|
Dopo il 15 ottobre a Roma qualche insegnamento
Dopo il 15 ottobre la stampa
italiana ha consacrato le sue prime pagine a una denuncia indignata
della “violenza”. Strumento delle forze di repressione statali,
l’ex giudice Di Pietro ha proposto al governo di rianimare la
sinistra legge Reale. L'ex MSI Alemanno ha ritrovato gli accenti
della sua giovinezza per impedire le manifestazioni a Roma.
Il PD e i suoi alleati (Vendola
e gli ex PRC e PDCI) esagerano nelle proteste pacifiste e nel
sostegno incondizionato alle forze di polizia del governo.
La direzione della Cgil e
quella della Fiom denunciano formalmente l’interdizione delle
manifestazioni, ma, senza vergogna, si piegano.
Di che hanno paura?
Contrariamente a ciò che pubblicano i media, l’oggetto della loro
inquietudine non sono i "black block" e alcuni gruppuscoli
« anarchici » (che non hanno più prospettive politiche degli
"ultrà" devastatori degli stadi di calcio) facilmente manipolabili.
Ciò che temono i difensori
dell’ordine capitalistico sono le conseguenze politiche della
formidabile regressione sociale che devono infliggere ai lavoratori
e ai giovani.
Sanno meglio di chiunque che
non basta proclamare che la lotta delle classi è superata per
mettervi fine e che la collaborazione stretta dei dirigenti
sindacali non basterà a proteggerli eternamente dalla rabbia delle
masse. Ciò che accade in Grecia attualmente non è che un inizio
degli scontri a cui si devono preparare.
Ciò di cui la borghesia ha bisogno :
La crisi del capitalismo non
cessa di approfondirsi, i dirigenti degli stati europei non giungono
a mettersi d’accordo, eccetto su questo: bisogna ridurre
drasticamente il numero degli statali (insegnanti, ospedalieri...),
liquidare quel che resta della protezione sociale (pensione,
sanità...) liberare totalmente la flessibilità, istituire il diritto
del lavoro “fatto in casa”, liberalizzare, privatizzare tutto,
cominciando dalle università.
Tutto questo porta a
...rafforzare la crisi, a causa dell’abbassamento dei consumi. Ma
non si discute con la ragion d’essere del capitalismo: la ricerca
del tasso massimo di profitto. In questa marcia verso la barbarie la
gioventù patisce i colpi più duri.
I giovani sacrificati al profitto:
Un esempio in Francia con la
legge Cherpion, votata senza dare dell’occhio questa estate.
Detta per "lo sviluppo
dell’alternanza e la messa in sicurezza dei percorsi professionali"
abbassa a 14 anni l’età richiesta per l’ingresso
nell’apprendistato, rimettendo in causa il principio dell’obbligo
scolastico fino ai 16 anni, Estende l’alternanza scuola – impresa a tipi d’impiego fin qui
proibiti: interim, lavori stagionali, lavori a domicilio, ecc.
Obiettivo: più di un milione di giovani in alternanza.(1)
Questa legge "inquadra" anche
gli stage. Uno stagista è pagato un terzo dello smic (lo smic è il
salario minimo garantito), appena 420 euro mensili alla fine del
terzo mese. Gli stage durano sempre più tempo e il numero degli
stagisti esplode: "gli stagisti erano 800000 nel 2006, 1,2
milioni nel 2008 e sono circa 2 milioni oggi. Ci si avvicina al 10%
della popolazione attiva" ("Le Monde campus", 29 03 2011). Il
decreto del 1° agosto 2011 instaura l'obbligo di prevedere uno stage
in ogni "percorso" che conduce alla licenza. La nozione di
conoscenze sparisce a vantaggio di quella di "competenze"
stabilita secondo "referenze". La nozione di qualifica non
appare più nel nuovo decreto, che non comporta alcun
inquadramento nazionale dei diplomati.
Stage più alternanza, sono
milioni i giovani che il governo consegna così al supersfruttamento
per sostituire i lavori salariati inquadrati nel diritto del lavoro.
(si veda l’articolo in “Combattre pour le socialisme n°44 su
"socialisme.free").
