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                                    Il lavoro di Gianni Lannes e di Italia Terra Nostra

Questo giornale raccoglie inchieste particolareggiate e complesse sull'inquinamento pugliese e italiano dovuto soprattutto a rifiuti tossici  e radioattivi  ma anche  una perversa interazione di "forze ospiti" frutto della sovranità limitata che non si limitano a ricevere ospitalità, pur rimanendo sempre impunite.

Una documentazione da considerare con calma perchè traccia un panorama complesso di inquinamento gravissimo a cui tutti siamo probabilmente e inconsapevolmente soggetti, l'aumento dei casi di cancro e la   criminalità legata ai traffici concatenati di armi e rifiuti tossici.
Non ultima la scoperta della Echelon italiana che è stato l'inizio delle minacce al giornale e infine il successo odierno delle indagini svolte col sequestro di una discarica abusiva contenente più di 250 mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti dall'Italia,dall'Europa e dal resto del mondo

Giardinetto, agro di Troia (FG): sequestrata un’area di 340.000 metri quadrati imbottita nel sottosuolo con 250 mila tonnellate di scorie pericolose proveniente da mezza Europa. Ecomafiosi: Fantini, De Munari e complici istituzionali locali e nazionali. Impennata nella zona di neoplasie maligne e morti di cancro.



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Mafia di Stato: stop a Terra Nostra

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direttore
Pubblicato il: 27 novembre 2009Inserito in: Editoriale, Primo pianoTags: , , , , , , , , , ,

