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sotto le bandiere
del
marxismo
a cura di
Michele Basso
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La costituzione violata e le illusioni
legalitarie
Molti s’indignano per le sempre più sfacciate
violazioni della costituzione, da parte del governo e delle alte
cariche istituzionali. E il parlamento, svolge la sua funzione?
Basterà citare alcuni brani di Matteo Bartocci, riguardanti la
votazione di una delle più pericolose decisioni mai prese in epoca
repubblicana:
“Senza discutere e con i banchi semi vuoti,
la camera ha dato il via libera definitivo alla ratifica del
«fiscal compact» e del Mes. L'Italia si obbliga al pareggio di
bilancio e alla riduzione forzata del debito per oltre 40 miliardi
l'anno per vent'anni. Di fatto, la sovranità sulla politica
economica e fiscale passa a Bruxelles e, soprattutto, al giudizio
degli stati dell'eurozona (cioè la
Germania).” “Il dibattito alla camera (come
quello al senato) è stato di una povertà ai limiti della decenza
istituzionale. Aula mezza vuota, ipocrisia a gogò, tecnicismi
incomprensibili per l'opinione pubblica. Risultato: su appena 433
presenti, 368 sì, 65 no, 65 astenuti. Banchi vistosamente vuoti:”(1)
Venti anni di sacrifici decisi da un parlamento
privo di spina dorsale, servile e incosciente! Zombi politici. Non è
neppure necessario che un “uomo forte” minacci di fare di quelle
aule sorde e grigie un bivacco, ci pensano da soli a dimostrare la
loro inconsistenza politica. Sono capaci solo di chiassate e
punzecchiature per scopi elettorali.
L’art. 11 non è neppure preso in
considerazione, e i “nostri” aerei lanciano bombe e razzi
democratici in Afghanistan. Eppure, in gran parte della popolazione
resta l’illusione di poter restaurare la legalità ricorrendo allo
spirito e alla lettera della costituzione stessa.
Il diritto non ha uno sviluppo indipendente
dalla struttura della società, e ne segue, sia pure con un vistoso
ritardo, i cambiamenti. L’adattamento del diritto alla fase
imperialistica del capitalismo procede lentamente. Non è una
questione solo italiana. Difficilmente, ad esempio, si potrebbero
trovare, nella costituzione americana o nei suoi emendamenti,
giustificazioni per gli assassinii mirati, che sono diventati ormai
un modo ordinario per far fuori avversari politici, all’estero e
persino in patria, utilizzando i sempre più sofisticati mezzi che
scienziati e tecnici ultramercenari mettono loro a disposizione.
L’Italia fu uno dei più avanzati laboratori
politici dell’imperialismo. Per prevenire la possibilità di una
rivoluzione, la borghesia italiana usò contemporaneamente metodi
democratici e metodi fascisti. Mentre i politici liberali illudevano
il popolo e persino i dirigenti socialisti sulle loro intenzioni di
salvaguardare la legalità, il governo, nella persona dell’ex
socialista Bonomi, con una circolare del 20/10/1920, invitò i circa
60.000 ufficiali in via di smobilitazione ad aderire ai fasci,
assicurando loro i 4/5 dello stipendio. Non furono i fascisti a
vincere contro il proletariato. Ogni volta che le bande nere erano
messe in fuga, intervenivano contro i lavoratori carabinieri,
Guardia regia ed esercito, con mitragliatrici e cannoni, e, nel caso
di Bari, persino la flotta, che bombardò i quartieri proletari.
I comunisti compresero pienamente il problema,
il PSI no: “Invocare come fanno i socialdemocratici il ritorno
all’autorità dello Stato ed al rispetto della legge indica che essi,
pur affermando che lo Stato democratico parlamentare è uno stato di
classe, non giungono a comprendere che proprio per ciò esso assolve
oggi il suo compito essenziale violando le leggi scritte che furono
necessarie al suo progressivo consolidarsi, ma che danneggerebbero
oggi la sua conservazione”(2)
Lo stato è innanzitutto uno strumento della
borghesia, e quindi ne segue gli sviluppi e le esigenze, che sono
spesso molto diverse da quelle di età precedenti, e i fatti
precedono i mutamenti giuridici. Può giovare un
paragone ...astronomico. La luce di astri lontani ci giunge con forte
ritardo, vediamo stelle o intere nebulose, che in realtà sono già
scomparse. Qualcosa di simile accade nel rapporto tra le leggi e la
realtà politica o sociale. Certe parti del diritto hanno dimostrato
in pieno la loro caducità – si pensi alle norme sulla dote - ma se il
carattere della legge è più generale e più astratto - è il caso
delle costituzioni – sembra resistere più a lungo.
Nel dopoguerra, a breve distanza dalla
terribile batosta subita, i governi e la borghesia italiana avevano
bisogno di un periodo di pace. Avevano l’esigenza di rafforzare la
polizia, per tenere a bada la rabbia del proletariato, che doveva
sopportare tutto il peso della ricostruzione. Le avventure esterne,
invece, erano impensabili, e l’articolo 11 della Costituzione era la
consacrazione giuridica di questo fatto.
Durante l’impetuoso sviluppo economico, che
fece dell’Italia uno dei più importanti paesi manifatturieri, i
governi democristiani elogiavano ogni guerra degli Stati Uniti, ma
si guardavano bene dall’intervenirvi.
