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Information
Day – Marsala, 26 Aprile 2009. Intervento di Gioacchino
Genchi.
Dott. Gioacchino Genchi: "Grazie di tutto, grazie e
complimenti agli organizzatori, saluto la popolazione di
Marsala e gli amici della provincia di Trapani che sono
venuti e anche quelli che sono venuti da altre parti
d’Italia per questa manifestazione. Devo dirvi che mi
commuove trovarmi accanto al giudice Luigi de
Magistris dopo diversi mesi che non ci vediamo,
dopo che sono successi tanti fatti diversi. Devo dire avrei
preferito ritrovarmi accanto al Dott. de Magistris in
un’aula di giustizia di Catanzaro, se ce lo avessero
consentito, ad aiutare lui e sostenere l’accusa nei
confronti dei tanti malfattori nei confronti dei quali
stavamo indagando. Ci hanno fermato, ci
hanno delegittimato, hanno osato fare nei nostri confronti
tutto quello che di umano e inumano si poteva pensare di
fare per non farci continuare a lavorare e oggi siamo qui.
ll
Dott. de Magistris ha fatto delle scelte che io condivido,
approvo e mi congratulo con lui e mi congratulo
anche con il movimento politico che ha ritenuto di dare un
segnale di grande dignità alla politica italiana e
alla rappresentanza della politica italiana in Europa
portando in quel consesso una persona che darà certamente
lustro all’ Italia e che contribuirà a dare di questa
magnifica nazione un’immagine un tantino più decente di
quella che invece i nostri politici e i nostri
rappresentanti di governo danno, danno non solo per le loro
malefatte ma anche per il loro modo sconcio,
scorretto, scurrile, volgare col quale si presentano in ogni
consesso internazionale combinandone di tutti i colori in
qualunque nazione del mondo. Io pensavo che il problema
fosse solo in Svezia o in Francia, ma se va in Svezia, se va
in Francia, se va in Inghilterra, ovunque va una volta fa le
corna, una volta fa le pernacchie, una volta parla al
telefono, un’altra volta dice una cosa che non dovrebbe
dire e in ogni nazione ne combina una.
Mi riferisco a quel signore che bontà sua fa il presidente
del Consiglio dei Ministri e che disse di me che io, io, mi
vedete così, io ero il più grande scandalo della
storia della Repubblica italiana. Lo disse nella
pienezza delle sue funzioni, come rappresentante del governo
italiano, del popolo italiano, del più grande partito
politico che la storia della Repubblica italiana ha mai
avuto, come capo della più grande coalizione di governo
della storia delle Repubblica italiana. Lo ha detto in una
manifestazione politica ed elettorale, in quella di
Sassari e di Olbia determinando peraltro, con quella sua
espressione la vittoria della coalizione politica che ha
rappresentato ai danni del candidato del centro-sinistra
Soru.
Il popolo sardo è
stato preso in giro, il popolo italiano è stato preso in
giro con un’ affermazione che è la più grande
affermazione di falsità per un uomo come me che
aveva avuto solo il coraggio di fare indagini su di lui, sui
suoi sodali mafiosi, sul suo amico Marcello
Dell’Utri e avere dato il mio contributo ai
magistrati della procura della Repubblica di Palermo affinchè
si affermasse la penale responsabilità nei confronti di un
soggetto che è risultato colluso con la mafia, per aver
contribuito nei processi in cui era imputato il suo amico e
stalliere Vittorio Mangano che quest’
uomo ha portato a casa sua, che ha fatto sedere a tavola,
che ha messo al cospetto dei propri figli, della propria
moglie, della propria famiglia e che ha trattato come un
pari un criminale e assassino condannato all’ergastolo per
omicidio, che alla vigilia della campagna elettorale delle
elezioni il presidente Berlusconi ha osato definire un
esempio di moralità, un uomo di cui l’Italia doveva
essere orgogliosa.
