Questo giornale raccoglie inchieste particolareggiate e
complesse sull'inquinamento pugliese e italiano dovuto soprattutto a rifiuti
tossici e radioattivi ma anche una perversa interazione di
"forze ospiti" frutto della sovranità limitata che non si limitano a
ricevere ospitalità, pur rimanendo sempre impunite.
Una documentazione da considerare con calma perchè traccia un panorama
complesso di inquinamento gravissimo a cui tutti siamo probabilmente e
inconsapevolmente soggetti, l'aumento dei casi di cancro e la
criminalità legata ai traffici concatenati di armi e rifiuti tossici.
Non ultima la scoperta della Echelon italiana che è stato l'inizio delle
minacce al giornale e infine il successo odierno delle indagini svolte col sequestro
di una discarica abusiva contenente più di 250 mila tonnellate di rifiuti
tossici provenienti dall'Italia,dall'Europa e dal resto del mondo
di Gianni Lannes
Siamo liberi, indipendenti e incondizionabili,
ma il direttore non mette a repentaglio la vita e l’incolumità dei suoi
collaboratori (alcuni dei quali già minacciati). Da oggi le pubblicazioni
saranno congelate – fino a quando non percepiremo dei segnali positivi –
poiché lo Stato di diritto è andato a farsi friggere ed il governo
Berlusconi se ne infischia dei cittadini onesti. Il 24 novembre nonostante
l’intervento in parlamento di Leoluca Orlando i rappresentanti governativi,
vale a dire i nostri dipendenti, si sono eclissati. E’ vero non siamo in
Libano o nella Jugoslavia pre-smembramento a tavolino, ma l’aria che si
respira potrebbe mietere vite umane. Dal 29 giugno questo giornale è sotto
tiro. Ben tre attentati, una minaccia di morte e varie intimidazioni non ci
hanno piegato. Il 5 novembre il Gip del tribunale di Foggia archivia in tutta
fretta il primo attentato poiché “Gli autori del fatto sono rimasti
ignoti”. L’atto giudiziario a quella data è ancora secretato (sarà
comunicato ai carabinieri il 6 novembre e allo scrivente soltanto il 10
novembre). Singolare coincidenza: alle 23,40 della stessa giornata si verifica
un altro attentato. Proprio quel giorno avevo recuperato presso la procura
della Repubblica di Lucera (FG) un fascicolo impolverato su una delle
innumerevoli navi dei veleni e nel pomeriggio ero tornato ad occuparmi del
peschereccio “Francesco Padre”, affondato dalla Nato nell’Adriatico
orientale. Di chi è la regia occulta? E’ forse di carattere altamente
istituzionale? Il procuratore capo signor Russo vuol favorire un’esauriente
spiegazione dell’accaduto? A che punto sono le indagini giudiziarie relative
agli attentati? Ho sporto numerose denunce ed ho fornito un quadro esauriente
agli inquirenti. Non basta? Devo cercarli in prima persona i mandanti e gli
esecutori materiali di questa strategia criminosa? Ribadisco il concetto: non
intendo suicidarmi, godo di ottima salute (sono uno sportivo da sempre); ma se
malauguratamente dovesse accadere qualcosa di spiacevole sembrerà un
incidente. Solo qualche giorno fa, nonostante la presenza di una pattuglia dei
carabinieri sotto casa, un ignoto è riuscito a terrorizzare la mia famiglia.
Scusi signor prefetto Nunziante, questa sarebbe la protezione dello Stato?
