febbraio 2012

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Una inutile quanto assurda polemica
 

Viviamo veramente in un mondo strano, dove ci facciamo prendere più dalla voglia di polemizzare piuttosto che dal desiderio di capirci. Mi riferisco al commento di Dino Erba allo scritto di Gianni De Bellis e Mario Fragnito sulla caduta tendenziale del saggio di profitto e sulla crisi. <<Perché tante chiacchiere?>> si chiede il compagno Dino per concludere con <<A questo punto, non mi sembra che ci sia altro da dire, se non un modesto consiglio a De Bellis-Fragnito: prima di volare nel cielo dell’alta teoria (peraltro con modesti e confusi esiti), dovrebbero visitare questa valle di lacrime>>.

Ora, non è il caso che io difenda il merito dello scritto di Gianni e Mario, gli argomenti si reggono ben saldamente da soli, basta volerli capire. Vorrei puntare l’accento su di un aspetto che mi sta veramente a cuore in questa fase, verso tutti quei gruppi e compagni che ne fanno delle ragioni del  ‘fare’ le ragioni della propria esistenza politica e di vita. Nulla da eccepire per quanto riguarda il ‘fare’;  molto, anzi moltissimo da eccepire sui distinguo tra i ‘faristi’ ed i teoristi, ovvero puntando il dito contro quelli che si sottrarrebbero volontariamente a visitare la ‘valle di lacrime’. Purtroppo il destino dei Comunisti è quello di operare all’interno di una continua dicotomia ‘ Il fine è nulla, il movimento è tutto – il movimento è nulla, il fine è tutto ’ .  Nel caso in specie tra i “faristi” ed i “teoristi”.

Dalla mia modesta cultura, ne ho ricavato che Marx ed Engels hanno rappresentato una sorta di iato tra l’utopismo socialista ed un tentativo di socialismo materialista. Pur se va detto per onestà intellettuale che non disprezziamo affatto gli utopisti in quanto, proprio nella loro proposizione “utopica” esprimevano la denuncia dei mali che affliggevano e tuttora affliggono le classi oppresse. Il tentativo di Marx fu quello di tentare di approfondire le ragioni strutturali da cui provenivano i fattori di oppressione e come queste ragioni potevano essere sconfitte per liberare l’umanità oppressa dall’oppressione. Materialisticamente, un tentativo è tale finché la storia – cioè i fattori accaduti e quelli accadenti – non ne sanciscono in maniera definitiva l’impossibilità alla realizzazione. Marx “scopre” la classe operaia e salta da una parte all’altra del globo terrestre rincorrendo lo mobilitazioni operaie per “arrendersi” proprio alla vigilia delle più imponenti manifestazioni di insubordinazioni di classe – la primavera del 1877 e gli anni successivi, negli Usa – per le 8 ore della giornata lavorativa, contro i licenziamenti, per migliori condizioni di vita in fabbrica, per l’elezione dei delegati ecc. ecc.. Sono cose di cui un qualunque militante di sinistra sa o dovrebbe sapere, dunque non scopro niente. Ad un certo punto, Marx smise – per dirla con il compagno Dino – di visitare <<questa valle di lacrime>> sciogliendo l’internazionale e cercò di dare una definizione organica al Capitale. Engels si sforzò – dopo la sua morte – di portare a compimento l’opera che doveva segnare l’inizio delle persecuzioni dei pensieri notturni dei capitalisti.

L’assunto fondamentale di tutta l’opera di Marx consiste nel ritenere che il modo capitalistico di produzione è un fattore transitorio nella storia dell’umanità, ad esso può succedere o la barbarie o il Comunismo, ovvero che una parte della società ed esattamente quella generata, partorita dal Capitale  ad un certo punto riesca  - sulle maceria della partoriente e della sua stessa morte -  una nuova e – forse – più umana società. 

Sono passati appena 129 anni dalla morte di Marx – che nella storia rappresentano una quisquiglia – e  stiamo assistendo ad un fenomeno alquanto strano: quanto più si sviluppava il modo di produzione capitalistico, cresceva cioè l’accumulazione, più cresceva la “produzione” di marxisti; oggi che quel modo di produzione si è internazionalizzato, si è mondializzato, e mostra le sue prime crepe strutturali, ecco che scappano tutti i “marxisti”: chi si ricrede, chi tenta di bussare ad altri usci, chi rinnega, chi tradisce, chi corre al capezzale del capitale tentando di ravvivare il moribondo, chi scopre un altro mondo capitalistico, chi addirittura vorrebbe tornare al baratto, chi al nazionalismo armonico e antimperialista, chi alla civiltà dei comuni, chi all’obscina russa, ecc. ecc.  .

