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                                                                      Un'emergenza creata.

 

                                            

                                                                          

     Lo Stato in svendita

   a) Privatizzazioni selvagge    
(...il decreto salvadeficit del 2002)

Da:http://www.senato.it/dsulivo/dossier/patrimonio%20spa.pdf

 

 

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SENATO DELLA REPUBBLICA

GRUPPO DEMOCRATICI DI SINISTRA – L'ULIVO

Ufficio Stampa e Comunicazione

www.senato.it/dsulivo/

PATRIMONIO SPA E SALVADEFICIT:

LA GRANDE TRUFFA

DI TREMONTI E BERLUSCONI

Con la scusa di voler far quadrare i conti è stato costruito un enorme generatore di debito.

A rischio non solo tutti gli sforzi fatti dagli italiani

per ripianare il debito,

ma anche i beni ambientali e artistici.

Che potranno essere venduti a privati. Motivo?

Servono soldi per finanziare le immantenibili

promesse elettorali di Berlusconi.

SVELATI TUTTI I TRUCCHI DEL "PRESTIGIATORE TREMONTI"

PATRIMONIO SPA: UNA TRUFFA PER IL PAESE

MA QUALE DECRETO SALVADEFICIT!

SI COSTRUISCE SOLO UN ENORME GENERATORE DI DEBITO PUBBLICO E SI VENDONO I BENI DEGLI ITALIANI

Comunemente chiamato decreto salvadeficit, il provvedimento ha in realtà un titolo che di certo non si risparmia: "Disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture". Praticamente, di tutto di più. Il governo vuole intervenire con un unico decreto sul prezzo dei farmaci, sulla struttura del bilancio dello Stato, sulla cessione dei beni dello Stato, sulla durata dei brevetti dei farmaci, sul regime fiscale delle cooperative, sulla ricapitalizzazione dell'Alitalia e molto altro ancora. Un azzardato patch-work che vorrebbe mettere delle toppe qua e là, e che invece crea i presupposti per enormi falle finanziarie.

Un'operazione che nei fatti è una manovra mascherata e che, non solo non produce i risparmi che inizialmente prometteva (dopo l'approvazione della Camera sono scomparsi i 1800 milioni di euro annui di risparmio sulla spesa sanitaria) ma apre anche una pericolosa porta alla manipolazione del bilancio dello Stato creando un gigantesco generatore di debito pubblico.

Il ministro Tremonti mette, infatti, in atto uno spregiudicato "gioco delle tre carte" che, attraverso la creazione di due nuove società (la Patrimonio spa e Infrastrutture spa), mette contemporaneamente a rischio la correttezza dei conti pubblici e l'integrità del patrimonio di tutti gli italiani costituito dai beni culturali, storici e ambientali che passeranno nelle mani dei privati.

Un banale trucco per nascondere i debiti sotto il tappeto, per sottrarsi al patto di stabilità, riaprendo la catena di un interventismo pubblico incontrollato, esposto a tutte le tentazioni clientelari e al peggior affarismo degli anni Settanta e Ottanta : tutti i beni degli Italiani compresi quelli culturali, storico-artistici e paesaggistici, cosi', potrebbero finire nelle mani della speculazione privata.

COME FUNZIONA IL TRUCCO DEL PRESTIGIATORE TREMONTI

Tra i tanti interventi previsti dal decreto, il "nocciolo duro" del "prestigiatore Tremonti" si basa sulla costituzione delle società Patrimonio spa e Infrastrutture spa. A cosa servono? Presto detto. Alla Patrimonio spa può essere assegnato tutto il patrimonio pubblico italiano. Tutto, veramente tutto. Dai carri armati dell'esercito alle spiagge, passando per le partecipazioni azionarie dello Stato, i monumenti, i beni ambientali, storici e culturali. La società ha il fine della "valorizzazione, gestione e alienazione" di questo immenso capitale. Cioè, può affittare, impegnare i beni tramite "cartolarizzazione" o venderli.

Ma il piano di Tremonti prevede di più. Patrimonio spa può passare a Infrastrutture spa parte o l'intero patrimonio ricevuto in custodia dallo Stato. A quale scopo? In modo che Infrastrutture spa, a sua volta, possa "impegnarsi" il patrimonio per finanziare la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche, ma anche investimenti in altre e ulteriori società aperte ai privati. In poche parole, per finanziare il

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faraonico piano delle Grandi Opere di Lunardi
. O qualsiasi altro investimento a sostegno dello sviluppo economico (sul tipo, per esempio, delle vecchie e non compiante Gepi e Cassa del Mezzogiorno). Alla fine di questo gigantesco giro di "cambiali", può quindi succedere che gran parte dei beni pubblici sia finito nelle casse delle società miste create da Infrastrutture spa, dove i privati possono essere in maggioranza. E se le cose non andassero per il verso giusto, ai privati, se non avranno ottenuto il ritorno economico previsto, sara' concesso rifarsi sui beni dati in garanzia dallo Stato.

