La pesca nei porti

Porto dei Laghi di Sibari La pesca che viene praticata nei porti può riservare tra le migliori sorprese durante tutte le stagioni dell'anno e, per giunta, non richiede speciali capacità o attrezzature costose.Numerose specie di pesci scelgono il porto come loro habitat poiché è una zona in cui trovano una ricca alimentazione; se poi si pensa alla comodità di accesso dei pescatori, si spiega perché le banchine ed i moli sono i posti più frequentati in ogni stagione. In un porto si può anche avere la possibilità di pescare pesci di notevoli dimensioni, data la profondità delle acque che normalmente caratterizza posti del genere.

LE PREDE

 La preda più usuale per chi pesca in un porto è sicuramente il cefalo, forse il più tradizionale abitatore di queste zone, anche perché è in grado di resistere a livelli di inquinamento piuttosto alti, tanto che gli esemplari più grossi si pescano proprio nei porti. Un'altra preda, di carne molto pregiata, è la spigola; questa viene pescata di giorno e di notte ed è solita nuotare insieme a branchi di cefali. Come la spigola, anche il sarago è di carne molto pregiata; questo pesce vive nelle zone rocciose, quindi è più opportuno apprestarsi a pescare a ridosso delle dighe esterne ai porti oppure sui vecchi moli. Chi invece si vuole apprestare alla pesca al gronco deve essere provvisto di lenze robuste e pronto a passare la notte sul molo e, lungo le sue pareti, si possono sorprendere numerosi polpi. Si possono pescare infine alcuni tipi di pesci a seconda della stagione, come marmore, triglie, sugarelli, aguglie, boghe, sgombri, leccie e cernie.

LE CANNE DA PESCA (vedi anche bolognese in mare)

 Per la pesca in porto si può scegliere tra due tipi di canne: la prima, la canna col mulinello, leggera, abbastanza rigida e con una lunghezza variabile da 4 a 6 metri e mezzo, l'ideale per pescare col galleggiante tutti quei pesci che si muovono a mezz'acqua. Il secondo tipo di canna risponde ad un attrezzo molto robusto e pesante, lungo circa 3,5 o 4 metri, più rigido e con una spiccata azione di punta; questo secondo tipo si utilizza per pescare rasente le banchine, ove il fondale è profondo.

IL MULINELLO

 Le doti principali del mulinello devono essere: la robustezza e la capienza della bobbina che deve essere in grado di contenere almeno 200 metri di monofilo dello 0,25/0,30. Ovviamente la manutenzione di mulinelli è un elemento molto importante, poiché il sale può, alla lunga, corrodere; sarà quindi sufficiente sciacquare il mulinello periodicamente con acqua dolce.

GALLEGGIANTI DA MARE

 I porti sono i luoghi nei quali i galleggianti rendono di più, a causa della completa assenza del moto ondoso, che, come succede nelle acque esterne, creerebbe falsi segnali di abboccata. Per tale ragione, i galleggianti, che vengono usati nel porto, presentano caratteristiche del tutto simili a quelli da lago: questi devono essere in legno di balsa, con forma affusolata ma in grado di sostenere una piombatura abbastanza consistente e con l'astina più alta possibile. Nei porti si usano galleggianti piombati di due tipi: il primo, semicilindrico, si adatta bene alla pesca in superficie con lanci lunghi (l'ideale per pescare aguglie od occhiate); dalla base piombata del galleggiante, si fissa semplicemente filo ed amo, senza aggiunta di piombi. Il secondo tipo di galleggiante piombato è quello usato per la pesca all'inglese (tecnica nata sui fiumi, ma usata anche a mare, soprattutto nei porti data la calma delle acque); questo galleggiante è fissato alla lenza solo in corrispondenza del gambo e contiene buona parte della piombatura della lenza stessa. Eccezione, per quanto riguarda la piombatura, è quella che si prepara per la pesca del cefalo: in questo caso ci vogliono galleggianti molto sensibili e leggeri, data l'abboccata di questo pesce, la più sensibile e leggera di tutte. Altri galleggianti, usati spesso nei porti, sono gli scorrevoli, ideali per pescare a grande profondità. Infine, per la pesca notturna, si possono usare galleggianti dotati di speciale astina luminescente.

