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aprile 2011 |
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All’epoca della guerra del Vietnam o della guerra d'Algeria, per una larga parte della classe operaia e dei giovani, era ovvio considerare queste guerre per quello che erano: aggressioni imperialiste. Per quanto riguarda l’attuale guerra in Libia, bisogna constatare che, per gli stessi strati sociali, le cose sono molto meno chiare. L’odio dei lavoratori e dei giovani nei confronti del governo Sarkozy è ben reale, ma non coincide, in questa fase, con la rinascita di una chiara coscienza di classe. L’arretramento della coscienza operaia è in realtà in rapporto con la putrefazione dei partiti di origine operaia (e persino la loro distruzione pura e semplice, come in Italia), il silenzio complice (quando non il sostegno aperto) delle direzioni sindacali, per non parlare dell’assenza di organizzazioni riunite su un programma rivoluzionario che abbiano un radicamento nazionale! Non si è ancora finito con l’opera di disorientamento politico reso possibile dal compimento del processo di restaurazione del capitalismo nell’URSS.
Eppure, non sono nuovi, veramente non nuovi,
gli argomenti degli “interventisti”! « I quattro argomenti di base che sono serviti sempre a giustificare le “ingerenze” dei “civilizzati” del mondo moderno nelle zone “non civilizzate” : la barbarie degli altri, il dovere di mettere fine a pratiche che violano valori universali, la difesa degli innocenti di fronte alla crudeltà degli altri, la necessità di facilitare la diffusione di idee universali. » C’è una differenza, tuttavia: quattro secoli più tardi, in nome del “diritto d’ingerenza”, gli stati imperialisti non rivendicano più l’annessione formale dei territori occupati (colonie) ma “solo” di controllarne i mercati (materie prime, produzione agricola e industriale). Per questo, si tratta di favorire l’installazione di governi amici, comprati con suntuose prebende, che fanno regnare il terrore nelle popolazioni, terrore che assicura agli investitori delle metropoli tassi di profitto particolarmente vantaggiosi. Ma evidentemente queste considerazioni non possono essere messe in risalto dai media finanziati da questi stessi investitori. Bisogna riconoscere che gli specialisti della “vendita” del diritto d’ingerenza, per interposizione dei media, non sono a corto d’immaginazione.
Ci si ricorda delle “armi di
distruzione di massa” di Saddam Hussein, della “lotta contro il
terrorismo” in
Afghanistan (idem), ma per la Libia si sarebbe trattato di evitare
il massacro degli insorti, nobile ambizione adornata dalla necessità
di favorire la democratizzazione di un regime divenuto
improvvisamente infrequentabile! Competenze francesi riconosciute e largamente utilizzate
Non s’insisterà mai abbastanza su ciò che
rivelava la dichiarazione di MAM (Michèle Alliot-Marie) sulle
“competenze francesi riconosciute in materia di mantenimento
dell’ordine” per giustificare l’aiuto proposto a Ben Ali.
« L'Egitto ha chiesto alla Francia di renderlo
partecipe della sua esperienza della gestione delle folle e dei
grandi eventi ”. Citiamo ancora questo articolo del “Point” (17 febbraio 2011) : « Le forze antisommossa del Bahrein, che hanno dato l’assalto nella notte tra mercoledì e giovedì a un accampamento degli oppositori nel centro della capitale, facendo almeno quattro morti, sono state formate da poliziotti francesi provenienti dalle compagnie repubblicane di sicurezza (CRS). Su richiesta dello stato del Golfo, un accordo di cooperazione in materia di sicurezza interna è stato firmato nel novembre 2007 a Parigi, quando Michèle Alliot-Marie, allora ministro dell’Interno, aveva ricevuto il suo omologo, lo sceicco Rashed Bin Abdallah Al-Khalifa. » La formazione ha portato i suoi frutti :
« Il
principe ereditario del Bahrein ha avvertito che non ci sarà
“nessuna clemenza” per coloro che cercano di dividere il regno del
Golfo, scosso da metà febbraio da un vasto movimento di
contestazione (…) Più generalmente, le “competenze”, come pure i materiali, delle forze francesi di repressione, sono oggetto di un vero mercato, organizzato sotto l’egida del ministero degli Interni.