di Gianni Lannes

Siamo liberi, indipendenti e incondizionabili, ma il direttore non mette a repentaglio la vita e l’incolumità dei suoi collaboratori (alcuni dei quali già minacciati). Da oggi le pubblicazioni saranno congelate – fino a quando non percepiremo dei segnali positivi –  poiché lo Stato di diritto è andato a farsi friggere ed il governo Berlusconi se ne infischia dei cittadini onesti. Il 24 novembre nonostante l’intervento in parlamento di Leoluca Orlando i rappresentanti governativi, vale a dire i nostri dipendenti, si sono eclissati. E’ vero non siamo in Libano o nella Jugoslavia pre-smembramento a tavolino, ma l’aria che si respira potrebbe mietere vite umane. Dal 29 giugno questo giornale è sotto tiro. Ben tre attentati, una minaccia di morte e varie intimidazioni non ci hanno piegato. Il 5 novembre il Gip del tribunale di Foggia archivia in tutta fretta il primo attentato poiché “Gli autori del fatto sono rimasti ignoti”. L’atto giudiziario a quella data è ancora secretato (sarà comunicato ai carabinieri il 6 novembre e allo scrivente soltanto il 10 novembre). Singolare coincidenza: alle 23,40 della stessa giornata si verifica un altro attentato. Proprio quel giorno avevo recuperato presso la procura della Repubblica di Lucera (FG) un fascicolo impolverato su una delle innumerevoli navi dei veleni e nel pomeriggio ero tornato ad occuparmi del peschereccio “Francesco Padre”, affondato dalla Nato nell’Adriatico orientale. Di chi è la regia occulta? E’ forse di carattere altamente istituzionale? Il procuratore capo signor Russo vuol favorire un’esauriente spiegazione dell’accaduto? A che punto sono le indagini giudiziarie relative agli attentati? Ho sporto numerose denunce ed ho fornito un quadro esauriente agli inquirenti. Non basta? Devo cercarli in prima persona i mandanti e gli esecutori materiali di questa strategia criminosa? Ribadisco il concetto: non intendo suicidarmi, godo di ottima salute (sono uno sportivo da sempre); ma se malauguratamente dovesse accadere qualcosa di spiacevole sembrerà un incidente. Solo qualche giorno fa, nonostante la presenza di una pattuglia dei carabinieri sotto casa, un ignoto è riuscito a terrorizzare la mia famiglia. Scusi signor prefetto Nunziante, questa sarebbe la protezione dello Stato? Siamo ancora vivi e vegeti perché abbiamo adottato delle personali misure cautelative, ormai da 5 mesi. Domenica scorsa don Giuseppe, al termine della messa mi ha espresso pubblicamente solidarietà dinanzi alle autorità e ai numerosi fedeli. Apriti cielo: il sindaco di Orta Nova (FG), tal Giuseppe Moscarella (votato dalla mafia: vedi intercettazioni telefoniche DDA Bari; lo stesso ha mandato in bancarotta le casse comunali) l’ha preso a male parole addirittura in chiesa. Il giorno seguente un assessore ha telefonato al prete per rincarare la dose.  Il vescovo Felice Di Molfetta non ha nulla da eccepire? Le autorità giudiziarie locali si occuperanno mai delll’anomalia Moscarella e dei suoi soci in affari a spese della collettività? Allora possiamo fare ancora qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A questo serve la cultura. L’unico modo di combattere la paura di tanti è costruire speranze non solo per pochi. E’ fondamentale non lasciar manipolare le parole, il senso, il significato degli eventi e dei fatti. Il giornalismo d’inchiesta, sempre più in declino nello Stivale può ridare significato, a condizione di essere credibile e comprensibile. La speranza e la paura non sono esclusive, ma coinvolgono trasversalmente. Solo che la paura è passiva, la speranza va coltivata. La paura è una componente essenziale della nuova miseria, con l’intolleranza e la solitudine. Un giornalista d’altri tempi, Giuseppe Fava, assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984, mi ha insegnato una cosa fondamentale: “Scrivi ciò che vedi, senza farti condizionare dal contesto. Scrivi la verità che riesci a ricostruire, senza reticenze”. Come mai chi dice la verità in Italia viene denigrato, offeso, minacciato? Potere e denaro. Soldi facili che dilagano e corrompono, che si trasformano in omertà e alla fine in delitto. Non so quanti anni e quante generazioni occorreranno perché approdi una nuova leva di italiane/i che vogliano concretamente scrollarsi di dosso la coltre del silenzio. Dove sono i professionisti dell’antimafia, gli ambientalisti da salotto e gli intellettuali a tutto spiano? Forse, si sono rintanati nei soliti dibattiti a rimuginare stucchevoli litanie? Chissà se saranno i nostri figli o i nostri nipoti, chissà se riusciremo in breve tempo a seminare quel che serve a far germogliare di nuovo la sapienza delle madri e il coraggio dei padri o soltanto il sacrificio dei nonni, di quelli che hanno reso unica questa isola nel Mediterraneo, prima che l’egoismo e il criminale calcolo del privato profitto dei nipoti la riducesse in polvere. Ecco il nodo cruciale: ritrovare quantomeno la capacità di indignarsi, di reagire. Di chiedere che il bene di tutti venga prima dell’interesse di alcuni. Nel remoto 1962 Pier Paolo Pasolini (ammazzato misteriosamente) aveva  scritto: “L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”. Su la testa: il destino è nelle nostre mani. A presto: il giornale è comunque aperto ai commenti!

Minacce e insulti anche dalla posta elettronica

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direttore
Pubblicato il: 30 novembre 2009Inserito in: Primo pianoTags:
Minacce e insulti anche dalla posta elettronica

AVVISO AI LETTORI. SEGUITANO A GIUNGERE LETTERE INTIMIDATORIE AL DIRETTORE E ALLA REDAZIONE DAL SEGUENTE INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA: maurizio.sorci@gmail.com

La prima e-mail (anonima) è arrivata subito dopo la pubblicazione a luglio dell’inchiesta “RIS: ECHELON ITALIA”. Il luogo di invio è stato da noi localizzato nella regione Lazio. Qualcuno può darci una mano a identificare questo soggetto e a dissuaderlo da tali condotte? Grazie.