Io non faccio politica, non mi interesso di politica, non
esercito il diritto di voto da diversi anni e peraltro a ben
pensare penso proprio di si anche perché forse qualcuno mi
ha dato l’opportunità per farlo e quindi è
giunto il momento della rivolta. Non è retorica
credetemi, chi ve lo dice, ve lo dice in una situazione di
sofferenza e di prostrazione per avere visto colpita la
propria vita, la propria carriera per delle accuse ingiuste,
infamanti. Se io avessi commesso qualcosa, se avessi anche
sbagliato, se avessi fatto anche un errore non dico con
dolo, ma anche con colpa, se avessi fatto qualcosa che non
dovevo fare, è giusto che io pagassi il mio prezzo alla
giustizia. Non sono stati capaci nemmeno di
imbastire delle accuse, se guardate i capi
d’imputazione io sono stato accusato e perquisito dai
carabinieri del Ros che sono venuti a casa mia, che sono
entrati nella stanza di mia moglie che fa il magistrato al
tribunale di Palermo, che cura i più importanti processi di
mafia che si stanno facendo in questo momento nella città
di Palermo nei confronti della cosca dei Lo Piccolo; perquisito
dal Ros, perquisito da quegli uomini nei confronti dei quali
avevo indagando, che avevo snidato come talpe
alla Procura distrettuale antimafia di Palermo che si
vendevano le informazioni alla mafia e che consentivano agli
uomini della mafia come Guttadauro, come Bernardo
Provenzano e altri di restare latitanti a vita, che
informavano i politici corrotti e collusi con la mafia che
nei loro confronti si stavano facendo delle intercettazioni
telefoniche. Io sono quell’uomo che ha osato fare indagini
a 360° senza mai guardare se l’indagato era un uomo
di destra o di sinistra, rispettando comunque sempre tutti,
dai pedofili, agli assassini, ai mafiosi, ai politici.
Credetemi non è una cosa bella subire quest’onta, non
tanto perché subire un’indagine è una cosa normale, chi
ha fatto indagini non soffre del fatto di essere indagato, chi
ha fatto indagini soffre per il fatto che chi lo sta
indagando si sa essere sicuramente molto più delinquente di
chi viene indagato. Perché
io avrei consentito a chiunque di fare delle indagini su di
me ma non alle persone nei confronti dei quali stavo
indagando. Io non posso consentire a un politico del quale
stavo esaminando i suoi contati telefonici con i criminali,
con i delinquenti, di cui stavo controllando per conto del
Dott. de Magistris le intercettazioni dove si parlava
chiaramente di tangenti. C’è un’intercettazione di
Saladino, l’imprenditore, in cui si dice:” ricordati di
metterti a disposizione di Rutellone” e poi quello gli
dice :”ma non è meglio di Mastellone”. Questo che cosa
significa secondo voi, mettersi a disposizione, quando gli
dice "dai disposizioni alla Cristina" - che
sarebbe la segretaria tesoriera - "di mettersi a
disposizione di Rutellone o di Mastellone."
Io stavo lavorando su quelle cose quando il Dott. de
Magistris è stato fermato, è stato trasferito e
quando quel signore che presiede il Copasir che si chiama
Francesco Rutelli si è messo a capo, con l’accordo del
centro, della destra e della sinistra per portarmi al
linciaggio morale, me e tutta la famiglia, per estendere
una perquisizione pure alla sede della Polizia di Stato
senza nemmeno avere un mandato. Questi signori sono
entrati in una caserma della Polizia di Stato e sono andati
a perquisire gli uffici e persino l’armeria, dove io in
venticinque di servizio non avevo mai messo piede, sapendo
che non avrebbero mai trovato nulla, posto che quello che
cercavano lo avevano già trovato e sequestrato presso il
mio ufficio, dove non hanno nemmeno guardato i computer,
dove non hanno nemmeno guardato le macchine, però dovevano
andare in Polizia perché dovevano darmi lo sfregio, dovevano
dare una tagliata di faccia alla Polizia di Stato,
un’istituzione democratica di questa Repubblica che ancora
sa alzare la schiena e sa, per quel grande controllo
democratico che esiste all’interno della struttura della
Polizia di Stato, ribellarsi e non consentire che il potere
prevalga.
Sono stato pure sospeso dal servizio perché ho risposto in
un blog agli insulti di un giornalista di Panorama che ha
dato del bugiardo a me, ma ve l’immaginate dico il bue che
da del cornuto all’asino? Perché io avrei fatto gli
accessi all’anagrafe tributaria profittando della password
di accesso che avevo avuto per fare le indagini sulla
scomparsa della piccola Denise Pipitone,
hanno pure avuto pure il coraggio di strumentalizzare la
tragedia fra le più grandi tragedie della storia d’Italia
della scomparsa di questa bambina, il dolore di una madre,
il dolore di una famiglia, il dolore di una popolazione
d’Italia che piange da quattro, da cinque anni appresso
questa vicenda e strumentalizzarla per venirmi a perquisire
e accusate ingiustamente, perché l’accusa era per aver
interrogato delle persone di Milano perché non erano di
Mazara, ma se noi la bambina l’abbiamo cercata ovunque, in
qualunque parte d’Italia abbiamo cercato la bambina. A
Milano abbiamo fatto le interrogazioni, vi ricordate la
vicenda di quel video di quel metronotte, che aveva ripreso
quella che sembrava essere la bambina, che poi si è
dimostrato essere la figlia di una rom, e i rom sapete
benissimo che hanno tutta una serie di telefonini non
è che li vanno ad attivare con il passaporto, col codice
fiscale ecc., sono insomma nomi così, spesso di fantasia.
