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Bomba o non bomba
La panoramica che si propone a noi di internet, se abbiamo tempo di spaziare un poco non è delle più confortanti,guardandola dall'esterno si può vedere qualcosa che galoppa di gran carriera e che ognuno di noi vede da diverse angolazioni a seconda della propria struttura mentale che ha caratteristiche precise e diverse in ognuno di noi. Una volta trovai delle cose davvero interessanti (a dir poco) su questo argomento ma le tenni per me ,o quasi, un po' perchè qualsiasi cosa tu faccia di buono e con entusiasmo c'è sempre qualcuno che sa già come usarla per i suoi fini e non per i tuoi ,un po' perchè capivo che il momento in cui questa cosa si situava non era propizio per buoni scopi e rischiava di diventare uno strumento di classificazione e discriminazione invece che un utilissimo strumento. Paragonai il periodo che stavo vivendo,nel luogo che secondo me precorre per diversi motivi quello che succederà in tutta la nazione,a un presagio di "Rosa bianca"non so se conoscete quel romanzo che parla di un piccolo gruppo che si oppone al nazismo ma troppo tardi, non perchè vedessi un gruppo ,anche piccolo, ma perchè ne intuivo la presenza in forma delocalizzata. Di positivo posso dire che a distanza di anni ho visto crescere la consapevolezza del pericolo insieme,purtroppo,alle persone toccate ma per fortuna non più nel totale silenzio. Chi entrò in contatto con la situazione a colpo d'occhio ,quasi senza saperne nulla, e che aveva vissuto la scorsa guerra ne diede una chiara definizione,dispiaciuta è dire poco e spaventata non è adatto. Aveva vissuto sulla propria pelle la realtà di un periodo evidentemente di atrocità e di paura e si sforzava da anni di tramandarne memoria. Ciò che volevo dire inizialmente è che ognuno di noi vede le cose sotto la propria angolazione ma il modo per uscire da questo stato di cose che altrimenti evolverà verso una data direzione inesorabilmente è aprire alle altre visioni, accettando di avere il quadro completo del fenomeno, insomma cercare di non rifiutare le componenti provenienti da diverse direzioni. Piano piano questo quadro si sta completando ma il rischio è che quando sarà ben delineato possa essere troppo tardi. Essere troppo impulsivi è sbagliato perchè si possono prendere abbagli ma lo è altrettanto aspettare che qualcuno ci dica quello che noi stessi non abbiamo il coraggio di affermare. Un esempio: dispongo di molti dati che possono farmi pensare che ci sia qualcosa che non funziona nell'ambiente in cui vivo,entra ed esce gente strana, memorizzo varie situazioni che mi lasciano interdetta,se i fatti sono preoccupanti e aspetto di avere troppe certezze sull'argomento rischierò grosso, il segreto a mio parere è arrivare a un punto critico del quadro in cui con gli elementi a disposizione riesco ad avere il minimo di rischio traendo delle conclusioni e portandole a chi di dovere. Certo questo mi esporrà a rischi e conseguenze spiacevoli, anche avendo ragione, ma mai quanto avere delinquenti circolanti a due passi. Vorrei riassumere alcune delle angolature
1)libertà di informazione,sua manipolazione,attacco del giornalismo libero 2)dicriminazioni razziali(è di ieri la notizia del ragazzo di colore che è stato ucciso a sprangate dai gestori di un bar vedi passaparola del 15/09/08) 3)acqua alla gola sul lavoro 4)muro del silenzio che ferma ogni giusta richiesta riguardo a diritti superati. 5)cambiamento di leggi o formulazione di leggi a carattere discriminatorio 6)azione su zone del codice penale che riguardano specificamente la tutela dello stato p.s la depenalizzazione del colpo di Stato è una notizia del 25 agosto che è stata diffusa solo da internet
7)estrusione e impedimento di ripresa dei consigli comunali. 8)privatizzazioni selvagge anche dei servizi fondamentali e sparizione di capitali accumulati segnalati 9) occupazione del Parlamento da condannati,sospettati di ogni misfatto e prescelti dai partiti 10)schedature a tappeto e utilizzo di strumenti informatici per il controllo individuale a livello sanitario,ideologico,finanziario a livello di massa 11)minimizzazione da parte delle autorità del ruolo di ideologie nostrane che hanno affiancato il nazismo e lo hanno seguito 12)attacco alla giustizia tramite i suoi magistrati più solerti. 13)qui metterei l'argomento di questo sito che riguarda un colpo di stato elettronico e diffuso ripetutosi per due volte (poco importa che le procure non lo abbiano dimostrato ne esistono tutte le prove tranne quelle provenienti dai necessari controlli) a cui la stampa non ha dato l'importanza dovuta :l'ultimo attacco alla democrazia già sfinita ,preparato attraverso una nuova legge elettorale e l'approvazione della legge di depenalizzazione del colpo di stato. 14)non trascurerei quelle che sono già certezze negli USA che è passata dalla libertà al fascismo e vede la legge marziale come estremamente prossima.
