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...a muso duro
a cura di
Mario Gangarossa
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Il nemico marcia alla tua testa
Al momento di
marciare molti non sanno
che alla loro testa
marcia il nemico.
La voce che li
comanda
è la voce del loro
nemico.
E chi parla
del nemico
è lui stesso il
nemico.
Bertolt Brecht
I “tecnici” dell’economia borghese hanno da
guadagnarsi il pane quotidiano e siccome son ben pagati (Passera
quest’anno ha incassato dividendi per 500mila euro oltre agli
stipendi e ai benefit che gli servono per le piccole spese) cercano
di fare del loro meglio per salvare il sistema che li ha prodotti e
che così generosamente li mantiene.
Per loro, e per la schiera di sicofanti che da
destra fino a “sinistra” si riconoscono nella “civiltà” dei mercati,
non è nemmeno immaginabile un’uscita dall’attuale situazione che
metta in discussione il meccanismo di produzione - e di estorsione
del profitto – che è alla base della crisi.
Incapaci, ieri, di prevedere gli effetti
devastanti del capitalismo nella sua fase senile, cercano, oggi, di
ammannirci la medicina amara dell’austerità nel tentativo di
convincerci che solo i NOSTRI sacrifici potranno garantire un futuro
decente ai nostri figli e, superata la bufera, un rinnovato
benessere.
Tecnici della conservazione, il loro compito è
ambizioso! Riuscire a ottenere che la ricchezza rimanga ancorata
nelle mani della minoranza che rappresentano e fare in modo che la
maggioranza, che quella ricchezza produce, “generosamente” e
“liberamente” accetti un ulteriore immiserimento per salvare i
propri “datori di lavoro”.
Il terrorismo economico è la loro arma di
devastazione di massa, lo strumento attraverso il quale imporre le
proprie strategie a una società già profondamente segnata da lunghi
anni di politiche “creative” che, sotto la maschera del
berlusconismo farlocco, hanno condannato alla povertà (certificata
dall’istat) più di 8milioni di persone … e già questo la dice lunga
sul declino di un sistema economico che, fino all’altro ieri,
prometteva ricchezza per TUTTI e si autoproclamava punto più alto e
“finale” dello sviluppo sociale dell’umanità.
Se l’Italia (ma anche la Grecia, il Portogallo,
la Francia, la Germania, gli Usa) va in default, se il “paese”
fallisce, lacrime e sangue per la parte più debole della
popolazione! Lacrime e sangue per i lavoratori, siano essi occupati,
disoccupati, in pensione, giovani o donne, di destra di centro o di
sinistra.
Quindi … il “paese” NON deve fallire, e perché
questo miracolo avvenga, occorre che la parte più debole della
popolazione – con sobrietà – accetti di piangere e di sputare sangue
per permettere che la parte più forte mantenga capitali sufficienti
(e utili remunerativi) per continuare a svolgere la sua missione
storica che è quella di ... arricchirsi. Produrre o distruggere ciò che
si è prodotto in eccedenza (compresa la forza-lavoro umana!) ha poca
importanza, l’importante è “valorizzare” i capitali investiti, pagare
i creditori, continuare a permettere che i tanti Passera stacchino
le loro “oneste” cedole azionarie. L’importante è mantenere quei
dividendi a cui il “mercato” NON può rinunciare anche se la
produzione ristagna e, per far soldi, bisogna inventarsi
speculazioni sempre più azzardate e … ristrutturazioni sempre più
gravose.
Certo, nella situazione di accresciuta
concorrenza fra i detentori del denaro, qualche borghese perderà la
barca o la villa in montagna o, peggio, finirà nel girone infernale dei “declassati” fino al giorno
prima guardati con disprezzo e finta comprensione cristiana, ma,
nel suo complesso, la borghesia manterrà i suoi privilegi e il suo
potere mentre il proletariato perderà quelle poche garanzie
conquistate in decenni di lotte. Per gli strati intermedi, poi,
abituati a cibarsi degli avanzi (in altri tempi consistenti) di una
borghesia resa meno generosa da profitti sempre più scarsi, lo
scenario che si prospetta è devastante. La middle class americana
sbattuta nelle tendopoli di fortuna, ridotta allo stato di
sottoproletariato disperato e senza futuro, sta imparando a sue
spese qual’é il “giusto prezzo” con il quale il capitale liquida chi
per decenni gli ha dato consenso e garantito pace sociale.