Per aver effettuato quegli accertamenti e verificare
purtroppo, devo dire, che quella non era Denise io sono
stato imputato, per aver verificato una vicenda, arrivò
una telefonata a Federica Sciarelli a Chi l’ha visto,era
una voce di una ragazza, una ragazza che diceva che aveva
con lei Denise e faceva sentire la voce di una bambina.
Immediatamente ci siamo messi in moto, tutta la macchina
investigativa con i Carabinieri si è messa in moto per
sapere chi era che aveva telefonato: quella voce era
sicuramente di una bambina, quella ragazza diceva che aveva
Denise. Grazie all’ aiuto di Federica Sciarelli siamo
riusciti ad individuare il numero telefonico che aveva
chiamato la segreteria di Chi l’ha visto, era un
numero di Ragusa, era intestato a un extracomunitario, ho
fatto subito gli accertamenti per vedere chi era quel
soggetto di Ragusa, hanno fatto delle intercettazioni e le
prime telefonate che si captano, che i Carabinieri sentono,
dice no purtroppo è morta, è morta. Al che si precipitano
tutti: il procuratore, i sostituti, i carabinieri e vanno a
fare le perquisizioni a Ragusa e io gli faccio subito gli
accertamenti per dove perquisito. Frattanto mi arrivano le
intercettazioni, le sento bene, le guardo con più
attenzione, mi sento quella prima e quella dopo: quelli
stavano parlando di una pianta che era morta, non di una
bambina, quella che aveva chiamato poveretta, era una povera
handicappata, che così, in un momento forse di solitudine e
disperazione ha visto comparire il numero della trasmissione
Chi l’ha visto e aveva telefonato. Io li ho chiamati, gli
ho detto fermatevi, ritornate, non perdete più tempo,
purtroppo non è la bambina e fortunatamente quella che è
morta è solo una pianta.
Bene, per avere fatto questi accertamenti i
procuratori aggiunti di Roma, Nello Rossi e Achille Toro,
soggetti che emergevano dalle intercettazioni delle indagini
del Dott. Luigi de Magistris per fatti che riguardavano uno
dei più grandi complotti, mi hanno ordinato la
perquisizione dei carabinieri sulla base di atti totalmente
infondati che il tribunale del Riesame di Roma ha dichiarato
totalmente infondati. Nessun giornale ha osato
scrivere queste cose, nessuna televisione ha osato dire
queste cose e la mia disperazione non è che non l’abbia
detto Emilio Fede in apertura del telegiornale, non che non
l’abbia detto canale 5 in apertura perché io da loro non
mi aspetto nulla e quando ci hanno provato a portarmi là
per utilizzare, per strumentalizzarmi, per far comparire
quella grande scritta che avete visto dietro di me:” Il più
grande scandalo della storia della Repubblica”, quel
giornalista Mentana che forse voleva fare un regalo al suo
padrone, come io gli ho detto e gli ho ricordato, dopo avere
fatto l’errore di intervistare Di Pietro nella puntata
precedente e Saviano nella puntata precedente ancora, è
saltato pure lui. Perché
tutti coloro che ci hanno provato in questa vicenda
sono saltati, tutti appena si sono avvicinati ai
fili dell’alta tensione sono saltati. Io per quelle cose
sono stato indagato, nonostante il Tribunale ha ordinato la
nullità della perquisizione, i magistrati e i
pubblici ministeri di Roma si rifiutano a restituire
l’archivio, si rifiutano a restituire i dati dove c’è
la storia di venti anni d’indagini, dove ci sono gli atti
che li riguardano, dove ci sono le intercettazioni
dove loro parlano per asservirsi al potere, per asservirsi
al sistema, per barattare i posti ai Ministeri dove brigano
sulle cose più sporche di questa repubblica. Io mi
vergogno, io mi vergogno, io ho vomitato quando ho sentito
quelle intercettazioni. Questa è la procura della
Repubblica di Roma e chi la rappresenta.
