gennaio 2009

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Il socialismo di sinistra in Europa tra le due guerre

di Marco Sacchi


   Dalla fine della prima guerra mondiale allo scoppio della seconda, la storia del movimento operaio è stata profondamente segnata dalla Rivoluzione d’Ottobre, la creazione della Terza Internazionale ebbe delle ripercussioni enormi sulle sorti del movimento operaio.

    La storia dei diversi partiti socialisti che facevano capo alla Seconda Internazionale diventata a partire del 1923 Internazionale Operaia Socialista, nel corso di questo periodo è oggi relativamente conosciuta. Ma non è così, per quanto riguarda la storia di un’originale corrente socialista, che è esistita dagli anni venti fino alla fine degli anni trenta.

    Gli elementi costitutivi di tale corrente vanno ricercati tanto nelle varie scissioni subite dall’Internazionale Comunista (IC) quanto nella comparsa di ali sinistre in seno alla socialdemocrazia, che si separarono progressivamente da quest’ultima all’inizio degli anni trenta.
 

Dal fallimento dell’Unione di Vienna alla creazione della Comunità di Lavoro Internazionale (1923-1932)

   L’Unione dei Partiti Socialisti per l’Azione Internazionale, più conosciuta come nome di Unione di Vienna o «Internazionale due e mezzo», come la definirono derisoriamente  i comunisti, si sforzò – senza successo -  di superare la divisione subita dal movimento operaio mondiale come conseguenza della Rivoluzione d’Ottobre e dalla creazione dell’IC. Questa iniziativa si concluse in ultima analisi con un fallimento e, il 10 maggio 1923, la maggioranza delle forze dell’Unione di Vienna si unì alla Seconda Internazionale per dar vita all’IOS.

    Tuttavia una minoranza formata dal Partito Socialista Italiano massimalista (PSIm), dal Partito Socialista Indipendente Tedesco (USPD), dai Socialisti – rivoluzionari russi e lituani, dal Partito Socialista Indipendente Romeno e dal Bund polacco rifiutò di fondersi con la socialdemocrazia e si costituì in Bureau Internazionale di Informazione dei Partiti Rivoluzionari Socialisti in occasione di una conferenza svoltasi a Berlino dal 28 al 30 dicembre 1924.(1) Questo Bureau ebbe sede a Vienna fino al 1925, poi a Parigi dove, all’inizio del 1926, si tenne una nuova conferenza alla quale assistettero, oltre alle cinque organizzazioni già citate, il Partito Operaio Norvegese (DNA) ed il Partito socialista comunista francese, animato all’epoca da Paul Louis.  Quell’assise segnò un certo allargamento del Bureau, che a partire da quella data fu talvolta definito Bureau di Parigi. Angelica Balabanov ne fu eletta segretaria. Un’altra conferenza ebbe luogo, sempre a Parigi, il 1° dicembre 1927, con la partecipazione del Partito Laburista Indipendente (ILP) britannico; essa lanciò un appello all’unità della classe operaia, che però non sortì alcun effetto. Le forze del Bureau di Parigi andarono diminuendo: il PSI massimalista conobbe due scissioni, nel 1928 e nel 1930, e in quello stesso anno il Bund polacco decise di abbandonare il Bureau di Parigi e di entrare nell’IOS. Tuttavia, sempre nel 1930, il Bureau registrò l’adesione del Partito di unità proletaria (PUP) francese sin dal momento della sua costituzione.(2)

   Gli animatori del Bureau proclamavano di essere i continuatori dell’Unione di Vienna e ponevano innanzitutto sull’indispensabile unità che il movimento operaio doveva ritrovare per lottare contro il fascismo. Essi cercavano di realizzare quest’unità, ma per farlo disponevano di forze estremamente più esigue dei loro predecessori. Alla fine degli anni venti erano ancor meno in grado di trovare un uditorio e degli interlocutori poiché a partire dal VI° Congresso (1928) l’IC aveva deciso di intensificare la sua lotta contro il «socialfascismo», che essa riteneva essere una precondizione obbligatoria per una vera battaglia contro il fascismo; ed i suoi attacchi non risparmiavano certo il «socialfascismo di sinistra», ancor più pericoloso.  Quanto all’IOS, essa trattava con altezzosità il Bureau di Parigi, nel quale non vedeva che un’associazione di gruppuscoli e di singole personalità che avrebbero fatto meglio ad entrare nelle sue fila allo scopo di battersi meglio per l’ideale socialista; è vero che a quell’epoca l’unico partito veramente di massa ad aver aderito al Bureau di Parigi era il DNA norvegese, ma a partire dal 1927 quest’organizzazione rinunciò a qualsiasi affiliazione internazionale.(3)

   La sorte del socialismo di sinistra europeo al di fuori dell’IOS sembrava dunque delle più incerte a sette anni di distanza dal fatidico anno 1923. Tuttavia a partire dal 1930, a causa della crisi generale attraversata allora dal movimento operaio, questa corrente doveva conoscere un nuovo slancio. In un contesto politico nuovo, contrassegnato prima di tutto dall’avanzata del fascismo in Germania, il socialismo di sinistra avrebbe attratto a sé nuove forze e si sarebbe dato una strutturazione più solida, in particolare grazie all’azione dell’ILP britannico.

    L’ILP aveva fatto parte dell’Unione di Vienna sin dalla nascita di tale organismo. Affiliato al Labour Party, l’ILP ne costituiva l’ala sinistra e pur essendo rientrato nell’IOS dopo il 1923, le sue posizioni a favore dell’unità di tutte le forze operaie lo mantenevano assai vicino al Bureau di Parigi.  Nel 1925 l’ILP propose una conferenza comune dei partiti comunisti e socialisti allo scopo di verificare quali furono le possibilità di creare un’unica Internazionale operaia; tale proposta fu respinta senza mezzi termini dall’IC e fu ignorata dall’IOS.

   Nel 1930, durante un viaggio in Olanda, tre dirigenti dell’ILP stabilirono dei contatti con alcuni rappresentanti delle ali sinistre dei partiti socialisti olandese e tedesco e del DNA norvegese. Fu così che si costituì un primo raggruppamento, allora informale. Dei militanti socialisti desiderosi di condurre una lotta antifascista ed anticapitalista più risoluta di quanto non facessero i membri della maggioranza dell’IOS. Esso non poteva ancora dar vita ad un organismo internazionale più strutturato, dal momento che gli statuti dell’IOS  lo vietavano. Ma alla fine si svilupparono. Dei contatti esistevano da lungo tempo anche tra Fenner Brockway – uno dei dirigenti dell’ala sinistra dell’ILP – ed il polacco Josef Kruk, dirigente del NSPP (Partito socialista operaio indipendente) polacco. Questo partito, che era stato membro dell’Unione di Vienna, aveva finito per rientrare nell’IOS pur mantenendo la propria indipendenza nei confronti del Partito Socialista Polacco. Esso costituiva l’ala sinistra del movimento operaio socialista in Polonia, ed i suoi militanti si erano pronunciati a favore della riunificazione del movimento operaio e  di una sua risposta unitaria al fascismo.

