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Il reale obiettivo di
Draghi nell’Eurozona
Schiacciare i lavoratori ed imporre
austerità
di Mike Whitney
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso
Popolare di Padova
Immaginate che il vostro banchiere vi proponga
un prestito di 150 mila dollari per compensarvi dei soldi che avete
perso sulla vostra casa, conseguentemente allo scoppio della bolla
immobiliare del 2006. E, supponiamo, che egli concordi di prestarvi
questo denaro per 3 anni al tasso minimo dell’1 per cento, a
condizione di ricevere come garanzia sul prestito i contenuti del
vostro garage (es. biciclette arrugginite, un canestro da basket
tutto storto, una vecchia casa delle bambole, e valige infestate da
roditori).
Per voi, potrebbe sembrare un buon affare?
Mercoledì scorso, la Banca centrale europea
(BCE) ha fatto questa stessa offerta ad oltre un centinaio di banche
europee con l’acqua alla gola, se non già sott’acqua, concedendo
loro 640 miliardi dollari (489 miliardi di euro) sotto forma di
prestito triennale ad interesse stracciato, in cambio di qualsiasi
tipo di garanzie fasulle, che generalmente non vengono accettate dal
mercato. Ora voi, cari lettori, sapete bene che quando cercate di
vendere qualcosa sulla “Craigslist” (che fornisce annunci locali
di compra-vendita, forum di lavoro, informazioni su case in vendita,
incontri, servizi, comunità locali ed eventi), e questa cosa
suscita ben poco interesse, allora bisogna abbassarne il prezzo in
modo da attrarre qualche compratore.
È proprio questa la dinamica “domanda-offerta”
nel libero mercato, giusto?
Au contraire. In realtà, questa regola
non si applica ai banchieri.
Quando le disponibilità
finanziarie e i titoli ciarpame presenti nel bilancio di una banca
cominciano a perdere valore, allora le banche battono cassa presso
il loro fratello maggiore, presso la BCE o la Fed, invocando il
salvataggio, o, …per meglio dire, “uno scambio di liquidità con
garanzie collaterali, che temporaneamente sono compromesse.”
Ma la verità è che la spazzatura che le banche
hanno accumulato, in particolare i titoli sovrani di Italia, Spagna,
Grecia, etc. - non è solo “compromessa”. Questi fondi non potranno
mai recuperare il loro valore originale, in quanto i prestiti sono
stati fatti al culmine di una bolla.
Quindi, ci sono tante probabilità che i titoli
di Stato della Grecia si riprenderanno in tre anni quanto quelle che
un edificio in stile McMansion di cattivo gusto, acquistato
dall’agenzia Encinito per 650.000 dollari nel 2005, farà recuperare
l’investimento alla pari.
Questo non succederà!
Così, i 640 miliardi dollari che la BCE ha
cacciato fuori martedì è sostanzialmente un enorme, strepitoso
regalo per i bankster (i banchieri gangster!), che
probabilmente non sarà mai ripagato.
E se avete ancora qualche dubbio al riguardo,
basta andare a spulciare il bilancio della Fed, che è esploso a
circa 3.000 miliardi di dollari. Noterete che i 1.450 miliardi di
dollari in titoli garantiti da ipoteca (MBS) che Bernanke aveva
acquistato dalle banche due anni fa non sono diminuiti per nulla,
soprattutto perché nessuno sano di mente comprerebbe questa
porcheria.
E, se la Fed dovesse mettere questo …tesoro
nascosto di MBS all’asta, la vendita potrebbe ulteriormente
deprimere le disponibilità finanziarie sui bilanci delle banche,
innescando una nuova crisi finanziaria.
(In realtà, questo è realmente accaduto circa
un anno fa, quando il governo ha sperimentato tutto ciò con i titoli
del Fondo di AIG [American International Group, Inc. è una grande
società di assicurazioni statunitense con sede a New York]. Non solo l’asta era andata a vuoto, ma anche aveva
innescato la picchiata dei mercati azionari).
Così, come la Fed col tempo dovrà rispondere
per le perdite derivate dalla paccottiglia di MBS, così anche le
banche dell’Eurozona dovranno registrare le perdite derivate dai
loro titoli sovrani. Questo spingerà molte delle banche in una
situazione fallimentare, che senza dubbio innescherà un altro giro
di prestiti. Quando gli istituti finanziari sono insolventi, la loro
unica scelta è quella di dilazionare e fingere. Ovviamente, la BCE
considera il suo operare come contributo a questa… farsa.