Oggi il problema
credetemi non è più solo la politica, non è più solo
Berlusconi, oggi
il problema è la Magistratura e l’informazione. Durante
il fascismo nei sistemi dittatoriali c’erano le Veline, i
giornalisti erano tenuti a dare le informazioni che il
governo, che l’Ovra che era un reparto speciale della
Polizia, l’organizzazione di vigilanza e repressione
antifascista diffondeva, quantomeno c’era un sistema
ordinatorio perché coloro che non stavano con il regime
leggevano quelle veline e sapevano qual era il pensiero del
regime. Oggi non c’è più nemmeno bisogno di questo,
perché oggi sono gli stessi giornalisti che si
censurano, si autocensurano nella speranza, nel
tentativo di essere sempre più simpatici nei confronti del
padrone, nei confronti del principe e alla fine la
graduatoria si fa sulla base di chi è stato più bravo a
censurare, a non fare passare le notizie che dispiacciono e
a rendere sempre più magnifica, più bella l’inquadratura
del principe. Persino i cameraman vengono bastonati o
vengono premiati a seconda se la ripresa la fanno dal basso
verso l’altro cosicché sembra più alto e slanciato o se
la fanno di lato, se la fanno di profilo, se fanno vedere le
rughe o i capelli finti perché pure nella testa i capelli
sono finti.
Questa è l’Italia, questa qualcuno continua a
chiamarla democrazia, gli Stati del mondo ci ridono tutti.
Se non fosse per internet, se non fosse per la rete, se non
fosse per i blog, se non fosse per la rivoluzione che
network come Facebook e altri hanno fatto, io oggi
sicuramente non sarei qua perché avrebbero osato fare
qualunque e chissà quali altre cose pur di non consentirmi
di esprimere. Io continuerò e continuo a fare il
mio lavoro, io sono un uomo dello Stato, non mi
sono mai sentito un uomo dello Stato come dal momento in cui
mi hanno sospeso dal servizio della Polizia. In quel momento
io mi sono reso conto che su di me c’era, nella mia
piccola, nella mia modesta funzione la responsabilità di
portare il riscatto dei tanti cittadini onesti, di quel
popolo che non ne può più, che si ribella. Di quel popolo
che in Italia, in Sicilia, a Palermo ebbe il coraggio
all’indomani del 19 luglio 1992 di alzare la testa e di
ribellarsi, di quel popolo che gridava nella cattedrale di
Palermo, quando si organizzò quella scena ignobile dei
funerali di Stato per i poveri agenti della scorta, dopo che
la famiglia Borsellino aveva negato l’ assenso a che si
facesse questa manifestazione e volle, e pretese che i
funerali di Paolo Borsellino si facessero in privato. I
politici riuscirono a convincere i poveri genitori dei
poliziotti a fare i funerali di Stato per organizzare la
passerella, poi dopo i funerali gli lasciarono le bare là e
si dovettero pagare il conto loro, il papà di Emanuela Loi
si è fatto il prestito alla Findomestic per pagare il
trasporto della bara della figlia in Sardegna.
Questa è storia,
questa è la storia d’ Italia, questa è la storia di
questa nazione, di questo popolo che ha ucciso e ha fatto
istaurare un sistema. Lasciamo perdere chi sono i
mandanti occulti. Le indagini, vedrete nei prossimi
mesi e nei prossimi anni quello che verrà fuori, le
porcherie che hanno combinato in termini di azioni ed
omissioni su quelle indagini. Non voglio parlare di
cose delle quali parleremo dopo perché bisogna avere il
coraggio anche quando si processa la mafia di processarla
con le prove, con gli elementi, non con i finti pentiti
altrimenti alle sentenze non ci crede nessuno, sono solo
delle burle. Vi faccio una riflessione da poliziotto, da
poliziotto semplice, da poliziotto di strada, di uno che è
cresciuto facendo il proprio mestiere: se qui c’è una
banca e c’è una rapina e i rapinatori scappano col
bottino nella borsa, poi danno l’ allarme. A un chilometro
da qua la Polizia ferma una macchina in corsa e trova un
signore con la borsa e quelle sono le mazzette rubate nella
banca perché c’è la matricola nella fascetta, secondo
voi che prove più ci vogliono per stabilire che quello è
il rapinatore? Ci vuole la dichiarazione del notaio, che
cosa altro ci vuole? E’ chiaro che i ladri sono loro.
