoli sarebbero state
facilmente evitate se non fossero stati attorniati da un esercito
di persone che negano la propria dignità per un
nonnulla ,aprendo la strada a grandi disastri con centomila giustificazioni.
Quando si comincia a dire NO si apre,è vero,una strada sconosciuta e
impervia ma questa strada scopre il mondo inesplorato
nascosto dietro ad ognuno di noi.
Al riparo da tutte le certezze si nasconde chi siamo veramente,la scoperta a volte può
essere sorprendente o addirittura rivoluzionaria,ogni persona è unica e insostituibile,non solo per coloro a cui dovrebbe stare più a
cuore.
Per molti non basta la vita per scoprirlo ,scartano le
occasioni giuste per capirlo,nessun altro potrà farlo al loro posto.
4)Un
resoconto esteso "per diffusione" della protesta dei testimoni di
giustizia al Ministero dell'Interno
Da ritaatria.it
15/07/2008
- Testimoni di Giustizia: comunicato
stampa, CHIEDONO UN INCONTRO PER DIALOGO E CONFRONTO CON IL MINISTRO
DELL'INTERNO MARONI
Lì- 15 luglio 2008
COMUNICATO STAMPA:
I TESTIMONI DI GIUSTIZIA, DIFRONTE ALLE PROTERVE OMISSIONI CHE LA
BUROCRAZIA AMMINISTRATIVA CONTINUA AD ESIBIRE NEI LORO CONFRONTI E CHE
DI FATTO PARALIZZA LA LORO VITA RENDENDO INAPPLICABILE LA LEGGE 45/2001
( FLICK-NAPOLITANO) VOTATA ALL'UNANIMITA' DAL PARLAMENTO ITALIANO ,
CHIEDONO UN INCONTRO PER DIALOGO E CONFRONTO CON IL MINISTRO
DELL'INTERNO MARONI, PER UNA SOLUZIONE DEFINITIVA DI OGNI SINGOLO CASO.
15/07/2008
- Il grido di dolore dei Testimoni di
Giustizia Candela Antonino e Inga Francesca: "i Testimoni di
Giustizia, sono considerati peggio dei disonesti pentiti di mafia con
condanne? Probabilmente, sono un niente di niente in questa società
Italiana, che crede di avere grandi valori"
Riceviamo in data 15 luglio c.a. e pubblichiamo... quanto alle
parole non ne abbiamo più... solo fatti.
Egregio Ministro Angelino Alfano, Siamo i Testimoni di Giustizia
Candela Antonino e Inga Francesca. Due siciliani, che hanno
testimoniato e fatto condannare tre mafiosi all'ergastolo. Da più
di dieci anni, siamo Testimoni di Giustizia, e le assicuro che non
è una vita facile. Ogni giorno che passa, ringraziamo Dio, che un
altro giorno è passato. Noi speriamo sempre che qualche cosa cambi,
ma fino ad oggi non è cambiato niente. Tutto è rimasto immobile.
In televisione sentiamo dire sempre: "Dobbiamo fare questa
legge", ma poi quando si vota non si approva un emendamento
serio per i Testimoni di Giustizia, si nega a persone oneste, un
semplice lavoro, e avere solo una vita normale. Forse, i Testimoni
di Giustizia, sono considerati peggio dei disonesti pentiti di mafia
con condanne? Probabilmente, sono un niente di niente in questa
società Italiana, che crede di avere grandi valori. Eroi nel
momento del bisogno, solo quando testimoniano e poi scompaiono
nell'anonimato, esclusi dalle coscienze delle istituzioni italiane,
che non riconosce più il loro valore, ma vengono considerate anime
pronte per essere sacrificati al destino di morti che camminano,
consegnati al prossimo offerente, come dei barili da scaricare. Non
modelli, perché hanno aiutato la Giustizia nelle indagini per fare
condannare mafiosi, che hanno ucciso, all'ergastolo, e soprattutto
far risparmiare soldi allo Stato Italiano. Invece vengono buttati,
bersagliati da ogni tipo di rifiuto. A subire amarezze, anche quando
chiedono un lavoro nella Pubblica Amministrazione, prima di pagare
una definiva mazzata, un'umiliazione grandissima, dopo che ne
avevano subite altre. Un doloroso calvario che deve durare
perpetuamente per molti anni ancora. Lei, non dei disagi, che sono
capitati alla nostra famiglia, e in specialmente ai nostri figli.