Il titolo di questa pagina BOMBA O NON BOMBA vorrebbe dire che non è necessario usare direttamente le armi per arrivare dove si vuole,pur ottenendo un effetto analogo,una volta dissi, in un luogo ritenuto molto rispettabile, che per ammazzare basta un semplicissimo lavoro anche con le carte. Di responsabili se ne possono contare infiniti :tutte le volte che una persona rifiuta di fare quello che è effettivamente il suo dovere. La canzone dice anche,verso il finale, che il cammino è avvenuto BOMBA SU BOMBA,nel vero senso della parola e no e che la giustizia è dovuta a tutti ed è nostro compito darla. Chi è in contatto con molte menti a cui viene richiesto di risolvere un problema sa che è la norma attendersi una o due strade per la soluzione ma che la realtà è ben diversa:alla fine le modalità di risoluzione e di interpretazione del problema sono molte. Qualcuno usa intelligentemente questa strategia per ottenere risposte non facilmente ricavabili,la definizione mi sembra che sia "tempesta di cervelli", quelle che inizialmente sembrano persino ridicole,se recepite,danno soluzioni o risultati strabilianti. La nostra forza penso che sia proprio nella democrazia che è l'ascolto generalizzato e lo sforzo di non rifiutare ciò che istintivamente ci è lontano e difficile ma sfruttare ogni contributo: é ciò che chi promuove l'antidemocrazia e rifiuta la varietà della specie umana (e ne fa selezione) non può avere. Al primo posto in questo sforzo di ascolto sono le persone che condividono i nostri stessi obiettivi ma chi ti sbatte la porta in faccia ti può dire molto e chi sta dalla parte contraria è una miniera anche se involontariamente. La prima pagina del sito è un concentrato di bombe vere e di bombe senza esplosivo,dare una risposta di giustizia a queste bombe fa parte del cammino di recupero della nostra democrazia,molte di queste persone sono amici che dobbiamo ascoltare o anche testimonianze involontarie ma gli ostacoli che hanno incontrato sono gli stessi e possono dirci molto.
Ecco alcune iniziative molto diverse e un'informativa: 1)"fascismo" 2)il caso Carlo Ruta e il bavaglio alla rete 3)No Dal Molin 4)la pubblicazione delle cifre relative alle consulenze delle regione a Reggio Calabria
1)
Lucca, data dell’inoltro
Alla Attenzione de
IL CAPO DELL’ UFFICIO della
PROCURA della REPUBBLICA di
00100 R O M A RM
Da
Mario CIANCARELLA
Cittadino
e
M I L A Z Z O
Oggetto: Esposto di circostanze per la valutazione dell’Ufficio sulla eventuale rilevanza penale dei comportamenti segnalati.
Lo scrivente Mario Ciancarella, Cittadino Italiano, nato a Pescara il 18-3-1951 e residente a ……………………………. – presso la quale elegge domicilio per la specifica circostanza di questo esposto -, in nome proprio ed anche per conto della Associazione Antimafie “Rita Atria”, con sede in ……………., per la quale sottoscrivo come uno dei soci responsabili
§ L’onorevole Ignazio La Russa intervenendo, nella sua qualita’ di Ministro per la Difesa della Repubblica Italiana, alle celebrazioni per la memoria della difesa di Roma (8 Settembre 1943), nell’ambito delle azioni della Resistenza e della Lotta di Liberazione dal Nazifascismo, e dunque nelle vesti di garante dell’onore e della lealta’ delle Forze Armate e di quelle della Liberazione (che nessuno ha diritto di vilipendere come esplicitamente recita l’art. 81 del C.P.M.P.) ha testualmente affermato:
§ La Costituzione italiana si fonda sullo spirito antifascista - che la ispiro’ e che guido’ la Resistenza - e sul suo dettato - che vieta la ricostituzione del disciolto Partito Fascista - e dunque nega ogni forma di apologia di tale espressione politica, principio che e’ stato infatti reso successivamente attuativo dal testo predisposto ed approvato con L. 20 Giugno 1952 nr. 645 “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” che all’art. 4 esplicitamente recita:
“4. Apologia del fascismo.
