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sotto le bandiere
del
marxismo
a cura di
Michele Basso
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La guerra all’Iran
“Se Creso attraverserà il fiume
Halys
cadrà un grande
impero.”
I tempi di Creso e della sua sfortunata guerra
contro Ciro sono lontanissimi, e i moderni artefici della finanza
sono mille volte più avidi e pericolosi di lui. Dominio della
finanza vuol dire dominio della guerra. I sistemi economico-sociali al tramonto non possono accettare il responso che li
condanna a morte, ma cercano di salvarsi con guerre sempre più
pericolose. Si è scoperto che un presidente americano ha mentito
pubblicamente, e la sua credibilità è in forte calo? Ecco pronta
una bella guerra in Jugoslavia, per “liberare” il Kosovo. Sarkozy è
nei guai per i finanziamenti di Liliane Bettencourt, padrona
dell’Oréal, alla sua campagna elettorale? C’è la Libia, che
sprofonda nel petrolio, e il corteggiatissimo, fino ad ieri,
Gheddafi, si presta con le sue stravaganze a giocare il ruolo di
“dittatore pazzo”. Queste sono solo, ovviamente, le cause
occasionali dei conflitti, la vera radice della guerra è da
ricercare nel capitale stesso, nel bisogno dei paesi imperialistici
di assicurarsi mercati, materie prime, di controllare le rotte, gli
stretti, le posizioni strategiche.
Una guerra assai più vasta e pericolosa si sta
profilando. Si tratta di una torcia gettata in una Santa Barbara,
gran parte dell’Asia è già sconvolta, non solo l’Afghanistan e
l’Iraq, ma il Pakistan, lo Yemen, la Siria, e il caos si estende in
Africa, oltre alla Libia, la Somalia, col coinvolgimento
dell’Uganda, la guerra per le materie prime del Congo...
“Obama, non ti crediamo!”
“AGI, Gerusalemme -
Gli Stati Uniti sono preoccupati dell'eventualità di non essere
avvertiti preventivamente, nel caso in cui Israele decidesse di
attaccare l'Iran per neutralizzarne le capacità nucleari”.(1)
Menzogne, non c’è telefonata, di qua o di là dell’oceano, che non
sia sotto il controllo dei servizi statunitensi.
“Netanyahu «è un
bugiardo, non posso più vederlo», ha tuonato Sarkozy, secondo quanto
si legge sul sito
internet francese 'Arret sur images', che ha raccolto un fuori onda
del G20. Parole a cui,
sempre secondo il sito, Obama avrebbe risposto così: «Ti sei stufato
di lui, pensa che io
ci devo trattare tutti i giorni...”.(2)
E’questa la versione
autentica? Non ci convince. Già nella questione libica il presidente
lasciò trapelare che era defilato, trascinato nella mischia a
malincuore, ma i suoi spietati droni furono decisivi. E’ noto che il
popolo americano è stanco di tante guerre e occorre condurvelo con
qualche trucco, di cui i dirigenti americani sono maestri. Netanyahu
è senz’altro la testa di turco, ma chi tira i fili è oltre oceano.
L’AIEA fornirà i pretesti. Il fatto che Israele abbia da 200 a 300
atomiche non tocca l’irreprensibile agenzia, tanto più che Israele
non ha mai firmato il trattato per la non proliferazione. Tanto meno
vengono controllati i grandi paesi, che hanno interi arsenali
atomici. Sotto inchiesta vanno solo i paesi schedati, indicati dagli
USA e dall’ONU, centrale di riciclaggio, dove gli ordini
dell’imperialismo vengono ripuliti e trasformati in risoluzioni,
tipo la 1973, che trasudano legalità e diritto, e conferiscono la
licenza di massacrare la popolazione, specie se di colore e di
condizione proletaria, di linciare gli avversari, e persino
sodomizzarne i cadaveri (Gheddafi, suo malgrado, insegna: ha
rinunciato all’atomica, ha investito i soldi libici nelle democrazie
occidentali. Nessuno potrà fidarsi più dell’ONU, di Obama, Sarkozy,
Cameron o... Berlusconi).
“Una 'armada volante'
- forte di almeno 100 aerei da combattimento - e una pioggia di
missili balistici Jericho sono gli strumenti a cui Israele potrebbe
ricorrere per esorcizzare la minaccia nucleare iraniana, se
l'opzione delle sanzioni dovesse rivelarsi ai suoi occhi
inefficace.” Così l’Ansa. Ma la storia ci narra che l’Invencible
Armada ha avuto un ben misero risultato, e che le offensive troppo
sbandierate si risolvono spesso in boomerang. Non è da escludere
neppure che Netanyahu, che delle guerre e delle tensioni ha bisogno
come del pane, alla fine, piuttosto che rinunciare a tutto, invada
ancora una volta Gaza e il Libano, col più frusto dei pretesti, e
tutto “si risolva” con qualche migliaia di morti, per la maggior
gloria della civiltà occidentale.
Se la guerra all’Iran
non si facesse, non sarebbe certo per la volontà di pace di Sarkozy
o di Obama. Vorrebbe dire che l’Iran ha raggiunto un livello di
preparazione militare da rendere troppo pericoloso, per Israele e
per le truppe americane in Asia, il colpo grosso.
