gennaio 2012

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Ancora sul leviatano impazzito
 

L’attuale fase di crisi del capitale sta investendo l’involucro politico istituzionale nelle sue fondamenta, ossia nella burocrazia dello stato nazionale in tutti i suoi corpi separati centrali e periferici, per ipertrofia del parassitismo e inefficienza causata dal gigantismo di ogni istituzione in via di decadenza. Il fatto che lo Stato italiano sottragga «sovranità» ai politici con un governo tecnico che esprima più direttamente gli interessi del capitale volto in questa fase a svalorizzare l’enorme cappa di capitale fittizio, è ormai sotto gli occhi di tutti, ma è l’aspetto sociale meno discusso dalla critica marxista che spesso sorvola su episodi di insofferenza e di ribellione contro la piega estorsiva, di strozzinaggio e di abuso, che sta assumendo la pubblica amministrazione centrale e degli enti locali col ricorso alle agenzie di riscossione del tipo Equitalia. In un nostro precedente studio[1] citavamo un art. del «Guardian» del 20.12. 2010, che valutava

«più di 100 città americane potrebbero fallire il prossimo anno per la crisi del debito che ha colpito banche e Paesi e minaccia ora di innescare una crisi metropolitana… Città da Detroit a Madrid stanno lottando per pagare i creditori, compresi i fornitori di servizi di base come la pulizia delle strade. La scorsa settimana, l’agenzia di rating Moody's ha messo in guardia circa un possibile declassamento per la città di Firenze e Barcellona, e ha tagliato il rating dei Paesi Baschi nel nord della Spagna. Lisbona è stata retrocessa dall’agenzia rivale Standard & Poor's all'inizio di quest'anno, mentre i prestiti di Napoli e Budapest sono sul punto di essere classificati “junk”. Il debito di Istanbul è già stato declassato a “junk”. Gli Stati Uniti hanno speso quasi 500 miliardi di $ più di quello che hanno raccolto in tasse, e si trovano di fronte a un buco di 1 miliardo di $ nei loro fondi pensione ... Detroit sta tagliando sulla polizia, l'illuminazione, le riparazioni stradali e i servizi di pulizia ... La città, che ha subito un calo per quasi due decenni a causa del declino dell'industria automobilistica statunitense, non produce ricchezza sufficiente per mantenere i servizi per i suoi 900.000 abitanti». L’articolo cita anche Firenze e Venezia che saranno costrette a vendere i loro palazzi storici.»
http://www.guardian.co.uk/business/2010/dec/20/debt-crisis-threatens-us-cities

e rilevavamo la

«apparente incongruenza [per cui] le grandi vittime delle banche e istituti finanziari (ma solo in termini di ammontare del debito rispetto ai debiti contratti dai privati cittadini che tuttavia nel loro insieme sono anch’essi una bella fetta) sono proprio gli Stati, che, guarda caso, quando le banche falliscono, corrono loro in soccorso indebitandosi a loro volta, o corrono a fare strozzinaggio a loro volta sui cittadini (costretti, quando si intaccano interessi grossi, a fare class action contro gli appaltatori di Equitalia).

È passata sotto silenzio, soprattutto da parte di coloro che blaterano di non voler pagare il debito, le scorse settimane, una delle misure del governo italiano non solo per far cassa ma per rivalutare la rendita (di cui costituisce uno dei pilastri attraverso la detenzione dell’enorme patrimonio immobiliare) ossia il passaggio del calcolo della rendita catastale dai vani alle superfici, che, senza voler entrare nei dettagli, massacrerà ulteriormente i lavoratori salariati ancora indebitati col mutuo della prima (e unica!) casa di abitazione e rivaluterà i patrimoni speculativi. Assisteremo anche in Italia a valanghe di pignoramenti sulle case ipotecate e infine a espropri in proporzioni cospicue, visto che i cosiddetti «italiani», per l’80% della media del pollo, hanno la casa in proprietà. Il fenomeno, a ben guardare, non è neppure nuovo nella storia e l’esempio più emblematico di una degenerazione burocratica della rendita e dello stato non più legati direttamente al mondo produttivo (contadini e artigiani e al tempo stesso soldati) ma a puro e semplice prelievo fiscale parassitario, ce lo offre proprio la fase di decadenza del proverbiale impero burocratico di Bisanzio, per cinque secoli efficiente e prospero, ma poi costretto ad aprirsi al mercato delle merci europee e a trasformare l’esercito in un pachiderma professionale di mercenari provenienti da tutte le parti del mondo, e persino a rubare sulle monete.

Questo carattere non «imparziale» dello Stato, che in realtà ne connota la natura di classe, estranea e ostile alla classe che produce ricchezza viva, lo si può vedere dalla marea di casi che stanno affollando gli uffici ricorsi delle agenzie di Equitalia, che toccano la popolazione più debole e incapace di difendersi e quasi sempre ridotta alla disperazione insieme a quegli strati intermedi nutriti fino a qualche tempo addietro del mito del benessere facile. Il fisco si accanisce ormai nei confronti di questi cittadini per somme spesso esigue. Altrettanto spesso, inoltre, tali somme non sono neppure dovute, ma per ottenerle si sfrutta il meccanismo del «ricorso entro i termini». Ciò significa, per fare un esempio concreto, constatabile di fronte ad una delle interminabili code davanti alle agenzie di Equitalia, che un ex titolare di partita IVA, deve poi cessarla perché i famigerati «studi di settore» pretendevano che lui fatturasse 30 mila euro quando lui non ne incassava neppure 3000 che non gli bastavano per pagare il commercialista. Ma non basta, perché per quel covo di saprofiti che è l’Agenzia delle Entrate quei 21 euro di «diritto annuale» sulle innumerevoli Partite IVA costituiscono un regolare «flusso» di denaro a cui si attaccano come zecche. Come se nulla fosse, ossia come se non avesse mai fatto regolare cessazione della P. IVA, il malcapitato si vede arrivare per l’anno successivo e l’altro ancora l’immancabile richiesta di pagamento del balzello. Il commercialista gli risponde di non tenerne conto, ma tre anni dopo ecco che l’agenzia degli strozzini di Equitalia passa alla riscossione di quella somma non dovuta maggiorandola di spese per un totale di euro 27,64. Il ricorso? Il commercialista potrebbe farlo, ma costa almeno 50 euro… per non pagarne 27! E se volesse far ricorso direttamente, il nostro malcapitato dovrebbe affrontare una coda stressante di una giornata di lavoro. Gli strozzini di Equitalia lo sanno ed è questa l’unica ragione per cui danno vita a questo meccanismo estorsivo criminale. Né è da dire che non siano vaccinati contro eventuali rimostranze «legali» (è già pazzesco pensare di ricorrere alla legge di fronte a chi la fa a suo uso e consumo). Infatti, si legge nelle note informative allegate alla cartella di riscossione (ben 5 fogli fronte/retro con caratteri illeggibili e linguaggio burocratese) che specifica che gli «iter II livello REA» anche se atti viziati da errori materiali della cartella o vizi di notifica, non possono essere impugnati nel merito (pagare!!!) in quanto i termini per opporre ricorso …sono già scaduti. In parole povere (e tristemente tragiche!) un errore del fisco smette di essere un errore e subisce la metamorfosi in strumento legittimo di rapina.

Dante Lepore

20 gennaio 2012

[1] Dante Lepore, Gemeinwesen o Gemeinschaft? Decadenza del capitalismo e regressione sociale, PonSinMor, GassinoTor., 2011, pp. 113-114.


Associazione Culturale PonSinMor - NewsLetter n. 37

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