dalla Francia

Convergences Révolutionnaires
 

Non aspettarsi niente dal prossimo presidente, tutto dalla coordinazione delle nostre lotte

La litania dei piani antisociali

La settimana scorsa, la crisi aveva il volto delle operaie di Lejaby : 255 licenziamenti, più della metà degli effettivi del gruppo, e delle lacrime di rabbia delle donne che fanno i conti : «come pagare le cambiali di casa e nutrire i bambini?» Ritrovare lavoro a Yssingeaux, cittadina dell’Alta-Loira la cui fabbrica d’assemblaggio deve chiudere, è una ‘mission  impossible’, più di quelle della serie televisiva dallo stesso nome.

Ogni settimana che passa apporta un nuovo piano di soppressioni di posti di lavoro in una grande impresa, o anche la chiusura di un subappaltatore o di una filiale di un grande gruppo. Come se i padroni prendessero un ticket presso il governo per mettersi in fila d’attesa.

Nuovi attacchi in vista a destra

Il colmo del cinismo, l’annuncio sulla sorte di Lejaby è stato ritardato… di un giorno, per non rovinare il piano mediatico di Sarkozy sul bluff del suo vertice «sociale» di mercoledì scorso.

Vertice di cui l’UMP si felicita : i dirigenti sindacali non hanno sbattuto la porta. Sarebbe stato il minimo, viste le nuove fregature annunciate contro i lavoratori: allungamento della durata del Contratto a tempo determinato a 30 mesi – quello a tempo indeterminato è una specie sempre più minacciata di estinzione... –, 100 milioni di euro per aiutare i padroni a metterci in cassa integrazione, nuove esenzioni  dei contributi padronali, ecc. Per non parlare di ciò che Sarkozy progetta di annunciare presto : il passaggio, tramite l’IVA antisociale, del finanziamento della previdenza dalla contribuzione padronale al consumatore, accordo competitività - posto di lavoro, o come farci mandar giù la riduzione dei salari a orario invariato. In breve, un vero piano della campagna contro la classe operaia, per farle sopportare il costo della crisi.

A sinistra. Niente di meglio

Di fronte a Sarkozy, Hollande si guarda bene dal prendere il minimo impegno. «Ama la gente, non il denaro» ha detto nel discorso di Bourget domenica scorsa, ma nessuna prova d’amore. La riforma delle pensioni ? Non parla di annullare la riforma Sarkozy, né soprattutto di ritornare alle 37,5 annualità di contributi, ma vagamente di nuovi negoziati. I 60 000 posti da creare nella Pubblica Istruzione? Saranno presi dagli effettivi già ridotti in altri servizi pubblici. Il suo solo impegno serio è un nuovo rigore di bilancio: «Tutte le spese saranno finanziate da economie», poiché «il numero degli statali non aumenterà». In breve, lo stato padrone non creerà posti di lavoro. Niente per i servizi pubblici.

Nessuna misura in vista contro i licenziamenti, per la salvaguardia dei  salari. Solo l’evocazione di un «patto di responsabilità di ‘governance’ e di  crescita», questo gergo al servizio del sistema capitalista che la sinistra condivide con la destra.

Dalla parte dei lavoratori

Di fronte all’offensiva dei padroni e del governo, noi salariati non manchiamo di truppe combattive.  Basta vedere tutte le lotte successive, con le spalle al muro, dei salariati contro i loro licenziatori.

Basta vedere, tra altre decine di esempi, come, nel settembre 2010, le operaie di Lejaby avevano già condotto uno sciopero di 11 giorni  e costretto il padrone a raddoppiare l’indennità di licenziamento  del precedente piano...  che non è mai stata integralmente versata. E come, oggi, occupano la fabbrica di Yssingeaux. «La guerra è dichiarata» riassume molto bene una delegata.

Ma non c’è alcuna ragione di rassegnarsi all’isolamento. Riunendosi, i salariati minacciati in Lejaby, Seafrance, Fralib, PSA e molti altre imprese avrebbero i mezzi per trascinare quelli delle piccole e persino delle piccolissime imprese, in realtà quasi tutte, compresa una parte del settore pubblico, tanto la minaccia di perdere il lavoro è generalizzata in tutto quest’ultimo decennio. Sì, facendo convergere le lotte, i lavoratori hanno modo di interdire i licenziamenti e di imporre le loro volontà ai padroni e ai governi al loro servizio.
 

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di  Lutte Ouvrière - 23 gennaio 2012

http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

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