MONOFILI E PIOMBI

 I porti, a causa della particolare concentrazione di salinità ed agenti chimici, contengono acque particolarmente corrosive; di qui i monofili, da usare in questi luoghi, devono essere particolarmente resistenti; per quanto riguarda il diametro, bisogna usare monofili di consistenza diversa a seconda dei tipi di pesce che si desidera prendere ed a seconda dei luoghi in cui si va a pescare, prendendo sempre in considerazione il fatto che la maggior parte dei pesci marini ha una dentatura piuttosto tagliente. Con riguardo ai fili di nailon si deve applicare, per la pesca col galleggiante, un monofilo di diametro compreso tra lo 0,20 e lo 0,16 sulla lenza madre ed uno di diametro compreso tra lo 0,24 e lo 0,12 per i finali di lenza. I piombi devono essere a pallino sferico, oppure torpilles.

ESCHE ED AMI

 Elementi fondamentali della pesca, amo ed esca sono talmente complementari che l'uno deve essere necessariamente scelto in base all'altra. Dato che il mare contiene innumerevoli specie di pesci, così esistono tanti tipi di esche anche se, per pigrizia, se ne usano poche; bisogna considerare che ogni preda ha la sua preda, quindi sarà opportuno, ancora prima di piazzarsi sulla banchina, avere bene in mente quale tipo di pesce si vuole pescare e quindi applicare l'esca adatta (e non solo l'esca) per quel tipo di pesce; i tipi di pesca generica spesso lasciano a mani vuote. Gli ami, tranne che nel caso del cefalo (ami sottili), devono essere di buona resistenza e con un alto carico di rottura. Per quanto riguarda le dimensioni, anche gli ami, come i monofili, sono catalogati con numeri dallo 0 (il più grande), al 24 (il più piccolo); ami del 2 o del 3 sono adatti alla pesca al gronco od alla spigola; ami dal 14 al 16 vanno bene per la pesca al cefalo; infine, le misure dell'amo per piccoli pesci di porto vanno dal 12 al 14. Le esche, come abbiamo detto, vanno scelte insieme all'amo e sono strettamente legate al tipo di pesce che si vuole catturare: tra quelle più comuni vi sono i vermi o baconi (appartenenti alla famiglia degli anellidi); questi appartengono all'ambiente marino e sono ben diversi dai vermi di terra; il "muriddu" rende bene ovunque; il verme "coreano" ed il "saltarello cinese" sono un'esca ottima anche se leggermente inferiore ai "muriddu". Tutti questi anellidi hanno il pregio di essere graditi a tutti i pesci. Tra le esche c'è anche il pane che è particolarmente adatto nei porti, attirando cefali, boghe, menole e saraghi; si può usare pane fresco anche mescolato alla pastura ("brumeggio"), pane secco (adatto per i cefali) lasciato in acqua tiepida per almeno mezz'ora e poi strizzato, oppure pane Francese, quello a cassetta, che va trattato come il pane secco. Altra esca molto gettonata è il bigattino; esca universale per molti pescatori. Ci sono poi le esche specifiche, usate da pescatori che mirano ad un determinato pesce: i gamberetti sono l'esca perfetta per le menole e più raramente per le spigole; i granchi, l'esca preferita dall'orata; il filetto d'acciuga per sgombri e sugarelli; il totano che, usato per la pesca a bolentino, è molto gradito a saraghi e pagelli.