Separati dai loro affetti familiari, dalla loro terra, per entrare
in un Programma di Protezione. Cambiare località, andare in scuole
diverse da quelle cui erano abituate. E noi prima di mandarle a
scuola le dicevamo: "State attenti a quello che dovete
dire!" Per questo ringraziamo a Dio, di averci dato due figlie
stupende, perché sempre responsabili. Non è facile spiegare a una
bambina di nove e l'altra di quattro anni: "Dovete stare
attente a non dire il vostro vero cognome, perché le persone
cattive possono rintracciare e poi farci del male." Non è
stato neanche facile spiegare in parole semplici il motivo di queste
bugie, anche se dette in fin di bene. Adesso sono diventate più
grandi, capiscono meglio la situazione, e ci dicono: "Avete
fatto la cosa giusta, dovete lottare!" Però a volte noi,
proprio nei momenti più difficili ci chiediamo: "Ma abbiamo
veramente fatto la cosa giusta, però che cosa abbiamo fatto di male
per meritarci questo calvario, e perché fino ad adesso non abbiamo
avuto nessun aiuto dallo Stato, se in fin dei conti, per questo
Stato siamo solo dei numeri e non delle persone da ricordare per
quello che abbiamo fatto!"
A chi importa dei nostri problemi? Forse è troppo chiedere, un
lavoro nella Pubblica Amministrazione, dopo che (come si mostra
dalla Relazione sui Testimoni di Giustizia della commissione
antimafia), viene dichiarato, che abbiamo messo in gioco noi stessi,
la nostra vita e i nostri affetti, solo perché abbiamo testimoniato
la verità dei fatti. Rappresentanti indispensabili che hanno rotto
il muro dell'omertà". Nonostante sia tutelata da una legge, la
posizione di noi testimoni di giustizia è stata spesso
sottovalutata, confusa con quella dei pentiti, invece d'essere
considerati come una risorsa per lo Stato, da tutelare e sostenere.
Noi vogliamo essere aiutati da quello stato che avevamo aiutato, ed
essere inseriti nel mondo di un lavoro che meritiamo, solamente per
cercare di dare alle nostre figlie, non diciamo una vita normale,
perché purtroppo non possiamo dargliela, e non abbiamo nemmeno la
possibilità. Difatti ci sentiamo in colpa per aver tolto alle
nostre figlie la libertà, che hanno le altre ragazze della loro età.
Non potranno sentirsi libere di andare a trovare le cugine, gli zii,
e vedere il ricordo dei nonni, perché questa libertà gli è stata
tolta. Hanno dovuto rinunciare a tante altre cose, come è successo
alla più grande, quando aveva dei progetti, e poi non poteva
realizzarli, e infine aveva la delusione di dover giustificare alle
amiche il motivo per cui non poteva fare certe cose. Era una
difficoltà deprimente, giustificare e raccontare solo menzogne. Nei
giorni a seguire, mia figlia stava malissimo, piangeva e si
disperava. Costernazione, che aveva anche quando cambiava località.
Sua sorella, la più piccola ha sofferto anche lei i molti
cambiamenti, che le hanno segnato la salute. È stata per due volte
all'ospedale per anoressia nervosa, e poi ha avuto problemi a
integrarsi nelle scuole, come anche nella maggior parte delle
materie (e pensare che prima di sprofondare nella malattia, nei
primi anni della scuola elementare andava benissimo). Adesso sta
meglio, almeno così diciamo, però prende da molti anni
antidepressivi. Infatti, fino ad oggi, ci chiediamo: "Forse non
abbiamo pagato abbastanza, non solo perché abbiamo perso tutto
quello che avevamo costruito senza l'aiuto di nessuno, ma dovevamo
perdere anche la nostra speranza, salute e dignità!" Ci
sentiamo come delle persone emarginate, perché è così, noi non
risultiamo da nessuna parte! Siamo come delle persone invisibili.