   Nei mesi successivi a quella prima presa di contatto, l’evoluzione della sinistra socialista proseguì. Mentre il fascismo avanzava a grandi passi in Germania, il movimento operaio nel suo insieme continuava ad essere diviso, con l’IC che lottava innanzitutto contro il «socialfascismo» mentre l’IOS denunciava  tale «settarismo»,  cosa che gli permetteva di respingere qualsiasi proposta di unità d’azione. Reagendo a questa situazione, dei partiti socialisti indipendenti fecero la loro apparizione in Germania e in Olanda.(4)

   La strutturazione del socialismo di sinistra poteva ora proseguire ad un livello superiore. Così il 5 e il 6 maggio si tenne a Berlino una conferenza internazionale nella quale furono rappresentate le seguenti formazioni: il SAP tedesco, l’OSP olandese, l’ILP britannico, il DNA norvegese, il NSSP polacco e infine il Partito socialista unificato bulgaro. Anche il Bund inviò una delegazione, che però non riuscì a raggiungere Berlino. Al termine fu deciso di creare una «Comunità di Lavoro Internazionale», la IAG. Di fronte all’ascesa del fascismo ed al pericolo di una guerra venne ancora una volta lanciato un appello all’unità d’azione della classe operaia.

   Meno di un anno dopo, una tale cooperazione si sarebbe realizzata sotto la pressione della marcia degli eventi, con l’ascesa di Hitler ed il suo arrivo al potere.  Già il 6 febbraio 1933, per iniziativa dell’IAG, si svolse a Parigi una nuova riunione alla quale assistettero, oltre ai cinque partiti che avevano dato vita alla IAG – con l’eccezione del Partito socialista unificato bulgaro – il PSI massimalista italiano (5), ed il PUP francese.  Sotto il peso delle apprensioni suscitate dall’avvento di Hitler al potere, fu deciso di tenere una conferenza mondiale di tutte le organizzazioni operaie allo scopo di organizzare una lotta internazionale contro il fascismo. Un telegramma di cui era suggerita tale prospettiva fu trasmessa alle due Internazionali, che non risposero.

   Tuttavia quell’iniziativa doveva aprire una nuova strada nella storia del socialismo di sinistra e contribuire al suo allargamento. La prospettiva della conferenza mondiale fu mantenuta, e le discussioni necessarie alla sua realizzazione furono portate avanti. Esse accelerarono la crisi attraversata allora dall’«Unione Internazionale dell’Opposizione Comunista” (IVKO). Questo organismo raggruppava su scala mondiale l’insieme delle opposizioni comuniste «di destra», ispirate fino al 1929 da Bukharin e successivamente, a partire  dal  1930, da Henrich Brandler e dalla tendenza del partito comunista tedesco che egli capeggiava; all’IVKO avevano aderito gruppi in Cecoslovacchia, negli Stati Uniti d’America, in Svezia, in Svizzera, in India e nell’Alsazia-Lorena, cioè il partito comunista di quella regione. In seno all’IVKO si discusse se fosse o meno opportuno partecipare alla conferenza mondiale; la maggioranza rifiutò di recarsi ad una conferenza organizzata da socialisti (da essa considerati come dei rinnegati), alcuni dei quali, come il SAP, ammettevano apertamente sin dal giugno del 1933 la necessità di creare una nuova Internazionale e nuovi partiti rivoluzionari. Tuttavia due organizzazioni aderenti alla corrente internazionale rappresentata dall’IVKO decisero di recarsi alla conferenza: la Federazione comunista iberica (FCI) – che formalmente non aderiva all’IVKO  -  ed il Partito comunista indipendente svedese (6), il cui dirigente era Karl Kilbom. Quest’ultimo aveva rotto con l’IC nel 1929 portando con sé la maggioranza del Partito comunista svedese (SKP).

   Alla fine, conferenza 14 organizzazioni furono rappresentate nella conferenza che si tenne il 27-29 agosto a Parigi; la maggior parte delle formazioni erano affiliate al Bureau di Parigi o all’IAG.
 

Organizzazioni presenti alla Conferenza di Parigi del 1933

-         Per il Bureau  di  Parigi: Partito socialista unitario, Romania (7), PUP (Francia), PSI Massimalista (Italia), Socialisti – rivoluzionari di sinistra (Russia).

-         Per l’IAG: DNA (Norvegia), OSP (Olanda), SAP (Germania), ILP (Gran Bretagna), NSSP (Polonia).

-         Altri: FCI (Spagna), SKP (Svezia), RSP (Olanda), Leninbund (Germania) (8), Segretariato Internazionale dell’Opposizione di Sinistra Internazionale (OSI) (9),

-         Osservatori: America Socialist Party (USA), gruppo «Le Travail»  (Svizzera), gruppo «L’Effort comuniste» di Albert Treint e tendenza «Action Socialistes» del Partito socialista francese animata da Claude Just, Partito socialista bulgaro, Bund polacco.

La Conferenza di Parigi fu quindi un eccezionale luogo di incontro di opposizioni che per comodità terminologica si potrebbero definire socialiste «di sinistra» e comuniste «di sinistra» e «di destra». Si scontrarono nella Conferenza tre posizioni:

- Quelle del DNA e il PUP, che si collocavano nella tradizione dell’Unione di Vienna e che ritenevano che qualsiasi azione comune con l’IC fosse impraticabile, esse si pronunziarono per la riunificazione del movimento operaio attraverso la socialdemocrazia.

-  Una posizione intermedia venne difesa dall’ILP, che privilegiava una futura alleanza con la Terza Internazionale.

- Diverse organizzazioni, infine, giudicavano severamente il fallimento dell’IOS e dell’IC ma ne deducevano delle conclusioni estremamente diverse; a trarre le più estreme conseguenze furono la SAP, l’OSP, il RSP (10) e l’OSI, i quali sottoscrissero un testo, a favore di una nuova Internazionale e di nuovi partiti comunisti: la «Dichiarazione dei quattro». Pur riconoscendo il fallimento delle due principali forze politiche del movimento operaio, il SKP svedese, la FCI spagnola ed il NSPP polacco rifiutavano allora di imboccare la strada di una nuova internazionale.

   I risultati concreti della Conferenza di Parigi furono scarsi. Fu proposta un’azione di boicottaggio della Germania, che doveva essere messa in atto da tutte le organizzazioni operaie. Con 10 voti contro 4 (ILP, RSP, Opposizione di Sinistra tedesca e Segretariato Internazionale dell’OSI), la conferenza si pronunciò a favore di un congresso mondiale «rappresentativo di tutte le organizzazioni operaie del mondo che accettano come base la necessità della lotta per realizzare il socialismo». L’eterogeneità dei punti di vista dei partecipanti alla conferenza spiega perché nessuna decisione comune poté essere adottata sulla questione della nuova ibernazione.

   Dopo la Conferenza di Parigi il Bureau di Parigi e l’IAG costituirono di fatto un unico centro il cui segretariato, dopo un  breve periodo di qualche mese ad Amsterdam nel corso del 1934, ebbe sede a Londra e fu animato dall’ILP fino alla seconda guerra mondiale.
 