RIS l’orecchio tecnologico dei servizi segreti italiani. Ecco il grande fratello militare

Pubblicato da:
direttore
Pubblicato il: 3 luglio 2009Inserito in: InchiesteTags: , , , ,
RIS l’orecchio tecnologico dei servizi segreti italiani. Ecco il grande fratello militare

di Gianni Lannes

fax_difesa«We are watching you»: “ti stiamo osservando”. Dallo spazio, infatti, qualcuno ci spia. Non si tratta di extraterrestri, ma di satelliti controllati segretamente dai governi. A confronto le intercettazioni telefoniche di spioni pubblici e privati che hanno coinvolto la Telecom (Tavaroli e soci), sembrano una bazzecola. L’aria e il cielo sono intrisi di segnali elettronici. Intercettarli è facile come raccogliere la pioggia con un secchio. Numerosi cittadini con la fedina penale immacolata, ora sono schedati elettronicamente, grazie ai prodigi di un braccio supersegreto dell’ex Sismi, specializzato in spionaggio d’ogni genere e guerra elettronica. E’ tutto documentato nei fascicoli personali: dalle credenze religiose a quelle politiche, fino alle attività professionali e del tempo libero. Siamo controllati e sorvegliati da tempo a nostra insaputa. Il presidente del Consiglio Berlusconi, se non fosse troppo distratto dalle donne – e ricattabile – dovrebbe informare subito le Commissioni parlamentari competenti: Affari costituzionali e Difesa. Signor ministro La Russa chi gestisce questa struttura, quale tipo di informazione utilizza e di quale mandato politico gode? Esistono fondati sospetti che tale sistema di spionaggio al di fuori del controllo parlamentare, possa venire utilizzato per fini difformi da quelli della sicurezza e della pace? Ma di che si tratta? Proviamo a spiegarlo, poiché il responsabile della Difesa tace inspiegabilmente. Alla stregua di Francesco Rutelli, presidente del Copasir. Nel Comitato parlamentare per la difesa della Repubblica figura pure Fabrizio Cicchitto, tessera  P 2 numero 2232. Insomma una garanzia che spiega il fango gettato addosso all’integerrimo Gioacchino Genchi. E’ la struttura supersegreta e più potente mai realizzata in Italia, nata anche per intercettare – senza alcuna autorizzazione della magistratura e all’insaputa di una fetta del Parlamento italiano – particolari soggetti: magistrati, giornalisti, industriali, politici scomodi (pochi in realtà), ecologisti, ambasciatori; ma anche a chi si oppone alla guerra o all’installazione di basi militari straniere nel proprio Paese. E addirittura poliziotti, carabinieri e finanzieri rispettosi dello Stato di diritto. Una rete riservata che non fa capo ad apparati pubblici dello Stato, ma al Reparto Informazioni e Sicurezza, il servizio segreto che raggruppa i tre vecchi SIOS di forza armata e che ha il compito di accedere, captare ed elaborare qualsiasi forma elettronica di comunicazione in transito nel Mediterraneo ed anche oltre. E’ un’attività così gelosamente custodita che il capo di Stato Maggiore della Marina, Paolo La Rosa, interpellato qualche tempo fa da due parlamentari della commissione Difesa, nega addirittura l’esistenza, trincerandosi dietro il segreto di Stato. Risponde infatti La Rosa, in una lettera di cui siamo legalmente in possesso: «Con riferimento alla richiesta di autorizzazione alla visita avanzata dai parlamentari in oggetto, si comunica che non risultano in Cerveteri e nel territorio nazionale strutture denominate “Echelon Italia” – Conclude infine l’ammiraglio di squadra – Si soggiunge che in linea generale, quanto al regime delle autorizzazioni delle visite dei Parlamentari ai siti protetti dal segreto di cui all’art. 