dicembre 2011

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Per sconfiggere il piano d’austerità lacrime e sangue bisogna organizzarsi per strappare i dirigenti sindacali al dialogo sociale e alla concertazione


Il governo francese ha appena fatto adottare il piano di austerità in una tranquillità che nessuna iniziativa sindacale è venuta a turbare.  
L'appello "unitario" (CGT, FSU, CFDT, Solidaires, UNSA) per una giornata di mobilitazione il  13 dicembre non solo  non chiedeva il ritiro del piano, ma la data scelta per le « mobilitazioni » (senza sciopero né manifestazione nazionale ) era dopo il voto in parlamento.

Poiché il piano è stato adottato senza ostacoli, Sarkozy vuole procedere oltre contro il diritto del lavoro e la  previdenza sociale, appoggiandosi sulla concertazione :

Sarkozy ha dunque via libera per andare assai più lontano, come ha rivelato nel discorso di Tolone del 1 dicembre.

Su questo argomento si possono riprendere estratti dell’intervento del rappresentante della corrente “Fronte Unico” all’Ufficio Nazionale della  FSU (sindacato maggioritario degli insegnamenti) del 5 dicembre :

"Giovedì scorso, a Tolone, Sarkozy ha tenuto un discorso di guerra contro i lavoratori e i giovani. Nel 2008, il suo discorso sulla  « moralizzazione del capitalismo » fungeva da paravento per le cascate di denaro pubblico versate ai padroni e ai banchieri. Nel 2011, i piani cosiddetti di « rilancio » hanno portato i loro frutti...  la recessione ! Si tratta oggi di pagare il conto, tanto più che la crisi s’approfondisce !  Guarda un po’, non si parla più di « morale ». (…)
Innanzitutto, c’è il diritto del lavoro, le garanzie collettive dei lavoratori, soprattutto quelle che vertono sulla durata legale del tempo di lavoro.  E’ il senso che bisogna dare alla denuncia delle « 35 ore » da parte di Sarkozy. Condanna, non la legge Aubry, che ha permesso di generalizzare la flessibilità, ma quelli che chiama « freni alla competitività », in primo luogo i diritti acquisiti  (…) in termini di tempi di lavoro.(…)
Rimettere in causa ciò che è acquisito nella materia significa aggredire tutte le garanzie salariali, (…) tutti gli accordi collettivi. E questa stessa volontà politica è alla base del progetto di controriforma degli statuti nel settore pubblico. 
A questo Sarkozy vuole associare le organizzazioni sindacali, invitandole al « vertice per l’occupazione » a gennaio. (…) in realtà è un vertice per la disoccupazione e lo sfruttamento senza limiti. Sarkozy fustiga così ogni idea di « spartizione del lavoro », raccomanda di alleggerire il costo delle ore straordinarie e di moltiplicarle, conferma la sua volontà di aggravare i tagli di bilancio e la soppressione di posti nel settore pubblico . (…)  Che resta da « discutere », quindi ? Proprio niente !
Anche la Previdenza Sociale è nel mirino. E Sarkozy propone ancora ai dirigenti sindacali di sedersi in prima fila per assistere al saccheggio : l’Alto Consiglio del Finanziamento della Protezione  Sociale – intestazione che elimina persino il nome di Previdenza Sociale.. Da un lato, si tratta di perseguire l’eliminazione del rimborso e la revisione delle prestazioni sociali al ribasso  (…). Ma soprattutto, dall’altro lato, c’è la rimessa in causa del principio stesso della Previdenza Sociale come conquista operaia, fondata sul salario differito : è il senso della proposta dell’ « IVA sociale » e dell’aumento della  CSG ( contributo previdenziale supplementare), nuovo racket imposto ai lavoratori, mentre i padroni sarebbero esonerati da miliardi di euro di contributi.(…)"
L’intervento si conclude logicamente con la richiesta indirizzata alla direzione del sindacato di non partecipare al « vertice per il lavoro » e neppure all’ “alto consiglio per la protezione sociale”.  
Inutile precisare che un simile orientamento si oppone punto per punto all’appello alle autorità europee « per un nuovo contratto » lanciato dai segretari generali della CGT e della CFDT (Francia), dei CCO e dell'UGT spagnoli, del DGB tedesco, della GTB e della CSC belghe e anche della CGIL.