Niente di questo sarebbe stato
possibile senza la partecipazione delle direzioni sindacali (operai,
studenti, insegnanti) all’elaborazione di queste “riforme” che oggi
proteggono con un silenzio completo.
Qui si concentrano le
difficoltà per i movimenti della gioventù scolarizzata (come per la
classe operaia nel suo insieme). Da una parte, una larga frazione
dei giovani ha coscienza che le loro rivendicazioni si fondono con
quelle dei salariati e che solo uniti possono raggiungere i loro
obiettivi, dall’altra questa aspirazione urta nel rifiuto dei
dirigenti delle organizzazioni sindacali a rompere la
collaborazione – concertazione col potere.
Si ricordano le delegazioni
delle assemblee generali degli studenti che nel 2007 si recarono
dalla CGIL e dalla FIOM per chiedere loro di organizzare lo sciopero
generale contro la riforma Gelmini e … le manovre dilatorie in
risposta. L’odierna mobilitazione degli studenti cileni si è
alimentata delle mobilitazioni dei minatori del rame e il suo
successo dipende totalmente dalla realizzazione di un fronte unico
dei lavoratori, dei giovani e delle organizzazioni operaie. La lotta
su questi obiettivi dovrebbe essere al centro dell’attività di ogni
organizzazione che si ispiri al socialismo.
Bisogna allora considerare i
raggruppamenti che sono apparsi in primavera sotto l’etichetta “gli
indignati” come un punto d’appoggio?
"Gli indignati", un movimento sostanzialmente piccolo borghese :
"Trasformare l'indignazione in Rivoluzione"
era la parola d'ordine di una organizzazione per la manifestazione
del 15 ottobre a Roma. Significa mantenere la confusione sulla
situazione politica attuale e sulla natura del “movimento degli
indignati”.
In realtà i suoi promotori
ignorano sprezzantemente ogni analisi del sistema capitalista e la
divisione della società in classi.
L'appello internazionale per la
giornata del 15 ottobre non formulava alcuna rivendicazione precisa,
soprattutto sul debito, ma : "rivendicare i propri diritti e
chiedere una democrazia autentica", un "programma" al quale
Draghi, Geithner, e Merkel applaudono senza alcuna ipocrisia.
"Ciò
che caratterizza al meglio la mobilitazione degli « indignati » è
che non sanno bene dove vanno, come ci vanno, e se ne compiacciono
".
("Le Monde" del 5 10).
Paul Krugman editorialista del
New York Times fa la stessa osservazione, perché ci vede
un’opportunità per Obama. "E qui si aprono reali opportunità
politiche. Non credo per i repubblicani di oggi, (…). Ma ai
democratici viene offerta una seconda occasione.(…)" ("La
Repubblica", 21 ottobre).
Il sito "Pensare liberi news"
fissa così le regole per la manifestazione del 15 ottobre a Roma :
• Chiunque partecipi
all’evento non rappresenterà nessun partito o sindacato o altra
associazione ma si presenterà come singolo individuo.
•
Nessuna bandiera sarà presente.
Gli striscioni riguarderanno i contenuti che vorremo portare,
non l’attacco a singoli politici. Saremo riconoscibili da
questo.
•
Non violenza. In caso di
sgomberi da parte delle forze dell’ordine non si reagirà,
tutti saranno invitati a mantenere la calma e a non andarsene
dalla piazza.
Ciascuno partecipa come
"individuo" e come "individuo" offre la testa ai manganelli della
polizia! Questa deve essere la "démocrazia partecipativa"…
"L'individuo innanzitutto " è il
credo di una borghesia che sogna il ritorno al contratto di lavoro
individuale. L'articolo 8 della manovra comincia a fare di
questo sogno una realtà (sulla traccia dell'accordo Confindustria -
sindacati del 28 giugno).
Gli "indignati" non
costituiscono un movimento per la rivoluzione socialista, anzi
combattono contro l’organizzazione del proletariato in classe.
Conformemente al progetto del
loro padre spirituale.
Stéphane Hessel predica l'unione nazionale intorno a governanti
borghesi :
Il libro di Stéphane Hessel
"Indignatevi" è stato largamente promosso dai media. Erige a
modello l’unione nazionale (partiti e sindacati) realizzata attorno
a De Gaulle alla fine della guerra. Unione nazionale a cui
attribuisce le conquiste sociali di questo periodo, e facendo ciò
revisiona la storia negando il potente movimento rivoluzionario
(scioperi, occupazione di fabbriche, …) degli anni 1944-45, che il
governo d’unione nazionale aveva precisamente per ruolo di far
rifluire.