IL VERO OBIETTIVO DEL "GIOCO DELLE TRE CARTE"

Ma perché Tremonti vuole mettere a repentaglio i beni che appartengono ai cittadini italiani? I motivi sono due.

Il primo è puramente elettorale. E' l'unico modo per trovare le risorse per mantenere la marea di promesse mancate fatte da Berlusconi prima delle elezioni. Era evidente che le risorse necessarie per cementificare l'Italia e abbassare oltre ogni immaginazione le tasse non c'erano. La trovata geniale sta quindi nel far pagare agli italiani le "sparate" del Cavaliere svendendo o ipotecando i beni degli italiani.

Il secondo motivo è di carattere finanziario. Da quando la Destra è al governo i conti pubblici sono peggiorati, le previsioni economico-finanziarie del governo si sono rivelate sbagliate e l'Italia rischia seriamente di non poter rispettare il patto di stabilità europeo. Con questa operazione Tremonti vuole nascondere sotto il tappeto parte del debito. I conti delle due nuove società non rientrerebbero infatti direttamente nel bilancio dello Stato che risulterebbe, così, "risanato". Il debito viene, in sostanza, spostato altrove, lì dove non è immediatamente conteggiabile. In maniera da farlo crescere senza controlli e scaricarlo successivamente sui conti pubblici.

Un'operazione che presuppone la possibilità di spendere e spandere, di finanziare vecchi e nuovi clientelismi. In barba agli sforzi fatti e dei risultati ottenuti negli scorsi dai governi dell'Ulivo e dagli italiani per migliorare i conti pubblici.

 

I NO DELLA CORTE DEI CONTI, DI BANKITALIA,

FMI E CONFINDUSTRIA

Il "giochetto" è talmente plateale che non è certo passato inosservato. L'opposizione e i Democratici di Sinistra in Parlamento hanno combattuto una durissima battaglia, denunciando tutti i gravi pericoli contenuti nel decreto che presenta, tra l'altro, molti rilievi di costituzionalità. Denunce che non sono rimaste isolate. Analoghi rilievi sono, infatti, venuti da importanti istituzioni e organismi nazionali e internazionali.

Lalla Corte dei Conti ha segnalato fortemente il suo allarme, così come i servizi Bilancio di Camera e Senato. Con l'introduzione di questi nuovi meccanismi, infatti, controllare l'andamento dei conti pubblici, sia da parte della Corte che del Parlamento, diventa particolarmente difficile. Salta tutto il delicato meccanismo di verifica e riscontro della spesa: la Corte verrebbe sostanzialmente "bendata" e solo il ministro del Tesoro manovrerebbe le finanze pubbliche, non consentendo di conoscere lo stato reale dei conti pubblici.

Duro anche il giudizio del Fondo Monetario Internazionale sullo stato della finanza pubblica, del relativo debito e sulle previsioni di crescita del Pil. Il Fmi ha suggerito al

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governo italiano di ravvedersi perche' altrimenti i giudizi sulla situazione dei conti italiani potrebbero cambiare radicalmente.

Tutto questo avviene mentre la politica finanziaria del ministro Tremonti e del governo Berlusconi è sempre più sotto tiro. Anche il governatore della Banca d'Italia, Fazio - che pure nel passato non ha fatto mancare il suo appoggio dichiarato al governo di centrodestra –ha sottolineato nella sua relazione del 31 maggio la mancata tenuta dei conti pubblici e la non credibilità del miracolo economico promesso da Tremonti.

Critiche anche dall'assemblea annuale di Confindustria, che politicamente è sempre stata al fianco del governo Berlusconi.

Ed ora si attende il giudizio dell'Europa che ha già mostrato la sua insofferenza per le "furbate" di Tremonti.

LA BATTAGLIA DEI PARLAMENTARI DELL'ULIVO:

CONTRO I DANNI ALL'ERARIO IPOTECHIAMO

IL PATRIMONIO DI TREMONTI E BERLUSCONI

E il governo cosa ha fatto? Come ha risposto alle critiche? Con la mossa delle tre scimmiette. Ha fatto finta di non vedere, di non ascoltare e, soprattutto, ha evitato di rispondere in Parlamento con argomentazioni credibili ai tanti rilievi. Ed ha proceduto a testa bassa. Senza accogliere i pur molti e autorevoli suggerimenti, che sono venuti anche dalla sua maggioranza. Contro questo decreto hanno combattuto una dura battaglia parlamentare tutti i deputati e i senatori dell'Ulivo e delle altre forze di opposizione e le associazioni ambientaliste, che hanno chiesto l'intervento del Presidente della Repubblica Ciampi.

