luglio 2010

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I socialisti massimalisti nell’emigrazione antifascista
 

I SOCIALISTI MASSIMALISTI NELL'EMIGRAZIONE ANTIFASCISTA tra unita’ socialista è nuova internazione


l’esilio e la ripresa dell’attivita’ politica

   Quando il 16 novembre 1926 in Italia la Camera votò la decadenza dei 120 deputati dell'opposizione (provvedimento che fu confermato dal Senato il 20), la polizia chiuse le sedi dei partiti e delle organizzazioni antifasciste. La direzione del PSI si sciolse, passando i propri poteri a un gruppo di compagni residenti all'estero. Con essi resterà in collegamento, a Roma, il segretario Olindo Vernocchi, mentre alla base cesseranno di mantenersi in contatto tra loro le sezioni.

   Quello che rimane delle organizzazioni socialiste si ha nelle federazioni italiane esistenti in Francia, Svizzera, Austria, Belgio e nelle Americhe del Nord e del Sud.

   Ne coordinano l'attività, i componenti della nuova Direzione: Ugo Caccia segretario, Giorgio Salvi vicesegretario politico e segretario amministrativo, Giovanni Bordini, Siro Burgassi, Alfredo Masini, Gino Tempia residenti in Francia, Carlo Pedroni di Ginevra; Armando Baruzzi e Massimo Dante Lombardo di Zurigo. Il 10 dicembre 1926 rinasce, riprendendo il contatto con i compagni con periodicità settimanale.

   La nuova direzione del PSI decide di mantenere in vita il partito "con la sua fisionomia, la sua tattica ed il suo programma".(1) Raccomanda ai compagni di cessare ogni attività di tendenza, per "dedicarsi in favore dei compagni colpiti dal terrore fascista". Per quanto riguarda la lotta al fascismo, dichiara la volontà di operare "d'accordo con gli altri partiti che agiscono sul terreno della lotta di classe".

   Nel marzo 1927 la direzione del PSI (2) lancia un appello alle masse per esortarle all'unità d'azione contro il fascismo. Comizi si tennero a Londra, a Parigi, a Bruxelles, a Vienna. Comincia a svilupparsi un movimento nel quale sono coinvolti anche gli altri partiti già impegnati nel Comitato Antifascista costituito a Parigi dal PSI, unitamente al PSLI e alla FRIE (Federazione Repubblicana Italiana all’Estero).

   Il 27 marzo a Parigi, si forma la Concentrazione di Azione Antifascista, la quale si manifesta al pubblico con un appello firmato da Claudio Treves e Modigliani per il PSLI, da Pietro Nenni e la Balabanov Angelica,(3) da Fernando Schiavetti e Pistocchi per il PRI, da Bruno Buozzi e Felice Quaglino per la CGL, da Alceste de Ambris per la Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo (LIDU). In esso si indica quale scopo della Concentrazione l'organizzazione delle forze italiane antifasciste per mantenere il contatto con le masse italiane "nei loro movimenti di difesa sociale e di resistenza politica.(4) Vi si dichiara, che la Concentrazione rispetta l'autonomia dei partiti e delle organizzazioni aderenti, stabilendo peraltro fra loro un vincolo comune nella lotta contro il fascismo e le forze reazionarie, ma anche "contro gli istituti politici che ne hanno favorito lo sviluppo e lasciato conculcare le pubbliche libertà".

   Il 1° maggio 1927 nasce l'organo della Concentrazione La Libertà.

   La Concentrazione sin dai primi passi rivela scarse capacità realizzatrici a causa delle divisioni fra le forze che ne fanno parte. Gli unici successi li ottiene nella difesa degli emigrati in Francia, col sollecitare l'intervento della LIDU nell'assistenza ai colpiti (compresi i comunisti) dai provvedimenti polizieschi. Nonostante le polemiche con i comunisti, è notevole la partecipazione alle manifestazioni di esaltazione del sacrificio di comunisti (Gramsci, Terracini, Sozzi).

   Però è nullo da parte della Concentrazione il lavoro in Italia, per questo motivo i repubblicani in particolare quelli di sinistra (come Schiavetti) prendono le distanze da essa pur senza dissociarsi.

   In realtà, sulla Concentrazione pesò in misura eccessiva l'autorità del gruppo dirigente del PSLI, che s’impose quale mediatore dei contributi concessi dall'Internazionale Operaia Socialista(5) (della quale era membro). Questo fu uno dei motivi che alimentarono l'opposizione della sinistra del PSI, che aveva come punti di forza nelle sezioni di Vienne e in quella di Parigi, dove tra l'altro si era formato una frazione terzina,(6) che era favorevole all'ingresso dei socialisti nei Comitati Proletari Antifascisti, che erano un'organizzazione del PCdI. Sempre per iniziativa della sinistra socialista, a Parigi, sorse Il nostro Avanti, conosciuto nell'ambiente antifascista come Il Piccolo Avanti.

   Di fronte a queste divergenze, la Direzione del PSI, per avere il consenso della base del partito, indisse un referendum per avere il consenso nell'adesione alla Concentrazione, vista come un ripiego nella prospettiva che i comunisti italiani cambiassero politica. Il consenso dalla base fu concesso ma ci furono socialisti che opposero dubbi e critiche (quelli di Grenoble e di Villefranche respinsero lo stesso strumento del referendum). Il referendum rafforzò la posizione di Nenni che era favorevole a entrare nell'IOS.


Il dibattito sull’unita’ socialista

   Sui rapporti con il PSLI e con l'IOS si accende nel PSI un dibattito che porta nel 1928 al Convegno di Marsiglia, il primo dei socialisti in esilio. A questo convegno non partecipa A. Balabanov che in quel periodo a causa del suo incarico dell'ufficio di segreteria del Bureau Internazionale di Informazione dei Partiti Socialisti Rivoluzionari (7) si trova in Svezia. Al Convegno partecipano 30 delegati, tutti i partecipanti all'assemblea ammettono l'impossibilità di tenere viva un'organizzazione di partito in Italia. Si scontrarono diverse posizioni: quella del Comitato di Difesa cui avevano aderito i componenti della Direzione, quella dei favorevoli al fronte unico con i comunisti e quella di chiedeva l'unificazione con il PSLI.

   Il Convegno si concluse con un voto a maggioranza che sanzionava il comportamento della Direzione ma raccomandava "l'unità d'intenti e d'azione di tutto il Partito per il fiancheggiamento della lotta che i compagni d'Italia conducono contro il regime della dittatura fascista" e dava mandato "alla Direzione del Partito di colpire con inflessibile energia compagni, sezioni e federazioni che non osservino con leale disciplina i doveri tracciati dal Convegno".

   Le conclusioni del Convegno non furono accolte positivamente di chi si era apertamente dichiarato per la fusione con il PSLI.

   Il 18 e 19 febbraio 1928 si riunisce la Direzione del PSI, che elegge A. Balabanov segretaria, e istituisce un comitato esecutivo composto da lei, dal vicesegretario politico e da Salvi, Bordini, Burgassi e Coccia, a cui sono affidati gli incarichi di membro del Comitato Esecutivo della Concentrazione a fianco di Nenni.

   Tutto ciò non è gradito da quanti sono convinti dalla necessità di potenziare l’IOS. Tra costoro vi è il Grande Oriente di Parigi, stando a quanto si asserisce in un comunicato confidenziale del Ministero degli Interni italiano, che delibera di premere sugli esponenti socialisti, affinché si giunga alla fusione dei due partiti "generalmente non facenti parte della Massoneria", che del suo appoggio "hanno bisogno quotidianamente per ragioni di lavoro e per protezione politica" e non possono non considerare come "un invito perentorio"(8) un desiderio della gran loggia. L'intervento del Grande Oriente (che aveva una grande influenza nella vita politica francese) probabilmente fu determinato da fattori di politica internazionale quale le minacce di crisi accennate nel discorso che fece Mussolini il 5 giugno 1927, che consigliò un potenziamento dell'IOS anche fra l'emigrazione italiana.

   La direzione del PSI nel febbraio 1928 oltre al rinnovo degli organismi dirigenti deliberò un manifesto che costituiva un appello all'unità della sinistra rivoluzionaria. Gli avversari all'appello passarono risolutamente all'azione e cominciarono a premere sugli esitanti. Nenni criticò apertamente la direzione del partito, a lui si associò Amedeo Clerici da Vienna, e Coccia che in seguito abbandonerà la direzione dell'Avanti.

  La maggioranza, valendosi dei poteri conferitegli dal Convegno, impose la cessazione del dibattito sull'unità socialista, e, poiché si manifestarono ribellioni nel corso dei Convegni federali, prese provvedimenti disciplinari. La polemica all'interno del PSI si fa rovente e volano colpi bassi, Nenni è accusato di essersi lasciato avvicinare da "persona inviata appositamente dall'Italia" per proporgli il ritorno, da compensare con un’alta carica nei sindacati fascisti. Di tutto questo ne approfittò la polizia fascista, la quale riuscì addirittura a infiltrare due suoi agenti nella sezione parigina.

   Oltre all'unità socialista con i riformisti, un altro motivo di polemica all'interno del PSI è il ruolo della Concentrazione, dove la Balabanov accusa i riformisti, che detengono il potere nell'associazione, di mantenerla inerte. La Balabanov non intendeva rompere con la Concentrazione, ma mirava a una soluzione unitaria più ampia nel quadro di una linea politica che mirava al conseguimento dell'unità di tutto il movimento operaio.

   I fautori dell'unità socialista creano il Comitato per l'unità socialista, che fa proprio le Tesi sull'unità di Nenni, lo scontro nel PSI riprende sempre più aspro. A fianco di Nenni si schierano i fautori delle mozioni firmate da Coccia e da Amedeo, la direzione che aveva fissato per il 6 gennaio 1930 la convocazione di un secondo convegno, lo rinvia provocando le proteste degli oppositori. Costoro oppongono la minaccia di un autoconvocazione da parte delle federazioni ribelli. La risposta è data con l'impiego dell'arma dell'espulsione. Ne sono colpiti 58 compagni. Si arriva così al 16 marzo in uno stato di tensione, dove a Grenoble hanno luogo due assemblee.

   I fusionisti sostengono di avere la maggioranza nel partito, avendola ottenuta a Zurigo, a Londra, a Marsiglia. Quelli contro la fusione sostengono di avere i tre quarti degli iscritti. I due schieramenti si riuniscono separatamente, i fusionisti al Café Rivoire, gli altri al Belle Donne. Quando, in una riunione di pochi elementi, i fusionisti accertano che la direzione non intende ritirare i provvedimenti di espulsione e respinge una mozione presentata da loro, decidono di non presentarsi alla Bourse du Travail, dove era la sala concessa per il convegno. Si consuma così l'ennesima scissione nel movimento operaio italiano.

   I fusionisti eleggono una direzione composta da Coccia, da Nenni, da Clerici, Antonio Bianchi e Mario Gabici, si costituiscono le federazioni, si leggono le adesioni delle sezioni di Alessandria d'Egitto, di Chicago e di Assunciòn, quelle personali di Fernando De Rosa e di Carlo Rosselli.

   Il convegno massimalista riconferma la Balabanov segretaria, e forma una direzione composta da Sigfrido Ciccotti, Carlo Marchisio, Oreste Mombello, Pietro Refolo, Giorgio Salvi, Gino Tempia. Sono nominati i "fiduciari direzionali" delle Federazioni, formati da operai convinti, che lavorano e s'impegnano politicamente. La nuova direzione intensifica i rapporti con l'area socialista in America latina e, pur aspirando a un'azione più intensa rispetto all'Italia, non coltiva le illusioni della Terza internazionale e del PCdI su un crollo imminente del regime. Da un punto di vista ideologico la direzione del PSI rimaneva fedele al concetto di dittatura del proletariato, anche se concepita in modo diverso dal modo in cui si attuata in URSS.

   Nenni, nel frattempo, opera la confluenza della sua componente nel nuovo partito unitario che sorge a Parigi al congresso dell'unificazione (19-20 luglio 1930). Egli assieme a Saragat svolge un'operazione intesa a liquidare "tanto il riformismo quanto il massimalismo" ed instaurare un "socialismo rigorosamente marxista e democratico".(9) In questo congresso del partito riunificato pende la decisione di modificare il titolo del periodico socialista di Zurigo L'Avvenire del Lavoratore in quello di Avanti, costringendo la Balabanov a ricorrere alla giustizia svizzera, la quale ordina il ripristino del titolo L'Avvenire del Lavoratore pur ammettendo l'aggiunta.

   Quando, dopo lo scioglimento della Concentrazione, il tentativo sarà fatto nel 1934 da Nenni a Parigi,  il tribunale locale imporrà l'adesione di un nuovo titolo e nascerà il Nuovo Avanti.

  Anche l'Avanti del PSI di Nenni invia in Italia supplementi di piccolo formato e in carta semplice. La presenza di due quotidiani di partito con lo stesso nome, che forse era letto dalla stessa persona, non era certo un incoraggiamento a combattere il fascismo perché infondeva lo spettacolo di un antifascismo diviso.