Gli avvenimenti del 1934

   Il 1934 fu un anno dove gli accadimenti successi in questi 12 mesi cominciarono con una generalizzazione dell’offensiva della destra reazionaria e fascista, che l’anno prima aveva preso il potere in Germania. Un’altra sequenza di eventi fornì anche la prova della reattività delle forze del movimento operaio. I due aspetti furono intimamente legati.

   Di quest’anno, che ci interessa  analizzare per la nostra ricerca sulla sinistra socialista e la sua evoluzione, a Parigi il 6 febbraio, al termine di una crisi di governo assai frequente nella vita della Terza Repubblica francese, il nuovo presidente del consiglio E. Daladier, uno dei capi del Partito Radicale, presentò alla camera dei deputati il suo ministero. Mentre nell’aula del Palazzo Borbone si svolgeva il dibattito, nelle strade migliaia di manifestanti che avevano risposto ad un appello lanciato da formazioni di estrema destra e da associazioni di ex combattenti si scontrarono con la polizia. Le leghe delle destre extraparlamentari già da tempo avevano dato vita ad una serie di agitazioni di piazza, che avevano travolto il governo precedente a quello di Daladier. L’occasione di queste agitazioni era stata data da uno scandalo politico-finanziario, l’affaire Staviski. Il movimento antiparlamentare si giovava della paralisi politico-istituzionale in cui la Francia versava, a causa dell’instabilità e debolezza dei governi, della frammentazione della rappresentanza politica.

 Il 6 febbraio tre colonne di manifestanti, provenienti da direzioni diverse, tentarono di convergere verso Palazzo Borbone: due furono respinte dalle guardie a cavallo, la terza indietreggiò. Il bilancio della giornata fu 15 morti e 1435 feriti. Daladier, sentendo che il suo partito non era disposto a sostenerlo in una politica di contrapposizione con la destra, diede le dimissioni. Il suo posto fu preso da un governo di «blocco nazionale» fondato da radicali e dalla destra parlamentare.

   La giornata del 6 febbraio diede uno scossone alla S.F.I.O. e al P.C.F.  ai militanti prima ancora che ai gruppi dirigenti. Il timore di irruzione del fascismo nella scena francese spinse le forze della sinistra ad un avvicinamento. Il 12 febbraio la CGT con l’adesione della SFIO, indisse uno sciopero generale contro la minaccia reazionaria. La CGTU e il PCF diedero un’indicazione analoga, e a Parigi due cortei, quello dei militanti socialisti e confederali e quello comunista, partiti da luoghi diversi, confluirono nella medesima piazza: mescolandosi divennero il simbolo di una convergenza che andava realizzandosi tra i lavoratori in carne e ossa prima ancora che tra le organizzazioni.

   La spinta unitaria crebbe nei mesi successivi anche all’interno dell’IC, il nuovo segretario G. Dimitrov premeva su Stalin affinché si abbandonasse la politica  dell’IC  negli anni precedenti, caratterizzata dalla lotta politica contro il «socialfascismo» e sosteneva la necessità di impostare la lotta contro il fascismo con una politica unitaria con i partiti socialisti e socialdemocratici. La proposta di Dimitrov muoveva da considerazioni analoghe a quelle che spingevano la diplomazia sovietica ad orientarsi verso la costituzione di un sistema di sicurezza collettiva e cercare con i paesi dell’Europa occidentale (con la Francia in particolare) un sostegno contro la minaccia che rappresentava la Germania nei confronti dell’URSS.

    Il legame tra iniziativa delle destre reazionarie e fasciste e risposte in forme nuove da parte del movimento operaio si manifestò  in maniera drammatica in Austria.

   Qui al principio del 1934 il deperimento delle istituzione democratiche-parlamentari era già arrivato ad uno stadio particolarmente avanzato. Sin dal marzo 1933 il cancelliere cristiano-sociale Dollfuss, appoggiandosi al movimento fascistegiante Heimwehr, aveva sospeso l’attività del Parlamento, vietato le manifestazioni di piazza, introdotto la censura sulla stampa e sciolto lo Schutzbund, la formazione paramilitare legata alla socialdemocrazia. In maggio era stato vietato le attività del Partito comunista austriaco (KPO), restava, pure intaccata dalle difficoltà politiche ed economiche, la forza della socialdemocrazia, concentrata soprattutto nella «Vienna rossa» dove risiedeva più della metà degli iscritti del Partito socialdemocratico austriaco (SDAPO). Da larghi settori del partito salivano insistenti pressioni affinché al corso dittatoriale imboccato dal governo si rispondesse con la proclamazione di uno sciopero generale e la mobilitazione  dello Schutzbund, dando applicazione al principio sull’«uso difensivo della violenza» proclamato dalla SDAPO nel congresso di Linz del 1926,  che prevedeva di dar inizio a forme di lotta extralegale se le forze borghesi avessero abbandonato il terreno della democrazia. I dirigenti socialdemocratici, esitavano però a mettersi in questa prospettiva, temendo che le masse operaie, fiaccate dalla crisi economica e dalla disoccupazione, non avrebbero risposto all’appello: fino all’ultimo, inseguirono un compromesso che salvasse qualche margine di dialettica democratica.

   Sull’altro fronte, Dollfuss, era esortato da Mussolini  - con il quale si era legato con un’alleanza – affinché ai socialisti fosse assestato il colpo definitivo. 

   Il 30 gennaio la Heimwehr tenta un putsch nel Tirolo, e nei giorni successivi il movimento si diffonde in Alta Austria ed in Stiria, richiedendo in modo imperativo la soppressione della socialdemocrazia e delle rimanenti istituzioni democratiche.

   Quasi tutti i dirigenti dello Schutzbund vengono arrestati, i punti strategici del paese occupati e le case del popolo prese sistematicamente d’assalto.

   Sarà proprio l’assalto ad una di queste, l’Hotel Schiff di Linz, a stimolare la rivolta operaia di fronte all’incalzare dei soprusi fascisti. Facendo scoppiare l’insurrezione. I membri dello  Schutzbund asserragliatasi all’interno della casa del popolo avevano risposto al fuoco ed i combattimenti si erano diffusi in tutta la città. La notizia dell’azione armata era giunta Vienna, insieme alla richiesta del capo dello Schutzbund di Linz che fosse subito proclamato lo sciopero generale e la mobilitazione dei militanti in tutto il paese. A questa richiesta aveva aderito, seppur con riluttanza, il comitato esecutivo del partito, ma la decisione era presa con una lentezza che avrebbe fatto perdere tempo prezioso.

   A Vienna i combattimenti cominciarono con il tentativo di attacco da parte dello Schutzbund al centro della città; fallito, gli operai dovettero ripiegare sulla difensiva nelle case municipali, delle abitazioni operaie del Comune.

   E in queste si arrocca tenacemente e disperatamente la rivolta. Gli Schutzbund si difesero con coraggio e determinazione fino all’esaurimento delle munizioni. Sarà necessario l’uso dell’artiglieria per venire a capo della resistenza.

