gennaio 2012

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Scheda
 

La sinistra “bordighista” nel II dopoguerra
 

“Si è letto Marx e compulsato a fondo, lo si è citato
forse più di noi. Sarebbe stato meglio non leggerlo:
vi è anche un modo di leggere i libri che è simile a quello
 con cui lo scassinatore sfoglia i pacchi di biglietti da mille.”

(Amadeo Bordiga)

Premessa

Ci sono testi approfonditi sulla Sinistra Comunista, ed è stato raccolto on line una grande quantità di materiale. Questo scritto non dice nulla di nuovo, ma si limita a riassumere alcuni punti fondamentali riguardanti soprattutto il filone più antico, da cui nacquero tutte le organizzazioni.

Più che sugli sviluppi organizzativi è bene porre l’accento sullo sforzo della Sinistra Comunista, e in particolare di Bordiga, per restaurare la dottrina marxista, deformata dall’opportunismo.
 

La formazione del Partito Comunista Internazionalista

Il Partito Comunista Internazionalista (PCInt) vide la confluenza di tre gruppi che le  persecuzioni fasciste e  il fronte bellico avevano separato fisicamente: 1) quello guidato da Onorato Damen e Bruno Maffi, presente soprattutto in Lombardia e Piemonte, che diede vita al partito e fissò le sue linee programmatiche alla fine del 1942. 2) La Frazione di sinistra dei Comunisti e dei socialisti italiani al centro sud. 3) La Frazione all’estero dei comunisti costretti ad espatriare dal fascismo, presenti soprattutto in Francia e Belgio, ma anche a New York.

Alla fine del 1943 Onorato Damen e Bruno Maffi ridiedero vita nella clandestinità a Prometeo III serie. (La I serie risale al tempo del Partito Comunista d’Italia, la II riguarda l’organo della frazione di sinistra costituitasi a Pantin –Francia).

La polemica col PCI fu costante. Quando questo partito entrò nel II governo Badoglio, il PC Internazionalista commentò, in un volantino intitolato: “Ercole Ercoli (pseudonimo di Togliatti, n.d.r.) appoggia la monarchia, i veri comunisti rispondono”: “Chi, di questo passo, oserà ancora definire realmente antifascisti costoro, i quali, per amore dell’agognata carriera e della medaglietta non hanno esitato a porsi accanto  ai fomentatori del fascismo ed a salvare quella casta di militanti e di generali che il nominato Togliatti ha ritenuto altamente preziosi per la creazione di un futuro, poderoso esercito italiano?...” Il volantino invitava i lavoratori a rompere col PCI ormai reazionario, e, “liberati dalla tenaglia guerrafondaia che vi incita alla lotta antinglese o antitedesca, schierarvi nelle file del Partito Comunista Internazionalista... per la trasformazione del conflitto imperialista in guerra civile...” Una cosa era la lotta contro fascismo e nazismo, un’altra cosa quella contro il popolo tedesco, per cui proponeva la fraternizzazione tra i proletari delle diverse nazionalità, come Lenin  durante la prima guerra mondiale.

La campagna del PCInt suscitò la reazione staliniana, Pietro Secchia scrisse l’articolo “Il sinistrismo, maschera della Gestapo” (dic.1943), in cui si leggeva: “Chi ha dimenticato i processi del 1936-38 di Mosca i quali rivelarono al mondo  il mostruoso connubio del trotskismo e del sinistrismo internazionale con i servizi  della Germania e della Gestapo?... Con l’occupazione teutonica in Italia sono apparsi alcuni fogli dai pomposi  titoli come “Stella rossa” e Prometeo, i quali con roboante fraseologia massimalista e pseudorivoluzionaria dicono di essere sulla via della ...sinistra. In realtà, sono sulla via della Gestapo.” E nel gennaio 1945, Secchia, nel “Rapporto d’informazione e direttive” scriveva: “Dei vecchi rottami del bordighismo finiti nella cloaca della Gestapo e della controrivoluzione si hanno sempre più rare manifestazioni che consistono nell’apparizione di qualche numero di “Prometeo”... diffuso in modo evidente per opera della polizia.”

Non furono solo parole. Mario Acquaviva e Fausto Atti pagheranno con la vita il loro tentativo di spostare su posizioni internazionaliste nuclei di partigiani.

Agli inizi degli anni ’60 Togliatti sposterà l’accento sul “settarismo” bordighiano, ma durante i volantinaggi e la diffusione dei giornali le accuse di essere provocatori fascisti, le minacce e i pestaggi, e infine l’assurdo accostamento alle Brigate rosse resteranno all’ordine del giorno fino alla scomparsa del PCI e oltre.


Contrariamente a quanto si crede, la “Frazione di Sinistra dei Comunisti e dei Socialisti Italiani” nell’Italia centro-meridionale non nacque per iniziativa di Bordiga, anche se erano presenti molti militanti che si rifacevano alle sue posizioni.

La parola d’ordine dell’unità nazionale aveva suscitato forti reazioni nella base del PCI, che provava orrore a vedere la bandiera tricolore abbinata alla bandiera rossa. Nel corso del 1944, i militanti di sinistra, che avevano avuto un peso determinante nella rinascita delle federazioni locali, furono espulsi, e si riorganizzarono nella frazione. Tra gli esponenti della frazione, Ludovico Tarsia, Antonio Natangelo, Giuseppe De Nito, Edoardo Magnelli, che poi aderiranno al PCInt. La Frazione non invitava ad uscire dai partiti operai opportunisti, ma a cercare di riportarli ad una politica classista. Si sarebbe  costituita in partito soltanto se questo tentativo di raddrizzamento fosse fallito. Non si trattava di un’ingenua attesa, ma della convinzione che i militanti di base dovevano comprendere attraverso la propria esperienza il carattere opportunista dei partiti in cui militavano, e nessun indottrinamento esterno poteva sostituire questa presa di coscienza. Questo anche perché – spiegavano - “i proletari che per la prima volta si avvicinano alla vita politica, soprattutto dopo venti anni di fascismo, non sono in grado di valutare le differenze esistenti tra il partito e la Frazione... Se la frazione non lavorasse all’interno del partito, questi elementi sarebbero abbandonati a  se stessi, e diverrebbero facile preda della diseducazione e della corruzione cui il partito li indirizza.”

In quel periodo Norman Lewis, un militare americano, dirigente del Field Security Service, chiese al dirigente PCI Eugenio Reale i nomi di fascisti della zona, e ricevette un foglietto con alcuni nomi. Si accorse in seguito che Reale aveva indicato come fascisti  alcuni dissidenti di estrema sinistra (Enrico Russo, Antonio Cecchi, Libero Villone e Luigi Balzano). Il giornale “fascista” era… “Il proletario”! (Saggioro, Né con Truman né con Stalin).

Bordiga non aderì a nessun gruppo, pur seguendo riunioni e discussioni. Non aderirà formalmente neppure al PCInt, pur scrivendone la Piattaforma politica, le Tesi della Sinistra, e con un’intensa partecipazione al lavoro di Prometeo e Battaglia Comunista. Questo fu inteso da molti come un atteggiamento contraddittorio. In realtà, Bordiga considerava prematura la formazione del partito, perché, a differenza della maggior parte degli internazionalisti, valutava la situazione estremamente controrivoluzionaria,  e comunque riteneva prioritaria la restaurazione della teoria marxista, sfigurata dallo stalinismo. Pur mantenendo ottimi rapporti con i vecchi compagni della sinistra, non poteva fare a meno di notare pesanti errori, sia nella valutazione della situazione, sia nella teoria politica. Nel 1956, ricordando quel periodo, Bordiga scriverà a Perrone: “Tu dici che io non volevo che si formasse il partito. E’ giusto. Ma dopo che lo avete formato e nei congressi a libera critica avete messo in circolazione materiale paurosamente confusionistico…”

Nel giugno del 1945 vi fu il primo convegno nazionale del partito, con la partecipazione di delegati del sud, e constatata la piena identità di posizioni, la Frazione di Sinistra dei Comunisti e Socialisti Italiani si sciolse e aderì al partito.