  Nel frattempo il PSI massimalista cominciava ad allontanarsi dalla Concentrazione, i motivi formali di questa posizione stavano dal fatto che la direzione non accettava che l'organo direttivo della Concentrazione ponesse sullo stesso piano i due settori in cui si era diviso il partito a Grenoble. I motivi veri nascevano dal fatto che la guida del partito era sfuggita dalle mani della segretaria, sempre più impegnata dai suoi doveri verso il Bureau internazionale ed era passata agli uomini della sinistra. Questo spostamento era favorito anche dalla crisi economica del capitalismo (crollo di Well Street del 1929) che faceva maturare la convinzione su molti settori del movimento operaio che il sistema capitalistico stesse per crollare.

   Il PSI massimalista, egemonizzato dalla sinistra, si distaccò dalla Concentrazione perché non riteneva che  fosse il posto per forze  autenticamente rivoluzionarie.

   Nel 1931 il PSI massimalista  sviluppa un attivismo che faceva sperare in un progresso delle sue forze. Ma per divergenze interne si allontana dal partito Guido Salvi,(10) il quale non è soltanto il vicesegretario politico del PSI, ma anche il segretario amministrativo e il titolare della proprietà del giornale. Chiede assieme a Ciccotti la convocazione di un altro Convegno e, non avendolo ottenuto, si pone di disparte. Il colpo è grave perché si accompagna alle dimissioni di Aldrich, l’amministratore del giornale, e al sequestro delle macchine con cui questo si stampa. A questo bisognava aggiungere le difficoltà finanziarie, l’Avanti era uscito tre volte al mese nel corso dell’anno. Ora non riusciva a fare pervenire agli iscritti le mozioni che accompagnavano la convocazione del III Convegno delle sezioni socialiste all’estero.

   Nel frattempo il PSI massimalista (lo chiameremo PSIm d’ora in poi) uscì dalla Concentrazione Antifascista e  decise di uscire dalla CGL riformista di Buozzi con l’intenzione di entrare nei sindacati rossi formati dai comunisti.

   Peggiorava la situazione finanziaria del partito, che nel frattempo era diventato oggetto degli attacchi del PCdI, che in questo periodo  portava avanti la linea politica dell’Internazionale Comunista del cosiddetto “socialfascismo”, che identificava la socialdemocrazia (comprese le ali sinistre) e fascismo.

E in questa fase che viene convocato il terzo Convegno generale del PSIm all’estero per i giorni 27 e 28 marzo 1932 a Lione.


I massimalisti alla ricerca di una linea politica: lotta antifascista, identità ideologica e lotta fronte unico

   In questo convegno erano presenti una sessantina di delegati. Si discusse a lungo la relazione morale, che fu approvata col voto di una mozione presentata da Consani, Mazzotti e Lezzi (soltanto due delegati votarono contro). Il momento principale del Convegno si ha durante il dibattito sul tema “lotta antifascista e rapporti con le altre organizzazioni all’estero”, si approvò l’uscita dalla LIDU, fu confermata l’uscita dalla CGIL di Buozzi e si propose l’entrata nei Sindacati Rossi. Questa proposta fu bocciata dalla maggioranza dei delegati. Infine si elesse un comitato pro vittime politiche che aveva come sede  Parigi, si confermò l’affidamento del movimento giovanile, che era ai minimi termini, a Consani e si decise che il Consiglio Nazionale fosse composto dai segretari delle federazioni.

   Nel corso del 1932 ebbero corso degli avvenimenti molto importanti per l’immigrazione politica antifascista italiana: morì Filippo Turati. La scomparsa del leader socialista riformista rafforzò all’interno del PSI-IOS la posizione e il ruolo di Nenni e Saragat. In quest’anno ci furono: l’insurrezione del generale Sanjurio in Spagna contro la repubblica  instaurata l’anno prima, lo spostamento di vaste masse di disoccupati verso il partito nazista, nell’URSS la collettivizzazione e la completa defenestrazione all’interno del Partito Comunista Russo di ogni opposizione.

   In questo quadro i comunisti parlano di “rivoluzione mondiale”: i socialisti, anche quelli che li hanno seguiti nella critica della socialdemocrazia, sono attratti dal moto impresso da Trotskij alla polemica contro Stalin. Non fa eccezione il PSIm, il tema sindacale è in primo piano del partito e dei suoi alleati. Se ne discute in una riunione concordata con i vertici del PRI, dei gruppi anarchici italiani e dell’Unione Socialiste Comuniste (US) aderente al Bureau. In questa riunione si decise di istituire leghe distinte dalle aderenti alle Internazionali sindacali di Mosca e di Amsterdam.

   La presa del potere in Germania dei nazisti indusse i comunisti ad avviare delle trattative con gli altri partiti di sinistra. Si svolse una riunione l’11 aprile 1933 per discutere la lettera che il PCdI inviò ad altri partiti antifascisti italiani il 14 marzo 1933. Erano presenti rappresentanti del PSIm e del PRI, non si fecero vedere i socialisti del PSI-IOS. In questo incontro emerse che: “i comunisti hanno riconosciuto il fallimento dei tentativi di unità dal basso e son disposti a formare un comitato consultivo per intese sull’azione da svolgere in Italia e all’estero”. Qualche giorno dopo si apre a Marsiglia il XXII Congresso del PSI-IOS. Il PSIm inviò Vischioni accompagnato da Troni e da Carleschi, con un comunicato da leggere ai delegati.

   Alla presidenza del Congresso è Treves, risolutamente contrario a un accordo con i comunisti. Nenni, quale relatore e segretario politico, invita i massimalisti a ricostruire l’unità socialista nell’IOS, mentre reclama quella proletaria con i comunisti, mettendo però le mani avanti con il respingere la concezione  bolscevica del potere, che avrebbe conseguenza fatale  la “dittatura e il terrorismo, e, almeno nei nostri paesi, lo schiacciamento del proletariato”.(11) Nenni non legge la lettera dei massimalisti, ma la proposta di fronte unico dei comunisti, che dichiara generica e infantile e afferma che fuori “delle trattative da Internazionale a Internazionale e da Partito a Partito … non vi è che farsa ed impostura”. Il 4 e 5 giugno 1933, si tenne il quarto Convegno del PSIm. Il convegno si appresta a discutere il caso Salvi,  in difficoltà a causa di un’azione giudiziaria, che non si conclude con la vendita dei mobili di casa soltanto perché Consani, Delai, Marchetto e Vischioni gli prestano 6.800 franchi. Questo potrebbe essere una motivazione per la quale Salvi, d’accordo con Reffolo, assumerà un atteggiamento contrastante con le decisioni della Segreteria del Partito esposte nella relazione pubblicata per il quarto Convegno delle sezioni.

   La Direzione aveva indicato quali cause principali della vittoria del fascismo e del nazismo non soltanto l’incomprensione dei due fenomeni da parte della Seconda e della Terza Internazionale,  ma anche l’avere paralizzato con i “dissensi e le lotte fratricide” “l’azione delle masse, distruggendone in pari tempo la fede nell’avvenire rivoluzionario”.  Si denuncia anche il calo dell’attivismo dei fuoriusciti e si ammette che si stanno attenuando gli impulsi “che incitano i proletari alla lotta di classe,  ciò soprattutto in un momento di crisi economica e politica, in cui i lavoratori esteri sono appena tollerati e si trovano in condizioni di grande inferiorità a cospetto dei lavoratori indigeni, mentre la loro qualità di perseguitati politici li priva – a parte le poche lodevoli eccezioni – e dello slancio e dello entusiasmo, per non dire del coraggio necessario per militare nelle file sovversive”.(12) La direzione cercò di stimolare i compagni, tirando un bilancio positivo del proprio lavoro, dicendo dei successi avuti negli sforzi per attuare l’unità sindacale e di classe fra gli italiani emigrati e dandosi il merito di avere associato i partiti aderenti al Bureau di Parigi all’iniziativa presa dall’Indipendent Labour Party con l’appello all’unità rivolto alle due internazionali e alle masse agli inizi dell’anno.

   Contro la relazione della Direzione si espressero Refolo e Salvi che attraverso un ciclostilato posero delle critiche.

   All’interno della Direzione si formò una corrente intermedia, la quale presentò un ordine del giorno che poneva, come compito del partito, il “realizzarsi una intesa sincera e fattiva delle organizzazioni proletarie, onde con una comune azione rivoluzionaria possa essere ridata alle classi sfruttate la fede nel proprio divenire rivoluzionario e la forza necessaria per riconquistare le libertà perdute e per opporre alle velleità imperialiste delle classi dirigenti la lotta per la trasformazione della società capitalista in società socialista (guerra alla guerra fra i popoli)”.(13) I promotori di quest’ordine del giorno ricordano l’adesione data dal PSIm al Congresso di Amsterdam e al Comitato Centrale di azione contro la guerra. Raccomanda “l’astensione da tutto ciò che è atto a rompere i contatti che si vanno faticosamente stabilendo fra gli aderenti fra gli aderenti a diverse tendenze del movimento operaio”, pur ponendo in evidenza la necessità “di denunciare all’opinione pubblica proletaria tutti gli atti di settarismo tendenti a stabilire una supremazia di un indirizzo politico a scapito di altri, e di dividere così le forze del proletariato”.(14) Il dibattito s’incentrò soprattutto sul tema del fronte unico e dei rapporti con il PCdI. È respinta la proposta di aderire ai sindacati rossi, e approvata invece la partecipazione a un fronte unico con i comunisti, pur con tutte le riserve nei loro confronti. Segretaria è confermata la Balabanov (nonché direttrice dell’Avanti) Mariani vicesegretario.

   Sotto il peso delle apprensioni suscitate dall’avvento di Hitler al potere, i socialisti di sinistra che non aderivano alla Seconda Internazionale decisero di tenere una conferenza mondiale di tutte le organizzazioni operaie allo scopo di organizzare una lotta internazionale contro il fascismo. A Bruxelles il 19 giugno 1933 si tenne una conferenza che costituì un comitato permanente. John Patton segretario dell’ILP divenne segretario di questo Comitato. In occasione di questa conferenza la Balabanov dichiarò: “Il socialismo riformista alla Nenni e compagni ha fatto fallimento completo. Solo l’unità di tutti i proletari potrà impedire un ulteriore estendersi dei movimenti fascisti”.(15)

   Il 27/28 agosto a Parigi il Comitato di Bruxelles aduna a Parigi i rappresentanti di 14 organizzazioni. La Conferenza di Parigi fu quindi un eccezionale luogo di incontro di opposizioni che per comodità terminologica si potrebbero definire socialiste <di sinistra> e comuniste <di sinistra> e <di destra>. Si scontrarono nella Conferenza tre posizioni:

1)    Quelle del DNA e il PUP, che si collocavano nella tradizione dell’Unione di Vienna e  ritenevano che qualsiasi azione comune con l’IC fosse impraticabile,  si pronunziarono per la riunificazione del movimento operaio attraverso la socialdemocrazia.

2)    Una posizione intermedia venne difesa dall’ILP, che privilegiava una futura alleanza con la Terza Internazionale.

3)    Diverse organizzazioni, infine, giudicavano severamente il fallimento dell’IOS e dell’IC, ma ne deducevano  conclusioni estremamente diverse; a trarre le più estreme conseguenze furono la SAP, l’OSP, il RSP(16) e l’OSI, che sottoscrissero un testo a favore di una nuova Internazionale e di nuovi partiti comunisti: la <Dichiarazione dei quattro>. Pur riconoscendo il fallimento delle due principali forze politiche del movimento operaio, il SKP svedese, la FCI spagnola ed il NSPP polacco rifiutavano allora di imboccare la strada di una nuova internazionale.

