Basta.....fuori gli assassini e tutti quelli che stanno dalla loro parte!
Dal blog
di Beppe Grillo:
************ I quattro agenti che hanno causato la morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati a tre anni e sei mesi ciascuno per eccesso colposo nell'omicidio colposo. Due manganelli sono stati spezzati sul corpo del ragazzo. Federico aveva 18 anni. Gli agenti, che godranno dell'indulto di tre anni, non sono ancora stati radiati dalla Polizia. Il blog era presente al processo e alla sentenza. Domani il post e il video. ************
Sommario della puntata:
La lettera della mafia a Berlusconi
Piero Grasso, nulla da dirci?
Gli amici degli amici
Berlusconi intercettato parla delle minacce della mafia
Quando una classe non funziona ,quando gli elementi negativi hanno il
sopravvento su quelli che lavorano e creano un clima di collaborazione e di
tranquillita' si sa bene da chi dipende :dagli insegnanti e da chi dirige la
scuola.
Se poi la situazione riguarda una zona invece che una sola classe dipende da chi
ha il potere sulla zona.
Quando la giustizia in una zona non funziona dipende dal capo della polizia e/o
dei carabinieri e dalla magistratura,non si sbaglia di certo.
Senza entrare in merito alla innocenza o colpevolezza di chi è a potere in
Italia,vedi le quattro cariche più alte coperte dal Lodo Alfano, non si sbaglia
a dire che la colpa è loro.
..e naturalmente di coloro che lì li hanno posti perchè lì non
starebbero se qualcuno ancora più in alto di loro non lo avesse voluto o
permesso.
Come cittadina italiana non voglio confondermi con gli assassini pretendo
che le persone che mi governano,che mi chiedono correttezza ma non la conoscono
si allontanino dalle istituzioni che hanno abusivamente e a tradimento occupato.
Le persone che si sono opposte alla loro malvagita' o vi sono incappate per
caso hanno pagato in mille modi e a volte anche col sangue.
Io appartengo alla Repubblica di Falcone,Borsellino e di quelli che hanno perso
la vita per difenderli,alla Repubblica di Marcucci e Lorenzini,delle vittime e
dei testimoni di Ustica o di quelli che semplicemente hanno subito persecuzioni
più o meno forti e invasive nella loro vita da parte di chi conduce
l'Italia da molti anni.
Noi vogliamo che chi ha trattato soldi sporchi ,provenienti dalle proprie
o altrui attivita', non governi e non occupi cariche di rilievo nello Stato
italiano ,che le forze dell'ordine non vengano scelte fra coloro che collaborano
alla diffusione della criminalita' e dell'abuso,fra coloro che torturano e
uccidono.
Vogliamo che coloro che devono ancora dimostrare di avere la coscienza
pulita abbandonino i vertici e si sottopongano a giudizio.
L'Italia che vogliamo non è serva di nessuno e nessuno può metterci i
piedi dentro pensando di esserne padrone e di poter diporre dei suoi spazi aerei
portando malattie,morte,controllo non giustificato dei cittadini.
Non abbiamo bisogno di forze straniere in Italia pari a quelle che la lasceranno
per condurre una guerra al terrorismo senza senso e con pretesti molto dubbi ,io
credo che l'11settembre 2001 sia stato solo un tragico pretesto come dice AAron
Russo come doveva esserlo Ustica.
Non giustifico più chi si accoda a certa gente perchè ormai le cose bene
o male si sanno: se lo fate siete come loro!
Di queste notizie ognuna è in tema:
Dichiarazioni di Brusca durante il processo 21/05/09
Gianni De Gennaro ora capo dei servizi italiani allora capo della polizia è uno dei responsabili della più grave sospensione dei diritti umani in un paese civile:ecco la pena richiesta

"Osservare
il rispetto del Lutto Nazionale dalle ore 8:00 fino alle ore 15:00 di martedì
7 luglio"
Le richieste del Sindaco
Luca Lunardini rivolte alla città
La nostra città è stata il doloroso palcoscenico di una tragedia annunciata. Una tragedia che ha responsabilità ben definite in quelle politiche di privatizzazione, di riduzione di spese e personale in nome del profitto, del libero mercato. La notte di lunedì 29 giugno a Viareggio si è compiuta una strage di Stato. Di quello Stato e di quei Governi che ogni giorno uccidono i propri figli nei luoghi di lavoro cancellando le tutele e i diritti dei lavoratori e salvaguardando gli interessi e i profitti dei padroni e delle imprese.