LA PESCA AI CEFALI NEI PORTI

Veduta aerea dei Laghi di Sibari I più assidui abitatori dei porti sono sicuramente i cefali, pesci dalla carne non pregiata, ma dalle caratteristiche di diffidenza e sensibilità tali da farne prede tra le più difficili da catturare su banchine o moli. I cefali hanno un'abboccata talmente leggera che, se non si sta attenti anche ai più impercettibili movimenti del galleggiante, si corre il serio rischio di tirare su l'amo completamente ripulito dall'esca. Tecnica più usata è quella con canna e galleggiante, tuttavia i cefali si possono pescare anche a fondo quando si vogliono catturare esemplari di taglia maggiore. Le zone da scegliere sono quelle con acque profonde almeno 3 o 4 metri. La pasturazione è un'attività fondamentale per attirare un branco di cefali a portata di lenza; se si pastura a dovere e continuamente, si otterrà il risultato che in quel punto si concentreranno numerosi cefali. La pastura va inumidita in modo tale da poter formare delle palle di media dimensione da poter lanciare comodamente; la pastura così si depositerà sul fondo diffondendo un irresistibile richiamo per i pesci. Se invece si vedono branchi di cefali muoversi a pelo d'acqua, allora sarà opportuno bagnare la pastura in modo da sfaldarla, in modo tale che, una volta lanciata sullo specchio d'acqua ove è presente il branco, questo resti in zona a mangiare. La quantità di pastura, sufficiente per una giornata, può variare da 2 a 3 chilogrammi. L'esca tradizionale per il cefalo è il pane sia a treccia che Francese; per entrambi i tipi bisogna adottare la precauzione di togliere accuratamente la crosta che si amalgama male in special modo con la pastura. La lenza, fino a profondità di 5 metri e sia che si peschi con canna fissa sia con la bolognese, va preparata utilizzando galleggianti fissi, piccoli e sensibili. Nel caso in cui la profondità sia maggiore di 5 metri, sarà allora opportuno ricorrere ai galleggianti scorrevoli; si suggeriscono al proposito due sistemi di arresto. con pallino di silicone oppure con piccolo nodo di lana sul monofilo. Si raccomanda, infine, di non utilizzare galleggianti di peso superiore ai 3 grammi, considerando anche il fatto che il loro peso ideale dovrebbe essere di 1,5 grammi. I finali più efficaci sono quelli in cui si monta una torpille, libera di scorrere sulla lenza nella parte superiore e fermata da una serie di pallini di piombo, messi a distanza regolare tra loro, a partire da 1 ad 1,5 metri dall'amo. I piombini devono essere del numero 2 o 2,5, montati in numero da 5 a 7 fino a 30 centimetri dall'amo. Dall'ultimo pallino di piombo deve partire una coppia di ami montati su braccioli di lunghezza differente. Il monofilo deve avere un diametro la cui misura va dallo 0,12 allo 0,16 per la lenza e dallo 0,8 allo 0,12 o 0,14 per il finale. Le canne da cefalo devono essere lunghe dai 6 agli 8 metri; per le bolognesi, invece, non si superano mai i 6 metri di lunghezza. Il guadino o coppo è sempre indispensabile. L'azione di pesca: molto importante è procurarsi un comodo sedile e piazzarlo sul bordo di una banchina, poiché la pesca al cefalo richiede molta concentrazione; è poi importantissimo conoscere la misura del fondale su cui si intende pescare, poiché il cefalo è solito rimanere sul fondo rastrellandolo per cercare cibo e non preoccupandosi di quello che si offre sui livelli superiori; bisogna, al proposito, utilizzare una sonda ed il galleggiante dovrà essere posizionato sulla lenza ad un'altezza di 10, 15 centimetri inferiore alla profondità di pesca. Tenendo poi conto delle maree, la misurazione con la sonda dovrà essere ripetuta due o tre volte al giorno. Bisogna poi non dimenticare di lanciare la pastura un poco più a riva di dove si intende pescare, in modo che quest'ultima vada a posarsi sul finire dello scivolo (dislivello di profondità localizzato in prossimità delle banchine) e rotoli lentamente sul fondo. Il primo lancio dovrà essere fluido e delicato per non perdere il pane in aria. Ora, considerando il fatto che il cefalo, animale timido ma curioso, si struscia sull'esca o la muove con la coda prima di assaggiarla, non bisogna considerare gli iniziali, leggeri spostamenti del galleggiante come abbocchi. Dopo questi esami il cefalo deciderà di assaggiare l'esca; naturalmente il pescatore dovrà utilizzare il suo intuito per capire quando è il momento di agire. A questo punto è bene ricordare che il cefalo, come sente una minima resistenza, sputa l'esca e fugge via, quindi, nel dubbio, ferrare sempre immediatamente. Una volta ferrato il cefalo, questo cercherà di mantenersi sul fondo; bisognerà quindi cercare di farlo salire verso la superficie con tentativi decisi ma delicati. Con gli esemplari più grossi (il cefalo può superare i 2 chilogrammi), tale operazione richiede tempo ed attenzione. Quando ormai il muso del cefalo è arrivato in superficie, ecco arrivato il momento del guadino. Ora, è buona norma sapere che, dopo una cattura, soprattutto se il cefalo è rimasto a lungo in acqua, le successive abboccate potrebbero diminuire a causa dello scompiglio; sarà quindi opportuno ricominciare la pasturazione per vincere la diffidenza dei pesci. Quando pescare i cefali: Per i cefali, come per altri pesci di porto o di costa, le ore di pesca migliori coincidono con precise fasi della marea; bisogna perciò sapere che, durante l'alta marea, i pesci si avvicinano il più possibile a riva per cibarsi di ciò che era rimasto all'asciutto. Comunque, per sapere quali sono i momenti migliori per pescare, basta consultare le tavole di marea che variano di poco di luogo in luogo, di porto in porto. Per quel che riguarda le stagioni, quelle più ricche da questo punto di vista sono l'Autunno e l'Inverno.