   I risultati concreti della Conferenza di Parigi furono scarsi. Fu proposta un’azione di boicottaggio della Germania, che doveva essere messa in atto da tutte le organizzazioni operaie. Con 10 voti contro 4 (ILP, RSP, Opposizione di Sinistra tedesca e Segretariato Internazionale dell’OSI), la conferenza si pronunciò a favore di un congresso mondiale <rappresentativo di tutte le organizzazioni operaie del mondo che accettano come base la necessità della lotta pera realizzare il socialismo>. L’eterogeneità dei punti di vista dei partecipanti alla conferenza spiega perché nessuna decisione comune poté essere adottata sulla questione della nuova ibernazione. Dopo la Conferenza di Parigi il Bureau di Parigi e l’IAG costituirono di fatto un unico centro il cui segretariato, dopo un breve periodo di qualche mese ad Amsterdam nel corso del 1934, ebbe sede a Londra e fu animato dall’ILP fino alla seconda guerra mondiale. La partecipazione del PSIm a questa Conferenza, dove si criticarono i comunisti in ordine al fronte unico e ai comitati contro la guerra, irritò fortemente i comunisti che cominciarono a polemizzare con il PSIm. Furini (Giuseppe Dozza) addirittura il 15 ottobre 1933 dichiara che l’adesione dei massimalisti a questa conferenza “costituisce di fatto una rottura dell’accordo di F.U.”.(17) Tutto questo provoca un maggior interessamento da parte massimalista verso Buozzi e la Concentrazione Antifascista. Semeraro, della direzione del PSIm, accenna a un possibile riavvicinamento all’organizzazione sindacale riformista, qualora sia “ridotta alle sue funzioni al fine di uscire dal caos concentrazionista, in cui è stata gettata, per prendere il posto che le spetta nella lotta in mezzo ai proletari e contadini italiani residenti in Italia e all’estero”.(18) Il 29 ottobre 1933 i massimalisti partecipano a una conferenza per l’unità sindacale. Il 4 novembre la Direzione del PSIm è ufficialmente presente con Siro Burgassi alla manifestazione por vittime del fascismo, organizzata dall’IOS nella sala di rue Trètaigne a Parigi, insieme a esponenti del partito riformista, del PRI, della Concentrazione Antifascista, della LIDU e della SFIO. Questa politica di riavvicinamento ai riformisti causa una polemica interna, in cui intervengono le varie federazioni e sezioni, che costringe la Direzione a riunirsi e inviare una risposta alla Direzione comunista e un’altra al Comitato di Fronte Unico contro il fascismo e la guerra. In questa risposta si riafferma il diritto a criticare gli errori compiuti dalle due Internazionali, di prendere contatti con le altre correnti politiche per tentare di raggiungere l’unità sindacale, d’invitare i trotzkisti e tutte le altre tendenze politiche del proletariato per discutere.


1934

   All’inizio del 1934 accadono i seguenti avvenimenti che influiscono nelle politiche del movimento operaio internazionale:

1)     In Austria, il colpo di stato di Dolfus instaura un regime filofascista, che distrugge le potenti strutture socialiste, passando per le armi centinaia di lavoratori massacrati.

2)     A Parigi il 6 febbraio un corteo squadristico tenta la scalata a palazzo Borbone, sede dell’Assemblea Nazionale. Il 9 febbraio una manifestazione comunista è duramente repressa dalla polizia. Le organizzazioni sindacali (la CGT riformista e la CGTU comunista) proclamano lo sciopero generale che paralizza il paese il 12 febbraio. Nella capitale i cortei di dimostranti socialista e comunista s’incontrano, si fondono, fraternizzano: l’Avanti massimalista esclama Il proletariato può vincere il nemico”.(19)

   Tutti questi avvenimenti creano una situazione favorevole per la mobilitazione degli iscritti al Partito. La consultazione della base rafforza il gruppo dirigente, le sezioni approvano lettere  inviate alle direzioni del Partito Comunista del Fronte Unico. Per questi successi, la Direzione si sente abbastanza forte per condannare la “vile e insulsa campagna condotta dal P.C.d’I contro il P.S.I.”. Confortata da analoghe decisioni prese dai partiti aderenti al Bureau,  denuncia l’accordo fatto con il P.C.d’I.

   Nel frattempo si verifica l’uscita del PSI-IOS dalla Concentrazione antifascista, fatto che rende più agevole la ripresa dei contatti con i comunisti. Il 27 luglio è firmato il patto di unità d’azione fra il PCdI e il PSI-IOS.

   I dirigenti del PSIm chiedono di aderire al patto di unità di azione, ma ricevono un rifiuto.

   In Spagna, la tensione  cresceva, dopo le elezioni del 1933, in cui si erano affermate le forze della destra, in particolare la Confederazione delle destre autonome (CEDA), il partito cattolico che, pur non entrando nel governo, era parte della maggioranza.

   Un moto insurrezionale, promosso dagli anarchici nel dicembre 1933, ebbe durata ed estensione limitata. Più rilevante fu il processo di radicalizzazione del Partito socialista operaio spagnolo (PSOE), il quale si orientò a rispondere a un eventuale atto di forza della destra con un <movimento rivoluzionario>. Il PSOE e l’UGT  costituirono  comitati misti nelle province e incominciò il rifornimento di armi. Tensione si creò tra il governo centrale a Madrid e quello della Generalità di Catalogna, guidato da L. Companys, dominato dalla sinistra autonomista catalana. Scioperi e scontri si susseguirono durante la primavera e l’estate. In varie regioni si andavano formando  le Alianzas obreras in conformità a intese tra le diverse formazioni politiche e sindacali della sinistra. La prima Alianza nacque nel 1933 in Catalogna. La più importante fu l’Alianza delle Asturie, formatosi nel marzo 1934, l’unica che vide l’adesione degli anarcosindacalisti della CNT. In settembre anche i comunisti entrarono nelle Alianzas.

   Quando, nell’ottobre si formò un nuovo governo, nel quale entrò la CEDA, il PSOE, giudicando che si stesse avviando un processo di fascistizzazione della Spagna,  lanciò l'appello all’insurrezione. A mezzanotte del 4 ottobre incominciò lo sciopero generale e all’alba del 5 si ebbero i primi combattimenti a Madrid e nelle Asturie. Il movimento si sviluppò tuttavia senza una direzione centrale e un piano. Gli anarchici non vi parteciparono che in misura limitata. I repubblicani di sinistra seguirono il movimento passivamente. Il 6 ottobre a Barcellona il governo della Generalità assunse tutti i poteri e proclamò lo Stato catalano, ma dopo poche ore dovette arrendersi. Tra il 7 e l’8 ottobre lo sciopero e l’azione insurrezionale si esaurirono in gran parte del paese e iniziarono gli arresti dei dirigenti socialisti e repubblicani. Solo nelle Asturie la lotta assunse un aperto carattere rivoluzionario: si costituì un esercito rosso di 30.000 uomini, i comitati operai assunsero il governo dei comuni. In tre giorni gli insorti ebbero nelle proprie mani l’intera provincia, ad eccezione del capoluogo Oviedo. I minatori furono l’asse importante dell’insurrezione e le organizzazioni della sinistra operaia concorsero unitariamente sotto l’insegna comune di <Union de Hermanos proletarios>. Il governo di Madrid inviò nelle Asturie la legione straniera e i reparti di mori del Marocco. Tra i minatori asturiani si ebbe un gran numero di vittime (20) molti furono assassinati dopo la sconfitta. In tutto il paese furono arrestate 30.000 persone. L’ottobre spagnolo riportò il proletariato al centro della lotta contro il fascismo, sul piano europeo marcò una differenziazione all’interno della famiglia socialista, parte della quale contrastò la svolta che si andava profilandosi, respingendo sia la radicalità delle nuove politiche antifasciste, sia l’alleanza con i comunisti.

   Gli avvenimenti spagnoli indussero la Balabanov a credere che fosse giunto il momento di riprendere contatto con i socialisti in Italia. Si costituì un Comitato a due con Mariani, che tentò l’invio di un  messaggio diretto ai fiduciari residenti in Italia e ai segretari delle sezioni all’estero. Questo messaggio è composto di sette pagine, divise in due documenti d’indubbio interesse, cui è doveroso fare accenno. Si parte dalla constatazione che il fascismo è riuscito “a polverizzare spiritualmente le masse, a terrorizzarle, a disorientarle ed a precipitarle nell’indifferentismo e nella passività in larga misura”.(21) Si afferma che l’azione del Partito deve proporsi l’obiettivo di suscitare, innanzi tutto, un movimento di massa attorno a rivendicazioni immediate, mediante un lavoro che deve essere svolto all’interno delle “istituzioni operaie fasciste”. Si assegna all’azione socialista, quale criterio generale, quello di “creare un dinamismo che abbia come soggetto le masse o che sia capace di conferire direttamente quest’attitudine alle masse”: mezzo, il Partito organizzato in gruppi “di avanguardie rivoluzionarie”.(22) La circolare pone in guardia contro gli “intransigentisti”, i quali affermano nulla esserci se non “conservare intatta la coscienza nel foro inferiore”; contro i “visionari attivisti”, che parlano di sciopero generale e d’insurrezione armata, dando per barcollante il regime fascista e contro quanti attendono per operare “un allargamento sufficiente nelle maglie della dittatura”.

   La seconda parte della circolare, datata 6 novembre, indica i temi della propaganda da promuovere e richiama l’attenzione degli attivisti sulla corrente attiva in mezzo alla gioventù fascista che prende sul serio “le diavolerie dell’arsenale fascista e crede alla funzione antipadronale  ed anticapitalistica delle corporazioni”.

   Ai gruppi di socialisti che si formano in Italia, la Balabanov e Mariani, infine, assicurano che la Direzione del PSI si terrà lontana da due errori, quello di una direzione che dall’estero tende a imporre direttive politiche e tattiche ai gruppi italiani e quello di un controllo organizzativo dittatoriale.

   Inoltre si assicura che il programma dovrà essere rielaborato in rapporto alle esigenze che si riveleranno con lo sviluppo del movimento in Italia. Non si sa a quante persone questa circolare sia arrivata in Italia.

   Nel frattempo l’azione per il Fronte Unico è ben lontana dal procedere linearmente. Nella IOS si concretizzano resistenze all’azione comune. Lo stesso Nenni ammette che la sola collaborazione attuabile è quella sul piano sindacale. In quanto ai comunisti, Dimitrov li  invita a un’autocritica per l’errato comportamento nei confronti degli alleati. Nemmeno nella LIDU, che era l’associazione più largamente di massa tra gli emigrati il Fronte Unito, s’impone. All’ottavo congresso, che si tiene a Grenoble, l’invito ad aderire presentato dal Comitato italiano con lettera firmata da Di Vittorio, Rossetti e Salvi è girato al Comitato Direttivo composto da Campolonghi, Cianca, Angeloni e Antonioletti.

   In questo frangente. la Direzione del PSIm convoca il Convegno generale. La Balabanov assegna a Mariani il compito d’introdurre il dibattito, ed  egli vi provvede con un articolo su l’Avanti il giorno stesso dell’apertura dell’assemblea il 30 dicembre.

   Mariani, nella sua dichiarazione, incolpa delle vittorie conseguite dalla reazione in Italia e altrove la divisione introdotta nel movimento operaio e socialista dai settori di destra e sinistra, tra i dirigenti socialdemocratici e comunisti, e per questo motivo parla della  necessità di unire la classe operaia sia sul terreno sindacale, sia su quello politico. Egli condanna il rifiuto opposto alla domanda del PSIm di essere ammesso al patto di unità di azione, Mariani invita i compagni a insistere nel chiedere l’unità proletaria “su principi chiari”.

   Il Convegno si tiene nella sala del municipio di Saint-Ouen il 30-31 dicembre 1934. Sono presenti 52 delegati, di cui uno per la Federazione Giovanile. Il dibattito è vivace, ci sono interventi contro il Fronte unico. È riconfermata la Direzione uscente di Consani, che però rifiuta di farvi parte quando la Balabanov e altri lo propongono. La mozione che riassume i lavori contiene una coraggiosa difesa della rivoluzione russa, ma nello stesso tempo una severa critica del comportamento antiunitario dei dirigenti dell’Internazionale Comunista e termina con l’indicazione dei punti del programma che il Partito si dà per l’immediato futuro.(23) E’ un documento che mostra il volto di un gruppo di persone le quali sembrano annaspare nel vuoto, ma si manifestano animate da convinzioni profonde.
 

Unità del moVimento operaio o nuova internazionale?

   Nel febbraio 1935 si tenne a Parigi una Conferenza dove il Bureau di Parigi e l’IAG (24) dove questi due organismi si fusero per dar vita al Bureau Internazionale di Unità Socialista Rivoluzionaria (BIUSR).

   In questa conferenza si scontrarono due orientamenti politici: quello che riteneva che il socialismo di sinistra dovesse lavorare per l’unità della classe operaia, come sembravano fare a modo loro l’Internazionale Comunista e l’IOS, e quello che lavorava per l’unità rivoluzionaria della classe operaia, la quale non poteva realizzata dalle due internazionali esistenti, la cui  politica era considerata fallimentare.

   Sulla questione della creazione di una nuova organizzazione la SAP (25) nel giugno del 1933 emise un documento che prendeva posizione per la “creazione di un vero partito comunista in Germania e di una vera Internazionale”. Partecipò nell’agosto di quell’anno alla conferenza di Parigi delle organizzazioni socialiste di sinistra, nel corso della quale, come si disse prima, sottoscrisse con i trotzkisti dell’Opposizione di Sinistra Internazionale,(26) e con l’OSP (27) e l’RSP olandesi, una dichiarazione che proclamava la necessità di creare una nuova internazionale. Il “blocco dei quattro”, in tal modo realizzato, fu incrinato sin dall’inizio dal fatto che la SAP e l’OSP olandese votarono nella conferenza dell’IAG a favore delle risoluzioni sulla ricostruzione del movimento operaio mondiale, che non avanzava la prospettiva di una nuova internazionale e conseguentemente mantennero la propria affiliazione all’IAG, che l’OSI definiva  “centrista”.(28) Inoltre tra la SAP e la LCI (Lega Comunista Internazionalista) – la nuova denominazione adottata dal movimento trotzkista mondiale nel settembre 1933 – c’erano delle divergenze circa i modi di costruzione di una nuova internazionale. Per la SAP essa avrebbe avuto luogo attraverso un lungo processo di maturazione dell’avanguardia del movimento operaio, mentre per la LCI occorreva selezionare da subito su scala mondiale un’avanguardia delimitata sulla base di un programma ben preciso e spiegare la necessità di tale lavoro di costruzione. Da questo periodo le divergenze tra la SAP e la LCI aumentarono; non si limitarono alle modalità di costruzione della nuova internazionale, e  si manifestarono chiaramente soltanto dal 1935, quando la SAP incominciò a evolvere verso la politica dei Fronti Popolari.