Uno Stato che ha privatizzato i servizi essenziali per i cittadini, che ha tagliato i fondi in materia di trasporti ferroviari, che ha cancellato il diritto alla sicurezza dei viaggiatori e dei cittadini investendo i nostri soldi nei progetti invasivi, distruttivi, inutili, come la Tav, in nome di una modernità falsa e ipocrita che distrugge territori, che inquina, che uccide, utile solo a chi costruisce le proprie fortune economiche sulla pelle e sulle vite dei cittadini.
Viareggio ha pagato un prezzo altissimo. Giovani, donne, uomini, bambini, italiani e migranti uniti nell'abbraccio mortale di quel fuoco assassino. Altri stanno lottando, forse inutilmente, per continuare a vivere. Con i corpi piagati, distrutti dal fuoco e con la speranza di amici, parenti e di tutti noi di rivederli un giorno tornare a ridere, a vivere. Forse non sarà così e rimarrà l'orrore, incancellabile, ingiustificabile, indimenticabile.
E' il mercato, il profitto che in una notte di giugno ha reclamato le sue vittime, l'ennesimo sacrificio umano sull'altare del capitale. Ha costruito le condizioni perchè avvenisse la tragedia di Viareggio, così come ha costruito le tragedie della ThyssenKrupp o delle quotidiane, insostenibili, morti sul lavoro e continua a mettere in atto gli strumenti, le condizioni perché avvengano altre stragi, altre tragedie che chiederanno ancora vite umane, lacrime, dolore.
Uno Stato corrotto, in decomposizione, con Governi che hanno costruito l'orrore, che ne determinano le conseguenze, i morti, il dolore. Governi che hanno distrutto il mondo del lavoro determinando la precarietà, l'insicurezza del quotidiano e del futuro, Governi che emanano leggi razziali, che distruggono la Carta Costituzionale e i fondamenti di questa Repubblica.
In questi giorni a Viareggio abbiamo visto anche lo Stato dei mandanti, degli esecutori, di chi ha la responsabilità dei morti, dei feriti, di quella violenza fatta a questa città, ai suoi figli, al suo cuore. Quello Stato e quel Governo fatto di passerelle, di annunci, di sorrisi e di applausi che ha messo in scena la loro commedia, lo spettacolo utile solo alle loro truppe osannanti, alla loro platea televisiva con ipocrita solidarietà e annunci salvifici, danzando sulle macerie ancora fumanti e strumentalizzando le vittime e il dolore di questa città.
Ma abbiamo visto anche un altro Stato. Quello dei volontari delle associazioni di Pubblica Assistenza, delle Misericordie, dei semplici cittadini che hanno portato aiuto e conforto. Abbiamo visto un altro Stato, quello dei Vigili del Fuoco che hanno rischito la propria vita, che lavorano ogni giorno con stipendi da fame, senza mezzi, senza strutture e che hanno sfidato le fiamme, i pericoli, che hanno permesso a tutti noi di tornare a una dolorosa normalità piena di immagini, di lacrime, di sofferenza e di rabbia.
Non dimenticheremo, questa città non dimenticherà. Perchè pretendere verità e giustizia è un atto rivoluzionario, di rispetto e d'amore per chi ha pagato con la propria vita senza avere nessuna colpa. Gridare la nostra rabbia e il nostro dolore è un atto di ribellione alle logiche di sfruttamento e di profitto di questa società razzista e grondante di ipocrisia.
E' il nostro diritto e il nostro dovere, è la nostra volontà di combattere perchè quello che è successo a Viareggio, quello che sta succedendo in questo Paese non accada mai più, perchè nessun essere umano sia vittima innocente di uno Stato assassino.
Roberto Alessandrini
Circolo di Viareggio
Partito della Rifondazione Comunista
Una raccolta di articoli su Licio Giorgieri ritenuto uno dei testimoni chiave della strage di Ustica contattati da Marcucci qualche giorno prima della sua fine:
Da :http://usticaemafie.splinder.com/post/20886303
Su questo blog nel post precedente
trovate uno speciale sulla vicenda dell'omicidio di Licio Giorgieri, che temiamo
sempre di più sia uno dei due testimoni di Sandro Marcucci, i quali avrebbero
confermato al giudice che il Mig libico era partito la sera di Ustica da Pratica
di Mare.
