vedi anche pag 109(anche
impeach Bush) e pag.110
Tema sicurezza-in Italia i reati più gravi sono in calo
da 15 anni, ma il senso d'insicurezza dei cittadini cresce.Perchè?
Chi è che comanda l'Italia?
Pochi sono veri conoscitori della storia per averla studiata o vissuta tutti
però, in base a piccole esperienze, possiamo esprimere opinioni su chi
tiene le redini nel nostro paese.Certo,per essere interessati a questo argomento bisogna
ritenere importanti la giustizia o la legalità,due cose simili ma non
troppo,la prima ha un significato più vasto e dovrebbe servirsi della seconda
ma non identificarvisi.
Ridurre a un modello una situazione vasta permette di averne una visione
panoramica e di valutarla,io ricorro spesso a questo sistema quando i fatti da
considerare sono molto complessi.
Vorrei paragonare l'Italia a una classe,visto che tutti per un tempo più o
meno lungo vi abbiamo vissuto anzi ,spesso, ne abbiamo potuto considerare di tipo molto diverso.
Credo che buona parte di noi abbia avuto esperienza di più classi
(o magari
di una sola in tempi diversi):
1)relativamente tranquille ma poco stimolanti
2)decisamente vivaci e produttive
3)indisciplinate e nel complesso svincolate dal desiderio di apprendere
4)operanti costantemente in completo disordine e disorganizzazione
Dipendeva dagli alunni?
Dipendeva dagli insegnanti?
Dipendeva dalla presidenza dell'Istituto
Dipendeva da fattori ambientali?
Per quanto posso ricordare il fattore condizionante in ogni caso era la
giustizia : se la classe scopriva che non c'era equità nella distribuzione dei
voti,nella gestione dei rimproveri per mantenere l'ordine necessario, anche
un buon inizio diventava un fallimento e tutto si assestava su valori molto
bassi di attenzione e interesse.
Il lavoro di più persone deve essere sempre coordinato e gestito e questo
richiede energia per non finire nel caos,ciò significa stimolare gli individui
meno interessati e saper contenere quelli più vivaci,le capacità delle classi
si equivalgono quasi sempre,le differenze si possono ridurre a
differenze di apprendimento che può essere recuperato.
Chi non era capace di svolgere questo lavoro difficilmente riusciva ad essere
efficace.
Credo che tutti abbiamo visto insegnanti soccombere alla classe e altri
che sapevano invece condurla,non si trattava probabilmente di "carisma
personale" come alcuni vogliono far intendere ma di capacità di gestire in
modo efficace i rapporti fra più persone indirizzandoli al lavoro e alla
collaborazione,è molto diverso dal conoscere una materia o "saper
parlare"
Naturalmente se esistevano particolari problemi per via di elementi
critici la classe entrava in contatto anche con le capacità esterne alla classe
e si rendeva conto se esisteva a quel livello giustizia e capacità
organizzativa.
Se questo non accadeva ogni speranza di vedere i propri giusti sforzi
sfociare in un buon risultato finivano nel nulla e le persone più
intraprendenti e sane venivano "cestinate" e coloro che avevano
tentato di gestire la classe al posto dell'insegnante prendevano il sopravvento,
coinvolgendo piano piano ogni livello fino a quello dei più ligi che, a quel
punto, nella baraonda ritenevano troppo stancante e impegnativo seguire ed essere
gli unici a difendere la piazza.
Risultato: caos completo.
Credo che tutti lo abbiano visto,la bravura di una persona nel proprio ambito
non ha valore se non abbina ad essa un'azione a livello di valori che deve
essere adeguata alla situazione locale,qualcuno può avere apparentemente
successo con metodi forti e coercitivi ma è una vittoria di Pirro perchè il
reale apprendimento si verifica nella libertà o meglio nella giusta
gestione della libertà che permette ad ognuno di esprimersi al meglio,senza condizionamenti ma nel rispetto e nella collaborazione con l'altro.
Utopia?
Qualcuno ci si avvicinava di più e qualche altro ne era nettamente
lontano:io ricordo insegnanti molli con cui ho imparato poco e
rigidi con cui ho imparato,mancava giusto una via di mezzo che permettesse,
nell'ordine,di imparare veramente secondo le proprie possibilità che si
rivelano veramente quando ognuno può esprimere le proprie e quindi disporre anche
di quelle altrui.
Un lungo discorso per dire chi ha la responsabilità della nostra situazione:
Noi ?
Chi ci comanda?
La risposta è "noi" ma è anche vero che una classe può
cambiare in base a chi la comanda senza giustizia,equità e polso e che una
volta avvenuta questa metamorfosi la gestione non è più nelle mani degli
insegnanti ma degli elementi negativi che impediscono alla componente positiva
di condurre e, in mancanza di una resa dei conti esterna, insegnanti positivi
possono essere facilmente "liquidati "o impossibilitati a svolgere il
loro compito.