Questo è uno schema familiare per le Banche
centrali. Esse creano denaro facile e un contesto
normativo non proprio rigido quando emergono le bolle, e poi
forniscono liquidità “illimitata” ai loro amici, che così non
perdono denaro sul valore inflazionato dei loro pacchetti azionari.
Questo è ciò che in realtà rappresentano i 640
miliardi di dollari elargiti martedì, un inutile spreco per
puntellare i titoli tossici che attualmente valgono solo una
frazione del loro valore originale.
Finora, però, l’operazione di rifinanziamento a
lungo termine (ORLT) di Draghi si è dimostrata uno spettacolare
flop. Mentre i tassi di prestito interbancario hanno avuto balzi
impercettibili (l’Euribor, il tasso interbancario di offerta in
euro, a 3 mesi è passato da 1,404 a 1,410 per cento), le banche
non hanno utilizzato i prestiti per comprare più titoli sovrani
(fattore che avrebbe spinto verso il basso il valore dei rendimenti
azionari, in favore dei titoli sovrani in difficoltà), o per
aumentare la loro attività creditizia.
Invece, hanno parcheggiato una buona parte del
denaro in depositi “overnight” presso la BCE, (vale a dire in
depositi interbancari con scadenza il primo giorno lavorativo
successivo a quello di negoziazione).
Ecco lo
scoop del “Wall Street Journal”:
“Giovedì, l’uso
del servizio di deposito “overnight” della Banca centrale europea ha
raggiunto un nuovo record annuale, suggerendo che le recenti misure
adottate da parte delle banche centrali e dai responsabili politici
ancora non sono sufficienti a ripristinare la fiducia nel mercato
dei prestiti interbancari.
Le banche hanno depositato 346,99 miliardi
di euro (453,38 miliardi di dollari) nel servizio depositi
“overnight” presso la Banca, superando i 264,97 miliardi del giorno
prima e il massimo precedente nell’esercizio annuale di 346,36
miliardi, raggiunto all’inizio di questo mese.
L’alto livello riflette la sfiducia in corso
nel mercato dei prestiti interbancari, per cui le banche
preferiscono usare la struttura finanziaria della BCE come rifugio
sicuro per i fondi in eccesso, piuttosto che prestarli ad altre
banche.
Quindi, il livello alto di depositi indica
che i mercati non sono pienamente convinti che l’enorme assegnazione
di prestiti a lungo termine da parte della BCE sia sufficiente a
fortificare il settore bancario del credito.
Mercoledì, la Banca centrale ha elargito quasi mezzo trilione di
euro in prestiti a lungo termine alle banche dell’Eurozona, sperando
di alleviare i timori di una nuova stretta creditizia delle banche,
visto che le banche stentano a prendere a prestito dai mercati.”
(“I depositi
“overnight” presso la BCE raggiungono il livello più alto del 2011”,
Wall Street Journal)
Riuscite a capire tutto questo? Così, mentre la
maggior parte dei prestiti sono stati utilizzati per rifinanziare il
debito esistente, 453,38 miliardi dollari sono stati bloccati di
nuovo in custodia nelle casse della BCE. In altre parole, le banche
sono altrettanto diffidenti l’una verso l’altra, come lo erano prima
che il rifinanziamento venisse lanciato. E lo stesso vale per i
rendimenti sul debito spagnolo e italiano, che secondo il pensiero
di Draghi avrebbero visto un decremento dopo il pompaggio di un
mezzo trilione di euro nel sistema bancario.
Ecco qui la storia vista
dalla “Reuters”:
“Giovedì, i rendimenti dei titoli spagnoli e
italiani si sono innalzati e hanno avuto un andamento sfavorevole
rispetto al debito tedesco, dato che i mercati hanno accresciuto il
loro scetticismo rispetto al fatto che le banche avrebbero usato i
fondi presi a prestito dalla Banca centrale europea per acquistare
titoli di Stato a più basso rendimento.
Mercoledì, le banche
hanno preso a prestito dalla BCE un enorme quantità di denaro, pari
a 489 miliardi di euro, all’offerta senza precedenti di un prestito
triennale, che ci si aspettava dovesse essere reinvestita nel debito
spagnolo e italiano, e così alleggerire gli oneri
dell’indebitamento.