Chi volesse può riportare anche sul suo sito e blog lo speciale su
Giorgieri da noi fatto.
Gli articoli sono tratti dall'archivio di Repubblica.
Tra un mare di ipotesi fatte sul movente dell'omicidio Giorgieri(tutte ipotesi
che potrebbero essere sbagliate quelle fatte in questi articoli) troviamo dei
fatti inquietanti: silenzio del livello politico-militare italiano che Giorgieri
aveva già denunciato un precedente tentativo di ucciderlo nel gennaio 1987 e
sul fatto che gli era stata negata protezione adeguata, la partecipazione al
matrimonio di un assassino(tale Maietta) di Giorgieri del Presidente emerito e
senatore a vita Francesco Cossiga.
Oltre a questi fatti inquietanti, c'è da segnalare il grave malore che ebbe il
presidente Sandro Pertini ai funerali di Giorgieri. Il presidente Pertini per il
dolore ebbe un arresto cardiaco, poi per fortuna si riprese.
Chi sono i mandanti dell'omicidio Giorgieri e perchè fu ucciso?
Ad oggi attendiamo risposte dalla politica e dalla magistratura. Laura Picchi
Il trattato con gli USA che doveva essere revisionato entro 15-20 anni perchè rendeva l'Italia praticamente una nazione serva ma non lo è mai stato anche grazie a fatti tragici concomitanti:
Da :http://usticaemafie.splinder.com/post/20903522
Date: Sat, 13 Dec 2008 11:35:11 +0100

OBAMA,
E’ QUESTA
dal sito www.nodalmolin.it
Nella giornata
dell’indipendenza, Vicenza si trova sotto occupazione militare; migliaia di
agenti in assetto antisommossa, con i manganelli in pugno e le maschere
antigas al volto, si sono schierati fin dalla mattina nell’area limitrofa al
Dal Molin, smentendo le parole del questore Sarlo che nei giorni passati aveva
dichiarato che il corteo sarebbe stato libero di percorrere le strade della
città.
Una prova – l’ennesima
– dell’arroganza di chi vuol imporre la nuova base statunitense; un
messaggio chiaro, a sfidare coloro a Vicenza come altrove si ostinano a
“osare la speranza”. Nella città del Palladio, diceva quell’ingente
quanto minaccioso schieramento di militari accompagnati da decine di mezzi
blindati, la democrazia non esiste. Accettare e aver paura è quel che
il governo chiede ai vicentini.
Una situazione, quella che si
sono trovati di fronte i manifestanti quest’oggi, sulla quale Obama
ha da dare più d’una spiegazione. Perché se questo è il
cambiamento promesso dal presidente statunitense, qualcosa non torna. Non solo
ai vicentini è stato vietato esprimersi con una consultazione popolare; non
solo è stato impedito ai cittadini di conoscere le conseguenze che avrebbe la
realizzazione del progetto, attraverso una Valutazione d’Impatto Ambientale.
Quest’oggi, con lo schieramento provocatorio di migliaia di carabinieri ai
margini del percorso della manifestazione, si è anche tentato di impedire
l’espressione del dissenso.
Come scriveva il commissario
Paolo Costa, per chi vuol imporre la nuova base è necessario
“sradicare alla radice il dissenso locale”; e, visto che di
argomentazioni convincenti a sostegno del progetto non ce ne sono, da alcuni
mesi la questura ha deciso di mostrare il muso duro. Botte lo scorso 6
settembre sui vicentini seduti per terra; minacce il 10 febbraio contro
chiunque osava avvicinarsi a Via Ferrarin. E, oggi, un’occupazione militare
che ha fatto sembrare Vicenza una zona di guerra più che una città in cui è
riconosciuto il diritto democratico di manifestare.
È servito il coraggio di
esserci di migliaia di persone – almeno 20 mila – per difendere il diritto
di percorrere strada S. Antonino senza la minacciosa presenza di manganelli e
maschere antigas; è servita la determinazione di una mobilitazione che per il
suo non volersi arrendere all’imposizione viene messa all’indice come
violenta ed estremista.