Quindi il tutto parte dalla classe ma una situazione di caos può diventare
stabile se non c'è intervento, interno prima ed esterno poi, per cui si
otterrà una classe negativa e insegnanti capaci sconfitti.
In definitiva la responsabilità ultima è di chi ha le redini
dell'istituto perchè è impossibile che non esistano elementi disturbanti in
una classe o in istituto e se sono tali significa che hanno in negativo una
forza e un ascendente.
Per concludere: se dall'esterno forze negative volessero gestire un
istituto basterebbe sistemare al comando una persona negativa e non avrebbe
bisogno di fare molto di più.
Esiste una possibilità di reazione da parte di chi è all'interno
della classe ed è costretto a subire?
Le reazioni sono quasi naturali ma è facile che vengano soffocate,l'unica
alternativa è pretendere che il responsabile ultimo se è negativo non
ricopra più quel ruolo,nel più breve tempo possibile, ammenocchè non dimostri
di aver operato e di essere stato condizionato da responsabili ancora più
esterni che a quel punto dovrebbero essere rimossi prima di lui o al posto suo.
Su come funzionino i rapporti di forza fra negativo e positivo ci sono due
teorie molto importanti quelle di Huxley e Pareto, essi identificano in campo psico-sociologico e economico una costante distribuzione
20-60-20 della popolazione che conduce a quanto pare la storia.
Persone negative
o positive possono servirsene a piacimento diventandone i gestori graduali
via via dal 20% all'80 % e portandosi quindi a casa il comando.
Semplificando :ci sono due tendenze forti ed opposte che si contendono la
priorità potrebbero anche essere il bene e il male,la verità e la menzogna ,comunque il bianco e il nero, e fra queste una zona intermedia che tende a
seguire in modo più o meno forte gli uni o gli altri,i due gruppi possono
assestarsi sul 50% ma uno dei due può prevalere in modo netto portandosi
via l'80%.
L'esempio portato da Huxley riguarda l'efficacia del placebo:
20% dice non ha avuto alcun sollievo
20% dice che ha risolto il problema
il 60% si sistema su valori intermedi ai due precedenti si/no
Ecco due testi di Huxley e uno sul principio di Pareto,le sottolineature sono
mie:
L’ULTIMA RIVOLUZIONE (parte 1)
di Aldous Huxley Testo della conferenza tenuta al Berkeley Language Center il 20 marzo 1962 Traduzione di Gianluca Freda
[...] Possiamo dire che nel passato tutte le rivoluzioni hanno avuto come
obiettivo essenziale quello di modificare l’ambiente allo scopo di
modificare l’individuo. Ci sono state rivoluzioni politiche, rivoluzioni
economiche e – all’epoca della riforma protestante – una rivoluzione
religiosa. Tutte queste rivoluzioni non miravano direttamente all’essere
umano, ma a ciò che gli stava intorno. Attraverso una modifica
dell’ambiente circostante si poteva ottenere – o eliminare – un effetto
sull’essere umano.
Oggi credo che ci troviamo di fronte a ciò che potrebbe essere definita la
rivoluzione definitiva, l’ultima rivoluzione, quella in cui l’uomo può
agire in modo diretto sulla mente e sul corpo dei suoi simili. Inutile dire
che la possibilità di esercitare un certo tipo di azione diretta sulla mente
e sul corpo degli esseri umani è esistita fin dall’alba dei tempi. Ma era
generalmente di natura violenta. Le tecniche del terrorismo sono note da tempo
immemorabile e i popoli le hanno sempre impiegate con maggiore o minore
raffinatezza, a volte con la più terribile crudeltà, altre con una certa
dose di abilità acquisita attraverso una serie di prove ed errori, per
scoprire quali fossero i modi migliori di sfruttare la tortura, la
carcerazione e le costrizioni di ogni genere.
Ma come diceva, credo, Metternich molti anni fa, con le baionette si può fare
di tutto tranne che sedercisi sopra. Se si vuole controllare una popolazione
per un lungo periodo di tempo occorre che vi sia una certa misura di consenso,
essendo difficile che il terrorismo puro e semplice possa funzionare a tempo
indefinito. Esso può anche funzionare per molto tempo, ma io credo che prima
o poi sia necessario introdurre un elemento di persuasione, un elemento che
spinga le persone ad essere consenzienti a ciò che gli viene fatto.
Io penso che la natura della rivoluzione definitiva che abbiamo di fronte sia
precisamente questa: siamo sul punto di sviluppare una serie di tecniche che
consentiranno all’oligarchia al potere – che è sempre esistita e
probabilmente sempre esisterà – di spingere le persone ad amare la propria
schiavitù. Questa è, io credo, una rivoluzione di malvagità definitiva, ed
è un problema al quale mi sono interessato per molti anni e su cui ho scritto
30 anni fa un romanzo, Mondo Nuovo, che descrive una società in cui
vengono utilzzati tutti gli strumenti disponibili – e alcuni degli strumenti
che allora immaginavo sarebbero stati disponibili nel futuro – prima di
tutto per standardizzare la popolazione, appiattendo le fastidiose diversità
tra gli esseri umani, per creare, diciamo così, modelli di esseri umani
prodotti in serie e organizzati in un sistema di classi basato sulla
conoscenza scientifica. Da allora mi sono interessato sempre di più a questo
problema e ho notato con crescente raccapriccio che un gran numero delle
previsioni che sembravano pura fantasia quando le feci 30 anni fa, si sono poi
realizzate o sono sul punto di realizzarsi.