Scrive :
« I
responsabili politici, economici, intellettuali e l’insieme della
società non devono dare le dimissioni, né lasciarsi impressionare
dall’attuale dittatura dei mercati finanziari che minaccia la pace e
la democrazia ».
Cosa sono
dunque questi "mercati finanziari" apparentemente estranei alle
borghesie nazionali e ai loro governi ?
« è
vero, le ragioni di indignarsi possono apparire oggi meno nette dove
il mondo è troppo complesso. Chi comanda, chi decide ? (…) Non
abbiamo più a che fare con una piccola élite di cui comprendiamo
chiaramente i comportamenti. E’ un vasto mondo di cui sentiamo bene
che è interdipendente. »
"Chi
comanda? chi decide?" : Al servizio di chi sono i governi? Non
ha nessuna importanza!!!
In
compenso :
« Sia da parte degli oppressori sia da quella degli oppressi,
bisogna arrivare a un negoziato per fare sparire l’oppressione ;
questo permetterà di non avere più violenza terrorista. Per questo
non bisogna lasciare accumulare troppo odio. ». Oppressori-oppressi, stessa lotta: sono i fondi di magazzino del
corporativismo.
In
pratica ciò porta a questo:
Il
15 giugno scorso, sotto l’etichetta degli indignati, giovani di
Barcellona hanno organizzato una marcia sul parlamento regionale per
impedire ai deputati di entrarvi per votare misure d’austerità.
Alcuni deputati sono strattonati, insultati, interviene la polizia,
6 manifestanti sono arrestati, ci sono 45 feriti. Il sangue del
vecchio « pacifista » non ha fatto che un giro, e si schiera
immediatamente dal lato della ...polizia :
“( dichiara un)
fermo rigetto di ogni oppressione, aggressione o pressione, insulto
o atteggiamento violento, utilizzato da gruppi minoritari che
approfittano della legittime e pacifica ondata di indignazione che
si è impadronita delle città spagnole il 15 maggio ”
(comunicato dall’editore catalano di S.Hessel, pubblicato
da "Le Monde" 17 giugno).
Il programma
dell’ex ambasciatore di Francia all'ONU si può riassumere così: non
toccare il parlamento, non toccare il governo, non toccare il
potere. Agli oppressi non resta che chiedere la carità agli
oppressori.
In queste
condizioni, si capisce bene le motivazioni della pubblicità fatta
agli “indignati” :
"la stampa
prova grande soddisfazione. Occupy Wall Street è in tutte le
pagine.(…) Mai le manifestazioni contro la guerra in Iraq, anche
quella di 100000 persone nel 2003, hanno beneficiato di un
trattamento come questo.(…)."
Ma "Le Monde "
(20 ottobre) deve aggiungere: "Il 15 ottobre Nate Silver del
Washington Post, ha spulciato i giornali locali e i dati
disponibili. Ne ha dedotto che i partecipanti alla manifestazione
internazionale non erano più di 70000 in 150 città".
A dispetto del
sostegno mediatico intenso, la partecipazione alle manifestazioni
del 15 ottobre è stata piuttosto debole, non così a Roma.
A Roma,
l'allineamento politico sugli "indignati" apre la via alla
repressione antioperaia:
A Roma molte
decine di migliaia di lavoratori e di giovani si sono riuniti sullo
sfondo di una crisi politica profonda nelle file della borghesia.
A Roma,
sindacati di primaria importanza tra cui la Fiom hanno chiamato a
partecipare alla manifestazione. Con organizzazioni studentesche e i
partiti nati dall’implosione del PRC con diverse associazioni hanno
costituito un "comitato d'organizzazione leggero " (secondo
il blog di Salvatore Cannavò). Si noti, e non è un dettaglio, che
tutto questo bel mondo s’era ben guardato dall’organizzare una
manifestazione centrale davanti al parlamento al momento del voto
della manovra.