Ma a chiunque percorreva oggi
l’area intorno al Dal Molin era evidente chi difende l’illegalità
e chi la democrazia: da una parte migliaia di agenti armati di tutto
punto, a intimidire una città che vuol costruire il proprio futuro;
dall’altra un corteo composito, trasversale, che ha capito che i reticolati
e la militarizzazione del territorio sono la metafora dell’imposizione. Chi
oggi difendeva militarmente il Dal Molin ha difeso un’illegalità imposta
con l’autoritarismo; e accettare questa situazione senza rivendicare con
determinazione il proprio diritto a manifestare liberamente equivaleva ad
alzare le mani di fronte a coloro che vogliono calpestare, con i propri
scarponi chiodati, la città berica.
Lo sappiamo: domattina si
aprirà la gara dei moralisti; perché in tanti preferiscono abbassare la
testa al violento vassallo di turno – il questore Sarlo – invece di
denunciare l’insopportabile occupazione della città. Perché troppi non
hanno il coraggio di riconoscere che i manifestanti hanno il diritto di
tutelarsi e difendersi di fronte a un’arrogante rappresentazione della forza
con la quale lo Stato vorrebbe far valere la propria decisione di costruire la
base.
Oggi abbiamo visto il vero volto di chi vuol imporre la base: arrogante, minaccioso, violento; volevano costruire una trappola in cui far sfilare un corteo umiliato e minacciato dallo schieramento, ai suoi lati, di migliaia di militari. Ma, oggi, abbiamo visto ancora una volta il volto della Vicenza che ama la sua città: incredula, di fronte a tanta militarizzazione, ma anche determinata e incazzata. La città berica non si fa calpestare. No Dal Molin? Yes, we can.
Nella giornata
dell’indipendenza Vicenza ha subito l’occupazione militare; di seguito una
breve ricostruzione dei fatti che, partendo dalla vigilia della
manifestazione, evidenzia la volontà di intimidire la città per tapparle la
bocca...
1-2 luglio.
Il Dal Molin è ogni giorno più militarizzato; il cantiere è presidiato dai
carabinieri, mentre l’intera area è sorvegliata da pattuglie della polizia
e agenti in borghese. Il Presidio Permanente dichiara le proprie intenzioni:
entrare nell’area che gli statunitensi vorrebbero trasformare in base di
guerra per piantare migliaia di bandiere NoDalMolin. I residenti, nel
frattempo, lamentano la crescente militarizzazione del quartiere e gli
estenuanti controlli a cui sono sottoposti.
3 luglio. Il
Giornale di Vicenza pubblica il suo scoop, una “notizia bomba”; secondo il
quotidiano berico un carico di bombe a mano rubate una settimana prima in
Slovenia sarebbe destinato al corteo del giorno successivo. Il giornalista non
indica la fonte della notizia e sulla stampa italiana e slovena non c’è
traccia di questo furto. La notizia, ovviamente, verrà smentita dai fatti, ma
questo il quotidiano non lo riferirà ai suoi lettori.
Nel pomeriggio dello stesso
giorno l’intera area nord della città si riempie di forze dell’ordine; i
camion che trasportano in Presidio migliaia di bottiglie d’acqua e il palco
che sarà montato nel prato verde vengono ripetutamente fermati per infiniti
controlli che non portano a nulla. Un giornalista che entra in Via Ferrarin
per girare un reportage viene fermato, identificato e multato.
4 luglio. Ore 10.00.
I primi contingenti di forze dell’ordine si dispongono, diversamente dalle
manifestazioni precedenti e da quanto annunciato dal questore, all’esterno
del Dal Molin, lungo la strada che dovrebbe percorrere il corteo.
Ore 11.00. I
vigili del fuoco calano una barca nel fiume che costeggia il lato nord del
cantiere statunitense. I pullman in partenza da molte città vengono fermati
per infiniti controlli; alcuni non giungeranno mai a Vicenza.
Ore 12.00. A
Ore 12.30.
Via S. Antonino viene chiusa al traffico. Lungo la strada si schierano un
migliaio di uomini con manganelli e maschere antigas accompagnati da decine di
blindati. Tutte le strade laterali vengono chiuse e presidiate da ingenti
forze. del Dal Molin, i blindati si parcheggiano sopra gli alberelli piantati
due anni fa dai vicentini, calpestandoli.
Ore 13.00.