"Un nuovo contratto di solidarietà" con … i bankster e i loro governi :

Un appello in cui questi burocrati d’alto rango affermano :
" Anche il sindacalismo europeo è molto preoccupato della stabilità delle finanze pubbliche (…) Il movimento sindacale europeo non difende una posizione di parte: noi cerchiamo di proteggere l´interesse generale.(…) Il progresso dell´Unione europea si deve basare sulla coesione sociale e la solidarietà interna tra gli stati membri e nella solidarietà e la coesione politica tra essi. Per raggiungere questo, bisogna agire in un quadro comune europeo e rafforzare il dialogo sociale. "
Prima preoccupazione di questi  "sindacalisti" : "la stabilità delle finanze pubbliche".  Il che porta alla duplice menzogna seguente: "Il movimento sindacale europeo non difende una posizione di parte: noi cerchiamo di proteggere l´interesse générale."
Non è una posizione "partigiana" il sostegno alla necessità di ristabilire l’equilibrio delle finanze pubbliche? Allora, a vantaggio di chi è il pagamento del debito?  
"Intesse generale"? bisogna veramente essere un furfante matricolato per osare parlare d’interesse generale nel momento in cui l’aggravamento della crisi mette a nudo fino a qual punto l’interesse della classe possidente (delle banche e  delle imprese) si oppone al mantenimento di ciò che è restato dei diritti e delle protezioni sociali per i salariati e i giovani. 
L'appello alla " coesione nazionale e alla solidarietà negli stati " è l’esatto opposto del motivo per cui i sindacati sono stati costruiti, vale a dire è il contrario del riunire i salariati sulla base dei loro interessi comuni contro la classe capitalista e u suoi governi. 
"Rafforzare il dialogo sociale"? E’ esattamente ciò che propone Sarkozy per raggiungere i propri obiettivi, è ciò che fa Monti col giochetto dell’aumento della soglia della deindicizzazione delle pensioni, che dà alla Camusso l'occasione di mostrare cosa intende per "équità" : si accontenterebbe di una soglia sui 1500-1600 euro (La Repubblica  8- 12) sottintendendo che al di sopra si è privilegiati  !!! 
In Francia, i dirigenti della CGT si sono rifiutati di chiedere il ritiro del piano d’austerità, i dirigenti della CGIL fanno la stessa cosa, e a questa parola d’ordine oppongono la rivendicazione ( affidata alle amorose  cure di questo parlamento!) di emendamenti su particolari (come vedremo).  
Nello stesso tempo affermano la loro disponibilità a discutere col governo sulla liquidazione del contratto a tempo indeterminato, attraverso la concertazione che il governo ha annunciato su questo tema, basandosi sull’accordo firmato (con la Confindustria) il 28 giugno. 
Il corollario di questo orientamento disastroso è l’appello a un finto « sciopero generale » di tre ore in due tempi (privato e pubblico divisi) e in cento manifestazioni separate che rendono impossibile una manifestazione centrale di fronte al parlamento, che avrebbe potuto essere l’inizio di un vero scontro col governo. Dove si nasconde l’ambiguità nella posizione della direzione della confederazione che crede di poter rilevare G. Cremaschi nella sua dichiarazione del 7 dicembre?  Una dichiarazione in cui si rammarica che il piano d’austerità non sia stato l’oggetto della concertazione promessa per   la "riforma" del diritto del lavoro : "In secondo luogo, che giudizio diamo di un governo che riduce il confronto con il sindacato solo al mercato del lavoro e che per il resto si vanta di ascoltare prima l’Europa che i sindacati".
Non più ambigua la posizione della direzione della FIOM che indice 8 ore di sciopero per il 12 sulla stessa piattaforma  (per  "cambiamenti" nella manovra) di quella della Cgil e che osa dichiarare  "(...) l'intervento sulle pensioni e l'esatto contrario di quello che chiedono le imprese(...) " come se aumentare l’età di pensionamento non fosse una rivendicazione di tutti i padronati, quello italiano compreso  (per nulla contraddittorio, anzi complementare col licenziamento del salariati più anziani). 
Si può pretendere di cominciare una lotta conseguente per il ritiro del piani di austerità senza intraprendere una battaglia continua , dentro e fuori la CGIL, per imporre la rottura del vero patto che lega i suoi dirigenti al governo Monti e alla Confindustria, cioè per imporre che le direzioni sindacali si pronuncino per il ritiro della manovra?  
Fuori di questa lotta, la formula "Noi non pagheremo il debito" non sarebbe che una copertura per celare una complicità di fatto con le burocrazie sindacali. 
In Italia come in Francia (e in Spagna, Portogallo, Grecia, …) la posta in gioco decisiva della situazione presente è lo sviluppo di una forza politica che indichi chiaramente dove sono gli ostacoli per la lotta di classe del proletariato e dei giovani e quale sia l’orientamento su cui organizzarsi per superarli.

Jean-Louis Roussely

9 dicembre 2012

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