vedi pag.103
Da :La
storia la scrivono i vincitori delle elezioni
Orwell:"1984
« Se i fatti
invece dicono il contrario,
allora bisogna alterare i fatti.
Così la storia si riscrive di continuo.
Questa quotidiana falsificazione del passato,
intrapresa e condotta dal Ministero della Verità,
è necessaria alla stabilità del regime. [...]
La mutabilità del passato è il dogma centrale. »

Luogo,data
All' attenzione del
PROCURA della
REPUBBLICA di
sottoscrivo l'esposto presentato da Mario Ciancarella e
dall'Associazione Antimafia Rita Atria qui allegato in merito
alle responsabilità identificabili nelle affermazioni del Ministro Ignazio La
Russa riferibili alla cerimonia di commemorazione dell'8 settembre (
Difesa di Roma).
Non aggiungo altro alle motivazioni e alle richieste da essi proposte tranne
mettere in evidenza ulteriormente la natura della Nembo che militò aggregata
alle truppe germaniche macchiandosi quindi nei riguardi dello Stato di
tradimento e combattendo contro cittadini italiani.
Per quanto in una guerra
tutti i caduti debbano essere rispettati bisogna non accomunare e confrontare
coloro che si confusero con le truppe nemiche,condividendone le azioni,con
chi volontariamente e coraggiosamente decise di difendere il Paese come la Divisione
Acqui (Cefalonia) , orrendamente decimata per aver resistito.A loro e a tutti gli altri il
mio rispetto e la mia riconoscenza che spero venga ufficialmente condivisa
anche da chi esercita la Giustizia a nome del popolo italiano.
Con osservanza
Firma
Allegato-esposto presentato da Mario Ciancarella e Associazione Rita Atria
Recapito:
Lucca, data
dell’inoltro
Alla Attenzione de
PROCURA della
REPUBBLICA di
Cittadino
M I L A Z Z O
Oggetto: Esposto di circostanze per la valutazione dell’Ufficio sulla eventuale rilevanza penale dei comportamenti segnalati.
Lo scrivente Mario Ciancarella,
Cittadino Italiano, nato a Pescara il 18-3-1951 e residente a
……………………………. – presso la quale elegge domicilio per la
specifica circostanza di questo esposto -, in nome proprio ed anche per conto
della Associazione Antimafie “Rita Atria”, con sede in
……………., per la quale sottoscrivo come uno dei soci responsabili
§
L’onorevole Ignazio La Russa
intervenendo, nella sua qualita’ di Ministro per la Difesa della Repubblica
Italiana, alle celebrazioni per la memoria della difesa di Roma (8 Settembre
1943), nell’ambito delle azioni della Resistenza e della Lotta di Liberazione
dal Nazifascismo, e dunque nelle vesti di garante dell’onore e della
lealta’ delle Forze Armate e di quelle della Liberazione (che nessuno ha
diritto di vilipendere come esplicitamente recita l’art. 81 del C.P.M.P.) ha
testualmente affermato:
§
La
Costituzione italiana si fonda sullo spirito antifascista - che la
ispiro’ e che guido’ la Resistenza - e sul suo dettato - che vieta la
ricostituzione del disciolto Partito Fascista - e dunque nega ogni forma
di apologia di tale espressione politica, principio che e’ stato infatti reso
successivamente attuativo dal testo predisposto ed approvato con L. 20
Giugno 1952 nr. 645 “Norme di attuazione della XII disposizione
transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” che all’art. 4
esplicitamente recita:
“4.
Apologia del fascismo.
Chiunque
fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un
gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate
nell'articolo 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la
multa da lire 400.000 a lire 1.000.000.
Alla
stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta
esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità
antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della
reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.”
§
L’onorevole La Russa, in quanto
Ministro di questa Repubblica Italiana, ha giurato fedelta’ alla sola
Costituzione che ne definisce la forma e ne fissa i valori ed i principi
fondamentali sui quali impegna comunque ogni Cittadino e non i suoi soli
rappresentanti Istituzionali,
Tutto
cio’ premesso gli scriventi
Che l’Ufficio adito valuti se esistano nei comportamenti e nelle frasi dell’On. Ignazio La Russa, gli estremi per la incolpazione per
2.
Alto Tradimento
3.
Vilipendio delle Forze Armate e di Liberazione
e ogni altro reato che l’Ufficio riterra’ eventualmente di individuare nei suoi comportamenti e nella specifica e pubblica esternazione.
Si
consenta di segnalare comunque all’Ufficio in indirizzo la profonda
indignazione, personale ed associativa, per le espressioni del Ministro La Russa
che non hanno inteso accomunare nella pubblica pieta’ quanti siano
eventualmente caduti su fronti contrapposti, quanto esaltare chi abbia ritenuto
di operare (“combatterono”
dice infatti il Ministro e non “caddero”) la stessa scelta di
militanza nelle formazioni della RSI ed additare, non la loro eventuale morte,
ma il loro comportamento e le motivazioni della loro scelta, al rispetto dei
Cittadini Italiani, arrivando ad accusare di mancanza di obiettivita’ quanti
dissentissero da tali affermazioni.
