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Che cosa cambia per noi?
Sotto la pressione
sempre più forte dei mercati finanziari, sotto l’incalzare di una
speculazione che è stata mille volte più forte di qualsiasi
opposizione parlamentare, Berlusconi si è dimesso. Non senza aver
prima ottenuto l’assenso di tutte le forze politiche, esplicito o
implicito, alla legge di stabilità che recepisce i diktat
dell’Unione europea. Sarà su questa traccia che il governo Monti
muoverà i suoi primi passi.
Il PD si trova ora a
dover condividere con il PDL l’appoggio parlamentare al “governo
tecnico”.
Come dicono gli
inglesi: “La politica crea strani compagni di letto”.
In tutta questa
vicenda la volontà popolare che dovrebbe essere l’anima della
democrazia rappresentativa, è contata meno di niente. Il sistema
finanziario internazionale, e buona parte del gran capitale italiano
hanno tolto la poltrona da sotto le natiche a Berlusconi e hanno
preparato le condizioni politiche e l’ambiente mediatico per il
nuovo esecutivo composto di tecnocrati, pedine della Chiesa e uomini
delle banche.
La macchina della
propaganda ha superato se stessa. Mario Monti, fino a qualche
settimana fa sconosciuto alla grande massa, usufruirebbe ora, nei
sondaggi, di un indice di gradimento altissimo.
Meno impressionabili
dagli effetti speciali dei professionisti del marketing
politico, gli uomini e i giornali della finanza internazionale
lo riconoscono come l’uomo adatto a somministrare alla
popolazione quella “cura da cavallo” che servirà a tranquillizzare
le banche italiane ed europee.
Non si tratta,
allora, di salvare l’Italia? No, si tratta di salvare i profitti
delle banche e dei grandi gruppi industriali. Si tratta di
ridimensionare il debito pubblico che in Italia come altrove è stato
originato prevalentemente dalle regalie dello stato ai vari settori
dell’imprenditoria e dalla creazione di una vasta rete di clientele
elettorali.
Ora il conto viene
presentato ai giovani, ai lavoratori, ai pensionati, ai settori più
poveri della popolazione. All’ordine del giorno le stesse cose di
prima: abolizione delle pensioni di anzianità, licenziamenti facili,
tagli allo stato sociale.
Nessun trucco
“tecnico”: Monti ha dichiarato di aver tenuto i politici fuori dalla
squadra di governo per non “creare imbarazzo”, ma la realtà è
che con il nuovo governo la politica è portata alla sua sostanza di
classe, senza l’inciampo delle buffonate di Berlusconi e soci.
Non ci facciamo
ingannare dalla formula “governo tecnico” ! Riconosciamo il nuovo
esecutivo per quello che è: il governo delle banche e della
Confindustria.
Bisogna che i lavoratori sviluppino una propria politica. Il primo
passo in questo senso è la traduzione delle proprie esigenze
primarie, delle necessità di sopravvivenza che la crisi ha messo al
primo posto, in rivendicazioni chiare e definite. Occorrono in primo
luogo salari che consentano un tenore di vita decente e occorre che
anche chi ha perso il lavoro possa essere sicuro di non finire nella
miseria più nera. Dunque la rivendicazione più logica sarà:
reddito minimo garantito, che corrisponda tanto al minimo
salariale per tutte le categorie, quanto all’indennità di
disoccupazione. inoltre, nella misura in cui questo reddito
rappresenta una soglia minima di civiltà, deve essere tutelato
dall’inflazione attraverso un aggiornamento periodico automatico.
Per salvaguardare i posti di lavoro dalle ristrutturazioni, bisogna
che i lavoratori impongano la spartizione del monte ore
lavorativo globale fra tutti gli addetti di una stessa azienda o
di una categoria, a parità di retribuzione.
L'Internazionale - Inchiesta Operaia
novembre 2011 |