Importante :vedo ora consultando il sito http://usticaemafie.splinder.com/ che esiste testimonianza di uso di fosforo bianco sopra Gaza,il massacro dei palestinesi ha ormai raggiunto le 1200 vittime (vedi pagina successiva)
Appoggio a Di Pietro
Di Pietro e IDV hanno proposto l'unica opposizione al Governo, come risulta
dai video che ho più volte postato.
In alcune occasioni ci
si riferisce apertamente a una dittatura (anche tramite un raffronto a Videla)
che non si preoccupa neppure di avere il suo referente principale
presente (...che non c'è).
Da
giorni si è innescata una campagna di denigrazione nei confronti di Di Pietro,imperniata su fatti inesistenti o comunque di peso al confronto
irrilevante, a cui sul suo blog e
attraverso vari mezzi ha chiaramente risposto.
Visto l'isolamento di IDV nell'opera di opposizione,questo era prevedibile anche
perchè Di Pietro ha quasi sempre fatto personalmente le repliche più
scottanti e impegnative ma anche non ha rifiutato di mischiarsi alla folla nelle
manifestazioni per supportarne la legittimità e impedire scontri.
Per quanto la cosa sia spiacevole ne appare chiaro il motivo e lo scopo.
Chi non lo può comprendere è simile a chi se ne sta a guardare gli
altri, sparando sentenze dal suo posto sotto l'altare o a chi ,dall'alto
dello spalto, rimprovera ai calciatori di correre poco o di
farsi dare i calci dagli altri,magari mostrando un didietro elefantiaco.
Il meccanismo è quello usuale.
L'unico modo per sconfiggere gli avversari in mala fede e gli
sparasentenze fannulloni e senza conflitti (che salvano dagli schizzi
di fango l'abitino della festa)
è mettere da parte i problemi secondari e le divergenze è far loro sentire
quanto ci hanno schifato e che siamo accanto a chi si schiera apertamente dalla
parte giusta,condividendone o no, in toto, le idee politiche
Per chi non sapesse chi è Videla(come me) ecco una lettera che ne parla :
Lettera di Mario Ciancarella al vescovo di Lucca Italo Castellani
Lucca, 15 Gennaio 2009-01-15
L’ ARCIVESCOVO di LUCCA
da
Mario Ciancarella - Cittadino
Caro Monsignore,
Mi spinge a scriverLe questa Lettera Aperta - per il tramite del giornale
(d’altra parte mi veniva insegnato che nella comunicazione e’ importante
rispondere con i medesimi strumenti utilizzati dal proprio interlocutore) -
l’articolo del Tirreno del 13 Gennaio scorso nel quale si riferisce della
Sua partecipazione ai funerali del Card. Pio Laghi e si riportano alcune Sue
frasi virgolettate in cui Ella ricorda affettuosamente e con parole di
sperticato elogio la figura del Cardinale. La cosa mi ha sorpreso non poco e
sconcertato profondamente conoscendo il Suo impegno per i poveri ed i
diseredati della nostra attuale improbabile Civilta’ Umana.
Forse non c’e’ da stupirsi in un Paese che intende ricostruire la nostra
stessa storia equiparando fino ai riconoscimenti istituzionali i combattenti
della Repubblica di Salo’ con quelli Resistenza e della Lotta di Liberazione
dal Nazifascismo, e tuttavia ci sono cose che ancora riescono a suscitare un
moto di indignazione.
Ora e’ pur vero che ciascuno di noi e’
legittimato a ricordare con i toni e le parole che meglio crede persone che
gli furono familiari (se per questo anche le famiglie criminali celebrano i
propri figli deceduti come fossero stati eroi e campioni di generosita’ e a
volte chiedono ed ottengano che le loro spoglie siano conservate con
magnificenza in qualche storica basilica romana), e tuttavia puo’ apparire
sconcertante che un Vescovo come Lei possa dimenticare le truci, drammatiche e
terribili vicende in cui il Cardinale Pio Laghi fu coinvolto come non
secondario protagonista.