Ammalati anche noi di depressione perenne.
Non possiamo lavorare, per motivi di sicurezza da più di dieci
anni, solo perché la ragione di questa nuova vita, ci voleva così!
Io Francesca ho quarantasei. Mentre io Antonino, ho quarantanove
anni e la sfortuna di avere il pollice e l'indice, della mano
destra, amputati, e parecchie cicatrici.
La preghiamo di aiutare tutti i testimoni di Giustizia a fare una
vita normale.
11/07/2008
- Testimoni di Giustizia: Telejato da la
notizia del vergognoso "attacco" alla credibilità di alcuni
testimoni. In particolare solidarietà a Pino Masciari.
Vi ricordiamo di guardare le precedenti news sui Testimoni di
Giustizia per accedere alla nota del Viminale e ai comunicati stampa.
11/07/2008
- Lotta alla Mafia: Il Procuratore Capo
di Palermo, Dott. Messineo denuncia l'inadeguatezza degli strumenti
nella lotta alla mafia. I risultati finora ottenuti rischiano di
essere vanificati. Guarda il video di Telejato.
Mentre i TG nazionali sono impegnati a raccontarci il numero di
incidenti stradali in Italia e soprattutto il gossip estivo nonché la
politica dei pettegolezzi senza porsi domande e senza offrire un
servizio pubblico adeguato (non crediamo di esagerare quando diciamo
che abbiamo la percezione di essere derubati quando ci impongono il
pagamento del canone RAI)... in Sicilia chi lotta la Mafia lancia un
grido di dolore per le scelte politiche nefaste. Mancano i fondi.
Ringraziamo Telejato, piccolissima televisione siciliana a cui
dovrebbe andare il nostro canone (http://www.telejato.it)
documenta e denuncia l'ipocrisia del governo nazionale. Lanciamo un
piccolo appello a tutta l'Italia: non ci facciamo prendere dalle
esigenze dell'orticello perché il piano di sicurezza che stanno
approvando è un bluff. Loro la lotta alla mafia la fanno con le
corone dei fiori ad ogni commemorazione.
10/07/2008
- Testimoni di giustizia: l'on.
Mantovano perde l'occasione di stare zitto
Prima pubblichiamo il comunicato stampa dell'on.
Mantovano... vi lasciamo leggere la professionalità delle sue
motivazioni e quindi i nostri commenti.
Comunicati stampa
2008
Ministero dell'Interno, 10.07.2008
Testimoni
di giustizia. Le precisazioni dell'On Mantovano
In relazione agli echi polemici sul
trattamento dei testimoni di giustizia presenti ancora oggi su alcuni
organi di informazione, ribadisco che le misure economiche tese al
loro mantenimento e al loro reinserimento sociale corrispondono a
parametri oggettivi e a criteri di adeguatezza derivanti da una legge
approvata all’unanimità dal Parlamento. L’uso di queste risorse
non è arbitrario ma tiene conto, come per ogni voce del bilancio
dello Stato, che si tratta del denaro dei contribuenti da impiegare e
non da dilapidare. Riguardo le misure di protezione tese a garantire
la sicurezza dei testimoni, queste non cessano finché le autorità di
sicurezza, e cioè le Procure della Repubblica competenti, non
valutano concluso il rischio, al di là della durata del programma di
protezione. Così è stato finora per decine e decine di testimoni di
giustizia, in virtù di percorsi di tutela e di assistenza, concordati
con piena soddisfazione degli interessati. Sulla vicenda che ha dato
origine alle polemiche, ribadisco che: a) Giuseppe Masciari è ancora
nel programma, non gli è stata revocata la protezione, e anzi dal mio
predecessore on. Marco Minniti essa gli è stata prorogata per un
biennio (eventualmente prorogabile, previa verifica del pericolo); b)
ha incassato 200.000 euro nel 2000, finalizzati all’apertura di uno
studio odontoiatrico, senza aver mai dato conto dell’utilizzo di
quella somma; c) non ha incassato altro, rispetto alla definizione
prospettatagli (lo ripeto: la più alta mai messa a disposizione di un
testimone di giustizia), poiché l’ha impugnata davanti al Tar in
quanto la ritiene insufficiente.
