dalla Francia

Convergences Révolutionnaires
 

La nuova demagogia elettorale : « Domani, barba e capelli gratis alla francese »
 

« Comprate francese » » dice François Bayrou, « produrre in Francia » suggerisce Nicolas Sarkozy, « patriottismo industriale » prosegue François Hollande.  Con l’approssimarsi di Natale, i principali politici di destra e di sinistra e hanno fatto tutti il loro fervorino di circostanza per servire la stessa zuppa.
Dei loro discorsi, che puzzano di sciovinismo, non credono una parola neppure loro, e sarebbe assurdo crederci. Nel mondo d’oggi, non una sola merce è “francese”. Per le sue componenti o per le materie prime, per le macchine utilizzate, per il camion che la trasporta o anche per la tecnologia con cui è prodotta, ogni merce ha richiesto la collaborazione di lavoratori del mondo intero.  Chiudersi nelle frontiere, significherebbe solo un ritorno al medioevo.  Tanto più che le delocalizzazioni costituiscono solo una parte infima della perdita dei posti di lavoro.

L’ « Origine Francese » non garantisce un bel niente !

Il 24 novembre scorso, il deputato UMP Yves Jégo ha del resto certificato, suo malgrado, tutto il ridicolo di questo slogan, mettendo il marchio «Origine Francese Garantita » alla fabbrica di elettrodomestici Brandt di Orléans. Che la fabbrica sia appartenuta a un gruppo italiano, poi israeliano e ora spagnolo, poco importa, ciò che conta sarebbe che il lavoro è in Francia! Salvo che... di rilevamento in rilevamento, le soppressioni di posti di lavoro si sono succedute e la fabbrica è passata da più di mille salariati a meno di 600 oggi. Nel frattempo, le cadenze si sono accelerate, le ore supplementari si moltiplicano e la precarietà si sviluppa con l’impiego di interinali.  Quanto ai salari, restano incollati allo Smic (salario minimo) per molti. Per dirla tutta, se Brandt produce in Francia, non è per patriottismo, ma perché frutta. E non protegge affatto contro la soppressione dei posti, di lavoro, anzi...  Sarkozy, Hollande o Bayrou sarebbero stati altrettanto ridicoli se avessero  propinato i loro discorsi da ciarlatani alla fabbrica Citroën d’Aulnay-sous-Bois, destinata alla chiusura per delocalizzazione... a Poissy, nell’Yvelines !

Eh sì ! Per lo più, quando i padroni sopprimono posti di lavoro o chiudono stabilimenti, non è per andare molto lontano, ma per spostare il carico di lavoro su quelli che restano, su quelli della stessa fabbrica, o di un’altra fabbrica del gruppo molto vicina.

Contro la disoccupazione e i licenziamenti, non sono le manifestazioni di patriottismo che cambieranno le cose.

Perché non si tratta di un problema di frontiere. Il problema è che la sorte dei lavoratori resta nelle mani di uno strato di privilegiati,  la cui sola prospettiva è fare sempre più profitti.  Non se ne abbiano a male Hollande o Sarkozy, sono quelli che decidono dove, quanto, come e con chi produrre.

Permanentemente, la produttività del lavoro aumenta con l’introduzione delle macchine e di una organizzazione del lavoro più efficiente, ma anche e soprattutto attraverso l’aumento delle cadenze e dello sfruttamento. Oggi ciò serve ad aumentare i profitti creando disoccupazione.

Ma i profitti delle imprese possono e devono servire a mantenere i posti di lavoro, non ad arricchire sempre più gli azionisti !

Da questo lato, non c’è nulla da aspettarsi dalle promesse elettorali. Ciò che conterà, saranno le lotte che i lavoratori sapranno condurre essi stessi, tutti insieme, per imporre l’interdizione dei licenziamenti e alleviare il carico di lavoro ripartendo il lavoro tra tutti.
 

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di  Lutte Ouvrière - 19 dicembre 2011

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traduzione di Michele Basso

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