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell'articolo 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000.
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.”
§ L’onorevole La Russa, in quanto Ministro di questa Repubblica Italiana, ha giurato fedelta’ alla sola Costituzione che ne definisce la forma e ne fissa i valori ed i principi fondamentali sui quali impegna comunque ogni Cittadino e non i suoi soli rappresentanti Istituzionali,
Tutto cio’ premesso gli scriventi
Che l’Ufficio adito valuti se esistano nei comportamenti e nelle frasi dell’On. Ignazio La Russa, gli estremi per la incolpazione per
2. Alto Tradimento
3. Vilipendio delle Forze Armate e di Liberazione
e ogni altro reato che l’Ufficio riterra’ eventualmente di individuare nei suoi comportamenti e nella specifica e pubblica esternazione.
Si consenta di segnalare comunque all’Ufficio in indirizzo la profonda indignazione, personale ed associativa, per le espressioni del Ministro La Russa che non hanno inteso accomunare nella pubblica pieta’ quanti siano eventualmente caduti su fronti contrapposti, quanto esaltare chi abbia ritenuto di operare (“combatterono” dice infatti il Ministro e non “caddero”) la stessa scelta di militanza nelle formazioni della RSI ed additare, non la loro eventuale morte, ma il loro comportamento e le motivazioni della loro scelta, al rispetto dei Cittadini Italiani, arrivando ad accusare di mancanza di obiettivita’ quanti dissentissero da tali affermazioni.
E’ importante ricordare che, stante il doveroso senso dello Stato e dei Suoi fondamentali principi di prevalenza e legittimita’ funzionale ed istituzionale, la RSI fu una forma di illegittima usurpazione del potere statuale fin dal suo insorgere per volonta’ esplicita del Furher nazista Adolf Hitler.
Infatti la sola Autorita’ che al tempo avesse il potere di affidare o revocare responsabilita’ di Governo era la Persona del Sovrano, e la fiducia fu revocata al Primo Ministro Benito Mussolini solo in virtu’ dell’ordine del giorno di sfiducia deliberato dallo stesso Gran Consiglio del Fascismo. Dunque in piena e totale legittimita’.
Ferme restando le gravissime ed imperdonabili responsabilita’ successive dei responsabili governativi per aver abbandonato, subito dopo l’armistizio con le forze alleate, l’Esercito e la Popolazione, lasciandoli privi di qualsiasi direttiva e garanzia in balia dei combattenti tedeschi - ai quali si era consentito, dal 25 Luglio all’8 Settembre, di occupare l’intero territorio nazionale -, non sembra agli esponenti affatto sostenibile che a quanti scelsero di schierarsi con una entita’ politica costituitasi extralegem contro lo Stato legittimo italiano e per volonta’ straniere, e solo dopo l’8 Settembre 1943, possa essere riconosciuta la stessa dignita’ di coloro che, permanendo nelle truppe regolari dello Stato Italiano ovvero scegliendo di combattere nelle fila delle Formazioni Partigiane al fianco delle truppe Alleate e per la Liberazione dalla occupazione Nazifascista, scelsero di servire la Patria e lo Stato (che valgono sempre di piu’ dei propri rappresentanti – siano essi tali per volonta’ del Popolo Sovrano o per “volonta’ di Dio e della Nazione” - e delle loro eventuali responsabilita’ per qualsivoglia nefandezza) mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari, e spesso furono consegnati dagli avversari della RSI alle torture e violenze feroci del sistema repressivo nazista, privo di qualsiasi umanita’ e rispetto per i Diritti Fondamentali della Persona Umana. In violazione di qualsiasi statuizione e convenzione sottoscritta pur in condizioni di belligeranza.
Non e’ in discussione la comune pieta’ con cui e’ sempre possibile (se non doveroso) accomunare i morti di fronti contrapposti. Questo aiuta e costruisce una effettiva riconciliazione. Recentemente cio’ e’ avvenuto anche tra il Popolo Americano e quello Vietnamita dopo un conflitto devastante, come d’altra parte lo stesso regime franchista aveva eretto un mausoleo dedicato a tutti i caduti della feroce Guerra Civile che vide contrapposti gli uni contro gli altri i Cittadini e le Cittadine spagnoli e giovani di diverse nazioni intervenuti sui contrapposti fronti di lotta. Dunque puo’ ben essere promosso un simile stile e sentimento di pieta’ condivisa per i caduti ed un simile atteggiamento di riconciliazione nazionale anche in questo nostro Paese.