LE BANCHINE E LE DIGHE

Banchine Una tecnica di pesca, molto diffusa nei porti, è quella che si effettua sulle banchine e sulle dighe frangiflutti che danno all'esterno dei porti. I pesci che si possono prendere da questi punti sono molto numerosi e di tantissime specie: boghe, cefali, occhiate, sugarelli, boniti, sgombri, spigole, gronchi e saraghi. L'attrezzatura, per questo genere di pesca, è particolare; si usano canne da 2,50 a 4,00 metri, rigide, resistenti e dotate, nella parte finale, di un cimino particolarmente sensibile. Sono queste, canne ad azione esclusivamente di punta, finalizzate ad avvertire, il più in fretta e chiaramente possibile, l'abboccata del pesce. L'impugnatura deve offrire una presa salda e comoda, quindi, meglio se rivestita in sughero o materiale gommoso. Il mulinello deve essere robusto ed avere una frizione affidabile. Il monofilo deve avere un diametro mai inferiore allo 0,18 e mai superiore allo 0,30. Le esche possono essere di molte varietà; tra le più utilizzate vi sono i gamberetti (sgusciati e fatti a pezzetti da innescare), i filetti di sardina o acciuga, i vermi di mare (anche se di minor risultato), i gamberetti di paranza (ottimi), i gamberetti trasparenti di scoglio (molto efficaci), la larva di mosca cartaria ed il bigattino. La lenza deve avere un finale con piombo unico, variabile dai 5 ai 25 grammi e due ami uniti alla lenza con braccioli di 15 centimetri. L'azione di pesca deve adattarsi ai pesci che vivono in queste zone: intorno alle banchine o dighe, il loro nutrimento è, infatti, vicinissimo o addirittura aderente alle pareti sommerse; per questo motivo la lenza dovrà essere calata molto vicino alle pareti a picco. Ogni banchina ha poi la sua profondità; sarà quindi opportuno misurarla e pescare ad una profondità inferiore , poiché i pesci , in queste zone, non si trovano mai sul fondo. Bisogna, a questo punto, calare la lenza fino a che il piombo non tocchi il fondo e poi ritirare su fino a dove non si ha chiara la presenza del pesce; subito dopo si deve poggiare la canna a terra per evitare che le vibrazioni o qualche spostamento, della mano che regge il manico, infastidiscano i pesci. Un primo tremolio del cimino, durante la pesca, non deve convincere; il pesce sta cominciando ad abboccare; quando il cimino comincerà a scattare seccamente verso il basso, allora quello sarà il momento di prendere la canna rapidamente ma con cautela e senza muoverne la punta; di qui bisogna cominciare a recuperare in maniera continua. Altre tecniche di pesca: nel porto si possono anche adottare tecniche di pesca proprie delle coste o delle spiagge. La pesca a fondo si può praticare dai moli circondati da barriere di scogli o scogliere naturali; si possono usare canne molto resistenti ad azione parabolica ma non di punta, piombi da 100 a 150 grammi, fili dello 0,30 o 0,35. Le esche per questo tipo di pesca debbono essere resistenti, resistere alla violenza di un lancio con grossa piombatura (mitili, granchi, vermi marini, cannolicchi e pezzi di totano).