La  «Frazione di Sinistra del Partito Comunista d’Italia»  si costituì nell’aprile del 1928 a Pantin (Parigi), e raggruppava i comunisti italiani emigrati  per sfuggire alla repressione fascista. La base teorica e programmatica era costituita fondamentalmente dalle Tesi di Lione della Sinistra. Non consideravano l’antistalinismo una base sufficiente per raggruppare tutti i rivoluzionari. Anche un riformista poteva essere antistalinista, occorrevano ben altre garanzie programmatiche: «E’ inconcepibile che tutti gli avvenimenti che abbiamo vissuto possano essere ridotti all’antistalinismo, ed è del tutto certo che questa base - l’antistalinismo - non fornisce alcuna garanzia per la rigenerazione del movimento rivoluzionario» (Vercesi - pseudonimo di Ottorino Perrone - a nome della Frazione, in Contre le courant). Commisero errori anche gravi, però mantennero viva la tradizione della Sinistra. Tra gli errori, giova metterne in risalto uno, perché tornerà pari pari in Battaglia Comunista: l’idea che i moti delle colonie non avessero più valore, perché, essendo ormai il capitalismo dominante nel mondo, i moti anticoloniali dovevano essere considerati la conseguenza di manovre degli imperialismi rivali.  Si riduceva tutto all’antitesi proletariato–borghesia, escludendo che il proletariato potesse assumersi compiti non strettamente proletari, il che eliminava la possibilità di avere  una qualsiasi influenza sulle masse contadine e sulla piccola borghesia rovinata. Questo era in netta contrapposizione con la tradizione della Sinistra, che aveva condiviso con entusiasmo le tesi sulla questione nazionale e coloniale del II Congresso del Comintern.

La corrente, sciolta nel 1939, si ricostituì nel 1941 a Marsiglia. Alcuni di loro raggiunsero l’Italia, ed ebbero grande peso nello sviluppo del PCInt, altri, come Fausto Atti e Bruno Bibbi, furono consegnati dalla polizia tedesca a quella italiana. Nel maggio 1945 anche la Frazione si sciolse nel PCInt. I militanti dovevano rientrare in Italia e aderire individualmente al partito.

A fine dicembre 1945 si tenne il Convegno di Torino, che vide la partecipazioni di delegazioni dalla Francia e dal Belgio, composte da militanti italiani, emigrati durante il fascismo, francesi, belgi e spagnoli, che avevano aderito alla fine degli anni trenta e all'inizio degli anni quaranta alla Frazione di sinistra del PCd'I.


La Piattaforma Politica del PCInt
, dopo una parte ove parla del fascismo, della grandezza della rivoluzione d’ottobre  e dell’Internazionale Comunista, e della successiva degenerazione, dichiara:

“Il partito respinge quindi ogni politica di collaborazione con gruppi di partiti borghesi e pseudoproletari che agitino il falso ingannevole postulato di sostituire al fascismo regimi di "vera" democrazia. Tale politica anzitutto è illusoria perché il mondo capitalistico per tutto il tempo della sua sopravvivenza non potrà più ordinarsi in forme liberali, ma sarà sempre più incardinato su mostruose unità statali, spietata espressione della concentrazione economica del padronato, e sempre più armate di una polizia repressiva di classe…” Le forme democratiche, dopo la II guerra mondiale, rappresentano l’involucro esteriore di un apparato statale che non concede più alcuna libertà reale ai proletari.

C’è anche un’esplicita condanna del mito delle nazionalizzazioni in regime borghese: “La politica economica dello Stato, riprendendo e sviluppando le direttive sociali fasciste, presenterà come concessioni alle classi operaie la formazione di un capitalismo statale, ribadita fortezza della classe economica padronale e della polizia borghese di cui le insulse parole di socializzazione dei monopoli non sono che un complice travestimento. Attraverso questa i potenti organi di monopolio industriale e bancario faranno pagare dalla collettività, ossia dai loro stessi dipendenti, il passivo della ricostruzione dei loro impianti e dei loro patrimoni.”

La piattaforma di Bordiga (che, come abbiamo visto, non era iscritto al partito e non era presente) venne accettata senza dissensi sostanziali, ma le posizioni discusse non erano affatto in linea con essa. Ad es. Stefanini sostenne che bisognava lavorare all’interno dei sindacati con l’obiettivo di distruggerli e indicare agli operai  nuove forme di organizzazione. Il che era in contrasto col principio, fatto proprio dalla sinistra già nel 1920, che la rivoluzione non è questione di forme di organizzazione, per cui occorreva conquistare i sindacati, e non chiedere agli operai di lasciarli, sostituendoli con altre forme organizzative.

Bordiga fu profondamente scontento del Convegno: “Tutta la mia impostazione è stata o incompresa o compresa e respinta” (26/12/1945, destinatario sconosciuto). La piattaforma non è servita a cristallizzare le condizioni  per la formazione del partito - prendeva atto -  e quindi bisognerà produrre un altro testo organico. Soprattutto, in un'altra lettera del  dicembre 1945, criticava l’impostazione sindacale e quella internazionale che “oscillano tra l’ortodossia ed alcune nuove impostazioni che per evitare il termine bruciante di revisionismo, si possono dire impostazioni poco elaborate…”. Bordiga non riteneva possibile una ripetizione della situazione rivoluzionaria, come alla fine della I guerra mondiale, e non pensava imminente lo scatenamento delle III guerra mondiale. Si dedicò perciò a un lungo lavoro di restaurazione della teoria marxista. Su Prometeo pubblicò il “Tracciato d’impostazione”,  le “Tesi della Sinistra”, e in seguito su “Battaglia Comunista i “Fili del tempo”.

Il partito decise a maggioranza di partecipare alle elezione del 2 giugno, abbinate al referendum su repubblica o monarchia. Contrari Maffi, Faggioni, Perrone, Danielis, Covone, Tarsia e molti altri. Il manifesto elettorale era ispirato al parlamentarismo rivoluzionario: “Non si illudano i lavoratori, la strada della collaborazione che conduce alla Costituente e alla Repubblica è anche la strada della sconfitta proletaria. Non si costituiscono i sindacati di classe con la scheda. Non si lotta contro la guerra, la fame, la disoccupazione con la scheda. Non si conquista con la scheda il diritto di essere classe dirigente, padrona del proprio destino….Solo la lotta di classe traccia la strada maestra che il proletariato deve battere…”.

Nel maggio 1948 si ebbe il congresso di Firenze. Il passaggio all’opposizione del PCI aveva provocato una forte emorragia di iscritti, attratti dalla demagogia del grande partito, che aveva oltre due milioni di iscritti e una struttura organizzativa estremamente efficiente. Vinse il congresso Onorato Damen, anche se vi fu chi la definì una vittoria di Pirro. Damen mise in rilievo che il capitalismo aveva vinto ancora una battaglia, si era rinsaldato nelle sue basi economiche e politiche, grazie anche all’intelligenza che gli derivava dalla sua lunga dominazione. Contro il capitale, che stava creando i presupposti economici, politici e psicologici della III guerra mondiale, bisognava aiutare il proletariato a ritrovare se stesso come forza rivoluzionaria. Spettava la partito creare il potenziale umano di classe per la soluzione rivoluzionaria, altrimenti si sarebbe precipitati verso la guerra.