« Nel 2001 è stato creato il consiglio Civipol,
una società di diritto privato, ma detenuto al 49% dallo stato e
dipendente sempre dal ministero degli interni. L'impresa ha anche
ottenuto la successione della Sofremi come coorganizzatrice del
salone Milipol. Creato nel 1984, raggruppa gli agenti di mercato
della sicurezza interna. Dal 2008, si tiene alternativamente in
Francia e in Qatar. Tra gli espositori dell’ultimo salone in Francia
nel 2009, la Cina contava 32 stand contro 85 per gli Stati Uniti o
47 per Israele, e la Francia ne contava 318. Il mantenimento
dell’ordine e la lotta contro il terrorismo erano il più grande
settore rappresentato. » (secondo “Marianne” gennaio 2011,
sottolineato dall’autore). Ristabilire la Verità : Fabio Mini, ex comandante in capo degli eserciti della Nato al tempo dell’intervento in Kosovo : “La prima vittima di ogni guerra è la verità. E' un assioma. (...) L'azione militare in Libia non è soltanto umanitaria: è un tentativo di riscrivere la mappa degli interessi energetici in Nord Africa. (...)” (“La Repubblica”, 23 04). Una verità parziale e una grossa menzogna... avrebbe dovuto dire: “col pretesto umanitario, gli imperialismi USA, francese e inglese tentano di riprendere l’iniziativa nella regione” F. Mini è un generale, e i generali sono pagati non certo per dire la verità, ecco un altro assioma.
“Umanitaria” la guerra scatenata dal governo Sarkozy? Non siamo pacifisti, non pensiamo che i rivoluzionari del 1789 avrebbero dovuto scusarsi per aver giustiziato Luigi XVI. Siamo dunque completamente indifferenti alla sorte di Gheddafi. Ma nessun mandato può essere dato a Sarkozy per fare giustizia o per proteggere tutta o parte della popolazione libica. Gheddafi è stato ricevuto con gran pompa da Sarkozy tre anni fa, non certo su mandato dei lavoratori e dei giovani di Francia. Un’accoglienza la cui posta in gioco non era certamente l’introduzione della “democrazia” in Libia !
« Dubbi persistono sui meccanismi del
ravvicinamento franco – libico, alimentato dagli accordi di
cooperazione, soprattutto in materia di difesa e di nucleare civile,
e i contratti di armamento firmati da Parigi sulla scia del rilascio
delle infermiere bulgare. Di fronte a una commissione d’inchiesta
parlamentare, il consigliere diplomatico del presidente Jean-David
Lévitte ha negato ogni legame tra questi accordi e la liberazione
del personale infermieristico. Così come ha negato che la visita del
numero uno libico a Parigi fosse stata negoziata. Col pretesto umanitario... “Non si può umanizzare la guerra, ma solo abolirla” (Einstein). Certamente la guerra non si può umanizzare, ma la guerra imperialista arruola quella umanitaria senza la minima vergogna. Come sempre nei brutti frangenti, si può contare sull’esperienza della Chiesa cattolica e sulla sua padronanza della retorica per trovare nel Vangelo le fonti... del diritto d’ingerenza ! A proposito dell'intervento in Libia, il capo dei vescovi d’Italia, il cardinal Bagnasco, ha dichiarato: “il Vangelo ci indica il dovere di intervenire per salvare chi è in difficoltà”. Va alla guerra ancor più di Berlusconi, in questa operazione !
