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| CONSIDERAZIONI SULL'UNIVERSITA' |
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Spesso ultimamente si sente parlare sempre più spesso del mondo universitario e delle sue riforme. Da una parte ci sono coloro che vorrebbero riformarla questa università, dall'altra ci sono coloro che invece non la vogliono riformare. Poi, in realtà, esiste anche un gruppo di indecisi. Il mondo del lavoro sta evolvendosi molto rapidamente ed altrettanto rapidamente si sta abbassando il livello di istruzione di molti giovani nel nostro paese. La riforma universitaria è una delicata riforma che, secondo me, deve essere fatta. La questione centrale è il modo con cui farla. Mi spiego meglio. Dal mio punto di vista, l'università deve fornire uno strumento fondamentale chiamato metodo di studio. Certo la cultura è molto importante, ma sapere chi invento il primo alternatore non ha molto senso se non si sa come funziona. La cultura, per acquistare una certa rilevanza, deve essere accompagnata da uno coscienza dell'utilità di quest'ultima. Provo a fare un ulteriore esempio. Leggere i promessi sposi di Alessandro Manzoni diventa utile se effettivamente viene letta con la passione e la voglia di capire fino in fondo ciò che Manzoni vuole raccontare nel romanzo (non solo i fatti, ma anche le emozioni che vengono trasmesse, le problematiche di un periodo passato che sembra tanto lontano ma che in effetti tanto lontano non è). La stessa cosa vale per lo studio delle materie che vengono insegnate all'università. E' inutile studiare la matematica e la fisica studiano a memoria delle formule senza capire come le stesse si applicano. Bisogna apprezzare ogni singolo teorema per poter capire come utilizzarlo. Ci sono quindi due problematiche legate al mondo scolastico. Una prima problematica è legata al modo di insegnare. La trasmissione delle informazioni in modo nozionistico non serve a nulla. Le cose vanno spiegate bene, vanno trasmesse con rigore e passione. Per esempio, spesso sento di studenti con problemi in matematica. La matematica, per molti, è la bestia nera contro cui combattere quotidianamente. Il problema è che molti insegnanti non la fanno apprezzare. La raccontano superficialmente, non la trasmettono nel profondo. Non serve a molto imparare a fare due conti a memoria. Piuttosto è importante imparare a ragionare sui problemi. Quindi, magari è meglio trasmettere meno cose agli studenti, quelle più cruciali in termini di importanza, ma spiegate bene fino in fondo. L'altra problematica riguarda gli studenti. Molti studiano per avere un titolo di studio. Vi ricordo che se un titolo ha peso 10 nella vita, la conoscenza ha peso 100. Bisogna studiare per capire, per migliorarsi. La vera cultura aiuta moltissimo nella vita lavorativa, ma non solo. E' bene ricordare che la cultura scaturisce da una profonda conoscenza dell'ignoranza. Essere ignoranti deve spronare ognuno al raggiungimento di una cultura interiore superiore. Quindi l'obiettivo di una buona scuola è quello di fornire un buon metodo di studio e quindi di ragionamento. Quando sento parlare che la scuola dovrebbe avvicinarsi al mondo del lavoro, e dovrebbe insegnare materie che poi si applicano al mondo lavorativo, nasce in me un senso di profondo rammarico. Il metodo è lo strumento più adatto per affrontare con successo qualsiasi lavoro. A cosa serve una scuola che ti insegna, per esempio, a programmare in Visual Basic? Diventi un buon programmatore di Visual Basic, programmi in VB per 10 anni, e poi quando quel tipo di lavoro non serve più, ci si ritrova in mezzo ad una strada. Non è questa la flessibilità di cui tanto si sente parlare. Vogliamo rendere la scuola un luogo dove escono fuori burattini oppure un luogo dove escono fuori burattinai? Vogliamo fornire uno spirito critico a chi esce da scuola, o vogliamo che, alla prime difficoltà, abbandonano ogni speranza? Quanto ci vuole ad imparare un linguaggio di programmazione oppure quanto ci vuole ad imparare ad usare un trapano? poco secondo me. Quanto ci vuole per acquisire un approccio risolutivo ai problemi che sia completo e corretto? molto secondo me.
Buttolo, 16/02/2011 | |
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