L’intervento di Perrone fu molto polemico. Riconobbe di avere commesso un errore, per aver creduto che alla fine della II guerra mondiale si sarebbe riprodotta un situazione rivoluzionaria come quella verificatasi con la conquista del potere dei bolscevichi. Errori del genere – disse - non sono esiziali, e ne furono compiuti di simili anche dai maestri del marxismo. Molto più grave è l’altro errore, compiuto nel convegno di Torino e ancora presente, cioè il ritenere che una prospettiva reazionaria “non solo non escludesse, ma comportasse la possibilità di un’affermazione della classe proletaria, e perciò del partito di classe”. In altre parole, il partito aveva applicato al ciclo capitalistico presente, uno schema valido per un ciclo precedente, e la relazione di Damen, basata sul soggettivismo e il volontarismo, riproduceva in pieno tale errore.

Damen considerò Perrone il portavoce dell’assente (Bordiga), ma l’analisi della corrispondenza dimostra che anche Perrone, come del resto quasi tutto il partito, era lontano dalle posizioni di Bordiga.

Bordiga considerò lo scritto “Dopo il congresso di Firenze, le nostre direttive di marcia”  il concentrato degli errori di tutti i gruppi del partito. Errore dichiarare che il proletariato non esisteva più come classe, e che anzi la classe operaia era l’elemento cardine della ricostruzione capitalistica.

Nella questione sindacale, trovava affermazioni sconvolgenti, e posizioni  tutte negative: non lavorare nel sindacato attuale, considerato organo della borghesia, non fondare un sindacato scissionista, non intraprendere la demolizione del sindacato... : “Non proiettate nessuna luce facendo ombra da tutti i lati”,  e aggiunse che occorreva invece mettere in rilievo le differenze tra il sindacato classico e quello attuale, spiegarne  il rapporto economico mutato e la nuova dinamica.

Bordiga, come s’è visto, non volle usare nei confronti dei suoi compagni l’espressione revisionismo, e si limitò ad accusarli d’improvvisazione. Si erano allontanati dalle posizioni della sinistra e di Lenin. Qualche anno dopo, nella riunione di Forlì (1952), riproporrà il problema in questi termini: “...deve forse cadere qualcosa che era comune a noi e alla piattaforma di costituzione del Comintern, a Lenin, ai bolscevichi, ai vincitore d’Ottobre? No, noi affermiamo, deve solo cadere quanto la sinistra fino da allora ebbe a combattere, e restare in piedi tutto quanto i russi hanno dopo tradito”.

La letteratura stalinista ha ingigantito le divergenze tra Lenin e Bordiga - ci furono, è innegabile – ma non maggiori di quelle che in certi periodi contrapposero Lenin a Trotsky o a Bucharin, e assai inferiori a quelle con Zinoviev e Kamenev alla vigilia della rivoluzione d’ottobre.

Una studiosa delle posizioni politiche  della Sinistra comunista, Liliana Grilli, scriverà :"A mio avviso  Bordiga non è affatto l'espressione di un "marxismo ottocentesco", il "residuo fossile" di un "veteromarxismo", intendendo con ciò un marxismo non solo "ortodosso" - giudizio con cui egli avrebbe pienamente concordato - ma ormai superato dai tempi, inadeguato ad interpretarli; egli è stato invece il teorico comunista rivoluzionario a noi più contemporaneo, il formulatore di analisi teoriche e di soluzioni politiche inaccettabili agli occhi della quasi totalità dei suoi contemporanei perché "troppo in anticipo" sui tempi.”  E possiamo darle ragione se pensiamo agli scritti di Bordiga sull’economia della sciagura e sulla distruzione del territorio, o a quelli sulla demenzialità della crescita produttivistica, col programma di disinvestimento e di riduzione della produzione, non appena realizzata la dittatura del proletariato, quindi senza per l’illusione che tali misure possano essere prese finché domina l’economia basata sul profitto.

Agli inizi del 1951 esistevano  nella sinistra comunista almeno 4 posizioni: 1) Damen, Bottaioli, Lecci, sulle linee del congresso di Firenze, pensavano possibile un forte intervento risolutivo politico e sindacale, per smuovere la situazione stagnante e creare un legame con la classe. 2) L’esecutivo (Maffi, Faggione), assai più prudente in politica, ma contrario all’intervento sindacale. 3) Bordiga, favorevole all’intervento sindacale, e  in disaccordo con Damen su questioni importantissime (Russia, situazione internazionale, questione nazionale e coloniale...) 4) Perrone, che si stava avvicinando a Bordiga, salvo sulla questione sindacale.

Bordiga cercò di chiarire i problemi con varie lettere. Scrisse a Maffi (5 gennaio 1951) sulla progressiva eliminazione del contenuto dell’azione sindacale sostituita da funzioni burocratiche. “Tale processo non può essere dichiarato irreversibile. Se l’offensiva capitalistica è fronteggiata da un PC forte ...se lo si strappa all’influenza dell’attuale politica russa, nel momento X e Paese X possono risorgere i sindacati classisti ex novo o dalla conquista magari a legnate degli attuali. Ciò non è storicamente da escludere. Certamente questi sindacati si formerebbero in una situazione di avanzata o di conquista del potere... Principio: senza organismi operai intermedi tra Partito e classe non vi è possibilità rivoluzionaria; il Partito non abbandona tali organismi per il solo fatto di esservi in minoranza” E nella lettera a Maffi e Damen (4 marzo 1951): “ Non vi sono due capitalismi, quello vecchio che rendeva possibile l’azione sindacale rivendicativa e quello nuovo che la ha esclusa. Vi è uno svolgimento in senso monopolistico ossia nel preciso senso della critica marxista alla economia borghese stabilita al tempo del preteso liberismo, e vi è una egualmente preveduta fase politica antiliberale demascherata. Il nuovo rapporto tra classe dominante e sindacati è un rapporto di influenza e dominazione. Errore  enunciarlo così: i sindacati sono divenuti organi della classe borghese e parti dello stato borghese. Sono sempre organi proletari, sotto dittatura borghese dopo un lungo periodo e processo di corruzione dei quadri e di infeudamento...” E il 19 marzo (a Maffi, Damen, Perrone), dopo aver ribadito quelle posizioni, aggiunse: “Falso che non siano possibili rivendicazioni di miglioramento ma solo di difesa del tenore di vita e delle “conquiste”. Falso che sulle rivendicazioni non si possa innestare la lotta politica per i fini generali che superano luogo tempo e categoria o azienda”.

Tra Bordiga e Damen ci fu un carteggio (Alfa – Onorio, ossia Amadeo e Onorato Damen), in cui si affrontarono problemi importanti della politica internazionale. Impossibile riassumerlo, ma si possono vedere alcuni punti. Per Damen, il capitalismo di stato trova nell’economia sovietica la sua manifestazione più organica, più definita e completa. La Russia ha bruciato le tappe grazie alla Rivoluzione d’Ottobre, che ha consentito l’accentramento dell’economia nelle mani dello stato. Con la controrivoluzione staliniana questo potenziale economico accentrato ha ingigantito il potere dello stato e dato l’avvio all’esperienza estrema del capitalismo. Il protagonista di questa fase della storia è lo stato la cui economia riproduce, su scala allargata, i modi e i caratteri dell’economia capitalista  propri della produzione e della distribuzione capitalistiche (salario, mercato, plusvalore, accumulazione, ecc.).

Quale la nuova classe che attraverso questo Stato esercita la propria dittatura? Damen non trova soddisfacente la spiegazione di Bordiga sulla nuova classe dirigente sovietica. “Non è storicamente possibile che il più accentrato e ferreo esercizio del potere che la storia ricordi possa essere demandato ad un’ibrida coalizione e fluida associazione tra interessi interni di classi piccolo-borghesi, medio - borghesi, intraprenditrici dissimulate, e quelli capitalistici internazionali, ecc..”

Bordiga aveva individuato nello strapotere USA il maggior ostacolo alla ripresa di classe e, in prospettiva, alla rivoluzione, mentre per Damen l’URSS  costituiva un pericolo dello stesso livello.

