LA BONIFICA DI PALAZZO CHIGI
Ecco l' estratto di un altro articolo circa la sorveglianza(non la scorta) riservata ai magistrati sempre da Repubblica:
http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/cronaca/sismi-mancini-10/csm-servizi/csm-servizi.html
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Il rapporto del Csm. Da quanto emerge dalla
risoluzione, quasi l'intera procura di Milano, 10 tra consiglieri in carica ed
ex del Csm, due ex presidenti dell'Anm e 203 giudici di 12 Paesi europei (di cui
47 italiani) sono citati nell'archivio segreto di via Nazionale. I nomi di
alcuni di loro (è il caso dei 203) compaiono in elenchi; mentre per altri ci
sono schede che danno conto sopratutto dei rapporti intrattenuti con autorità
politiche: è il caso di dei pm milanesi Armando Spataro e Stefano Dambruoso e
di Domenico Gallo. Spiati anche magistrati di Torino, Roma e Palermo. Una scheda
è dedicata a Emmanuel Barbe, magistrato francese di collegamento presso il
ministero della Giustizia. Si parla tra l'altro dei suoi legami con Violante, Di
Pietro, Caselli, Bruti Liberati e Ignazio Patrone, allora presidente di Medel e
segretario di Magistratura democratica.
A quanto riferisce l'Ansa, ai magistrati delle sedi giudiziarie di Milano,
Torino, Roma e Napoli si fa riferimento in appunti risalenti alla
primavera-estate del 2001 riguardanti un "progetto di osservazione e
intervento del Sismi su settori della magistratura definiti 'portatori di
pensieri e strategie destabilizzanti e vicini ai partiti della passata
maggioranza'". L'obiettivo era la "neutralizzazione di iniziative
politico-giudiziarie , riferite direttamente a esponenti dell'attuale
maggioranza di governo e di loro familiari (anche attraverso l'adozione di
provvedimenti traumatici su singoli soggetti)".
La gran parte dei nomi dei pm milanesi (alcuni sono ancora in procura mentre
altri c'erano all'epoca delle informative) compaiono in elenchi e schede di
magistrati qualificati come "aree di sensibilità da sottoporre a
osservazione e interventi di contrasto e dissuasione": ci sono Borrelli,
Davigo, Boccassini, Greco, Taddei, Ichino Carnevali, D'Ambrosio e Colombo (i cui
nomi compaiono anche sotto la voce "supporters e/o braccio armato"); e
anche De Pasquale, Napoleoni e Bruti Liberati, che è uno degli ex presidenti
dell'Anm (l'altro citato per strategia antigovernativa ma su cui c'è solo un
articolo del "Giornale" è Elena Paciotti).
Nell'elenco delle toghe da sottoporre a osservazione ci sono anche i magistrati
di Palermo Ingroia, Natoli, Principato e Sabella; quelli di Torino Caselli e
Perduca; e di Roma Almerighi e Salvi. Ma ci sono pure Casson (allora pm a
Venezia) e i due fratelli Mancuso ( uno in servizio a Napoli e l'altro a
Bologna).
I consiglieri del Csm citati sono soprattutto delle passate consiliature (
dell'attuale sono solo due Cesqui e Pepino, mentre tra i "vecchi" c'è
l'attuale capo dell'Organizzazione giudiziaria di via Arenula Claudio Castelli)e
la gran parte di loro è oggetto di attenzione per la loro appartenenza alla
corrente di Magistratura democratica e a all'associazione europea di magistrati
Medel (a cui Md aderisce) e che viene definita "il deus ex machina del
movimento internazionale dei magistrati militanti". Su Medel ci sono
elenchi di tutte le organizzazioni e dei singoli magistrati che ne fanno parte:
il più ricco del 2001 comprende 203 magistrati con relativi indirizzi di posta
elettronica di 12 Paesi.
Ma c'è anche un monitoraggio capillare delle attività e dei contatti e dei
documenti dell'organizzazione, che avviene- sottolinea la risoluzione del Csm-
"anche attraverso l'analisi dettagliata dei messaggi di posta elettronica
diffusi nella lista (di carattere interno) dell'associazione".
Gli articoli che sono stati in parte riportati si
trovano in fondo a questo riferimento Wikipedia ma tutti quelli segnalati
meritano di essere letti :
martedì 2 ottobre 2007
L'archivio segreto di Via Nazionale consiste in centinaia di dossier preparati dal funzionario del Sismi Pio Pompa (il coordinatore) e relativi a giornalisti, magistrati e numerose personalità della politica e non solo, tra le quali Romano Prodi, Vincenzo Visco ed altre importanti figure del centrosinistra. Gli obiettivi del dossieraggio erano in larga parte persone ritenute "nemici" del centrodestra".
