Lo ha dato il sottoscritto, col fare l’apologia della “pastetta”
elettorale.
L’ “Avanti!” ha voluto servirsi di un mio articolo di critica
al fenomeno elettorale per le comodità della sua polemica
evasiva della proposta del nostro partito per il Primo Maggio.
L’“Avanti!” non apprezza abbastanza gli eventi che hanno voluto
che il cretinismo massimalista fosse un poco risparmiato nelle
polemiche.
L’indignazione e l’orripilamento prendono alla gola lo
scrittore del foglio massimalista. Egli non discute, non ragiona
più, dinanzi alla bestemmia contro la santità e la purezza
dell’elettoralismo democratico; egli esorcizza soltanto.
Bestialità, bestialità! Le nostre bestialità dovevano essere
scoperte dalla redazione capeggiata da quel grande teoreta e
stratega del marxismo che è il noto ex-repubblicano borghese,
interventista massone, semifascista del dopoguerra [si tratta di
Pietro Nenni, voltagabbana di mestiere –
n.d.r.]: ecco una cosa inaspettata.
A me non preme il pettegolezzo sulla sincerità delle
conversioni di costui e sui limiti delle sue oscillazioni
politiche: mi basta constatare che cosa miserabile sia per un
Partito che pretende di richiamarsi a tradizioni di azione
proletaria classista l’aver dovuto affidare la direzione del più
importante lavoro di critica e di propaganda socialista a chi è
imbevuto di tutte le forme dell’antisocialismo e non potrà mai
capire nulla dell’azione di classe.
Il premettere agli articoli le citazioni degli scrittori
marxisti e il ruminare idiotamente certe formule rubacchiate
alla critica comunista, non toglie che il capo degli scrittori
dell’ “Avanti!” sia un ignorante di socialismo, in quel senso in
cui ignorante non è il lavoratore analfabeta passato per i
Sindacati e le sezioni nostre, in quel senso in cui ignorante
mille volte resta colui nel cui cervello fermentano i residui di
cento ideologie e teologie borghesi, e che non troverà nei libri
il modo di liberarsene, ammesso che prenda sul serio un simile
compito da neofita, sotto i panni di sommo sacerdote.
Perché la bestia è evidentemente lo scrittore del giornale
massimalista. Egli dice che non vi è lealtà né onestà, se la
pastetta è nei nostri programmi, nel deprecare nella nostra
stampa le violenze e pastette fasciste.
La pastetta non è nei nostri programmi, perché il nostro
programma è di realizzare la dittatura del proletariato senza la
ipocrita conservazione della democrazia che rinfacciamo alla
dittatura fascista. La “pastetta” può essere ed è un indice di
forza nella presente lotta elettorale, assai meglio del numero
dei voti che si distribuirebbero nella gratuita ipotesi delle
elezioni oneste e leali. Per questo noi saremmo lieti che le
pastette e le legnate fossero da noi meno subite e più inflitte
all’avversario: ciò indicherebbe che siamo meglio collocati per
lottare contro di lui. Noi credevamo di scrivere una bestemmia
per i giornali tipo “Mondo”, per cui è arabo l’A-B-C della
critica marxista; constatiamo oggi che il massimalismo è sullo
stesso piano di cretinismo democratico e parlamentare di quella
gente, se per un istante ce lo fossimo scordato.
Per la stessissima ragione noi non “deprechiamo” (ché questo
frasario, insieme a quello della lealtà e della onestà, lo
lasciamo ai mazziniani andati a male), ma costatiamo e
denunziamo al proletariato le violenze e le frodi elettorali
fasciste, appunto perché esse servono a dimostrare a meraviglia
la nostra tesi programmatica: che non colle elezioni, ma colla
violenza rivoluzionaria si emanciperà il proletariato. Sì che
chi non capisce una cosa tanto semplice è incommensurabilmente
bestia! C’è forse un lavoratore, magari votante pel partito
unitario, che non sia avvertito dal suo istinto che il suo
“sogno” di classe è il rovesciamento esatto di quei rapporti che
oggi realizza il fascismo? Noi denunziamo dunque le violenze di
questo, proprio perché la violenza è nel programma nostro:
logicamente denunziamo la pastetta, non perché essa suoni
violazione di una immaginaria morale della lotta politica, ma
perché prova come il fascismo tenga stretto nel pugno il potere
e il prepotere, e come non si devono escludere colpi nella lotta
contro di esso.
L’ “Avanti!” svela la sua anima riformista e borghese col fare
appello a quei principii di morale politica sovrastanti alle
classi, che lo conducono a scandalizzarsi della mia apologia
della pastetta. Ma come tutti i moralisti esso rigurgita di
ipocrisia. Pastette gli onorevoli socialisti devono averne, nei
loro tempi, fatta qualcuna: e se non ne hanno fatte nelle
elezioni, probabilmente per opportunismo e vigliaccheria, ne
hanno però fatte nei Congressi di Partito, e anche in forme
indecenti. Costoro faranno bene a non erigersi a maestri di
coerenza.
Costoro stiano ben certi che è con completa consequenzialità
ai nostri principi e al metodo marxista che noi conduciamo la
documentazione – non vittimisticamente
imbecille, ma tendente al capovolgimento rivoluzionario dei
rapporti attuali e al vittimizzamento della classe che oggi
domina e opprime, in tutte le forme che saranno utili a
debellarla – delle violenze elettorali fasciste: con ciò noi
documentiamo la verità e la forza della nostra dottrina.
Il massimalismo tenta ingannare il proletariato dicendo di
seguire quella stessa dottrina: ma alla prima occasione rivela
di essere agli antipodi. Ed è il massimalismo in contraddizione
quando “depreca” la violenza e la frode elettorale borghese,
poiché non sa dare il vero valore marxista a tale
“deprecamento”.
È nelle vostre colonne, signori dell’ “Avanti!”, che quella
documentazione è fuori di posto; sfuggendo voi alla nostra tesi
rivoluzionaria, e non avendo almeno il coraggio di dire che vi
identificate del tutto colla tesi della “Giustizia” e del
“Mondo”, voi venite a documentare una cosa sola: quanto siete
coglioni. Ipocriti e coglioni insieme.