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sotto le bandiere
del
marxismo
a cura di
Michele Basso
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Com’è santa la nazione, com’è bella la costituzione!
In guerra, la
borghesia proclama ‘l’union sacrée’, e guai a chi non vi si
conforma. I militanti e i lavoratori più coscienti, però, hanno
sempre combattuto contro le guerre imperialistiche, perché il
proletariato in esse ha tutto da perdere e hanno tenuto presente la
consegna di Karl Liebknecht: il nemico principale è in casa nostra,
è la nostra borghesia. Oggi ci troviamo di fronte ad una guerra
finanziaria, gli Stati Uniti cercano di scaricare i loro problemi
sull’Europa, e in Europa ogni paese cerca di farli ricadere
sull’altro. La diplomatica ipocrisia di Obama, Sarkozy, Merkel,
Monti e compagnia cantante non riesce più a celare i contrasti
crescenti e le fratture interimperialistiche.
In questi
frangenti, la borghesia cerca di orientare contro un bersaglio
straniero il malcontento, la guerra finanziaria somiglia molto alla
guerra reale, a cominciare dalle menzogne, dalla disinformazione,
che non hanno in questo caso lo scopo di ingannare l’avversario, ma
di rincitrullire ancora di più l’opinione pubblica nazionale.
Tutti i guai
dell’Italia sono attribuiti alla Germania, e qui la retorica
nazionale può sbizzarrirsi, tirando in ballo Hitler, Guglielmone, o
ripetendo con Sarkozy che i tedeschi non sono cambiati. Eppure il
‘vergine’ imperialismo italiano ha da poco gratificato le
popolazioni libiche con 710
tra bombe e missili teleguidati.
In questo coro di amanti dell’Italia
spicca Bersani, il nuovo alleato di Berlusconi.
“Prima di tutto
l'Italia”. E ha la faccia di dire che “non c'è nessuna maggioranza
politica”, perché, quando si andrà alle elezioni, “i campi saranno
ancora diversi” (Unità.it 16-1 2012) Il PD ha votato con PDL, UDC,
finiani, ecc. provvedimenti vergognosi contro i lavoratori e nega di
essere alleato, complice. Non a caso, nello stesso numero
dell’Unità, a Bersani che lancia il tesseramento al PD, molti
lettori rispondono per le rime, e alcuni con veri e propri insulti.
Riportiamo due risposte: “Dopo il regalo che mi avete fatto con la
riforma delle pensioni (sono del 52 con 38 anni di contributi. Mi
avete regalato 3 anni di lavoro in più se non mi cacceranno prima).
Non vedo l'ora di iscrivermi al PD.” E un altro: “rispondiamo in
coro: non abbiamo soldi per il tesseramento, dobbiamo ricostruire
l'Italia!”. Berlusconi, Bersani, Casini, Fini sono alleati finché si
tratta di far trangugiare ai lavoratori il tossico delle cosiddette
riforme, divisi quando si tratta di interessi di bottega, come
l’assegnazione delle poltrone parlamentari.
I cataclismi
finanziari, come i terremoti, squarciando il suolo della politica,
riportano alla luce fossili di altre ere, come l’ex ministro Rino
Formica, anche lui per difendere l’Italia: “Mario Draghi? Chiedetevi
chi l’ha messo là dov’è: la Germania, cioè il più pericoloso
competitore dell’Italia, il paese interessato ad assorbire il nostro
sistema bancario, che sostiene la temibile manifattura italiana,
seconda in Europa dopo quella tedesca.” Rievocando il piano
stabilito sul panfilo Britannia, in cui finanzieri anglo-sassoni
s’incontrarono con i vertici dell’industria e della finanza
italiana, “per mettere le mani sulle banche, sull’Enel, sulla
telefonia e sui ‘gioielli di casa’”, teme che oggi, a comprare
Eni, Enel e Finmeccanica, sarebbero i finanzieri internazionali: “I
francesi e gli anglo-americani sono interessati all’energia e a
Finmeccanica, basti pensare alla guerra per accaparrarsi contratti
in Libia o gli accordi con la Russia che tanto hanno irritato
Washington” . “I tedeschi, invece, puntano alle banche italiane.” La Merkel candidò Draghi perché era “prima tedesco e poi italiano”.(1)
E’ vero che la
finanza internazionale vuole approfittare della crisi per ingoiare i
‘gioielli di famiglia’ italiani, e una parte della borghesia
sollecita l’aiuto di tutto il popolo, quindi anche dei lavoratori.