   Anche nel resto del paese si svolgono violenti combattimenti. Nell’Alta Austria, a Linz, a Steyr e in Stiria gli insorti riescono a tenere a bada la polizia ed i fascisti. Ma è nella capitale che si decide la battaglia. Ma questa è condannata alla sconfitta, ci fu la mancanza di una costante partecipazione della maggioranza della massa lavoratrice a causa della disoccupazione, dalla mancanza di un sostegno internazionale e dalla politica di arretramento da parte della socialdemocrazia che aveva optato per un tattica difensiva.

   Pesante è il bilancio dei combattimenti: le fonti socialdemocratiche, parlano di 1500-2000 morti e più di 5000 feriti, fra cui un gran numero di donne e bambini. Dopo la resa – la legge marziale era stata proclamata su quasi tutto il territorio nazionale – numerosi capi dello Schutzbund furono trascinati davanti alle corte marziali e condannati a morte. Per coloro che sfuggirono all’esecuzione immediata, saranno organizzati campi di concentramento dai quali molti non torneranno.(11)

   L’importanza degli avvenimenti austriaci nella coscienza del movimento operaio europeo fu enorme, ampi settori della socialdemocrazia, a cominciare dalla socialdemocrazia austriaca come i Socialisti Rivoluzionari (come si chiamarono i nuclei di socialdemocratici impegnati clandestinamente alla rifondazione del partito), cominciarono a rielaborare l’esperienza fatta e ne trassero l’insegnamento che l’errore compiuto era stato quello di aver troppo atteso a scatenare la lotta. La sconfitta si convertiva nella riappropriazzione di una psicologia rivoluzionaria e nell’incoraggiamento ad affrontare situazioni di acuta crisi politica e sociale.

   In Spagna, la tensione era cominciata a crescere, dopo le elezioni del 1933, in cui si erano affermate le forze della destra in particolare la Confederazione delle destre autonome (CEDA) il partito cattolico che pur non entrando nel governo era parte della maggioranza.

   Un moto insurrezionale promosso dagli anarchici nel dicembre 1933, ebbe durata ed estensione limitata. Più rilevante fu il processo di radicalizzazione del Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) il quale si orientò a rispondere ad un eventuale atto di forza della destra con un «movimento rivoluzionario». Il PSOE e l’UGT cominciarono a costituire comitati misti nelle province e incominciò il rifornimento di armi. Tensione si creò tra il governo centrale a Madrid e quello della Generalità di Catalogna, guidato da L. Companys dominato dalla sinistra autonomista catalana. Scioperi e scontri si susseguirono durante la primavera e l’estate. In varie regioni si andavano formandosi nel frattempo le Alianzas obreras sulla base di intese tra le diverse formazioni politiche e sindacali della sinistra. La prima Alianza nacque nel 1933 in Catalogna. Tra quelle che seguirono, la più importante fu l’Alianza delle Asturie, formatosi nel marzo 1934, l’unica che vide l’adesione degli anarcosindacalisti della CNT. In settembre anche i comunisti entrarono nelle Alianzas.

   Quando, nell’ottobre si formò un nuovo governo, nel quale entrò la CEDA, il PSOE giudicando che si stesse avviando un processo di fascistizzazione della Spagna, decise di dare l'appello all’insurrezione. A mezzanotte del 4 ottobre incominciò lo sciopero generale e all’alba del 5 si ebbero i primi combattimenti a Madrid e nelle Asturie. Il movimento si sviluppò tuttavia senza una direzione centrale e un piano. Gli anarchici non vi parteciparono che in misura limitata. I repubblicani di sinistra seguirono il movimento passivamente. Il 6 ottobre a Barcellona il governo della Generalità assunse tutti i poteri e proclamò lo Stato catalano, ma dopo poche ore dovette arrendersi. Tra il 7 e l’8 ottobre lo sciopero e l’azione insurrezionale si esaurirono in gran parte del paese e iniziarono gli arresti dei dirigenti socialisti e repubblicani. Solo nelle Asturie la lotta assunse un aperto carattere rivoluzionario: si costituì un esercito rosso di 30.000 uomini, i comitati operai assunsero il governo dei comuni. In tre giorni gli insorti ebbero nelle proprie mani l’intera provincia, ad eccezione del capoluogo Oviedo. I minatori furono l’asse importante dell’insurrezione e le organizzazioni della sinistra operaia concorsero unitariamente sotto l’insegna comune di «Union de Hermans proletarios».

   Il governo di Madrid inviò nelle Asturie la legione straniera e i reparti di mori del Marocco. Tra i minatori asturiani si ebbero un gran numero di vittime (12) molti furono quelli assassinati dopo la sconfitta. In tutto il paese furono arrestate 30.000 persone.

   L’ottobre spagnolo riportò il proletariato al centro della lotta contro il fascismo, sul piano europeo marcò una differenziazione all’interno della famiglia socialista, parte della quale contrastò la svolta che si andava profilandosi, respingendo sia la radicalità delle nuove politiche antifasciste, sia l’alleanza con i comunisti.
 

Unità di tutte le organizzazioni operaie o unità socialista rivoluzionaria?

   Nel 1934, l’IC  grazie anche gli avvenimenti francesi e austriaci del febbraio modificò l’orientamento che aveva seguito a partire dal 1928 abbandonando la politica del «terzo periodo» per impegnarsi in quella che dal 1935 in poi sarebbe stata la strategia dei Fronti Popolari. L’unità d’azione delle principali forze operaie, così come era stata patrocinata dal DNA e dal PUP sembrò realizzarsi, e questo spiega in larga misura il riavvicinamento e poi in seguito il ritorno di queste due organizzazioni alla socialdemocrazia. Così, a partire dal 1934, il SAP divenne l’ala marciante del Bureau di Londra e l’ispirazione della sua politica. A partire dagli ultimi mesi del 1933 cominciarono ad effettuarsi dei disaccordi tra la SAP e Lega Comunista Internazionalista (LCI) – la nuova denominazione adottata dal movimento trotskista mondiale nel settembre 1933 – circa le modalità di costruzione di una nuova Internazionale. Per la SAP essa avrebbe avuto luogo attraverso un lungo processo di maturazione dell’avanguardia del movimento operaio, mentre per la LCI occorreva selezionare da subito su scala mondiale un’avanguardia  delimitata sulla base di un programma ben preciso e spiegare la necessità di un tale lavoro di costruzione. A partire da questo periodo le divergenze tra SAP e LCI aumentarono, non si limitarono alle modalità di costruzione della nuova Internazione, ma esse si manifestarono chiaramente soltanto a partire dal 1935, quando il SAP incominciò ad evolvere verso la politica dei Fronti Popolari.