Fuori da questa pletora di imbecilli (con i quali avere pazienza è da beati francescani), pochi o pochissimi compagni dei giorni nostri, fra i quali Gianni De Bellis e Mario Fragnito, oltre agli altri con i quali si cerca di intavolare una seria discussione di merito, cercano di dare seguito di approfondimento al cardine della struttura del Capitale di Marx o alla Critica dell’economia politica del Carletto individuando nel fattore attuale – caduta tendenziale del saggio di profitto – con un ragionamento logico, materiale, vero. Ebbene nei confronti di un tentativo di merito, si scatena l’ira polemica del compagno Dino definendole chiacchiere da bar.

Vorrei rivolgere un caloroso appello al compagno, provi a leggere quello che scrive Michele Nobile su “ Le Lezioni della crisi” quando afferma nella lezione n. 1 << La prima lezione è che non esiste alcun nesso meccanico tra crisi, anche crisi grave, e fuoriuscita dalla cosiddetta globalizzazione neoliberista ; e non esiste neanche nessun nesso meccanico tra crisi e rilancio della lotta di classe>>.  Oppure dell’ultimo “capolavoro” di un Gianfranco La Grassa. Cosa dovremmo dire di fronte alle  scemenze che in questo periodo se ne leggono a fiumi? Niente, <<…..segui il tuo corso e lascia dir le genti. >> con Marx sospiriamo.

Chi altrimenti scrive di caduta tendenziale del saggio di profitto in questa fase storica, non fa – come pretende di dimostrare Costanzo Preve  - del determinismo meccanicista crollista astratto, ma si sforza di leggere una tendenza dell’andamento del Capitale per cercare di capire – e far capire – a che punto è quel processo di transitorietà di un modo di produzione divenuto ormai Sistema mondiale del Capitale. 

Ciò detto in premessa, vengo brevemente al merito della questione, dando per acquisita la legge fondante dell’elaborazione analitica di Marx sulla natura del modo di produzione capitalistico, ovvero la valenza della legge del valore, vero e proprio asso intorno a cui ruota l’analisi del modo di produzione capitalistico divenuto Sistema del Capitale.

Il compagno Dino Erba, nella sua critica afferma << …Per farla breve, l’orario di lavorio cresce – il salario scende. De Bellis-Fragnito non ne hanno colto tutte le conseguenze, poiché sostengono che il valore di scambio delle merci sarebbe in calo, rispetto al loro valore d’uso (in poche parole le merci costerebbero meno) >>.

Mi permetto – con garbo e molta  umiltà – di dire che il compagno non ha capito il senso di quello che scrivono i compagni e cioè che c’è una s-valorizzazione  in una merce, se essa, nel suo ciclo-percorso, cioè:  produzione-merce//vendita-denaro//riproduzione-merce  (M D M), ha tempi morti che ne rallentano l’intero percorso-ciclo che ha bisogno di un percorso sempre più veloce per tenere il passo con l’accumulazione. Questo è scritto nel contributo dei compagni. Se il compagno Dino ha capito una cosa diversa, può capitare, non è un dramma, cosi come non sarebbe stato un dramma se i compagni Gianni e Mario avessero sostenuto quello che Dino ha capito. Se non ci predisponiamo alla reciproca comprensione, diffidando anche di chi ci è più vicino, creiamo delle barriere di acredine utili a non capire neanche noi stessi riflessi allo specchio. Il senso del ragionamento dello scritto dei compagni va nella direzione della comprensione dell’impoverimento del proletariato metropolitano in una fase di crisi acuta come quello attuale di cui la caduta tendenziale del saggio di profitto ne è una causa che i capitalisti scaricano sui lavoratori nel tentativo di superare un ciclo che rallenta l’accumulazione del capitale.  Dunque non solo i compagni stanno e vivono nella valle di lacrime, ma cercano di risalire alle cause della lacrimazione di questa fase storica. Allo stesso modo – fatte le dovute proporzioni qualitative e quantitative – che Marx indicò ai tempi suoi.