Bene, in Italia c’era una Repubblica, c’era un sistema,
un sistema di corrotti, un sistema di delinquenti, di
tangentisti ma c’era un sistema, c’era un Parlamento,
c’era un Presidente della Repubblica che si chiamava
Francesco Cossiga, che aveva rappresentato il peggio della
politica italiana, il peggio della democrazia cristiana, il
peggio nella scellerata gestione della lotta al terrorismo
come Ministro dell’ Interno ma un uomo che giunto alla
fine del settennato, della sua carriera, fulminato sulla via
di Damasco aveva cominciato a picconare il sistema, a
colpire a destra, a manca e i primi che colpiva erano
proprio i suoi, quelli della democrazia cristiana. A
quell’uomo fecero l’impeachement a quel punto perché
quell’ uomo che avevano sostenuto, che avevano votato
tutti, compresi quelli della sinistra e avevano appoggiato a
diventare Presidente della Repubblica, quando cominciò a
picconare lo fecero dimettere. Dovevano
creare uno Stato nuovo, dovevano creare la seconda
Repubblica e fecero le stragi. Chi c’è
andato al governo dopo le stragi? Chi ha vinto le
elezioni? Quale partito è nato dalle ceneri, dal sangue di
quei del 23 maggio e del 19 luglio? A chi sono servite
quelle due stragi? Non serve la prova della fotografia del
rapinatore dentro la banca. Io lo avevo visto scappare a un
chilometro da qua con la borsa in mano e con i soldi rubati
dentro la banca, è la stessa cosa!
Questa è la verità, questa è la vera verità
scomoda che hanno impedito di affermare in Italia e
che vogliono impedire e quindi ogni scusa è buona. Io
adesso mi scuso di avere rubato qualche minuto in più, ma
devo fare una dichiarazione solenne. Io sono stato sentito
l’altro giorno per una giornata intera a Caltanissetta, ho
dato il mio contributo ai magistrati che stanno riaprendo le
indagini su quelle stragi, io confido molto nella
serietà e nell’onesta dei magistrati che in questo
momento, sia a Palermo sia a Caltanissetta e sia a
Firenze, stanno rivedendo alcuni aspetti di quelle vicende.
Paolo Borsellino era entrato in un gioco più grande di lui,
Paolo Borsellino aveva sentito Mutolo, Mutolo gli aveva
fatto il nome di due persone, in particolare di Bruno
Contrada e del giudice Signorino. Dopo che il giudice
Signorino è stato interrogato a Caltanissetta per una
giornata intera, siamo partiti insieme, lui con la sua
macchina ovviamente e noi con la nostra. Lui andava più
veloce, è arrivato a Palermo prima di noi, noi stavamo
entrando a Palermo e ci hanno chiamato dicendoci che si era
suicidato e per suicidarsi vuol dire che qualche motivo,
poveretto, l’aveva, poveretto perché di fronte alla
morte. Io ho assistito purtroppo alla sua di morte e poi ho
assistito alla morte di un altro magistrato che è il
procuratore di Cagliari, Luigi bombardini, anche quello
suicidatosi dopo che lo abbiamo interrogato con gli
elementi, con le prove in mano, coi contatti telefonici, coi
tabulati che Caselli gli contestò uno per uno. Questi due
magistrati, colpevoli o innocenti che fossero, i morti non
si processano più e vanno rispettati, hanno avuto il
coraggio di uccidersi e di suicidarsi.
I magistrati
di Catanzaro su cui stavamo indagando col Dott. de
Magistris, pur nostro malgrado il coraggio di suicidarsi non
lo hanno avuto e hanno fatto pure carriera e
il Dott. de Magistris è stato cacciato e io sono stato
cacciato, inquisito e perquisito solo per avere fatto delle
indagini su dei magistrati collusi con la politica. Questa
è la verità. Paolo Borsellino aveva degli appunti,
aveva delle annotazioni, Paolo Borsellino era andato al
Ministero dell’ Interno dove c’era il capo della Polizia
Parisi, Paolo Borsellino tentarono di fermarlo al Ministero
dell’ Interno probabilmente non Parisi e probabilmente
qualche altro che ricorda di non averlo incontrato, Paolo
Borsellino non usava i computer a differenza di Falcone che
provvederono a cancellare, Paolo Borsellino usava un’
agenda, un agenda rossa dell’ arma dei Carabinieri
che gli aveva regalato Carmelo Canale puntualmente come ogni
anno. Quell’ agenda è sparita dalla borsa in pelle
che avete visto, quella borsa in pelle io l’ho esaminata,
c’era intatto il costume di nylon blu, c’era il
telefonino microtac, era incendiato perché era uscito dalla
borsa, dentro la macchina era caduto durante l’ attentato.