Siamo ancora vivi e vegeti perché abbiamo adottato delle personali misure
cautelative, ormai da 5 mesi. Domenica scorsa don Giuseppe, al termine della
messa mi ha espresso pubblicamente solidarietà dinanzi alle autorità e ai
numerosi fedeli. Apriti cielo: il sindaco di Orta Nova (FG), tal Giuseppe
Moscarella (votato dalla mafia: vedi intercettazioni telefoniche DDA Bari; lo
stesso ha mandato in bancarotta le casse comunali) l’ha preso a male parole
addirittura in chiesa. Il giorno seguente un assessore ha telefonato al prete
per rincarare la dose. Il vescovo Felice Di Molfetta non ha nulla da
eccepire? Le autorità giudiziarie locali si occuperanno mai delll’anomalia
Moscarella e dei suoi soci in affari a spese della collettività? Allora
possiamo fare ancora qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere
contagioso. A questo serve la cultura. L’unico modo di combattere la paura
di tanti è costruire speranze non solo per pochi. E’ fondamentale non
lasciar manipolare le parole, il senso, il significato degli eventi e dei
fatti. Il giornalismo d’inchiesta, sempre più in declino nello Stivale può
ridare significato, a condizione di essere credibile e comprensibile. La
speranza e la paura non sono esclusive, ma coinvolgono trasversalmente. Solo
che la paura è passiva, la speranza va coltivata. La paura è una componente
essenziale della nuova miseria, con l’intolleranza e la solitudine. Un
giornalista d’altri tempi, Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia il 5
gennaio 1984, mi ha insegnato una cosa fondamentale: “Scrivi ciò che vedi,
senza farti condizionare dal contesto. Scrivi la verità che riesci a
ricostruire, senza reticenze”. Come mai chi dice la verità in Italia viene
denigrato, offeso, minacciato? Potere e denaro. Soldi facili che dilagano e
corrompono, che si trasformano in omertà e alla fine in delitto. Non so
quanti anni e quante generazioni occorreranno perché approdi una nuova leva
di italiane/i che vogliano concretamente scrollarsi di dosso la coltre del
silenzio. Dove sono i professionisti dell’antimafia, gli ambientalisti da
salotto e gli intellettuali a tutto spiano? Forse, si sono rintanati nei
soliti dibattiti a rimuginare stucchevoli litanie? Chissà se saranno i nostri
figli o i nostri nipoti, chissà se riusciremo in breve tempo a seminare quel
che serve a far germogliare di nuovo la sapienza delle madri e il coraggio dei
padri o soltanto il sacrificio dei nonni, di quelli che hanno reso unica
questa isola nel Mediterraneo, prima che l’egoismo e il criminale calcolo
del privato profitto dei nipoti la riducesse in polvere. Ecco il nodo
cruciale: ritrovare quantomeno la capacità di indignarsi, di reagire. Di
chiedere che il bene di tutti venga prima dell’interesse di alcuni. Nel
remoto 1962 Pier Paolo Pasolini (ammazzato misteriosamente) aveva
scritto: “L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità,
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in
qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”. Su la
testa: il destino è nelle nostre mani. A presto: il giornale è comunque
aperto ai commenti!
AVVISO AI LETTORI. SEGUITANO A GIUNGERE
LETTERE INTIMIDATORIE AL DIRETTORE E ALLA REDAZIONE DAL SEGUENTE INDIRIZZO DI
POSTA ELETTRONICA: maurizio.sorci@gmail.com
La prima e-mail (anonima) è arrivata subito dopo la pubblicazione a luglio
dell’inchiesta “RIS: ECHELON ITALIA”. Il luogo di invio è stato da noi
localizzato nella regione Lazio. Qualcuno può darci una mano a identificare
questo soggetto e a dissuaderlo da tali condotte? Grazie.