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, vige il disposto della legge 24 giugno 1988 n. 206 e relativo regolamento d’attuazione». “Echelon” o strutture simili in Italia non esistono? Il cuore dell’Intelligence fantasma – collegato a varie stazioni di ascolto distribuite capillarmente nella Penisola – è mimetizzato all’interno di una caserma dell’esercito nel territorio di Cerveteri in provincia di Roma. Un lungo recinto e poi un muro protetto all’interno da un terrapieno, filo spinato e telecamere difendono due palazzine basse, una decina fra antenne paraboliche – in collegamento col sistema satellitare Sicral – e alcune casematte per la sorveglianza. «La base viene utilizzata attualmente come orecchio elettronico per intercettare comunicazioni radio militari e civili (Sigint), segnali elettromagnetici militari (Elint), comunicazioni via satellite (Comint), trasmissioni immagini (Imint), telefonia di vario genere» attesta la documentazione riservata dello Stato Maggiore Difesa. I messaggi vengono trasferiti, trascritti e analizzati a Roma, all’aeroporto militare di Ciampino e a Forte Braschi. Ovviamente, tutto in nome della lotta al terrorismo internazionale e della sicurezza generale. Ma al servizio di chi? In Italia non si può intercettare nessuno senza l’autorizzazione della magistratura. Nel caso dei Servizi segreti occorre il nulla osta delle Procure Generali della Repubblica presso le Corti d’Appello. L’assoluta discrezionalità e l’assenza di regole democratiche sembrano essere i tratti essenziali del RIS, peraltro mai sottoposto finora ad un controllo parlamentare. Sembra un scherzo: un organo dello Stato non sottoposto a controlli, che occupa due interi edifici a 37 km da Roma. Ma la faccenda diventa seria se si pensa che il RIS è la mente operativa dell’Intelligence italiana dove si concentra la massima mole di notizie riservate esistente nel Paese: informazioni particolari su aziende e privati cittadini. Singolare coincidenza. «L’attuale normativa sulla privacy riconosce ampie deroghe proprio ed esclusivamente per i servizi di informazione e sicurezza» dichiara Antonio Martino il 20 ottobre 2004, allora in veste di ministro della Difesa, nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari costituzionali. E aggiunge, a tale proposito: «In questo ambito, ho indicato soluzioni strutturali per assicurare un rapporto sempre più efficace tra il Sismi ed il reparto informazioni e sicurezza dello stato maggiore della Difesa (…) Gli ambiti di competenza del Ris sono complementari a quelli del Sismi. Il Ris realizza un sistema informativo organico ed integrato, a disposizione del capo di Stato maggiore della Difesa (…) In quanto servizio specialistico a supporto diretto dello strumento militare in tutte le sue componenti, quindi non destinatario di un controllo politico diretto». Un altro riferimento ufficiale è racchiuso in uno scarno paragrafo del Libro Bianco pubblicato dal ministero della Difesa nel 2002. A pagina 41, a proposito del “R.I.S.” si legge: «I SIOS (Servizi Informazioni Operative e Situazione) di Forza Armata sono stati sciolti e l’attività informativa è stata portata a livello interforze presso lo Stato maggiore della Difesa. Il trasferimento di competenza è stato sancito dalla direttiva del Ministro della Difesa n.1/30863/14.8/97 in data 15 maggio 1997 e l’attività, dopo una fase sperimentale, ha assunto una definitiva configurazione in data 1° settembre 2000 con la costituzione del Reparto Informazioni e Sicurezza ed i dipendenti Centro Intelligence Interforze e Scuola Interforze Intelligence/Guerra Elettronica». E ancora: «L’attività di ricerca informativa e di sicurezza s’inquadra naturalmente in quella del SISMI che, operando a più ampio raggio, è in grado di fornire l’inquadramento generale della situazione ed il sostegno di riferimento con i servizi collegati. Non va peraltro trascurata la funzione di sicurezza interna svolta a tutela delle strutture ed infrastrutture militari in Patria, in stretto collegamento, in questo caso, con l’Arma dei Carabinieri e con gli organi specializzati del servizio stesso a tutti i livelli ordinativi». Chi controlla i controllori? «Il Centro Interforze di Formazione Intelligence/GE è un istituto militare, dipendente dal II Reparto Informazioni e Sicurezza (RIS) dello Stato Maggiore della Difesa – spiega una nota ministeriale – In particolare il centro provvede a qualificare ed