James Bond : per scoprire il killer basta sapere chi aveva la
diarrea
Per dimostrarvi che i miei scherzi non sono solo scherzi ecco la foto che
immortala la borsa sequestrata al Killer armato di memory card ma
che, più probabilmente, apparteneva al pallavolista-segreto sottoposto a
un viaggio più lungo e con molte più incognite,compreso il rischio di
farsela addosso in modo dirompente.
L'oggetto sulla sinistra nel beauty sembra un coniglietto di peluche ma è più
indecifracibile rispetto al rotolo di carta igienica che straborda.
Sia che la borsa appartenga a Tartaglia che ad Andrea Matteazzi la pericolosità
dei reperti è indubbia:
è venuto a mancare un check-in di sicurezza idoneo ma forse non esistono
ancora tag sulla carta igienica, soprattutto quella non ecologica che uccide gli
alberi e non ha possibilità di riciclo.
Questa foto è tratta dal video precedente su 4 shared al minuto 0.6 di 0.33
La foto del Gazzettino di Padova sull'arresto di Tartaglia dice che
chi aveva in mano la videocamera o il lettore Rfid (o altro) era proprio
A.Matteazzi.
Da notare anche che nella foto del Gazzettino di Padova non compaiono i
guanti scuri dell'individuo con berretto sulla sinistra,le mani sul braccio di
Tartaglia sono di meno e mancano gli occhiali.
Sarebbe interessante sapere chi ha curato la foto qui sotto che è
comparsa sul Repubblica e altrove

Da :http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=84284&sez=ITALIA
Padova. «Così ho inseguito l'aggressore
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PADOVA (15 dicembre) - Era andato in gita a Milano, partendo dalla
sua casa di Abano Terme. Il caso l’ha portato a ritrovarsi a fianco di
Massimo Tartaglia nel momento in cui questi al termine del comizio in
piazza Duomo ha scagliato la statuetta di metallo contro il capo del
Governo ferendolo al volto.
Così Andrea Matteazzi (nella foto a destra con il berretto bianco),
operatore turistico ventinovenne della città termale in provincia di
Padova, pallavolista con un passato in serie B e ora in forza a una
squadra di serie C vicentina, "fan" del Cavaliere per
tradizione di famiglia, si è ritrovato ad essere "eroe per
caso". È lui infatti che mettendo a frutto le doti atletiche si è
tuffato per bloccare l’autore dell’aggressione, pronto a darsi alla
fuga. Le fotografie di quegli istanti convulsi lo ritraggono - alto e
con in testa un berretto bianco - mentre "consegna" Tartaglia
agli agenti della sicurezza.
Domenica Andrea Matteazzi era a Milano per impegni personali. Che ha
sbrigato in fretta per poter seguire da vicino il comizio di Berlusconi.
Non ha avuto difficoltà, muovendosi per tempo, a conquistare un posto
quasi in prima fila, alla destra del palco. «Sono riuscito a stringere
la mano al ministro La Russa e a salutare Bondi - racconta - prima di
vedere da vicino Berlusconi che, al termine del comizio, ha voluto
precedere di un passo gli uomini della scorta per stringere mani e
firmare autografi».
Le drammatiche sequenze del ferimento del presidente del Consiglio sono
nitidamente impresse nella memoria del Andrea. «Ho visto
improvvisamente la mano del feritore alzarsi e volare in aria un oggetto
avvolto in un giornale che si è abbattuto violentemente sul volto di
Berlusconi. D’istinto il mio sguardo si è incollato su un uomo
vestito con una giacca a vento chiara. Correva goffamente con la schiena
piegata per allontanarsi dalle transenne. La gente non capiva e lo
schivava».
Il ventinovenne di Abano Terme è sicuro che se Tartaglia se fosso
riuscito a "bucare" la folla, non sarebbe stato facilmente
raggiungibile. L’ha rincorso e raggiunto prima che l’aggressore
potesse raggiungere un vicino negozio di intimo. «È caduto a terra –
spiega Matteazzi – e mi sono subito gettato sopra. Un secondo dopo
sono arrivati gli uomini della scorta del premier. Solo allora la folla
ha capito che avevano preso l’aggressore. Urlavano di ucciderlo. A
stento le guardie del corpo sono riusciti a condurlo oltre le transenne
per evitare il linciaggio». Andrea è tornato in treno. Turbato, ma con
una speranza nel cuore. «Spero che Berlusconi venga a sapere che ho
preso io il suo feritore. Non mi aspetto certo una medaglia. Ma un suo
"grazie" sarebbe più importante di qualsiasi riconoscimento».