di Gianni Lannes
«We
are watching you»: “ti stiamo osservando”. Dallo spazio,
infatti, qualcuno ci spia. Non si tratta di extraterrestri, ma di satelliti
controllati segretamente dai governi. A confronto le intercettazioni
telefoniche di spioni pubblici e privati che hanno coinvolto la Telecom
(Tavaroli e soci), sembrano una bazzecola. L’aria e il cielo sono intrisi di
segnali elettronici. Intercettarli è facile come raccogliere la pioggia con
un secchio. Numerosi cittadini con la fedina penale immacolata, ora sono
schedati elettronicamente, grazie ai prodigi di un braccio supersegreto
dell’ex Sismi, specializzato in spionaggio d’ogni genere e guerra
elettronica. E’ tutto documentato nei fascicoli personali: dalle credenze
religiose a quelle politiche, fino alle attività professionali e del tempo
libero. Siamo controllati e sorvegliati da tempo a nostra insaputa. Il
presidente del Consiglio Berlusconi, se non fosse troppo distratto dalle donne
– e ricattabile – dovrebbe informare subito le Commissioni parlamentari
competenti: Affari costituzionali e Difesa. Signor ministro La Russa chi
gestisce questa struttura, quale tipo di informazione utilizza e di quale
mandato politico gode? Esistono fondati sospetti che tale sistema di
spionaggio al di fuori del controllo parlamentare, possa venire utilizzato per
fini difformi da quelli della sicurezza e della pace? Ma di che si tratta?
Proviamo a spiegarlo, poiché il responsabile della Difesa tace
inspiegabilmente. Alla stregua di Francesco Rutelli, presidente del Copasir.
Nel Comitato parlamentare per la difesa della Repubblica figura pure Fabrizio
Cicchitto, tessera P 2 numero 2232. Insomma una garanzia che spiega il
fango gettato addosso all’integerrimo Gioacchino Genchi. E’ la struttura
supersegreta e più potente mai realizzata in Italia, nata anche per
intercettare – senza alcuna autorizzazione della magistratura e
all’insaputa di una fetta del Parlamento italiano – particolari soggetti:
magistrati, giornalisti, industriali, politici scomodi (pochi in realtà),
ecologisti, ambasciatori; ma anche a chi si oppone alla guerra o
all’installazione di basi militari straniere nel proprio Paese. E
addirittura poliziotti, carabinieri e finanzieri rispettosi dello Stato di
diritto. Una rete riservata che non fa capo ad apparati pubblici dello Stato,
ma al Reparto Informazioni e Sicurezza, il servizio segreto che raggruppa i
tre vecchi SIOS di forza armata e che ha il compito di accedere, captare ed
elaborare qualsiasi forma elettronica di comunicazione in transito nel
Mediterraneo ed anche oltre. E’ un’attività così gelosamente custodita
che il capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo La Rosa, interpellato
qualche tempo fa da due parlamentari della commissione Difesa, nega
addirittura l’esistenza, trincerandosi dietro il segreto di Stato. Risponde
infatti La Rosa, in una lettera di cui siamo legalmente in possesso: «Con
riferimento alla richiesta di autorizzazione alla visita avanzata dai
parlamentari in oggetto, si comunica che non risultano in Cerveteri e nel
territorio nazionale strutture denominate “Echelon Italia” – Conclude
infine l’ammiraglio di squadra – Si soggiunge che in linea generale,
quanto al regime delle autorizzazioni delle visite dei Parlamentari ai siti
protetti dal segreto di cui all’art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801,
vige il disposto della legge 24 giugno 1988 n. 206 e relativo regolamento
d’attuazione». “Echelon” o strutture simili in Italia non esistono? Il
cuore dell’Intelligence fantasma – collegato a varie stazioni di ascolto
distribuite capillarmente nella Penisola – è mimetizzato all’interno di
una caserma dell’esercito nel territorio di Cerveteri in provincia di Roma.
Un lungo recinto e poi un muro protetto all’interno da un terrapieno, filo
spinato e telecamere difendono due palazzine basse, una decina fra antenne
paraboliche – in collegamento col sistema satellitare Sicral – e alcune
casematte per la sorveglianza. «La base viene utilizzata attualmente come
orecchio elettronico per intercettare comunicazioni radio militari e civili
(Sigint), segnali elettromagnetici militari (Elint), comunicazioni via
satellite (Comint), trasmissioni immagini (Imint), telefonia di vario genere»
attesta la documentazione riservata dello Stato Maggiore Difesa. I messaggi
vengono trasferiti, trascritti e analizzati a Roma, all’aeroporto militare
di Ciampino e a Forte Braschi. Ovviamente, tutto in nome della lotta al
terrorismo internazionale e della sicurezza generale. Ma al servizio di chi?
