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gli articoli di
Global Research
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Opposizione
sociale nell’era di Internet: militanti “desktop” e intellettuali
pubblici
di James Petras
(traduzione di
Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Global Research, 20 novembre
2011
Lettura ad
invito in occasione del “Symposium on Re-Publicness”, sponsorizzato
dall’Ordine degli ingegneri elettrotecnici ed elettronici, ad
Ankara, Turchia, 9-10 dicembre 2011.
Introduzione
La relazione della
tecnologia dell’informazione (IT), e più specificatamente di
Internet, con la politica è una questione centrale che interessa i
movimenti sociali contemporanei.
Come molti progressi
scientifici precedenti, le innovazioni nelle tecnologie
dell’informazione hanno un duplice effetto: da un lato, hanno
accelerato il flusso globale di capitali, soprattutto del capitale
finanziario, e hanno facilitato la “globalizzazione” imperialista;
d’altra parte Internet è servita a fornire fonti alternative di
analisi critica, e per una facile e rapida comunicazione in grado di
mobilitare i movimenti popolari.
L’industria della
tecnologia dell’informazione ha creato una nuova classe di
miliardari, dalla Silicon Valley in California a Bangalore, in
India. Costoro hanno svolto un ruolo centrale nell’espansione del
colonialismo economico tramite il loro controllo monopolistico nelle
diverse sfere dei flussi informativi e dell’intrattenimento.
Per parafrasare
Marx, “Internet è diventato l’oppio dei popoli”.
Giovani e vecchi,
occupati e disoccupati, allo stesso modo passano ore a guardare ad
occhi fissi e passivamente spettacoli, pornografia, videogiochi,
vendite consumistiche on-line e anche “news” in completo isolamento
dagli altri cittadini, dai compagni di lavoro e di occupazione.
In molti casi il
“troppo pieno” di “notizie” su Internet ha saturato Internet,
assorbendo tempo ed energie e deviando gli “spettatori” dalla
riflessione e dall’azione.
Così come notizie
scarse e non obiettive fornite dai mass media distorcono la
coscienza popolare, la pletora di messaggi Internet può
immobilizzare l’azione dei cittadini.
L’Internet,
deliberatamente o no, ha “privatizzato” la vita politica. Molti,
altrimenti potenzialmente attivi, sono giunti a credere che far
circolare manifesti e comunicare ad altri soggetti informazioni e
documenti sia un atto politico, dimenticando che solo l’azione
pubblica, il confronto anche duro con gli avversari in spazi
pubblici, nei centri urbani e nelle campagne, è alla base delle
trasformazioni politiche.
La Tecnologia
dell’Informazione e il capitale finanziario
Ricordiamoci che
l’impulso iniziale allo sviluppo della “Tecnologia
dell’Informazione” è arrivato dalle richieste delle grandi
istituzioni finanziarie, delle banche di investimento e di coloro
che operano sul terreno della speculazione, che cercavano di
spostare miliardi di dollari e di euro con il semplice tocco di un
dito, da un paese all’altro, da un’impresa ad un’altra, da una
materia prima ad un’altra.
La tecnologia
Internet è stata la forza motrice per la crescita della
globalizzazione al servizio del capitale finanziario. In un certo
senso, la tecnologia dell’informazione ha svolto un ruolo importante
nel far precipitare le due crisi finanziarie globali degli ultimi
dieci anni (2001-2002, 2008-2009).
La bolla del 2001 dei
titoli azionari nel settore della tecnologia dell’informazione è
stato il risultato della promozione speculativa delle sopravvalutate
“imprese del software” scollegate dall’“economia reale”.
Il crollo finanziario
globale del 2008-2009, e la sua continuazione oggi, è stato indotto
dalla confezione computerizzata di truffe finanziarie e di mutui
immobiliari privi di copertura.
Le “virtù” di
Internet, i suoi rapidi collegamenti di informazioni, nel contesto
del capitalismo speculatore, si sono rivelate i principali fattori
che hanno contribuito alla peggiore crisi del capitalismo dal tempo
della Grande Depressione degli anni ‘30.
