|
|
Crisi o non crisi dobbiamo vivere!
Lo spettro del
fallimento dello stato – a causa dell’enorme stock di debito
accumulato - si è fatto più minaccioso. Non è più solo la Grecia ad
essere in ballo. Le banche esigono interessi più alti per prestare
soldi allo stato: lucrano sulla sfiducia, da una parte, e,
dall’altra, cercano e ottengono la rassicurazione che la Banca
Centrale e l’intera Unione Europea non consentiranno nessuna
bancarotta. Le banche si interessano alla solidità degli
stati come gli strozzini alla salute dei propri “clienti”. Al
quadro bisogna aggiungere le proiezioni di organismi come l’OCSE o
il Fondo Monetario Internazionale sul Pil italiano che indicano una
crescita prossima allo zero per il 2011 e il 2012. Previsioni del
resto confermate dagli studi del Ministero dell’Economia.
Sul fronte della cosiddetta “economia reale” si fanno delle grandi
chiacchiere ma non si approda a niente. L’eroe degli industriali,
Marchionne, dopo aver disegnato immaginifici scenari di nuovi
prodotti e di mercati da conquistare, per il momento ha soltanto
chiuso dei siti produttivi e continua a far largo uso della cassa
integrazione. Aveva indicato il modello di relazioni industriali
americano come il migliore e ora si trova a “spiegare” ai dirigenti
dell’UAW (Sindacato dei lavoratori dell’auto) che la “sua” Chrysler
non può accordare gli stessi benefici del contratto General Motors
(5000 dollari di bonus, aumenti salariali da 1 a 3 dollari l’ora,
riassunzione di una parte dei licenziati), perché “è più debole
finanziariamente”.
Intanto, la disoccupazione aumenta.
Se la
coalizione di Centrodestra cadesse domani, non potremmo che esserne
contenti: i suoi rappresentanti sono invischiati in ogni tipo di
mascalzonata immaginabile. Ma questo non significa sostenere qualche
nuova formula di governo più gradita alla Marcegaglia e ai…
“mercati”. Se si ascoltano con attenzione le parole di Bersani e dei
vari esponenti del Centrosinistra ci si accorge che questi chiedono
un governo autorevole, supportato da una vasta base di
consenso sociale proprio per prendere quelle misure impopolari
che Berlusconi e soci non avrebbero più la forza di chiedere
(come se l’ultima manovra finanziaria, compreso il famigerato
articolo 8 sui licenziamenti facili, fosse stata una carezza!).
Quello che i “mercati” si aspettano, per essere tranquillizzati,
sono delle nuove e più grandi mazzate sulla schiena dei lavoratori,
dei pensionati, dei ceti popolari. Un lavoro sporco che godrebbe del
pieno appoggio della Confindustria e che Bersani e soci pensano di
fare meglio cavalcando l’indignazione antiberlusconiana.
È un gioco
politico che i lavoratori non hanno nessuna convenienza ad
assecondare. Non è nostro interesse che resti in piedi un governo di
fuorilegge, ma nemmeno che venga insediata, al suo posto, una
coalizione di “onesti” esecutori del gran capitale.
Il malumore
che è sempre più diffuso tra i lavoratori deve poter emergere,
tramutarsi in protesta. Al di là dello sciopero di facciata della
CGIL non sono in vista altre iniziative da parte dei sindacati
istituzionali. E' necessario che i lavoratori prendano in mano la
loro sorte, mettendoci la faccia, manifestando, come i lavoratori
della Fiat stanno facendo col Presidio alla porta 2 dello
stabilimento di Mirafiori, come a Temini Imerese."
La crisi ci impone di unirci e di lottare. Di contare sulle nostre
sole forze e di batterci per obiettivi che abbiano un senso
soprattutto per noi: la salvaguardia delle vite nostre e dei nostri
figli prima di ogni altra considerazione.
LA QUESTIONE
DEL SALARIO GARANTITO NON è PIU' RINVIABILE
In questi
giorni si è appreso come le grandi istituzioni europee siano state
in grado di dar vita ad un Fondo salva-stati. Si trovano i soldi per
garantire alle banche che i loro titoli di stato non diverranno
carta straccia, si possono trovare per garantire a milioni di
persone che la loro vita non finirà con la chiusura della fabbrica
dove lavorano! Frasi come “salvare il Paese” non hanno nessun
significato. Il “Paese” è composto nella stragrande maggioranza da
lavoratori salariati, da disoccupati e da pensionati. Bisogna
salvare la maggioranza della popolazione dalle conseguenze sempre
più dure della crisi, bisogna imporre e ottenere un salario
garantito minimo legale. Bisogna che questo rappresenti la
soglia di reddito sotto alla quale nessuna indennità di
disoccupazione, nessuna pensione, nessun salario, siano ammissibili!
L’Internazionale - Inchiesta
Operaia
settembre 2011 |