L'archivio conterrebbe inoltre materiale per operazioni contro potenziali avversari politici del centro-destra, piani di "occupazione" della pubblica amministrazione e degli organi di sicurezza legati al governo, promemoria sui sequestri degli ostaggi italiani in Iraq, materiale relativo a crisi internazionali in Africa e nell'est Europa. L'archivio sarebbe stato realizzato utilizzando informazioni riservate ottenute da persone introdotte in procure, nelle Forze Armate, nella pubblica amministrazione e negli organi di stampa. Secondo gli inquirenti, l'archivio serviva per effettuare una vera e propria campagna di disinformazione ai danni delle personalità pubbliche oggetto di spionaggio.
L'attività illecita ha avuto inizio nell'estate 2001 ed è proseguita fino al 2006. Alcuni dei protagonisti di questo scandalo sono inoltre coinvolti anche nel caso Abu Omar e nello scandalo Telecom-Sismi.
Dai primi risultati delle indagini, appare che dall'insediamento di Pollari al vertice del Sismi (avvenuto con nomina da parte dell'appena insediato governo di centrodestra guidato da Berlusconi), sia stata inoltre avviata una attività di sistematica sostituzione ("bonifica") degli uomini ritenuti non fidati nella struttura di Palazzo Chigi e di "epurazione" della pubblica amministrazione, con l'inserimento di persone direttamente rispondenti ai nuovi vertici del servizio ed ad esse assolutamente leali.
Pompa ha inoltre ammesso durante gli interrogatori che il direttore Pollari era informato in ogni momento del procedere dell'attività di spionaggio condotta sui magistrati ritenuti "ostili" a Silvio Berlusconi.
La scoperta dell'archivio risale all'estate del 2006, nel periodo in cui la Procura di Milano indagava sul caso Abu Omar. In tale circostanza, è stato rinvenuto l'archivio segreto in Via Nazionale, contenente i dossier e le documentazioni ora al vaglio dei magistrati. Nei primi di luglio del 2006 la Procura di Milano ha disposto l'esame tecnico dell'archivio. L'anno successivo (2007) ha passato la documentazione alla Procura di Roma.
Dal giugno 2007 Pio Pompa e l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari sono indagati dalla procura di Roma con l'accusa di peculato e possesso abusivo di informazioni riservate. All'attività di Pompa avrebbe collaborato attivamente anche Renato Farina, giornalista del quotidiano Libero. Pompa è accusato di trattamento illecito di dati personali sensibili, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e possesso ingiustificato di documenti e cose atte a fornire notizie concernenti la sicurezza dello Stato.
Il 26 giugno 2007 Pio Pompa è stato sottoposto a perquisizione. Nella sua auto è stata trovata copia informatica dell'enorme mole di dati, articoli e dossier che costituiscono l'archivio.
Nell'interrogatorio del 3 luglio 2007 Pio Pompa, ha dichiarato di aver ottenuto le proprie informazioni da fonti pubbliche.
Il 4 luglio 2007 il Consiglio Superiore della Magistratura è intervenuto accusando il SISMI dell'attività di spionaggio, portando avanti "un'attività estranea ai compiti dei servizi fatta per intimidire e far perdere credibilità" ai magistrati. Il CSM ha accusato il Sismi non solo della raccolta di materiale informativo sui magistrati, ma anche di averne seguito gli spostamenti e di averne spiato la posta elettronica, allo scopo di intralciare le indagini dei magistrati stessi, sorvegliarli, intimidirli e screditarli, utilizzando anche mezzi di informazione compiacenti. Secondo il CSM, i membri delle Procure di Milano, Torino, Roma e Palermo sono stati oggetto di spionaggio e schedatura. Sarebbero inoltre stati spiati vari consiglieri dell'Associazione Nazionale Magistrati, oltre a 47 giudici italiani e 156 giudici di diversi Paesi Europei.
Nei giorni successivi Silvio Berlusconi dichiara: "Non sapevo nulla, ma i dossier sequestrati (al Sismi) non hanno niente di illecito”. Viene inoltre avanzata la proposta da parte del Ministro della Giustizia Clemente Mastella della creazione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul caso. Pollari successivamente dichiara di voler raccontare la propria versione dei fatti, cosa a suo dire impossibile per via del segreto di stato. L'11 luglio 2007 il governo tuttavia ribadisce che sulla vicenda non è stato mai apposto alcun segreto di stato.
Il 17 luglio, Nicolò Pollari, interrogato dal Copaco, fornisce ben pochi elementi conoscitivi sulla questione, asserendo inoltre che l'ufficio era attivo solo dal 2004.
Con la riforma dei servizi di informazione varata ai primi di agosto 2007, sono state fissate pene severe (con il carcere da 3 a 10 anni), per chi compie attività di "dossieraggio". Sono stati inoltre messi al bando gli archivi riservati.
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