La
democratizzazione di Internet
Internet è diventato
accessibile alle masse come mercato per le imprese commerciali, e in
secondo tempo si è allargato ad altri usi, sociali e politici.
Cosa più importante,
è diventato un mezzo per informare il grande pubblico dello
sfruttamento e del saccheggio di paesi e di popoli da parte delle
banche multinazionali. Internet ha posto in piena luce le bugie che
accompagnano le guerre imperialiste degli Stati Uniti e dell’Unione
europea nel Medio Oriente e in Asia.
Internet è diventato
terreno conteso, una nuova forma di lotta di classe, impegnando in
questa lotta movimenti per la liberazione nazionale e per la
democrazia.
I movimenti e i
leader più importanti, dai combattenti armati nelle montagne
dell’Afghanistan agli attivisti per la democrazia in Egitto, ai
movimenti studenteschi in Cile, fino al movimento per il diritto
alla casa della gente povera in Turchia, si affidano ad Internet per
informare il mondo sulle loro lotte, sui loro programmi, sulla
repressione di stato e le vittorie popolari.
Internet mette in
collegamento le lotte dei popoli oltre i confini nazionali - è
un’arma fondamentale nella costituzione di un nuovo
internazionalismo atto a contrastare la globalizzazione
capitalistica e le guerre imperiali.
Per parafrasare
Lenin, si potrebbe arguire che il socialismo del XXI secolo può
essere riassunto dall’equazione: “soviet + internet = socialismo
partecipativo”.
Internet e
politiche di classe
Dobbiamo ricordare
che le tecniche di informazione computerizzata su supporto
informatico non sono “neutre” - il loro impatto politico dipende dai
loro utilizzatori e dagli addetti al loro controllo, che determinano
chi e cosa potrà servire agli interessi della loro classe.
Più in generale,
Internet deve essere contestualizzata nei termini del suo
inserimento nello spazio pubblico. Internet è servita a mobilitare
migliaia di lavoratori in Cina e di contadini in India contro gli
sfruttatori delle compagnie e gli speculatori immobiliaristi.
Ma la guerra aerea
computerizzata è diventata l’arma della NATO scelta per bombardare e
distruggere la Libia indipendente. I droni statunitensi che lanciano
missili che uccidono i civili in Pakistan, nello Yemen e in altre
parti sono diretti da computer “intelligenti”. L’individuazione
delle posizioni dei guerriglieri in Colombia e i conseguenti
bombardamenti aerei mortali sono computerizzati.
In altre parole, la
tecnologia dell’informazione ha un uso duale : viene utilizzata per
la liberazione dei popoli o in appoggio alla contro-rivoluzione
imperiale.
Neoliberismo
e spazio pubblico
L’analisi del termine
“spazio pubblico” ha spesso associato a “pubblico” un più profondo
intervento dello Stato a favore del benessere della maggioranza del
popolo; una maggiore regolamentazione del capitalismo e una
accresciuta protezione dell’ambiente. In altre parole i benigni
attori “pubblici” sono posti a contrastare le forze sfruttatrici
mercantili del “ privato”.
Nel contesto
dell’ascesa dell’ideologia e delle politiche neoliberiste, molti
scrittori progressisti discutono sul “declino della sfera pubblica”.
Questi ragionamenti trascendono il fatto che la “sfera pubblica” ha
rafforzato il suo ruolo nella società, nell’economia e nella
politica, tutto a favore del capitale, in particolare del capitale
finanziario e degli investitori stranieri.
La “sfera pubblica”,
specificatamente lo Stato, è molto più intrusiva nella società
civile come forza repressiva, in modo speciale attraverso politiche
neo-liberiste che aumentano le disuguaglianze. A causa della
intensificazione e dell’approfondimento delle crisi finanziarie, la
sfera pubblica (lo Stato) ha assunto un ruolo enorme nel salvare le
banche dal fallimento.