Ricordiamo che nel 2001, a proposito
dell’intervento in Afghanistan, il portavoce del Vaticano aveva
ricordato il diritto degli stati “all'autodifesa, anche preventiva
con mezzi aggressivi”. Scese in campo anche l'allora cardinale
Ratzinger per spiegare a Radio Vaticana che “un padre di famiglia il
quale vede aggrediti i suoi ha il dovere di fare il possibile per
difendere la vita delle persone a lui affidate anche eventualmente
con una violenza proporzionata”. Colin Powell ex comandante in capo degli eserciti d’intervento in Iraq nel 1991, con tono sicuro, rivendica : “Intendo realmente assicurarmi – diceva nell’ottobre 2001 – che noi abbiamo le migliori relazioni con le ONG, che sono per noi un moltiplicatore di forze, una parte così importante del nostro equipaggiamento di battaglia (…) perché tutti i nostri uomini sono impegnati verso lo stesso scopo specifico, aiutare l’umanità, aiutare ogni uomo, ogni donna nel mondo che ha bisogno, che ha fame(…) dare a tutti la possibilità di sognare un avvenire più radioso”. Radioso e pure irradiato, se ci si riferisce alla terrificante constatazione fatta sulle popolazioni civili che si trovavano a Falluja, città d'Iraq assediata dall’esercito USA nel 2004 :
« Un primo studio scientifico, pubblicato dal giornale
delle scienze “International Journal of Environmental Research and
Public Health” questo mese di luglio 2010, ci mostra che, 6 anni
dopo questo attacco mortifero delle forze americane, i bambini
piccoli di questa città sembrano pagare un pesante tributo in
termini di salute. Altro specialista in aiuti umanitari il “french doctor”, B. Kouchner, che alla domanda: “Bisogna eliminare Gheddafi” ? risponde : “La risoluzione dell'ONU non parla di cambio di regime, anche se dopo 42 anni forse un cambio di regime sarebbe auspicabile”. (sic). (…) “Questo intervento è un fatto straordinario. E l'effetto di quella globalizzazione della sofferenza per la quale mi batto da sempre. Ho sempre cercato di far capire che non si può rimanere indifferenti se accade un massacro in Bosnia o in Guinea. Finalmente, grazie alla lungimiranza dell'ONU, siamo riusciti ad affermare questo principio. E una svolta delle relazioni internazionali che segnerà tutto il XXI secolo”. (“La Repubblica” 23 marzo). B. Kouchner non è un uomo che resta senza far niente, si adopera molto presso i potentati africani per conto dei suoi amici francesi tra cui l’inevitabile Bolloré. Hubert Védrine, PS, ex ministro degli esteri di Jospin (presidenza Chirac) dal 1997 al 2002, è lui pure un seguace entusiasta dell’intervento : “La svolta dell’Onu è un successo storico della diplomazia francese, destinata a modificare le relazioni internazionali nel future, al di là di ciò che succede in Libia oggi (…).” Ma il pedigree dell'ex diplomatico è una vera lezione di cose sulle forze sociali di cui è il rappresentante, lui e il suo partito.
Sul suo sito si legge: “Nel 2003, Hubert
Védrine creò una società di consulenza in strategia geopolitica Hubert
Védrine Conseil. Lavora a questo titolo con molte
grandi imprese francesi. Ha un partenariato particolare col Cabinet Gide Loyrette Nouel.” Quest’ultimo è uno dei
più importanti studi d’avvocati d’affari internazionali, presente in
18 paesi, con più di 600 avvocati. Torniamo al sito del diplomatico avvocato d’affari ( a meno che non sia il contrario... o la stessa cosa ) : “Nel 2007, il presidente Sarkozy gli propone di entrare nel governo e di riprendere gli Esteri. L’affare non si fa. Lo stesso anno, Hubert Védrine pubblica un rapporto al Presidente della repubblica sulla Francia e la mondializzazione .”
Di cosa può trattarsi? Se non del posto della
Francia nel mondo, cioè dei mercati minacciati da difendere o dei
mercati da aprire a profitto dei grandi gruppi capitalisti
francesi, gruppi di cui il governo rappresenta solo una parte del
personale. … La difesa del posto della Francia nel mondo Il 22 marzo, tre giorni dopo l’inizio dell’intervento in Libia, “La Stampa” pubblica un articolo intitolato: “L'alleanza dove ognuno va per sé”, che disegna bene la strada imboccata dal governo francese : “Il motore principale dell’intervento in Libia è stata, come sappiamo, la Francia (…) Il motivo di Sarkozy è la sua necessità di riabilitare la sua immagine presso la destra tradizionale che Marine le Pen rischia di soffiargli alle prossime elezioni.(...) Si tratta di restituire alla Francia una posizione di leadership nel Mediterraneo dopo il suo maldestro tentativo di creare una Unione del Mediterraneo di ispirazione francese tra Europa e sponda Sud, tentativo che, pur ridimensionato nel nome e negli obiettivi, è rimasto in pratica lettera morta. In Libia la Francia non ha grandi interessi e quindi rischia poco ; ha invece interessi storici in Tunisia, Algeria, Marocco e in Africa nera ed è qui che l'influenza di Parigi deve riprendere vitalità. (sottolineato da me) L'operazione Libia serve anche a questo” (...).