E’ pensabile che un programma di guerra di
classe così “tecnicamente” impegnativo possa essere attuato se non
attraverso la stroncatura di ogni forma di resistenza organizzata
delle classi deboli?
E’ pensabile che tale programma possa non
comprendere forme istituzionali di sospensione della democrazia
reale (non quella apparente di un parlamento di parassiti senza
spina dorsale) di cui già si intravvedono i primi prodromi con la
militarizzazione della Val di Susa, la chiusura delle piazze, la
criminalizzazione della protesta?
Sicuramente no, ma anche un regime apertamente
reazionario ha bisogno di un CONSENSO INTERNO senza il quale rischia
di veder vanificati i suoi più arroganti progetti.
La pace sociale (la coesione nazionale come va
di moda chiamarla) non si conquista col terrorismo economico e
nemmeno col terrorismo dei poliziotti in assetto antisommossa … o
almeno non solo con questi sistemi.
E siccome di argomenti dialettici, e di misure
concretamente capaci di “convincere” chi subisce le attenzioni del
macellaio di turno, c’è penuria, ecco che si rimettono in
circolazione i vecchi armamentari ideologici che hanno
caratterizzato (spesso con il successo sperato) la gestione politica
delle crisi passate.
Il gioco sporco è sempre lo stesso. Se NON si
possono impedire i conflitti sociali, si può almeno cercare di fare
in modo che quei conflitti si indirizzino verso obiettivi
“compatibili” con la necessità di mantenere quella pace sociale che
è l’unica condizione che possa permettere un’uscita dalla crisi non
esiziale per le sorti del capitale.
Nascondere il ruolo del NEMICO INTERNO e creare
un NEMICO ESTERNO contro il quale indirizzare la rabbia e l’odio che
inevitabilmente le politiche di macelleria sociale produrranno.
I mercati internazionali, entità incorporee e
così poco riconoscibili perfino quando si manifestano attraverso i
propri uomini nelle stanze di un ministero. I poteri forti e occulti
che tramano la rovina del “sistema Italia”. I paesi ricchi che
vogliono saccheggiarci, l’Europa che vuole imporre i suoi diktat
attraverso i suoi panzer armati di spread e titoli tossici.
Il nemico non è più in casa nostra, non ha la
voce querula della Marcegaglia e nemmeno il maglioncino casual di
Marchionne, anzi, assieme alla Marcegaglia, ai Marchionne, alle
decine di padroni e padroncini nostrani “preoccupati per le sorti
delle loro maestranze” dobbiamo imparare a marciare uniti contro …
la Germania della “culona” Merkel, novella “perfida Albione” che
attenta ai nostri sacrosanti diritti.
E badate bene non contro i padroni tedeschi (il
che già sarebbe un pericoloso cedimento agli argomenti della
propaganda nazionalista) ma contro la Germania tout court ! (non è
forse il paese dove i “privilegiati” operai hanno stipendi doppi di
quelli nostri?)
Che la Lega, che ha un’esperienza ventennale nel
confezionamento del nemico di comodo (immigrati, meridionali,
nomadi), usi senza ritegno la carta del nazionalismo più becero o che
a indossare i panni del difensore della “nazione proletaria” contro
gli unni di oltr’Alpe sia un rottame del calibro di Ferrara, non ci
meraviglia. Pescheranno a man bassa negli strati sociali medio e
piccolo borghesi, terrorizzati dalla prospettiva di perdere i tanto
sudati risparmi di una vita, e in quegli strati operai a torto
convinti che le conquiste guadagnate in decenni di lotta di classe
(lavoro stabile, pensioni, assistenza) erano dei diritti acquisiti,
“garantiti dalla Costituzione”, e non delle concessioni momentanee,
ottenute grazie a congiunture e rapporti di forza favorevoli.
Quello che preoccupa è l’incoscienza, la
sprovvedutezza, il pressapochismo culturale di chi, a sinistra,
lascia che il veleno nazionalista si insinui nelle nostre fila.
In rete gira perfino un filmato (marcato
Contropiano) in cui si solleticano gli istinti più bassi del
popolo delle partite … di calcio, contro la Germania che ci ruba …
le coppe e insidia il nostro stato sociale, un filmato a cui mancava
solo l’invito finale a ritirare le truppe dal Libano e dagli altri
scenari internazionali per ridislocarle sui passi e sui “sacri” confini del
Brennero!
E’ quello che, in questo filmato, può essere
derubricato (con molta indulgenza!) uno sbandamento dovuto alla
mancanza di sicuri punti di riferimento teorico, diventa programma
politico nell’ “accorato” “Appello al popolo lavoratore – Salviamo
l’Italia” (a firma di D’Andrea-DeSanti-Mazzei-Pasquinelli).