Bordiga rispondeva che, ovviamente, ogni grande concentramento metropolitano di capitale tendeva ad assoggettare, non solo l’America. Ma tenendo conto di territorio, risorse, popolazione, sviluppo   industriale, numero del proletariato moderno, materie prime, riserve umane, mercati, continuità storica del potere statale, esito delle guerre recenti, progresso nel concentramento mondiale delle forze sia produttive che di armamento, si vedeva che l’America era il concentramento n. 1. Aveva la probabilità di vincere in ulteriori conflitti,  poteva intervenire ovunque una rivoluzione anticapitalista vincesse. La rivoluzione, perdeva il tempo se non faceva fuori lo stato di Washington. Ciò significava che era ancora lontana.

La formula di fase monopolistica e capitalismo di Stato è estremamente indeterminata. La si applica tanto al regime di Mussolini che a quello britannico odierno che a quello russo. “Non è esatto che in una fase del capitalismo sia stata protagonista la borghesia classe e che nella attuale sia protagonista lo Stato. Classe e Stato sono cose e nozioni diverse.… Lo Stato non è il protagonista dei fatti economici ma un derivato di essi; se non la politica sorge dall’economia ma l’economia dalla politica e dal maneggio del potere, muore la interpretazione marxista della storia (chi lo pensa lo dica chiaro!) e tornano in auge le vecchie teorie, nuovissime per i fessi, che la storia nasce dal desiderio di comando dei capi, e il desiderio di comando da quello di ricchezza.”

Non si trova la nuova classe e  si risponde: lo Stato... oppure la burocrazia… la burocrazia l’hanno avuta tutti i regimi di classe, non è una classe. In linguaggio marxista la burocrazia è una delle “forme della produzione” mentre le classi sono forze di produzione, sono reti di interessi.  Questione russa. “Ammesso che non abbiamo dati (Marx poteva compulsare tutto il materiale del British Museum, fotografia fedele del capitalismo inglese, ma noi non possiamo stabilirci a Mosca ove troveremmo carte false) sulla definizione anagrafica della classe dominante russa, non facciamo un passo avanti colla  famosa “burocrazia”. Io ho già fatto molto assumendo esistere uno strato di intraprenditori senza proprietà titolare dei mezzi di produzione e forti beneficiari di profitto. Ma la burocrazia può essere anche, come nei nostri paesi, uno strumento di costoro e dei loro grossi affari, come uno strumento di affari oltre frontiera.... Lo Stato - padrone, vecchia formula anarcoide.” Il concentramento di potere di Mosca è anche un ostacolo che alla rivoluzione e lo è non solo come capitale della corruzione proletaria ma pure come forza fisica. Ma c’è solo da 34 anni. E’ composto di  tanti popoli diversi, con economie e tipi sociali diversi. Giappone e Germania sono a terra. Francia e Italia hanno subìto scosse tremende. La stessa Inghilterra è in crisi grave. L’America, invece, può intervenire ovunque: “… togliamo Baffone da Mosca e mettiamoci, per non sfottere nessuno, Alfa; Truman, che oggi ci sta pensando sopra, arriverà cinque minuti dopo.
 

LA SCISSIONE DEL 1952

La frattura non sorse tra Damen e Bordiga – anzi quest’ultimo cercò di mediare e chiese che tutti riprendessero la collaborazione,  - ma tra Damen e l’esecutivo. Bordiga non amava le sanzioni disciplinari, i formalismi organizzativi. Se divisione vi doveva essere, era giusto che avvenisse su chiare divergenze politiche. Tuttavia, la tensione era forte e l’occasione  per la scissione fu data proprio da un problema disciplinare, la nascita di un bollettino di corrente, al di fuori del controllo del partito. Damen, Bottaioli, Lecci e Stefanini furono espulsi. Bordiga fu avvertito a cose fatte, e Perrone protestò veementemente, per la fretta con cui la decisione era stata presa, contro il parere di Bordiga e suo. Bordiga non rifiutò di parlare con gli espulsi, ma le loro richieste politiche si rivelarono incompatibili con le sue posizioni e la rottura fu inevitabile.

Dopo in breve periodo in cui uscirono due giornali col nome “Battaglia Comunista”, con un’azione legale i dameniani ottennero la titolarità di Battaglia e Prometeo, mentre  il gruppo di Maffi, Perrone, Danielis, ecc. pubblicò “Programma Comunista”, con la piena collaborazione di Bordiga.

Questione disciplinare a parte, che qui non c’interessa, in apparenza la scissione con Damen e i suoi sostenitori  avvenne  per il loro attivismo, per la complessa struttura che volevano dare al partito a base di comitati elettivi, per le loro richieste di partecipazione alle elezioni. In realtà il dissenso verteva su questioni più centrali:  la questione sindacale, i moti coloniali, la «questione russa», il capitalismo di stato e la politica internazionale, come dimostra il Carteggio Alfa – Onorio.

Damen   sosteneva che “l’attuale sindacato corporativo (fascista, socialdemocratico o comunista)  per la sua funzione  di organo indispensabile alla vivificazione del sistema capitalistico, è destinato a vivere fino in fondo le vicissitudini economiche, sociali e politiche del capitalismo morente e sarà spezzato con lo stato imperialista solo dall’assalto del proletariato rivoluzionario», e tale assalto avverrà «attraverso nuovi organismi di massa (consigli di  fabbrica, soviet o altro come in Russia e in Germania) strutturalmente  e politicamente più idonei del sindacato a sentire in concreto, sotto la guida del partito rivoluzionario, i problemi del potere “. (O. Damen, “A. Bordiga, validità e limiti d’una esperienza, da una «Lettera-documento del comp. Damen al comp. Bordiga sulla questione sindacale”).

Si esclude la prospettiva,  ammessa da Bordiga,  della riconquista di vecchi sindacati o della formazione di nuovi sindacati rossi in situazione di ripresa rivoluzionaria, e si fa ancora una volta questione di forme di organizzazione “più idonee”. Damen pensava che dopo la seconda guerra mondiale, le organizzazioni sindacali operaie dovessero essere considerate soltanto come longa manus dell’imperialismo e andassero sabotate.

Altri punti di frattura: i moti nazionali e coloniali erano considerati da «battaglia comunista» solo il riflesso dei giochi di forza tra imperialismi.  L’URSS, già  nel 1952, era considerato imperialista nel senso pieno e marxistico del termine, nonostante l’arretratezza della sua economia. Per l’ironia della storia, accade che, molte delle posizioni comunemente attribuite a Bordiga, sono in realtà di Damen.

Nelle Tesi che il gruppo di Damen approvò al II congresso del “Partito Comunista Internazionalista battaglia comunista” nel 1952,  dopo la scissione, si può leggere :

“Il Partito ritiene definitivamente chiuso il periodo dei moti nazionali anche nei paesi coloniali a struttura economica prevalentemente precapitalista, nei quali lo sviluppo del capitalismo indigeno s’incrocia col capitalismo della nazione colonizzatrice attraverso legami strettissimi e congeniti di classe, per effettuare in comune la dominazione sullo stesso proletariato "colonizzato". Non esiste oggi nell’Occidente e nell’Oriente, Asia compresa, un solo paese, per quanto economicamente arretrato, in cui il proletariato senta "più" il problema dell’indipendenza nazionale e "meno" la sua liberazione dal duplice sfruttamento capitalistico”.

Riproporre oggi il tema della strategia leninista, che al presupposto dell’affermazione vittoriosa dello Stato proletario faceva giustamente dipendere la visione dialettica della lotta mortale da condurre contro il più grande complesso di potenza coloniale quale era allora l’Inghilterra, significa porsi sul piano della strategia dello Stato russo, significa, in una parola, legare la causa del proletariato al carro dell’imperialismo”. (Partito rivoluzionario e lotte dei popoli coloniali).