Un gran numero delle tecniche di cui parlavo sembrano essere già utilizzate.
E sembra che vi sia una corsa generale verso questa rivoluzione definitiva, un
sistema di controllo attraverso il quale è possibile far piacere alla gente
una situazione che, secondo i normali standard, non dovrebbe piacergli
affatto. Questo “apprezzamento della schiavitù”... questo sistema, come
dicevo, è in evoluzione da anni e io sono sempre più interessato in ciò che
sta avvenendo.
Vorrei brevemente paragonare la parabola descritta in Mondo Nuovo con
un’altra parabola più recente, quella descritta da George Orwell nel suo
libro 1984. Orwell scrisse il suo libro tra il 1945 e il 1948, nel
momento in cui il regime di terrore stalinista era al suo apice e subito dopo
il crollo del regime hitleriano. Il suo libro, per il quale ho una grande
ammirazione – è un libro che rivela un grande talento e un’inventiva
straordinaria – mostra una proiezione nel futuro del passato recente - di ciò
che per lui era il passato recente - e dell’immediato presente; una
proiezione nel futuro di una società in cui il controllo è interamente
esercitato con il terrore e con continui attacchi alla mente e al corpo degli
individui.
Il mio libro, invece, fu scritto nel 1932, quando esisteva solo una forma di
dittatura moderata, quella di Mussolini, quindi non era neppure sfiorato
dall’idea del terrorismo; io ero perciò libero, in modi in cui Orwell non
poteva esserlo, di immaginare altri metodi di controllo, metodi non violenti.
Sono incline a pensare che le dittature scientifiche del futuro – e io credo
che ci saranno dittature scientifiche in molte parti del mondo – saranno più
vicine allo schema di Mondo Nuovo che a quello di 1984. Non
certo perché i dittatori scientifici abbiano velleità umanitarie ma
semplicemente perché lo schema di MN è molto più efficiente
dell’altro.
Sempre che si riesca a convincere le persone a dare il proprio consenso allo
status in cui vivono. Uno status di servitù, in cui le loro diversità
vengono annullate e asservite ai metodi di produzione di massa a livello
sociale; se si riesce a fare questo, allora si otterrà, probabilmente, una
società molto più stabile e duratura. Una società controllabile molto più
facilmente di una in cui il controllo sia garantito solo da manganelli,
plotoni d’esecuzione e campi di concentramento. Quindi la mia sensazione è
che il quadro di 1984 sia influenzato dall’immediato passato e dal
presente in cui Orwell viveva, ma il presente e il passato di quegli anni non
riflettono, io credo, il probabile corso di ciò che accadrà. Inutile dire
che del terrorismo non ci libereremo mai, esso troverà sempre il modo di
tornare alla superficie.
Io credo che via via che i dittatori diventeranno più scientifici, sempre più
preoccupati del perfezionismo tecnico, del perfetto modo di governare la
società, essi si interesseranno sempre più delle tecniche che ho immaginato
e descritto – a partire da realtà esistenti – in MN. Mi sembra
perciò che questa rivoluzione definitiva non sia molto lontana, che un gran
numero di tecniche per realizzare questo tipo di controllo sia già qui, e che
resti solo da vedere quando, dove e da chi esse saranno applicate per la prima
volta su larga scala.
Lasciatemi parlare anche dei perfezionamenti apportati alle tecniche di
terrorismo. Penso infatti che vi siano stati dei perfezionamenti. Pavlov, in
fondo, aveva fatto osservazioni molto acute tanto sugli animali quanto sugli
esseri umani. E aveva scoperto, tra le altre cose, che le tecniche di
condizionamento, applicate ad animali e esseri umani in stato di stress fisico
o psicologico, si radicavano molto in profondità nel corpo-mente della
creatura ed erano molto difficili da estirpare. Esse sembravano radicarsi più
profondamente rispetto ad altre forme di condizionamento.
Questo fatto è stato assodato in passato per via empirica. Molte di queste
tecniche erano già in uso, ma la differenza tra gli antichi metodi intuitivi
ed empirici e i nostri metodi è la stessa differenza che c’è tra il punto
di vista artigianale, di chi procede a tentoni, e un punto di vista
prettamente scientifico. Penso che ci sia una bella differenza tra noi e,
diciamo, gli inquisitori del 16° secolo. Rispetto a loro, noi sappiamo con
molta maggior precisione ciò che stiamo facendo e grazie alle nostre
conoscenze teoriche possiamo dare ai nostri esperimenti un’estensione più
ampia, nella certezza di produrre qualcosa che realmente funziona.