Ma in questa ultima vicenda, piuttosto che fare memoria di giovani vite consumate nella barbarie della guerra e della conflittualita’ fratricida, si e’ esaltata la scelta stessa e le motivazioni valoriali di quanti aderirono alla RSI, con uguale enfasi delle scelte e delle motivazioni dei Resistenti Italiani e di quanti nelle file dell’Esercito regolare continuarono la lotta di Liberazione della Patria e dello Stato dal NaziFascismo. Questo rende inaccettabile, e forse sanzionabile penalmente, il tono e le argomentazioni utilizzate dal Ministro per la Difesa.
Il ricordo e la memoria dei tanti torturati - i prigionieri di via Tasso ed i martiri delle Fosse Ardeatine su tutti - e delle popolazioni inermi massacrate in ripetute azioni combinate di truppe naziste e della RSI, hanno infatti subito da una simile equiparazione di valori etici e morali - come presunti e dichiarati dall’on. La Russa - una offesa inquietante ed inaccettabile.
E se la storia della civilta’ umana, spesso evolutasi su conflitti acerrimi, puo’ ben cercare una composizione a posteriori delle ragioni stesse del conflitto, questo non potra’ mai significare la rinuncia a giudicare le opposte ragioni del confliggere partendo da una base condivisa di valori. E la Costituzione segna un invalicabile confine e discrimine tra cio’ che puo’ essere valutato come giusto e nobile e cio’ che non lo e’ e non potra’ mai essere giudicato come tale.
Si puo’ infatti anche pensare che gli stessi aderenti a cosche di criminalita’ organizzata, avendo ritenuto che l’Antistato avesse ai loro occhi una maggiore legittimazione dello Stato Nazionale e delle sue Istituzioni, possano aver agito in buona fede nel servire le aspettative e le direttive, pur criminose, di quanti essi avvertivano come legittime espressioni di un potere statuale. Questo puo’ forse suggerire di aver compassione per loro, specie se morti violentemente a causa delle loro attivita’, unitamente alla consapevolezza dello Stato di dover operare per rendere chiara anche ai loro occhi, o a quelli dei loro emuli, la maggiore superiorità’ dello Stato di Diritto e della Legalita’ Democratica.
Ma quando la loro attivita’ criminale avesse determinato un conflitto aperto con uomini delle Forze dell’Ordine, e questo conflitto avesse a sua volta causato caduti da entrambe le parti, sarebbe ignobile, a parere degli esponenti, voler riconoscere, proprio nel giorno in cui si celebrasse la memoria del sacrificio dei servitori dello Stato (e nel nostro caso dei veri padri fondatori - uomini e donne del Popolo - della Patria costituzionale), una pari dignita’ alle motivazioni degli antagonisti criminali.
Cosi’ pure sarebbe se una parte di cittadini del territorio, per aspirazioni egoistiche e pretestuose, decidesse di aggredire l’unita’ nazionale, sancita dalla Costituzione, e proclamasse in modo unilaterale una secessione, anche con l’uso della forza e con mezzi di violenza. Nessuno, ritengono gli esponenti, potrebbe riconoscere loro una pari dignita’ delle motivazioni valoriali con quanti si fossero impegnati ed immolati per la difesa dell’Unita’ Nazionale. E tanto meno sarebbe legittimato a farlo quando si facesse memoria del sacrificio dei difensori dell’Unita’ del Paese.
E’ per questa serie di ragionamenti che gli esponenti ritengono che le intervenute modifiche alla Legislazione sui reati di Attentato agli Organi Costituzionali - le quali, inserendo la clausola “con atti violenti” per la concretizzazione del reato, sembrerebbero escludere la perseguibilità’ per la sola espressione libera, e costituzionalmente garantita, di opinioni personali, per quanto prefiguranti una alterazione istituzionale della Repubblica – non dovrebbero costituire un ostacolo insormontabile alla applicazione di sanzioni penali, in quanto la “istigazione a compiere reati” di qualsivoglia natura permane in tutta la sua rilevanza penale. Ed a giudizio degli esponenti i concetti espressi .dal Ministro La Russa sono tali da poter ben configurare attivita’ di istigazione, soprattutto di giovani generazioni spesso ignare della realta’ storica, a sentirsi sganciati dalla fedelta’ esclusiva alla Stato Costituzionale che ci e’ stato dato.