In Italia non si può intercettare nessuno senza l’autorizzazione della
magistratura. Nel caso dei Servizi segreti occorre il nulla osta delle Procure
Generali della Repubblica presso le Corti d’Appello. L’assoluta
discrezionalità e l’assenza di regole democratiche sembrano essere i tratti
essenziali del RIS, peraltro mai sottoposto finora ad un controllo
parlamentare. Sembra un scherzo: un organo dello Stato non sottoposto a
controlli, che occupa due interi edifici a 37 km da Roma. Ma la faccenda
diventa seria se si pensa che il RIS è la mente operativa dell’Intelligence
italiana dove si concentra la massima mole di notizie riservate esistente nel
Paese: informazioni particolari su aziende e privati cittadini. Singolare
coincidenza. «L’attuale normativa sulla privacy riconosce ampie deroghe
proprio ed esclusivamente per i servizi di informazione e sicurezza» dichiara
Antonio Martino il 20 ottobre 2004, allora in veste di ministro della Difesa,
nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari costituzionali. E
aggiunge, a tale proposito: «In questo ambito, ho indicato soluzioni
strutturali per assicurare un rapporto sempre più efficace tra il Sismi ed il
reparto informazioni e sicurezza dello stato maggiore della Difesa (…) Gli
ambiti di competenza del Ris sono complementari a quelli del Sismi. Il Ris
realizza un sistema informativo organico ed integrato, a disposizione del capo
di Stato maggiore della Difesa (…) In quanto servizio specialistico a
supporto diretto dello strumento militare in tutte le sue componenti, quindi
non destinatario di un controllo politico diretto». Un altro riferimento
ufficiale è racchiuso in uno scarno paragrafo del Libro Bianco pubblicato dal
ministero della Difesa nel 2002. A pagina 41, a proposito del “R.I.S.” si
legge: «I SIOS (Servizi Informazioni Operative e Situazione) di Forza Armata
sono stati sciolti e l’attività informativa è stata portata a livello
interforze presso lo Stato maggiore della Difesa. Il trasferimento di
competenza è stato sancito dalla direttiva del Ministro della Difesa
n.1/30863/14.8/97 in data 15 maggio 1997 e l’attività, dopo una fase
sperimentale, ha assunto una definitiva configurazione in data 1° settembre
2000 con la costituzione del Reparto Informazioni e Sicurezza ed i dipendenti
Centro Intelligence Interforze e Scuola Interforze Intelligence/Guerra
Elettronica». E ancora: «L’attività di ricerca informativa e di sicurezza
s’inquadra naturalmente in quella del SISMI che, operando a più ampio
raggio, è in grado di fornire l’inquadramento generale della situazione ed
il sostegno di riferimento con i servizi collegati. Non va peraltro trascurata
la funzione di sicurezza interna svolta a tutela delle strutture ed
infrastrutture militari in Patria, in stretto collegamento, in questo caso,
con l’Arma dei Carabinieri e con gli organi specializzati del servizio
stesso a tutti i livelli ordinativi». Chi controlla i controllori? «Il
Centro Interforze di Formazione Intelligence/GE è un istituto militare,
dipendente dal II Reparto Informazioni e Sicurezza (RIS) dello Stato Maggiore
della Difesa – spiega una nota ministeriale – In particolare il centro
provvede a qualificare ed aggiornare il personale, appartenente alla Difesa,
per l’impiego nel settore dell’Intelligence. In tale ottica i corsi
afferiscono in maniera peculiare a tutte le discipline dell’Intelligence
(IMINT, SIGINT, HUMINT, OSINT, ACINT, MSINT) e della guerra elettronica, in
funzione di quelle che sono le necessità addestrative formulate dal RIS o
dagli Stati maggiori di singola Forza Armata». Computer di ultima generazione
sono la mente operativa. Software ultraveloci in grado di entrare nelle nostre