In tale contesto vorrei menzionare alcuni capitoli estremamente interessanti
di Battle for the Mind, del dr. William Sargant, nei quali egli fa
notare come alcuni dei grandi leader/maestri religiosi del passato
utilizzassero intuitivamente metodi pavloviani. Sargant parla in particolare
del metodo con cui Wesley otteneva conversioni che erano fondate
essenzialmente sulla tecnica di portare lo stress psicologico al suo livello
più alto, parlando del fuoco dell’inferno e rendendo così le persone
estremamente vulnerabili alla suggestione, e poi abbassando improvvisamente il
livello di stress offrendo la speranza del paradiso. Si tratta di un capitolo
molto interessante, in cui si vede come, muovendosi su un terreno puramente
intuitivo ed empirico, un abile psicologo naturale, quale Wesley era, fosse già
riuscito a scoprire il metodo pavloviano.
Bene, noi oggi conosciamo il motivo per cui queste tecniche funzionavano e non
c’è dubbio che, se lo volessimo, potremmo spingerle molto più in là di
quanto fosse possibile in passato. Nella storia recente delle tecniche di
lavaggio del cervello, applicate tanto ai prigionieri di guerra quanto ai
ranghi più bassi del partito comunista cinese, si è visto che
un’applicazione sistematica dei metodi pavloviani funziona con straordinaria
efficacia. Non credo vi siano dubbi che, grazie a questi metodi, è stato
possibile creare un intero esercito di uomini totalmente devoti. Il
condizionamento è stato indotto da una sorta di iontoforesi psicologica che
penetra fino nell’essere più profondo della persona e si spinge così in
profondità che è poi molto difficile da estirpare. Questi metodi, io credo,
sono un affinamento dei vecchi metodi di terrore, perché combinano metodi di
terrore con metodi di accettazione. L’individuo viene sottoposto a uno
stress di tipo terroristico, ma allo scopo di indurre un’accettazione
volontaria dello stato psicologico in cui è stato condotto e della condizione
in cui si trova.
Dunque, come dicevo, c’è stato un drastico perfezionamento delle tecniche
di terrorismo. Ma adesso prendiamo in considerazione altre tecniche, non
terroristiche, che servono a indurre consenso e a indurre le persone ad
amare la propria schiavitù. Non posso elencarle tutte, perché non le
conosco tutte, ma posso citare i metodi più ovvi, che possono già essere
utilizzati e che sono basati su recenti scoperte scientifiche. Prima di
tutto vi sono metodi legati alla suggestione e all’ipnosi.
Su questo argomento sappiamo oggi molte più cose che in passato. Gli uomini
hanno sempre conosciuto la suggestione e anche se non conoscevano la parola
“ipnosi”, certamente la praticavano in vari modi. Ma noi abbiamo - io
credo - una conoscenza di questo argomento molto più ampia che in passato e
possiamo usare questa conoscenza in modi in cui in passato non sarebbe stato
possibile usarla. Ad esempio, una delle cose che sappiamo con certezza è
che esiste una enorme differenza tra individuo e individuo riguardo al
livello di suggestionabilità. Voglio dire, questo si è sempre saputo. Però
oggi conosciamo molto approfonditamente la struttura statistica di una
popolazione in relazione al suo livello di suggestionabilità. E’ molto
interessante osservare le scoperte compiute nei diversi campi: il campo
del’ipnosi, quello della somministrazione di placebo, quello
della suggestione in condizioni di assopimento o sonno leggero. Si potrà
scoprire che nelle rilevazioni continuano ad emergere sempre gli stessi
ordini di grandezza.
Si potrà scoprire, ad esempio, che – come sa ogni bravo ipnotista –
il numero di persone che possono essere ipnotizzate con la massima facilità
– [schiocca le dita] in questo modo – è circa del 20%; e che,
sull’altro versante, esiste un numero corrispondente di persone che è
estremamente difficile o quasi impossibile ipnotizzare. Nel mezzo, troviamo
un’enorme quantità di persone che possono essere ipnotizzate con maggiore
o minore difficoltà, che possono essere portate, gradualmente e con un
po’ di lavoro, ad uno stato ipnotico; e le stesse percentuali le troviamo,
ad esempio, in relazione alla somministrazione di placebo.
Tre o quattro anni fa, all’ospedale generale di Boston, fu fatto un
grande esperimento su alcuni pazienti postoperatori: a centinaia di uomini e
donne, che soffrivano di sintomi dolorosi di tipo similare dopo essere stati
sottoposti ad operazioni difficili, fu consentito di richiedere
un’iniezione ogni qualvolta il dolore si faceva insopportabile. Le
iniezioni erano nel 50% dei casi di morfina, nel restante 50% dei casi di
acqua. Il 20% delle persone sottoposte all’esperimento provò lo stesso
sollievo tanto con l’acqua distillata quanto con la morfina. Circa il 20%
non provò alcun sollievo con l’acqua distillata, e tra queste due
categorie vi erano tutti coloro che provarono un sollievo parziale o
occasionale.
