Per
sconfiggere il piano d’austerità lacrime e sangue bisogna
organizzarsi per strappare i dirigenti sindacali al dialogo
sociale e alla concertazione
Il governo
francese ha appena fatto adottare il piano di austerità in una
tranquillità che nessuna iniziativa sindacale è venuta a
turbare.
L'appello "unitario" (CGT, FSU, CFDT, Solidaires, UNSA) per una
giornata di mobilitazione il 13 dicembre non solo non chiedeva
il ritiro del piano, ma la data scelta per le « mobilitazioni »
(senza sciopero né manifestazione nazionale ) era dopo il voto
in parlamento.
Poiché il piano è stato adottato senza ostacoli, Sarkozy vuole
procedere oltre contro il diritto del lavoro e la previdenza
sociale, appoggiandosi sulla concertazione :
"Giovedì
scorso, a Tolone, Sarkozy ha tenuto un discorso di guerra contro
i lavoratori e i giovani. Nel 2008, il suo discorso sulla
« moralizzazione del capitalismo » fungeva da paravento per le
cascate di denaro pubblico versate ai padroni e ai banchieri.
Nel 2011, i piani cosiddetti di « rilancio » hanno portato i
loro frutti... la recessione ! Si tratta oggi di pagare il
conto, tanto più che la crisi s’approfondisce ! Guarda un po’,
non si parla più di « morale ». (…)
Innanzitutto, c’è il diritto del lavoro, le garanzie
collettive dei lavoratori, soprattutto quelle che vertono sulla
durata legale del tempo di lavoro. E’ il senso che bisogna dare
alla denuncia delle « 35 ore » da parte di Sarkozy. Condanna,
non la legge Aubry, che ha permesso di generalizzare la
flessibilità, ma quelli che chiama « freni alla
competitività », in primo luogo i diritti acquisiti (…) in
termini di tempi di lavoro.(…)
Rimettere in causa ciò che è acquisito nella materia significa
aggredire tutte le garanzie salariali, (…) tutti gli accordi
collettivi. E questa stessa volontà politica è alla base del
progetto di controriforma degli statuti nel settore pubblico.
A questo Sarkozy vuole associare le organizzazioni
sindacali, invitandole al « vertice per l’occupazione » a
gennaio. (…) in realtà è un vertice per la disoccupazione e lo
sfruttamento senza limiti. Sarkozy fustiga così ogni idea di
« spartizione del lavoro », raccomanda di alleggerire il costo
delle ore straordinarie e di moltiplicarle, conferma la sua
volontà di aggravare i tagli di bilancio e la soppressione di
posti nel settore pubblico . (…) Che resta da « discutere »,
quindi ? Proprio niente !
Anche la Previdenza Sociale è nel mirino. E Sarkozy propone
ancora ai dirigenti sindacali di sedersi in prima fila per
assistere al saccheggio : l’Alto Consiglio del Finanziamento
della Protezione Sociale – intestazione che elimina persino il
nome di Previdenza Sociale.. Da un lato, si tratta di perseguire
l’eliminazione del rimborso e la revisione delle prestazioni
sociali al ribasso (…). Ma soprattutto, dall’altro lato, c’è la
rimessa in causa del principio stesso della Previdenza Sociale
come conquista operaia, fondata sul salario differito : è il
senso della proposta dell’ « IVA sociale » e dell’aumento della
CSG ( contributo previdenziale supplementare), nuovo racket
imposto ai lavoratori, mentre i padroni sarebbero esonerati da
miliardi di euro di contributi.(…)"
L’intervento si conclude logicamente con la richiesta
indirizzata alla direzione del sindacato di non partecipare al
« vertice per il lavoro » e neppure all’ “alto consiglio per la
protezione sociale”.
Inutile precisare che un simile orientamento si oppone punto
per punto all’appello alle autorità europee « per un nuovo
contratto » lanciato dai segretari generali della CGT e della
CFDT (Francia), dei CCO e dell'UGT spagnoli, del DGB tedesco,
della GTB e della CSC belghe e anche della CGIL.
"Un nuovo contratto di solidarietà" con … i bankster e i loro
governi :
Un appello in cui questi burocrati d’alto rango affermano :
" Anche il sindacalismo europeo è molto preoccupato della
stabilità delle finanze pubbliche (…) Il movimento sindacale
europeo non difende una posizione di parte: noi cerchiamo di
proteggere l´interesse generale.(…) Il progresso dell´Unione
europea si deve basare sulla coesione sociale e la solidarietà
interna tra gli stati membri e nella solidarietà e la coesione
politica tra essi. Per raggiungere questo, bisogna agire in un
quadro comune europeo e rafforzare il dialogo sociale. "
Prima preoccupazione di questi "sindacalisti" : "la
stabilità delle finanze pubbliche". Il che porta alla duplice
menzogna seguente: "Il movimento sindacale europeo non difende
una posizione di parte: noi cerchiamo di proteggere l´interesse
générale."