Alla fine della dura battaglia parlamentare, contro tanta arroganza e per difendere il patrimonio degli italiani i Democratici di Sinistra hanno provocatoriamente proposto al Senato che, contemporaneamente all'approvazione del decreto, venisse istituita un'ipoteca sul patrimonio personale del ministro Tremonti e su quello, più consistente, del Presidente del Consiglio, a garanzia dei danni che deriveranno all'Erario e che andranno, inevitabilmente, a ricadere sulle tasche di tutti gli italiani.

Tutte queste norme scandalose hanno un aggravante in più: sono già in vigore. Alla faccia del Parlamento, dei Comuni, delle Province e delle Regioni, il governo, infatti, le ha introdotte in un decreto-legge, che è entrato subito in vigore, e che la maggioranza ha voluto convertire in tutta fretta.

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IN SVENDITA IL COLOSSEO, GLI UFFIZI…

Come abbiamo visto il "salvadeficit" prevede la creazione della società "Patrimonio spa", che potrà acquisire i beni culturali, storici, artistici e demaniali per "valorizzarli", ovvero venderli o offrirli in garanzia per le operazioni della collegata "Infrastrutture Spa".

Nessun vincolo è previsto, nemmeno per evitare che i "gioielli di famiglia", cioè i principali monumenti, o i musei più importanti siano svenduti.

L'unica clausola prevista è un'intesa con il ministero dei Beni culturali in caso di trasferimento alla Patrimonio Spa di beni di "particolare valore artistico e storico".

L'operazione sarà dunque tutta in famiglia, e a decidere sarà in sostanza il ministro per l'economia Giulio Tremonti, principale fautore del provvedimento e vero ministro dei Beni culturali e dei Lavori Pubblici.

Niente vieterà al governo, dunque, di mettere in vendita, o prestare in garanzia alle banche, il Colosseo o gli Uffizi.

In tutta questa operazione sono stati ridotti al silenzio anche gli enti locali, che sulle acquisizioni della "Patrimonio" non avranno alcuna voce in capitolo.

… E ANCHE LE SPIAGGE DI CAPRI E DI RIMINI

Nel pacchetto di beni che possono rientrare nel portafoglio della Patrimonio rientrano anche i beni ambientali, e in particolare i beni demaniali, ovvero i beni che fin dai tempi degli antichi romani sono considerati beni della collettività, cioè di tutti gli italiani.

L'elenco preciso è ben definito dal codice civile. Si tratta dei lidi, delle spiagge, delle rade, dei porti, dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche.

Sarà dunque possibile vendere le spiagge di Capri e di Rimini, la costiera amalfitana, le rive del Tevere, le sponde del Lago Maggiore, la Laguna di Venezia, Porto Cervo. Solo il fatto che queste fette di territorio rientrano nel demanio pubblico ha da sempre escluso che potessero finire sul mercato, e quindi comprate dal miglior offerente. Cancellato il demanio, potranno cadere nelle mani di chi ha soldi per investire e comprare Nisida, le Cinque Terre o un pezzo di lago di Como.

La Destra ha dunque messo a rischio anche il diritto degli italiani di godere le spiagge più belle delle loro coste. La privatizzazione di una spiaggia o di una riva, infatti, può prevedere che i proprietari la rendano inaccessibile alle famiglie italiane.

IL SACCO TOTALE DELL'ITALIA, CON DOPPIO BLUFF

In evidente difficoltà di fronte all'enormità della svendita di tutti i gioielli di famiglia degli italiani, il senatore di Forza Italia Carlo Vizzini ha proposto un emendamento che metteva dei paletti, escludendo dalla cinica operazione almeno i monumenti nazionali, i siti archeologici, le aree protette e prevedendo che l'elenco dei beni acquisiti dalla Patrimonio fosse almeno approvato dai comuni, dalle province e dalle Regioni. L'emendamento era stato messo a punto anche con il contributo delle associazioni ambientaliste. Ma la maggioranza nell'aula di Palazzo Madama ha trasformato l'emendamento in un ordine del giorno, che non vincola l'Esecutivo, non tutela le spiagge, e taglia fuori enti locali e Regioni dalle decisioni.