Non viene permesso ai pullman turistici di percorrere via S. Antonino; il
tragitto era stato definito in accordo con l’amministrazione comunale e la
questura, ma le forze dell’ordine sbarrano la strada ai pullman dei
manifestanti.
Ore 13.15.
Viale dal Verme viene chiusa. La strada, su cui dovrebbe transitare il corteo,
viene interrotta da due blindati che si schierano di traverso e da decine di
agenti. È ormai evidente che il corteo non può transitare in strada
S.Antonino e proseguire lungo il percorso autorizzato. Sull’argine, i
carabinieri del Tuscania indossano i caschi nonostante manchino due ore alla
partenza del corteo.
Ore 13.30.
Il Presidio Permanente denuncia l’impossibilità di manifestare
pacificamente in via S.Antonino dove le forze dell’ordine sono schierate in
un modo che rende evidente la volontà di creare una trappola in cui far
infilare il corteo e intimidire la città. Due elicotteri sorvolano
costantemente a bassa quota l’area.
Ore 14.00.
Il Presidio Permanente chiede che le forze dell’ordine siano ritirate dal
percorso del corteo perché esso possa sfilare liberamente e pacificamente.
Colonne dei carabinieri passano costantemente davanti al tendone di ponte
Marchese ad alta velocità, nonostante in strada ci siano i primi manifestanti
che si preparano a spostarsi verso Ponte Marchese.
Ore 14.30.
Strada S. Antonino ha un aspetto surreale. La circolazione è chiusa e ovunque
ci sono forze dell’ordine in assetto antisommossa e mezzi blindati. Molti di
essi si schierano all’interno del parcheggio di un distributore, ad
“attendere” il corteo.
Ore 15.00.
Inizia a formarsi il corteo in Via M.T. Di Calcutta. Migliaia di persone
raggiungono il luogo di partenza della manifestazione nonostante i tanti
limiti imposti alla mobilità dei cittadini. A ponte Marchese ai carabinieri
si aggiungono alcuni rinforzi della celere che si schierano di traverso sulla
strada che dovrebbe percorrere il corteo, bloccandola.
Ore 15.45.
Il corteo parte. Si rinnova la richiesta affinché sia garantita la possibilità
di percorrere il percorso autorizzato pacificamente e senza la presenza
minacciosa di centinaia di uomini in assetto antisommossa a circondare il
corteo.
Ore 16.15.
Il corteo raggiunge il Presidio Permanente e si ferma. Il Questore rifiuta di
far transitare il corteo sul suo percorso autorizzato e smentisce di aver
dichiarato, alla vigilia, che la manifestazione avrebbe potuto svolgersi
liberamente. Il corteo rifiuta di entrare nella trappola costruita da Sarlo,
volta a intimidire e impaurire chi vuol difendere la propria terra.
Ore 16.45.
Di fronte al rifiuto della Questura di lasciar svolgere la manifestazione, una
testa di alcune centinaia di persone autoprotetta da barriere che riportano la
caricatura di Obama e caschi prova ad avanzare per permettere al corteo di
proseguire senza minacce. Appena le barriere vengono poste di fronte ai
carabinieri, quest’ultimi caricano con molte manganellate e alcuni
lacrimogeni urticanti. Le barriere e i caschi fanno si che, al termine della
giornata, non ci saranno feriti.
Al Presidio, intanto, si
raggruppano migliaia di persone determinate a proseguire il corteo e in attesa
che il diritto a sfilare sia garantito.
Ore 17.30.
Le forze dell’ordine si ritirano dalle strade laterali al percorso
autorizzato e la celere libera Ponte Marchese. Il corteo può ripartire.
Decine di donne fanno cordone davanti ai carabinieri del Tuscania che,
maschera antigas al volto e manganello in mano, vedono sfilare il corteo alle
spalle delle donne.
Ore 19.00. Il corteo si conclude sotto un forte temporale. Il Questore ha mostrato ancora una volta il suo volto violento, schierando un apparato militare gigantesco per impaurire le famiglie che si ostinano a osare la speranza. L’apparato repressivo ha impedito alle donne e agli uomini di piantare le proprie bandiere al Dal Molin, ma ha anche mostrato il modo in cui si vuol realizzare la base statunitense: con l’imposizione e l’uso della forza. Il corteo, d’altra parte, ha dimostrato la propria determinazione a non lasciarsi sbarrare la strada da chi avrebbe voluto vietare lo svolgimento della manifestazione.