E’
importante ricordare che, stante il doveroso senso dello Stato e dei Suoi
fondamentali principi di prevalenza e legittimita’ funzionale ed
istituzionale, la RSI fu una forma di illegittima usurpazione del potere
statuale fin dal suo insorgere per volonta’ esplicita del Furher nazista Adolf
Hitler.
Infatti
la sola Autorita’ che al tempo avesse il potere di affidare o revocare
responsabilita’ di Governo era la Persona del Sovrano, e la fiducia fu
revocata al Primo Ministro Benito Mussolini solo in virtu’ dell’ordine del
giorno di sfiducia deliberato dallo stesso Gran Consiglio del Fascismo. Dunque
in piena e totale legittimita’.
Ferme
restando le gravissime ed imperdonabili responsabilita’ successive dei
responsabili governativi per aver abbandonato, subito dopo l’armistizio con le
forze alleate, l’Esercito e la Popolazione, lasciandoli privi di qualsiasi
direttiva e garanzia in balia dei combattenti tedeschi - ai quali si era
consentito, dal 25 Luglio all’8 Settembre, di occupare l’intero territorio
nazionale -, non sembra agli esponenti affatto sostenibile che a quanti scelsero
di schierarsi con una entita’ politica costituitasi extralegem contro lo Stato
legittimo italiano e per volonta’ straniere, e solo dopo l’8 Settembre 1943,
possa essere riconosciuta la stessa dignita’ di coloro che, permanendo nelle
truppe regolari dello Stato Italiano ovvero scegliendo di combattere nelle fila
delle Formazioni Partigiane al fianco delle truppe Alleate e per la Liberazione
dalla occupazione Nazifascista, scelsero di servire la Patria e lo Stato (che
valgono sempre di piu’ dei propri rappresentanti – siano essi tali per
volonta’ del Popolo Sovrano o per “volonta’ di Dio e della Nazione” - e
delle loro eventuali responsabilita’ per qualsivoglia nefandezza) mettendo a
rischio la propria vita e quella dei propri familiari, e spesso furono
consegnati dagli avversari della RSI alle torture e violenze feroci del sistema
repressivo nazista, privo di qualsiasi umanita’ e rispetto per i Diritti
Fondamentali della Persona Umana. In violazione di qualsiasi statuizione e
convenzione sottoscritta pur in condizioni di belligeranza.
Non
e’ in discussione la comune pieta’ con cui e’ sempre possibile (se non
doveroso) accomunare i morti di fronti contrapposti. Questo aiuta e costruisce
una effettiva riconciliazione. Recentemente cio’ e’ avvenuto anche tra il
Popolo Americano e quello Vietnamita dopo un conflitto devastante, come
d’altra parte lo stesso regime franchista aveva eretto un mausoleo dedicato a
tutti i caduti della feroce Guerra Civile che vide contrapposti gli uni contro
gli altri i Cittadini e le Cittadine spagnoli e giovani di diverse nazioni
intervenuti sui contrapposti fronti di lotta. Dunque puo’ ben essere promosso
un simile stile e sentimento di pieta’ condivisa per i caduti ed
un simile atteggiamento di riconciliazione nazionale anche in questo
nostro Paese.
Ma
in questa ultima vicenda, piuttosto che fare memoria di giovani vite consumate
nella barbarie della guerra e della conflittualita’ fratricida, si e’
esaltata la scelta stessa e le motivazioni valoriali di quanti aderirono alla
RSI, con uguale enfasi delle scelte e delle motivazioni dei Resistenti Italiani
e di quanti nelle file dell’Esercito regolare continuarono la lotta di
Liberazione della Patria e dello Stato dal NaziFascismo. Questo rende
inaccettabile, e forse sanzionabile penalmente, il tono e le argomentazioni
utilizzate dal Ministro per la Difesa.
Il
ricordo e la memoria dei tanti torturati - i prigionieri di via Tasso ed i
martiri delle Fosse Ardeatine su tutti - e delle popolazioni inermi massacrate
in ripetute azioni combinate di truppe naziste e della RSI, hanno infatti subito
da una simile equiparazione di valori etici e morali - come presunti e
dichiarati dall’on. La Russa - una offesa inquietante ed inaccettabile.
E
se la storia della civilta’ umana, spesso evolutasi su conflitti acerrimi,
puo’ ben cercare una composizione a posteriori delle ragioni stesse del
conflitto, questo non potra’ mai significare la rinuncia a giudicare le
opposte ragioni del confliggere partendo da una base condivisa di valori. E la
Costituzione segna un invalicabile confine e discrimine tra cio’ che puo’
essere valutato come giusto e nobile e cio’ che non lo e’ e non potra’ mai
essere giudicato come tale.