Ancora al tempo della guerra di Reagan senior,
il PCI era contrario all’intervento, salvo la corrente di destra
migliorista di Napolitano; costui fu sempre favorevole agli
interventi militari, prima della Russia, poi della Nato. Cossuttiani
e verdi fecero un po’ di teatro al tempo della guerra contro la
Jugoslavia, ma si guardarono bene dal lasciare gli incarichi
governativi, e col secondo governo Prodi toccò a Rifondazione. Oggi,
nel parlamento e dintorni non ci sono forze che possano raccontare
di essersi opposte seriamente al militarismo.
Ecco la strana condizione dell’Italia: un
imperialismo mercenario, che ottiene commesse e fa affari
partecipando alle guerre americane, ma si deve legare sempre più
alla potenza dominante.
L’opinione pubblica non riesce a comprendere
questo processo perché hanno cancellato la sua memoria storica. Un
bambino non può comprendere gli sviluppi storici, e tutto quello che
precede la sua nascita è posto sullo stesso piano, si tratti di
avvenimenti relativamente recenti o antichi. I media perseguono una
sorta di infantilizzazione della società. Gli eventi del passato,
in TV, sono presentati come medaglioni, isolati dal contesto
economico sociale, per non parlare degli autentici svarioni (Stalin
nato a Baku, secondo un documentario TV).
Il regime sa che la storia può insegnare
qualcosa a chi riflette su di essa. Senza conoscenza del passato, si
spezza il filo logico–storico che ci permette di capire il
presente. Per il capitale, pure l’ignoranza naturale e genuina, che
non soffoca l’istinto e la capacità di ribellarsi, è pericolosa.
Diffonde perciò una pseudocultura, fatta di conoscenze tecniche
funzionali esclusivamente al processo produttivo e di un falso
umanesimo, mortifica la scuola sottoponendo la conoscenza al letto
di Procuste dei test.
La società è cambiata, sotto la spinta
dell’imperialismo, e non è più possibile tornare indietro in virtù
della carta costituzionale. Lo stato, lungi dal combattere
l’illegalità, la copre. Lo vediamo dallo sviluppo pauroso del lavoro
nero, dalle sanatorie per gli evasori, dalla depenalizzazione del
falso in bilancio, dalla trattative stato mafia (il perbenismo Rai
parla di “presunte trattative”, ma ormai sono provate). Lo stato
punisce con una tassazione brutale chi rimane nella legalità, spesso
suo malgrado, ovvero salariati, pensionati e impiegati, mentre
riduce al minimo il controllo sulle banche e imprese, trascura il
controllo sulle condizioni di lavoro, rendendosi così
corresponsabile degli omicidi bianchi. Protegge, con una serie
infinita di ostacoli, i parlamentari inquisiti per reati comuni, usa
nel cosiddetto ordine pubblico gas proibiti come il CS
(clorobenziliden-malononitrile), vietato in guerra dalla
convenzione sulle armi chimiche di Parigi del 1993.
Non si tratta di
affrontare la questione sotto il profilo morale, non è un problema
di semplice corruzione, e neppure di complotti. L’adattamento dello
stato all’imperialismo è crescente, e non ha molto senso parlare di
servizi deviati, di parlamentari infedeli, di politici cinici,
perché questo presupporrebbe uno stato ancorato a una difesa
intransigente della legge e della costituzione, di cui costoro
sarebbero le “mele marce”. E’ proprio il contrario, lo stato
emargina chi difende i vecchi principi , e, se qualche funzionario o
giudice dà veramente fastidio, viene eliminato, come Falcone e
Borsellino.
Non sono ancora
maturate le condizioni di una rivoluzione, l’unica soluzione che
potrebbe spazzare via questa cancrena, ma non è un motivo per
ricadere nel sogno impossibile della restaurazione costituzionale.
La storia va avanti, in questo periodo verso soluzioni disumane, ma
per combatterle bisogna prendere atto della trasformazione. I
rivoluzionari francesi compresero che non era possibile risanare le
vecchie corporazioni, i vecchi ordini, la monarchia assoluta, gli
Stati Generali, e passarono ad un nuovo sistema economico, sociale,
politico e costituzionale.
Non possiamo
attenderci la salvezza da uomini forti, e neppure da intellettuali
che inventano una dottrina nuova ogni giorno. La speranza è che i
lavoratori, costretti a lottare con le unghie e con i denti per
sopravvivere, tornino nell’agone politico, rompendo con i partiti
collusi e con i sindacati doppiogiochisti, e ricostituiscano quelle
organizzazioni di lotta, politica ed economica, senza le quali non è
possibile nessuna reale opposizione alla classe dominante e nessuna
possibilità di uscire dal girone infernale del tardo capitalismo.
Michele Basso
21 luglio 2012
NOTE
1) Matteo Bartocci, “TAGLIADEBITO - Fiscal
compact in vigore, metà Pdl non vota il patto negoziato da
Berlusconi. E il bilancio si farà a Berlino”, il manifesto,
2012.07.
2)”La tattica del Partito comunista (Tesi di
Roma), VIII. Il Partito comunista italiano e il momento attuale,
tesi 51.” Rassegna Comunista, anno II, n. 17 del 30- 1-1922.
Presente anche nel IV volume della “Storia della Sinistra
Comunista”.
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