Il Prof. Mario MONTI, l’uomo della
Provvidenza, quello che ha sostituito il
“pittoresco” Berlusconi, restituendo all’Italia
l’agognata “credibilità” internazionale da parte
“dei mercati”, ha partorito, insieme al suo Governo,
un’altra (la quinta?) manovra economica “contro la
crisi”, questa volta di altri 34 miliardi (trenta di
tagli, dei quali dieci sarebbero poi spesi per la
“crescita”, e quattro per la delega fiscale)!
Seguendo i dettami della Banca Centrale Europea, con
l’appoggio parlamentare di quasi tutti i partiti,
dal PdL al PD, passando per il “Terzo polo”, ed
all’insegna del vecchio adagio, tornato di moda,
“sacrifici, sacrifici, sacrifici!”, ci “scodella”,
assieme alla (ennesima) controriforma delle
pensioni, peggiore di tutte le precedenti, l’aumento
della tassazione indiretta, guardandosi bene, come
al solito, dal toccare in modo significativo i
redditi da rendite e capitali, nuovi facilitazioni
alle imprese e finanziamenti alle banche, nonché
nuovi tagli alla spesa sociale.
Questo pacchetto, indigesto per i
lavoratori e gli altri ceti deboli, è un
altro tentativo dell’imperialismo italiano, in
accordo con gli altri principali partner europei, di
prefigurare una uscita dalla crisi che mantenga in
piedi questo sistema economico, insieme ai ruoli
sociali che produce, cioè, in altre parole,
insieme alla ricchezza ed al potere di
lorsignori! L’insistenza dei media sulla
presunta “equità” della manovra e la ritrovata unità
dei sindacati concertativi, che la stanno
richiedendo al Governo Monti, sono il segno che
la borghesia teme proprio il risveglio di
una coscienza di classe fra gli sfruttati e gli
oppressi.
Le critiche della borghesia più europeista sulla
manovra-Monti sono legate al fatto che, come per la
Grecia, i provvedimenti governativi non fanno che
alimentare la spirale recessiva, senza alcuna spinta
verso una qualche “ripresa”. In realtà l’importante
ruolo detenuto dall’Italia all’interno dell’Unione
Europea (UE) rende davvero rischioso un eventuale
precipitare della crisi: potrebbe davvero causare
contraccolpi dall’esito letale per l’Euro (€) e, di
conseguenza, un terremoto epocale nei rapporti di
forze tra gli imperialismi nel mondo! Non
dovremo stupirci, allora, se ancora un’altra manovra
entro fine anno, motivata dalla ricerca di risorse
per una presunta “prossima ripresa”, dovesse piovere
addosso nuovamente soltanto ai lavoratori ed agli
altri ceti meno abbienti!
Aldilà delle disquisizioni sul “debito sovrano”, sul
suo pagamento “normale” o “selettivo”, oppure su di
una sua moratoria, il proletariato deve
scindere ogni sua responsabilità, ogni sua
richiesta, da quelle di qualsiasi frazione
dell’IMPERIALISMO DI CASA PROPRIA, che è, invece, IL
SUO PRIMO NEMICO!! Deve ritrovare, cioè, LA PROPRIA
INDIPENDENZA COME CLASSE!!! Sempre più
inadeguato ci pare, infatti, affidare la necessaria
risposta di lotta ai continui attacchi subiti da
parte del capitale, solo ai timidi “ritorni di
fiamma” della FIOM, unica categoria che, comunque,
mantiene un livello di opposizione sindacale, oltre
che al Governo Monti, anche ai suoi padrini,
Marchionne e Marcegaglia, oppure a quei sindacati di
base che, oltre a scioperare solo secondo scadenze
liturgiche annuali, si limitano a sproloquiare sul
“debito”, che “non va pagato”.
Certamente non è tramontata la necessità di
NON PAGARE LA LORO CRISI, ma, per farlo
concretamente, occorre agire su due piani:
lottare per respingere i provvedimenti antioperai
dei governi, come e quanto si riesce a fare,
e, nel contempo, superare ogni divisione che
il capitale ha introdotto nella classe, individuando
obiettivi unificanti, anche oltre il piano
nazionale, e cioè urge, ormai, lottare per impedire
i licenziamenti, per la riduzione dell’orario di
lavoro a parità di salario e di ritmi produttivi,
per istituire un reddito minimo sociale per chi non
viene fatto lavorare ed un salario minimo
intercategoriale, adeguati automaticamente al costo
della vita, rivendicando per i lavoratori quelle
risorse previste per banchieri ed imprenditori “in
crisi”, lasciando, invece, fallire lorsignori!