novembre 2011

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 ...a muso duro

a cura di

Mario Gangarossa


Il nemico marcia alla tua testa
 

Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.

Bertolt Brecht


I “tecnici” dell’economia borghese hanno da guadagnarsi il pane quotidiano e siccome son ben pagati (Passera quest’anno ha incassato dividendi per 500mila euro oltre agli stipendi e ai benefit che gli servono per le piccole spese) cercano di fare del loro meglio per salvare il sistema che li ha prodotti e che così generosamente li mantiene.
Per loro, e per la schiera di sicofanti che da destra fino a “sinistra” si riconoscono nella “civiltà” dei mercati, non è nemmeno immaginabile un’uscita dall’attuale situazione che metta in discussione il meccanismo di produzione - e di estorsione del profitto – che è alla base della crisi.
Incapaci, ieri, di prevedere gli effetti devastanti del capitalismo nella sua fase senile, cercano, oggi, di ammannirci la medicina amara dell’austerità nel tentativo di convincerci che solo i NOSTRI sacrifici potranno garantire un futuro decente ai nostri figli e, superata la bufera, un rinnovato benessere.
Tecnici della conservazione, il loro compito è ambizioso! Riuscire a ottenere che la ricchezza rimanga ancorata nelle mani della minoranza che rappresentano e fare in modo che la maggioranza, che quella ricchezza produce, “generosamente” e “liberamente” accetti un ulteriore immiserimento per salvare i propri “datori di lavoro”.

Il terrorismo economico è la loro arma di devastazione di massa, lo strumento attraverso il quale imporre le proprie strategie a una società già profondamente segnata da lunghi anni di politiche “creative” che, sotto la maschera del berlusconismo farlocco, hanno condannato alla povertà (certificata dall’istat) più di 8milioni di persone … e già questo la dice lunga sul declino di un sistema economico che, fino all’altro ieri, prometteva ricchezza per TUTTI e si autoproclamava  punto più alto e “finale” dello sviluppo sociale dell’umanità.
Se l’Italia (ma anche la Grecia, il Portogallo, la Francia, la Germania, gli Usa) va in default, se il “paese” fallisce, lacrime e sangue per la parte più debole della popolazione! Lacrime e sangue per i lavoratori, siano essi occupati, disoccupati, in pensione, giovani o donne, di destra di centro o di sinistra.
Quindi … il “paese” NON deve fallire, e perché questo miracolo avvenga, occorre che la parte più debole della popolazione – con sobrietà – accetti di piangere e di sputare sangue per permettere che la parte più forte mantenga capitali sufficienti (e utili remunerativi) per continuare a svolgere la sua missione storica che è quella di ... arricchirsi. Produrre o distruggere ciò che si è prodotto in eccedenza (compresa la forza-lavoro umana!) ha poca importanza, l’importante è “valorizzare” i capitali investiti, pagare i creditori, continuare a permettere che i tanti Passera stacchino le loro “oneste” cedole azionarie. L’importante è mantenere quei dividendi a cui il “mercato” NON può rinunciare anche se la produzione ristagna e, per far soldi, bisogna inventarsi speculazioni sempre più azzardate e … ristrutturazioni sempre più gravose.
Certo, nella situazione di accresciuta concorrenza fra i detentori del denaro, qualche borghese perderà la barca o la villa in montagna o, peggio, finirà nel girone infernale dei “declassati” fino al giorno prima guardati con disprezzo e finta comprensione cristiana, ma, nel suo complesso, la borghesia manterrà i suoi privilegi e il suo potere mentre il proletariato perderà quelle poche garanzie conquistate in decenni di lotte. Per gli strati intermedi, poi, abituati a cibarsi degli avanzi (in altri tempi consistenti) di una borghesia resa meno generosa da profitti sempre più scarsi, lo scenario che si prospetta è devastante. La middle class americana sbattuta nelle tendopoli di fortuna, ridotta allo stato di sottoproletariato disperato e senza futuro, sta imparando a sue spese qual’é il “giusto prezzo” con il quale il capitale liquida chi per decenni gli ha dato consenso e garantito pace sociale.