Vediamo quindi, ancora una volta, lo stesso tipo di distribuzione. E,
similarmente, riguardo a ciò che in MN chiamavo Ipnopedia -
l’isegnamento durante il sonno - non molto tempo fa parlavo con un tale
che produce quei dischi che si possono ascoltare nella fase di sonno
leggero, sapete, quei dischi per diventare ricchi, per la soddisfazione
sessuale, per acquisire fiducia nelle vendite, eccetera. Mi disse che la
cosa interessante era che questi dischi venivano venduti con la garanzia
“soddisfatti o rimborsati” e che c’era una percentuale di acquirenti
compresa tra il 15 e il 20% che scrivevano indignati, dicendo che i dischi
non funzionavano e lui doveva restituirgli il denaro. D’altro canto,
c’era un altro 20% di persone che scrivevano entusiaste, dicendo che ora
erano molto più ricche, che la loro vita sessuale era migliore, ecc. ecc. E
questi naturalmente erano clienti da sogno, quelli che compravano altri
dischi. Tra gli uni e gli altri c’erano coloro che ottenevano scarsi
risultati e dovevano essere incoraggiati con lettere che dicevano “Forza
amico, insisti e ce la farai”. Costoro generalmente ottenevano risultati
solo sul lungo periodo.
L'ULTIMA RIVOLUZIONE (Parte 2)
di Aldous Huxley
Conferenza tenuta al Berkeley Language Center il 20 marzo 1962
Traduzione di Gianluca Freda
Sulla base di ciò che ho detto fin qui, penso si possa vedere chiaramente che
le popolazioni umane possono essere classificate a seconda del loro grado di
suggestionabilità. Ho il forte sospetto che questo 20% che abbiamo visto sia
una percentuale presente in tutti i casi, e sospetto anche che non sarebbe
difficile identificare e distinguere coloro che sono estremamente
suggestionabili da coloro che non sono suggestionabili affatto e stabilire chi
siano, invece, coloro che stanno a metà strada. E’ evidente che se nessuno
fosse suggestionabile, le società organizzate non sarebbero possibili; e se
tutti fossero fortemente suggestionabili, allora una dittatura sarebbe
assolutamente inevitabile. E’ una vera fortuna che ci troviamo ad avere una
maggioranza di persone moderatamente suggestionabili, che ci preservano dalla
dittatura ma consentono la costituzione di una società organizzata. Ma, una
volta appurato che esiste questo 20% di persone altamente suggestionabili,
risulta chiaro che ciò rappresenta un problema di enorme rilevanza politica;
ad esempio, qualsiasi demagogo che riesca a far presa su un ampio numero di
questo 20% di persone e ad organizzarle, avrà la possibilità di rovesciare
qualunque governo in qualunque paese.
Dopo tutto credo che abbiamo avuto, in anni recenti, il più incredibile
esempio di ciò che si può fare grazie a metodi efficienti di suggestione e
persuasione nella persona di Hitler. Chiunque abbia letto, ad esempio, la
“Vita di Hitler” di Alan Bullock, non può fare a meno di provare
un’atterrita ammirazione per questo genio infernale, che conosceva bene le
debolezze umane, meglio, credo, di chiunque altro, e che sapeva sfruttarle con
tutte le risorse che aveva a disposizione. Egli conosceva, intuitivamente,
quella verità pavloviana per cui un condizionamento eseguito in uno stato di
stress o di affaticamento va più in profondità di un condizionamento
eseguito in altri momenti. Ecco perché tutti i suoi discorsi più importanti
venivano pronunciati di sera. Egli lo dice in modo molto esplicito nel Mein
Kampf : il motivo era che a sera la gente è più stanca e quindi meno in
grado di resistere alla persuasione di quanto potrebbe fare durante il giorno.
Con le tecniche che usava era riuscito a scoprire intuitivamente, e procedendo
per tentativi, molte di quelle debolezze che oggi, grazie all’approccio
scientifico, conosciamo molto meglio di lui.
Resta il fatto che questa differenza di suggestionabilità, questo diverso
grado di resistenza all’ipnosi, deve essere preso in attenta considerazione
in ogni discorso che riguardi i governi democratici. Se esiste davvero un 20%
di popolazione che può essere suggestionato fino a fargli credere qualunque
cosa, allora dobbiamo stare estremamente attenti a impedire l’ascesa di
demagoghi che potrebbero guidare queste persone su posizioni estreme,
organizzandole in grandi eserciti privati, molto, molto pericolosi, che
potrebbero arrivare a rovesciare il governo.