   Questo dibattito, se costituire o no una nuova internazionale, divise il PSIm (la Balabanov era favorevole mentre Mariani e altri erano contrari). La Direzione del PSIm non seppe decidere neanche se fondere il Bureau di Parigi (presieduto ancora dalla Balabanov) con lo IAG.

   Alla Conferenza di Parigi il PSIm aderì alla proposta presentata dalla SAP, che, partendo dall’analisi che prevedeva una lunga durata del fascismo in Germania e in Italia, ma anche un orientamento delle masse a sinistra, consigliava di “facilitare, aiutare le correnti di sinistra socialdemocratiche” sia in Germania,(29) sia in Austria.(30) Per quanto riguarda gli altri paesi si esortava a difendere le libertà democratiche, dando sviluppo a una politica attiva.

   Il gruppo riunito attorno a Mariani dimostrò una buona volontà unitaria, aderendo all’invito fatto dal PCdI e dal PSI-IOS (che pur avevano escluso il PSIm dal patto di unità di azione) a partecipare al Congresso degli italiani all’estero.

   All’interno del PSIm crescono sollecitazioni tra i militanti per la fusione dei due partiti socialisti (PSIm e PSI-IOS), ci sono anche i favorevoli a passare subito nel PSI-IOS, e viene incaricato Tasca di entrare in contatto con loro e avviare le trattative.(31)

   Quando, nel luglio del 1935, i partiti socialista e comunista francesi danno vita al Fronte Popolare, la Direzione del PSI-IOS, riunitasi a Parigi il 14-15 luglio 1935, approva una mozione che impegna il Partito a consacrarsi alla “realizzazione di uno degli obiettivi principali lavoratori: un solo Partito, una sola organizzazione sindacale, una sola Internazione”, a sostenere la causa della pace e, nel caso di un’aggressione all’Unione Sovietica, a “difendere la Russia senza compromissioni di alcuna sorta con alcun imperialismo”.(32)

   Il 17 agosto, nel primo anniversario del patto di unità d’azione, un manifesto comune del PCdI e del PSI-IOS li impegna ad un’associazione sempre più stretta “per volgere la guerra nella disfatta del fascismo e nella vittoria della rivoluzione popolare per un’Italia socialista”. L’accordo è stato proceduto da un incontro dei due partiti con il PSIm, con Giustizia e Libertà e con la LIDU, i quali devono rassegnarsi a un ruolo secondario nei confronti dei primi. E’ una condizione cui Mariani accetta, accentando di entrare a far parte della Commissione Esecutiva della LIDU.

   All’interno del PSI-IOS si manifestarono delle resistenze al patto di unità d’azione, da parte della componente trotzkista che faceva l’entrismo nel PSI-IOS; Blasco (nome di battaglia di battaglia di Pietro Tresso)(33) dichiara che è necessario un nuovo partito e una nuova internazionale. Fosco (Di Bartolomeo) afferma che il Fronte popolare comporta la capitolazione nelle mani di Stalin e afferma che è necessaria la costituzione di una Quarta Internazionale.(34)

   L’entrata dei trotzkisti nei partiti socialisti fu determinata dagli avvenimenti francesi del 1934, ma soprattutto dalla preoccupazione di Trotskij, il quale, costatando che la maggior parte delle organizzazioni  dell’Opposizione di sinistra erano in realtà dei gruppi propagandisti che non sapevano lavorare tra le masse, pensava che dovessero  diventare qualcosa di diverso. Quando nel 1933 Trotskij avvia la costruzione della Quarta Internazionale, non considera i gruppi dell’Opposizione di sinistra, portatori del programma rivoluzionario, il nucleo fondamentale della nuova internazionale rivoluzionaria. Ripone grandi speranze nei gruppi centristi di ogni tipo presenti allora nella maggioranza dei paesi europei; li ritiene elementi necessari e auspicabili del futuro partito rivoluzionario. E stabilisce come compito dei gruppi dell’Opposizione di sinistra un lavoro per trasformare i partiti centristi in partiti marxisti rivoluzionari. In una lettera scritta nel 1935 a Marceau Pivert (esponente della sinistra socialista francese) egli dice: “i trotzkisti sono una frazione dell’Internazionale che si sta costruendo”.(35) E  a rafforzare questa tesi sulla sfiducia che Trotskij  aveva nei nuclei trotzkisti, nel volume III delle Opere di Trotskij (sono usciti 27 volumi), considerando comparativamente la situazione in Austria, dove c’era un nucleo trotzkista e in Olanda dove non c’è nulla, diceva: in fondo in Olanda, la situazione è favorevole perché non c’è sezione dell’Opposizione di sinistra, mentre in Austria la situazione era cattiva, perché si è devastato tutto con le varie dispute e il settarismo e perciò non si ha alcun prestigio agli occhi dei lavoratori. Con questo non si vuole dire che Trotskij si aspettasse qualcosa di positivo dallo sviluppo in senso stretto dalle formazioni centriste, né che esse costituissero delle alleate. Ma si aspettava dei risultati positivi nella battaglia per conquistarle o per trasformarle (e anche distruggerle). Egli prospettava una battaglia lunga, in cui bisognava chiarire, acuire le contraddizioni delle formazioni centriste, provocare una loro differenziazione interna, ecc. Ritiene che i trotzkisti, lottando per esprimere la dinamica delle aspirazioni delle masse, lottino nel senso dell’organizzazione del partito per la rivoluzione proletaria, pensa che gli elementi centristi che hanno avviato la rottura con la socialdemocrazia e lo stalinismo possano essere conquistati.

   Con queste premesse Trotskij propone alla sezione francese una tattica entrista nella Sfio (Sezione francese dell’internazionale operaia, questo era il nome all’epoca del partito socialista francese) con l’obiettivo di creare un polo bolscevico passando per la scissione della Sfio. Nella Ligue Communiste (l’organizzazione trotzkista francese sorta nel 1930) la nuova tattica suscita reticenze e perplessità. Il 14 settembre 1934, quindi, quando l’ingresso dei trotzkisti è ufficialmente annunciato sulle colonne de Le Populaire (organo della Sfio), il gruppo Naville-Tresso, che non condivide la scelta, smentisce la notizia e fonda il Groupe Communiste Internazionaliste (Gci); poco dopo tuttavia entra anch’esso nella Sfio. Con l’approssimarsi del congresso socialista i due gruppi trotzkisti sono indotti a elaborare una piattaforma comune. Inizia una stretta collaborazione fino all’annuncio della fusione nel Bulletin intérieur aux membres du Gbl dell’agosto 1935.
 

la nuova opposizione italiana

   Il 19 giugno 1929 si svolse a Mosca il X plenum del Comitato esecutivo dell’Internazionale Comunista, che sanciva la definitiva disfatta dell’opposizione guidata da Bucharin, la capitolazione di alcuni noti esponenti dell’opposizione di sinistra (Radek, Prébrazensky e Smilza) e la scelta di Togliatti di appoggiare la linea dell’Internazionale. La linea che uscì dal X plenum, sostenne che il capitalismo era nella sua crisi finale e che le masse si stavano radicalizzando. Al ritorno da Mosca della delegazione italiana, è convocato l’Ufficio Politico del PCdI con lo scopo di accogliere la nuova linea politica. Da quest’Ufficio Politico (28 novembre 1929) all’interno del PCdI s’inizia a manifestare un’opposizione, in particolare all’organizzazione politica conseguente alla cosiddetta svolta del “terzo periodo”. La linea emersa dal X plenum era fortemente propugnata dalla Federazione Giovanile Comunista.  Longo  elabora  una serie di proposte per adeguare l’attività del partito alla politica dell’Internazionale, note come “progetto Gallo” (Gallo è lo pseudonimo di Longo), che trovano la massima espressione nella richiesta di un centro interno. Contro questa ipotesi, Tresso, Leonetti e Ravazzoli presentano un controprogetto noto come “controprogetto Blasco” (Blasco era il nome di battaglia di Tresso). I rapporti tra la maggioranza e opposizione degenerano in breve tempo, fino ad arrivare all’espulsione dei Tre (a cui si aggiungono Teresa Recchia e suo marito Mario Bavassano). L’espulsione fu sancita nel Comitato Centrale del 9 giugno 1930, in cui si accusò l’opposizione di essersi messa in contatto con i trotskisti, di aver condotto una campagna calunniosa contro il partito e di avere una “errata valutazione delle prospettive del regime fascista”. Gli espulsi fondarono la Nuova Opposizione Italiana (NOI),(36) che divenne la sezione italiana dell’Opposizione di Sinistra Internazionale (OSI).

   Quando la NOI entra a far parte dell’OSI, tutti i suoi membri si trovavano in Francia, sicché il processo di formazione della sezione italiana s’intreccia a più riprese con le vicende della Ligue Comuniste, la sezione francese dell’OSI.

   Molti membri della NOI provenivano da professioni “intellettuali” (avvocati, giornalisti)  e riuscirono a sopravvivere con occupazioni di ripiego. Leonetti uno dei Tre ricorda: “Espulsi. dovemmo subito porci il problema della sussistenza. In Francia eravamo stati, e tanto più lo eravamo ora, dei clandestini. Denunciati dagli organi di stampa comunista con i nostri nomi, cognomi e relativi pseudonimi, non potevamo certo presentarci agli uffici della polizia francese per chiedere un permesso di soggiorno: ciò avrebbe significato farci accompagnare subito in frontiera. Trovarsi di punto in bianco fuori dal partito, in terra straniera, senza documenti e senza mezzi, perseguitati da due polizie, l’italiana e la francese, e improvvisamente messi al bando dagli stessi compagni di ieri, significava davvero trovarsi in un mare di pericoli senza un punto di salvataggio, anche se non mancavano il coraggio e la passione per farvi fronte. Per prima cosa continuammo a fare i clandestini, procurandoci carte false e per due anni, io e mia moglie, Pia Carena, fummo i signori “De Majo”, che i francesi pronunciavano “De Magiò”.

   Risolto il problema delle carte rimaneva quello del lavoro. E questo era davvero difficile, soprattutto per me, che dal 1918 non avevo fatto che il mestiere di giornalista. E lavorare in un giornale che non fosse del partito era allora cosa impossibile. Per di più, l’espulsione essendo giunta quasi a metà mese, saltò anche il nostro mensile. Avremmo potuto legittimamente richiederlo, ma non lo facemmo per un senso di dignità forse mal inteso. Insomma, urgeva trovar lavoro per vivere e lottare. Nei miei vecchi tempi andriesi avevo sentito dire dai miei amici anarchici che erano stati in Francia, che nulla era più facile, a Parigi, che procurarsi del lavoro come peintre en bàtiment, come imbianchini, e fu perciò in questa direzione che avviai subito le mie ricerche”.(37) Nonostante le divergenze politiche, nell’emigrazione c’era una forte solidarietà tra compagni “scomunicati” e “eretici”: “Nell’emigrazione trovammo aiuti e prove di solidarietà tra i “bordighisti”, che noi avevamo combattuto e con i quali avevamo ancor forti dissensi in quanto tacciati di “trotzkisti” (i maggiori disaccordi vertevano sull’analisi del fascismo e sull’impiego delle parole d’ordine di tipo democratico nel periodo di transizione sulla via del potere). Ma tra “scomunicati” ed “eretici” c’è una solidarietà che nasce dalla condizione stessa di trovarsi fuori legge. E poi i “bordighisti” erano emigrati di vecchia data; in generale provenivano da coloro che erano dovuti fuggire dall’Italia sia dopo la sconfitta dell’occupazione delle fabbriche, sia dopo tremende lotte contro lo squadrismo degli anni ’20 e ’21. Erano tutti elementi fortemente politicizzati ed erano rimasti ancorati alle loro posizioni di estrema sinistra, definita appunto “bordighista”.(38)

  Bisogna tenere conto tra gli immigrati comunisti italiani, ancora nel 1926, erano in schiacciante maggioranza sulle posizioni della sinistra e in certe sezioni (Parigi, Lione, Marsiglia) furono maggioritari i sostenitori della sinistra. La maggioranza di loro era costituita da operai. Questo  era dovuto al fatto che il PCdI aveva attirato nelle sue fila tutta una generazione di giovani operai galvanizzati dalla Rivoluzione di ottobre e dai movimenti rivoluzionari in Italia e in Europa. La loro formazione era avvenuta in queste lotte rivoluzionarie e non avevano conosciuto la demoralizzazione di una disfatta senza gloria.. Al contrario avevano resistito arditamente, spesso con le armi in mano, all’offensiva della borghesia italiana raggruppata dietro Mussolini.

