|
...a muso duro
a cura di
Mario Gangarossa
|
“Dateci i seggi e voteremo sempre la fiducia”
L’ex ministro “comunista” Oliviero
Diliberto, già noto alle cronache per aver minacciato, dalla comoda
poltrona di un salotto televisivo, di scatenare gli elettori ulivisti
armati di forconi contro i deputati che non si allineavano alle
scelte guerraiole del governo Prodi, rilascia una aggressiva
intervista (il Fatto Quotidiano del 27 ottobre) il cui succo è
felicemente riassunto nell’occhiello dell’articolo:
“Dateci i seggi e
voteremo sempre la fiducia”.
Il segretario del
PdCI che - come ci informa l’intervistatore – “oggi vive facendo il
professore di Diritto romano” e che deve organizzare un Congresso
con un misero budget di “ventimila euro”, i conti li sa ben fare.
Sa che i sondaggi
danno la Federazione della Sinistra (di cui è socio fondatore) al di
sopra del 2%. Sa che non è poi così difficile raggiungere questo
obiettivo e superarlo (le porcherie di Berlusconi hanno offuscato e fatto
dimenticare le porcherie di Prodi e la complicità imbelle della
“sinistra alternativa”).
Sa pure che, se
il PD fosse “disponibile all’apparentamento”, questo regalerebbe, a
lui e ai suoi sodali, una ventina di deputati, che in tempo di crisi
sono un discreto “tesoretto” da cui partire per rimettere in piedi
la macchina boccheggiante del suo partitino e di quello dei cugini rifondaroli.
Il professore i
conti sa farseli, sente già la morbidezza rassicurante del velluto che
riveste le poltrone di Montecitorio, immagina i banchi della
“sinistra” affollati da una folta schiera di onorevoli “compagni”
che, come ben si sa, se non hanno a disposizione una tribuna
all’altezza della loro “storia politica”, soffrono (oltre che la
disoccupazione) la crisi d’astinenza dai talk show televisivi.
Ma il “comunista”
Diliberto “opera nella realtà” e sa altrettanto bene che
difficilmente il PD sarebbe disponibile a mettersi in casa una
pattuglia di “incontrollabili eversori della razza di Diliberto” (si
fa per dire) senza opportune garanzie.
Qualcuno, perfino
all’interno di una pattuglia ben selezionata di “forchettoni rossi”,
potrebbe non stare più al gioco, qualcuno, di fronte a un rospo
troppo indigesto da ingoiare, potrebbe persino … mettere in crisi il
governo.
Un rischio che
rende sospettosi i tanto corteggiati alleati e che rischia di far
svanire sul nascere un così bel sogno.
Come convincere,
allora, i riluttanti interlocutori?
Diliberto non ha
dubbi: “se ci si allea con il centrosinistra, si vota la fiducia.
Punto.” Dateci i seggi e voteremo sempre la fiducia!
Non siamo più
nemmeno sul terreno dell’opportunismo, siamo alla sua degenerazione
senile, al meretricio, al voto di scambio, alla riproposizione
di un ruolo di meri raccattatori di “voti popolari” in cambio della
medaglietta parlamentare e dei soldi del finanziamento pubblico.
Ma basterà
“l’impegno morale” … “a sostenere il governo per cinque anni senza
se e senza ma”? L’impegno morale a sostenere senza se e senza ma una
coalizione e un governo che ha nel suo programma l’applicazione dei
“consigli” della BCE!?
Tutto dipenderà
dai sondaggi. Le sorti dei Diliberto (e dei Ferrero) sono legate a
quel 2% e alla possibilità di essere determinanti per la vittoria
del centrosinistra. E’ il mercato! Ma ci sono troppi indecisi e il
rischio di veder sfumare il proprio tesoretto elettorale è dietro
l’angolo.
Certo Diliberto
potrebbe aumentare la sua “credibilità” presentando una fideiussione
bancaria o un patto autenticato da un notaio e pubblicizzato
nell’autorevole salotto di Vespa.
Non sarebbe una
novità, ma renderebbe più malleabile la controparte. Una cosa
comunque se la risparmi: la mobilitazione degli elettori di
“sinistra” armati di forconi. L’ultima volta che li ha evocati, le
forconate (elettoralmente parlando) le ha prese lui.
Mario Gangarossa
28 ottobre 2011 |