Si
puo’ infatti anche pensare che gli stessi aderenti a cosche di criminalita’
organizzata, avendo ritenuto che l’Antistato avesse ai loro occhi una maggiore
legittimazione dello Stato Nazionale e delle sue Istituzioni, possano aver agito
in buona fede nel servire le aspettative e le direttive, pur criminose, di
quanti essi avvertivano come legittime espressioni di un potere statuale. Questo
puo’ forse suggerire di aver compassione per loro, specie se morti
violentemente a causa delle loro attivita’, unitamente alla consapevolezza
dello Stato di dover operare per rendere chiara anche ai loro occhi, o a quelli
dei loro emuli, la maggiore superiorità’ dello Stato di Diritto e della
Legalita’ Democratica.
Ma
quando la loro attivita’ criminale avesse determinato un conflitto aperto con
uomini delle Forze dell’Ordine, e questo conflitto avesse a sua volta causato
caduti da entrambe le parti, sarebbe ignobile, a parere degli esponenti, voler
riconoscere, proprio nel giorno in cui si celebrasse la memoria del sacrificio
dei servitori dello Stato (e nel nostro caso dei veri padri fondatori - uomini e
donne del Popolo - della Patria costituzionale), una pari dignita’ alle
motivazioni degli antagonisti criminali.
Cosi’
pure sarebbe se una parte di cittadini del territorio, per aspirazioni
egoistiche e pretestuose, decidesse di aggredire l’unita’ nazionale, sancita
dalla Costituzione, e proclamasse in modo unilaterale una secessione, anche con
l’uso della forza e con mezzi di violenza. Nessuno, ritengono gli esponenti,
potrebbe riconoscere loro una pari dignita’ delle motivazioni valoriali con
quanti si fossero impegnati ed immolati per la difesa dell’Unita’ Nazionale.
E tanto meno sarebbe legittimato a farlo quando si facesse memoria del
sacrificio dei difensori dell’Unita’ del Paese.
E’
per questa serie di ragionamenti che gli esponenti ritengono che le intervenute
modifiche alla Legislazione sui reati di Attentato agli Organi Costituzionali -
le quali, inserendo la clausola “con atti violenti” per la concretizzazione
del reato, sembrerebbero escludere la perseguibilità’ per la sola espressione
libera, e costituzionalmente garantita, di opinioni personali, per quanto
prefiguranti una alterazione istituzionale della Repubblica – non dovrebbero
costituire un ostacolo insormontabile alla applicazione di sanzioni penali, in
quanto la “istigazione a compiere reati” di qualsivoglia natura
permane in tutta la sua rilevanza penale. Ed a giudizio degli esponenti i
concetti espressi .dal Ministro La Russa sono tali da poter ben configurare
attivita’ di istigazione, soprattutto di giovani generazioni spesso ignare
della realta’ storica, a sentirsi sganciati dalla fedelta’ esclusiva alla
Stato Costituzionale che ci e’ stato dato.
Cosi’
pure ritengono gli esponenti che le intervenute previsioni normative che
sottraggono alla procedibilita’ per contestazione di responsabilità’ penali
le piu’ alte cariche rappresentative dello Stato durante la pienezza delle
loro funzioni, non possano trovare applicabilita’ nelle fattispecie di reato
che l’intervento pubblico del Ministro potrebbe avere concretizzato. Come
d’altra parte la stessa Costituzione rende irresponsabile il Presidente della
Repubblica per gli atti compiuti durante il suo mandato, fatto salvo il caso di
“Alto Tradimento”.
Certo
i meccanismi costituzionali non sono un moloch e sono soggetti ad eventuali
interventi correttivi se supportati da larghe e qualificate maggioranze come
previsto per espressa volonta’ dagli stessi Padri costituenti, ma i suoi
valori fondanti (la Democrazia e la Legalita’ Democratica - conquistate
come Liberazione dal regime Nazifascista -, la forma di Stato e la sua Unita’,
i principi e valori fondamentali inscritti nella prima parte della Costituzione)
non sono soggetti a progetti politici di mutamento, violento o surrettizio che
sia.
Gli
esponenti chiedono infine di essere avvisati, secondo le previsioni di Legge, al
domicilio di elezione ed alla sede associativa, degli orientamenti
dell’Ufficio e sulle conclusioni cui il Magistrato ritenga di pervenire nel
suo libero convincimento, ed ancora chiede che - qualora venissero prefigurate
dall’Ufficio responsabilita’ penali per le attivita’ poste in essere dal
Ministro - sia riconosciuto agli esponenti, in qualita’ di cittadini sovrani,
di potersi costituire come parte lesa nell’eventuale giudizio.
Ringrazio
per la attenzione e saluto con rispetto istituzionale.
In
fede.
Ciancarella Mario