E’ pensabile che un programma di guerra di classe così “tecnicamente” impegnativo possa essere attuato se non attraverso la stroncatura di ogni forma di resistenza organizzata delle classi deboli?
E’ pensabile che tale programma possa non comprendere forme istituzionali di sospensione della democrazia reale (non quella apparente di un parlamento di parassiti senza spina dorsale) di cui già si intravvedono i primi prodromi con la militarizzazione della Val di Susa, la chiusura delle piazze, la criminalizzazione della protesta?
Sicuramente no, ma anche un regime apertamente reazionario ha bisogno di un CONSENSO INTERNO senza il quale rischia di veder vanificati i suoi più arroganti progetti.
La pace sociale (la coesione nazionale come va di moda chiamarla) non si conquista col terrorismo economico e nemmeno col terrorismo dei poliziotti in assetto antisommossa … o almeno non solo con questi sistemi.
E siccome di argomenti dialettici, e di misure concretamente capaci di “convincere” chi subisce le attenzioni del macellaio di turno, c’è penuria, ecco che si rimettono in circolazione i vecchi armamentari ideologici che hanno caratterizzato (spesso con il successo sperato) la gestione politica delle crisi passate.

Il gioco sporco è sempre lo stesso. Se NON si possono impedire i conflitti sociali, si può almeno cercare di fare in modo che quei conflitti si indirizzino verso obiettivi “compatibili” con la necessità di mantenere quella pace sociale che è l’unica condizione che possa permettere un’uscita dalla crisi non esiziale per le sorti del capitale.
Nascondere il ruolo del NEMICO INTERNO e creare un NEMICO ESTERNO contro il quale indirizzare la rabbia e l’odio che inevitabilmente le politiche di macelleria sociale produrranno.
I mercati internazionali, entità incorporee e così poco riconoscibili perfino quando si manifestano attraverso i propri uomini nelle stanze di un ministero. I poteri forti e occulti che tramano la rovina del “sistema Italia”. I paesi ricchi che vogliono saccheggiarci, l’Europa che vuole imporre i suoi diktat attraverso i suoi panzer armati di spread e titoli tossici.

Il nemico non è più in casa nostra, non ha la voce querula della Marcegaglia e nemmeno il maglioncino casual di Marchionne, anzi, assieme alla Marcegaglia, ai Marchionne, alle decine di padroni e padroncini nostrani “preoccupati per le sorti delle loro maestranze” dobbiamo imparare a marciare uniti contro … la Germania della “culona” Merkel, novella “perfida Albione” che attenta ai nostri sacrosanti diritti.
E badate bene non contro i padroni tedeschi (il che già sarebbe un pericoloso cedimento agli argomenti della propaganda nazionalista) ma contro la Germania tout court ! (non è forse il paese dove i “privilegiati” operai hanno stipendi doppi di quelli nostri?)
Che la Lega, che ha un’esperienza ventennale nel confezionamento del nemico di comodo (immigrati, meridionali, nomadi), usi senza ritegno la carta del nazionalismo più becero o che a indossare i panni del difensore della “nazione proletaria” contro gli unni di oltr’Alpe sia un rottame del calibro di Ferrara, non ci meraviglia. Pescheranno a man bassa negli strati sociali medio e piccolo borghesi, terrorizzati dalla prospettiva di perdere i tanto sudati risparmi di una vita, e in quegli strati operai a torto convinti che le conquiste guadagnate in decenni di lotta di classe (lavoro stabile, pensioni, assistenza) erano dei diritti acquisiti, “garantiti dalla Costituzione”, e non delle concessioni momentanee, ottenute grazie a congiunture e rapporti di forza favorevoli.