Nel campo della persuasione oggi sappiamo molte più cose che in passato e
ovviamente possediamo strumenti che possono moltiplicare la voce e le immagini
dei demagoghi in maniera allucinante. Parlo della TV e della radio. Hitler
faceva un uso massicio della radio, poteva parlare simultaneamente a milioni
di persone. Questo crea uno scarto enorme tra i demagoghi antichi e quelli
moderni. Il demagogo antico poteva suggestionare tante persone quante poteva
raggiungerne la sua voce urlata a squarciagola, non di più; ma il demagogo
moderno può raggiungerne letteralmente milioni allo stesso tempo e
moltiplicando le proprie immagini può produrre quella sorta di effetto
allucinatorio che è di enorme importanza nell’ipnosi e nella suggestione.
Dopo di che si può pensare a molti altri metodi, i quali, grazie al cielo,
non sono ancora stati usati, ma che ovviamente potrebbero esserlo. Tra essi
c’è, ad esempio, il metodo farmacologico, una delle cose di cui parlavo in
MN. Avevo inventato una droga immaginaria chiamata SOMA, che naturalmente non
può esistere nei termini in cui la presentavo nel romanzo, essendo allo
stesso tempo uno stimolante, un narcotico e un allucinogeno; il che è
piuttosto improbabile per una sostanza stupefacente. Ma il punto è che
utilizando più sostanze si potrebbero ottenere anche oggi i risultati che
descrivevo. E la cosa più interessante di queste nuove sostanze chimiche, di
queste droghe che modificano la mente, è questa: nel corso della storia
l’uomo ha sempre provato una forte attrazione per quelle sostanze chimiche
in grado di alterare la mente, ha sempre desiderato prendersi una vacanza da
se stesso. La cosa più straordinaria di tutte è che ogni narcotico,
stimolante, sedativo o allucinogeno di cui aveva bisogno era già stato
scoperto in natura fin dall’alba dei tempi. Neppure una di queste droghe
naturali è stata scoperta dalla scienza moderna.
La scienza moderna possiede sistemi molto più efficaci per estrarre i princìpi
attivi di queste droghe e ha scoperto, naturalmente, molti metodi per
sintetizzare droghe estremamente potenti, ma la scoperta vera e propria
dell’esistenza in natura di queste sostanze fu fatta dall’uomo primitivo,
dio solo sa quanti secoli or sono. Per esempio in alcune abitazioni del
neolitico, ritrovate durante scavi in Svizzera, sono state rinvenute foglie di
papavero, il che significa che già a quell’epoca l’uomo conosceva questo
narcotico antico, potente e pericoloso, molto prima che esistesse
l’agricoltura. Sembra proprio che l’uomo fosse tossicodipendente molto
prima di diventare contadino, il che è un modo piuttosto curioso di
commentare la natura umana.
Ma la differenza tra le antiche droghe, le tradizionali generatrici di stati
mentali alterati, e le nuove sostanze sta nel fatto che le prime erano
estremamente nocive mentre le seconde non lo sono. Voglio dire che perfino
droghe legali come l’alcool non sono del tutto innocue, come ben si sa; le
altre droghe, quelle illegali come l’oppio e la cocaina, l’oppio e i suoi
derivati, sono davvero molto nocive. Generano rapidamente dipendenza e in
certi casi portano in breve tempo alla degenerazione fisica e alla morte.
La cosa più notevole è che una gran parte di queste sostanze che alterano la
mente producono effetti enormi sul piano mentale del nostro essere, ma quasi
nessuno sul piano fisiologico. Si hanno, ad esempio, effetti enormi con
l’LSD-25 o con la psilocibina – una sostanza recentemente sintetizzata –
che è il principio attivo del fungo sacro messicano. Si possono ottenere
enormi effetti sulla mente senza produrre effetti fisiologici più seri di
quelli che si otterrebbero bevendo un paio di cocktail. E questo è un effetto
davvero straordinario.
E’ vero anche che le case farmaceutiche stanno producendo una grande quantità
di queste nuove droghe meravigliose e la cura è quasi peggio della malattia.
Ogni anno la nuova edizione dell’annuario di medicina contiene un capitolo
sempre più lungo dedicato alle malattie iatrogeniche, cioè ai malanni
provocati dai dottori. Ed è un fatto che molte di queste droghe meravigliose
siano molto pericolose. Producono effetti straordinari e in condizioni
critiche si dovrebbe sì usarle, ma con la massima cautela. Ma esiste anche
un’intera categoria di droghe che influiscono sul sistema nervoso centrale,
producendo enormi effetti sedativi, di euforia e di stimolazione dei processi
mentali, senza creare alcun danno visibile al corpo umano, e questo
rappresenta per me la più straordinaria delle rivoluzioni. Nelle mani di un
dittatore queste sostanze potrebbero essere utilizzate, in un modo o
nell’altro, in modo da non generare complicazioni fisiche e il risultato,
come si può immaginare, sarebbe un’euforia che renderebbe le persone
completamente felici anche nelle circostanze più abominevoli.
Queste cose sono possibili. La cosa straordinaria è che si possono fare anche
con le vecchie droghe comuni. Anni fa un mio compagno di stanza, dopo aver
letto il Paradiso perduto di Milton, commentò: “La birra ha fatto
più di Milton per giustificare l’atteggiamento di Dio verso l’uomo”.