Non è una posizione "partigiana" il sostegno alla necessità
di ristabilire l’equilibrio delle finanze pubbliche? Allora, a
vantaggio di chi è il pagamento del debito?
"Intesse generale"? bisogna veramente essere un furfante
matricolato per osare parlare d’interesse generale nel momento
in cui l’aggravamento della crisi mette a nudo fino a qual punto
l’interesse della classe possidente (delle banche e delle
imprese) si oppone al mantenimento di ciò che è restato dei
diritti e delle protezioni sociali per i salariati e i giovani.
L'appello alla " coesione nazionale e alla solidarietà
negli stati " è l’esatto opposto del motivo per cui i sindacati
sono stati costruiti, vale a dire è il contrario del riunire i
salariati sulla base dei loro interessi comuni contro la classe
capitalista e u suoi governi.
"Rafforzare il dialogo sociale"? E’ esattamente ciò che
propone Sarkozy per raggiungere i propri obiettivi, è ciò che fa
Monti col giochetto dell’aumento della soglia della
deindicizzazione delle pensioni, che dà alla Camusso l'occasione
di mostrare cosa intende per "équità" : si accontenterebbe di
una soglia sui 1500-1600 euro (La Repubblica 8- 12)
sottintendendo che al di sopra si è privilegiati !!!
In Francia, i dirigenti della CGT si sono rifiutati di
chiedere il ritiro del piano d’austerità, i dirigenti della CGIL
fanno la stessa cosa, e a questa parola d’ordine oppongono la
rivendicazione ( affidata alle amorose cure di questo
parlamento!) di emendamenti su particolari (come vedremo).
Nello stesso tempo affermano la loro disponibilità a
discutere col governo sulla liquidazione del contratto a tempo
indeterminato, attraverso la concertazione che il governo ha
annunciato su questo tema, basandosi sull’accordo firmato (con
la Confindustria) il 28 giugno.
Il corollario di questo orientamento disastroso è l’appello
a un finto « sciopero generale » di tre ore in due tempi
(privato e pubblico divisi) e in cento manifestazioni separate
che rendono impossibile una manifestazione centrale di fronte al
parlamento, che avrebbe potuto essere l’inizio di un vero
scontro col governo. Dove si nasconde l’ambiguità nella
posizione della direzione della confederazione che crede di
poter rilevare G. Cremaschi nella sua dichiarazione del 7
dicembre? Una dichiarazione in cui si rammarica che il piano
d’austerità non sia stato l’oggetto della concertazione promessa
per la "riforma" del diritto del lavoro : "In secondo luogo,
che giudizio diamo di un governo che riduce il confronto con il
sindacato solo al mercato del lavoro e che per il resto si vanta
di ascoltare prima l’Europa che i sindacati".
Non
più
ambigua la posizione della direzione della FIOM
che indice 8 ore di sciopero per il 12 sulla stessa piattaforma
(per "cambiamenti" nella manovra) di quella della Cgil e che
osa dichiarare "(...) l'intervento sulle pensioni e l'esatto
contrario di quello che chiedono le imprese(...) " come se
aumentare l’età di pensionamento non fosse una rivendicazione di
tutti i padronati, quello italiano compreso (per nulla
contraddittorio, anzi complementare col licenziamento del
salariati più anziani).
Si può pretendere di cominciare una lotta conseguente per il
ritiro del piani di austerità senza intraprendere una battaglia
continua , dentro e fuori la CGIL, per imporre la rottura del
vero patto che lega i suoi dirigenti al governo Monti e alla
Confindustria, cioè per imporre che le direzioni sindacali si
pronuncino per il ritiro della manovra?
Fuori di questa lotta, la formula "Noi non pagheremo il
debito" non sarebbe che una copertura per celare una complicità
di fatto con le burocrazie sindacali.
In Italia come in Francia (e in Spagna, Portogallo, Grecia,
…) la posta in gioco decisiva della situazione presente è lo
sviluppo di una forza politica che indichi chiaramente dove sono
gli ostacoli per la lotta di classe del proletariato e dei
giovani e quale sia l’orientamento su cui organizzarsi per
superarli.
Jean-Louis Roussely