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Alcune riflessioni sul movimento dei Forconi
La scorsa settimana
la Sicilia dall'estremo oriente meridionale alla punta nord
occidentale è stata paralizzata dalla scesa in campo del movimento
“Forza d'Urto” , sigla che riunisce al suo interno l'AIAS
(Associazione imprese autotrasportatori siciliani) e gli agricoltori
del “Movimento dei forconi”. Con i mezzi messi a disposizione dalle
varie aziende aderenti al movimento, “Forza d'Urto” è riuscita a
bloccare svincoli autostradali, snodi viari e varie infrastrutture
come il porto di Palermo.
Abbiamo assistito ad azioni di forza che
mai erano state tollerate in queste dimensioni dalle forze
“dell'ordine”, che in tante altre occasioni abbiamo visto in azione
contro picchetti e blocchi di operai, di studenti o contro la gente
di Napoli e Val Susa. L'agitazione partita lunedì 16 ha già prodotto
il martedì successivo il blocco di tutti i distributori di
carburante dell'Isola come se un ordine impartito dai poteri forti
abbia imposto la chiusura degli impianti.
“Forza d'Urto” ha fatto
leva su un malcontento diffuso, indicando giustamente nel Governo
Monti l'artefice dell'ulteriore impoverimento dei ceti produttivi
che da sempre devono faticare per reggere la concorrenza con le
imprese del centro nord e con quelle estere patendo la scarsezza
delle infrastrutture isolane.
La Sicilia ha subito pesantemente le
scelte economiche e politiche che in 150 anno di unità del Paese
l'hanno relegata in un ruolo sempre maggiormente marginale nel
quadro dello sviluppo economico italiano. La politica dei dazi, il
boicottaggio economico e bancario delle aziende isolane, la mancanza
di una seria politica di sviluppo, il favoreggiamento dell'economia
mafiosa hanno creato condizioni di sottosviluppo che tutt'oggi
caratterizzano l'economia siciliana penalizzata maggiormente dalla
globalizzazione dei mercati. Oggi l'economia siciliana ha grosse
difficoltà di movimentare le merci su una rete stradale e
autostradale insufficiente affiancata dalla mancanza di una adeguata
rete ferroviaria (in gran parte non elettrizzata e a singolo
binario, per di più ridotta in chilometri dai tagli operati negli
ultimi trentanni prima da FS ed ora da Trenitalia).
La protesta di
questi giorni è generata anche dal senso di abbandono e di
lontananza del Potere Centrale accompagnata dalla politica
vessatoria e criminale che progressivamente sta strangolando i
piccoli imprenditori. Tasse, contributi, aumento dei carburanti
sono la classica goccia che fa traboccare il vaso. Le ragioni
sociali del movimento si riassumono nell'impoverimento legato alla
crisi drammatica dell'isola entro la più generale crisi capitalista:
crollo dei commerci, aumento del prezzo della benzina, peso
“insopportabile” dei mutui bancari, chiusura dei canali di credito,
aumento della pressione fiscale, crisi del sostegno clientelare del
governo regionale e dei margini tradizionali di scambio politico/
elettorale con i partiti al potere.
Le sue
rivendicazioni principali sono la riduzione delle tasse, la ripresa
delle facilitazioni regionali promesse, la ripresa del credito.
Ma se è pur vero
che il malcontento è molto diffuso, che lo scollamento con le forze
politiche di “sinistra” è clamoroso, che i sindacati sono fuori
gioco non pare che stiamo assistendo all'Insurgenza di una parte del
popolo siciliano che giustamente avrebbero tutte le ragioni per
ribellarsi.
Sembra piuttosto
che segmenti della vecchia e vecchissima politica, di poteri forti
si siano mossi per riposizionarsi e scompaginare certi equilibri
proprio oggi (e non ieri con Berlusconi) che con Monti c'è tanta
roba per cui ribellarsi. E' evidente che in mancanza di una vera
politica anticapitalista di opposizione alle scelte liberiste il
senso di malcoltento viene gestito e strumentalizzato da forze
apertamente reazionarie e lobbistiche come l'AIAS e gli agricoltori
del Movimento dei Forconi.
Le politiche
scellerate dei vari Governi hanno di fatto consegnato il trasporto
delle persone e delle merci al trasporto su gomma. Il trasporto
merci su gomma viene gestito sotto forma di trust da aziende medio
grandi che fanno capo all'AIAS (la potente lobby del trasporto
siciliano), è conseguenziale che se i padroni dell'AIAS si fermano
si blocca l'economia Isolana, ma questa non è l'insurrezione, si
chiama serrata.
I capi di “Forza
d'Urto” sono noti figuri provenienti dal PdL, dall'MPA come Mariano
Ferro, da La Destra di Storace come Riccardo Sindoca, da Forza Nuova
come il leader dei Forconi Martino Morsello ma anche il padrone del
Palermo calcio Maurizio Zamparini, il Grande SUD di Micciche, e da
non dimenticare il volta gabbana Scilipoti.
Non siamo di fronte
al blocco dei trasporti che contribui alla caduta del Governo
Allende nel Cile del 1973, oggi non si cerca di fare cadere un
governo popolare ma la borghesia mafiosa cerca strumentalmente di
usare il movimento di piazza per ridefinire i propri spazi di
iniziativa e ricollocare i propri terminali politici dentro uno
spazio di contrattazione con il governo nazionale. In primavera la
Sicilia sarà teatro delle elezioni amministrative, le amministrative
di Palermo si candidano ad assumere la valenza di un test nazionale
ad un anno delle elezioni politiche. È difficile pensare che la
protesta degli ultimi giorni non abbia nulla a che fare con queste
grandi manovre.
Il punto essenziale
da analizzare e che in un momento di grandissimo attacco alle
condizione di vita, di lavoro, di studio la risposta del modo del
lavoro è stata quasi assente. Di fronte all'attacco sfrenato al
diritto alla pensione con la cancellazione del limite massimo dei 40
anni di contributi l'innalzamento dell'età di vecchiaia a 66 anni e
progressivamente a 70 anni non si sono riscontrate proteste operaie,
del lavoro dipendente, scioperi spontanei, boicottaggio della
produzione. Ma si assiste alla passività diffusa e allo scoramento
di massa vedendo come ineluttabile la distruzione dello stato
sociale e la cancellazione dei diritti. Tasse inique, blocco dei
salari, licenziamenti di massa, aumento del costo dei generi di
prima necessità non sono bastati per generare un movimento di
protesta diffuso. In questa prospettiva la levata di scudi dei medi
e piccoli imprenditori, impoveriti dalle politiche liberiste
dominanti, viene interpretata come speranza concreta che una via al
cambiamento possa ancora essere praticata.
Renato Franzitta
23 gennaio 2012 |