   Nel 1935 a Parigi si svolse una conferenza dove l’IAG e il Bureau di Parigi si unificarono per formare il Bureau Internazionale di Unità Socialista Rivoluzionaria (BIUSR)

Partecipanti alla Conferenza si Saint-Denis Parigi 14-15 febbraio 1935

ILP (Gran Bretagna), OSP e RSP(13) (Olanda), SAP (Germania), NSSP (Polonia), Partito socialista svedese (ex SKP), FCI (Spagna), PSI massimalista (Italia), gruppo Rote Front (Austria), gruppo Mot Dag(14) (Norvegia), Bureau Internazionale delle Organizzazioni Rivoluzionarie della Gioventù(15), Amis de l’Unité Ouvriere(16) 

   Ancor più che nell’agosto del 1933 si manifestò un’opposizione tra due orientamenti politici: quello che riteneva che il socialismo di sinistra doveva lavorare per l’unità della classe operaia come sembrava fare a modo loro l’IC e l’IOS, e quello che lavorava per l’unità rivoluzionaria della classe operaia – la quale non poteva essere realizzata dalle due Internazionali esistenti nella misura in cui la loro politica era stata «fallimentare».

   Dopo l’adozione all’unanimità di una risoluzione sulla crisi generale del sistema capitalistico, presentata dalla SAP, i dibattiti s’incentrarono su due questioni principali: l’organizzazione della lotta contro il fascismo e la guerra e la costruzione di una nuova internazionale.

    Sulla questione della guerra venne approvata, con 9 voti favorevoli e 3 astensioni, una mozione proposta dall’ILP. Secondo questa mozione una guerra condotta da un governo capitalista non poteva che servire gli interessi capitalistici. Perciò il movimento operaio doveva evitare ogni subordinazione a qualsiasi governo borghese, anche se «democratico» nel caso di guerra antifascista. La conferenza condannò anche i nuovi aspetti della politica estera dell’Unione Sovietica, vale a dire l’adesione alla Società delle Nazioni, definita «strumento dell’imperialismo». I rivoluzionari dovevano opporsi inflessibilmente ai governi capitalisti e difendere l’Unione Sovietica, facendo  una propria una politica di classe. Se ciò nonostante la guerra fosse scoppiata, la classe operaia aveva il dovere di opporsi mediante lo sciopero generale e l’insurrezione.

   Sulla questione dell’organizzazione internazione, il SAP propose una risoluzione nella quale si affermava: “considerando il totale fallimento della Seconda e della Terza Internazionale, la conferenza reputa che il movimento rivoluzionario e internazione dei lavoratori non dispone oggi di una direzione nella quale riporre la propria fiducia e che gli è indispensabile creare una tale direzione, in pratica formare un’autentica Internazionale proletaria. La conferenza ritiene che questa Internazionale non possa che essere frutto di un processo storico, e che essa si costruirà attraverso l’unificazione degli elementi rivoluzionari appartenenti o meno alle due Internazionali esistenti”.

   Questa risoluzione venne approvata con 10 voti contro uno (Sneevlet del RSP) ed un’astensione (Schmidt dell’OSP). I rappresentati dei due partiti olandesi avevano in effetti presentato una propria mozione su questa questione, nella quale si diceva: “la conferenza ritiene che, per condurre una lotta internazionale, il proletariato deve creare una nuova Internazionale”. Questa mozione venne votata, oltre che dai suoi firmatari, dal rappresentate del Bureau della gioventù; i membri del Partito socialista svedese, del gruppo Mot Dag e dell’ILP votarono contro, mentre gli altri si astennero.

   Le divergenze nascevano dalla diversa valutazione di costruzione di una nuova Internazionale. Trotsky criticò più volte il concetto di «processo» spiegando che essa nascondeva in realtà l’«attendismo» e l’«opportunismo» della SAP.(17)

   La Conferenza di Sant - Denis rappresentò una tappa importante per il socialismo di sinistra; essa segnò un rafforzamento e una strutturazione più profonda di tale corrente.
 

Il socialismo di sinistra e i Fronti Popolari: critica dall’interno o ala marciante di tali fronti?

   Nel settembre del 1935 il Bureau di Londra beneficiò di due apporti degni di nota: fu, in effetti, nel corso di quel mese che si costituirono la Sinistra Rivoluzionaria (GR) della Sezione Francese dell’Internazionale Operaia (SFIO come si chiamava allora il Partito socialista francese) e il POUM spagnolo. La prima di queste organizzazioni, pur non essendo formalmente affiliata al Bureau di Londra, difendeva la sua politica. Quanto al POUM, esso decise di aderire al BIUSR sin dal suo congresso di fondazione. 

   La comparsa simultanea di queste due formazioni deve essere messa in relazione con la situazione politica più generale che il movimento operaio stava attraversando. I comunisti e i socialisti si erano impegnati nella politica di Fronte Popolare, caratterizzata tra l’altro da un’alleanza elettorale e da una ricerca di un allargamento di tale alleanze a dei rappresentanti della piccola borghesia.

    La GR e il POUM si trovavano a far fronte, quasi sin dalla loro nascita, ai problemi posti da questa nuova situazione. Bisognava essere l’estrema sinistra  dei Fronti Popolari oppure al contrario condannare la “collaborazione di classe” alla quale si riteneva questa politica conduceva?

   Una prima scadenza si ebbe con le elezioni in Spagna, previste per il 16 febbraio 1936.

   In una lettera inviata agli altri partiti operai, il POUM propose la formazione di un fronte elettorale operaio. Dopo molte esitazioni il POUM accettò di sottoscrivere il patto di Frente Popular; è probabile che uno dei principali fattori che pesarono sulla decisione del POUM sia stata l’esistenza in Spagna di trentamila prigionieri politici, detenuti in seguito all’insurrezione delle Asturie dell’ottobre 1934, d’altro canto lo stesso POUM precisò che, dal suo punto di vista, si trattava unicamente di un semplice patto di circostanza in vista delle elezioni e che il suo obiettivo fondamentale continuava ad essere quello di un’alleanza operaia, nella prospettiva di una lotta rivoluzionaria per il socialismo.

   Un problema relativamente analogo fu quello che la GR dovette affrontare alcuni mesi dopo la sua fondazione, sulla scia delle elezioni che assicurarono la vittoria del Front Populaire in Francia: si sa che, formando il suo governo, Léon Blum in Francia propose a M. Pivert di occupare la carica di responsabile del controllo politico della stampa, della radio e del cinema. Dopo qualche esitazione; Pivert accettò quell’incarico nei primi giorni del giugno del 1936,  si darebbe dimesso dalle proprie funzioni il 28 febbraio 1937.

    Questa decisione, e quella presa dal POUM il 25 settembre 1936, di delegare A. Nin al Ministero della Giustizia in Catalogna, ben riflettevano la politica del Bureau di Londra durante quei mesi decisivi: cercare di influenzare dall’interno l’evoluzione dei Fronti Popolari, offrire a loro un appoggio critico. Una politica, questa, che sarebbe stata implacabilmente criticata da Trotsky e dal movimento per la Quarta Internazionale.

    A Bruxelles dal 31 ottobre al 2 novembre 1936 ci fu una riunione promossa  dal Bureau di Londra. Questa riunione costituì un tentativo di raggruppare tutta l’estrema sinistra europea al di fuori dell’ambito del Bureau.

Partecipanti alla Conferenza di Bruxelles, 31 ottobre – 2 novembre 1936

- SAP, NSSP, Partito socialista svedese, PSI massimalista.