TECNICHE DI PESCA

 Pesca con il galleggiante: Per questo tipo di pesca si può usare una canna sia fissa, lunga generalmente fino a 9 metri, sia bolognese, lunga fino a 6 metri. I monofili vanno fino ad un massimo di 0,16/0,18 metri; con questa attrezzatura si possono pescare cefali, spigole, saraghi, occhiate e salpe. Le piombature sono identiche a quelle usate in acqua dolce. Per quanto riguarda i galleggianti, in fondali di una certa profondità, si usano quelli scorrevoli.
 La pesca all'inglese: tecnica nata in Inghilterra per acque dolci, si applica con buoni risultati anche in acqua marina, in zone dove il mare è poco mosso e la corrente è molto limitata. Per questa tecnica si usano galleggianti piombati e speciali fili autoaffondanti. Le prede possono essere cefali, saraghi, salpe, aguglie, occhiate e spigole.
 La pesca a legering: evoluzione della pesca a fondo in acque dolci; qui il piombo non si trova sulla lenza ma è collegato ad essa con un finale; di qui l'amo è direttamente collegato al cimino della canna, così da permettere ferrate pronte ed efficaci. Questo tipo di pesca è molto efficace nelle zone portuali ed anche sulle coste rocciose. Nel legering la preda più ambita è la spigola. Particolare di questa tecnica è il fatto che si può pasturare a fondo dove lavora l'esca, essendo il piombo anche un contenitore ove si può mettere un po' di pastura che viene rilasciata lentamente dai fori.
 Lo spinning: Tecnica più recente tra quelle di acqua dolce introdotte in mare. Si usano, in questo tipo di pesca, canne corte e robuste e mulinelli veloci e si possono catturare spigole, sugarelli, occhiate, aguglie, sgombri. Le esche per lo spinning sono artificiali, preferibilmente ondulanti più che ruotanti. Essenziale è rendere queste esche artificiali "vive", con frequenti cambi di angolazione della canna e di velocità di recupero. Lo spinning è efficace non solo da riva, ma anche da una barca con la quale è possibile effettuare piccole traine.

AMBIENTI DI PESCA LA COSTA SABBIOSA

Scogliera Il litorale marino, formato da arenili, lidi e spiagge, declina dolcemente a formare il fondale; la sabbia di questo tipo fondale è costituita da ghiaia mista ai resti di milioni di organismi portati a riva dalle onde. In Italia, la maggior parte del litorale Adriatico e Tirreno è sabbioso. Contrariamente alle apparenze, i fondali sabbiosi accolgono una fauna vasta e variegata (anellidi, usati anche come esche, molluschi, arselle, vongole, cannolicchi, paguri, granchi, gamberetti ed altri crostacei); tutti questi animali costituiscono la base alimentare per sogliole, rombi ed altri pesci piatti che abitano i fondali sabbiosi. Soprattutto dopo il tramonto, l'ambiente sabbioso si arricchisce; in queste ore, infatti, si avvicinano a riva pesci anche di grossa taglia come cefali, spigole, gronchi, anguille, saraghi ed orate.

LA SECCA

 La composizione morfologica dei fondali marini è varia. La secca è, dal punto di vista faunistico, uno dei tipi più interessanti di fondale marino; una secca è infatti una zona dove il fondale sale verso la superficie arrivando alle volte sotto il pelo dell'acqua. Le secche possono essere rocciose con pareti a picco e, salendo in superficie in zone a profondità elevata, possono essere pericolose per la navigazione. dato che la vita marina è più ricca dove la profondità è più scarsa, per ridotta che sia, la secca è sempre un punto di ritrovo per una grande quantità di pesci; qui si possono trovare tutte le specie che interessano il pescatore; problema di quest'ultimo è quello di localizzare questo tipo di fondale e stabilire se è pericoloso in quanto affiorante. Per le secche più vicine alla costa c'è il sistema delle "mire", ossia quello di farsi dei riferimenti fissi a terra per raggiungere il punto in cui la secca si trova. Per le secche in mare aperto si consiglia invece l'utilizzo dell'ecoscandaglio o, in mancanza di questo, l'ausilio di una carta nautica o di una bussola.
L’ambiente portuale è forse l’ambiente più eterogeneo dove pescare, infatti si può parlare di porticcioli turistici con un ambiente ristretto e molte volte di un unico tipo o di grandi porti commerciali che coprono vaste aree di mare nei quali, gli ambienti marini presenti possono essere diversi ospitando una moltitudine svariata di pesci , di conseguenza anche le tecniche di pesca attuabili sono molteplici.Per fare un discorso chiarificatore affronteremo tali posti facendo una differenziazione per stagioni