Successivamente, nei “Principi guida” del Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario (Bipr) del 1983 -   ufficio comune al “Partito Comunista Internazionalista - battaglia Comunista” e l’inglese “Communist Workers Organisation” (CWO) -   si affermava che: “L’era storica in cui le lotte di liberazione nazionali potevano rappresentare un elemento progressivo all’interno del mondo capitalistico è finita da molti decenni (con la Prima guerra imperialista nel 1914)”  “E’ da combattere ogni ipotesi che consideri ancora aperta in qualche paese la questione nazionale e che consideri quindi che il proletariato debba in questi casi abbandonare la propria strategia rivoluzionaria per allearsi con la borghesia locale (o peggio con un fronte imperialistico”.

Bordiga, invece, ribadirà l’importanza delle lotte anticoloniali :   “E' … una pura scempiaggine dire che essendo il marxismo la teoria della moderna lotta di classe tra capitalisti ed operai, ed il comunismo il movimento che conduce la lotta del proletariato, noi neghiamo effetto storico alle forze sociali di altre classi, ad esempio i contadini, e alle tendenze e pressioni razziali e nazionali, e nello stabilire la nostra azione trascuriamo come superflui tali elementi.” (“I fattori di razza e nazione nella teoria marxista”).

Altro punto di rottura fu la polemica sull’attivismo, che non per è Bordiga  la propensione a svolgere attività, ma il tentativo di forzare la situazione politica con manovre ed espedienti tattici,   disertando il lavoro teorico, “sostituendo  alla immensa ricerca storica dei rari momenti e punti cruciali in cui fare leva uno scapigliato volontarismo, che è poi il peggiore e crasso adattamento allo statu quo e alle sue immediate prospettive”.  La risposta dei dameniani è “E’ da negare nel modo più categorico che sia stato fatto qualsiasi “oscuro lavoro teoretico e organizzativo” proprio da quei compagni che, con la loro inerzia, cosciente o incosciente che sia, hanno purtroppo spezzato i fili d’unione dell’intera organizzazione...”  Negare il lavoro teoretico compiuto da Bordiga, accennare “al bisogno anche fisico del “capo” (romagnolo o napoletano che sia)” – con un implicito paragone tra il romagnolo Mussolini e il napoletano Bordiga – e parlare del “bambolarsi con i “fili del tempo”, è piuttosto pesante.


Battaglia Comunista,
dopo la scissione, tenne  il secondo congresso del PCInt (Milano, 2-4 maggio 1952).  B. C. cercò rapporti  con altre formazioni politiche, come Socialisme ou Barbarie, il gruppo americano News and Letters di Raja Dunayevskaya, Fomento Obrero Revolucionario (FOR) di Manuel Fernández Grandizo Munis, Azione Comunista di Bruno Fortichiari e Arrigo Cervetto, Unità Proletaria di Danilo Montaldi.  Nel 1977 organizzò la Prima Conferenza dei Gruppi della sinistra comunista internazionale (Milano, 30 aprile – 1 maggio 1977), alla quale partecipò la Corrente Comunista Internazionale. Con l'organizzazione inglese Communist Workers Organisation (CWO), nel 1983 costituì il Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario (BIPR, che nel 2010 cambierà il nome in Tendenza Comunista Internazionalista (ICT).


Programma Comunista
chiese ai compagni un’adesione a una nuova piattaforma, presentata da Bordiga, che doveva sostituire quella del 1945, e che prese il nome di “Tesi caratteristiche del Partito”. Riaffermato integralmente il marxismo, la piattaforma analizzava le ondate storiche dell’opportunismo, dal revisionismo al socialsciovinismo allo stalinismo.  La quarta parte, sull’azione di partito, precisava che, se al momento l’attività principale era la stampa e la propaganda, non bisognava rinunciare, nonostante la situazione difficile e le poche forze, a cercare di entrare in contatto con le masse, utilizzando “ogni occasione per entrare in ogni frattura, in ogni spiraglio, sapendo bene che non si avrà la ripresa se non dopo che questo settore si sarà grandemente ampliato e divenuto dominante”.    “L'accelerazione del processo deriva oltre che dalle cause sociali profonde delle crisi storiche, dall'opera di proselitismo e di propaganda con i ridotti mezzi a disposizione. Il partito esclude assolutamente che si possa stimolare il processo con risorse, manovre, espedienti che facciano leva su quei gruppi, quadri, gerarchie che usurpano il nome di proletari, socialisti e comunisti…”    “Per accelerare la ripresa di classe non sussistono ricette bell'e pronte. Per fare ascoltare ai proletari la voce di classe non esistono manovre ed espedienti”.

I dirigenti, pur con qualche perplessità su alcuni punti, e la base accettarono le tesi,  Demetrio (Giulio Benelli) le respinse. Bordiga disse che bisognava congratularsi anche con lui, e che si trattava di vedere “in che misura il compito esecutivo si espleta dal marxista indipendentemente dalla personale veduta e opinione”. Poteva essere utile nella posizione di collaborazione diversa da quella della dirigenza esecutiva. Maffi propose di utilizzare il contributo di Demetrio nei rapporti con i compagni all’estero e per l’archivio.

Soprattutto grazie a  Bordiga il partito affrontò questioni  che, partendo dalla natura economica e sociale della Russia post-rivoluzionaria, approfondivano l'evoluzione del modo di produzione capitalistico. Alla fine degli anni cinquanta l'organizzazione assunse una dimensione internazionale; si costituì prima in Francia e Belgio, poi in altri Paesi d'Europa.


Groupe Programme communiste

Nel 1963, il “Groupe Programme communiste” di Francia, che in precedenza aveva pubblicato le riviste “Travail de groupe” si sciolse con l'adesione individuale al partito, mentre una parte aderì a  “Socialisme ou Barbarie”. Nel 1963 uscì il giornale “le prolétaire, bulletin mensuel du parti communiste internationaliste (programme communiste)”, che divenne organo del PCInt. “Programme comuniste” era  la Rivista teorica del PCInt Programme communiste.


1964. La scissione di Milano. Nasce il PCInt - Rivoluzione Comunista

Rivoluzione Comunista (RC) sorse nel novembre 1964, in seguito ad una scissione milanese da Programma Comunista, in opposizione alle Tesi presentate da Amadeo Bordiga alla riunione di Firenze, che proponevano nuovi criteri organizzativi, basati sul centralismo organico.

Il gruppo agiva da frazione già dalla fine del 1963. Nel 1965 erano ancora forti le divergenze interne nel gruppo rispetto all'azione pratica da intraprendere. Il problema fu superato con l'esclusione di una minoranza che, alla fine del 1965, costituì il Gruppo comunista internazionalista autonomo e, in seguito, pubblicò la rivista L'Internazionalista (1975-1990).

RC assunse una struttura organizzativa articolata in specifici organismi, come i nuclei di fabbrica e le commissioni per il lavoro di massa, dando una forte enfasi all'importanza della prassi.

Oltre all'organo di Partito (La Rivoluzione Comunista) RC diede vita a numerose pubblicazioni, il bollettino sindacale Lotte Operaie, l'Agitatore Comunista per gli studenti, Donna Proletaria e altri per situazioni contingenti. Di fronte alle agitazioni studentesche (1968) e all'autunno caldo (1969), svolse un'intensa ed estesa attività di propaganda, di agitazione e di organizzazione delle lotte, ma  - per loro stessa ammissione - senza raggiungere apprezzabili risultati.

Nel 1974 prese posizione sui gruppi della Sinistra comunista e concluse che Battaglia Comunista e Programma Comunista non avevano capacità  sul terreno pratico, viziati di empirismo e teoricismo. Lotta Comunista fu definita tatticista, limitata alla pratica organizzativa e al movimentismo. Le tre organizzazioni, a giudizio di R.C., erano di ostacolo alla ricostruzione del Partito comunista.”