Commento:
on. Mantovano la relazione della commissione antimafia a nome
dell'On. Angela Napoli dice chiaramente quale è stata e qual'è la
qualità dell'ufficio da lei presieduto. Nel maggio di quest'anno l'On
Napoli, parlamentare sensibile e determinata, rinnova la richiesta di
trovare risposte a quanto scritto nella relazione della commissione
antimafia. Ricorderà certo quel comunicato scritto da un esponente
della sua coalizione? Ma siccome immaginiamo che lei soffra di
amnesie riportiamo il comunicato stampa:
ANGELA NAPOLI INTERROGA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MARONI
(22/05/2008) - Al ministro dell’interno – Per
sapere – Premesso che:
nella giornata del 20 maggio 2008 quattro testimoni di giustizia,
Carmelina, Salvatore, Rosa e Maria Castiglione, ad unico nucleo
familiare, originari di Strongoli (KR), hanno manifestato davanti la
sede del Ministero dell’Interno, perché si considerano
“abbandonati e penalizzati “ dallo Stato; negli ultimi mesi si è
ampliata la protesta da parte di altri testimoni di giustizia,
Giuseppe Masciari, Giuseppe Grasso, Francesca Franzè, Nello Ruello,
tutti testimoni in importanti processi contro uomini della
‘ndrangheta; le citate proteste impongono la rivisitazione delle
norme vigenti in materia nonché la soluzione delle problematiche che
investono e che sono denunziate dalla quasi totalità dei testimoni di
giustizia, che alla data del 30 aprile 2007, risultano soltanto 71; il
Primo Comitato della Commissione Parlamentare di inchiesta sul
fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare nella XV^
legislatura ha svolto un’attività d’inchiesta sui testimoni di
giustizia e si è fatto promotore di una relazione, approvata
all’unanimità, con la quale, dopo aver elencato le problematiche e
gli aspetti critici che sono stati rappresentati con maggiore
frequenza dai vari testimoni di giustizia auditi, ha proposto al
Parlamento una riforma del sistema; tra i principali punti di criticità
evidenziati sono apparsi prioritari, proprio quelli oggetto delle
varie proteste di questi ultimi mesi, ossia le difficoltà riscontrate
nel reinserimento nel contesto socio-lavorativo, l’inadeguatezza
delle misure di protezione, le difficoltà nell’accesso alle
agevolazioni bancarie, l’impossibilità di fare stabile affidamento
sull’ausilio di professionisti, di tecnici, ovvero di veri e propri
consulenti e, quindi, le condizioni di isolamento nelle quali vengono
a ritrovarsi pressoché tutti i testimoni di giustizia ed i loro
familiari: quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo,
intenda attuare per garantire tutti i testimoni di giustizia e
incentivare le testimonianze delle persone offese dai vari reati
commessi dalla criminalità organizzata; in particolare, di quali
elementi propositivi contenuti nella “Relazione sui Testimoni di
Giustizia”, approvata dalla Commissione Antimafia nella seduta del
19 febbraio 2008 e trasmessa al Parlamento, intende avvalersi affinché
vengano garantiti tutti i testimoni di giustizia.