L'INVERNO

Nel periodo freddo l’azione di pesca va effettuata nei posti più profondi che di solito corrispondo alle rotte  percorse dai natanti in particolare , dove presenti dai traghetti. I  pesci insidiabili con successo sono prevalentemente il cefalo, la spigola e dove presente il grongo.Il cefalo è un pesce stanziale e quindi anche d’inverno è facile trovarlo negli strati prossimi al fondo insidiandolo con la pasta al formaggio, la sarda o l’universale bigattino. Le tecniche che rendono di più sono il ledgering, la pesca al tocco o la bolognese, dove il fondo non troppo elevato lo consente potremo utilizzare anche una semplice ma molto efficace canna da punta con la “pasta”. L’acqua portuale di solito torbida ci consentirà di utilizzare monofili abbastanza robusti tipo lo 0.14 per finale. Molto importante sarà l’uso di un buon brumeggio per attirare e mantenere in zona i pesci.Nel periodo freddo è possibile dedicarsi alla pesca dei grossi esemplari di spigola che , complice la stagione della riproduzione entrano nei porti per deporre le uova. La tecnica più redditizia è la pesca con la sarda freschissima intera innescata su un lungo finale anche più di due metri dello 0.35- 0.40. La lenza sarà priva di qualsiasi piombatura . Una volta lanciato il tutto, lascieremo andare a corrente la nostra insidia. Al momento della mangiata non bisogna avere fretta , ma lasciare che il pesce si allontani con l’esca in bocca e che abbia tutto il tempo di ingoiarla per bene , solo a questo punto quando vedremo il filo filare via più deciso daremo una bella ferrata ingaggiando la lotta con la preda.E’ buona norma , per avere maggiori possibilità di cattura ricordare che l’ attività trofica della spigola va da 90 minuti prima dell’acme di bassa marea a 90 minuti dopo l’acme di bassa marea e da da 90 minuti prima l’acme di alta marea a 90 minuti dopo l’acme di alta marea cioè nelle fasi di acqua ferma. Nei porti a fondo scoglioso e nelle fessure che si aprono alla base delle murate è presente il grongo viscido predatore anguilliforme dalle fauci taglienti.La pesca non presenta grandi difficoltà : si pesca a fondo con la sarda innescata su un finale dello 0.60 o meglio fornito di un cavetto d’acciaio , a causa della dentature molto tagliente del pesce. Si sondano le tane che si aprono ai nostri piedi o le zone più distanti ma dove sappiamo della presenza di scogli. Una volta avvertita la mangiata bisogna essere lesti nello strappare il pesce dagli scogli dove tenterà di intanarsi rendendo vana ogni nostra azione. Si pesca quasi esclusivamente di notte tranne che nei giorno più plumbei e con acque molto torbide a causa di una mareggiata.