Di quel telefonino è rimasto un reperto
che un familiare ha ricevuto, ha consegnato il telefonino
alla procura perché era proprietà dello Stato, non lo era
la batteria, la seconda batteria che il magistrato si era
comprato. Questa è la batteria dello Star-Tac del
Motorola che si è trovata intatta sul luogo della strage.
La vedete ancora annerita - scusate mi commuovo perché ho
visto quelle scene terribili che non dimenticherò mai -,
questa è la batteria del cellulare microtac di Paolo
Borsellino che porta ancora i segni di quell’incendio, di
quella esplosione e che è resistita alla strage e che
rappresenta oggi il riscatto degli italiani onesti. La
batteria che è infiammabile è rimasta e l’agenda è
sparita, in
quell’ agenda ci sta lo schifo di questa nazione su cui
hanno costruito i destini d’ Italia. Questo
non può più essere consentito.
Pino
Maniaci:
"Dott. Genchi, c’è una sentenza dal Tribunale che
dovrebbero restituirgli gli archivi, e questi archivi non
vengono restituiti. Allora questo è un altro punto di
riferimento, parliamo della magistratura e di una magistratura
che si contraddice in sostanza".
Dott.
Genchi:
"No, la magistratura fortunatamente ha ancora al proprio
interno i canoni dell’ indipendenza. Mi riferisco in
particolare agli uffici della magistratura giudicante, di quei
giudici che lavorano in silenzio, che sgobbano, che scrivono
le sentenze, che fanno onestamente il proprio lavoro e che non
ambiscono agli strapuntini e agli incarichi di governo. A
questi magistrati deve essere rivolta la solidarietà dei
cittadini onesti e della gente per bene. Il problema non è la
magistratura, qualcuno vuol far capire che in Italia il
problema sia la magistratura. Il problema è
l’affermazione di una nuova logica che travalica i partiti,
che travalica i movimenti, che travalica le stesse strutture
ideologiche o paraideologiche che hanno vinto le elezioni.
Hanno svenduto un partito quale alleanza nazionale e lo hanno
fatto confluire in un altro, mi hanno scritto i ragazzi di
Azione Giovani insieme ai ragazzi di estreme sinistra che
volevano organizzare delle manifestazioni. Mi hanno scritto e
mi hanno detto "in fondo Alemanno ci sta
accontentando," sta intitolando una via a Craxi a Roma,
sta intitolando una via a Craxi per quegli stessi giovani del
fronte della gioventù nel 2003 all’uscita del Raphael
avevano gridato via Craxi dallo Stato, adesso
Alemanno gli sta intitolando la strada: Via Craxi.
De Magistris parla di una nuova P2, io che sono andato un
po’ più avanti nelle indagini da quando a lui gliele hanno
tolte, mi permetto di dire che forse l’espressione non è
perfettamente corretta in termini storici e politici: questa
è peggio della nuova P2, Licio Gelli, forse, al
cospetto sembrerebbe, rappresenterebbe un campione di
democrazia. *Il
soggetto di vertice che io ho trovato in rapporto con il
magistrato che mi sta indagando è un soggetto che è stato
cacciato dalla p2 di Licio Gelli per indegnità. Quindi
voi immaginate il capo di una banda di ladri che dopo avere
fatto una serie di furti viene derubato da uno dei suoi ladri
e lo caccia dalla banda, io vi chiedo, da un punto di vista
morale, poi i giudici valutano le colpe di ognuno, secondo voi
chi è il più indegno: il capo della benda dei ladri o il
ladro che ha fregato il bottino alla banda e al proprietario?
Ebbene io ho trovato questo soggetto, che ha un nome e ha un
cognome, anzi di nomi ne ha due per la verità, l’ho trovato
in rapporto telefonico, col telefono di casa, con la persona
che mi sta indagando, che mi ha perquisito e queste erano le
indagini che io stavo facendo e io sto pagando anche per
questo.
E non è che erano dei giorni a caso, erano i giorni
della scalata all’ Antonveneta, erano dei giorni in
cui furono filtrate le intercettazioni telefoniche di
Consorte, che poi furono pubblicate sui giornali con Fassino
da un preciso giornale, da un preciso giornalista che vedi
caso è quello che mi ha provocato su Facebook per consentire
poi che si affermasse la volontà di Gasparri secondo la quale
io dovevo essere sospeso dal servizio. Bene, se mi consentite
allora io spendo una lancia a favore di Gelli perché la P2
forse era un esempio di democrazia al cospetto di questo Stato
che oggi queste persone vogliono affermare.
