dalla Francia

Convergences Révolutionnaires

 

Adesso tocca a noi giocare
 

Ecco fatto, è finita per Sarkozy. Tanto meglio! Hollande dunque è eletto, ma per noi lavoratori non ha nulla del salvatore supremo, e, d’altra parte, non è proprio il ruolo che ha voluto recitare in questa campagna.  Neanche per un istante si è collocato sul terreno del mondo del lavoro. Non si è neppure impegnato a smantellare le controriforme di Sarkozy, a cominciare da quelle delle pensioni. Affermando di essere il solo candidato “unificante” ha cercato soprattutto di far comprendere che non voleva spaventare nessuno, soprattutto i padroni e i finanzieri.

Presidente unificante di chi ? Dei licenziatori e dei licenziati ?

Hollande ha cominciato col dire, domenica sera, che sarà «il Presidente di tutti», perché «non ci sono due France». Ma come essere il presidente dei licenziatori e dei licenziati, dei padroni e di quelli che essi sfruttano, dei ricchi e di tutti coloro che non riescono ad arrivare alla fine del mese ? Negando l’esistenza della lotta di classe, mostrandosi ragionevole dal punto di vista dei capitalisti, moderando le spese dello stato e privilegiando le salvaguardia dei profitti delle imprese e delle banche. Una logica di cui i popoli greco e spagnolo hanno già fatto le spese, con insopportabili piani d’austerità… di sinistra.

Per conservare i nostri posti di lavoro, non abbiamo niente da aspettarci dal nuovo Presidente, ma tutto da aspettarci dalla solidarietà e dai legami tra lavoratori :

Alla luce di ciò che ci attendiamo qui, come in Grecia e in Spagna, dobbiamo prepararci …a batterci. Numerosi piani di licenziamenti o di chiusura di imprese sono già stati annunciati prima della scadenza elettorale, come ad Air France, ma è prevedibile che, passate le elezioni, se ne faranno conoscere altri.

I sindacati di PSA, e recentemente quelli di Carrefour, hanno messo le carte in tavola rivelando i progetti di licenziamento che non avrebbero dovuto trapelare prima. A Carrefour, da 3.000 a 4.000 licenziamenti sono previsti entro alcune settimane nel più gran segreto. È’ stata necessaria l’indiscrezione di alcuni quadri sindacali perché questo piano venisse alla luce del sole. Ma i padroni di PSA e di Carrefour non sono certo i soli ad aver fatto questo calcolo.

Non immaginiamo neppure per un istante Hollande che picchia i pugni sul tavolo per proibire ai padroni i licenziamenti! Al contrario, un coordinamento dei lavoratori di tutte le imprese minacciate non avrebbe nulla di utopico. E l’interdizione dei licenziamenti, questa misura di salvaguardia del mondo del lavoro, potrebbe finalmente diventare realtà.

Stessi padroni mascalzoni, stessa lotta !

Noi tutti, operai, tecnici, impiegati, di tutti i settori dell’economia, siamo posti di fronte agli stessi problemi, agli stessi timori per il futuro. E’ vitale per noi non restare isolati e stabilire, ogni volta che si presenta l’occasione, il contatto con gli altri salariati. Iniziative come quella recentissima, tra le altre, dei sindacati di Goodyear Amiens, possono servire da base per preparare questo « incontro generale »: venerdì scorso, delegazioni di PSA Aulnay, di 3 Suisses, di Faurecia, sono intervenute, su loro invito, a sostenere un raduno di molte centinaia di lavoratori della Goodyea, di fronte alla loro fabbrica, in lotta contro la chiusura da quattro anni. Per capire un messaggio che ci riguarda tutti: Tutti quelli che sono minacciati di licenziamento o di chiusura devono unirsi. Stessi padroni mascalzoni, stessa lotta !

Si tratta di un terzo turno sociale, che non ha nulla a che vedere con la scadenza delle legislative, ma che sarà decisivo.

Il clima sociale può e deve cambiare. Non tocca a noi pagare la loro crisi. I capitalisti non cessano di lamentarsi del “costo del lavoro”, ma questo lavoro è la fonte dei loro profitti. Perciò, solo la nostra rabbia darà un colpo di freno ai loro attacchi.
 

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di  Lutte Ouvrière - 8 maggio 2012

http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

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