|
|
|
dalla Francia
Convergences Révolutionnaires Non c’è crisi per gli azionisti e i padroni farabutti!
Non tutti hanno le lacrime agli occhi, come la ministra
del lavoro italiana, nell’annunciare i sacrifici per i
lavoratori. I grandi padroni, per incrementare i
dividendi degli azionisti, moltiplicano gioiosamente le
« ristrutturazioni » e le altre operazioni di
liquidazione, destinate a subappaltare i licenziamenti e
a intensificare lo sfruttamento di quelli che
rimangono. Non vedono, non sanno...
Il grande padronato licenzia,
direttamente o tramite prestanomi o filiali, ma fa di
tutto per nasconderlo. Così, Peugeot-Citroën si vanta di
sopprimere 6.800 posti senza licenziare. Tripla
menzogna. Perché, per l’interinario il cui contratto non
è rinnovato, per il prestatore di servizi il cui padrone
non ha altri posti da proporre che una missione presso
PSA (Peugeot-Citroën), dov’è la differenza? In ogni
caso, è un semplice passaggio per gli uffici del Polo
Impiego. Quanto ai lavoratori con contratto a tempo
indeterminato, se le promesse di riclassificazione o di
formazione bidone per un’ipotetica riconversione non
bastano, questo non impedirà alla direzione di cercare
di cacciarli via con tutti i mezzi, compreso il
licenziamento. La demolizione di posti di lavoro da parte dello stato padrone
Non c’è da stupirsi, allora, che il
numero dei disoccupati di tutte le categorie aumenti,
come dimostrano le statistiche pubblicate la settimana
scorsa. Lo stato padrone non è l’ultimo a scavare la
voragine della disoccupazione : non rimpiazzando uno
statale su due quando va in pensione, priva del posto di
lavoro intere fasce di giovani. Il piano dei 100.000
posti distrutti in dieci anni nella Pubblica Istruzione
è appena giunto a conclusione, che il ministro Luc Chatel fa sapere di progettarne un altro per il prossimo
rientro dalle vacanze. Dicono «combattere» la crisi... mentre la fanno precipitare!
Il peggio deve ancora venire, sul
modello del piano inglese: 710.000 posti di lavoro
pubblici in meno, amputazione delle pensioni di 200 euro
e aumento di altrettanto dei contributi, pensione a 67
anni invece di 60. ecc. Inglesi, Belgi, Greci, Portoghesi… tutti in piazza !
La settimana scorsa, due milioni di
lavoratori britannici del settore pubblico hanno gridato
la loro collera. Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 5 dicembre 2011 http://www.convergencesrevolutionnaires.org traduzione di Michele Basso |