Alla
fine dell´intervento del dott. Luigi de Magistris, il dott
Genchi ha aggiunto:
Dott.
Genchi:
"E poi possibilmente, se mi consentite, poi queste
persone devono essere controllate perché chiunque fa
un lavoro deve essere controllato, se non funziona il
sistema dei controlli…. Io ricordo un particolare: dodici
anni fa, tredici anni fa io mi occupai di un´indagine, si era
rifatto l’impianto dell’acquedotto di Trapani. Trapani
sapete è una città dove ci sono stati sempre
problemi idrici, al che venne fatto un progetto che venne
finanziato, c’ erano fonti che venivano da varie parti,
diverse centinaia di miliardi. Facendo un sistema elettronico
di ingegnerizzazione, di calcolo, di telecontrollo si doveva
studiare una captazione dai vari posti in cui si tirava l’
acqua in modo da far aumentare le risorse idriche per Trapani.
Si sapeva quant’era l’acqua che l’acquedotto riusciva ad
erogare e si spesero qualcosa come tre, quattrocento miliardi
delle vecchie lire per questo sistema. Alla fine dei
lavori, fatti ovviamente malissimo, progettati ancora
peggio,l’ acquedotto rendeva il 20, il 25% di quanto rendeva
prima. Praticamente quei tre-quattrocento miliardi
avevano dato più da mangiare che da bere. Si sono fatte le
indagini ed è venuto un governo che ha cambiato al legge, ha
fatto una legge mi pare sul giusto processo o qualcosa del
genere. Praticamente questo giusto processo era
qualcosa che doveva servire per aumentar i termini di tutta
una serie di cose e sostanzialmente tutto prescritto,
tutto a carte per aria, ci abbiamo pure rimesso le spese delle
indagini.
Questa è la realtà contro la quale bisogna lottare. La
giustizia deve essere efficace, deve essere veloce e non deve
perseguire o perseguitare solo l’extracomunitario,
il tunisino, il marocchino o il rumeno e se il rumeno non c’è
se ne trova uno qualunque tanto interessante che sia rumeno,
purchè sia rumeno e si risolve il tutto. La
giustizia deve funzionare per tutti, sia che abbiano i jeans,
sia che abbiano la cravatta, sia che abbiano la camicia, il
colletto bianco o i jeans, o i colletti sporchi. Perché
spesso in Italia la giustizia quando comincia a trovare
i colletti, quelli sporchi, si ferma e quando lo sporco è lo
sporco di sangue manco riesce a partire.
Questo è il vero riscatto, la vera rivoluzione che la gente,
il popolo deve pretendere da uno Stato. Perché uno Stato che
non riesce a dare la verità e giustizia non potrà mai dare né
libertà né risorse umane, né lavoro, né diritti perché al
giustizia e la verità è il primo bene di una qualunque
comunità sociale perché si possa chiamare Stato".
Domanda
dal pubblico:
"Dott. Genchi, da cosa trae la forza per andare avanti,
per lottare?"
Dott.