Cosi’ pure ritengono gli esponenti che le intervenute previsioni normative che sottraggono alla procedibilita’ per contestazione di responsabilità’ penali le piu’ alte cariche rappresentative dello Stato durante la pienezza delle loro funzioni, non possano trovare applicabilita’ nelle fattispecie di reato che l’intervento pubblico del Ministro potrebbe avere concretizzato. Come d’altra parte la stessa Costituzione rende irresponsabile il Presidente della Repubblica per gli atti compiuti durante il suo mandato, fatto salvo il caso di “Alto Tradimento”.
Certo i meccanismi costituzionali non sono un moloch e sono soggetti ad eventuali interventi correttivi se supportati da larghe e qualificate maggioranze come previsto per espressa volonta’ dagli stessi Padri costituenti, ma i suoi valori fondanti (la Democrazia e la Legalita’ Democratica - conquistate come Liberazione dal regime Nazifascista -, la forma di Stato e la sua Unita’, i principi e valori fondamentali inscritti nella prima parte della Costituzione) non sono soggetti a progetti politici di mutamento, violento o surrettizio che sia.
Gli esponenti chiedono infine di essere avvisati, secondo le previsioni di Legge, al domicilio di elezione ed alla sede associativa, degli orientamenti dell’Ufficio e sulle conclusioni cui il Magistrato ritenga di pervenire nel suo libero convincimento, ed ancora chiede che - qualora venissero prefigurate dall’Ufficio responsabilita’ penali per le attivita’ poste in essere dal Ministro - sia riconosciuto agli esponenti, in qualita’ di cittadini sovrani, di potersi costituire come parte lesa nell’eventuale giudizio.
Ringrazio per la attenzione e saluto con rispetto istituzionale.
In fede.
Ciancarella Mario
2)
> Ciao a tutti. > Sapete già di che si tratta... della libertà della rete. > Anziché linkarvi il mio ultimo (o quasi) post in merito, ve lo trascrivo - con preghiera di massima diffusione, se lo condividete. > Un abbraccio fraterno e grazie. > elena > PS: se volete leggere il pezzo di Carlo, è qui: > http://www.leinchieste.com/prima_pagina.html > > - - - - - - - - - - > > Riceviamo questo comunicato da Accadeinsicilia e lo pubblichiamo: > > "Chiuso per sciopero. Parte la protesta dei blogger italiani > > L'indignazione per la condanna di Carlo Ruta per stampa clandestina > dilaga sempre più sul web, con risvolti che vanno facendosi clamorosi. > Su iniziativa di alcuni blogger è partito uno sciopero in rete, da cui > potrebbe uscire un evento di portata notevolissima, unico in Italia e in > tutto l’Occidente. Hanno già aderito un discreto numero di siti. > Giungono notizie che l’adesione potrebbe farsi imponente. I blogger che > hanno promosso la protesta hanno espresso con determinazione che > intendono resistere alla morsa oscurantista che va stringendosi sul > paese, reclamando la piena libertà d’informazione e di espressione, > garantita dall’articolo 21 della Costituzione. > Ecco alcuni link pervenutici dei blogger in sciopero: > > http://sergioberto.blog.tiscali.it//sciopero_1925650.shtml > http://marcopetrulli.blog.tiscali.it//CHIUSO_PER_SCIOPERO_1926017. > shtml > http://julien.blog.tiscali.it//SCIOPERO_1925628.shtml > http://procopio.blog.tiscali.it//Condannato_Carlo_Ruta_1925145.shtml > > I blogger che aderiscono alla mobilitazione sono pregati di darcene > comunicazione con urgenza. Degli sviluppi della protesta verrà dato > conto con ulteriori comunicati. > > Giovanna Corradini; Paolo Fior; Nello Lo Monaco; Vincenzo Gerace; > Carlo Gubitosa; Carla Cau; Serena Minicuci; Teodoro Crescione; Angelo > Genovese; Giuseppe Virzì; Luisa La Terra; Andrea Mangano. > > Si prega di pubblicare e diffondere. Grazie" > > Di Carlo Ruta e della sentenza liberticida che lo condanna abbiamo già parlato; vi invitiamo comunque, se ancora non l’avete fatto, a leggere questo suo pezzo e la mail che ci ha inviato: > “Cari Elena e Mauro, > vi ringrazio vivamente per il tangibile sostegno all'iniziativa civile che si è intrapresa per la libertà sul web. A questo punto va reclamata una legge subito, e ritengo si possa riuscire a farcela, perché la mobilitazione sta facendosi sentire e alcune prese di posizione in ambito politico sono al riguardo piuttosto sintomatiche. Avete un bel sito, inutile