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La crisi va pagata da chi l'ha provocata
Con le “piazze indignate” verso la manifestazione nazionale del 15
ottobre
La
devastante manovra economica del governo
Berlusconi-Tremonti-Napolitano è il culmine di tre anni di attacchi
alle condizioni di vita e di lavoro dei salariati/e e dei settori
più deboli della società. Avevamo detto: "Noi la crisi non la
paghiamo" e invece sono proprio le fasce più disagiate ad pagarla
mentre coloro che l'hanno provocata, i grandi gruppi finanziari e
industriali, sono stati sostenuti dai principali Stati europei che
per questo hanno dissanguato le casse pubbliche. Essendo l'attacco
generalizzato e continentale, la risposta va sviluppata a livello
europeo e in ogni paese deve coinvolgere tutti i settori popolari
colpiti. In Italia la manovra é condivisa nella sostanza da governo
e opposizione, Confindustria e sindacati concertativi, Napolitano e
Draghi. Le polemiche riguardano i dettagli: ed è stato addirittura
il PD a denunciare la "pochezza" della precedente manovra che
rinviava il grosso dei tagli al 2013-4, chiedendo che essi venissero
operati tutti subito. La manovra avrà tempi parlamentari rapidi ma
sarà una manovra-monstre permanente, su cui rimetteranno mano ogni
volta che i "mercati" vorranno altro sangue popolare.
A manovra permanente va contrapposta
lotta permanente, raccordata a livello europeo e coinvolgente non
solo i lavoratori/trici "stabili", ma il vasto mondo del precariato,
gli studenti, i giovani senza lavoro, il popolo che ha difeso i beni
comuni trionfando ai referendum e quello della Val di Susa e gli
altri che lottano contro gli scempi ambientali, e tutti i settori
disagiati colpiti. L'Italia deve seguire i grandi esempi delle
piazze "indignate" egiziane e tunisine, spagnole e greche, cercando
un raccordo europeo di massa, di grande visibilità e impatto
politico in difesa dei beni comuni, dei salari, dei servizi sociali,
con un messaggio unificato, "La crisi va pagata da chi l'ha
provocata": e stavolta sul serio.
Per questo proponiamo che venga
raccolta la proposta degli "indignados" spagnoli affinché il 15
ottobre scendano in piazza in tutta Europa milioni di persone
con parole d'ordine comuni. E dai prossimi giorni dobbiamo
organizzare in tutta Italia tante “piazze indignate” in
permanenza mobilitate contro l'intera politica economica e sociale
del governo, che mantengano viva la protesta al di là dei tempi
parlamentari, e preparino la giornata del 15 ottobre, a partire a
Roma dalle piazze della Camera (Montecitorio) e del Senato (P.Navona).
Questa mobilitazione, se coinvolgerà tutta l’opposizione sociale,
potrà poi costruire un maggioritario sciopero generale sociale, che
non riguardi solo fasce del lavoro "stabile" e sindacalizzato.
Non va in tale direzione quello
convocato per il 6 settembre dalla Cgil. Rispettiamo la scelta di
chi vi parteciperà sperando come tante volte in passato in
una conversione della Cgil al conflitto. Ma ricordiamo che proprio
la sottoscrizione del "Patto per lo sviluppo" con la Confindustria e
Cisl-Uil del 28 giugno ha dato via libera alla manovra e alla
demolizione degli ultimi diritti dei salariati. La Cgil sciopera
perché quel Patto sia recepito nella manovra, cancellando
l’interpretazione che il governo ne ha dato nell’art.8: e lo fa in
una data e con modalità che impediscono la formazione di un vasto
fronte sociale, con scuole e Università di fatto chiuse, con i
lavoratori/trici appena tornati dalle ferie, senza preparazione,
anche come atto di resa dei conti con le minoranze interne, con una
piattaforma in linea con lo sciagurato Patto, in supplenza politica
del PD, non per contrapporsi al governo ma per interloquire con
esso. E non va verso la costruzione di un fronte alternativo alla
manovra l'adesione affrettata allo sciopero Cgil di strutture del
"sindacalismo di base" per nulla in grado di influenzare la
piattaforma della giornata.
Dunque, i Cobas non parteciperanno allo sciopero Cgil e si
concentreranno nelle iniziative sopra indicate, verificando anche
nella giornata del 6 la possibilità di costruire "piazze
indignate" o iniziative alternative in luoghi e con alleanze che lo
consentano.
Confederazione Cobas
30 agosto 2011 |