Insomma un vero e proprio bluff, una foglia di fico sulle vere intenzioni del governo Berlusconi: vendere monumenti, musei, coste, spiagge e parchi per

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fare cassa, tentare di quadrare il bilancio traballante dello Stato e realizzare le opere pubbliche necessarie – e anche quelle non necessarie.

IL CENTRODESTRA NON VUOLE BENE ALL' ITALIA

Questa Destra premia chi inquina, fa regali agli abusivi, cancella tutte le leggi ambientali, taglia i fondi ai parchi, abolisce la Protezione civile.

Già con la Finanziaria per il 2002 la maggioranza e il governo Berlusconi avevano tentato di far passare alla chetichella la svendita di tutte le spiagge italiane. Il tentativo è stato sventato dalle forze dell'Ulivo del Senato, che hanno scoperto, denunciato, e portato alla cancellazione del provvedimento.

Ma è chiaro che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

E' già legge dello Stato, quella sul sommerso, che prevede un colossale condono ambientale finalizzato a premiare le imprese che hanno lavorato in nero e contemporaneamente hanno inquinato aria, acqua e suolo ai danni della salute degli italiani. La stessa legge prevede l'estinzione di tutti i reati ambientali, così chi inquina sarà tutelato anche in futuro.

La legge Lunardi ha spazzato i diritti dei comuni e delle Regioni di decidere dove, come e quando realizzare un'opera pubblica, ha abolito la Valutazione d'Impatto Ambientale, e ha riaperto la strada a mafia e camorra negli appalti pubblici.

Nel frattempo e' in corso di approvazione una normativa che cancella tutte le leggi ambientali, da quella sui parchi a quella contro l'elettrosmog, e al Senato c'è un disegno di legge della Destra per dare in mano a ricchi privati diecimila ettari di Laguna Veneta: questo è il Dna della Destra, che sta sferrando un attacco ai parchi nazionali, alla Protezione civile, alle agenzie preposte ai controlli dei livelli di inquinamento per avere mano libera e distruggere e svendere tutto il patrimonio ambientale, artistico e storico di cui il nostro Paese vive.


 

 

                                        b)Il tesoretto che scompare

21/5/2007 (8:57) - POLITICA ECONOMICA

Come si è arrivati al tesoretto
Fonte: La Stampa 21/05/2007
 


                                            

                                                   C)....dove sono finiti questi 98 miliardi di euro?

 

                                        

Penso che sia importante scrivere  personalmente  o firmare

Da:
http://firmiamo.it/98miliardidieuroevasi

Statuto della petizione

A: Il Presidente della Repubblica

A: Al Governo italiano
Al Sig. Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi

Al Ministro Economia e Finanze
Giulio TREMONTI
Viceministri: Mario Baldassarri, Giuseppe Vegas
Sottosegretari: Maria Teresa Armosino, Manlio Contento, Daniele Molgora, Michele Vietti


Al Presidente della Camera dei Deputati
Gianfranco Fini


Al Presidente del Senato
Renato Schifani


I sottoscritti, cittadini italiani,
premesso che le Concessionarie di slot machine devono allo Stato 98 miliardi di euro,
VOGLIONO SAPERE
che fine hanno fatto questi soldi.

 


 

                                                                d)La sicurezza che scompare

Riporto qui l'articolo di ieri ,un esempio di quanto l'informazione  normalmente diffusa sugli obiettivi di Governo sia deviata,vengono tagliati 538,5 milioni di sovvenzionamento alle forze dell'ordine a Roma l'organico viene praticamente tagliato di più di 911 elementi e la sorveglianza sui litorali verrà dimezzata come risulta dal link citato in ultimo.
Si punta il dito sulla microcriminalità ma non c'è rendiconto su cifre enormi scomparse.
In compenso si ha una sostituzione di forze lecitamente adibite alla tutela pubblica con altre che con la pubblica sicurezza ordinariamente non dovrebbero avere a che fare.

Sicurezza, 6mila agenti in meno

L'allarme del Silp, il sindacato di Polizia, sui tagli preannunciati dal Governo: "Più difficile contrastare la criminalità diffusa e la mafia"

L'approfondimento 

I paradossi del pacchetto sicurezza

Il governo sta varando una grande quantità di norme. Ma alcune in contrasto fra loro

Ultima ora 

La sicurezza tra le priorità del nuovo Governo? I fatti sembrerebbero dimostrare il contrario. Nella manovra di bilancio approvata il mese scorso, alla voce “ordine pubblico e sicurezza”, è stato previsto un taglio della spesa di 538,5 milioni di euro. In concreto: riduzione netta degli organici, meno soldi per carburanti e manutenzione delle auto di servizio, stretta sugli straordinari per polizia e forze armate. Il Silp, sindacato di Polizia della Cgil, lancia l’allarme: la riduzione del turn over del 10% porterà a un calo del personale di 1.611 unità nette già dal prossimo anno.
Oggi per rendere città e periferie più sicure servirebbero 9mila agenti in più. Entro il 2012 l’organico attuale non solo non aumenterà, ma sarà ridotto di altri 6.689 elementi.