A causa di disavanzi
fiscali su larga dimensione provocati dall’evasione delle tasse da
parte della classe capitalista, dalle spese per le guerre coloniali
e dalle sovvenzioni pubbliche per le grandi imprese, la sfera
pubblica (lo Stato) impone alle classi subalterne programmi di
“austerità” incentrati sul taglio delle spese sociali e sulla
precarizzazione del pubblico impiego, pregiudicando l’esistenza ai
pensionati e ai lavoratori che dipendono nel loro salario dai
privati.
La sfera pubblica ha
diminuito il suo ruolo nei settori produttivi dell’economia.
Tuttavia, il settore militare è cresciuto con l’espansione delle
guerre coloniali e imperialiste.
La questione
fondamentale alla base di qualsiasi discussione sulla sfera pubblica
e sull’opposizione sociale non poggia sul loro declino o crescita,
ma piuttosto sugli interessi di classe che definiscono il ruolo
della sfera pubblica.
In regime di
neoliberismo, la sfera pubblica è diretta al fine di utilizzare il
tesoro pubblico per finanziare i salvataggi bancari, potenziare il
militarismo e ampliare l’intervento di uno stato di polizia.
Una sfera pubblica
diretta in favore dell’“opposizione sociale” (operai, contadini,
professionisti, dipendenti) amplierebbe l’ambito di attività della
sfera pubblica in materia di salute, istruzione, pensioni, ambiente
e occupazione.
Il concetto di “sfera
pubblica” ha due facce opposte (Giano bifronte): una favorevole al
capitale e al militarismo, l’altra rivolta verso l’opposizione
sociale e il mondo dei lavoratori. Anche il ruolo di Internet è
soggetto a questa dualità: da un lato Internet facilita i movimenti
su larga scala dei capitali e i rapidi interventi militari
imperialisti, d’altro canto fornisce l’immediato flusso di
informazioni per mobilitare l’opposizione sociale.
L’interrogativo
fondamentale resta: “che tipo di informazione viene trasmessa, a
quali attori politici, e per quali interessi sociali?”
Internet e
l’opposizione sociale: la minaccia della repressione di Stato
Per l’opposizione
sociale, Internet è prima di tutto una fonte vitale di informazioni
critiche alternative per educare e mobilitare il “pubblico”-
soprattutto tra coloro in grado di influenzare la pubblica opinione
in senso progressista, i professionisti, i sindacalisti e i
dirigenti dei movimenti contadini, i militanti e attivisti.
Internet è
l’alternativa al sistema dei mezzi di comunicazione di massa
capitalisti e alla loro propaganda, una fonte di notizie e
informazioni che crea un circuito di documentazioni opportune ad
informare gli attivisti dei siti che operano in favore dell’azione
pubblica.
A causa del suo
ruolo progressista come strumento di opposizione sociale, Internet è
soggetta al controllo da parte di un repressivo apparato da stato di
polizia. Per esempio, negli Stati Uniti oltre 800.000 funzionari
lavorano per l’agenzia poliziesca “Homeland Security – Sicurezza
interna”, un apparato di polizia che spia miliardi di mail, fax,
telefonate di milioni di cittadini statunitensi. Quanto sia efficace
sottoporre a misure di spionaggio poliziesco tonnellate di
informazioni ogni giorno, questa è un’altra questione. Ma il fatto è
che Internet non è una “fonte libera e sicura di informazioni,
dibattiti e discussioni”.
In realtà, nel
momento in cui Internet diventa più efficace nel mobilitare i
movimenti sociali in opposizione allo Stato imperiale e
colonialista, più alta diventa la probabilità di un intervento da
stato di polizia, con il pretesto di “combattere il terrorismo”.
Internet e le
lotte del nostro tempo: si tratta di una rivoluzione?
Sicuramente, risulta
importante riconoscere la valenza di Internet nel far detonare
alcuni movimenti sociali, così come relativizzare il suo significato
complessivo.
Internet ha giocato
un ruolo fondamentale nel dare pubblicità e nel mobilitare le
“proteste spontanee”, come quelle degli “indignados” (i contestatori
indignati), per lo più giovani disoccupati non associati in Spagna,
e quelle dei manifestanti coinvolti negli Stati Uniti in “Occupy
Wall Street”.
