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...a muso duro
a cura di
Mario Gangarossa
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Dopo la farsa … la tragedia
Berlusconi è caduto. Non è più il Presidente del Consiglio anche se
il suo potere economico rimane immutato, così come è immutato il suo
potere di ricatto in un Parlamento in cui ha ancora la maggioranza
al senato e una minoranza consistente alla camera.
Berlusconi NON è caduto travolto da un movimento di massa capace di
inchiodarlo alle sue scelte di politica economica antipopolare e
classista, non è stato sconfitto da una lotta organizzata contro la
“macelleria sociale” messa in atto dal suo governo per garantire a
oltranza gli interessi della minoranza ricca del paese e della
“casta” ad essa asservita.
Non sono stati i lavoratori, i disoccupati, i precari, i pensionati
- che pure avrebbero avuto tanti motivi per farlo - a cacciarlo dal
Palazzo. Ci sono state, si, lotte importanti e “esemplari”, ma
l’arretratezza complessiva del movimento di classe in Italia - e la
debolezza dei comunisti – non hanno permesso di imprimere, alla fine
del signorotto del bunga-bunga, quel carattere di svolta
“rivoluzionaria” che invano le mammolette viola-arancione cercano di
ammannirci con gustose storielle intorno alla “seconda Liberazione”
e alla rinascita della “democrazia”.
Berlusconi NON è nemmeno caduto per una congiura di palazzo ordita
da qualche “traditore” in combutta con un’opposizione
parlamentare imbelle (scambiare la Carlucci con Ciano offende
l’intelligenza prima ancora che la verità storica) per il semplice
motivo che - questa opposizione - sulle “ricette per uscire dalla
crisi” (la lettera della BCE), è perfettamente d’accordo con lui,
salvo qualche distinguo secondario e la necessità angosciosa di NON
lasciare le proprie impronte digitali sulle misure “lacrime e
sangue”. Le elezioni sono vicine e qualcuno potrebbe anche
ricordarselo!
Berlusconi è caduto perché i mercati – i grandi raggruppamenti
finanziari che hanno investito sul debito pubblico italiano – non si
sono fidati più di lui: premier da operetta, incapace ormai di
intercettare il consenso necessario a varare le misure “ineludibili”
atte a salvare investimenti e titoli, profitti e benefit.
Insieme a lui finisce la democrazia (borghese) almeno nelle forme in
cui fin'ora l'abbiamo conosciuta, trattata nei fatti come inutile
orpello, mentre le sorti del paese (dei padroni del paese!)
impongono decisioni immediate e non c’è tempo da perdere con
elezioni, referendum e simili fregnacce ... che ci (?) fanno perdere
soldi e tempo, con buona pace degli utili idioti che favoleggiano
intorno alla “Costituzione più avanzata del mondo”. E chiude i
battenti un parlamento i cui membri si sono dimostrati incapaci di
andare oltre gli interessi immediati - propri e delle clientele di
cui erano espressione - e assolutamente restii a farsi carico degli
interessi strategici generali dell’intera classe capitalistica che,
di fronte al vuoto di potere, fa quello che fanno sempre i detentori
del potere economico. Licenziano un “comitato di affari”
inefficiente e impongono il LORO uomo:
Mario
Monti, consulente internazionale
per
Goldman Sachs, presidente europeo della Commissione Trilaterale,
membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg ... chi ha
qualche dubbio sulla natura di classe e sulla caratterizzazione
iperliberista e reazionaria di tali benefiche “associazioni private”
non ha che da studiarne la storia.
Goldman Sachs, dopo aver lucrato sull’aumento del prezzo dei generi
di prima necessità affamando milioni di africani, dopo aver
saccheggiato le casse greche,
ha
pilotato i mercati in maniera da rendere impossibile la permanenza
del nano di Arcore a palazzo Chigi e, stiamone certi, continuerà a
farlo per permettere al SUO uomo di imporre tutto quanto sarà
richiesto.
Monti ha dalla sua parte confindustria e sindacati, magistratura e
giornali, polizia e mondo accademico e gode dell’appoggio del
presidente Napolitano, il “comunista” preferito da Kissinger, il
“migliorista” la cui rivista non disdegnava di prendere
finanziamenti dal giovane Berlusconi in cambio delle “entrature” a
Mosca. Perfino allo stesso ex-premier, pressato dai figli e dagli
azionisti di Mediaset, in fondo, un governo che ridia fiato alle
borse e che faccia risalire i titoli di sua proprietà non dispiace
granché. Alla fin fine Monti lo aveva nominato lui Commissario
europeo (con la successiva conferma di D’Alema)!
Di
Pietro ci ha provato goffamente a proporre uno straccio di
opposizione ma è subito rientrato nei ranghi di fronte al
convincente argomento che … se si va “a funghi” oggi, si rischia di
non fare il ministro domani. Vendola, che di solito ha un buon
fiuto, e che il ministro lo vuole fare a ogni costo, si è subito
unito al coro ponendo “condizioni” a cui pietosamente i suoi sodali
fingono di credere. Così a difendere le prerogative del parlamento,
ieri, e rimasto solo … Scilipoti a cercare disperatamente di
denunziare il golpe delle banche, fra i fischi e i lazzi di chi
faceva a gara ad osannare il nuovo padrone. Ma, fra lui e la BCE,
c’è la stessa distanza che intercorre fra il piccolo ladruncolo di
periferia e la delinquenza organizzata della mafia, è chiaro a tutti
che finirà incaprettato.