case, ascoltare e registrare le telefonate, setacciare la posta elettronica e
le altre forme di comunicazione che viaggiano su Internet, aprire e decifrare
tutto quanto viene trasmesso dalle banche dati. Penetrare nel mondo della
finanza, svelare i movimenti di denaro, individuare le scelte strategiche dei
gruppi industriali, rivelare notizie riservate sulle indagini giudiziarie in
corso, sui politici sotto inchiesta, sui boss mafiosi sotto controllo, sui
giornalisti ficcanaso. Una concentrazione senza precedenti di informazioni
sensibili – inaccessibile ai parlamentari della Repubblica – gestita da un
ramo speciale dei servizi segreti e conservate senza limiti di tempo. Il
sistema è attualmente in grado di captare e analizzare miliardi di
comunicazioni private al giorno che passano attraverso il telefono, il fax, la
rete internet. Creato nel 1997 dall’ammiraglio Fulvio Martini (direttore del
Sismi dal 5 maggio 1984 al 26 febbraio 1991) il RIS ha avuto come primo
responsabile l’ammiraglio Sergio Biraghi. Il suo successore è stato un
altro ufficiale di marina, l’ammiraglio Sirio Pianigiani. Le voci ben
mimetizzate di spesa sui bilanci dell’ultimo decennio del ministero della
Difesa ne documentano inequivocabilmente l’attività. Un esempio? La «costruzione
di un inceneritore per documenti classificati a Udine», oppure la «realizzazione
di impianto palazzina Tlc a Jacotenente» in piena Foresta Umbra,
all’interno del Parco nazionale del Gargano. Quali satelliti utilizzano i
servizi segreti? Il SICRAL (Sistema italiano per comunicazioni riservate ed
allarmi) – costato 500 milioni di euro – è il primo satellite italiano
per telecomunicazioni ideato completamente dalla Difesa e sviluppato dal
consorzio Sitab (Alenia, Fiat Avio, Telespazio). Il 7 febbraio 2001 è stato
posto in un’orbita geostazionaria. «Il sistema militare di osservazione da
satellite HELIOS ed il sistema satellitare duale italiano COSMO Sky-Med, sono
utilizzati da parte italiana tramite strutture risalenti alle responsabilità
dello Stato Maggiore della Difesa, in collegamento con il Sismi» decreta il 6
marzo 2006, il ministro Martino. Humint e Sigint corrono insieme. Quando
l’Intelligence si interessa a personaggi su cui non avrebbe titolo per
indagare, usa la tecnica dei galleggianti: si apre cioè un fascicolo
genericamente intestato a un certo affare, o ad una fonte, e poi si allegano
ad esso i fascicoli galleggianti sul personaggio che interessa. Un calcolo
preciso è impossibile farlo. E’ possibile ipotizzare che circa 1 milione di
persone siano stata schedata dai nostri infaticabili 007 con la divisa. Molto
in voga è l’abitudine di archiviare fascicoli particolarmente delicati non
a Forte Braschi, ma in uffici di copertura dislocati in tutto il territorio
nazionale. Tali operazioni non richiedono e nemmeno presumono che chi è
oggetto delle intercettazioni stia violando la legge. Già nel ’95 venne
alla luce un’attività informativa prestata negli anni 1989-91 al capo del
Sismi, Martini, dal colonnello Demetrio Cogliandro: in sostanza,
un’illegittima raccolta di informazioni di natura personale su uomini
politici, ed esponenti del mondo finanziario, sindacale ed industriale. Il
Comitato parlamentare che sovrintende all’attività dei servizi aveva
esaminato la documentazione concludendo il 5 marzo 1996: «Salvo qualche nota
sporadica, il contenuto delle carte è del tutto estraneo alle finalità
istituzionali del Servizio (…) Essi appaiono destinati ad offrire strumenti
di pressione e di ricatto (…) contro soggetti politici ben individuati (…)
Sono state raccolte informazioni di ogni genere, notizie relative agli
intrighi che si sviluppavano nel sistema di governo». Non è cambiato nulla.
