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I COMUNISTI E LE ELEZIONI

Da “L’Ordine Nuovo” Aprile 1921
 

Il Partito comunista è il partito politico, storicamente determinato, della classe operaia rivoluzionaria.

La classe operaia è nata e s’è organizzata sul terreno della democrazia borghese, nei quadri del regime costituzionale e parlamentare. Legata alle sorti della grande industria moderna, con le sue grandi officine e le sue immense, formicolanti moltitudini diverse e caotiche, la classe operaia solo lentamente e attraverso le più crudeli esperienze e le più amare delusioni ha preso coscienza della propria unità e dei propri destini di classe.

Ecco perché, nelle varie fasi del suo sviluppo, la classe operaia ha appoggiato i partiti politici più diversi. Ha incominciato con l’appoggiare i partiti liberali: si è unita cioè con la borghesia cittadina e ha lottato per annientare i residui di feudalesimo economico nelle campagne; la borghesia industriale riuscita così a spezzare il monopolio dei viveri, a introdurre anche nelle campagne un po' di liberalismo economico, a far ribassare il costo della vita, ma tutta questa azione si rivelò disastrosa per la classe operaia che vide abbassarsi la media dei suoi salari. La classe operaia appoggiò in un secondo periodo i partiti democratici piccolo-borghesi e lottò per allargare i quadri dello Stato borghese, per introdurre nuove istituzioni, per sviluppare le istituzioni esistenti. Fu ingannata una seconda volta; tutto il nuovo personale; tutto il nuovo personale dirigente che si era formato in questa lotta passò con armi e bagagli nel campo della borghesia, rinnovò la vecchia classe dominante dette i nuovi ministri e i nuovi grandi funzionari allo Stato parlamentare burocratico. Lo Stato non fu neppure trasformato; esso continuò a vivere nei limiti fissati dallo Statuto albertino, nessuna libertà effettiva fu conquistata per il popolo; la Corona continuò a rimanere l’unico potere reale della società italiana, poiché, attraverso il governo, continuò ad aver sottoposti ai suoi voleri la magistratura, il Parlamento, la forza armata del paese.

Con la creazione del Partito comunista, la classe operaia rompe tutte le tradizioni e afferma la sua maturità politica. La classe operaia non vuole più collaborare con le altre classi per lo sviluppo o la trasformazione dello Stato parlamentare burocratico: essa vuole lavorare positivamente per il proprio sviluppo autonomo di classe; essa pone la sua candidatura a classe dirigente e afferma di poter esercitare questa funzione storica solo in un ambiente istituzionale diverso dall’attuale, in un nuovo sistema statale e non già nei quadri dello Stato parlamentare burocratico.

Con la creazione del Partito comunista, la classe operaia si presenta alla lotta politica come iniziatrice, come guida, non più come massa di manovra guidata e diretta dallo stato maggiore di un’altra classe sociale. La classe operaia vuole governare il paese, afferma di essere l’unica classe capace, coi suoi mezzi e coi suoi istituti nazionali e internazionali, di risolvere i problemi posti all’ordine del giorno dalla situazione storica generale. Quali sono le forze reali della classe operaia ? Quanti sono in Italia i proletari che hanno acquistato esatta coscienza della missione storica della propria della loro classe? Quale seguito ha il Partito comunista nella società italiana? Nella confusione, nel caos attuale esistono già le grandi linee della nuova configurazione storica? In questo continuo disintegrarsi e reintegrarsi, decomporsi e ricomporsi delle forze sociali, delle classi e degli strati della popolazione italiana si è già costituito un nocciolo primordiale, compatto e solido, fedele permanentemente alle idee e ai programmi dell’Internazionale comunista e della rivoluzione mondiale, intorno al quale possa avvenire la nuova e definitiva organizzazione politica, di governo, della classe operaia?
Ecco le domande che troveranno una risposta nelle elezioni.

Per avere una risposta positiva, concreta, storicamente controllabile e documentabile, il Partito comunista si presenta alle elezioni. Il Partito comunista, nello schieramento delle forze sociali che verrà determinato dai programmi elettorali, vuole identificare le sue schiere, vuole contare i suoi effettivi. E’ questa una fase necessaria del processo storico che deve condurre alla dittatura del proletariato, alla fondazione dello Stato operaio. Le elezioni sono, per i comunisti, una delle tante forme di organizzazione politica proprie della società moderna. Il Partito è la superiore forma organizzativa; il sindacato e il Consiglio di fabbrica sono forme organizzative intermedie, in cui si inquadrano i proletari più coscienti per la lotta quotidiana contro il capitale, in cui l’inquadramento avviene su una piattaforma di carattere sindacale. Nelle elezioni le masse si pronunziano per il fine supremo politico, per la forma dello Stato, per l’affermazione della classe operaia come classe dirigente. Il Partito comunista è essenzialmente il partito del proletariato rivoluzionario, cioè degli operai addetti dell’industria urbana, ma esso non può giungere alla meta senza l’appoggio e il consenso di altri ceti, dei contadini poveri e del proletariato intellettuale.

Ecco l’affermazione di principio: qual’è oggi la forza espansiva del proletariato rivoluzionario? Quanti sono gli elementi delle altre classi lavoratrici che riconoscono nel proletariato la futura classe dirigente e fin da oggi, nonostante la situazione caotica, nonostante le delusioni patite, nonostante il terrorismo che la reazione esercita intendono appoggiarlo nel suo sforzo di organizzazione e di inquadramento?

Il Partito comunista non si fa illusioni sui risultati, tanto più che esso ha già dimostrato di voler abbandonare i sistemi demagogici da fiera con cui il Partito socialista “faceva gente” nel passato. Ma quanto più la popolazione italiana è piombata nel caos e nel disorientamento, quanto più hanno lavorato e continuano a lavorare le forze dissolventi del passato schieramento di forze rivoluzionarie, tanto più appare evidente la necessità di provocare un nuovo schieramento di fedeli e leali militi della rivoluzione mondiale e del comunismo. Il valore dinamico ed espansivo di esso apparirà tanto maggiore quanto la situazione è torbida e scarsi sono i mezzi del nuovo partito che si presenta nel campo della politica generale italiana.

Antonio Gramsci

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