Solo poche ore fa il premier, sfibrato dalle polemiche per la norma “blocca-processi”, aveva precisato che “il governo ha scelto di mettere la sicurezza e l’ordine pubblico fra le priorità della propria azione”.
Il Silp però è di tutt’altro parere. Il ridimensionamento contemplato dal decreto estivo che anticipa la Finanziaria 2009, non solo non porterà giovamento ai cittadini, ma li renderà ancora più insicuri perché viene ridotta la stessa operatività delle forze dell’ordine: il sindacato calcola ad esempio che delle 13 volanti che per ogni turno di 6 ore sorvegliano le strade di Roma, ben 3 potrebbero essere cancellate. A Palermo si teme che le volanti passino da 9 a 7.

Ma tutta la struttura operativa risentirà dell’annunciato ridimensionamento. A Roma e provincia ci sono 47 Commissariati, per un totale di 3.645 addetti. La manovra taglierà 911 uomini, in pratica l'organico medio di dodici Commissariati. Quanto mancano i soldi, le scelte sono limitate: o si chiude o si riduce drasticamente il personale.

“Con questo manovra – ha spiegato a Repubblica il segretario del Silp, Claudio Giardullo - si riduce sensibilmente la capacità del sistema di sicurezza di fronteggiare la minaccia che viene dalla criminalità diffusa e soprattutto da quella mafiosa. Da un punto di vista strategico si realizza un progressivo smantellamento della sicurezza pubblica a vantaggio di una doppia contrastante tendenza, cioè da una parte l'impiego dei militari nel territorio e dall'altra il trasferimento agli enti locali di nuovi poteri in materia di sicurezza”.



Che scopo può avere  un'azione di questo tipo? 
1) privatizzazioni selvagge
2)extragettiti spariscono,
3)tasse dei monopoli statali non vengono riscosse secondo un criterio di non uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge
4)riduzione delle forze dell'ordine come numero e finanziamenti,
4)sostituzione con forze armate e sicurezza privata, proprio in un momento in cui si dice la sicurezza è prioritaria e al contrario  si tentano di fermare  i processi con emendamenti(o comunque di garantire impunità almeno alle alte cariche) 
5)dopo due elezioni che hanno portato alla luce intrighi gravissimi (non indagati) e condotto  prima all'instabilità di un governo con  maggioranza risicata , poi a un governo con maggioranza schiacciante 
6)in concomitanza con una crisi economica che alcuni ritengono prodotta artificialmente e  pone,insieme alle condizioni precedenti,le basi per il sorgere di manifestazioni e proteste.


Credo che se non si volesse arrivare a un punto di rottura si sarebbe agito con  maggiore senso della giustizia e se non ci si fa scrupolo di violare i principi più elementari è perchè si ricerca una situazione di caos.
Come ho detto in precedenza, l'Italia segue come un cagnolino gli USA  dove attualmente  la situazione della democrazia  è delle peggiori*;quando le forze dell'ordine non possono sopperire perchè insufficienti si ricorre necessariamente all'esercito e,se questo non è sufficiente,alle forze extranazionali,già in Italia ampliamente presenti e adibite senza informazione popolare al pattugliamento dei cieli per sperimentazioni o mappature ufficialmente non riconosciute.

 

*pagine precedenti e anche:
 http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3195

un passo:

....Nel 2006, è stato fatto passare il Military Commissions Act [atto sulle commissioni militari n.d.t.] che, oltre a legalizzare la tortura, permetteva al presidente e ai tribunali militari di dichiarare chiunque ‘ nemico combattente’ privo dei basilari diritti civili quali l’ habeas corpus [il diritto ad appellarsi presso un tribunale contro una detenzione ritenuta ingiustificata n.d.t.].

Piani per enormi centri di detenzione vengono già preparati. Il Pacific News Service ha riferito che all'inizio del 2006, la Kellogg Brown and Root (KBR) ha ricevuto un contratto di $ 385 milioni dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale per costruire stabilimenti di detenzione da usare “ in caso di un forte flusso di emergenza di immigrati negli Usa o per appoggiare il rapido sviluppo di nuovi programmi”.

 

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