   Come si diceva prima, i fondarono la NOI sezione italiana dell’OSI: “Per lottare contro le deviazioni della linea proletaria bolscevico-leninista, per lottare contro lo sviluppo crescente del regime dell’apparato e della sua oppressione burocratica, ci parve fosse nel giusto l’opposizione di sinistra che dal 1923 faceva capo a Trotskij. Lo aveva riconosciuto anche Zinov’ev davanti al Comitato centrale russo. Di qui la nostra decisione di entrare in contatto con l’opposizione bolscevico-leninista, tramite Alfred Rosmer, il capo riconosciuto dell’’opposizione di sinistra in Francia e che a Parigi faceva uscire “La Vérité”: senza collegamento internazionale, del resto, l’azione di piccoli gruppi di opposizione nazionale era condannata all’impotenza.

   Non a caso ho parlato di un’opposizione bolscevico leninista e non “trotzkista”.

trotzkismo” e “trotzkisti” sono termini che vennero coniati strumentalmente dalla frazione staliniana per comodità polemica. Trotskij non li accettava; anzi li combatté e li confutò. Ricordo che in una delle sue lettere, scambiate con me quando ero al Segretariato internazionale e mi chiamavo “Souzo” o “Martin”, egli respinse anche come erronea, la definizione da me suggerita di “comunisti internazionalisti” poiché affermava con ragione, il concetto di comunista contiene quello di internazionalista. E chi dice “comunista” dice “internazionalista”. Insomma, i principi ai quali egli si richiamava e ai quali voleva che tutta l’opposizione di sinistra si richiamasse, erano soltanto quelli del marxismo-leninismo”.(39)

   L’opposizione di sinistra in Francia nasce immediatamente dopo la XII Conferenza del Partito Comunista Russo (B) (Gennaio 1924), quando Boris Souvarine prende posizione a favore di Trotskij. Da quel momento nel Pcf si susseguono una serie di espulsioni. Ma la situazione nel 1929 è frammentata. Gli sforzi per la costruzione di un’opposizione unificata in Francia trovano coronamento solo con la creazione de La Verité (15 agosto 1929) e la nascita nel 1920 della Ligue Communiste. Inizialmente i rapporti tra la NOI e la Ligue sono dei migliori,  ma ben presto gli italiani della NOI si trovano coinvolti nella lotta di frazione che dilania la Ligue. Uno dei motivi di contrasto è il ruolo svolto nella Ligue da Tresso ( entra nel Comitato Esecutivo verso la fine del 1930), che diverge con le posizioni degli altri membri della NOI , militanti anche loro della Ligue.

   Nella lotta di frazione, dove si contrapponeva un’ala cappeggiata da Pierre Naville (maggioritaria fino al gennaio 1933) e una che era capeggiata da Molinier (sostenuta da Trotskij), Leonetti e Bavassano si schierarono con la frazione capeggiata da Naville, che difendeva una politica di accomodamento all’Opposizione Unitaria.

   Nell’aprile del 1930 all’interno della CGTU si era creata un’opposizione unitaria, animata anche da membri della Ligue (Gourget, Naville, Rosmer) al fine di impedire la stalinizzazione dell’organismo sindacale. Trotskij, in un articolo pubblicato su La Verité del 6 gennaio 1931, polemizza duramente con i cedimenti dei “sindacalisti” nei confronti dell’Opposizione sindacale, a suo avviso troppo eterogenea politicamente per rappresentare un punto di riferimento rivoluzionario all’interno del sindacato; inoltre ritiene che, avendo il suo punto di riferimento negli insegnanti,  non possa costituire una base valida per il movimento sindacale. I “sindacalisti”, secondo Trotskij, si sono accordati con l’Opposizione unitaria (la cui linea non è neppure a sinistra rispetto a quello della direzione sindacale) abbandonando il terreno d’intervento che dovrebbe essere preferito: una politica sindacale autonoma indipendente, gestito in prima persona dalla Ligue stessa.

   In questo dibattito Tresso, in minoranza nella NOI, se ne allontana decidendo di militare attivamente nel gruppo francese.

   Quando l’ala di Molinier divenne maggioritaria all’interno della Ligue, la NOI cominciò a rivendicare la propria completa autonomia di sezione nazionale dell’OSI. Alla posizione autonomista di Leonetti-Ravazzoli-Bavassano, la maggioranza della Ligue (compreso Tresso) contrappose il punto di vista per cui soltanto i compagni destinati al lavoro italiano della NOI avrebbero potuto godere della prerogativa autonomista; tutti gli altri avrebbero dovuto dovere entrare nella Ligue e contribuire al lavoro di costruzione del partito rivoluzionario in Francia e non isolarsi entro le quattro mura di un piccolo gruppo di emigranti.

   Trotskij cercò di mediare sull’autonomia della NOI (riunione di Copenaghen del 1932) ma non sortì alcun effetto. La questione non verteva soltanto sulla questione organizzativa, ma anche su altre questioni politiche: la questione del fronte unico, le prospettive italiane e l’atteggiamento da tenere nei confronti della Concentrazione Antifascista.

   Nel 1932 i rapporti tra la NOI, impegnata nel processo di riorganizzazione interna ed esterna, e la Ligue sembrano più distesi. Ma bene presto rinascono i problemi rispetto alla definizione organizzativa tra le due sezioni. Nel frattempo, si tiene a Parigi la precoferenza dell’OSI (4-8 febbraio 1933) cui partecipano tre italiani: Leonetti, Tresso e Barbara (la campagna di Tresso). L’obiettivo principale di questa riunione è  preparare il terreno per lo svolgimento della prima Conferenza internazionale dell’OSI da tenersi nel luglio 1933. Il tema centrale è l’analisi degli avvenimenti tedeschi dopo la nomina di Hitler a Cancelliere.

   In quest’occasione Tresso entra a far parte del segretariato internazionale dell’OSI. Con l’approvazione delle decisioni della preconferenza, la NOI cambia denominazione e diviene la sezione italiana dell’Opposizione Internazionale di sinistra (bolscevico-leninista).

   Ma i rapporti non migliorano, e le divergenze troveranno soluzione solo nello scioglimento nel giugno del 1933 dell’opposizione italiana.

   Quando, nell’agosto del 1933, Trotskij invitò l’opposizione internazionale a lavorare per la costruzione di una nuova internazionale, la Quarta, al suo interno ci furono delle opposizioni a questa scelta. Tra gli italiani contrari furono Bavassano e Teresa Recchia. Si legarono al gruppo Juif.(40) Nella prima metà dell’ottobre del 1933 il gruppo ruppe con il movimento quart’internazionalista e nel 1934 dopo una conferenza di unificazione, cui parteciparono i delegati di una dozzina di formazioni dell’opposizione comunista e alcuni militanti, contribuì alla formazione dell’Union Comuniste (da non confondersi con l’Union Comuniste fondata dal Trotzkista Barta (David Komer, questo gruppo meglio conosciuto dal nome del suo organo Lutte de Classe da cui trae l’origine l’attuale formazione Lutte Ouvrère). All’UC aderirono Teresa Recchia e Mario Bavassano.

  .Quando nel 1934 ci fu la svolta entrista, il movimento quart’internazionalista italiano in esilio in Francia era spaccato in due gruppi: quello legato a Leonetti e Tresso e quello legato a Di Bartolomeo, che pubblicava La nostra parola. Tutti e due i gruppi entreranno nel PSI-IOS, sia il GBL di Tresso sia quello de La nostra parola. A partire dal febbraio 1935 si assiste a un lento avvicinamento dei due gruppi fino alla costruzione di un GBL unificato nel maggio.

   In questo dibattito, in seno alla Direzione del PSIm, la corrente della Balabanov ritiene inutile la fusione delle due internazionali, manifestandosi disposta ad accogliere la proposta proveniente dall’ambiente trotzkista della costruzione di una nuova internazionale. La Direzione accetta pertanto un incontro con i trotzkisti e i dissidenti del PSI-IOS, il quale ha luogo ai primi di settembre.(41) Riunione che si ripeterà il 25 settembre.(42)

   Tutto ciò crea una tensione all’interno del PSIm. Lo prova il convegno della Federazione parigina che si svolge il 29 settembre. Mariani, riferendosi all’accordo tra comunisti, social riformisti, repubblicani e LIDU, sulla necessità di prendere parte al Congresso antifascista che si sarebbe tenuto il 12/13 ottobre a Bruxelles, dichiara di non illudersi sui risultati che produrrà, ma che conviene partecipare, perché l’accordo tra i due partiti  aderenti alle internazionali apre un campo d’azione per la propaganda e permette di uscire dall’isolamento. Con Mariani si schierano Burgassi, Palmia, Greggio, Marchetto, Borgoni /Martini), Massignan, Semeraro. Contro si schierano la Balabanov spalleggiata da Consani e Talatin.

   Quando nel 1935 scoppia la guerra d’Etiopia, Mariani  (non in rappresentanza del partito) è componente del Comitato costituito per la preparazione dell’assise. Al ritorno, induce la Direzione a cercare di “rendere effettive ed efficaci le iniziative prese dal Congresso e dagli organismi(43)  e in un articolo sull’Avanti definisce il ruolo che il PSIm intende assumere nel momento.

   La guerra di Etiopia ripropone all’ordine del giorno il tema dei rapporti con i socialisti attivi in Italia, circa i quali poco si viene a sapere.

   Fervono i contatti politici. Consani si reca a Bruxelles a fine di ottobre per un incontro con i dirigenti della Frazione di sinistra del PCdI.(44) Il 5 novembre ha luogo una riunione tra Mariani e Consani, Fosco e altri trotzkisti per la loro ammissione al partito. Cinque giorni dopo si tiene un altra riunione, presenti Mariani, Consani e Bavassano (militante trotzkista) nella quale si conviene di costituire un Comitato d’Intesa.

   Nel commentare l’incontro, Consani afferma di star facendo pressioni su Blasco, Feroci (Leonetti) e Santini, i quali avevano costituito un Comitato autonomo contro la guerra, affinché aderiscano al PSIm perché con il loro aiuto intendeva strappare le redini dell’organizzazione a Mariani. Costoro stanno al giuoco. Tengono una riunione il 21 novembre alla quale invitano solo Consani.

   Nel frattempo Mariani sprona gli attivisti all’intensificazione dell’attività propagandistica. Già sul Bollettino di ottobre e novembre aveva invitato i compagni ad un lavoro speciale per assicurare il finanziamento dell’Avanti; Ai primi di dicembre riunisce i propagandisti della Federazione parigina. Nel frattempo la Direzione, in vista della partenza della Balabanov per gli Stati Uniti, ha ridistribuito gli incarichi: alla Balabanov coadiuvata da Andrich i rapporti internazionali, a Semeraro quelli con le federazioni esterne alla Francia, a Burgassi i legami relativi al Fronte Unico, Mariani diventa il segretario effettivo, non potendo la Balabanov guidare il partito da New York.

   In Europa si stanno creando le condizioni che impongono una più larga solidarietà tra i partiti antifascisti. Le elezioni del 16 febbraio 1936 in Spagna, con la vittoria del Fronte Popolare e la formazione di un governo composto di repubblicani e appoggiato dai comunisti e dai socialisti, accende le speranze tra gli antifascisti. Si pensa all’Italia e al modo di farvisi attivi. Al PSIm sono presentate proposte improntate a spirito mazziniano vecchia maniera dall’ARS (Alleanza Repubblicana Socialista- una formazione della sinistra repubblicana).

Scoppia nel frattempo nel PSIm una polemica contro Mariani da parte di Consani. In una riunione del Comitato della sezione parigina fa lanciare da Semeraro un pesante attacco, in cui si accusa Mariani di essere una “nullità” e  per la sua posizione di stipendiato che vorrebbe dominare il partito, e alla fine si ottiene che venga riunita la Direzione. In questa sede anche Massignan si affianca agli attacchi a Mariani. Alla fine si impone la costituzione di una commissione redazionale dell’Avanti al fine di ridurre il potere del segretario. Mariani si dimette da buona parte delle cariche che occupa. Il perché accetti tale situazione si deve ricercare nel carattere dell’uomo, nella modestia, essendo egli sicuramente consapevole dei suoi limiti, nella dedizione assoluta alla causa che non si sente di ostacolare, urtandosi frontalmente con Consani.
 

la guerra di spagna

Gli avvenimenti internazionali di questo periodo lasciavano poco margine a questi eventi decisamente minori: nel maggio 1936 il Fronte Popolare vinse le elezioni in Francia (fu un fattore che mise in moto una catena di scioperi con occupazione di fabbrica che si espanse per tutto il paese) e soprattutto  scoppiò la guerra civile in Spagna. Questo conflitto che inizialmente sembrava un fatto interno del paese, con l’intervento di Mussolini e di Hitler ebbe un riflesso internazionale. Un altro fattore che ha giocato nell’internazionalizzazione del conflitto è stato senza dubbio il ruolo delle milizie operaie nello schiacciare (soprattutto a Barcellona) il golpe franchista in gran parte del paese.