dirlo, che reca pure un nome che in questo momento mi è assai congeniale. "Solleviamoci" potrebbe essere la parola d'ordine di questi giorni, di tutti. > Un fraterno saluto > Carlo Ruta” > > Alla luce di quanto sopra, il comitato di redazione ristretto di Solleviamoci si è riunito e ha deciso all’unanimità di NON ADERIRE ALLO SCIOPERO. > Non per pigrizia o per incapacità nell’oscurare i post precedenti, e nemmeno per non condivisione dello spirito che anima questa iniziativa. > Semplicemente, non intendiamo offrire ulteriormente il fianco all’attacco alla libertà di informazione e di pensiero che questo governo sta portando avanti con il sostegno attivo dei “media” – che infatti non parlano di Carlo Ruta, né degli altri interventi contro blogger ed informatori liberi. Nemmeno L’Espresso è al riparo dalla censura: vedi inchiesta sull’immondizia a Napoli. > > Ma non intendiamo certo stare zitti: per questo motivo “rilanciamo” con un’iniziativa alternativa: vogliamo offrire la cittadinanza onoraria a Carlo Ruta in questo blog – cosa che ci sembra più in linea con il suo pensiero. > Lo nominiamo AUTORE del blog e gli diamo tutto lo spazio che vuole per diffondere il suo pensiero (eventuali discrepanze di idee verranno risolte in rete, pubblicamente, come si fa nei regimi democratici seri). > > INVITIAMO TUTTI I BLOGGER A FARE ALTRETTANTO ed a darne comunicazione. > Grazie. > > elena e mauro > > RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE! > > PS: resta comunque inteso che daremo il nostro spazio anche agli aggiornamenti sullo sciopero! > > > >
3)
5 OTTOBRE 2008 - REFERENDUM “NO DAL MOLIN”
SI, CONTRO LA BASE DI GUERRA
L’Amministrazione comunale di Vicenza ha fissato per il 5 ottobre il referendum che chiamerà i cittadini a pronunciarsi sul seguente quesito: “È lei favorevole alla adozione da parte del consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l'avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell'area aeroportuale “Dal Molin” - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo?”.
Noi non siamo troppo amanti dei referendum. In una società in cui i mezzi per la formazione del consenso sono tutti in mano alle forze politiche e sociali dominanti, la possibilità di ribaltare gli esiti attraverso il voto (elettorale o referendario) è sempre molto remota. Tra l’altro, quello del 5 ottobre, è un referendum consultivo che non ha effetti pratici diretti, anche nel caso in cui venisse vinto da chi si oppone al Dal Molin militare (visto che, tra l’altro, l’acquisto dell’area da parte del Comune è subordinato - come dice il quesito - alla sdemanializzazione dell’area e Berlusconi ha già dichiarato che lo Stato non ha alcuna intenzione di sdemanializzare, cioè di vendere).
Ma ormai il referendum è promosso e si tratta di esprimere una posizione che per noi, a questo punto, è quella del SI.
SI ad andare a votare, SI nel voto del 5 ottobre, SI, soprattutto, a sviluppare una campagna di sensibilizzazione, non solo sugli effetti ambientali ed urbanistici della costruzione della base, ma soprattutto sui suoi effetti politici, sociali, culturali.
Perché il nuovo sindaco Variati abbia voluto il referendum è abbastanza facile intuirlo. Se vince il NO il centro-sinistra avrà mano libera nell’accelerare l’avvio dei lavori (che lo coinvolgono non solo per la propria subalternità politica agli USA, ma soprattutto in quanto a costruire saranno anche le “cooperative rosse”); se vince il SI la “patata bollente” dal punto di vista politico-mediatico passa nelle mani di Berlusconi che confermando il via libera ai lavori dovrà mettersi, gioco forza, contro “la città di Vicenza”. E in ogni caso, Variati farà la bella figura di chi ha voluto ascoltare la voce dei cittadini, cosa che Hüllweck non ha voluto fare. Insomma, comunque vada, Variati ci ricava qualcosa, e senza ostacolare i piani americani. Per il nuovo Sindaco di Vicenza si tratta, in sostanza, di una battaglia contro Berlusconi e non certo contro la costruzione della base (a cui il governo Prodi - dal PRC a Mastella -, è bene non dimenticarlo, aveva dato a suo tempo il via libera). È questo che spinge Berlusconi ad esprimere platealmente la propria avversione al referendum e a chiederne l’annullamento.