Fine comunicato
Detto questo sarebbe opportuno che le sue parole venissero
supportate dalla documentazione e quindi lei dovrebbe spiegarci come
faceva una persona senza identità nel 2000 ad aprirsi uno studio
dentistico in un paese sconosciuto e senza nessun radicamento sul
territorio. Quei soldi servivono alla mera sopravvivenza della
famiglia stradicata dalla propria terra e parcheggiata in un paese
del nord il cui costo della vita non è certo quello del paesino
calabro. Ricordiamo la solitudine, la rabbia e la sofferenza della
famiglia masciari e di tutti i testimoni da noi conosciuti (tranne
uno che poi, come lei ben sa ha trovato risposte positive da parte
del suo ufficio - ne siamo felici). Noi sappiamo cosa significa
vivere in località segreta; conosciamo la sofferenza di alzarsi la
mattina, uscire da casa e fare finta di lavorare per non dare
nell'occhio. Sappiamo cosa significa mentire ai vicini, agli amici.
Sappiamo cosa significa non vedere i parenti e le persone care. Ma
non pretediamo di scuotere la sua "sensibilità" perché
noi la conosciamo bene. Lei, on. Mantovano, è quello della
"gestione dei testimoni". Per lei la famiglia Masciari è
sicura? Ha letto le relazioni delle istituzioni in cui dicono che il
Testimone Masciari è ad altissimo rischio? Secondo lei un rinnovo
di due anni significa garantire sicurezza? Tra due anni cosa avete
previsto che le cosche della 'ndrangheta vengano azzerate tutte
dalla magnifica attività di repressione dello Stato?
Facciamo un appello: chiediamo se c'è un solo parlamentare
disposto a chiedere le carte. Vogliamo che l'on. Mantovano ci dia i
dati di tutte le liquidazioni dalla sua gestione in avanti. TUTTE.
10/07/2008
- Diciassette anni sotto protezione per
aver deposto contro la mafia in un processo avviato da Paolo
Borsellino
Diciassette anni sotto protezione per aver deposto
contro la mafia in un processo avviato da Paolo Borsellino.
Una nuova identità e una vita che la burocrazia vede solo come un
"cancro" di Pietro Orsatti
Piera Aiello
testimonio
e non mi pento
Dopo 17 anni, Piera Aiello vive ancora sotto protezione. È una
testimone di giustizia, non una pentita di mafia. Una donna che, nel
1991, si rivolse spontaneamente alla magistratura per raccontare
quello di cui era a conoscenza, consentendo l'arresto di decine di
mafiosi e l'apertura di stralci di inchiesta sugli intrecci fra
mafia e politica nella zona di Partanna in Sicilia occidentale. A un
mese dall'anniversario della morte di Rita Atria, sua cognata e
anche lei testimone di giustizia morta suicida nel 1992 poco dopo la
strage di via D'Amelio, racconta la sua esperienza di
"protezione" offrendo un quadro di quale sia stato il
modello applicato in questi anni dallo Stato per tutelare e aiutare
chi ha scelto spontaneamente di testimoniare. Ha iniziato il suo
percorso di testimone di giustizia con Paolo Borsellino, in un
periodo in cui lo Stato non era probabilmente ancora pronto ad
affrontare la "gestione" di un cospicuo numero di
testimoni e molto era affidato alla gestione diretta di questo o
quell'altro magistrato o funzionario.
È cambiato qualcosa da quel periodo?
Sono entrata nel programma di protezione quando ancora c'era l'alto
commissario, un sistema che ho vissuto per poco tempo. Difficile
giudicare la sua gestione. Penso solo che si sono ritrovati con un
"problema" di testimoni e pentiti che non conoscevano e
soprattutto non facile da risolvere tanto è vero che dopo poco
hanno costituito il servizio centrale di protezione che, a mio
parere, non ha risolto assolutamente nulla. All'interno del servizio
hanno posto dei funzionari che hanno sostenuto esami di ammissione
come carabinieri, poliziotti, finanzieri, senza pensare al fatto che
forse occorrevano anche psicologi, psicopedagogisti, insomma
qualcuno che ci aiutasse a superare il trauma dell'esilio e della
perdita di identità. La mia sensazione è sempre stata che non
distinguevano tra collaboratori e testimoni. Eppure c'è una bella
differenza. Quando c'era "zio" Paolo - chiamavamo così,
affettuosamente, il giudice Borsellino - molte volte questi si
arrabbiava se qualcosa non andava nel rapporto fra noi e il
servizio; appena chiamava lui si mettevano sull'attenti, sistemava
tutto. Molti di loro ancora oggi ci chiamano collaboratori di
giustizia, nessuna distinzione.
