Da decenni non si vedeva uno sciopero generale proclamato ai
primi di settembre, con meno di un mese di anticipo e per giunta
infrasettimanale (a differenza dei soliti scioperi al venerdì di
metà ottobre/novembre proclamati 2-3 mesi prima…)! Un cambio di
passo notevole…
La Finanziaria lacrime & sangue da 45 miliardi
varata dal Governo evidentemente costringe anche la
recalcitrante Cgil – e buona parte del sindacalismo di base a
rimorchio – a muoversi in modo inconsueto, nonostante appena il
28 giugno scorso essa avesse firmato un’intesa
governo-Confidustria-Cisl/Uil/Ugl con cui, tra le altre cose,
concedeva ai padroni di poter derogare dai contratti e dalle
stessi leggi nazionali nella stipula di quelli aziendali (!). Il
famigerato articolo 8 della manovra d’agosto – contro cui la
CGIL ci chiama a scioperare – è infatti il logico sviluppo
pratico di quel micidiale accordo.
Questa, la loro crisi: saggi dei profitti calanti da decenni
nella produzione di merci e servizi “reali” hanno provocato lo
spostamento di gigantesche masse di capitali verso la
speculazione finanziaria, la quale si presenta come una
diabolica catena di Sant’Antonio – una dozzina tra banche e
grandi centri finanziari che gestiscono capitali pari a 10 volte
l’intero pil mondiale fanno il bello ed il cattivo tempo… gli
Stati nazionali ne sono i maggiordomi e le guardie del corpo
allo stesso tempo. Tali Stati, già indebitati per loro conto,
hanno riempito di soldi “pubblici” ( cioè estorti con le tasse e
lo sfruttamento ai proletari!) le banche in difficoltà
dall’inizio della bolla finanziaria ( 2008) ad oggi…
Tutto ciò per noi proletari si traduce in precarietà,
caro-vita, salari indecorosi, attacco frontale al salario sotto
forma della distruzione di contratto nazionale e tutela legale,
ovviamente con la indispensabile complicità sindacale, tagli
drastici ai già miserevoli servizi pubblici (cioè al salario
indiretto dei proletari… quello frutto delle tasse della nostra
busta paga) e al consueto attacco alle pensioni (cioè al nostro
salario differito).
“Sono sempre i soliti i a pagare, i più deboli — ora basta!”,
“la Crisi la paghi chi l’ha provocata!” tuonano – anzi –
lamentano i moderni donchischiotte del radical-riformismo (Fiom,
sindacalismo di base ecc.): ci viene da rispondere che
la crisi la pagano come sempre i più deboli esattamente
perché sono i più deboli!
… e che il punto centrale sono i rapporti di forza tra quelle
classi che hanno interessi opposti ed inconciliabili.
O noi o loro: questo va mostrando con sempre
maggior evidenza la realtà. Opporre il nostro rifiuto
collettivo, intransigente, di classe, ai sacrifici che ci
vogliono imporre per rispettare le compatibilità economiche del
loro sistema. Dunque, casomai bisognerebbe discutere di
come fare questo, altro che di “ricette condivise ” come se
fossimo tutti sulla stessa barca!
Noi comunisti internazionalisti pensiamo che la strada per
una ripresa della lotta di classe, almeno per arginare le
offensive padronali, passi inevitabilmente attraverso il
protagonismo dei settori meno rassegnati e più avanzati della
classe che, organizzati in assemblee/comitati di lotta
sovrani ecc. , prendano l’iniziativa di unificare e dirigere sul
posto di lavoro e sul territorio lotte intorno ai bisogni
primari di tutti i proletari, nelle forme e nei modi che
l’esperienza e la conoscenza delle situazioni specifiche
indicano come i più efficaci. Per forza di cose, dunque, di
fatto lotte contro le compatibilità dell’economia
borghese e al di fuori – se non contro – la volontà dei
sindacati, meri filtri “istituzionali” quando va bene:
ad es. lotta alla precarietà per le stabilizzazioni, al
caro-vita per aumenti di salario a partire dagli stipendi più
bassi, contro chiusure e licenziamenti ecc.
Noi comunisti internazionalisti lavoriamo in questa dinamica
per creare Gruppi Internazionalisti di Fabbrica e Territorio,
dove poter aggregare compagni e proletari più avanzati intorno
alla prospettiva di una società senza mercato, classi e
sfruttamento, dove il fine sia il soddisfacimento dei bisogni
umani e non il profitto… il comunismo cioè, ed il suo
programma rappresentato dai comunisti organizzati nel loro
partito di classe ed internazionale.