Variati tenta di impostare la questione Dal Molin nei termini di una questione amministrativa (“compriamo l’area e ci facciamo attività sociali”) per evitare che il referendum diventi una battaglia pro/contro la politica di guerra degli USA; ecco perché noi, al contrario, riteniamo che si debba politicizzare il più possibile il referendum chiedendo ai vicentini di esprimersi non solo e non tanto sull’impatto ambientale-urbanistico della base, quanto soprattutto sul suo impatto politico-sociale e umano, di esprimersi pro o contro la costruzione di basi che servono a garantire gli interessi economici e strategici dell’imperialismo, in particolare quello statunitense, e che sono la causa del massacro di intere popolazioni, alle quali abbiamo portato “pace e democrazia” a colpi di uranio impoverito, fosforo bianco o torture come ad Abu Ghreib.
Ecco perché noi non chiameremo i cittadini di Vicenza a dire sì o no al quesito posto da Variati, ma a dire sì o no al seguente quesito: “Cittadini di Vicenza, volete voi la costruzione o l’ampliamento di basi militari americane sul vostro territorio che oltre a creare problemi di impatto ambientale di vario genere, sono destinate ad essere usate in interventi di guerra che hanno il solo scopo di difendere e promuovere gli interessi economici del capitalismo USA (e non solo), depredando le ricchezze di altri popoli con la scusa di portare loro la democrazia?” Quando voteremo sì, facciamolo per queste ragioni senza abbassarci, anche se per ragioni opposte, all’infimo livello dei sostenitori del NO (ovvero del SI Dal Molin) disposti, per qualche spicciolo, a vendere ogni ragione di umanità e di civiltà.
Un referendum vinto per evitare l’aumento del traffico e non per evitare la morte di centinaia di migliaia di persone innocenti non servirebbe a nulla, neppure se avvenisse il miracolo e alla fine la base non si costruisse. Sul terreno dell’egoismo non cresce certo la pianta della solidarietà. E noi non avremo mai nessuna comprensione per chi vuole il giardino pulito senza preoccuparsi se altri vivono nelle discariche. Tanto varrebbe, nel caso, mandare al diavolo i vicentini e le loro preoccupazioni sulla perdita di valore commerciale degli immobili.
Ma se Vicenza, dicendo no al Dal Molin militare, dirà no alla guerra dell’imperialismo allora avrà dato un grande messaggio di civiltà; certo, il referendum è solo un passaggio, la battaglia andrà comunque avanti, anche se il referendum venisse vinto, anche se la base venisse costruita. Perché sempre ci sarà bisogno di lottare contro la guerra del capitale e per una nuova società, sempre ci sarà bisogno di lottare contro la morte, per la vita.
Alto Vicentino, settembre 2008
Gruppo promotore per un Coordinamento
antimperialista antifascista dell’Alto Vicentino
Per informazioni contattare: EMAIL: c_aaav@alice.it
TEL: 340.4063172 (Vicenza) – 348.2900511 (Schio) – 340.4947998 (Bassano del Grappa)
c/o Centro Brecht – Schio – Vi
***
Centro Cultuale e di Documentazione “Bertolt Brecht”
Piazzetta San Gaetano, 1 Schio (VI)
EMAIL: centro_brecht@alice.it
Tel. 348.2900511
Costruiamo un organismo, antimperialista e antifascista, permanente, diffuso sul territorio, aperto alle diverse culture politiche, capace di sviluppare una incisiva battaglia politica e culturale tanto contro la guerra imperialista a fianco del popoli che resistono, tanto contro il risorgere di bassi istinti razzisti e fascisti.
Invitiamo chiunque sia interessato a prendere contatti con il Centro culturale e di documentazione Bertolt Brecht.