In altri casi, per
esempio, nel corso degli scioperi generali di massa in Italia,
Portogallo, Grecia e in altri paesi, le confederazioni sindacali
organizzate hanno avuto un ruolo centrale, e Internet un impatto
secondario.
Nei paesi altamente
repressivi come Egitto, Tunisia e Cina, Internet ha giocato un ruolo
importante nel diffondere informazioni sulle azioni pubbliche e
nell’organizzazione delle proteste di massa. Tuttavia, Internet non
ha condotto al successo alcuna rivoluzione - può informare, fornire
forum di discussione e provocare mobilitazioni, ma Internet non è in
grado di fornire leadership e organizzazione per sostenere l’azione
politica, per non parlare di produrre una strategia per assumere il
potere statale.
L’illusione che
alcuni guru di Internet coltivano, che l’azione “computerizzata”
possa sostituire la necessità di un partito politico disciplinato,
si è dimostrata essere falsa: Internet può facilitare il movimento,
ma solo un’opposizione sociale organizzata è in grado di fornire la
direzione tattica e strategica, che può sostenere il movimento
contro la repressione di Stato e verso il successo delle lotte.
In altre parole,
Internet non è “fine a se stessa” – la posizione di
autocompiacimento degli ideologi di Internet nell’annunciare una
nuova era di informazione “rivoluzionaria” trascura il fatto che le
potenze della NATO, Israele e i loro clienti e alleati ora
utilizzano Internet per inoculare virus per distruggere le economie,
sabotare programmi di difesa e promuovere rivolte etnico-religiose.
Israele ha inviato
virus nocivi per ostacolare il programma nucleare pacifico
dell’Iran; gli Stati Uniti, la Francia e la Turchia incitano i loro
clienti oppositori sociali in Libia e in Siria.
In una parola,
Internet è diventato il nuovo terreno di lotta di classe ed
antimperialista. Internet è un mezzo, non un fine a se stessa.
Internet fa parte di una sfera pubblica il cui scopo e risultati
sono determinati dalla più larga struttura di classe in cui è
incorporata.
Osservazioni
conclusive: militanti “desktop” e intellettuali pubblici
L’opposizione sociale
è determinata dall’azione pubblica: la presenza delle collettività
in incontri politici, individui che parlano in pubbliche
manifestazioni, attivisti che marciano nelle piazze, militanti
sindacalisti che instaurano un confronto con i datori di lavoro, i
poveri che domandano siti per alloggi e servizi pubblici alle
autorità pubbliche ...
Affrontare un attivo
incontro assembleare pubblico, formulare idee, programmi e proporre
programmi e strategie attraverso l’azione politica, tutto ciò
delinea il ruolo dell’intellettuale pubblico. Sedersi a una
scrivania in uno studio, in uno splendido isolamento, ed inviare
cinque proclami al minuto, questo definisce un “militante desktop”.
Si tratta di una
forma di pseudo-militanza che isola la parola dall’azione.
La “militanza”
desktop è un atto di inazione verbale, di irrilevante “attivismo”,
un far finta che si tratti di una rivoluzione della mente. Lo
scambio di comunicazioni via Internet diventa un atto politico
quando si impegna in movimenti sociali pubblici che sfidano il
potere. Per forza di cose, questo comporta rischi per
l’intellettuale pubblico: aggressioni della polizia negli spazi
pubblici e rappresaglie economiche nella sfera privata.
Gli attivisti
“desktop” non rischiano nulla e realizzano poco.
L’intellettuale
pubblico collega i disagi privati degli individui all’attivismo
sociale della collettività. Il critico accademico arriva sul luogo
dell’azione, parla e ritorna al suo ufficio accademico.
L’intellettuale pubblico parla e sostiene a lungo termine un impegno
politico di educazione ed informazione con l’opposizione sociale
nella sfera pubblica, via Internet e nel faccia a faccia attraverso
incontri quotidiani.
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