Il loro
comunicato di convocazione alla manifestazione aveva per titolo :
“gli esseri umani prima dei
profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi
pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è
nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Niente che
possa traumatizzare gli "indignati" ; un’ "alternativa" : quale? La
"democrazia reale", cos’è'? Tutte le formulazioni dell’appello sono
accuratamente scelte per essere perfettamente compatibili col
sistema capitalistico e lo stato borghese.
Mentre lo
sviluppo della crisi spinge milioni di persone a chiedersi se un
altro sistema economico è possibile, in nome dell’alternativa, il
"comitato d’organizzazione leggero" le ricaccia nel vecchio solco
della “ridistribuzione delle ricchezze” cara alla chiesa con, per
giunta, l’aggettivo “radicale” ("Si deve ridistribuire
radicalmente la ricchezza").
Mentre la
partecipazione numerosa alle manifestazioni studentesche della
settimana precedente lasciava prevedere l’importanza numerica
dell’adunata del 15 ottobre, il “comitato di lotta leggero” ignorava
sprezzantemente la trappola che si preparava sotto gli occhi di
tutti: nessun servizio d’ordine centrale organizzato dai sindacati
per proteggere i manifestanti.
Il governo
doveva solo aspettare l’effrazione delle vetrine e gli incendi per
lanciare l’assalto contro tutta la manifestazione; dopo la violenza
poliziesca veniva l’interdizione di manifestare a Roma e l’unione
nazionale si realizzava per reclamare un rafforzamento della
repressione.
Il rifiuto
delle direzioni sindacali di organizzare lo scontro col governo per
rovesciarlo con i metodi della lotta delle classi (sciopero
generale, manifestazioni davanti alla sede del potere) non fa
sparire questa lotta, al contrario assicura la vittoria della
borghesia. E’ il colmo, in Italia dove la Confindustria e la chiesa
hanno dovuto decidersi ad abbandonare Berlusconi, il che non li
rende più progressisti, ma mette ancora di più l'accento sulla
responsabilità dei burocrati.
I dirigenti
della Fiom capitolano di fronte al sindaco di Roma :
Mentre i
dipendenti della Fiat e di tutta la metallurgia si confrontano con
la chiusura delle fabbriche, con i licenziamenti, col ricorso
massiccio alla cassa integrazione, con la distruzione del
contratto nazionale, la decisione della direzione della Fiom di
sostituire alla manifestazione centrale a Roma del 21 Ottobre un sit
in Piazza del Popolo permetterà ad Alemanno di dichiarare:
"
L'ordinanza che proibisce i cortei sarà prorogata. Le manifestazioni
statiche sono un successo e non creano disturbo ai romani”.
Nel resoconto
del meeting del 21 fatto da "La Repubblica" (22 ottobre) c’è questo
fatto quanto mai rivelatore dell’orientamento della direzione della
Fiom: "I problemi salgono quando al microfono va Susanna Camusso.
Si alzano fischi, da più parti della piazza. Quelli di Termini
Imerese sono aggressivi, intorno a loro si schiera il servizio
d´ordine della Fiom".
In nome della
non violenza nessun servizio d’ordine per affrontare la repressione
poliziesca, ma ce n’è uno per proteggere la rappresentante del PD e
della Confindustria nella CGIL.
Per i rivoluzionari i punti d’appoggio sono da cercare
nell’avanguardia cosciente che la concertazione è l’arma dei padroni
e dei governi borghesi, non in Landini e co.
A questa
avanguardia bisognerebbe immediatamente proporre di riunirsi per
strappare il fronte unico dei sindacati contro Alemanno e il
governo, per il ritiro immediato della proibizione delle
manifestazioni a Roma. Il che equivale ad esigere che convochino
una manifestazione nazionale dei lavoratori e dei giovani a Roma al
Campidoglio.
Jean-Louis Roussely
26 ottobre 2011
Nota
(1)
L'insegnamento in alternanza (lo studente passa, per esempio, 3
settimane al liceo poi 3 settimane nell’impresa ) riguardava finora
studenti degli istituti di formazione professionale per adulti e
alcuni studenti dei licei professionali. La sua estensione
permetterebbe tra l’altro, una riduzione massiccia del numero degli
insegnanti in questi istituti.
traduzione di Michele Basso |