- Per la Spagna: POUM, diverse sezioni sindacali dell’UGT  della CNT, Federazione degli insegnanti Combate di Lerida, Movimento culturale degli Atenei di Barcellona.

- Per la Francia: GR, gruppo Que Faire?, Ecole émancipée, Comité de vigilance de intellectuels antifascistes (CVIA), Rassemblement contre la guerre et le fascisme.

- Per la Gran Bretagna: ILP, Partito socialista rivoluzionario di Scozia (RSP), War Resisters, Raggruppamento per la libertà delle colonie.

- Per l’Olanda: RSAP, Lega dei socialisti rivoluzionari (BSR)(18)

- Per la Palestina: Gruppo Kibbutz Artzi, Poalei Zion di sinistra e Circoli Marxisti, gruppo Anti-fa.

- Lega italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU)(19), Lega internazionale socialista contro la guerra (ISAOL)(20), Lega per un partito operaio rivoluzionario (USA e Canada).

   Le relazioni introduttive furono svolte a nome del Bureau di Londra da Archibald Fenner Brockway, segretario dell’ILP, e da Juliàn Gorkin del POUM: il primo pose innanzitutto l’accento sul carattere internazionale della lotta di classe: la guerra di Spagna rappresentava la prima fase di un conflitto europeo. Non bisognava quindi sottovalutarne la portata, ma al contrario misurare tutte le conseguenze che essa comportava per il proletariato mondiale. La politica del non-intervento seguita nei primi mesi della guerra civile spagnola dall’Unione Sovietica e da Léon Blum, era perniciosa ed inaccettabile; a tale riguardo il Bureau di Londra si felicitava per gli «evidenti sintomi di cambiamento» che sembravano manifestarsi, ma sostenne che era necessario spingersi oltre.

   Gli aspetti internazionali della guerra di Spagna dipendevano – secondo l’analisi del Bureau di Londra  - dalla sua dinamica interna: lo lotta in atto non era tra fascismo e democrazia ma tra fascismo e socialismo e quindi riguardava tutto il proletariato mondiale.

  Questa analisi di contrapponeva completamente a quella sviluppata dai comunisti e dai socialisti, secondo i quali le conquiste democratiche del proletariato spagnolo dipendevano prima di tutto dalla vittoria militare.

    Per quanto riguarda la Russia sovietica, la sua evoluzione ed il significato dei processi di Mosca, al termine della discussione venne deciso di rimandare qualsiasi presa di posizione ad una nuova conferenza internazionale, prevista per il 1937 a Barcellona.

   Venne anche affrontata la questione della futura organizzazione internazionale. Nel suo rapporto introduttivo, Fenner Brockway aveva in effetti valutato che, in seguito agli errori compiuti dall’IC e dall’IOS: “In questo momento, degli accadimenti del processo storico e dal movimento generale della classe operaia emergono le forze che creeranno una nuova Internazionale rivoluzionaria (…)”.

   Tuttavia nessuna decisione venne adottata su tale questione, ed anche la discussione su tale punto venne aggiornata alla conferenza che avrebbe dovuto svolgersi a Barcellona.

    La conferenza di Bruxelles costituì un nuovo tentativo di raggruppare delle forze socialiste di sinistra europee – se non addirittura mondiali – che criticavano tanto la IOS quanto l’IC; a Bruxelles furono rappresentati anche dei raggruppamenti pacifisti.

   I disaccordi politici erano soprattutto relativi alla questione della creazione di una nuova Internazionale. Queste divergenze portarono a nuove rotture. La SAP, finì per aderire apertamente alla politica dei Fronti Popolari. Questo distacco della SAP e la crisi che esso provocò in seno al Bureau spiegano senza dubbio il rinvio della Conferenza di Barcellona. Dopo le giornate del maggio del 1937 a Barcellona(21) il POUM venne messo fuori legge. Tra le conseguenze delle giornate di Barcellona si ebbe l’annullamento della conferenza. A partire da quella data si aprì una nuova fase nella storia del socialismo di sinistra in Europa: alle speranze in una nuova rivoluzione socialista imminente, che erano nate dallo svilupparsi della lotta di classe in Spagna e in Francia fece allora seguito la presa di coscienza dell’ineluttabilità di una nuova guerra mondiale. La rivoluzione che, sola, avrebbe potuto impedire la guerra, non si era realizzata; che fare quindi per trasformare l’inevitabile nuova guerra mondiale in rivoluzione?
 

Il socialismo di sinistra alla vigilia della seconda guerra mondiale

    All’interno del movimento operaio, a partire del 1933 le posizioni inerenti la guerra erano influenzate dai dibattiti e dalle esperienze compiute dopo il 1914, esperienze che lo avevano segnato profondamente.  I concetti di pacifismo, bellicismo e di disfattismo rivoluzionario risentirono delle discussioni precedenti la Rivoluzione d’Ottobre. Ma la situazione era chiaramente diversa, cosicché il bellicismo, il pacifismo e il disfattismo rivoluzionario dovevano essere riesaminati e ciò rendeva l’analisi ancora più complessa,  questo motivo spiega perché all’interno di uno stesso partito si scontrassero delle posizioni reciprocamente contraddittorie.

   I pacifisti non si ponevano neppure la questione di partecipare ad una nuova ecatombe analoga a quella della prima guerra mondiale; il dovere dei militanti era quello di opporvisi con ogni mezzo e, secondo taluni, a qualunque costo; la guerra, male supremo, doveva essere combattuta anche attraverso accordi con forze politiche borghesi e addirittura, secondo certi pacifisti integrali, al prezzo di concessioni ai  governi fascisti. Paul Faure nella SFIO e James Maxton nell’ILP difendevano quest’orientamento pacifista.

   Agli occhi di una seconda corrente, che si potrebbe definire “bellicista”, non si potevano semplicemente ripetere le vecchie analisi dal momento che entravano in ballo due elementi nuovi: l’esistenza dell’URSS e l’avanzata del fascismo. Di fronte ai rapidi progressi di quest’ultimo, le organizzazioni operaie  non dovevano avere paura di partecipare a delle guerre antifasciste in alleanza con le forze politiche borghesi; questa era la pozioni dell’IC a partire del 1935, condivisa all’interno del movimento socialista da militanti come Jean Zyromcky, il quale animava la tendenza Bataille Socialiste in seno alla SFIO.

   Collocandosi all’estrema sinistra del movimento operaio, una minoranza difendeva le tesi del disfattismo rivoluzionario: la guerra imperialista doveva essere trasformata in guerra civile, preludio alla distruzione dell’ordinamento capitalistico ed alla conquista del potere rivoluzionario.

   Il socialismo di sinistra, luogo di incontro di diverse opposizioni al socialismo riformista e allo stalinismo, non poteva sfuggire alle contraddizioni che tutto il movimento operaio si trovava ad affrontare.

    E’ essenzialmente alla lotta contro la guerra e il fascismo che fu consacrata la nuova conferenza internazionale organizzata dal Bureau di Londra a Parigi dal 19 al 25 febbraio 1938.