   Però, questi avvenimenti non fanno superare i contrasti tra gli antifascisti.

   GL e PSIm rompendo gli indugi, fanno dimettere i loro rappresentanti dal Comitato costituito da Buozzi, Di Vittorio, Facchinetti e Longo, e rivolgono un appello agli emigrati affinché accorrano nella penisola iberica e rinnovino le glorie del volontarismo garibaldino. Oggi in Spagna, domani in Italia, sarà il motto lanciato da Rosselli.

   Tra gli accorsi ci sono una trentina di socialisti, che si iscrivono al POUM,(45) tra loro c’è Bogoni, il quale si stabilisce a Perpignano come ufficiale di collegamento con Garosci, organizzatore della colonna italiana, che Mario Angeloni sta armando ed addestrando a Barcellona.

   Un'altra formazione d’italiani, sotto la guida del militante della Frazione Italiana della Sinistra Comunista (46) Enrico Russo,(47) prende posizione in una località aragonese dove in battaglia tra i primi cadere c’è Renzo Pireddu. Di questa formazione faceva parte Balduini, il quale è inserito nel Comitato Esecutivo del POUM in rappresentanza del PSIm

   Il 29 luglio, la Direzione del PSIm invia al POUM una lettera, che esprime la solidarietà di tutti gli italiani al popolo spagnolo. Risponde ringraziando K. Gorkìn per la segreteria del POUM. L’Avanti apre le sue colonne a lunghe corrispondenze da Barcellona che esaltano l’azione rivoluzionaria la quale vorrebbe conferire alla difesa della Repubblica quello spirito di totale dedizione che aveva permesso la vittoria in Russia dei Soviet quasi vent’anni addietro.

   Il PSIm per la Spagna compie uno sforzo, per le sue energie, il più alto possibile. Non si limita a inviare gli uomini che può. Raccoglie e spedisce denaro, il che è degno di ammirazione, date le condizioni di povertà in cui esso versa. L’aiuto è inviato al POUM mediante Alessandro Consani.

   La Direzione del PSIm decide di partecipare alla Conferenza internazionale contro la guerra e il fascismo indetta dal Bureau di Londra e nella risoluzione di partecipazione al Convegno, s’invita il Bureau a trasformarsi da semplice punto di collegamento in un organo di coordinamento in conformità a una dichiarazione dei principi, nella quale si dovrebbe:

1)    negare la “possibilità di raddrizzamento ideologico della II e della III internazionale;

2)    definire la posizione socialista nei confronti dei movimenti anarchico e trotzkista sulla base delle esperienze russe e spagnole;

3)    sostituire il concetto di dittatura del proletariato con quello di potere rivoluzionario del proletariato;

4)    cambiare il termine di fronte unico in quello di fronte rivoluzionario;

5)    ammettere il carattere proletario delle basi dello stato russo” pur negando a esso il riconoscimento di stato socialista, perché la produttività del lavoro vi è inferiore a quella della società capitalistica, la distribuzione del reddito vi dà luogo a caste privilegiate, “il dispotismo della burocrazia staliniana ha soppresso ogni principio di democrazia operaia” e altri appunti minori.

   Il Convegno ha luogo a Bruxelles dal 31 ottobre al 2 novembre 1936. Esso fu preceduto da un incontro tra il PSIm, il POUM, la SAP e la sinistra della SFIO (M. Pivert, Collinet e Duchesne). Il POUM propose di chiedere la costituzione di una nuova internazionale, il PSIm era d’accordo con questa proposta, mentre i francesi erano contrari. L’insuccesso dell’iniziativa non consentì di giungere a delle decisioni concrete.

   I problemi che sorgono dalla partecipazione alla guerra di Spagna si accentuano quando il POUM è messo sotto accusa e i suoi uomini sono estromessi dal governo catalano. L’Avanti difende i poumisti, denunciati come trotzkisti.

   Il divaricarsi delle posizioni assunte dal PSIm da quelle delle due internazionali e dei due partiti legati al patto di unità d’azione gli crea crescenti difficoltà. Tutto ciò crea le premesse di una continua disgregazione del partito, il cui segno evidente è il contrasto nel gruppo dirigente nella riunione del 18 dicembre 1936, dove Mariani è messo sotto accusa come “un codardo, arrivista e dubbio”. Si forma una frazione, alla cui testa si pongono Alessandro Consani e Antonio Talatin, la quale ottiene  l’appoggio delle altre frazioni finora mai apparse nelle cronache del PSIm. La corrente Consani è riconosciuta come frazione politica organizzata, che si propone il seguente programma: “Sarà richiesta tassativamente la convocazione del Congresso. In esso la frazione si impossesserà della Direzione e del giornale. Mariani e Burgazzi, in particolar modo, saranno esclusi da ogni carica. Il comitato sezionale, composto ora da Borsari, Semeraro, Lemni, Consani, Burgassi si presenterà dimissionario i primi di gennaio e saranno eletti a far parte del comitato i compagni Talatin, Consani, Borsari, Dettin. Il quinto potrà essere Semeraro e Mombello, preferibilmente quest’ultimo. La lotta dovrà essere fatta con i medesimi sistemi scelti dalla Direzione, con astuzia. Così non si parlerà di frazione ed i componenti di essa fingeranno di essere spesso in disaccordo su questioni di dettaglio. Sarà fatto uno sforzo per convincere Bavassano ad entrare nel Partito e tale pressione sarà fatta pure su Russo, non appena sarà di ritorno a Parigi”.

   Questa manovra avrà successo: il 19 dicembre 1936 ha luogo l’assemblea della sezione parigina in cui Mariani e Marchetto cadono in minoranza, riguardo a un progetto sezionale riguardante il movimento giovanile, mentre il segretario insieme a Burgassi è posto sotto accusa per aver consentito che Andrich, quale segretario della sezione ex combattenti della zona est di Parigi, costituisca con i rappresentanti degli altri partiti presenti nella zona un comitato locale pro Spagna, prima che sia deliberato dalla sede centrale del partito. Con l’uscita di scena di Mariani, Consani e Talatin colgono la palla al volo, allargando la frazione.  

   Mariani, sconfitto e cosciente di non avere alle spalle un partito saldo e pronto a sorreggerlo, nei primi di gennaio del 1937 compie un viaggio in Catalogna, dove con A. Nin e con la Direzione del POUM contrae impegni, cui assolverà col pubblicare articoli sull’Avanti, di aperta e forte difesa di questo partito,(48) inoltre, fa aprire una sottoscrizione a favore dei poumisti, che già a fine marzo raggiungerà l’importo di 3.363,50 franchi, non pochi per un partito minuscolo e povero come il PSIm.

   A Barcellona giunge proprio il giorno in cui è diffusa la notizia della morte di Guido Picelli, vicecomandante del battaglione Garibaldi (e fondatore degli Arditi del Popolo a Parma dove nel 1922 inflissero una sconfitta alle squadre fasciste): Mariani aveva in precedenza incontrato a Parigi Picelli, presso l’abitazione del dirigente del POUM Gorkìn, quando gli si propose il comando dei miliziani del POUM.(49)

   Lo scopo ufficiale, per cui Mariani andò in Spagna, è un altro. Poco prima di partire per la Spagna, si era trattenuto, la sera del 5 gennaio, a una riunione del Comitato Esecutivo della LIDU cui erano convenuti Cianca, Campolonghi, Monti, Eugenio Bianco, Pietro Magnani e Attilio Gambia. Costoro avevano incaricato Mariani di definire a Barcellona un accordo con i gruppi anarchici, dai quali era partita l’iniziativa, e il PSIm, il PSI-IOS, il PRI, GL, il PCdI per affidare “alla L.I.D.U. l’incarico di rappresentare, presso la Generalità e il governo di Valenza, gli interessi legittimi degli Italiani residenti in Spagna”.(50)

  Mariani, quando ritorna dalla Spagna, partecipando all’assemblea della sezione parigina denuncia la politica del governo russo e dichiara che il viaggio in Spagna l’ha convinto della necessità di differenziarsi dalle due internazionali.

   Burgassi, costituisce una Comitato a Difesa del Partito e presenta una mozione molto lunga, contenente un esame della situazione politica che parte dal 1914, indicante la necessità dell’unità dei partiti che si richiamano alla classe operaia. Come risposta a questa mozione ne è presentata una da Mombello, firmata da Mariani che partendo dalla crisi del capitalismo, critica le due internazionali e lo stalinismo, e afferma la necessità che il PSIm assuma il ruolo di avanguardia e guida del movimento operaio, di conseguenza si respinge la tattica dei blocchi politici a tendenza collaborazionista. Questo documento indica quali direttive pratiche: unità delle masse sul terreno del socialismo rivoluzionario, rinuncia al Fronte Popolare, tattica del Fronte Rivoluzionario, realizzazione di rivendicazioni economiche e democratiche con i metodi rivoluzionari della lotta di classe; identificazione del lavoro in Italia con la denuncia del carattere reazionario della tattica conciliatrice con le forze fasciste, prospettiva della Repubblica Socialista Italiana considerando inevitabile un periodo di transizione in cui l’azione proletaria si pone come obiettivo la Costituente, formata dai rappresentanti eletti dai Comitati rivoluzionari di operai, contadini e soldati, avente il compito di nominare un Governo operaio e contadino e di organizzare lo Stato proletario. La mozione conferma l’adesione del Partito alla rivoluzione spagnola e la solidarietà al POUM, la negazione di ogni affidamento alla Società delle Nazioni e alle istituzioni pacifiste, il rifiuto della guerra imperialista, la volontà di difendere lo Stato proletario sovietico e di trasformare la guerra imperialista in guerra civile per l’abbattimento del regime borghese. Riconoscendo la degenerazione delle due internazionali, la mozione chiede al Congresso che il partito partecipi alla conferenza che il Bureau di Londra intendeva fare a Barcellona, per esaminarvi l’eventualità della costituzione di una nuova internazionale.

   All’interno del PSIm ci fu una vivace discussione in merito a queste mozioni. La posizione presa dal partito sulle politiche delle alleanze e sulla costruzione o meno di una nuova internazionale, provocò la sua esclusione dal Congresso del Fronte Unico che si tenne a Lione il 28 e 29 marzo, cui parteciparono 500 e più delegati rappresentanti i diciassettemila aderenti al movimento. Questo Congresso prese la decisione di trasformare il F.U. in Unione Popolare Italiana alla quale aderirono repubblicani, giellisti, e socialdemocratici anche se formalmente PSI-IOS e GL restarono fuori di esso.

   Nel frattempo in Spagna, dopo i fatti di Barcellona, dove il Ministero degli interni della Generalidad catalana ordinò la presa dell’azienda telefonica in mano agli anarchici. A Barcellona si alzarono le barricate. Davanti al sollevamento della FAI (Federazione Anarchica Iberica) e del POUM, il PSUC (partito nato nel 1936 dalla fusione della parte catalana del Partito Comunista Spagnolo e del PSOE), l’JSU (Gioventù Socialista Unificata) e l’UGT mobilitarono le loro forze per soffocarlo. In ogni modo, né gli anarchici della FAI, né i membri del POUM che si lanciarono in quest’insurrezione riuscirono a trascinare la massa degli operai della CNT (che aveva dei suoi esponenti al governo del paese). Si calcola che ci furono almeno 500 morti, agli anarchici il sollevamento costò molto caro, la CNT perse molta dell’influenza che aveva in Catalogna e venne a poco a poco spiazzata dall’UGT mentre il POUM fu messo fuorilegge.

   Gli avvenimenti spagnoli si riflettono all’interno del PSIm, dove il gruppo di Burgassi rompe la disciplina di partito ricorrendo anche alla stampa di altre formazioni politiche. Ciononostante, il Congresso si attua con solennità nella sala della vecchia Mairie di Boulogne-sur-Seine. Esso fu preceduto da un messaggio inviato il 1° maggio da A. Balabanov, il quale termina invitando i compagni alla “discussione del problema dei problemi: la propaganda in Italia, la situazione in Italia”.(51) Il tavolo di presidenza del Congresso è sovrastato da una grande immagine di Lenin arringante i soldati rossi, e da cartelli che ricordano Picelli, Maurìn, Raffaele Serra, caduto in Spagna e A. Balabanov. Presero parola in questo Congresso  delegazioni di altre formazioni politiche: Juncker del PUP (Parti d’unité prolétarienne) (52) la vedova di Maurìn, un tedesco del gruppo Neuer Weg,(53) Bauer della SAP, Mombello e M. Pivert, Brockway e MacNair dell’ILP. Dopo la discussione furono approvate diverse risoluzioni. Fondamentale è quella sull’unità, con la quale si respinge la tattica del Fronte Popolare che “consegna le masse lavoratrici nelle mani della borghesia sedicente liberal-democratica che le utilizza in ultima analisi a scopi di conservazione capitalistica, e porta sotto la bandiera borghese persino quei strati di massa che erano già conquistati all’idea del socialismo e della rivoluzione proletaria”. La risoluzione le oppone  quella del Fronte Rivoluzionario, volta a “rinvigorire la coscienza di classe del proletariato quindi a sottrarlo all’influenza nefasta della borghesia, per portarlo unito alla lotta contro il capitalismo e il fascismo, trascinando dietro di sé – con rivendicazioni giuste e con l’azione risoluta – gli strati intermedi della popolazione lavoratrice”. Nella risoluzione sul lavoro in Italia si propone di  “spingere le masse alla lotta per rivendicazioni economiche e politiche parziali, cercando di sfruttare all’uopo le possibilità legali e semilegali.(54)

   Dopo la dichiarazione fatta da Burgassi, riguardante lo scioglimento del Comitato di Difesa del Partito, di accettare la disciplina di partito, la mozione generale è votata per acclamazione. Segretaria del Partito e direttrice dell’Avanti è riconfermata la Balabanov, vicesegretario Mariani (che è l’autentico segretario). Della Direzione fanno parte tutti i compagni appartenenti alla maggioranza: Delai, Massignan, Mombello, Varini, Rino Bianchi, Consani e Martini. Di recente acquisizione al Partito sono i supplenti Bavassano, Donati e Talatin che formano la Commissione segreta per l’Italia assieme a Mariani, Bianchi, Delai e Martini.

