Perché un nuovo sito comunista?

La rete ne ha già in quantità, ma si tratta quasi sempre di espressioni dirette di correnti interne a Rifondazione, o di organizzazioni extraparlamentari. 
Noi vogliamo discutere con comunisti e lavoratori, indipendentemente dal fatto che aderiscano o no ad un partito o un gruppo. 
Non ci illudiamo di essere una forza d'unificazione, siamo consapevoli che la frammentazione dei comunisti ha profonde radici storiche, e che non è vicino il momento in cui si ritroveranno insieme. Questo non vieta, però, di discutere assieme i problemi che riguardano la classe, e per questo apriremo il nostro sito a coloro che, pur rappresentando sensibilità diverse dalla nostra, vogliono partecipare al nostro lavoro. Fissare dei compiti è indispensabile, ma è inutile nascondere che, data la limitatezza delle nostre forze, potremo svilupparli soltanto se avremo un apporto esterno, di compagni coscienti e preparati, che ci inviino le loro analisi, le loro considerazioni, le loro critiche. 
I temi fondamentali non sono scelti sulla base di nostre elucubrazioni personali, ma sono dettati dalla situazione. Il più urgente è l'opposizione alla guerra. 
Il militarismo per il capitale non è un'opzione, il frutto di una volontà perversa di un manipolo di malvagi, ma è la traduzione in termini diversi della lotta per la conquista dei mercati. 
La mitologia borghese dipinge la crescita del commercio e degli scambi come un fattore d'affratellamento dei popoli, in realtà ogni grande impresa tende a divorare i concorrenti - una sorta di pancannibalismo capitalista. Sul piano internazionale, questa concorrenza spietata assume il carattere della guerra, per impadronirsi delle materie prime (petrolio, metalli rari), controllare le vie di transito, soffocare i concorrenti rendendo onerose le loro forniture, o almeno ricattarli. 
Non sempre l'imperialismo ha bisogno di fare una guerra vera e propria; se ha un'influenza notevole su vasti settori economici e militari di un paese, può sempre favorire un golpe. Chi conosce queste radici della guerra, sa quanto è falsa la prospettiva di una pacificazione guidata dall'ONU. L'ONU non ha una forza autonoma, è soltanto una camera di compensazione tra gli imperialismi: quello tedesco, francese e russo cercano, per vie politiche, di mettere un freno allo strapotere militare degli Stati Uniti. Per questo, riteniamo necessario e urgente far comprendere a coloro che sinceramente si prodigano per la pace, che non ha senso chiedere che alle truppe USA subentrino quelle di più paesi sotto l'egida dell'ONU. Invece di una colonia USA l'Iraq diverrebbe una colonia del mondo, come la Cina al tempo della rivolta dei boxers. Chiediamo il ritiro incondizionato di tutte le truppe che, lungi dall'impedire la guerra civile, la fomentano. Nell'opposizione alla guerra, non bisogna avere riguardo per nessuno, non c'è "governo amico" o schieramento politico sedicente progressista che possa giustificare l'attenuazione di questo fondamentale tipo di lotta. 
Un secondo tema è indispensabile affrontare, quello degli interessi immediati dei lavoratori. E' vero che giornali come il Manifesto, Liberazione e l'Unità riportano le cronache delle principali lotte del paese, ma i grandi temi, come il ripristino della scala mobile, la riduzione dell'orario di lavoro, l'aumento dei salari e una sostanziale indennità ai disoccupati, sono quasi sempre trascurati. 
E' vero che i lavoratori sono sulla difensiva, e neppure le più forti lotte costituiscono premesse di conquiste future, ma difesa di qualcosa che ci vogliono strappare. 
Non si può uscire da questa situazione se non unificando gli sforzi, con una ricomposizione della classe. Le lotte isolate, anche le più eroiche, possono costituire esempi da ricordare, ma sono destinate a rifluire. 
C'è, poi, il gigantesco compito della restaurazione della dottrina marxista, adulterata e sfigurata dall'opportunismo. A quest'ultimo si è risposto spesso in modo sbagliato, con la chiusura settaria. 
E' importante ristudiare i classici del marxismo, avendo la sensibilità di tradurre i loro principi e le loro indicazioni programmatiche in parole d'ordine per il presente, avendo chiaro il ben diverso contesto storico in cui operiamo. Questo lavoro non comincia da zero, ci sono marxisti, alcuni noti ma poco letti, ed altri poco conosciuti, che hanno contribuito a fare chiarezza su certi aspetti del marxismo, deformati dall'opportunismo. Occorre rileggerli, utilizzare il loro lavoro, farlo conoscere. C'è un revisionismo politico (usiamo questo termine nell'accezione classica, legata alla critica contro Bernstein, e non in quella oggi usuale, riguardante congetture pseudostoriche che tendono a ridimensionare le colpe del fascismo e del nazismo), e c'è un revisionismo dotto, "di sinistra", per esempio quello legato ad una certa interpretazione degli scritti di Korsch, che, pur mettendo in rilievo il valore storico del marxismo, lo considera una grande dottrina del passato, non più utilizzabile oggi. 
Noi, invece, vogliamo riproporre l'attualità del marxismo, la sua capacità di continuare ad essere una valida guida per l'azione, in tutti gli aspetti della vita politica e sociale, anche se respingiamo le forzature e caricature, le pretese, come nello zdanovismo, di dettare canoni nel campo artistico, o il voler sottoporre la scienza ad un controllo politico, oppure la creazione di un'artificiosa filosofia della storia, e tante amenità che la degenerazione del cosiddetto "socialismo reale"ci ha regalato. 
La lotta contro il revisionismo politico, che porta direttamente ad una collaborazione di classe, e spesso all'ingresso in un governo con i partiti borghesi, deve essere a tutto campo. Il revisionismo "di sinistra" ha un carattere diverso: in genere ci troviamo di fronte ad intellettuali disinteressati, contro i quali bisogna condurre una battaglia dottrinale, senza che debba essere esclusa, sul piano pratico, la possibilità di una collaborazione nella lotta contro la guerra, per la difesa degli interessi immediati dei lavoratori, o contro il rinascente fascismo. 
Concludiamo dicendo che chi, rifiutando l'opportunismo e la faziosità, vuole discutere con noi, e si sforza di chiarire determinati problemi politici, dottrinali o pratici, riguardanti il proletariato, anche se ha una formazione politica diversa dalla nostra, sarà ben accetto.

la Redazione

novembre 2005

www.sottolebandieredelmarxismo.it