Partecipanti alla Conferenza di Parigi del 1938

- SAP, Partito socialista svedese, PSI massimalista, POUM, ILP, RSAP e BRS, IVKO(22), alcuni ex membri dell’ex GR francese, gruppo Allarm (Cecoslovacchia), gruppo Der Funke (Austria), gruppo Neuer Weg (Germania)(23), gruppo Kibbutz Artziz (Palestina), Partito comunista archiomarxista (Grecia)(24), PUP (Francia)(25), African Workers Party, RSP (Scozia), Partito operaio palestinese.

 In questa Conferenza ci fu la presenza di organismi in rappresentanza di movimenti nazionalisti africani ed asiatici, il che testimonia di una certa apertura al di là delle frontiere europee.

   L’ordine del giorno, estremamente denso, comprendeva i seguenti punti: 1) situazione internazionale e compiti dei rivoluzionari; 2) Spagna; 3) lotta contro la guerra, il fascismo e l’imperialismo; 4) guerra cino-giapponse; 5) Unione Sovietica; 6) fronte unico e Fronti Popolari.

   Questa enunciazione di temi non deve nascondere che le discussioni s’imperniarono essenzialmente alla questione della guerra. All’inizio nel suo rapporto introduttivo, Fenner Brockway aveva insistito sulla “necessità di rafforzare” il BIUSR, che doveva essere davvero un centro dirigente omogeneo, in grado di imporre una stessa disciplina ai partiti che gli erano affiliati, riteneva che non era più possibile sperare di ricondurre  la Seconda Internazionale sulla via della lotta di classe. Quanto all’IC essa era diventata un organismo “riformista, strumento della burocrazia staliniana reazionaria”. Era ormai illusorio ricercare l’unità organica tra partiti socialisti e comunisti. Il compito del momento consisteva dunque nel raccogliere tutte le forze rivoluzionarie: “sulla base del marxismo-leninismo, disposte a collaborare in una lotta rivoluzionaria contro le forze imperialiste, contro i sedicenti capitalisti democratici e contro le potenze fasciste, contro lo sfruttamento imperialista, la guerra imperialista, la guerra e la miseria”.

   La collaborazione tra queste forze diverse tra loro avrebbe potuto aver luogo sulle seguenti basi: «azione di classe come fondamento della lotta contro il capitalismo, la guerra e il fascismo; rifiuto delle politiche di Fronte Popolare; rifiuto, tanto in  tempo di guerra quanto in tempo di pace, del “socialpatriotismo” e di qualsiasi forma di pace civile con la borghesia; sostegno alla lotta rivoluzionaria dei popoli oppressi nei paesi coloniali e semicoloniali; difesa della rivoluzione spagnola e del POUM; difesa dell’Unione Sovietica”; allo scopo di «salvaguardare quanto poteva ancora sussistervi delle conquiste dell’Ottobre»; accordo sulla necessità di distruggere l’apparato statale borghese e di instaurare durante la «transizione al socialismo» una «dittatura del proletariato che, abbattendo il potere della borghesia, assicuri la massima democrazia alla classe operaia e non cada negli stessi errori del regime staliniano». Concludendo, il relatore rivolse il più ampio appello alle organizzazioni comuniste antistaliniane che «senza adottare la posizione e le tattiche settarie del trotskismo» continuanavano a basarsi sul terreno della lotta di classe. Dal raggruppamento di tutte queste forze avrebbe preso forma un primo nucleo a partire dal quale si sarebbe organizzata un’Internazionale rivoluzionaria. Quest’ultima sarebbe stata costituita «dai partiti e dai gruppi rivoluzionari della Seconda e della Terza Internazionale e dai quei settori del movimento anarcosindacalista che si avvicineranno al marxismo».  Sulla questione del disfattismo rivoluzionario una commissione nominata dalla conferenza presentò un progetto all’unanimità. Tuttavia una tendenza del Bureau rappresentata da alcuni membri dell’ILP era essenzialmente pacifista. Invece i militanti dell’IVKO inizialmente non si pronunciarono, ma in seguito furono essenzialmente ostili al disfattismo rivoluzionario. Per questi militanti, una politica disfattista nei confronti di una nazione che si trovasse alle prese con la Germania nazista costituiva un errore.

    Alcuni mesi dopo la Conferenza di Parigi, con la crisi europea che sarebbe sboccata con gli accordi di Monaco, pose alla sinistra socialista in tutta la sua concretezza, il problema della guerra. Il Bureau si riunì a Ginevra il 12 settembre 1938 e successivamente a Bruxelles il 29-30 ottobre. In tali riunioni fu creato un organismo di fronte unico contro la guerra, il Fronte Operaio Internazionale (FOI) che fu, di fatto, il successore del Bureau di Londra. All’interno del FOI si ritrovarono la maggior parte delle organizzazioni che avevano partecipato alla Conferenza di Parigi del 1938.  Fu adottato un manifesto che analizzava la guerra come «frutto di un regolamento degli imperialisti francese e inglese contro l’imperialismo tedesco” e che difendeva le tesi del disfattismo rivoluzionario, benché queste ultime fossero ancora oggetto di discussioni: così all’interno del Partito socialista operaio e contadino  (PSOP) francese, nato dalla scissione di GR dalla SFIO, c’era una tendenza per la quale non era possibile mettere sullo stesso piano gli imperialismi rivali, democratici e fascisti; la diversa natura di questi imperialismi implicava l’adozione di politiche differenti nei loro confronti. Questa tendenza era rappresentata all’interno del FOI anche dal PUP francese, dalla sezione tedesca dell’IVKO – il Partito comunista d’opposizione  (KPO) – e in una certa misura dal BRS olandese e dal gruppo Der Funke austriaco.

    In occasione di una riunione del FOI a Parigi nell’aprile del 1939, tre dei suoi dirigenti – J. Gorkin, Jay Lovestone e M. Collinet  - proposero la costituzione di un Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale (CMRI), che doveva succedere formalmente al Bureau di Londra. La maggior parte delle organizzazioni che avevano preso parte alla Conferenza di Parigi del febbraio 1938 vi aderì e la stessa cosa fece il RSAP olandese ed il PSOP francese. Una conferenza mondiale, prevista per il mese di settembre 1939  che avrebbe dovuto dare al CMRI una forma permanente non poté svolgersi a causa della dichiarazione di guerra.  Secondo Daniel Guérin, all’epoca militante del PSOP, gli artefici del CMRI avevano il torto di concepirlo come «una macchina di guerra contro la Quarta Internazionale». La questione della Quarta Internazionale che era stata fondata a Parigi il 3 settembre 1938 e il problema di sapere se i trotskisti potessero partecipare o meno a questo nuove Centro furono in ogni modo oggetto di discussione nel giugno del 1939. In ogni caso, la guerra spazzando via il CMRI pose fine a tutto un periodo storico del socialismo di sinistra. Il FOI sopravisse fino al 1941. Ma da quella data in poi non ci fu più nessun organismo internazionale dei socialisti di sinistra.

gennaio 2009

Fonti:

M. Dreyfus,  Il socialismo di sinistra in Europa tra le due guerre  -  Centro studi Pietro Tresso

A.    Agosti  - Enciclopedia della sinistra  - Edizioni Riuniti

Ariane Landuyt – La comune di Vienna e l’antifascismo italiano – Lerici

Note:

1. Bulletin du Bureau international d’information des partis révolutionnaires socialistes, non numerato, Vienna, 15 luglio 1925, p.I. Alla Conferenza di Berlino assistette soltanto una minoranza dell’USPD, che si era rifiutata di entrare nell’IOS.