aggiornare il personale, appartenente alla Difesa, per l’impiego nel settore dell’Intelligence. In tale ottica i corsi afferiscono in maniera peculiare a tutte le discipline dell’Intelligence (IMINT, SIGINT, HUMINT, OSINT, ACINT, MSINT) e della guerra elettronica, in funzione di quelle che sono le necessità addestrative formulate dal RIS o dagli Stati maggiori di singola Forza Armata». Computer di ultima generazione sono la mente operativa. Software ultraveloci in grado di entrare nelle nostre case, ascoltare e registrare le telefonate, setacciare la posta elettronica e le altre forme di comunicazione che viaggiano su Internet, aprire e decifrare tutto quanto viene trasmesso dalle banche dati. Penetrare nel mondo della finanza, svelare i movimenti di denaro, individuare le scelte strategiche dei gruppi industriali, rivelare notizie riservate sulle indagini giudiziarie in corso, sui politici sotto inchiesta, sui boss mafiosi sotto controllo, sui giornalisti ficcanaso. Una concentrazione senza precedenti di informazioni sensibili – inaccessibile ai parlamentari della Repubblica – gestita da un ramo speciale dei servizi segreti e conservate senza limiti di tempo. Il sistema è attualmente in grado di captare e analizzare miliardi di comunicazioni private al giorno che passano attraverso il telefono, il fax, la rete internet. Creato nel 1997 dall’ammiraglio Fulvio Martini (direttore del Sismi dal 5 maggio 1984 al 26 febbraio 1991) il RIS ha avuto come primo responsabile l’ammiraglio Sergio Biraghi. Il suo successore è stato un altro ufficiale di marina, l’ammiraglio Sirio Pianigiani. Le voci ben mimetizzate di spesa sui bilanci dell’ultimo decennio del ministero della Difesa ne documentano inequivocabilmente l’attività. Un esempio? La «costruzione di un inceneritore per documenti classificati a Udine», oppure la «realizzazione di impianto palazzina Tlc a Jacotenente» in piena Foresta Umbra, all’interno del Parco nazionale del Gargano. Quali satelliti utilizzano i servizi segreti? Il SICRAL (Sistema italiano per comunicazioni riservate ed allarmi) – costato 500 milioni di euro – è il primo satellite italiano per telecomunicazioni ideato completamente dalla Difesa e sviluppato dal consorzio Sitab (Alenia, Fiat Avio, Telespazio). Il 7 febbraio 2001 è stato posto in un’orbita geostazionaria. «Il sistema militare di osservazione da satellite HELIOS ed il sistema satellitare duale italiano COSMO Sky-Med, sono utilizzati da parte italiana tramite strutture risalenti alle responsabilità dello Stato Maggiore della Difesa, in collegamento con il Sismi» decreta il 6 marzo 2006, il ministro Martino. Humint e Sigint corrono insieme. Quando l’Intelligence si interessa a personaggi su cui non avrebbe titolo per indagare, usa la tecnica dei galleggianti: si apre cioè un fascicolo genericamente intestato a un certo affare, o ad una fonte, e poi si allegano ad esso i fascicoli galleggianti sul personaggio che interessa. Un calcolo preciso è impossibile farlo. E’ possibile ipotizzare che circa 1 milione di persone siano stata schedata dai nostri infaticabili 007 con la divisa. Molto in voga è l’abitudine di archiviare fascicoli particolarmente delicati non a Forte Braschi, ma in uffici di copertura dislocati in tutto il territorio nazionale. Tali operazioni non richiedono e nemmeno presumono che chi è oggetto delle intercettazioni stia violando la legge. Già nel ’95 venne alla luce un’attività informativa prestata negli anni 1989-91 al capo del Sismi, Martini, dal colonnello Demetrio Cogliandro: in sostanza, un’illegittima raccolta di informazioni di natura personale su uomini politici, ed esponenti del mondo finanziario, sindacale ed industriale. Il Comitato parlamentare che sovrintende all’attività dei servizi aveva esaminato la documentazione concludendo il 5 marzo 1996: «Salvo qualche nota sporadica, il contenuto delle carte è del tutto estraneo alle finalità istituzionali del Servizio (…) Essi appaiono destinati ad offrire strumenti di pressione e di ricatto (…) contro soggetti politici ben individuati (…) Sono state raccolte informazioni di ogni genere, notizie relative agli intrighi che si sviluppavano nel sistema di governo». Non è cambiato nulla. Attualmente, gli archivi dei Servizi Segreti  presentano un’estensione sempre più smisurata. Nonostante il trascorrere dei decenni e malgrado ripetuti segnali d’allarme che hanno rivelato l’accumulo disinvolto di milioni di fascicoli e la loro illegale e spregiudicata utilizzazione, il materiale scottante ora viene depositato in banche dati elettroniche. Il 17 novembre 1987, l’ex ministro della Difesa, Attilio Ruffini, alla «Commissione Affari Costituzionali della Camera rivelava: «Nessun governo è in grado di controllare singolarmente i milioni di fascicoli per verificare se rientrano meno nell’ambito dei compiti istituzionali dei Servizi. Ci si deve necessariamente fidare di quanto affermano i direttori dei servizi o i loro subordinati». La situazione verrà confermata dall’ammiraglio Martini alla stessa Commissione, il primo dicembre ’87: «Quando il Presidente del Consiglio mi chiese se potevo affermare in Parlamento l’inesistenza negli archivi di qualcosa che potesse prestarsi a un giudizio negativo, gli risposi che potevo dargli questa assicurazione, sottolineando come negli archivi di Forte Braschi esistessero circa 18 milioni di pratiche». Lo “zio Sam” con Echelon ha fatto scuola anche in Italia: la base di ascolto di San Vito dei Normanni (attualmente dismessa e recentemente incendiata), in provincia di Brindisi ha registrato istante per istante la strage di Ustica (27 giugno 1980) e intercettato i sequestratori dell’Achille Lauro nel 1985. Eppure, nessuno ha mai chiesto conto in sede ufficiale alle autorità Usa il chiarimento dei misteri d’Italia. Intercettare, catalogare ed archiviare la vita di chiunque è una violazione dei diritti umani. La democrazia è costruita su diritti che prevalgono su qualsiasi interesse collettivo, individuale, economico politico e di sicurezza. Il vero problema è capire se si stia sistematicamente smantellando il concetto di privacy individuale, uno dei diritti umani più basilari.
Echelon
Ideato nel 1947. E’ un sistema di sorveglianza mondiale realizzato da alcuni Stati durante la Guerra fredda. Viene gestito da Usa, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda (accordo Ukusa). L’infrastruttura spaziale è stata insediata nei primi anni ’60, lanciando in orbita un gran numero di satelliti spia. Responsabile di questi progetti è la National Security Agency (NSA), la più grande agenzia di intelligence nordamericana, in collaborazione con la Cia e la Nro. I centri elaborazione dati terrestri sono ubicati a Menwith Hill (Gran Bretagna) ed a Pine Gap (Australia). Anche l’Italia ha ospitato una struttura di questa rete spionistica – orecchio poi trasferita a Gioia del Colle – nella base di San Vito dei Normanni, dal 1964 fino al 1994. Negli Usa è nata nel 2001, la “Total information awareness”, una banca dati unica che ha lo scopo di raccogliere informazioni sui cittadini di tutto il mondo dal comportamento sospetto.
Enfopol
L’organizzazione, in collaborazione con l’Fbi americana, è nata ufficialmente il 23 novembre 1995 grazie a un accordo di cooperazione europeo per un sistema di controllo totale di tutti i mezzi di comunicazione. Le radici sono state sviluppate fin dal 1991 nell’ambito della conferenza di Trevi, dai ministri dell’Ue e si sono concretizzate nel 1993 a Madrid. Secondo l’associazione inglese per i diritti civili Statewatch esistono intese segrete sotto forma di “Memorandum of Understanding Concerning the Lawful Interception of Telecommunications” (Enfopol 112, 10037/95). L’Italia svolge un ruolo di primo piano all’interno del programma, perché ospita, in provincia de l’Aquila, la base terrestre di Iridium, la rete di satelliti per le comunicazioni cellulari. Enfopol coordina la collaborazione europea dei ministeri degli interni e della giustizia. E’ al di fuori dei controlli parlamentari europei.