Quello che preoccupa è l’incoscienza, la sprovvedutezza, il pressapochismo culturale di chi, a sinistra, lascia che il veleno nazionalista si insinui nelle nostre fila.
In rete gira perfino un filmato (marcato Contropiano) in cui si solleticano gli istinti più bassi del popolo delle partite … di calcio, contro la Germania che ci ruba  … le coppe e insidia il nostro stato sociale, un filmato a cui mancava solo l’invito finale a ritirare le truppe dal Libano e dagli altri scenari internazionali per ridislocarle sui passi e sui “sacri” confini del Brennero!
E’ quello che, in questo filmato, può essere derubricato (con molta indulgenza!) uno sbandamento dovuto alla mancanza di  sicuri punti di riferimento teorico, diventa programma politico nell’ “accorato” “Appello al popolo lavoratore – Salviamo l’Italia” (a firma di D’Andrea-DeSanti-Mazzei-Pasquinelli).
Un programma NAZIONAL-POPOLARE, contro “la grande finanza predatoria straniera” (complice l’ “antipatriota” Monti), in ci si affanna a investire la borghesia IMPERIALISTA italiana di compiti “rivoluzionari” a cui solo l’idiozia politica, o la lucida provocazione, possono dare credito. Un programma attraverso il quale si tenta di cancellare l’antagonismo fra padroni e operai annegandolo nel mare magnum dell’unità indistinta del “popolo lavoratore”, con parole d’ordine che ricordano molto spesso la propaganda della destra “sociale”. Una destra “sociale” che, per rendersi più presentabile, non disdegna di indossare i panni (ahimè laceri) di difensore della Costituzione … e di un “parlamento popolare eletto con legge elettorale proporzionale”.

La borghesia, classe internazionale per sua natura e per sua storia, cerca di ghettizzare all’interno dei confini nazionali la sua classe antagonista per indirizzare il conflitto contro altri proletari, in altri paesi ghettizzati.
La sacra unione costruita per salvare il paese solo apparentemente individua nel capitale straniero il nemico da combattere, in realtà crea le condizioni per un rafforzamento di quel capitale (che è sovranazionale) e – nel caso fosse necessario – l’opinione pubblica favorevole a avventure militari contro altri proletari di altri paesi avvelenati dalla stesso veleno nazionalista.
Da subito rende accettabili i sacrifici necessari senza che i padroni “locali” siano costretti a pagare il prezzo delle loro colpe, frena le rivendicazioni incompatibili con le esigenze della nazione “in guerra”, costruisce una ragnatela di falsi obiettivi entro cui ingabbiare le già esigue forze dell’opposizione di classe.

NON dobbiamo permetterlo! Non dobbiamo permettere che i lavoratori italiani, tedeschi, inglesi, francesi diventino truppe di complemento al servizio della propria borghesia nazionale e che si scannino per la maggior gloria dei loro padroni che continuerebbero, fra di loro, a fare buoni affari come hanno sempre fatto (mentre i ragazzi americani morivano mitragliati sulle spiagge della Normandia la famiglia Bush, insieme a tante altre famiglie “patriottiche”, continuava a guadagnare investendo nelle industrie naziste).
IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA! E’ Marchionne (e Ichino) che voleva cancellare l’articolo 18 e deregolamentare i contratti di lavoro ben prima della lettera della Bce, è la Confindustria italiana che ha imposto, a un sindacato imbelle e complice, di  “concertare” salari fra i più bassi d’Europa, sono i padroni italiani, che NON vogliono sentire parlare di tasse sui loro cospicui patrimoni, a tagliare le pensioni per pagare i debiti contratti negli anni in cui hanno privatizzato i profitti e socializzato le perdite.
E’ la Chiesa cattolica (pesantemente rappresentata nel governo Monti) che non paga l’ici e succhia risorse preziose alla scuola e alla sanità pubblica. E’ il capitalismo italiano che “investe” miliardi in missioni di guerra finalizzate al saccheggio delle risorse di popoli che, dopo aver contribuito a affamare, annega nel mare nostrum egregiamente difeso dalle nostre costosissime motovedette.

Sviluppare la lotta di classe contro i nemici interni è l’unico modo per stanarli e inchiodarli alle loro responsabilità ed è anche l’unico modo per riconquistare quell’autonomia senza la quale ogni lotta è vana ed è impossibile un’uscita rivoluzionaria dalla crisi. Combattere contro i “nostri padroni” è il contributo doveroso che dobbiamo dare alla lotta internazionale contro il capitale.
Da comunisti non daremo nessuno spazio a chi vuole trascinare il movimento operaio sul carrozzone nazionalista, in compagnia di fascisti, leghisti e berlusconiani, e, sia pure nella debolezza che caratterizza la nostra influenza sui processi in corso, siamo coscienti che il conflitto sociale, che si intensificherà nei mesi e negli anni a venire, è il migliore antidoto contro le manovre tendenti a imporre un’impossibile coesistenza pacifica fra le classi e a nascondere gli interessi opposti e inconciliabili sotto la maschera (di ferro) dell’unità nazionale.

Mario Gangarossa

21 novembre 2011

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