2. Il PUP nacque dalla fusione del Partito Operaio Contadino (POP) e dall’Unione Socialiste Comuniste (USC).

3. Il 29 gennaio 1927 il DAN si fuse con il Partito operaio socialdemocratico norvegese, allora affiliato all’IOS. I due   partiti avevano concordato di abbandonare le loro rispettive affiliazioni internazionali. Alla conferenza del partito unificato svoltasi nel marzo 1930 fu presentata una mozione a favore dell’affiliazione al Bureau di Parigi, ma essa non fu presa in esame.

4. Il SAP (Partito operaio socialista) tedesco e l’OSP (Partito socialista indipendente) olandese.

5. Nel Convegno socialista convocato a Grenoble nel gennaio 1930, ci fu la riunificazione tra il PSUL (continuazione del vecchio PSU turatiano, nato dalla scissione del 1922) e la corrente del PSI capeggiata da P. Nenni, dando vita ad un partito socialista aderente all’IOS del quale la Balabanoff contestò la legittimità dichiarandosi anche proprietaria, quale segretaria del partito, della vecchia testata dell’Avanti.

6. Nel 1934 il Partito comunista indipendente si trasformò in Partito socialista svedese.

7. Il PSU era nato dalla fusione, alcuni giorni prima del PS romeno con un ala sinistra separatasi dalla socialdemocrazia.

8. Il Leninbund fu fondato nel 1928 da militanti espulsi dal Partito Comunista Tedesco (Urbahns). Per breve tempo fu aderente all’Opposizione di sinistra internazionale. Il Leninbund era d’accordo nel parlare di fallimento delle due internazionali esistenti, ma pensava che una nuova internazionale dovesse essere costruita su basi diverse da quelle prospettate dai trotskisti, in particolare per quanto riguarda l’analisi dell’URSS, che riteneva essere un «capitalismo di stato».

9. L’O.S.I. nacque nel 1930, con i membri dei partiti comunisti (molti dei quali ne erano stati espulsi) che si richiamavano nelle posizioni di Trotsky.

10. Partito socialista rivoluzionario, diretto da Sneevliet, vecchio militante comunista, che dirigeva un’organizzazione sindacale: il NAS, nella quale militavano insieme comunisti e anarchici.

11. Informazioni dettagliate sugli arresti, sui processi, sulle esecuzioni e sulla costituzione di campi di concentramento, sono date regolarmente dalla rivista dell’IOS «Informations Internationales» che raccoglie le notizie da Communications sur la situation des prisonniers politiques.

12. Secondo fonti governative, i morti furono 1335 di cui 134 di parte governativa, gli insorti calcolarono il numero dei morti in 5.000 (H. Thomas, La guerra civile spagnola, Einaudi).

13. L’OSP e il RSP erano all’epoca impegnati in un processo di riunificazione, che avrebbe successivamente dato vita al Partito operaio socialista rivoluzionario (RSAP).

14. Il gruppo Mot Dag era formato da intellettuali norvegesi che erano stati espulsi dal DNA. Negli anni trenta si avvicinò all’opposizione “di destra” (brandleriana), ma in seguito ebbe un’evoluzione in senso socialdemocratico.

15. Nell’ottobre del 1933 l’organizzazione giovanile dell’OSP olandese aveva assunto l’iniziativa una conferenza internazionale delle organizzazioni socialiste rivoluzionarie della gioventù; tale conferenza, apertasi a Laren in Olanda, fu interrotta da un’irruzione della polizia e si concluse a Bruxelles. In quell’occasione socialisti di sinistra e trotskisti si opposero ben presto gli uni agli altri.

16. Gruppo creato da Jacque Doriot, il quale era stato espulso dal Partito Comunista Francese il 29.06.1934. All’epoca Doriot si proclamava fautore “dell’unità totale” della classe operaia. In questo periodo non aveva ancora avuto inizio quell’evoluzione che lo avrebbe portato al fascismo.

17. Le organizzazioni olandesi erano in questo periodo vicino alle posizioni del movimento trotskista.

18. Il BSR era nato da una scissione del RSAP, prodottasi nel novembre 1935.

19. La LIDU venne fondata nel 1927 dal socialista italiano Luigi  Campolonghi.

20. L’ISAOL era stata creata nel febbraio del 1931 da alcuni socialisti pacifisti in disaccordo con il Parti Ouvier Belge (POB) sulla questione della guerra. Nel 1937 aderì al Rassemblement International contre la guerre e le fascisme, attiva soprattutto nelle Fiandre e in misura minore in Vallonia, sopravisse fino alla seconda guerra mondiale.

21. Il 3 maggio 1937 il Ministero degli interni della Generalitat ordinò la presa dell’azienda telefonica in mano agli anarchici. A Barcellona si alzarono contemporaneamente le barricate. Davanti al sollevamento della FAI (Federazione Anarchica Iberica) e del  POUM, il PSUC (partito nato nel 1936 dalla fusione della parte catalana del Partito Comunista Spagnolo e del PSOE), la JSU (Gioventù Socialista Unificata) e l’UGT mobilitarono le loro forze per soffocarlo. In ogni modo né gli anarchici della FAI, ne ì membri del POUM che si lanciarono in quest’insurrezione riuscirono a trascinare la massa degli operai della CNT. Ci furono secondo 500 morti, agli anarchici il sollevamento di maggio costò molto caro, la CNT perse molta dell’influenza che aveva in Catalogna e venne a poco a poco spiazzata dall’UGT mentre il POUM fu messo fuorilegge.

22. L’IVKO in questo periodo proclamava di avere delle sezioni in Germania, in Danimarca e negli USA. In quest’ultimo paese esisteva la Lega operaia indipendente d’America (ILLA), animata da Jay Lovestone che era stato segretario del Partito comunista statunitense dal 1927 al 1929.

23. Il gruppo Neuer Weg era costituito dalla minoranza del SAP che aveva rifiutato di aderire alla politica del Fronti Popolari.

24. Il Partito comunista archiomarxista greco, all’opposizione al partito ufficiale sin dal 1924, aveva fatto parte dell’OSI trotskista ed il suo principale dirigente Demetrios Yotopoulos era stato membro del Segretariato Internazionale di quest’ultima organizzazione dal giugno del 1932 all’autunno del 1933, periodo a cui risale la sua rottura con Trotsky. Dopo questa data il partito archiomarxista si era gradualmente avvicinata al Bureau di Londra.

25. Questo PUP era un piccolo gruppo derivante dal PUP che abbiamo incontrato in precedenza, ma non aveva seguito la maggioranza di quest’ultimo era rientrata nella SFIO nel 1936.

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