E ciò introduce il problema della Costa
D’avorio, quarto campo d’intervento dell’imperialismo francese dopo
Afghanistan, Libano e Libia. “Un comunicato pubblicato venerdì a fine giornata dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha avuto l’effetto di un elettroshock: “almeno 800 persone” sono state uccise martedì 29 marzo nella città di Duékoué, un crocevia strategico dell’Ovest ivoriano, secondo il CICR, che evoca “violenze intercomunitarie”. Sabato, la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Onuci) ha parlato di “330 persone uccise a Duékoué da lunedì a mercoledì”, “la maggior parte” da partigiani di Alassane Ouattara. La Federazione internazionale dei diritti dell’Uomo (FIDH) parla di “più di 800 persone (...) giustiziate” dal 29 novembre, data del secondo turno dell’elezione presidenziale contestata. Si sarebbero ancora avuti più di una trentina di morti nella sola giornata di venerdì, secondo la FIDH.” “La rapidità e l’estrema precisione dell’offensiva militare lanciata lunedì 28 marzo da Ouattara hanno sorpreso quasi tutti gli osservatorio (…). Molto rapidamente, specialisti come Antoine Glaser, ex redattore in capo de “La lettre du continent”, hanno evocato la “probabile” partecipazione del Burkina-Faso e della Nigeria nell'armamento e nell’addestramento degli ex-ribelli. A Ouagadougou, in ogni caso, la stampa resta muta su questo tema . “E’ anche verosimile che consiglieri francesi e americani abbiano partecipato alla progettazione di questa operazione ” continua Glaser”. (Médiapart 2 aprile). Che siano le truppe coloniali francesi ad aver forzato Gbagbo alla resa, è il segreto di Pulcinella. A favore di chi? “La Tribune” dell’ 8 aprile pubblica una lista dei beneficiari :
“Sui 13.000 Francesi residenti in Costa
d’Avorio, numerosi sono quelli che lavorano nelle filiali di grandi
gruppi francesi che partecipano ai maggiori settori dell’economia
ivoriana : agro-alimentare, BTP, energia, settore petrolifero,
trasporti, banche, ma anche piccole e medie imprese nel settore
alberghiero, della ristorazione e dei servizi. “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. In altre parole, è lo strumento – in ultima istanza – della conquista di posizioni economiche, anche se ci possono essere alcune motivazioni aggiuntive, come per l’impegno dell’Arabia Saudita nel caso dell’intervento in Libia. Le relazioni del governo francese col governo del Qatar e il posto di quest’ultimo nella coalizione sono illuminanti. “L'Arabia Saudita - il Paese più influente del Golfo Persico - è stato subito favorevole all'intervento sotto l'ombrello dell'ONU perché rafforza la legittimità del suo recente intervento militare a sostegno della monarchia in Bahrein, minacciata dalle manifestazioni di piazza della minoranza sciita che chiede riforme e più partecipazione alla vita politica. (...) Il fronte degli arabi “interventisti” è guidato dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, i primi due paesi mediorientali ad annunciare la loro partecipazione alla no-fly zone con i loro caccia, i Mirage e gli F-16. L'emirato guidato da Hamad Bin Khalifa Al Thani, nonostante la sua modesta dimensione territoriale, ha una grande influenza in questo momento nel mondo arabo: il Qatar è presente in ogni mediazione, trattativa, iniziativa che riguardi il mondo arabo e la grande disponibilità ne fa sempre un protagonista.” (La Repubblica”, 25 marzo)
“ (...) E non a caso ieri il Qatar è stato il
primo dei paesi arabi a riconoscere il Consiglio di Transizione come
“l'unico rappresentante del popolo libico”.(...)” (“La Repubblica”
29 marzo). L'emiro, accompagnato dal figlio, è il capo del governo, il primo ministro nominato dall’emiro e 7 ministri appartengono alla famiglia dei Ben Thali, quella dell’emiro. E’ una monarchia assoluta in cui la sharia ha forza di legge. La Repubblica islamica d'Iran è giudicata infrequentabile dalla “comunità internazionale”; la Monarchia altrettanto autoritaria e islamica del Qatar è molto frequentata e anche molto corteggiata.