Tesi di Napoli

Nel luglio 1965, Programma Comunista adottò le Tesi di Napoli, in cui oltre ai concetti di partito storico e di partito formale, sul piano organizzativo confermava definitivamente l'adozione del centralismo organico, con l'abbandono anche formale del centralismo democratico. Per comprendere il problema possiamo ricorrere a una formulazione contenuta nelle “Norme orientative generali sulle basi di organizzazione del Partito di Classe” ("Battaglia Comunista", n. 13 / 1949).

“Le forze di periferia del partito e tutti i suoi aderenti sono tenuti nella pratica del movimento a non prendere di loro iniziativa locale e contingente decisioni di azione che non provengano dagli organi centrali e a non dare ai problemi tattici soluzioni diverse da quelle sostenute da tutto il partito. Corrispondentemente gli organi direttivi e centrali non possono né debbono nelle loro decisioni e comunicazioni valide per tutto il partito abbandonare i principi teorici né modificare i mezzi di azione tattica nemmeno col motivo che le situazioni abbiano presentato fatti inattesi o non preveduti nelle prospettive del partito. Nel difetto di questi due processi reciproci e complementari non valgono risorse statutarie, ma si determinano le crisi di cui la storia del movimento proletario offre non pochi esempi.”

Fu questo il periodo della scissione del gruppo di Jacques Camatte e l'uscita di Roger Dangeville compiutesi nel 1966.


La scissione di Jacques Camatte

Nel 1966 Jacques Camatte guidò una scissione, ritenendo che nel partito vi fosse un nuovo corso attivista. Considerava prematura la stessa esistenza del partito di classe,  pubblicò  la rivista  “Record”, e poi   “Invariance”, il cui titolo si riferiva alla posizione di Bordiga sull'invarianza storica del marxismo. Bordiga pensava che le grandi teorie  sociali e politiche, come il marxismo, nascessero nel corso di determinate svolte storiche rivoluzionarie, e non dovessero essere continuamente modificate, soprattutto in epoche di controrivoluzione, in cui la situazione stagnante inibisce l’audacia del pensiero e rende difficile la corretta interpretazione della situazione. In Camatte, tuttavia, c’è una sorta di assolutizzazione della posizione bordighista. Questo vale anche per la distinzione “partito storico e partito formale, che non è una “pensata” di Bordiga, ma risale a Marx (lettera a Freiligrath del 29 febbraio 1860, con annessa  lettera di Marx ad Engels del 19 novembre 1852). Ma né Bordiga né tantomeno Marx ponevano una contrapposizione assoluta tra il partito formale (o effimero) e il partito storico. Camatte invece sostenne: “Oggi solo il partito nella sua accezione storica è possibile. Ogni partito formale non è che un'organizzazione rapidamente riassorbita sotto forma di racket; la stessa cosa vale per ogni gruppo, strutturato o no, che pensa di operare per la riformazione del partito o per la creazione dei consigli.” (“Invariance” ottobre-dicembre 1969). Quindi, anche Programma Comunista sarebbe un racket. Il  proletariato era considerato una componente del capitale, incapace di compiere una rivoluzione in quanto classe, in quanto soggetto rivoluzionario. Le rivoluzioni erano la forma di lotta di tutta l'umanità contro il Capitale. In seguito Camatte criticò anche Bordiga e Marx, e  sostenne che il maggio francese aveva messo in questione il partito rivoluzionario, e che era invece necessario un nuovo modo di vivere, una nuova vita.

Non seguiamo Camatte negli sviluppi successivi, che confinano col misticismo.

In polemica con le nuove teorie di Camatte, nel 1969 un gruppo di militanti uscì da Invariance e proseguì il lavoro sulla base dell'impostazione originaria, con la rivista “Parti de Classe” (1972). Nel 1975 la rivista del Gruppo Comunista Mondiale prese il nome di “Le Programme de la Société Communiste”. Nel 1976 la scissione del gruppo di “Communisme ou Civilisation”.


1966  Roger Dangeville e "Le fil du temps"

Con  Camatte, uscì dal Partito anche Roger Dangeville. All'inizio degli anni '50, aveva lavorato con Maximilien Rubel. Amico di Suzanne Voute, aderì al partito nel 1956, e fu uno dei più importanti collaboratori di Bordiga. Tradusse in francese i Grundrisse per le edizioni Anthropos. Dopo una breve collaborazione con Camatte, Dangeville  pubblicò la rivista Le Fil du temps,  nel 1967, di cui uscirono 14 numeri in francese e 5 numeri in tedesco (Der Faden der Zeit”,  editi dal 1973 al 1977 a Berlino) . “In Italia, a Torino, vennero pubblicati alcuni numeri della rivista “Sul filo del tempo”, e fu fondata la casa editrice 19/75, che pubblicò opere di Dangeville e di Bordiga. Dangeville riconobbe che di Programma C. aveva compiuto “un ampio ed intenso lavoro teorico… nei primi decenni di questo dopoguerra per restaurare la piena validità del marxismo e definire la prospettiva della crisi futura che ottenne clamorosa conferma nel 1975…” (Economia e strategia della rivoluzione proletaria, Edizioni 19/75, l982). In un dossier lasciato ai compagni di N+1, che allora pubblicavano le “Lettere ai compagni”, c’è un’analisi sulle ragioni storiche del manifestarsi in Italia di esperimenti sociali che altre nazioni poi avrebbero portato a compimento (ad es. il fascismo e il compromesso tra Stato e classi). Pensava che l'asse della rivoluzione europea, per questi motivi, si fosse spostato dalla Germania all'Italia.

 

Kommunismen 

Nel 1972 ci fu scissione della sezione scandinava. L’adesione delle sezioni scandinave, avvenuta tramite un compagno italiano che lavorava in Danimarca,  era basata su un equivoco assai diffuso, la presunta vicinanza tra la Sinistra Comunista italiana, il KAPD e Pannekoek. A Marsiglia i compagni scandinavi tennero una relazione sulla Germania del primo dopoguerra,  chiaramente apologetica della sinistra olandese e del KAPD, e l’equivoco fu chiarito. Vi fu la ribellione di compagni francesi e italiani, dal vecchio Bibbi ai più giovani. In un’atmosfera surreale e fuori del tempo, tra lo stupore dei presenti,  i compagni scandinavi uscirono esclamando: “Levi era un opportunista, Pannekoek aveva ragione”. Pubblicarono per un breve periodo la rivista  Kommunismen.  

 

Partito comunista internazionale - Il Partito Comunista

Nel 1974, ci fu la rottura con le sezioni fiorentine del partito, sotto la guida di Giuliano Bianchini, che aveva aderito al partito giovanissimo dopo l’esperienza partigiana; era un oratore trascinante ed esperto di economia, due doti che raramente si trovano nello stesso militante.

Si ricostruirono come Partito comunista internazionale - Il Partito Comunista (da cui uscirà un   gruppo che darà vita nel 2000 a “Materialismo Dialettico”).

Dal 1979 questo partito pubblica anche la rivista teorica Comunismo, e in seguito le riviste “Communist Left”,  “La Gauche Communiste”,  “La Izquierda Comunista”.  Particolarmente significativo l’opera “La teoria marxista della conoscenza”, con scritti di Bordiga e loro.