Il Cardinale Pio Laghi era infatti il nunzio apostolico nell’Argentina dei Generali Golpisti, intimo amico del Generale Videla con cui si intratteneva in amabili pranzi ed accese partite di tennis mentre i torturatori si accanivano sui corpi e le menti dei candidati deçapareçidos nelle vicine officine-carceri della Marina Militare. E’ stato colui che mai ascolto’ od accolse il grido di disperazione delle madri di quei figli torturati ed uccisi. E fu colui che sostenne ed approvo’ la pratica delle assoluzioni, da parte dei “cattolicissimi” cappellani militari, degli assassini funzionari dello Stato, non appena questi scendevano dai velivoli della morte dai quali avevano lanciato nell’oceano, ancora vive, le loro vittime, colpevoli solo di essere “comunisti”, politicamente dissidenti, ed a volte neppure nulla di tutto questo.
Nell’archivio diocesano di Lucca, se mai fosse stato finalmente rubricato il lascito del Vescovo Giuliano Agresti, Lei potra’ trovare forse la documentazione che egli accetto’ di ricevere dalle Madri di Plaza de Mayo, Las Locas, Le Pazze come le definiva il regime (in un incontro toccante e riservato che volle loro dedicare subito dopo che esse erano state umiliate in Vaticano) ed il telegramma di affettuoso ricordo che queste donne inviarono in occasione della morte del presule. La lettura di quella documentazione potrebbe forse aiutarLa a riconsiderare la Sua personale valutazione elogiativa dell’uomo e cardinale Pio Laghi.
Ma se cosi’ non fosse mi permetto di chiederLe: perche’ non rischiarsi allora nella promozione di un pubblico dibattito sulla figura e la storia del Cardinale Pio Laghi, in cui sia dato spazio (se non nelle relazioni introduttive almeno negli interventi) anche a coloro che di lui hanno avuto esperienze ed hanno ricordi assolutamente diversi e contrastanti rispetto ai Suoi?
E concludo, Monsignore, con l’invito – se
mi e’ consentito – a rimanere in un’ottica davvero cattolica (e non
protestante) sulla remissione dei peccati. Questa ottica prevede che alla
confessione del peccato consegua - oltre l’impegno a rimanere nella
Verita’ per “non commetterne mai piu’” - anche la disponibilita’ a
vivere quella penitenza che renda evidente il pentimento e agevoli la
ricostruzione del legame di fraternità’ con gli Uomini infranto dal
peccato. A differenza di una cultura che invece assume l’dea che
“confessato il peccato, sia automaticamente rimessa la colpa”.
Ora la Chiesa Cattolica, sembra a chi Le
scrive, negli anni del recente pontificato ha riconosciuto innumerevoli colpe
storiche di disumana ferocia consumata verso i fratelli umani, ma lo ha fatto
forse a troppi secoli di distanza (tanto da rischiare di non suscitare piu’
in alcuno – se non forse negli ultimi discendenti degli indios - lo sdegno
che quelle colpe avrebbero meritato) e comunque sempre evitando di assegnarsi
anche un solo minuto, una sola preghierina, un solo atto di penitenza per le
infamie commesse.
Mi auguro che non sia necessario attendere che
passino come per Galileo alcuni secoli e che comunque siano morti tutti i
discendenti o i parenti dei decaparecidos argentini perche’ sia ritenuto
maturo il tempo di fare giustizia dell’animo perverso con cui un Cardinale,
in nome di un “provvidenziale anticomunismo”, decise di disinteressarsi
alla sorte di tante vittime di atroci violenze. Mi auguro che la “protezione
ecclesiale” che gia’ salvo’ Monsignor Marcinkus dal dover rispondere
delle sue malefatte e dei crimini commessi sotto la sua alea protettrice possa
una volta almeno arrendersi alla evidenza della Verita’ sul Cardinale Pio
Laghi che, seppur repressa, sara’ infine inevitabilemente ed evangelicamente
“urlata dai tetti”.
La saluto con amareggiata deferenza.
Mario Ciancarella
postato da laura56
alle ore 19:21 | link
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