4)
di ADRIANO MOLLO (da “Il Quotidiano della Calabria” del 13 settembre 2008)
REGGIO CALABRIA - “L’effetto Brunetta”, produce un primo risultato: i compensi dei consulenti della Regione sono diventati pubblici e il “Sole 24 ore” prova a fare le pulci agli enti e scopre che il capo di gabinetto del presidente del consiglio regionale Giuseppe Bova, Giuseppe Strangio, guadagnando 160.452 euro, è un consulente tra i più pagati d’Italia. Una vicenda che imbarazza i deputati calabresi che a Roma devono difendere l’immagine della “Calabria sprecona”dalla Lega e che, invece, ritrovano la propria regione sul più autorevole giornale economico italiano per le laute consulenze. Del caso ieri si è discusso a Santa Trada, al seminario del Pd, alla presenza del presidente Bova. Nelle hit dei compensi per consulenze figura anche il portavoce del presidente Bova, il giornalista Giampaolo Latella, con un compenso lordo di 117. 066,36 euro. Su internet si contano decine di commenti di calabresi inviperiti per la battaglia ai costi della politica fatta dal consiglio regionale e dal suo presidente che nei fatti non troverebbe riscontro. Campagna alimentata dallo stesso ministro Brunetta che ha messo su internet la composizione del suo staff, le qualifiche e il compensi. Spesso gli “internauti” si lanciano i commenti qualunquisti, forse dettati più dalla rabbia che da ragioni fondate. Volendo entrare nel merito dei costi delle consulenze di palazzo Campanella, prendiamo ad esempio il collegio dei consulenti giuridici previsto dalla legge 8/96. Scopriamo che nel 2006 ha espresso 17 pareri; nel 2007 solo 8. Ai consulenti viene erogata una somma pari ad 4.000 euro mensili lordi oltre Iva e rimborsi, per un costo totale circa di trecentomila euro annui. Dividendo l’importo per i pareri emessi per esempio nel 2006, ogni parere è costato al Consiglio oltre 17.000 euro. Curiosità: tra i consulenti giuridici figura anche l’attuale presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Morabito.
All’interno del consiglio regionale esiste anche il comitato di verifica per le cause di servizio. Al presidente, il consigliere comunale dottor Zimbalatti, vanno 7.500 euro al mese. La commissione si riunisce forse due volte all’anno. Ci chiediamo perchè tutto questo? Risposta: lo prevede la normativa regionale. Il capo di gabinetto è equiparato al direttore generale (costo per l’ente circa 200.000 euro l’anno) ed il vice capo di gabinetto al dirigente (150 mila euro l’anno), così come il Portavoce è equiparato al dirigente (150.000 l’anno). Il paradosso di tutto questo è che le indennità spettanti al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei ministri sono di poco superiori ai 200 mila euro l’anno. Nell’elenco pubblicato sul sito del ministero della Funzione pubblica ci sono anche tutti i componenti delle strutture speciali del consiglio e della giunta regionale. Nomi e cognomi con le cifre erogate. In molti casi, soprattutto per il consiglio regionale, i nomi sono quelli di dirigenti di partito. Il Consiglio regionale è intervenuto con tre distinti provvedimenti sulla riduzione dei cosiddetti “costi della politica”. Con il primo è stata sancita l’impossibilità per i consiglieri regionali e per i direttori generali, ovvero per i titolari di strutture speciali, di poter nominare o far nominare parenti entro il terzo grado; con il secondo si è provveduto a ridurre le indennità dei consiglieri regionali e con il terzo si è intervenuti per ridurre le competenze e le indennità dei componenti delle strutture speciali dei consiglieri regionali attraverso l’equiparazione dei responsabili di struttura ed amministrativi ai funzionari e non più ai dirigenti di servizio e riducendo del 5 % le altre indennità degli altri componenti delle strutture speciali . E’ stato ridotto il numero dei direttori generali del Consiglio da 5 ad 1 . Se i tre provvedimenti hanno sicuramente portato aduna inversione di tendenza, rispetto ad un sistematico incremento della spesa, è altrettanto vero che il costo complessivo per il funzionamento del Consiglio Regionale rimane invariato. Dai dati di bilancio del consiglio regionale emergono altre verità. Ad esempio nel 2004 i fondi trasferiti dalla giunta regionale erano 61.850.000 di euro, le spese per consulenze 1.450.000, le spese per manifestazioni e convegni 596.000. A consuntivo i fondi trasferiti dalla giunta regionale passati a 5.476.522. Dal 2005 in poi i fondi trasferiti alla giunta regionale sono passati a 70.476.522 milioni e le spese di rappresentanza a 950.000 euro, mentre le spese per manifestazioni sono aumentate di un milione di euro. Nel 2007 i fondi trasferiti dalla giunta sono passati a 78.500.000 euro e le spese per consulenze sono aumentate di oltre 400.000 euro sfiorando i 1,9 milioni di euro. Mentre le spese per manifestazioni e convegni sono arrivate ad essere 2.350.000 milioni di euro. In tutto questo ci è stato spiegato che i tagli ai costi della politica, per finanziare stage ai giovani laureati, sono stati pari a 5 milioni.