Attualmente, gli archivi dei Servizi Segreti presentano un’estensione
sempre più smisurata. Nonostante il trascorrere dei decenni e malgrado
ripetuti segnali d’allarme che hanno rivelato l’accumulo disinvolto di
milioni di fascicoli e la loro illegale e spregiudicata utilizzazione, il
materiale scottante ora viene depositato in banche dati elettroniche. Il 17
novembre 1987, l’ex ministro della Difesa, Attilio Ruffini, alla «Commissione
Affari Costituzionali della Camera rivelava: «Nessun governo è in grado di
controllare singolarmente i milioni di fascicoli per verificare se rientrano
meno nell’ambito dei compiti istituzionali dei Servizi. Ci si deve
necessariamente fidare di quanto affermano i direttori dei servizi o i loro
subordinati». La situazione verrà confermata dall’ammiraglio Martini alla
stessa Commissione, il primo dicembre ’87: «Quando il Presidente del
Consiglio mi chiese se potevo affermare in Parlamento l’inesistenza negli
archivi di qualcosa che potesse prestarsi a un giudizio negativo, gli risposi
che potevo dargli questa assicurazione, sottolineando come negli archivi di
Forte Braschi esistessero circa 18 milioni di pratiche». Lo “zio Sam” con
Echelon ha fatto scuola anche in Italia: la base di ascolto di San Vito dei
Normanni (attualmente dismessa e recentemente incendiata), in provincia di
Brindisi ha registrato istante per istante la strage di Ustica (27 giugno
1980) e intercettato i sequestratori dell’Achille Lauro nel 1985. Eppure,
nessuno ha mai chiesto conto in sede ufficiale alle autorità Usa il
chiarimento dei misteri d’Italia. Intercettare, catalogare ed archiviare la
vita di chiunque è una violazione dei diritti umani. La democrazia è
costruita su diritti che prevalgono su qualsiasi interesse collettivo,
individuale, economico politico e di sicurezza. Il vero problema è capire se
si stia sistematicamente smantellando il concetto di privacy individuale, uno
dei diritti umani più basilari.
Echelon
Ideato nel 1947. E’ un sistema di sorveglianza mondiale realizzato da alcuni
Stati durante la Guerra fredda. Viene gestito da Usa, Regno Unito, Australia,
Canada e Nuova Zelanda (accordo Ukusa). L’infrastruttura spaziale è stata
insediata nei primi anni ’60, lanciando in orbita un gran numero di
satelliti spia. Responsabile di questi progetti è la National Security Agency
(NSA), la più grande agenzia di intelligence nordamericana, in collaborazione
con la Cia e la Nro. I centri elaborazione dati terrestri sono ubicati a
Menwith Hill (Gran Bretagna) ed a Pine Gap (Australia). Anche l’Italia ha
ospitato una struttura di questa rete spionistica – orecchio poi trasferita
a Gioia del Colle – nella base di San Vito dei Normanni, dal 1964 fino al
1994. Negli Usa è nata nel 2001, la “Total information awareness”, una
banca dati unica che ha lo scopo di raccogliere informazioni sui cittadini di
tutto il mondo dal comportamento sospetto.
Enfopol
L’organizzazione, in collaborazione con l’Fbi americana, è nata
ufficialmente il 23 novembre 1995 grazie a un accordo di cooperazione europeo
per un sistema di controllo totale di tutti i mezzi di comunicazione. Le
radici sono state sviluppate fin dal 1991 nell’ambito della conferenza di
Trevi, dai ministri dell’Ue e si sono concretizzate nel 1993 a Madrid.