“Abbiamo stabilito in tutti i campi un
partenariato esemplare”, ha sottolineato François Fillon, aprendo il
25 marzo il V Forum “Finanze e investimenti in Qatar”. Questo forum
si teneva per la prima volta in Qatar. “Bisogna che i due paesi
continuino ad apportare un contributo decisivo a placare le
tensioni nel Vicino e Medio Oriente” ha anche dichiarato François Fillon, che ha anche sottolineato la
“vicinanza dei punti di vista
tra il Qatar e la Francia sulla maggioranza delle questioni
internazionali”. (sito del governo francese, 25 Marzo 2010).
Non assume nessun rischio perché la Lega araba
si riunisce soltanto il 16 gennaio a Doha, qualche giorno prima
della fine dell’aggressione sionista e col l’assenza dell’Egitto e
dell’Arabia Saudita, paesi che ricevono un importante aiuto militare
dagli USA, fedeli alleati di Israele. Il 18 gennaio, il ministero
degli esteri del Qatar annuncia la chiusura dell’ufficio commerciale
di Israele a Doha, il 18, la vigilia della fine dell’aggressione
militare (…)” (dal FLI). Ma Qatar ha altre attrazioni : “Malgrado la francofilia dell’emiro (che ha legami personali molto stretti col presidente Jacques Chirac e viene spesso a titolo personale a Parigi ) e la francofonia del principe ereditario, l’impressione che prevale è quella di un’invasione americana dell’emirato.
La presenza americana non si limita agli
aspetti militari e strategici. (…) due anni fa, il rapporto tra gli
investimenti militari americani e francesi era di 1 a 1 ; ormai è di
5 a 1 a favore degli Stati Uniti .(…) La Francia, che finora forniva
l’80 % delle attrezzature dell’esercito, tenta di resistere, mentre
l’attivismo americano rimette in causa le situazioni acquisite. (…)
Rassicurato sull’esistenza a lungo termine di riserve naturali, il
paese vorrebbe proiettarsi nel futuro. Gli autocrati illuminati
(illuminati dal petrolio? ndr) che dirigono il paese sono
conquistati dai vantaggi dell’apertura e della democratizzazione.
Vogliono essere in anticipo sulla società per farla muovere, ma
senza rischi. Il punto dolente sociale e umano è costituito dai
lavoratori immigrati. Questi, che rappresentano i due terzi della
popolazione, non hanno alcun diritto sindacale o politico, pochi
diritti sociali e nessuna prospettiva d’integrazione.” (“Le Monde Diplomatique” giugno 2004, si apprezzerà il linguaggio molto
diplomatico del giornale dallo stesso nome). Ma la guerra per i
mercati può essere anche l'occasione di un’operazione di
marketing. La guerra operazione di marketing
Dispaccio dell'AFP del 21 marzo 2011. Titolo:
“la Libia potenziale ancora di salvezza per il Rafale”.
Ma si tratta solo di commercio, di vendita di
armi, di redistribuzione di carte tra compagnie petrolifere ? Interesse strategico : Tocchiamo qui la specificità dell’intervento in Libia, una motivazione direttamente in rapporto con lo sviluppo della situazione in questi ultimi mesi, in questa regione. L'imperialismo USA che pretende ancora di giocare un ruolo mondiale, non lo nasconde. Intervista di Gates segretario alla difesa e di H. Clinton : Domanda : Lei crede che la Libia rappresentasse una minaccia potenziale o imminente per gli Stati Uniti ? Gates : “No, no. La situazione in Libia non era un interesse nazionale vitale per gli Stati Uniti, ma era pur sempre un interesse per tutte le ragioni già illustrate dal segretario Clinton ... L'impegno degli arabi, quello degli europei, la questione umanitaria. Erano tutte poste in gioco di cui tenere debito conto. Indubbiamente c'è stato anche altro di cui tenere conto. Sia a est sia a ovest erano scoppiate delle rivoluzioni. Quei paesi sono in condizioni di grande fragilità.” Domanda : Si riferisce a Egitto e Tunisia ? Gates : “Certo, Egitto e Tunisia”. (“La Repubblica” 28 marzo)
Due giorni dopo, in una conferenza stampa,
anche Obama evocherà “un intervento necessario per impedire la
destabilizzazione dell’Egitto e della Tunisia nella transizione
verso la democrazia”. (“Resoconto della conferenza stampa di Obama”,
La Repubblica” 30 marzo). Cosa succede in Egitto ?