Anche i media spesso alimentano l'equivoco fra
"collaboratore" e "testimone" di giustizia.
Secondo lei le autorità che si occupano delle questioni di
"protezione" sono in grado di fare la giusta differenza?
Come ho detto prima si fa confusione tra pentiti e testimoni, e i
media non sono da meno. In molte occasioni funzionari del servizio,
l'onorevole Mantovano, e molti altri, hanno sostenuto che il
testimone deve essere gestito. Gestito? Noi non siamo animali che
non riescono a badare a se stessi, ma vogliamo che ci tendano una
mano per accompagnarci a nuova vita. Evidentemente pensano che siamo
contagiosi e risulta più facile tenerci alla larga. Come appestati.
Penso altresì che con le persone giuste la cosa si possa risolvere,
ma gira e rigira ci sono sempre gli stessi funzionari. Sono
testimone da diciassette anni e francamente non ho visto ancora una
degna soluzione al problema.
Si è ritrovata a dover gestire da sola molti aspetti della sua vita
"sotto protezione", fra cui quelli del "non avere
identità", fiscale, sanitaria, eccetera. Cosa ha significato
per lei anche in termini psicologici e umani? E in termini
strettamente pratici, dalla salute alla normale amministrazione come
scuola, anagrafe, codice fiscale, proprietà, assicurazioni?
Vivere senza identità è una cosa che può portare alla follia.
Inventarsi il proprio nome e cognome per anni e dover spiegare a mia
figlia che non doveva rivelare il suo vero nome alle amichette non
era una cosa banale. Per quasi sette anni sono stata un fantasma,
non votavo, non avevo un medico, non sapevo a chi rivolgermi se mi
succedeva qualcosa. Non trovare nessuno quando hai bisogno è a dir
poco drammatico. Mi sono cercata un prestanome, poi sono riuscita a
mettermi in contatto con Nadia Furnari dell'associazione antimafia
"Rita Atria" che per tre anni mi ha prestato i documenti,
ad esempio il codice fiscale per farmi fare le ricevute. Siccome una
serie di beni erano intestati a Nadia abbiamo ritenuto opportuno
autodenunciarci al servizio centrale in quanto nessuno senza un
permesso specifico può venire in una località segreta a trovarmi.
Quando siamo andate al servizio centrale a ritirare i documenti
definitivi è successa una cosa incredibile, non volevo credere alle
mie orecchie. Avevano augurato buona fortuna a Nadia e non a me. Mia
figlia l'ho iscritta a scuola da sola, grazie ad un direttore padre
di famiglia, non mafioso, al quale ho spiegato la mia posizione e
che mia figlia aveva diritto allo studio. Il servizio centrale di
protezione si è accorto che esisteva mia figlia quando andava già
in terza elementare.
Nei suoi molti anni sotto protezione, ha visto cambiare governi,
funzionari e gestioni. Cosa è mutato e quanto "la
politica" secondo lei influenza un aspetto così delicato della
giustizia?