Secondo l’associazione inglese per i diritti civili Statewatch esistono
intese segrete sotto forma di “Memorandum of Understanding Concerning the
Lawful Interception of Telecommunications” (Enfopol 112, 10037/95).
L’Italia svolge un ruolo di primo piano all’interno del programma, perché
ospita, in provincia de l’Aquila, la base terrestre di Iridium, la rete di
satelliti per le comunicazioni cellulari. Enfopol coordina la collaborazione
europea dei ministeri degli interni e della giustizia. E’ al di fuori dei
controlli parlamentari europei.
Europa: rifiuti pericolosi a Giardinetto in Puglia (Fantini – De Munari
– Iao)
Giardinetto, agro di Troia (FG): sequestrata un’area di 340.000 metri
quadrati imbottita nel sottosuolo con 250 mila tonnellate di scorie pericolose
proveniente da mezza Europa. Ecomafiosi: Fantini, De Munari e complici
istituzionali locali e nazionali. Impennata nella zona di neoplasie maligne e
morti di cancro.
Inchiesta di Gianni Lannes
Operazione della Guardia di Finanza (Foggia)
Disastro ambientale: oltre
300.000 tonnellate di scorie pericolose occultate nel sottosuolo. Risultato:
morti e malati di tumore
Due
anni dopo l’inchiesta di Gianni Lannes andata in onda su Rai 1 (Novembre
2007) e La7 (Marzo 2008), grazie anche alla tenacia del tenente
colonnello della Guardia di finanza Giacomo Ricchitelli e del luogotenente
Ruggiero Tenore la Procura della Repubblica di Lucera ha effettuato il
sequestro probatorio a Giardinetto in agro di Troia dell’area di proprietà
della famiglia Fantini (residenti a Lucera), “benemeriti” industriali di
origine abruzzese. A Francesco Paolo, il capostipite nonchè ideatore della
miscelazione di rifiuti micidiali e mattoni la Confindustria di Foggia (leggi
Zanasi e soci) ha dedicato nientemeno che un’aula nella sede locale. In loco
la società IAO, creata dai Fantini e diretta da Giuseppe de Munari ha
occultato nel sottosuolo su una superficie di 70 ettari migliaia di tonnellate
di rifiuti molto pericolosi (amianto, cadmio, cromo esavalente ed altri
metalli pesanti di natura cancerogena). La stima scientifica e tecnica sulla
quantità di rifiuti è stata valutata dall’autorità giudiziaria
approssimata per difetto. Gli inquirenti proseguono le indagini anche per
accertare i nessi di causalità tra il gravissimo inquinamento ambientale
protrattosi per 12 anni e i numerosi casi di morte per neoplasie maligne. Sono
già centinaia le persone ammalate di tumore che vivono a Giardinetto; senza
contare quelle dei paesi limitrofi (Castelluccio dei Sauri, Orsara, Troia,
Foggia, Lucera). Si sospetta che l’inquinamento sia esteso per decine di
chilometri dall’epicentro e sia già penetrato nella catena biologica. Per
dovere di cronaca si rammenta che l’anno scorso il sindaco di Troia, il
medico Beccia, aveva pubblicamente e ripetutamente dichiarato che si trattava
di “panna montata e non di rifiuti”. Gli scarti letali provengono
prevalentemente da: Germania, Francia, Corea del Sud, Italia
Settentrionale e perfino dall’Enichem di Manfredonia. Della serie: quando
massoneria e mafia vanno a braccetto, o meglio si confondono. Per i morti e i
malati non esistono indennizzi. L’Ente di provincia di Foggia, la regione
Puglia e tutti i comuni limitrofi hanno fatto finta di nulla, denigrando e
diffamando Gianni Lannes.
A BREVE IL
VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA TENUTA DAL PROCURATORE CAPO DI LUCERA MASSIMO
LUCIANETTI.