Ma è bene che i proletari italiani corrano in soccorso della
propria borghesia contro quelle estere concorrenti?
La borghesia
italiana, una delle più corrotte del mondo, sfrutta bestialmente
lavoratori italiani ed immigrati, cercando di metterli gli uni
contro gli altri nella classica guerra tra poveri. Assassina ogni
anno migliaia di operai con gli incidenti sul lavoro, perché cerca
di risparmiare criminalmente sulle misure di prevenzione. Licenzia e
quindi affama migliaia di famiglie, aumenta i prezzi con le imposte
indirette, giungendo a livelli mai visti per la benzina, che
condiziona i prezzi di quasi tutte le merci. Porta in parlamento
ladri e amici delle cosche mafiose. Ora che è in affanno perché
insidiata da borghesie altrettanto ladre, ma assai più potenti,
chiede aiuto alle classi sociali che sfrutta e opprime. I
lavoratori devono rispondere “Picche!”.
Il pericolo è
che una parte dei salariati cada nella trappola, e ancora una volta,
pur detestando i Bersani, Berlusconi, Fini, Casini, pensi che sia
necessario “salvare l’Italia”, la sovranità nazionale, sognando di
Assemblee Costituenti, fronti popolari, governi popolari. Eppure,
oltre 160 anni fa, Marx ed Engels fissarono ne “Il Manifesto del
Partito comunista” le linee programmatiche per il proletariato. Vi
si diceva “Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro
quello che non hanno. Poiché la prima cosa che il proletario deve
fare è di conquistarsi il dominio politico, di elevarsi a classe
nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch'esso ancora
nazionale, seppure non certo nel senso della borghesia.” Non nel
senso della borghesia, quindi non con un’assemblea costituente, o
con la borghesissima costituzione di cui Bersani è infatuato, ma con
un proprio organismo, ispirato a quelli che, in situazioni assai
diverse, presero il nome di Comune, Soviet, Consigli.
“La lotta del
proletariato contro la borghesia – dice sempre il Manifesto - è in
un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo
formalmente. È naturale che il proletariato di ciascun paese debba
anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia”. Ecco il punto;
innanzitutto il proletariato deve abbattere la propria borghesia. Il
nemico principale è in casa nostra. Non siamo sulla stessa barca.
Sembra, invece,
che l’orologio della storia sia andato indietro. Si è dimenticato
che per il marxismo, quando si parla di governo popolare, s’intende
un governo borghese. Nel popolo ci sono tutti , compresi gli strati
parassitari. Il marxismo ha sempre lottato per distinguere le classi
in seno al popolo, perché ci sono anche strati poverissimi, come il
sottoproletariato, che possono essere lo strumento della borghesia
contro i lavoratori, se organizzati in bande o corpi militari, come
si è visto in migliaia di episodi, dalla Francia del 1848 ai pogrom
delle centurie nere zariste, alle spedizioni antiproletarie delle
squadracce fasciste.
Si ricordi che
le più gravi deviazioni dei partiti proletari sorsero proprio perché
all’internazionalismo si sostituì la nazione, col socialsciovinismo
del 1914 della socialdemocrazia e col “socialismo in un solo paese”
dello stalinismo.
Quanto alla
piccola borghesia, oscilla continuamente tra borghesia e
proletariato, e non seguirà quest’ultimo perché coinvolta in un
governo “popolare” a carattere interclassista - che è sempre una
fregatura per i lavoratori – ma se si troverà di fronte un partito
rigorosamente classista, determinato a difendere con le unghie e con
i denti gli interessi dei lavoratori, che non coincidono affatto con
“l’interesse dell’Italia”, espressione retorica con cui si vogliono
mascherare gli interessi dei finanzieri, industriali, agrari e gli
altri sfruttatori.
Michele Basso
17 gennaio 2012
NOTE
1) Formica:
Draghi lavora per la Germania, contro l’Italia, 14/11/11, Libre
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