Ogni volta che si insediava un governo nuovo bisognava ricominciare
daccapo. Avevamo pratiche avviate con imminenti conclusioni. Poi lo
stop e bisognava iniziare tutto daccapo. Ho vissuto governi di
centrodestra e di centrosinistra ma vi posso garantire che nulla
cambia, tutto peggiora. Siamo stati definiti dei vecchi cancri. Non
occorre spiegare come ci si può sentire a essere definiti così. Vi
lascio immaginare il mio stato d'animo visto che credo di aver dato
la vita per la giustizia e per lo Stato italiano. Ho urlato che il
testimone è un essere umano, non è politica, ma come sempre non
vogliono ascoltarmi. Per questo chiedo di urlarlo con me, con noi:
non siamo politica! n
Mi associo condividendo parola per parola di questo comunicato.Laura
L'Insopportabile
Offesa
Ci sono eroi da non commemorare perché sono vivi e quindi nella
migliore delle nostre tradizioni non si sostengono coloro che
denunciano e rivendicano diritti.
BASTA! Diciamo e gridiamo BASTA!
Vi proponiamo il nostro documentato pensiero sullo sconcertante
comunicato del Viminale in risposta all'art. del Corriere della Sera
sulla questione Testimoni di Giustizia. Una volta il Viminale aveva
almeno la decenza di non ribattere ma evidentemente anche questo è un
segno dei tempi.
10/07/2008
- Testimoni di Giustizia: comunicato
stampa - l’insopportabile offesa del Viminale
La nota del Viminale in risposta all'articolo del “Corriere della
Sera” offende non solo i Testimoni oggetto delle
"precisazioni", ma tutti coloro che in questi anni hanno
assistito all'arroganza di un ufficio inossidabile nel cui vocabolario
trovano spazio espressioni come "gestire il testimone". I
Testimoni (non tutti certo, le simpatie sono da sempre valutazione
politica per risolvere i problemi) in questi anni sono stati ostaggio di
quello Stato che ha permesso che una ragazza di 17 anni dal nome Rita
Atria si suicidasse; che non ha regalato neanche una morte dignitosa a
Matteo Blandina ormai condannato a morte dalla sua malattia, prima
ancora che dalla mafia. Il primo dossier sui testimoni di giustizia lo
abbiamo scritto nel 1997. Fu consegnato in maniera responsabile
all'allora sottosegretario Sinisi. In quel dossier tante denunce
sulle violazioni dei diritti umani da parte del Servizio Centrale di
Protezione. Dopo quel dossier si sono susseguiti appelli al Presidente
della Repubblica, articoli-denuncia, trasmissioni televisive, ma niente,
perché tanto gli italiani non percepiscono il problema come qualcosa
che riguarda l'interesse della società civile. La nota del Viminale
rispecchia proprio la sensibilità con la quale in questi anni l'Ufficio
Centrale di Protezione ha trattato i testimoni. Se si ritiene opportuno
sciorinare dati in maniera semplicistica omettendo il contesto delle
cose e soprattutto dimenticando molti cavilli e postille allora
chiediamo a qualche parlamentare di pretendere il resoconto di tutte le
spese di quell'ufficio e di tutti i trattamenti (compreso lo stipendio
dei funzionari). Vogliamo sapere, Sig. Ministro Maroni. Vogliamo sapere
come vengono trattati i nostri eroi Vivi. Noi lo sappiamo come vengono
trattati, perché in questi anni per molti di loro siamo stati l'ancora
di salvezza, siamo stati la loro identità (perché non provate a
smentire le denunce di Piera Aiello su “Left-Avvenimenti” della
scorsa settimana), siamo stati i loro medici, i proprietari dei loro
beni. Ci chiediamo come mai dopo la relazione brillante e puntuale
dell'On. Angela Napoli in commissione antimafia il governo che lei
rappresenta abbia sentito il bisogno di riconfermare la delega al
Servizio Centrale proprio all'On. Mantovano. Quella relazione fatta da
un esponente della sua coalizione denunciava disfunzioni indegne per un
paese che si definisce civile. Scrivere quel comunicato stampa inserendo
quelle cifre così "grandi" forse voleva essere una mossa ad
effetto verso l'opinione pubblica in questo momento affamata dalle
scelte di tutti i governi che si sono susseguiti. Quelle cifre non
sono "grandi" ma sono offensive per una vita umana, perché
quei testimoni cercano protezione e sicurezza per i propri figli mentre
gli si lesinano invece le scorte. La nota del Viminale non offende solo
i Testimoni, ma deve offendere tutti i cittadini che credono che la
lotta alla mafia sia ben altra cosa dalle teorie ministeriali. Ed infine
dovreste impallidere davanti alla risposta civile, pacata, puntuale e
documentata di Pino Masciari.
