Sei mesi con sospensiva per un omicidio
Ho letto questa intervista dal blog di Beppe Grillo,è raccapricciante vedere come si sia ridotta la nostra giustizia,conosco il caso Rasman ed è davvero molto triste, non si tratta di un giudice di cui ci si doveva vendicare ma di una persona qualsiasi che già aveva subito molto,ne riporto solo una parte,sperando che molti la leggano per intero:
Rasman:
gli agenti condannati
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Pm Pietro Montrone: "Sì sì. ha accolto in buona parte le
richieste del pm"
Daniele Martinelli: "possiamo saperlo pm scusi?"
Giuliana Rasman: Deve venir fuori la verità! Ricky non ha buttato nessun petardo! Deve venir fuori la verità! Ho capito ho capito è andata bene adesso stai calma. Non abbiamo vinto, stiamo tranquilli.
Giovanni Di Lullo: "Sono stati condannati i due capi pattuglia, i sovrintendenti Mis e Miraz, l’assistente De Biasi ed è stata prosciolta l’assistente Gatti.
Daniele Martinelli: "Condannati a quanto?"
Giovanni Di Lullo, difensore fam. Rasman: "Condannati a sei mesi di reclusione ciascuno con la sospensione condizionale della pena.
Daniele Martinelli: "Cos’ha inciso nella sentenza?"
Giovanni Di Lullo: "La motivazione sarà resa entro novanta giorni, che aspetteremo di leggere, adesso è stato letto solo il dispositivo con la dichiarazione di responsabilità di questi tre agenti.
Daniele Martinelli: "Perciò sono state accolte le richieste?"
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Daniele Martinelli: "Sei mesi per un omicidio."
Fabio Anselmo: "E’ un omicidio colposo, sono forze dell’ordine quindi questo non dobbiamo dimenticarlo. Sulla misura della pena non mi piace espormi.
Daniele Martinelli: "Ma si pensa già all’appello o che cosa?"
Fabio Anselmo:"Adesso vedremo in base alle motivazioni della
sentenza, noi sinceramente miravamo alla condanna e al riconoscimento di una
responsabilità penale per la morte di Riccardo Rasman, e questo secondo me, è
un dato di fatto importante sul quale si è lavorato.
Non dimentichiamo che siamo intervenuti mentre era in corso una richiesta di
archiviazione!
Daniele Martinelli: "Ma perché per le forze dell’ordine c’è un occhio di riguardo?"
Fabio Anselmo: "Questo non sta a me dirlo, diciamo che è una questione di carattere politico sulla quale io preferisco non pronunciarmi, io entro nella questione processuale, diciamo che sicuramente è più difficile.
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Il discorso di Salvatore Borsellino in Piazza Farnese
Riporto qui invece il discorso di Salvatore Borsellino a Piazza Farnese del 28 gennaio,parla di altri agenti e di una giustizia da riconquistare partendo dalle istituzioni che hanno subito il più grave vilipendio possibile
"Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato
oggi qui e che vengono da tutte le parti d'Italia. Sono quei ragazzi che
incontro quando vado in giro per l'Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di
suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere
nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare
un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage
di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito,
sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero
proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di
quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si
fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul
sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi
sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due
persone che prima parlavano di Dell'Utri, delle bombe che metteva Mangano, e
ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.
Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano
quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a
vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che
vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto
Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto.
Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione
dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati
feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò
dall'ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C'era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi
dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio
che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste
complicità che ci sono state all'interno dello Stato!
L'avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell'Utri: ecco perché vogliono
impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo
sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo
conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di
chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni
è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni.
Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E' il fatto che una persona che è stata
chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è
stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti
e esterni, possa occupare un posto così alto all'interno delle nostre
Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che
aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla
Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la
scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel
giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient'altro che con quello, Paolo
Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e
Dell'Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.
Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce
n'erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di
Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe
morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che
sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via
D'Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall'intonaco del
numero 19 di via D'Amelio.La riconobbe perché c'erano dei capelli biondi
insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché
era l'unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a
Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai
genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da
Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha
contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per
farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E' il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di
opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci
sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso
che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice - dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito
che in Italia si sta cercando di distruggere l'istruzione perché l'istruzione
può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri
di resistenza e i ragazzi l'hanno capito - e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che
bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine,
perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre
sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino
perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle
manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è
diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio
della Colombia.
Genchi è arrivato in via D'Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è
guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da
quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone
che c'erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello
partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché
Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in
grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di
riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno
ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo:
per togliere un'altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è
rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un
magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha
detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno
per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di
combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo,
viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non
reagisca.
Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell'opinione pubblica, a
quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di
cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del
compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e fin della complicità.
Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo
stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita
politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo
morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di
averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di
sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo
precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come
stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio
che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla
magistratura? Il presidente dell'Anm dice: “abbiamo dimostrato che la
magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E' una vergogna che un
magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di
avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e
così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La
magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo
interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della
magistratura.
Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che
dovrebbe essere l'organo di autogoverno della magistratura, c'è una persona
indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente
dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992,
quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile,
scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo
Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di
traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità
che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era
veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così
sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in
fretta.
Tant'è vero che il telecomando della strage di via D'Amelio fu premuto. Queste
cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono
stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c'era
un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il
comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino,
hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris,
tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può
arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda
repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull'agenda rossa.
Un'agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino,
in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano
facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente
annotate. Quell'agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage.
Quell'agenda doveva sparire, su quell'agenda io credo che si basano buona parte
dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato
Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che
adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c'era anche
Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi
era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non
l'hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell'interno e
non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell'agenda che ho mostrato e nella quale c'è
scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha
mostrato un calendarietto in cui non c'era scritto niente, l'ha mostrato
semplicemente e c'erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E' questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi
con la criminalità organizzata. E' per questo che è stato ucciso mio fratello:
perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per
questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò
vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle
persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data
l'impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere
neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno
infilato in un'acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il
punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando
nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri
morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a
questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo
Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente
occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere
ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l'unica cosa che ci resta da fare
prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza!
Resistenza! Resistenza!"