Intanto, nel silenzio-assenso delle opposizioni, passa la legge di
stabilità, antipasto delle misure che verranno.
Tagli al fondo per le vittime di reati mafiosi estorsioni e usura,
tagli all’edilizia ospedaliera, aumento del costo della benzina,
svendita del patrimonio pubblico e privatizzazione di TUTTI i
servizi pubblici locali col commissariamento di quei comuni che non
si impegneranno a dovere, possibilità di licenziare i dipendenti
pubblici dopo averli posti in ‘disponibilità’ per 2 anni con l’80%
dello stipendio. In compenso si finanziano per 220 milioni scuole e
università private (cattoliche), si investono 700 milioni per le
missioni di guerra (ops pace!) e c’è perfino la “legge mancia”: 150
milioni da dividere fra cricche e clientele. E, ciliegina sulla
torta,
le
aree interessate alla realizzazione della Torino-Lione diventano di
“interesse strategico nazionale”. Chi si introduce sarà punito con
l'arresto (fortunatamente ancora non è prevista la fucilazione sul
posto).
Insomma dovremmo risparmiare perfino sulla democrazia. Meglio
esportarla in posti dove riesce ancora a produrre profitti. Qui, e
nelle cittadelle del capitale, è solo un ingombrante fardello.
E’
chiaro che siamo di fronte a un cambio, non solo nella forma ma
anche nella sostanza, del regime politico. Il consenso non si cerca
più attraverso gli obsoleti riti a cui siamo stati abituati, che
hanno lo svantaggio di dover comunque comportare una mediazione
e una compensazione - seppur spesso apparente - degli interessi
contrastanti in gioco. Il capitalismo in crisi sa bene che le misure
economiche che dovranno ripristinare (seppure momentaneamente e
aleatoriamente) livelli di profitto “accettabili” comporteranno
distruzioni immani di risorse umane e materiali, misure a cui si
prepara sviluppando forme di gestione del potere che, se non sono il
fascismo così come storicamente lo abbiamo conosciuto, di certo sono
la negazione di ogni possibile illusione di partecipazione
democratica al governo dell’esistente.
Da questo punto di vista l’operazione Monti è esemplare. L’uso del
terrorismo economico, che sostituisce in maniera più efficiente
l’ormai obsoleto terrorismo bombarolo, la presenza di un governo
delegittimato da scandali e minato nella sua “credibilità”,
l'assenza di una opposizione “democratica” sia pure nell’accezione
borghese del termine, la passività di larghe fette della
popolazione, del resto già auspicata nel lontano ’74 in uno studio
della stessa Trilaterale.
Il capitalismo, nella sua fase senescente, non può permettersi il
lusso della partecipazione di larghe fette della società alla
gestione del potere. Al popolo italiano (così come a quello greco)
non verrà data nemmeno la possibilità di scegliersi da solo il
proprio carnefice.
Il “decisionismo dei mercati” ha partorito l’Uomo della provvidenza
a cui si inchinano le forze politiche di destra e di sinistra
certificando, in questo modo, la loro assoluta inutilità, non solo
come gestori del sistema economico-politico, ma anche come
rappresentanti di una società i cui interessi vengono sacrificati
sull’altare del ...profitto.
E’ il vero bipolarismo che nasce dalle macerie del parlamentarismo
della seconda repubblica. Da un lato una piccola minoranza di
sfruttatori, dall’altro la maggioranza degli sfruttati.
La
borghesia è una classe internazionale, guai se i suoi tentacoli
“nazionali” riuscissero a convincere la maggioranza del paese che i
nemici stanno all’esterno, lontano da noi, nelle stanze ovattate
delle banche di Bruxelles o nelle borse di New York o di Parigi.
Guai se alla lotta di classe si sostituisse una indistinta unità fra
padroni e servi, fra confindustria e sindacati, fra chi vive dei
profitti e chi i profitti li crea, in nome del “rimbocchiamoci le
maniche e lavoriamo per salvare il paese”.
Guai se il veleno del nazionalismo, che si nutre dell’illusione che
sia possibile un’uscita “italiana” dalla crisi senza un’uscita di
tutti i paesi e di tutti i popoli dalla stretta imperialista,
prendesse il sopravvento.
Non c’è nessun paese da salvare! C’è da salvare il diritto a un
salario capace di garantire l’esistenza e non la sopravvivenza, il
diritto a una pensione dignitosa, il diritto a una vita che valga la
pena di vivere. C’è da difendere i NOSTRI interessi contro gli
interessi del padrone.
C’è da rilanciare la lotta di classe dovunque, e in qualsiasi
condizione saremo costretti a operare. Il nemico è in casa nostra,
non dimentichiamolo.
Mario Gangarossa
13 novembre 2011 |