   L’attività della nuova Direzione inizia con la decisione d’imporre a Mariani di non prendersi libertà come quelle di scrivere l’elogio di Carlo Rosselli ucciso il 10 giugno. A sollevare il caso è stato Bavassano, che è risolto con la promessa di Mariani di riunire i componenti della segreteria per questo tipo di decisioni e qualora manchi l’intesa, ricorrere alla Direzione.

   Questo nuovo gruppo dirigente non accredita il PSIm, che pure aveva superato bene la prova del Congresso, presso le altre formazioni politiche. L’unico movimento di massa con il quale collaborava resta quello degli anarchici, con cui il 25 giugno, costituisce un Comitato d’intesa composto per i libertari da D’Arcole, Diotallevi, Fornasari e Franchini, per il PSIm da Bavassano, Consani, Donati, Massignan e Mombello.
 

verso la guerra mondiale

   Nel frattempo in Europa si rafforza l’alleanza tra Hitler e Mussolini, in Francia Blum dà le dimissioni e in Spagna avvengono l’occupazione di Bilbao e il bombardamento navale della città aperta di Almeria. Comunisti e socialisti spagnoli pubblicano un appello all’unità, che Dimitrov rilancia verso l’Internazionale Socialista. Questa accetta un incontro, che ha luogo ad Annemasse, e finisce con nulla di concreto.

   All’interno del PSI-IOS, nel frattempo, c’è lo scontro tra la componente di Nenni e quella tradizionalmente riformista di Modigliani. Il III Congresso, che ha luogo a Parigi dal 26 al 28 giugno, comprova quanto sia ampio il divario fra queste due componenti. Nenni respinge l’offerta all’unità organica contenuta proposta dalla  Direzione del PCdI, definisce la “riconciliazione del popolo italiano” chiesta dal PCdI equivoca e inutile, accetta l’Unione Popolare, rifiuta il Fronte Popolare Italiano, e conferma l’unità di azione. Per quanto riguarda i massimalisti, dichiara che non è possibile alcuna concessione alle tendenze che vi prevalgono, le quali “praticamente si traducono nel sabotaggio della rivoluzione”; in quanto poi a GL afferma che il PSI è diviso da essa da incompatibilità di carattere e di programma. Le tesi di Nenni sono accolte con qualche modifica dal Congresso a maggioranza. La mozione è approvata dall’81% dei voti (15% contrari e 4% le astensioni). Essa impegna la Direzione a svolgere “un’azione politica per preparare il sorgere di un Partito Socialista Unificato, primo passo verso l’unità politica totale della classe operaia italiana”, prendendo “con i massimalisti, con GL, coi repubblicani, gli accordi che fossero atti a facilitare e a sanzionare la auspicata unificazione”.(55)

   Sul piano internazionale, c’è l’impegno a impedire la fascistizzazione dell’Europa e ad attuare gli Stati Uniti d’Europa. Una voce critica all’interno di Congresso è quella di Angelo Tasca, che rimprovera alla Direzione di aver lasciato “passare il Congresso massimalista senza prendere posizione, senza fare un tentativo di richiamare quei compagni sulla via dell’unità”.(56)

Nel PSIm, grazie all’aiuto dei compagni finanziario dei compagni argentini, si riesce a ripianare il debito e a continuare a pubblicare bimestralmente l’Avanti . Troppo poco per contrastare la campagna che il PCdI  conduce attraverso i suoi organi di stampa. Lo Stato Operaio, ad esempio, identifica trozkisti e massimalisti indicandoli come dei provocatori al servizio del governo fascista.(57) Ma non c’è solo questo, oramai in Europa incombe la minaccia della guerra, perciò si delibera di trasferire, in caso di necessità, di trasferire la Direzione in Svizzera, di obbligare Mariani a non farsi più vedere nella sede del Partito, ma di lavorare nel caffè della stazione di Saint Paul; di portare l’archivio nell’ufficio della frazione del PUM interno alla SFIO.

   Nel gennaio 1938, la Direzione del PSIm si prepara alla Conferenza del Bureau di Londra, che avrà luogo a Parigi dal 19 al 25 febbraio. Indica sull’Avanti la piattaforma su cui si sarebbe dovuto fare il dibattito, il modo di condurre la lotta contro il capitalismo, l’imperialismo, il fascismo e la guerra, e l’opposizione alla politica di Fronte Popolare, al socialpatriotismo, l’appoggio da dare ai popoli oppressi, la difesa della rivoluzione sociale e del POUM in Spagna, della rivoluzione sovietica; la richiesta dell’istituzione della democrazia proletaria nell’URSS, l’attuazione del Fronte del Lavoro, il riconoscimento della necessità della dittatura rivoluzionaria del proletariato nel periodo di transizione dal capitalismo al socialismo.

   Sempre nel mese di gennaio la Direzione si prende cura dell’istituto, che a Boulogne si era deliberato di creare a beneficio delle vittime politiche non assistite dal Fondo Matteotti e dal Soccorso Rosso. Per questo motivo, emana una circolare con cui invita le sezioni a creare a Comitati locali di Solidarietà proletaria, distribuendo tesserini e facendo pagare quote, organizzando feste, sottoscrizioni, ecc. Impegna i compagni ad aderire ai Comitati di Solidarietà Antifascista (S.I.A.) se già costituiti dagli anarchici.(58) Questo è un’ulteriore prova dei rapporti che si stanno intensificando tra massimalisti e anarchici.

   Alla conferenza di Parigi partecipò una delegazione dell’IVKO.(59) Essa era frutto del lavoro fatta dalla Balabanov negli USA che permise tra l’altro si assumere una deliberazione concernente l’istituzione di un organo di stampa pubblicato dalla Bureau e all’ICKO.(60)

   L’intensificarsi dell’alleanza tra la Germania nazista e l’Italia fascista con i relativi pericoli di guerra, la sconfitta dell’esercito repubblicano nella battaglia dell’Ebro, obbligò il PSIm a cercare di uscire dall’isolamento. Per questo Mariani riallacciò un rapporto con la LIDU, partecipando all’XI Congresso dell’associazione dove fu eletto nella nuova Commissione Esecutiva.

   Questo provocò la reazione di Bavassano che accusò Mariani di mancanza di energia nei confronti degli stalinisti, lui s’indigna rassegna le dimissioni sia dalla Commissione esecutiva della LIDU che dalla segreteria del Partito. Nella riunione della Direzione del 24 luglio (assenti Bavassano, Donati, Mombello)  l’atteggiamento di Mariani venne biasimato e fu costretto a restare nella Commissione Esecutiva della LIDU, ma per seguirvi una linea politica di lotta rispetto alla maggioranza dell’associazione. Nel frattempo la Direzione approvò un ordine del giorno di solidarietà con il POUM.

   La questione tra Bavassano e Mariani fu risolta nella riunione del 7 (dove tutti i (61) membri della Direzione erano presenti). Bavassano rimase nella segreteria assieme a Mariani e Donati. Altre deliberazioni furono: stabilire rapporti con il PSOP,(62) intensificare all’interno della LIDU la lotta contro la guerra e denunciare l’opera di Campolonghi definito come “agente della Francia”, riallacciare i rapporti con i dissidenti di GL e con gli anarchici, interrotti a causa degli arresti effettuati dalla polizia francese, intensificare l’aiuto al POUM.

   In una successiva circolare mandata “a tutte le sezioni, ai gruppi ed ai compagni isolati” la linea politica del partito è riassunta nei seguenti termini: In Spagna è stato giusto combattere su due fronti, contro il Fascismo e per il Socialismo, solidarizzare con il POUM; opposizione a ogni alleanza con i governi capitalisti per quanto concerne la preparazione della guerra; solidarietà operaia all’URSS attraverso l’opposizione alla classe dominate in ogni paese; Fronte Rivoluzionario contro Fronte Popolare. Sempre in questa circolare le cause della mancanza di successi organizzativi è attribuita alla situazione generale, alla lotta spietata condotta contro il PSIm dagli avversari, dalla scarsità dei mezzi, dalla mancanza di un lavoro costante e disciplinato alla base. Gli obiettivi sono individuati nel superamento della grave situazione finanziaria in cui versa l’Avanti, nel mobilitare tutto il Partito per intensificare i rapporti con il movimento in Italia, aumentare l’influenza del Partito all’interno della LIDU, sviluppare l’Associazione ex combattenti e prendere contatto con il PSOP.

   Durante la crisi di Monaco il Bureau si riunì a Ginevra il 12 settembre 1938 e in seguito a Bruxelles il 29-3° ottobre. In tali riunioni fu creato un organismo di fronte unico contro la guerra, il FOI (Fronte Operaio Internazionale) che, alla fine fu, di fatto, il successore del Bureau di Londra. Fu adottato un manifesto che analizzava la guerra come “frutto di un regolamento degli imperialisti francese e inglese contro l’imperialismo tedesco” e che difendeva le ragioni del disfattismo rivoluzionario.

   L’Avanti porta avanti un analogo discorso nella forma autorevole che gli sa dare A. Balabanov: la guerra è voluta dal fascismo, complici le cosiddette democrazie; essa deve trasformarsi in rivoluzione e, per questo è necessario stringersi attorno al vecchio partito. Questa presa di posizione pone il PSIm in netto contrasto con la maggioranza del PSI-IOS, la quale nei congressi federali decide di fortificare il Fronte Popolare, mentre la maggioranza di questo partito è favorevole alla formazione di un fronte più vasto che vada dai socialisti ai conservatori non fascisti, appoggiato dai comunisti dall’esterno. Quest’ultima posizione è quella più aderente alla linea politica adottata dalla SFIO, la quale ha approvato il comportamento di Daladier a Monaco e ha rotto definitivamente con il Partito Comunista Francese.

   Per quanto riguarda i provvedimenti organizzativi interni, la Direzione massimalista delibera di trasferire, qualora scoppi la guerra, gli elenchi degli iscritti a New York e di affidare alla Balabanov il collegamento con le federazioni, di portare la sede del giornale in Norvegia o in Olanda o addirittura in Argentina, inviandovi Mariani e Martini che dovrebbero porta la parte più importante dell’archivio del Partito; di consegnare al PSOP le collezioni del giornale. Mentre il comitato parigino del Bureau decide caso di guerra di trasferirsi in Norvegia.

   Ma ormai siamo alla fine dell’esperienza del PSIm, dopo lo scoppio della guerra l’Avanti le sue pubblicazioni durano fino al maggio 1940, dopo le notizie sul PSIm si fanno più rare.

Marco Sacchi

luglio 2010


note:

1. L’Avanti supplemento al n. 18, 1 maggio 1927.

2. Nel 1922 a causa delle trattative per la formazione di un nuovo governo da parte della delegazione socialista con a capo Turati, i riformisti furono espulsi dal PSI e diedero vita al Partito socialista unitario (PSU) che cambiò nome in Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI).

3. Balabanov Angelica (1869-1965). Nacque nei pressi di Kiev da una famiglia di ricchi funzionari zaristi. Studiò alle università di Bruxelles e Berlino dove si avvicinò agli ambienti della socialdemocrazia tedesca. Arrivò in Italia nel 1900 per seguire le lezioni di Labriola e da allora visse tra l’Italia e la Svizzera. Nel 1906 a San Gallo in Svizzera fondò Su compagne periodico di propaganda socialista tra le lavoratrici; nel 1912 iniziò a collaborare con il foglio italiano Difesa delle lavoratrici. Assunse diversi incarichi nel PSI e di rappresentanza di esso nella Seconda Internazionale; fece parte inoltre del comitato nazionale dell’Unione femminile socialista. Durante la prima guerra mondiale imperialista partecipò agli incontri internazionalisti di Zimmerwald e Kienthal e nel 1916 si avvicinò alle posizioni leniniste. Nel marzo 1919 partecipò a Mosca alla nascita della Terza Internazionale e divenne membro dell’Esecutivo. In dissidio con la linea bolscevica, espatriò nuovamente dalla Russia nel dicembre 1921 e soggiornò a Vienna sino al 1926, allorché venne espulsa dal Vkp(b) (Partito comunista dell’unione – bolscevico) e si riavvicinò ai massimalisti italiani. Trasferitasi a Parigi, curò la ripresa della pubblicazione dell’Avanti e dopo la riunificazione del 1930 tra PSI e PSLI, alla quale si era opposta, continuò ad animare il gruppo massimalista.

