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sotto le bandiere
del
marxismo
a cura di
Michele Basso
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Monti...di pietà
E’ sempre più facile vedere gente che vende gli
ori o i gioielli di famiglia nei “compro oro” o in altri negozi
specializzati. In certi casi si tratta del tentativo di mantenere il
tenore di vita precedentemente acquisito, ma per i più è un mezzo
per sbarcare il lunario. Fino a qualche tempo fa, economisti e
politici respingevano le critiche delle ‘Cassandre’ (come sempre,
inascoltate), dichiarando che, se lo stato era indebitato, le
famiglie non lo erano, e questo era un segno della saldezza del
sistema Italia. L’italiano medio era una formica risparmiatrice. Può
darsi che fosse vero, ma ci hanno pensato le banche, consigliando ai
piccoli risparmiatori e ai lavoratori che ricevevano la liquidazione
le obbligazioni “sicure” di Cirio, Parmalat, Lehman, i bond
argentini, a vuotare le tasche di molti. In seguito, la
disoccupazione giovanile di massa, in assenza di autentici assegni
per chi non ha lavoro, ha fatto sì che genitori e nonni dovessero
provvedere ai giovani, col rapido esaurimento del peculio rimanente.
Le nuove tasse e i conseguenti aumenti dei
prezzi hanno dato agli ex risparmiatori il colpo finale. Al posto
del vecchio clown e della sua corte dei miracoli, abbiamo Monti, il
diligente funzionario che applica i precetti del capitale
finanziario senza tante mediazioni, anche a costo di provocare
terremoti sociali, che il padreterno sembra controfirmare con
terremoti veri e propri, che scuotono l’Italia.
Ovviamente non c’è nulla da attendersi da
parlamentari nominati, calderolizzati dal ‘Porcellum”. A sostegno di
Monti, si è formato un ‘Fronte impopolare’, anzi un partito unico
della borghesia, PDL-PD-UDC, con annessi frantumi di finiani e
rutelliani. E’ di questi giorni la mozione comune sulla politica
Ue approvata al Senato. Porta le firme di Gasparri, Finocchiaro,
D’Alia, Rutelli, Pistorio, Quagliarello, Viespoli, Zanda, cioè dei
dirigenti dei gruppi parlamentari di Pdl – Pd -Terzo polo.
L’adesione al Patto Fiscale Intergovernativo significa approvazione
incondizionata della politica di sacrifici (per i lavoratori).
La Lega finge di fare opposizione, ma più che
altro cerca di ricattare Berlusconi, additando a Formigoni la fossa
appena scavata e pronta per lui. Grillo manda segnali alla Lega,
dichiarandosi contrario alla concessione della cittadinanza per i
figli degli immigrati.
Qualche tempo fa, si diceva che l’Italia non
era la Grecia, ora i tedeschi dicono che la Germania non è l’Italia.
Frase funesta quest’ultima: la pronunciarono socialdemocratici e
centristi agli inizi degli anni trenta, come scongiuro contro
l’ascesa al potere di Hitler, perché, secondo loro, un paese così
avanzato non poteva seguire le orme di Mussolini. In realtà, anche
nell’attuale contesto quella frase è infelice, perché la crisi non
risparmia nessuno, e l’unico modo di renderne meno disastrosi gli
sviluppi per i lavoratori è la lotta di classe.
Le ricette in tempo di crisi sono
squallidamente le stesse. Rileggendo la storia tedesca degli anni
trenta, si vede, ad esempio, che il governo Brüning tagliò la
previdenza sociale, licenziò in massa impiegati statali, abbassò i
salari, schiacciò piccoli commercianti, artigiani e contadini con le
tasse... Le tragiche conseguenze sono ben note. Si sta facendo
esattamente la stessa politica in Grecia, e siamo sulla stessa via
in Italia e Spagna, e in tanti altri paesi. La storia non si ripete
nelle stesse forme. Non vedremo le camicie brune e le croci
uncinate, ma, se il proletariato non si dà organizzazioni di lotta,
continuerà a pagare sempre più caro. Senza un partito che lo guidi,
il proletariato è come un gigante dagli occhi bendati, ed è
inevitabilmente truffato, bastonato e sconfitto.
Il capitale affronta la crisi ricorrendo, ad un
tempo, all’inflazione e alla deflazione: inflazione, con l’aumento
della carta moneta stampata – basti pensare agli USA – con
conseguente aumento del costo della vita e riduzione dei salari
reali. E’ lo strumento più rapido per espropriare la parte più
povera della popolazione. Deflazione: riduzione del numero dei
salariati e quindi del consumo, tagli alle spese per scuola,
assistenza e previdenza sociale, licenziamento o riduzione del
numero degli statali, e così via.
Il capitale finanziario domina il mondo, e
cerca di rafforzare sempre più la sua dittatura. Non c’è bisogno di
immaginare associazioni supersegrete alla ‘Spectrum’. Ci stanno
rapinando alla luce del sole. Le banche sono solo la parte emersa
del’iceberg, visto che si usa sempre più spesso l’immagine del
Titanic. Nessuno conosce e tanto meno controlla l’enorme quantità di
capitale finanziario che si sposta continuamente da un paese
all’altro, e anche i maghi della finanza non sono altro che
apprendisti stregoni, impotenti a dominare l’immenso magna che si
trovano di fronte. Quanto ai politicanti si adeguano alla esigenze
del capitale, pur con qualche buffonesca protesta per raggirare
l’elettorato. Chi non lo fa troppo in fretta, o viene fatto fallire,
oppure finisce nel novero delle canaglie, e si trova le truppe Nato
(braccio secolare del capitale) in casa. E’ il caso della Libia e
probabilmente di Siria e Iran.
L’Unione europea sembrava un baluardo : “L’euro
ci salva dall’inflazione” ci dicevano. Oggi, la scelta è tra due
disastri: conservare l’euro e veder ridurre sempre più le
esportazioni e i posti di lavoro persino per la Germania, oppure
ritornare alle monete locali con inflazione alle stelle, il che
ridarebbe per un breve periodo fiato alle industrie, ma con
ulteriore riduzione del valore reale dei salari e delle pensioni.
Anche sul piano politico l’Europa è
reazionaria. Si spacciava per un bastione antifascista, ma gli
esempi dei paesi baltici - dove i neonazisti hanno carta bianca - e
dell’Ungheria dimostrano che si trattava di chiacchiere. Più che a Monnet, De Gasperi, Schuman, Adenauer, ecc, la UE potrebbe
richiamarsi a Chamberlain.
Tornando all’Italia, Monti rappresenta la
destra economica, che di solito si rivela inadeguata a contenere le
proteste e apre la via alla destra politica. Anche se non scherza
quanto a reazione violenta, e che non si tratta solo di minacce
possono testimoniare i pescatori, che pensavano di poter manifestare
pacificamente.
Non esiste una sinistra. La piccola borghesia,
un tempo composta soprattutto da piccoli commercianti, artigiani,
contadini, è sempre più condizionata dal grande capitale, attraverso
concessioni, franchising, subappalti, quindi è ancor meno
indipendente di un tempo dal capitale. Solo un movimento operaio
combattivo e determinato potrebbe indurla a ribellarsi. Se questo
non viene fatto, poiché l’attuale regime politico non presenta
alcuna soluzione, si sposterà all’estrema destra. E’ compito dei
comunisti mettere in guardi i lavoratori contro questo pericolo, che
solo la nascita di un vero partito di classe può scongiurare.
Michele Basso
27 gennaio 2012 |