Il futuro del processo rivoluzionario in Egitto
è in effetti una posta essenziale per il futuro di una regione che
detiene una parte importantissima delle risorse energetiche del
pianeta. Anche se l’importanza strategica della Tunisia non è comparabile, le difficoltà per il regime a ristabilirvi il vecchio ordine sociale sono reali, e questo costituisce un incoraggiamento per i popoli ultrasfruttati d’Algeria, del Marocco... E’ “l'instabilità” con la quale l’imperialismo vuol farla finita. Con l'intervento in Libia si pensa di dare un avvertimento ai popoli della regione, basandosi sul fatto che l’insurrezione libica era già allo sbando al momento dell’intervento e che il proletariato vi è troppo poco sviluppato) in gran parte “importato” e senza tradizioni. Che il risultato dell’intervento, sullo sfondo dei disaccordi interimperialisti, sia incerto e che il mito dell’intervento umanitario ceda a poco a poco, non toglie nulla a coloro che avevano la possibilità di denunciarla e...si sono schierati dietro i loro governanti.
Per limitarsi alla Francia, ha avuto luogo
una vera unione nazionale dietro Sarkozy. L'Unione nazionale dietro Sarkozy Prendiamo JL Mélanchon, che si presenta come leader di un “Front de Gauche” “alla sinistra del PS”. In un’intervista a “Libération” del 21 marzo, appoggia incondizionatamente Sarkozy: “Se il “Front de Gauche” governasse il paese (...) saremmo intervenuti direttamente? No, saremmo andati a chiedere all’ONU un mandato. Esattamente come si è appena fatto. Posso appoggiare un intervento quando l’interesse del mio paese coincide con quello della rivoluzione”. Si resta sbalorditi nel vedere Sarkozy consacrato difensore della “rivoluzione”. Non manca niente, neppure il riconoscimento dell’ONU come una sorta di giudice internazionale indipendente, mentre fin dalla sua formazione non ha cessato di essere lo strumento delle grandi potenze imperialiste. Il 26 marzo, un collettivo (che riuniva tra gli altri il PCF, il “ Front de Gauche ”, l'Union syndicale Solidaires, Attac ...) indiceva una marcia di solidarietà col popolo libico, e raccomandava la “vigilanza sull'escalation della guerra, e su ogni deviazione possibile dalla risoluzione 1973 votata dal consiglio di sicurezza dell’ONU (...)”. Sostegno alla risoluzione dell’ONU che legittima l’intervento imperialista, non si può essere più chiari e più allineati su ... Sarkozy. Quanto alla CGT, la FSU, la CGT FO è il silenzio totale! In un appello a manifestare il primo maggio, questo passaggio: “Le organizzazioni CFDT - CGT – FSU – Solidaires – UNSA esprimono il loro sostegno ai popoli dei paesi arabi che si sollevano per la dignità e la libertà. Dovunque nel mondo, questa onda di choc salutare sconvolge le dittature e porta un messaggio di speranza di libertà, di democrazia e di progresso sociale”. C’è da credere che l’intervento imperialista in Libia faccia parte dell’ “onda salutare”... A un altro livello di sviluppo e dunque di organizzazione della rivoluzione in Tunisia e in Egitto, sarebbe stato possibile che da questi paesi venisse un aiuto materiale e umano agli insorti libici. Nelle metropoli imperialiste, il sostegno al popolo libico può consistere solo nella lotta contro i nostri governi e dunque incondizionatamente contro gli interventi militari che organizzano. Jean-Louis Roussely 20 aprile 2011 traduzione di Michele Basso |