Per quanto riguarda l’affermazione <<….possiamo constatare che nel corso degli ultimi anni l’estorsione di plusvalore relativo (indotta dalla calante introduzione di nuove tecnologie nel processo produttivo) è stata via via erosa dalla prevalente estorsione di plusvalore assoluto (prolungamento della giornata lavorativa, diffusione del lavoro nero, con conseguente riduzione del salario differito/welfare, fino al ritorno di vere e proprie forme di schiavismo, e non solo nei Paesi del Terzo Mondo) >>, personalmente la ritengo inesatta e da quel che si evince dallo scritto di Gianni e Mario starebbero sulla stessa lunghezza d’onda. Ma non sarebbe un dramma né in un caso né nel caso opposto, perché il modo migliore è confrontarsi per capirsi ragionando, possibilmente con dati che non abbondano in nostro possesso. Io sto suggerendo un metodo che faccia piazza pulita di una impostazione ultracentenaria che ha sempre visto i rivoluzionari alla vigilia di grandi eventi contrapporsi polemicamente nel mentre il movimento …..seguiva il suo corso e ….lasciava dir le genti. Gli esempi se ne contano a milioni.

Sono molti anni che suggerisco di fare un convegno seminariale – non di passerella dei vari gruppi così come si è abituati a fare, ma di studio – sulla domanda: A che punto è  l’Accumulazione del Capitale. Un convegno all’interno del quale - non che non si discuta delle lacrime e sangue, ma - che si tenta di capire – nel mentre che Michele Nobile lo nega - a che punto siamo rispetto al maturare del nesso meccanico rallentamento dell’accumulazione, crisi e rilancio della lotta di classe a scala mondiale.

Tutto qua?. Si tutto qua e non lo ritengo affatto poco o per meglio ancora dire, non le ritengo chiacchiere da bar dello sport.

Michele Castaldo

8 febbraio 2012

 

Appendice:

A proposito di chiacchiere da bar ...

Il compagno Michele Castaldo mi ha chiamato in causa con il suo Una inutile quanto assurda polemica.

A questo punto, mi sento in dovere di fornire alcuni chiarimenti in merito a quelle mie esternazioni che, occasionalmente, provocano malumori, che peraltro intendo volutamente provocare.

Orbene, da alcuni anni invio scritti, miei e di altri, che una cerchia di affezionati lettori legge, apprezza e, a volte, critica. Per quanto esigua, questa cerchia di affezionati lettori mi consente di mantenere il contatto con «la valle di lacrime».

E mai definizione fu più appropriata, per definire la società forgiata dal modo di produzione capitalistico. Una «valle» con la quale il buon Marx non perse mai il contatto. Una «valle» che, oggi, la crisi del modo di produzione capitalistico rende sempre più agitata, sollevando i travolgenti marosi della lotta di classe. E dove sarebbe bene «esserci»...

Vivendo in questa «valle di lacrime», i miei affezionati lettori non amano le «chiacchiere da bar» e quando si parla di crisi economica desiderano sapere come affrontarla. E allora ben vengano scritti come quello di Antonio Carlo, un po’ prolissi ma ricchi di informazioni sullo «stato dell’arte», che, demoliscono tante pericolose balle in libera circolazione. Ed è in base a queste ricerche (peraltro faticose ...), che poi è possibile abbozzare una valutazione teorica di quanto sta avvenendo. Non facendo il contrario, con facili (e gratificanti) fughe nel mondo delle idee (in cui l’equivoco regna sovrano). E poi, forse, sarà anche possibile abbozzare una prospettiva politica, il «Che fare?» (senza scomodare Lenin). Ma questo, mi dispiace per Michele, non avverrà mai, e mai è avvenuto, grazie a «convegni seminariali». Ne abbiamo fatti tanti, e i risultati sono sempre stati irrilevanti, se non dannosi (per lo strascico polemico). Una prospettiva politica rivoluzionaria può nascere (se nascerà) solo al fuoco della lotta di classe. Affrontando i problemi posti dalla crisi e dalle lotte. Altrimenti non si esce da quel vecchio mondo (il pur simpatico bar dello sport), che a parole si vorrebbe «superare».

Cordialmente, Dino Erba

www.sottolebandieredelmarxismo.it