Genchi:
"Io ti ringrazio per la domanda perché mi dai
l’opportunità di dare un messaggio. Intanto devo dire che
questa vicenda, a parte la fortuna di avere forse
scoperto i miei figli che hanno la tua età, e averli scoperti
e sentiti vicino come mai da padre io avevo sentito i miei
figli, mi ha fatto sentire il calore e la vicinanza di tanti
ragazze e ragazzi, come te. E’ stato qualcosa di
impressionante, 127.000 e-mail e messaggi su Facebook, gente
che peraltro inizia a insultarmi perché non ho il tempo di
rispondere. Fra tutti cito quello di una ragazza, una ragazza
dell’Aquila, una studentessa universitaria,
una ragazza iscritta a giurisprudenza che mi aveva scritto
prima del terremoto, mi aveva dato la solidarietà, aveva
scritto un’e-mail bellissima e mi aveva detto che voleva
fare il Commissario di Polizia, voleva dei consigli, voleva
essere aiutata e indirizzata in quel lavoro. Quella ragazza
non l’ho più sentita dopo il terremoto, sono preoccupato,
ho cercato in tutti i modi di raggiungerla. L’unica notizia
che ho avuta è stata che la sua casa era stata distrutta. Ho
cercato d’informarmi, dicono che questa protezione civile
funzioni, funziona forse a comprare le magliettine di quello
che le fa o di far funzionare le imprese a cui affidano i
lavori, comprese quelle a cui fanno fare le carceri, le
caserme pagandogliele cinque volte quello che valgono per poi
togliere pure i soldi della benzina e dello straordinario dei
poliziotti che poi non possono più fare le indagini in
Italia. Questo è un altro capitolo. Qualche giorno fa ho
avuto una sorpresa: ho aperto il palmare e quella ragazza mi
ha scritto e mi ha detto “Dottore sono riuscita oggi ad
avere la pennetta ed il mio computer, ho perso mio fratello e
mio zio nel terremoto. Ho acceso il computer ed il primo
pensiero è stato di scrivere a lei perché sicuramente sarà
stato in apprensione per me”. Questo fra i migliaia di
messaggi che ho ricevuto è stato veramente il più forte, il
più commovente, i tantissimi ragazzi…
Mi diceva un giornalista studioso di marketing che cura
diverse trasmissioni e che ha intervistato pure il Dott. de
Magistris, Klaus Davi, che hanno fatto un sito per sondare le
aspirazioni dei giovani, per fare degli studi di mercato
interessanti per l’avvio dei giovani alle professioni, al
lavoro, alle aziende perché ancora c’è qualcuno che queste
cose le studia con intelligenza, mi ha detto "Dottore,
lei forse non ci crederà, fra le professioni per cui i
ragazzi hanno espresso la maggiore vocazione non c’era
scritto il poliziotto, il carabiniere, il finanziere,il
magistrato… Io voglio fare il Genchi", credetemi
questa cosa mi ha dato una commozione, dice io voglio lavorare
accanto ai giudici, voglio lavorare con ai magistrati, voglio
lavorare con la Polizia, voglio lavorare con i Carabinieri,
coi computer, cioè voglio dare un mio contributo di
intelligenza, d’ingegno e mi ha fatto veramente riflettere
come forse proprio i giovani, i ragazzi della tua età,
gli studenti universitari sono stati i primi a capire la mia
vicenda, che poi era la vicenda del giudice de Magistris che
è la vicenda dei magistrati di Salerno e sono stati i primi a
ribellarsi. Voi siete stati la nostra forza, noi credetemi,
abbiamo pensato principalmente a voi perché nessuno pensava
di fare quello che noi oggi stiamo facendo. Luigi de Magistris
voleva continuare a fare il magistrato e io con lui speravo di
concludere quei processi come ne avevamo già conclusi altri
con tanti altri magistrati e non lo facevamo per vana gloria,
lui per diventare deputato e io per diventare chissà chi. Io
ero un illustre sconosciuto e come tale volevo rimanere, se
avessi avuto la bramosia di mettermi in mostra in venticinque
anni con le cose che ho fatto chissà quante occasioni, quante
passerelle, quante telecamere, quante trasmissioni televisive,
quanti inviti da Vespa ho rifiutato. Noi abbiamo lavorato e
stavamo lavorando nel tentativo di darvi un’ Italia migliore
di quella che i nostri padri hanno consegnato a noi con tutti
questi lestofanti. Fino ad oggi i lestofanti hanno avuto
la meglio, noi siamo uno a zero però la palla è al
centro, la palla è in mano a voi che adesso avete la
possibilità di utilizzarla e scagliarla contro chi ha lottato
e ha cercato di devastare il vostro destino. Vi vogliono
affamare, vi vogliono togliere la speranza, vi vogliono
togliere tutte le opportunità nel nome di un affarismo che
con le banche, coi Parmalat, coi Bond, con i cali azionari,
con i furti delle banche, degli interessi, con le truffe dei
fallimenti, con tutte le magagne di Stato che organizzano per
cui in un colpo solo riescono a rubare miliardi e miliardi, e
poi noi andiamo a inseguire il povero ladro che va a
rubare un secchio d’uva e facciamo sembrare come se fosse
chissà che, ecco è anche a questo che bisogna ribellarsi e
voi siete i protagonisti del vostro futuro, amministratelo
bene, studiate prima di tutto, crescete culturalmente, non
separatevi dai vostri computer, utilizzateli al meglio delle
loro possibilità perché quegli strumenti oltre ad essere dei
grandi strumenti di democrazia, sono dei grandi strumenti di
cultura. L’Italia è nelle vostre mani".
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