Associazione Antimafia "Rita Atria"
Sottoscrive anche a livello personale Piera Aiello, Testimone di
giustizia
10/07/2008
- Alcamo: da un blog e dalla volontà di
alcuni giovani nasce l'incontro con Piera Aiello
Il 26 luglio, data della morte di Rita Atria, si sta avvicinando e
anche quest'anno la ricorderemo cercando di non commemorare ma di
costruire nel ricordo. Le nostre attività si svolgeranno tutte il
26 luglio ma vogliamo segnalarvi tra le varie iniziative quella di
Alcamo organizzata da Debora e dai suoi amici. Incontreranno Piera
Aiello perché sentono il bisogno di capire e di nutrirsi di quelle
storie che segnano un solco tra la gratuità delle parole e la forza del
vissuto. Vi invitiamo ad andare sul blog
10/07/2008
- Testimoni di Giustizia: Comunicato
stampa di Davide Mattiello - ACMOS Libera Piemonte
Pubblichiamo il comunicato stampa di Davide
Mattiello di Acmos Libera Piemonete che ovviamente condividiamo. Nel
pomeriggio dirameremo il nostro comunicato per sottolineare al
Viminale che siamo stanchi della loro arroganza. Non saranno
parole ma fatti. A Pino Masciari, ad Ulisse, a Piera e a quelle tante
ombre che non conosciamo diciamo di non demordere e di raccogliere
tutte le forze per opporsi all'ennesimo insulto all'impegno civile.
Comunicato Stampa: Acmos Libera Piemonte
Professionisti dell'antimafia
Eppure ce lo siamo ripetuti mille volte: la prima mossa
è sempre delegittimare chi disturba.
I poteri forti questo hanno dalla loro: controllano l'informazione,
con ciò condizionano la coscienza collettiva, con ciò spazzano via
persone e storie senza nemmeno sudare.
Per chi conosce il percorso della famiglia Masciari, le parole scritte
nella nota del Viminale in risposta all'articolo pubblicato dal
Corriere della Sera, sono tristi e pericolose.
Nel merito ha già risposto tempestivamente e puntualmente la famiglia
Masciari stessa e quella risposta noi sottoscriviamo.
La famiglia Noviello, se non l'ha già fatto, farà altrettanto.
La denuncia che la famiglia Masciari porta avanti è relativa alle
drammatiche disfunzioni del "Programma Speciale di
Protezione", in piena coerenza con l'ultima relazione della
Commissione Parlamentare Antimafia.
La famiglia rivendica una diversa e più rispettosa forma di tutela.
E' sulla sicurezza che non c'è stato e non ci potrà essere baratto e
compromesso.
Questa battaglia è battaglia di tutti coloro che in Italia scelgono
la strada della denuncia e della testimonianza. Queste persone sono
poche e saranno sempre meno, ma non perchè Pino Masciari denuncia 11
anni di disfunzioni e attese deluse. Saranno sempre meno fino a che
vedranno uno Stato che non riformando i sistemi di protezione e
reinserimento sociale per i Testimoni, tagliando i fondi destinati
alle Forze dell'Ordine, tagliando i fondi destinati al funzionamento
della Giustizia, sospendendo i processi, mortificando la stampa,
disarmando le inchieste, lancia un messaggio chiaro: "Italiani,
statevene zitti e fatevi i cazzi vostri. Che l'Italia è una
repubblica fondata sulla furbizia e la sovranità appartiene a chi se
la sa prendere ".