Ma, coloro che si aspettavano una pressione
immediata in favore dell’Italia e della Spagna sono stati
probabilmente delusi. Gli operatori finanziari hanno dichiarato che
era preferibile reinvestire parte dei fondi in carta moneta rifugio,
piuttosto che raccogliere i rendimenti più elevati offerti da alcuni
degli Stati più in difficoltà in Europa.”
“Quello che è successo ieri non è un
proiettile d’argento contro la crisi ... ma è troppo presto per
vederne l’impatto”, ha dichiarato Niels From, stratega di Nordea a
Copenhagen (Nordea è un gruppo di servizi finanziari nella regione
nordica e baltica, che offre online informazioni su attività
bancarie ed assicurative agli investitori.)
(“Euro Government – I rendimenti dei titoli
di Stato di Spagna e Italia in aumento; svanisce la speranza riposta
sul soccorso della BCE”, Reuters)
Incredibilmente, venerdì mattina, il
differenziale fra il titolo di Stato Tedesco (Bund) e il BTP
italiano a 10 anni è salito oltre la soglia del 7 per cento,
segnalando così una rinnovata sofferenza nel mercato
obbligazionario.
Quindi, il programma di Draghi, che doveva
infondere nuove energie nelle banche sull’orlo del fallimento, ha
mancato miseramente tutti i suoi obiettivi principali.
Allora, perché Draghi ha gestito la crisi con
queste modalità ? Perché è rimasto con le mani in mano per così
tanto tempo mentre i prestiti interbancari rallentavano, i depositi
“overnight” raggiungevano nuovi record, i rendimenti obbligazionari
sovrani salivano alle stelle, e tutti gli indicatori di stress del
mercato davano segnali via via in peggioramento?
La risposta ovvia a questi
interrogativi sta nel fatto che Draghi sta usando la crisi per
perseguire la sua agenda.
Draghi vuole dare impulso al
suo cosiddetto “accordo fiscale”, che sancisca legalmente una dura
disciplina nei bilanci degli Stati e misure di austerità che
colpiscono i lavoratori, in modo che i bilanci nazionali cadranno
sotto il controllo di élite finanziarie (alias, “tecnocrati”
designati dalla BCE).
Naturalmente, le nazioni non sono nell’ordine
di idee di cedere questo tipo di autorità senza contrasti, così
Draghi permette che la crisi vada fuori controllo, in modo da
abbattere le resistenze.
Ecco come l’economista Dean Baker riassume il
tutto:
“La gente che ci ha regalato la crisi
dell’Eurozona sta lavorando contro il tempo per ridefinirla in modo
da approfittarne politicamente.
I loro editoriali – che fanno notizia sui
media di tutto il mondo - sostengono che la crisi dell’Eurozona è
una storia di governi sperperatori, che devono essere rimessi al
passo dal mercato dei titoli.
Questo è ciò che in
economia è noto come una “menzogna”.
La crisi dell’Eurozona non è sicuramente una
storia di paesi con la spesa fuori controllo, che devono subire la
loro giusta punizione dal mercato dei titoli ...
È una storia di paesi vittime della cattiva gestione della BCE ...
La gente dovrebbe riconoscere questo processo per quello che è:
una guerra di classe. I ricchi utilizzano il loro
controllo sulla BCE per smantellare le protezioni dello stato
sociale, che godono di un sostegno pubblico imponente.”
Il vero obiettivo di Draghi è quello di attuare
le “riforme” del lavoro e gli “aggiustamenti” che esige la grande
finanza. Draghi è già riuscito a far dimettere due leader
democraticamente eletti in Grecia e in Italia, e a rimpiazzarli con
tirapiedi supporter del sistema bancario, che daranno corso ai suoi
diktat.
Ora, Draghi è tutto concentrato su grandi cose,
come demolire la rete di sicurezze sociali, schiacciare i sindacati,
e ridurre l’Eurozona alla povertà del terzo mondo.
23 dicembre 2011
MIKE WHITNEY vive
nello Stato di Washington.
Ha collaborato alla
pubblicazione di Hopeless:
Barack Obama and the Politics of Illusion, edito da AK Press.
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