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Il mago di Esselunga fa “sparire” i lavoratori che chiedono
rispetto e diritti
Quello che si svolge nella dura realtà dei magazzini di
Pioltello è un altro film, completamente diverso da “Il Mago di
Esselunga” girato da Giuseppe Tornatore.
Un
film che narra di come le finte cooperative che operano in
Esselunga organizzano centinaia di lavoratori immigrati secondo
un sistema di interposizione illecita di manodopera.
Racconta di fatiche e sfruttamento che ci riportano indietro nel
tempo, quando gli uomini facevano schiavi altri uomini.
Ai
magazzini Esselunga di Pioltello il lavoratore socio di
cooperativa varca la soglia del cancello spogliandosi dei suoi
diritti e della sua dignità, e si avvia al lavoro completamente
disumanizzato, come pura forza-lavoro a disposizione del padrone
per produrre il maggior profitto.
Un
mondo fatto di condizioni di lavoro miserevoli, di ricatti, di
umiliazioni e maltrattamenti continui, di diritti negati, di
contratti sistematicamente violati, di ritmi di lavoro
insopportabili (imposti nel totale disprezzo delle norme sulla
salute e sicurezza), di salari che si riducono ad ogni rinnovo
di appalto e di contratto.
E
tutti, ma proprio tutti, fingono di non sapere: lo sa il “Mago”
di Esselunga, che riesce a trasformare una vergogna in un'isola
felice; del resto perchè rinunciare a una forza-lavoro offerta a
buon mercato e con scarsa copertura contributiva?
Lo
sanno i sindacati confederali che non fanno rispettare nemmeno i
contratti che loro stessi firmano (ovviamente sempre al ribasso,
perchè, dicono, c'è la crisi).
Lo
sanno le istituzioni e le forze politiche che stanno al gioco,
tanto si tratta di immigrati assolutamente privi di diritti
politici, da sacrificare agli istinti più bassi dei loro
elettori.
Tutto
sembra funzionare come un orologio; ma un bel giorno
l'ingranaggio si rompe, un gruppo di lavoratori non ci stanno
più, la loro dignità non è più in vendita, decidono di
scioperare e denunciano:
- il lavoro a chiamata e il mancato rispetto dell'orario di
lavoro;
- i ritmi insopportabili di lavoro;
- i sistematici furti retributivi;
- le angherie di capi e capetti;
- il sistema di caporalato organizzato attraverso le
cooperative.
Il
segreto del “Mago” di Esselunga viene finalmente svelato: dietro
l'immagine fantasmagorica delle merci nei supermercati, si
nasconde la realtà del centro di Pioltello, cuore pulsante
dell'intero sistema.
Per
aver osato tanto questi lavoratori vengono licenziati. La
risposta padronale alle elementari rivendicazioni sindacali è il
licenziamento politico.
Una
scelta padronale oramai costante, già verificatasi in altri
centri della logistica nei mesi scorsi (GLS, Billa, TNT).
Gli
interessi economici enormi che stanno dietro a questa attività
"impongono necessariamente" di risolvere il problema alla
radice: chi rivendica e protesta deve essere eliminato!
Ma i
lavoratori non si danno per vinti, sanno di essere stati
ingiustamente licenziati e si autoorganizzano nella lotta. Dai
primi di ottobre, sul piazzale davanti ai magazzini, prende vita
un presidio permanente dal quale partono scioperi insieme a
volantinaggi e interventi di sensibilizzazione nei confronti di
tutti i lavoratori che, in cooperative diverse, vi lavorano.
L'adesione agli scioperi è elevata, ma gli effetti vengono
vanificati dall'imposizione sistematica del lavoro
straordinario; dall'affidamento illegale dell'appalto della
cooperativa in sciopero alle altre cooperative; dal crumiraggio
che Esselunga organizza attraverso la chiamata di lavoratori
esterni.
A dar
man forte, una massiccia, costante presenza delle forze
dell'ordine in assetto antisommossa, sempre puntuali e solerti
tutori degli interessi padronali, anche quando sono conseguiti
con sistemi e modalità illeciti.
I
luccicanti supermercati Esselunga nascondono questa triste e
vergognosa realtà. Il “Mago” di Esselunga cerca con abile
maestria di truccare le carte per non far risaltare cosa c'è
dietro le quinte. Ma ormai è troppo tardi, il gioco non regge
più, la lotta dei lavoratori ha alzato il sipario: Esselunga
sfrutta i lavoratori, li licenzia se alzano la testa, nega loro
i diritti elementari, impedisce loro di organizzarsi
sindacalmente.
La
lotta va avanti, ma questo è un film che non potrà avere un
lieto fine senza la solidarietà di tutti coloro che credono che
il lavoro non sia una merce; che diritti, legalità, dignità e
condizioni di lavoro, non debbano essere sacrificati in nome del
profitto.
Sindacato Intercategoriale Cobas
dicembre 2011 |