PRIMAVERA

La temperatura si fa più tiepida e di conseguenza anche l’acqua comincia a riscaldarsi, così molti pesci detti traslativi cominciano a risalire dalle fosse profonde e a popolare il sottocosta. Così è possibile dedicarsi alle occhiate e all’orata . Le occhiate di solito entrano nei porti durante la notte e si tengono sempre nella parte più esterna verso l’imboccatura.La tecnica migliore è la bolognese con l’utilizzo del bigattino come esca, sondando gli strati d’acqua intermedi, la pesca va accompagnata da una sapiente pasturazione (fatta sempre con i bigattini) tenendo conto della corrente e cercando, oltre di mantenere i pesci in zona, di far aggallare il branco. In tal modo tutta l’azione sarà più semplice ed inoltre il branco diventerà più frenetico con spanciate e bollate evidenti entrando in una attività trofica frenetica dovuta alla competizione alimentare.L' orata merita un discorso particolare , infatti , non è presente in tutti i porti in quanto abbisogna di alcune caratteristiche relative alla natura del posto: il porto deve essere molto profondo e ci deve essere un fondale misto che garantisca gli organismi di cui il pesce si ciba ovvero presenza massiccia di cozze , paguri, murici e molluschi in genere. Si può insidiare nei modi più disparati anche se i risultati migliori per gli esemplari di taglia si ottengono innescando la cozza compresa di guscio, in tal modo si fa fuori tutta la minutaglia che possa disturbare la nostra azione. Invece per le orate più piccole è molto efficace la pesca con il bigattino sia con la bolognese che a ledgering. Non va dimenticato che comunque è sempre valida la classica pesca a fondo innescando anellidi tra cui spicca l’americano , murici e cannolicchio. La pesca si protrae per tutta l’estate e buona parte dell’autunno. E’ buona norma, per avere maggiori possibilità di cattura, ricordare che l’ attività trofica dell’orata va da 90 minuti dopo l' acme di bassa marea a 90 minuti prima dell’acme di alta marea e da da 90 minuti dopo l' acme di alta marea a 90 minuti prima dell’acme di bassa marea cioè nelle fasi di mossa dell' acqua.

ESTATE

Con l’arrivo del grande caldo il porto si arricchisce di tutta quella minutaglia che fa la felicità dei pescatori neofita o al massimo di qualche garista in vena di allenamenti, stiamo parlando di boghette,salpette,menole, sparlotti e rondinelle. Questi pesci si insidiano facilmente operando un brumeggio fatto con uno sfarinato da mare di superfice e utilizzando una canna da punta o pescando in caduta utilizzando piombi da 1-5 Gr. I pesci pelagici come la leccia amia e stella, l' aguglia, il pesce serra e la ricciola durante tutto il periodo caldo e anche per la prima parte dell’autunno fanno dei veri e propri blitz all’imboccatura dei porti e a volte seguendo i pescherecci che rientrano si inoltrano nelle parti più interne creando cacciate spettacolari anche verso cefali da chilogrammo che spiccano salti fuor d’acqua alla ricerca della salvezza. Leccie stella e aguglie è possibile insidiarle sia con la bombarda e il bigattino come esca o con filetti ricavati da sarde o anche dai pesci pescati precedentemente, avendo l’accortezza di lasciare oltre la carne anche la pelle luccicante. Invece per gli altri pesci si parla di spinning di mare pesante utilizzando i poppers o anche grossi cucchiaini ondulanti. Altrimenti si può sempre cercare la cattura utilizzando la tecnica del vivo  fatto in luogo. Fino ad alcuni anni fa tali pesci erano comuni solamente nella parte meridionale della penisola, ora a causa della tropicalizzazione del mediterraneo è facile incontrarli un po’ ovunque.

AUTUNNO

Con l’arrivo dell’autunno comincia a diventare instabile l’alta pressione estiva dovuta all' anticiclone delle Azzorre , tutto ciò comporta un tempo variabile con le prime mareggiate che portano beneficio per l' attività aulietica infatti si ricominciano a muovere i pesci degni di nota e cominciano a fare la comparsa i saraghi per i quali va fatto lo stesso discorso dell’orata anche se almeno gli sparlotti o sparaglioni si trovano comunemente in qualsiasi porto di qualunque natura esso sia. Anche per le tecniche si può far riferimento a quanto detto per l’orata tenendo conto però che il sarago vuole assolutamente l’esca ferma sul fondo o nei pressi di conseguenza bisogna avere l’accortezza di utilizzare finali abbastanza corti e rapportati alla forza della corrente al fine di pescare come detto. Inoltre una possibile alternativa può essere cercare sia saraghi che orate lungo la parete della murata a diverse altezze , avendo questi pesci l’abitudine di andare a mangiare cozze e quant’altro anche staccati dal fondo lungo il muro cercando di mantenere l’esca quanto più possibile ferma nei pressi della parete stessa.

Non ci scordiamo che in generale la legislazione italiana vieta qualsiasi tipo di pesca nei porti di conseguenza per evitare spiacevoli situazioni , quando decidiamo di recarci a pesca in un porto, prima informiamoci  presso le autorità locali della capitaneria se è consentito pescare liberamente o se vige qualche divieto.

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