Si richiamano agli stessi testi e documenti tradizionali di “Programma”, e accusano il vecchio partito di essersene allontanato nei fatti. Assai rilevanti le divergenze sulla questione sindacale, ove ripresero  parole d’ordine degli anni ‘20 del Partito Comunista d’Italia (per la CGIL Rossa) in una situazione storica in cui i sindacati si erano ormai trasformati in sindacati tricolore.  (Si noti che, invece, per Bordiga il primo requisito per la rinascita di un “sindacato rosso” era l’esistenza di un partito comunista forte, e non viceversa.) Questa posizione si è poi evoluta, come si vede dallo scritto “Fuori e contro gli attuali sindacati (da "Il Partito Comunista", n. 64, 1979), in cui si sostiene tra l’altro che “CGIL, CISL, UIL sono sindacati legati allo Stato e alla solidarietà nazionalecuciti sul modello Mussolini’, continuatori delle corporazioni fasciste” Si chiedono poi se è possibile la loro riconquista a una direzione classista: “Dopo la scissione del 1948, la CGIL, si richiamava – usurpandola – alla gloriosa tradizione rossa delle Camere del Lavoro, nella quale la parte più combattiva del proletariato italiano credeva...  fu costretta dalla pressione operaia a prendere in mano fortissimi scioperi, cioè gli operai, nella fase di ricostruzione e d'espansione economica poterono utilizzare le strutture della CGIL nella loro lotta difensiva antipadronale... La parte più combattiva del proletariato italiano ... militava allora nella CGIL e conduceva una reale lotta antipadronale. Queste considerazioni ci portarono a non escludere la possibilità che un giorno, sull'onda della lotta operaia, fosse possibile arrovesciare la politica e la struttura della CGIL riconquistandola (tutto o in parte) ad una politica di classe...  Da qui le nostre parole d'ordine «per la CGIL rossa contro l'unificazione tricolore», «contro la delega», ecc... Oggi, possiamo … escludere senz'altro la possibilità di una riconquista della CGIL. Questo significa che la rinascita dei sindacati di classe potrà avvenire solo attraverso il sorgere di nuove organizzazioni operaie e il corrispondente svuotamento degli attuali sindacati tricolore. “ 

La polemica  dei fiorentini contro Programma Comunista riesplose in occasione del referendum sul divorzio, nel 1974. Programma invitò a votare, non considerandola una concessione al parlamentarismo, ma una forma di difesa di interessi comuni ai proletari e alle fasce non abbienti della popolazione (la borghesia aveva la Sacra Rota, i migliori avvocati e le cliniche di lusso all’estero), mentre il “Partito Comunista”(Firenze) considerò questa adesione al voto la prova della degenerazione del vecchio partito. Altro motivo di polemica l’attenzione di “Programma” alle lotte studentesche, mentre i fiorentini consideravano gli studenti  come  portatori di ideologie piccolo borghesi, e avversari dei lavoratori.

 

Lo sviluppo e la successiva crisi di Programma Comunista

Il massimo sviluppo del PCInt _- Programma C.,  si ebbe tra il 1975 e il 1981: uscivano giornali o altre pubblicazioni in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo,  portoghese, olandese, arabo, nonché opuscoli in farsi.

Poco dopo, però, ci fu una gravissima crisi e la frammentazione. La partecipazione alle lotte sindacali, all’occupazione delle case in difesa degli sfrattati e alle lotte degli studenti tramite comitati e organismi di base, fu intesa come un nuovo corso da varie sezioni. Si giunse alla rottura,  tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ottanta,  con le sezioni di  Ivrea e Torino, Marsiglia e Francia meridionale, di Madrid, Schio, Benevento - Ariano Irpino, Torre Annunziata. In Francia,  Suzanne Voute nel 1981 fondò il gruppo Les Cahiers du marxisme vivant. La Voute fu, con Alberto Vaga,  esponente della Fraction Française de la Gauche Communiste Internationale, attiva tra il 1943 e il 1959,  e collaborò all'edizione francese delle Opere di Karl Marx, curata da Maximilien Rubel per i tipi della casa editrice Pléiade.  Fu contattata dalla Grilli, nel quadro delle sue ricerche riguardanti la storia della Sinistra comunista.

Detonatore della crisi del 1982 fu la questione mediorientale. Un articolo di Bruno Maffi, “Dal Libano al Golfo Persico si annuncia una storica svolta: dalle lotte per obiettivi borghesi e democratici alla lotta di classe proletaria” sosteneva tra l’altro: “... il problema non è più quello dei rapporti di un’”etnia” con lo Stato d’Israele; è quello dei rapporti di una massa sradicata e diseredata con tutti gli Stati della regione e con le borghesie alle quali essi appartengono...La “nazione araba” si è rivelata un inganno; l’autodecisione del popolo palestinese una lustra...”

L’articolo fu la causa occasionale del distacco del gruppo algerino. “El Oumami”, il  loro giornale bilingue (in arabo e francese) era considerato il fiore all’occhiello del partito, e la recente persecuzione da parte del governo algerino aveva aumentato l’attenzione verso il gruppo. Vi fu una reazione a catena che portò all’uscita di buona parte dei francesi che pubblicarono la rivista Octobre, dei tedeschi, che pubblicavano Proletarier,  degli arabi e dei latino americani, con l’eccezione dei venezuelani. Diversi militanti si allontanarono senza aderire a nessun gruppo. Dapprincipio quelli rimasti – italiani, francesi, venezuelani - fecero quadrato per salvare il partito,  infine anche tra loro sorsero controversie. Compagni, che per decenni non avevano avuto divergenze di rilievo, si scoprivano improvvisamente lontanissimi. Rompendo con la tradizione del centralismo organico, si  elesse un Comitato Centrale (giugno 1983) al posto del tradizionale Centro. Per Maffi, era un’intollerabile deviazione dalla tradizione del partito e prese l’iniziativa della rottura, che fu anche generazionale, perché tutti gli ultrasessantenni furono con lui, e tutti quelli con meno di 50 anni dall’altra parte. Con un’azione giudiziaria il gruppo di Maffi ricuperò Programma Comunista, gli altri pubblicarono Combat – Per il Partito Comunista Internazionale. Per quanto disomogeneo (solo sulla questione palestinese c’erano tre posizioni diverse), Combat riuscì ad organizzare alcune manifestazioni contro il militarismo, soprattutto nel Veneto, e partecipò nel 1984 alle proteste contro le installazioni missilistiche in Sicilia e contro la Fiera Navale bellica di Genova, in cui la ‘pacifica Italia’ vendeva navi militari sia all’Iran sia all’Iraq, impegnati in una sanguinosa contesa. Nel 1987 il gruppo si sciolse.

Da Combat si separò presto il gruppo de “Il Comunista”, rivendicando le posizioni tradizionali della Sinistra comunista, e riuscì ad avere anche Le Proletaire e la rivista teorica Programme Communiste.  Ha pubblicato la prima parte di una storia del PCInt - rompendo col vecchio uso di non parlare mai all’esterno dei contrasti e delle scissioni -  che dovrebbe continuare fino agli anni ottanta, alla crisi di Programma C.

Programma Comunista si riorganizzò su scala ridotta. Nonostante l’età, la tenacia di Bruno Maffi non era venuta meno, e non era svanita la sua grande capacità di lavoro, che aveva colpito Bordiga il quale, in una lettera del 1966, accennò alla sua “antica stima per chi si mette tra le stanghe e si definisce come tu fai un manovale che fa il compito suo.” Gran parte di Programma Comunista, soprattutto dopo la malattia e la morte di Bordiga fu opera sua, anche se la presentò come lavoro di partito senza mai rivendicarne la paternità. I comunisti dovrebbero studiare e approfondire gli scritti di questo militante solido, coltissimo e modesto.

Ci fu il rientro in Programma della sezione di Schio, poi di quella di Madrid. Altre riviste pubblicate: Cahiers Internationalistes in Francia e, in lingua inglese, Internationalist Papers.

Programma, tuttavia, non ha mai fatto un bilancio delle cause della crisi del  1982.

Nel 2005 la sezione di Schio si separò nuovamente da Programma dando vita al Partito comunista internazionale - Sul filo rosso del tempo.