E la birra è senz’altro una droga molto primitiva se paragonata alle altre.
Possiamo dire senz’altro che alcuni stimolanti psichici e certi nuovi
allucinogeni possono fare molto più di Milton e di tutti i teologi messi
insieme per far apparire più tollerabile il terrificante mistero della nostra
esistenza. Ecco un’enorme area in cui la rivoluzione definitiva potrebbe
funzionare molto bene, un’area in cui sarebbe possibile ottenere un
controllo notevole non attraverso il terrore, ma facendo sembrare più
gradevole la vita. Gradevole fino al punto – come dicevo prima – da
spingere gli esseri umani ad apprezzare una condizione che, secondo standard
umani decorosi e ragionevoli, non dovrebbero apprezzare affatto. Io credo che
questo sia perfettamente realizzabile.
Vorrei anche parlare, molto brevemente, delle recenti scoperte nel campo della
neurologia, riguardo l’impianto di elettrodi nel cervello. Queste tecniche
sono state sperimentate su larga scala su cavie animali e in alcuni casi anche
su pazienti affetti da demenza incurabile. Chiunque abbia osservato il
comportamento di topi con elettrodi inseriti in diversi centri cerebrali esce
da questa esperienza con una forte preoccupazione sul destino che potrebbe
attenderci se mai a un dittatore venisse in mente di utilizzare questi metodi.
Non molto tempo fa ho osservato alcuni di questi topi in un laboratorio
dell’UCLA: c’erano due gruppi, il primo con elettrodi piantati nei centri
del piacere. Questi topi avevano una barra, collegata all’elettrodo con un
cavo, che poteva essere premuta e che generava per qualche istante una blanda
corrente elettrica che stimolava i centri del piacere. I topi premevano questa
barra circa 18.000 volte al giorno. Se un giorno gli si impediva di premerla,
il giorno successivo la premevano 36.000 volte, continuando finché non
crollavano completamente esausti. Non mangiavano, non si interessavano più
all’altro sesso, ma semplicemente continuavano a premere questa barra.
I topi più interessanti erano quelli ai quali l’elettrodo era stato
impiantato a metà strada tra i centri del piacere e quelli del dolore. Il
risultato era un incrocio tra l’estasi più meravigliosa e allo stesso tempo
una sensazione di tormento. Si vedevano i topi guardare la barra come se
stessero pensando “essere o non essere questo è il problema”. Alla fine
si avvicinavano e poi si ritraevano con questo [incomprensibile
nell’audio, NdT], aspettavano un po’ e poi premevano la barra di
nuovo. Era questa la cosa straordinaria.
In un recente numero di Scientific American ho notato un articolo molto
interessante sulle sperimentazioni con elettrodi eseguite sul cervello delle
galline. La tecnica è molto ingegnosa: gli si infila nel cervello una specie
di spinotto con una vite sopra e in questo modo l’elettrodo può essere
avvitato sempre più in profondità nella corteccia cerebrale. In qualsiasi
momento si possono eseguire dei test in relazione alla profondità, che varia
di poche frazioni di millimetro, sui punti che si stanno stimolando. Queste
creature non vengono stimolate via cavo, ma viene loro applicato un
radioricevitore miniaturizzato, che pesa meno di 30 grammi, con cui possono
ricevere segnali a distanza. In pratica, mentre stanno correndo per il
cortile, si può schiacciare un pulsante e l’area specifica del cervello in
cui è stato impiantato l’elettrodo verrà stimolata. Si assiste così a
quel fantastico fenomeno per cui una gallina che dorme si alza
all’improvviso e inizia a correre, oppure una galina in movimento
all’improvviso si accovaccia e si addormenta; o una gallina si accovaccia e
inizia a comportarsi come se stesse covando un uovo o un gallo da
combattimento cade preda della depressione.
Il controllo totale che si esercita con questi congegni è terrificante e in
quei pochi casi in cui è stato sperimentato su esseri umani gravemente
ammalati i risultati sono stati altrettanto rimarchevoli. L’estate scorsa,
in Inghilterra, parlavo con Grey Walters, che è il più eminente esperto
della tecnica EEG in Inghilterra. Mi diceva di aver visto, all’interno di
alcuni manicomi, dei pazienti incurabili con qusti affari infilati nella
testa, e questi pazienti soffrivano di depressione incontrollabile. Avevano
questi elettrodi inseriti nei centri cerebrali del piacere e quando si
sentivano veramente male schiacciavano un bottone sulla batteria che avevano
in tasca e i risultati – così mi ha raccontato – erano stupefacenti. La
bocca inclinata all’ingiù improvvisamente si risollevava e queste persone
si sentivano gioiose e felici. Un’altra tecnica straordinaria che oggi è a
nostra disposizione.