Un programma NAZIONAL-POPOLARE, contro “la
grande finanza predatoria straniera” (complice l’ “antipatriota”
Monti), in ci si affanna a investire la borghesia IMPERIALISTA
italiana di compiti “rivoluzionari” a cui solo l’idiozia politica, o
la lucida provocazione, possono dare credito. Un programma
attraverso il quale si tenta di cancellare l’antagonismo fra padroni
e operai annegandolo nel mare magnum dell’unità indistinta del
“popolo lavoratore”, con parole d’ordine che ricordano molto spesso
la propaganda della destra “sociale”. Una destra “sociale” che, per
rendersi più presentabile, non disdegna di indossare i panni (ahimè
laceri) di difensore della Costituzione … e di un “parlamento
popolare eletto con legge elettorale proporzionale”.
La borghesia, classe internazionale per sua
natura e per sua storia, cerca di ghettizzare all’interno dei
confini nazionali la sua classe antagonista per indirizzare il
conflitto contro altri
proletari, in altri paesi ghettizzati.
La sacra unione costruita per salvare il paese
solo apparentemente individua nel capitale straniero il nemico da
combattere, in realtà crea le condizioni per un rafforzamento di
quel capitale (che è sovranazionale) e – nel caso fosse necessario –
l’opinione pubblica favorevole a avventure militari contro altri
proletari di altri paesi avvelenati dalla stesso veleno
nazionalista.
Da subito rende accettabili i sacrifici
necessari senza che i padroni “locali” siano costretti a pagare il
prezzo delle loro colpe, frena le rivendicazioni incompatibili con
le esigenze della nazione “in guerra”, costruisce una ragnatela di
falsi obiettivi entro cui ingabbiare le già esigue forze
dell’opposizione di classe.
NON dobbiamo permetterlo! Non dobbiamo
permettere che i lavoratori italiani, tedeschi, inglesi, francesi
diventino truppe di complemento al servizio della propria borghesia
nazionale e che si scannino per la maggior gloria dei loro padroni
che continuerebbero, fra di loro, a fare buoni affari come hanno
sempre fatto (mentre i ragazzi americani morivano mitragliati sulle
spiagge della Normandia la famiglia Bush, insieme a tante altre famiglie
“patriottiche”, continuava a guadagnare investendo nelle
industrie naziste).
IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA! E’ Marchionne (e Ichino) che voleva cancellare l’articolo 18 e deregolamentare i
contratti di lavoro ben prima della lettera della Bce, è la
Confindustria italiana che ha imposto, a un sindacato imbelle e
complice, di “concertare” salari fra i più bassi d’Europa, sono i
padroni italiani, che NON vogliono sentire parlare di tasse sui loro
cospicui patrimoni, a tagliare le pensioni per pagare i debiti
contratti negli anni in cui hanno privatizzato i profitti e
socializzato le perdite.
E’ la Chiesa cattolica (pesantemente
rappresentata nel governo Monti) che non paga l’ici e succhia
risorse preziose alla scuola e alla sanità pubblica. E’ il
capitalismo italiano che “investe” miliardi in missioni di guerra
finalizzate al saccheggio delle risorse di popoli che, dopo aver
contribuito a affamare, annega nel mare nostrum egregiamente difeso
dalle nostre costosissime motovedette.
Sviluppare la lotta di classe contro i nemici
interni è l’unico modo per stanarli e inchiodarli alle loro
responsabilità ed è anche l’unico modo per riconquistare
quell’autonomia senza la quale ogni lotta è vana ed è impossibile
un’uscita rivoluzionaria dalla crisi. Combattere contro i “nostri
padroni” è il contributo doveroso che dobbiamo dare alla lotta
internazionale contro il capitale.
Da comunisti non daremo nessuno spazio a chi vuole trascinare il
movimento operaio sul carrozzone nazionalista, in compagnia di
fascisti, leghisti e berlusconiani, e, sia pure nella debolezza che
caratterizza la nostra influenza sui processi in corso, siamo
coscienti che il conflitto sociale, che si intensificherà nei mesi e
negli anni a venire, è il migliore antidoto contro le manovre
tendenti a imporre un’impossibile coesistenza pacifica fra le classi
e a nascondere gli interessi opposti e inconciliabili sotto la
maschera (di ferro) dell’unità nazionale.
Mario Gangarossa
21 novembre 2011 |