Rifiuti pericolosi: inchiesta di Gianni Lannes, operazione della Guardia di Finanza

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Pubblicato il: 1 dicembre 2009Inserito in: News, Primo pianoTags: , , , , , , , ,
Rifiuti pericolosi: inchiesta di Gianni Lannes, operazione della Guardia di Finanza

Europa: rifiuti pericolosi a Giardinetto in Puglia (Fantini – De Munari – Iao)

Giardinetto, agro di Troia (FG): sequestrata un’area di 340.000 metri quadrati imbottita nel sottosuolo con 250 mila tonnellate di scorie pericolose proveniente da mezza Europa. Ecomafiosi: Fantini, De Munari e complici istituzionali locali e nazionali. Impennata nella zona di neoplasie maligne e morti di cancro.

Inchiesta di Gianni Lannes
Operazione della Guardia di Finanza (Foggia)

Disastro ambientale: oltre 300.000 tonnellate di scorie pericolose occultate nel sottosuolo. Risultato: morti e malati di tumore

doc_gdf_luceraDue anni dopo l’inchiesta di Gianni Lannes andata in onda su Rai 1 (Novembre 2007) e La7 (Marzo 2008),  grazie anche alla tenacia del tenente colonnello della Guardia di finanza Giacomo Ricchitelli e del luogotenente Ruggiero Tenore la Procura della Repubblica di Lucera ha effettuato il sequestro probatorio a Giardinetto in agro di Troia dell’area di proprietà della famiglia Fantini (residenti a Lucera), “benemeriti” industriali di origine abruzzese. A Francesco Paolo, il capostipite nonchè ideatore della miscelazione di rifiuti micidiali e mattoni la Confindustria di Foggia (leggi Zanasi e soci) ha dedicato nientemeno che un’aula nella sede locale. In loco la società IAO, creata dai Fantini e diretta da Giuseppe de Munari ha occultato nel sottosuolo su una superficie di 70 ettari migliaia di tonnellate di rifiuti molto pericolosi (amianto, cadmio, cromo esavalente ed altri metalli pesanti di natura cancerogena). La stima scientifica e tecnica sulla quantità di rifiuti è stata valutata dall’autorità giudiziaria approssimata per difetto. Gli inquirenti proseguono le indagini anche per accertare i nessi di causalità tra il gravissimo inquinamento ambientale protrattosi per 12 anni e i numerosi casi di morte per neoplasie maligne. Sono già centinaia le persone ammalate di tumore che vivono a Giardinetto; senza contare quelle dei paesi limitrofi (Castelluccio dei Sauri, Orsara, Troia, Foggia, Lucera). Si sospetta che l’inquinamento sia esteso per decine di chilometri dall’epicentro e sia già penetrato nella catena biologica. Per dovere di cronaca si rammenta che l’anno scorso il sindaco di Troia, il medico Beccia, aveva pubblicamente e ripetutamente dichiarato che si trattava di “panna montata e non di rifiuti”. Gli scarti letali provengono prevalentemente da: Germania, Francia,   Corea del Sud, Italia Settentrionale e perfino dall’Enichem di Manfredonia. Della serie: quando massoneria e mafia vanno a braccetto, o meglio si confondono. Per i morti e i malati non esistono indennizzi. L’Ente di provincia di Foggia, la regione Puglia e tutti i comuni limitrofi hanno fatto finta di nulla, denigrando e diffamando Gianni Lannes.

A BREVE IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA TENUTA DAL PROCURATORE CAPO DI LUCERA MASSIMO LUCIANETTI.

 

 

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