4. L’Avanti supplemento al n. 18, 1 maggio 1927.

5. L’IOS nacque nel 1923 dalla fusione della Seconda Internazionale e della Comunità di Lavoro Internazionale dei partiti socialisti (definita ironicamente “Internazionale due e mezzo”).Quest’ultima fu il tentativo di superare la divisione del movimento operaio dopo la Rivoluzione di ottobre e della creazione dell’Internazionale Comunista.

6. I terzini erano i membri della frazione del PSI guidata da Serrati che erano d’accordo con la fusione del PCdI e l’adesione alla Terza Internazionale (per questo motivo erano chiamati terzini).

7. Una minoranza di aderenti alla Comunità di Lavoro Internazionale dei partiti socialisti formata dal PSI, dal Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (USPD), dai Socialisti Rivoluzionati russi e lituani, dal Partito Socialista indipendente Romeno e dal Bund polacco rifiutò di fondersi con la socialdemocrazia e si costituì in Bureau Internazionale dei partiti socialisti rivoluzionari.

8. A.C.S. appunto C1/18, 30 maggio 1928 da Marsiglia. La Massoneria parigina oltre a prestare la sala di Rue Cadet per le feste del Partito, pare facilitasse la trasmissione dei giornali in Italia, servendosi “anche delle logge americane, inglesi o di altre nazioni a volta a volta” (A.C.S., appunto C1/18, 22 settembre 1928).

9. Giuseppe Saragat, Rinascita socialista, 15 marzo 1929.

10. Salvi e la sua compagna, erano gli organizzatori del Festival dell’Avanti del 5 gennaio 1931 attuato nella sala del Grande Oriente. Furono criticati dai concentrazionisti ai quali dovevano metà del provento netto.

11. Il PSI nei suoi congressi, pag. 67.

12. Era una triste realtà che si riscontrava anche all’interno della stessa Direzione, i cui membri si davano assenti di frequente dalle riunioni: tranne Andrich, nessuno era stipendiato.

13. Avanti n. 6, 14 maggio 1933, A.C.S., P.P. 142, K83.

14. c.s.

15. Lettera da Bruxelles, 19 giugno 1933, A.C.S., P.P. K97.

16. Partito Socialista Rivoluzionario, diretto da Sneevliet, vecchio militante comunista, che dirigeva un’organizzazione sindacale: il NAS, nella quale militavano insieme comunisti anarchici.

17. Bandiera Rossa, 15 ottobre 1933.

18. Avanti n. 11, 6 agosto 1933, Unità e azione sindacale

19. N. 3, 25 febbraio, Insegnamenti.

20. Secondo fonti governative, i morti furono 1335 di cui 134 di parte governativa, gli insorti calcolarono il numero morti in 5000 (H. Thomas, La guerra civile spagnola, Einaudi).

21. Lettera personale riservata, 31 ottobre 1934, p.2, A.C.S., P.P. K83.

22. c.s. p.3, A.C.S., P.P. K83.

23. Avanti n.1, 13 gennaio 1935.

24. Comunità di lavoro internazionale. Organismo sorto da una conferenza dei partiti socialisti di sinistra che si svolse a Berlino il 5 e 6 maggio 1932.

25. Socialistiche Arbeiterpartei Deutschlands (SAP, Partito socialista dei lavoratori tedeschi) era stato fondato il 4 ottobre 1931 nel corso di una conferenza della corrente di sinistra del Partito socialdemocratico tedesco (SPD), il quale aveva espulso dalle proprie file i deputati appartenenti a questa corrente. La SAP era forte di 30.000 militanti, ben radicati nei sindacati e che si battevano per l’unità dei partiti operai contro il fascismo.

26. L’Opposizione di Sinistra Internazionale era la denominazione adottata dal movimento trotzkista dall’aprile 1930 al settembre 1933, nella fase in cui aveva preconizzato la riforma del Comintern e delle sue sezioni nazionali.

27. Partito socialista indipendente olandese.

28. “Centrismo” era il termine utilizzato per definire quelle tendenze del movimento operaio che oscillano tra il riformismo e il marxismo che rappresenta gli interessi storici del proletariato.

29. La politica della Direzione della SPD aveva talmente screditato il partito agli occhi dei militanti che nel primo anno di dominio nazista la maggior parte dei gruppi di resistenza socialdemocratici si oppose da sinistra alla tradizione rappresentata dalla Sopade (che era il nome che il partito socialdemocratico tedesco dopo l’avvento di Hitler in Germania). E’ significativo che in questo periodo, l’organizzazione Roter Stosstrupp (Truppa rossa d’assalto), nata dal settore attivistico dell’ala destra dell’SPD, considerasse se stessa come l’avanguardia della rivoluzione proletaria in Germania.

30. I Socialisti Rivoluzionari (come si chiamarono i nuclei socialdemocratici austriaci impegnati clandestinamente alla rifondazione del partito), cominciarono a rielaborare l’esperienza fatta e ne trassero l’insegnamento che l’errore compiuto era stato quello di aver troppo atteso a scatenare la lotta. La sconfitta si convertiva nella riappropriazione di una psicologia rivoluzionaria e nell’incoraggiamento ad affrontare situazioni di acuta crisi politica e sociale.

31. A. Tasca a G. Faravelli, 20 maggio 1935.

32. Politica Socialista n. 4, agosto 1935, pp. 321-5.

33. Tresso Pietro (1893-…). Nato in una famiglia contadina. Tresso si iscrive quando aveva 14 anni alla federazione     giovanile del partito socialista italiano. Pochi anni dopo, nel 1925, dopo essersi formato a Milano all’Umanitaria, è     inviato in Puglia come organizzatore. Divenuto segretario della Lega contadina di Gravina di Puglia, è tra gli     animatori delle lotte contro gli agrari che scuotono le campagne pugliesi in quegli anni. Aderisce al PCdI fin dalla fondazione, continuando la sua attività di organizzatore sindacale. Lavora alla redazione di Sindacato rosso e     dirige La lotta comunista. Nel 1922 partecipa al IV° Congresso dell’Internazionale Comunista. Nel 1923 è a     e a Mosca, delegato all’Internazionale Sindacale Rossa; in questo periodo si lega ad una stretta amicizia con     Gramsci. Nel 1927 è cooptato nell’Ufficio Politico. Si schiera contro l’alienamento a Mosca nel 1929 è espulso     dal partito aderisce all’OSI ed è tra i fondatori della NOI. Partecipa alla riunione di fondazione della IV Internazionale nel 1938. Durante la guerra è arrestato in Francia nel 1942, ne esce l’anno successivo nel corso di un’azione di una squadra partigiana comunista. Da quel momento si perdono le tracce. Fu certamente eliminato dagli stalinisti, nelle cui mani si trovò dopo l’uscita dal carcere.

34. Avanti n. 12, 3 settembre 1935.

35. Critica Comunista n. 4/5 settembre-dicembre 1979, Intervista a Pierre Broué.

36. Per contraddistinguersi dalla precedente opposizione bordighista

37. F. Ormea, Leonetti. Un comunista.

38. c.s.

39. c.s.

40. Il Groupe Juif, era uno dei nuclei fondatori della Ligue, uscito dal gruppo di lingua ebraica del PCF. Nel 1930 era alleato con Molinier nella lotta contro Naville e l’ala sindacale. Nel 1933 il gruppo di pronuncia contro la decisione dei Trotskij di creare una nuova internazionale e costruì un’opposizione interna alla Ligue. Raccoglieva circa un terzo dei militanti della regione parigina.

41. Avanti n. 12, 3 settembre 1935.

42. C.s.       25 settembre 1935.

43. Bollettino Ottobre-Novembre.

44. La Frazione di Sinistra del PCdI si era costituita nel 1928 a Pantin (sobborgo di Parigi) da alcuni militanti italiani della sinistra comunista, esuli in Francia e in Belgio. Alla Frazione aderirono circa 200 militanti, che formarono quattro Federazioni (Parigi, Lione, Bruxelles e New York). Essa non si caratterizzava come “italiana” ,se non per il fatto che le posizioni politiche che portava avanti erano nate in Italia, ma internazionale. Bordiga nel 1926 VI° Esecutivo allargato, paragonò gli italiani agli ebrei: “In qualche modo, noi giochiamo un ruolo internazionale perché il popolo italiano è un popolo di emigranti, nel senso economico e sociale del termine, e, dopo l’avvento del fascismo, anche in senso politico…La nostra parte è un po’ come quella degli ebrei: se siamo stati buttati fuori in Italia, possiamo consolarci pensando che anche agli ebrei sono forti non in Palestina ma altrove”.

45. Partito Obrero de Unificaciòn Marxista (POUM, Partito Operario di Unificazione Marxista). Dal Partito Comunista de Espana (PCE, Partito Comunista di Spagna) nel 1931 ci fu una scissione che portò alla formazione della Sinistra Comunista di Spagna (ICE), che aveva come esponente principale Andrés Nin. L’ICE si affiliò all’OSI. Sempre nel 1931 a Barcellona si fondò il Blocco Operaio e Contadino (BLOC) che ebbe come principale esponente J. Maurin. Internazionalmente il BLOC era vicino alle posizioni dell’IVKO. Il BLOC che era molto forte in Catalogna, aveva 4500 militanti e 74 sezioni. Durante la rivolta del 1934, ebbe un ruolo importante nelle Alleanze Operaie che erano gli organismi di fronte unico delle formazioni operaie. Nel 1935 dalla fusione tra l’ICE e il BLOC nacque il POUM. Al momento della fondazione il POUM poteva contare su 8000 militanti e circa 40.000 simpatizzanti.

46. Nome che si diede la Frazione di Sinistra del PCdI nel 1935, dopo il VII Congresso dell’IC.

47. All’inizio della guerra civile spagnola, la Frazione definì la sua posizione dichiarando che il proletariato spagnolo non era stato capace di formare il partito di classe, non aveva istituito la sua dittatura e nel nome della lotta antifascista, aveva lasciato il potere borghese intatto. Definì la guerra che si svolgeva in Spagna come imperialista e chiamò tutti i lavoratori a disertare, a fraternizzare e a trasformare la guerra in corso in guerra civile contro il capitale. Ma la Frazione non era unanime su questi punti: una consistente minoranza considerava la guerra di Spagna, un atto rivoluzionario, e per questo partecipò combattendo nella Colonna internazionale Lenin del POUM.

48. Tutta la prima pagina del n. 2 dell’Avanti DEL 31 gennaio 1937.

49. Appunto n. 500/32818, 13 novembre 1936, A.C.S., C.P.C. Simoncini.

50. L’accordo fu stabilito il 20. Il 24 ebbe luogo l’insediamento di Giaele Franchini della LIDU, che aveva il compito di reggere l’ufficio. Il documento fu pubblicato in appendice del libro di G. Franchini, Nel ricordo di Mario, Bologna, La Squilla, 1978.

51. Avanti n. 10, 6 giugno 1937.

52. Il PUP era il frutto della fusione nell’ottobre 1030 del Partito operaio e contadino e del Partito socialista-comunista. Il PUP che era presente al Congresso del PSIm era formato dai militanti che non avevano seguito la maggioranza del partito quando questa aveva deciso di entrare nella SFIO nel 1936.

53. Il gruppo Neuer Weg era costituito dalla minoranza della SAP che aveva rifiutato di aderire alla politica dei Fronti Popolari.

54. Avanti N. 11, 20 giugno 1937.

55. Il PSI nei suoi congressi, p. 156

56. Angelo Tasca, Scritti critici e storici inediti, Feltrinelli, Milano 1969, p. 619.

57. Stato Operaio n. 7/8 luglio-agosto 1937.

58. PSI Circolare n. 1 del Comitato “Pro Solidarietà proletaria”, gennaio 1938.

59. L’IVKO (Unione Internazionale dell’Opposizione Comunista). Questo organismo raggruppava su scala mondiale l’insieme delle opposizioni comuniste “di destra”, ispirate fino al 1929 da Bucharin, e a partire dal 1930 da Henrich Brandler e dalla tendenza del Partito Comunista Tedesco che egli cappeggiava; all’IVKO avevano aderito gruppi in Cecoslovacchia, negli U.S.A., in Svezia, in Svizzera, in India e nell’Alzazia-Lorena, cioè il partito comunista di quella regione.

60. Questo tentativo di fusione dei due centri internazionali finì in niente.

61. c.s.

62. PSOP (Parti Socialiste Ouvrier et Paysan). Partito nato dalla scissione della sinistra della SFIO.
        

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