Il gruppo raccolto dal 1981 intorno a Lettere ai compagni, nel 1999 sostituite con Quaderni internazionalisti, e poi da N+1 dal maggio 2000, produce ottime analisi sulla crisi economica e approfonditi studi storici, ha raccolto moltissimo materiale sulla storia della sinistra, ma non pretende di esserne la continuazione formale.  Non è possibile qui sintetizzare le loro posizioni, ma qualcosa si può capire da una risposta data a un lettore: Perché dite che la Sinistra Comunista Internazionalista non esiste più?”.   Risposta: “Molti gruppi si riferiscono al patrimonio storico di quella corrente, non solo in Italia. Tra di essi alcuni ritengono di esserne la continuazione anche formale. Ciò è comprensibile, ma oggi non esiste più quella corrente che un tempo era una presenza internazionale effettiva. Il grande ciclo storico che permise alla Sinistra di svolgere la sua fondamentale funzione in un arco di tempo lunghissimo si può suddividere in quattro periodi ben delimitati: il primo, quello del rifiuto della prassi socialdemocratica e anarco-sindacalista, che va dal 1911 al 1919; il secondo, quello del tentativo di costituzione del partito comunista mondiale, che va dal 1919 al 1926; il terzo, quello della salvaguardia del patrimonio teorico e della continuità fisica dei militanti nel periodo peggiore della controrivoluzione, che va dal 1927 al 1945; il quarto, quello della riproposizione del comunismo come dottrina scientifica del divenire sociale, che va dal 1946 al 1970. Ognuno di questi periodi ha visto la Sinistra agire in forme organizzative diverse, rispettivamente come circolo e frazione del PSI, come sezione del partito mondiale, come sua frazione esterna, di nuovo come partito formalmente organizzato. Sempre, per sessant'anni, vi fu continuità anche fisica fra vecchi e nuovi militanti, fra strutture organizzative che si modificarono nel tempo in base anche a lotte duramente selettive. Tutto ciò non esiste più né ha la possibilità di essere ricostituito con la buona volontà di militanti che, dal 1921, studiano su testi nei quali è scritto: "i partiti e le rivoluzioni non si fanno, si dirigono".


Appendice

Ci sono  movimenti che, pur denominandosi “Sinistra Comunista”, hanno un’origine diversa, e un percorso loro.

Lotta Comunista non sorse sul tronco della Sinistra “bordighiana”. Nacque, invece, da “Azione comunista”. Collaboravano alla rivista Giulio Seniga, ex collaboratore di Pietro Secchia,  ex partigiani come Luciano Raimondi, sindacalisti come E. Setti  e uno dei fondatori del PCdI, Bruno Fortichiari. La rivista prese posizione a favore dell’insurrezione in Ungheria e cercò contatti: col Partito comunista internazionalista di Damen, con gruppi  trotzkisti e i Gruppi anarchici di azione proletaria di Masini, Cervetto, Parodi.  Programma Comunista polemizzò più volte con questa alleanza delle quattro organizzazioni. Tra il 1957 e il 1958 ci fu una rottura sulla necessità di costruire un partito, Cervetto e Parodi erano a favore, Seniga e Masini contrari. Negli anni ‘60 ci fu la scissione tra un’ala filocinese, guidata da Raimondi, che si tenne il vecchio giornale ed entrò nel raggruppamento della Federazione marxista-leninista d’Italia, e Cervetto e Parodi, che fondarono “Lotta comunista” e l’organizzazione dei Gruppi comunisti rivoluzionari.

La Corrente comunista internazionale ha un percorso tutto suo. Si richiama per certi aspetti alla Sinistra comunista italiana, ma anche alle correnti di sinistra di Olanda e Germania, che con quella italiana ebbero divergenze abissali. La CCI ritiene che il Partito Comunista non abbia una funzione di organizzazione del proletariato, nega che debba esercitare la dittatura in nome della classe operaia, pensa che debba avere una funzione di orientamento, diffondendo la coscienza di classe,  mentre la conquista del potere è compito dei Consigli Operai. Questa riduzione dei compiti del partito, più di altre pur notevoli divergenze, rende in realtà la CCI incompatibile con la tradizione della Sinistra comunista ‘italiana’.

La Corrente Comunista Internazionale oggi è presente  in molti paesi dell’Europa Occidentale, negli USA, in Messico, in India e in Australia.
 

Bibliografia

Sandro Saggioro, “Né con Stalin né con Truman, Storia del Partito Comunista Internazionalista 1942-1952”, Ed Colibrì. Importante anche per la presenza delle lettere di Bordiga, Damen, Perrone, Maffi e altri.

Arturo Peregalli e Sandro Saggioro: Amadeo Bordiga 1889-1970, Colibrì 1995. Bibliografia completa sugli scritti di Amadeo Bordiga

Liliana Grilli, Amadeo Bordiga: Capitalismo sovietico e comunismo, La Pietra, Milano  1982.

“In difesa della continuità del Programma comunista”, Edizioni “Il programma comunista”.

“Per l’organica sistemazione dei principi comunisti” Edizioni “Il programma comunista”.

Amadeo Bordiga, Scritti 1911-1914 (Graphos)

Amadeo Bordiga, Scritti 1914-1918 (Graphos)

Amadeo Bordiga, Scritti 1918-1919 (Fondazione Amadeo Bordiga)

Peregalli Arturo (a cura di), Il Comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978.

Peregalli Arturo, L’altra resistenza. Il pci e le opposizioni di sinistra 1943-45, Graphos, 1991

Arturo Peregalli e Sandro Saggioro: Amadeo Bordiga - La sconfitta e gli anni Oscuri, Colibrì, Milano 1998. 

Andreina De Clementi: Amadeo Bordiga, Einaudi, Torino 1971.

La teoria marxista della conoscenza(  due volumi).  Edizioni “ ‘Il Partito Comunista’ del Partito Comunista Internazionale”.

La crisi storica del Capitale drogato, Ed. “Sul Filo del Tempo”.

Franco Livorsi, Biografia di Amadeo Bordiga, Editori Riuniti, Roma, 1976

Franco Livorsi,  A.Bordiga,  Scritti scelti, Feltrinelli, Milano, 1975.

Luigi Cortesi, Bordiga nella storia del comunismo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1997.

Storia della Sinistra Comunista Volume I,  Dalle origini al 1919; pubblicata a cura del Partito Comunista Internazionale (Programma comunista), 1964

Storia della Sinistra Comunista Volume II,  Dal 119 al 1920; pubblicata a cura del Partito Comunista Internazionale (Programma comunista), 1972.

Storia della Sinistra Comunista Volume III,  Dal 1920 al 1921; pubblicata a cura del Partito Comunista Internazionale (Programma comunista), 1986

Storia della Sinistra Comunista Volume IV,  Dal 1921 al 1922; pubblicata a cura del Partito Comunista Internazionale (Programma comunista), 1997.

Camatte Jacques, Dialogue avec Bordiga, "Invariance" serie IV numero speciale, 1988 (tradotto in Italiano su "Emergenza" n. 8 del 1990).

Camatte Jacques, Verso la comunità umana, Jaka Book, Milano, 1978.

Cortesi Luigi, Le origini del PCI, Laterza, Bari, 1972.

Corvisieri Silverio, Trotsky e il comunismo italiano Samonà e Savelli, Roma, 1969.

Damen Onorato, Amadeo Bordiga. Validità e limiti d'una esperienza, Epi, Milano, 1971

Il Partito comunista Internazionale nel solco delle battaglie di classe della Sinistra Comunista e nel tormentato cammino della formazione del partito di classe  (Edizioni «il comunista» - 2010).


Gli scritti di Bordiga sono presenti in vari siti:

www.quinterna.org

www.ilprogrammacomunista.com 

www.sinistrainternazionale.it

www.sinistra.net

www.avantibarbari.it

www.capireperagire.blog.tiscali.it

www.international-communist-party.org

www.leftcom.org

www.pcint.org

www.sinistracomunistainternazionale.it

Altri siti internazionalisti

www.digilander.libero.it  (Rivoluzione Comunista)

www.leftcom.org           (Battaglia comunista)
                            

www.sottolebandieredelmarxismo.it