E’ ovvio che al momento queste tecniche non vengono utilizzate se non in via
sperimentale, ma credo sia importante capire cosa sta succedendo per prendere
confidenza con ciò che è già successo e quindi usare un po’
d’immaginazione per estrapolare e proiettare nel futuro ciò che potrebbe
succedere. Cosa potrebbe succedere se queste tecniche fantastiche e poderose
fossero usate da persone senza scrupoli dotate di autorità? Cosa mai
succederebbe, che razza di società potremmo ottenere?
Ciò è particolarmente importante se si pensa che, guardando alla storia
passata, fino ad oggi abbiamo sempre permesso a questi progressi tecnologici
che modificano profondamente la nostra vita sociale e individuale di coglierci
di sorpresa. Mi sembra sia stato tra la fine del 18° e l’inizio del
19° secolo che le nuove macchine hanno consentito lo sviluppo
dell’industria. Non era oltre le possibilità umane osservare ciò che stava
accadendo, proiettarlo nel futuro e magari prevenire le terribli conseguenze
che avrebbero devastato l’Inghilterra, buona parte dell’Europa Occidentale
e questo paese per sessanta o settant’anni, gli orribili abusi del sistema
industriale. E se una certa dose di previdenza fosse stata applicata in quel
momento al problema e se la gente avesse prima cercato di capire cosa stava
succedendo e poi usato l’immaginazione per capire cosa poteva succedere e
quindi avesse elaborato gli strumenti per far sì che le peggiori applicazioni
della tecnica non avessero luogo, allora credo che l’occidente si sarebbe
risparmiato circa tre generazioni di miseria terribile imposta ai poveri di
quell’epoca.
La stessa cosa vale per i progressi tecnologici odierni. Dobbiamo pensare ai
problemi dell’automazione e – in modo più approfondito – a quelli che
potrebbero sorgere grazie a queste tecniche, che potrebbero davvero
contribuire a questa rivoluzione definitiva. Il nostro compito è di essere
consapevoli di ciò che sta accadendo e di usare la nostra immaginazione per
capire cosa potrebbe succedere, in che modo si potrebbe approfittarne e
infine, se possibile, di provvedere affinché gli immensi poteri che oggi
possediamo grazie a queste scoperte scientifiche e tecnologiche vengano usati
a beneficio dell’umanità e non per la sua degradazione.
Nel 1897
Pareto, studiando la distribuzione dei redditi, dimostrò che in una data
regione solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza.
Questa osservazione ispirò la cosiddetta "legge 80/20", una legge
empirica che fu formulata da Joseph
M. Juran, ma che è nota anche con il nome di principio di Pareto,
e che è sintetizzabile nell'affermazione: la maggior parte degli effetti
è dovuta ad un numero ristretto di cause (considerando grandi
numeri).
Secondo la "legge 80/20" (i valori 80% e 20% sono ottenuti
mediante osservazioni empiriche di numerosi fenomeni e sono solo indicativi),
in genere l'80% dei risultati dipende dal 20% delle cause. Questo principio può
avere diverse applicazioni pratiche in diversi settori, ad esempio:
economia:
l'80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione (ma ovviamente i
valori reali variano a seconda dei paesi e dei periodi). Oppure: il 20%
dei venditori fa l'80% delle vendite, ed il restante 80% dei commerciali
fa solo il 20% delle vendite.
qualità:
il 20% dei tipi possibili di guasto in un processo produttivo genera l'80%
delle non conformità totali. Oppure: l'80% dei reclami proviene dal 20%
dei clienti.
informatica:
l’80% del tempo di esecuzione è impiegato solo dal 20% delle istruzioni
di un programma. Oppure: l'80% delle operazioni degli utenti sono dovute
al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo.
L'80% degli errori di codifica è riconducibile al 20% dei moduli.
Altre applicazioni più generali del concetto di Pareto-efficienza
sono: l'80% dei ricavi deriva dal 20% dei centri di profitto, e l'80% dei
costi deriva dal 20% dei centri di spesa.
Ad esempio, in Italia: per treni e aerei l'80% dei ricavi deriva da un 20%
di rotte non in perdita; l'80% del deficit sanitario italiano è localizzato
in un 20% di ASL sparse sul territorio.
Sfruttando queste osservazioni, è possibile analizzare un insieme di dati
in modo da determinare le poche variabili (fra le tante in esame) che
influenzano in modo significativo i risultati finali di un determinato
fenomeno (analisi di Pareto).
Uno strumento utile a tale scopo è il cosiddetto diagramma di Pareto
che consiste in un istogramma
della distribuzione percentuale di un fenomeno, ordinato in senso decrescente,
affiancato al grafico delle frequenze cumulate (curva
di Lorenz). Il grafico può aiutare a stabilire quali sono i maggiori
fattori che hanno influenza su un dato fenomeno, ed è quindi un utile
strumento nelle analisi, nei processi decisionali, nella gestione della qualità
ed in numerosi altri settori.
Esempio di diagramma di Pareto: i primi tre fattori (ad esempio
difetti) hanno una incidenza dell'80% sul totale degli effetti (ad
esempio reclami)