I lavoratori contro la guerra
Quale che sia la scelta
dell’imperialismo – la guerra o una pace altrettanto infame, si
tratta sempre di sudore sfruttamento e sangue – i lavoratori, e i
comunisti in particolare, devono avere le idee chiare su alcuni
punti fondamentali.
1) Quello iraniano non è
certo un regime progressista, il regime di Khomeini si è eretto
sullo schiacciamento di una rivoluzione potenzialmente proletaria
(sorsero gli Shoraz, ispirati ai soviet). Una cappa di piombo
clericale, fatta di ipocrisia e repressione, grava sulla
popolazione.
Ma questo non può
giustificare in nessun modo l’aggressione imperialistica d’Israele e
della Nato.
Un esempio storico
aiuterà a chiarire: al tempo dell’invasione italiana in Etiopia,
Trotsky, in una lettera al Segretariato Internazionale (17 luglio
1935) si schierò apertamente per il paese vittima dell’imperialismo,
indipendente dal regime tutt’altro che progressista del Negus. Parlò
di lotta contro l’imperialismo, piuttosto che contro il fascismo,
per non lasciare nessun dubbio riguardo ad altri imperialismi,
spesso complici con quello italiano, che vantavano lunghe tradizioni
parlamentari, ma non erano certamente meno oppressivi verso i popoli
coloniali.
Qualcuno potrebbe dire
che anche l’Iran è un paese imperialista. Le velleità ci sono, ma
oggi non è più possibile un imperialismo straccione come quello
dell’Italietta di fine Ottocento. Oggi occorre un livello di
produttività alto, una flotta e un’aviazione potenti, satelliti,
portaerei. Neppure Inghilterra e Francia avrebbero avuto la vita
facile in Libia, se non fossero stati aiutati dagli USA. Abbiamo una
rete interimperialistica, che tuttavia non elimina le rivalità e le
contraddizioni. Il caso più clamoroso è quello dell’imperialismo
italiano, costretto a combattere in una coalizione che eliminava un
regime ad esso favorevole, per aprire la via al predominio
americano, francese e inglese, in altre parole, costretto a scavarsi
la fossa con le proprie mani.
La guerra all’Iran, a
parte il fatto che l’esplosione di centrali nucleari causata
dall’attacco sarebbe un attentato a tutti gli esseri viventi per la
pesante ricaduta della radioattività, potrebbe avere, o l’effetto di
rinsaldare il regime, oppure di ridurre nuovamente l’Iran allo stato
di colonia o semicolonia.
Nessuno s’illuda che dai
“liberatori” dell’imperialismo possa venire un miglioramento per le
sterminate masse povere dell’Iran. Al massimo, potranno avere
elezioni parlamentari virtuali alla Karzai, nonché tutti i benefici
di cui il capitale ci ha gratificato, soprattutto in questi ultimi
decenni: licenziamenti, aumenti dei ritmi di lavoro, distruzione di
ogni sicurezza sociale, persino di quella caritativa degli
ayatollah.
2) Un altro problema che
bisogna porre subito. L’attivismo militare di Netanyahu sta creando
una catena d’odio contro gli ebrei, non solo nei paesi arabi. L’odio
non va tanto per il sottile, non distingue il dirigente coinvolto
nella guerra e nell’oppressione e il lavoratore pacifico che ha
ascendenza ebraica. Dobbiamo stare attentissimi, denunciare ogni
inammissibile confusione. Nazisti, fascisti, fanatici religiosi sono
pronti a giocare con l’equivoco, pronti anche a servirsi di
mascherature di sinistra. Dobbiamo invece evidenziare ogni protesta
di ebrei contro il governo che pretende di parlare in loro nome, di
agire su loro mandato, e intanto li trascina in una situazione senza
uscita, che li rende invisi a buona parte della società. Gli ebrei
hanno avuto un peso immenso nella storia del movimento operaio e
della rivoluzione d’Ottobre in particolare. L’imperialismo d’Israele
ha avuto una funzione particolarmente reazionaria, perché ha
trascinato nel nazionalismo uno dei reparti più avanzati della
rivoluzione mondiale. La denuncia di questo imperialismo è perciò
una delle condizioni per la ripresa della lotta di classe a livello
internazionale.
Siamo giunti a un punto
cruciale: o una guerra, peggiore di quelle degli ultimi decenni,
perché coinvolgerebbe impianti atomici, con dispersioni di
radiazioni ben superiori a quelle di Chernobyl e di Fukushima. Senza
contare il possibile blocco dello stretto di Hormuz, con
l’interruzione del flusso del petrolio e le disastrose conseguenze
sull’economia mondiale. O una sconfitta dell’imperialismo che renda
impossibile la guerra, che potrebbe avere la forma di una protesta
di massa o di una risoluta opposizione da parte di settori militari,
consapevoli del pericolo che Israele stessa corre, a causa della
politica avventuristica di Netanyahu.
Michele Basso
9 novembre 2011
NOTE
1) “Iran:
Usa temono Israele non li avverta prima di attacco”,
ComeDonchisciotte, 6-11 2011.
2)
“Obama e Sarkozy: ‘insopportabile
Netanyahu’”di Redazione Contropiano, 07 Novembre 2011.
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