La tradizione filosofica
e scientifica greca dalla morte di Aristotele
al Neoplatonismo quadro sintetico
di Marco Giunti
In epoca ellenistica (dopo la morte di
Alessandro Magno - 323 a.C., e quella di Aristotele - 322 o 321 a.C.),
il centro delle scienze divenne Alessandria di Egitto, mentre quello della
filosofia rimase Atene.
Ad Alessandria,
nella Biblioteca e nel Museo (dall'inizio del III sec. a.C.,
fino alla loro distruzione da parte dei musulmani nel 642 d.C.), scienziati
stipendiati dal re egiziano studiavano:
astronomia
Aristarco di Samo, nato circa 310 a.C.,
sistema eliocentrico;
Ipparco di Nicea, circa 190 - 120 a.C.,
sistema geocentrico;
Apollonio, nato 262 a.C., otto libri
sulle Coniche;
meccanica e fisica
Archimede, nato 287 a.C., studi di
statica e idrostatica, metodo di esaustione per il calcolo di p
e
di volumi e aree;
geografia
Eratostene, nato 284 a.C. circa, produsse
la prima carta geografica del mondo, sostenne la sfericità della
terra e ne calcolò la circonferenza con buona approssimazione;
zoologia
botanica
anatomia
medicina
filologia
grammatica
storia
Ad Atene la filosofia tendeva a dare
una visione generale della realtà, contrapposta alla specializzazione
delle scienze, e finalizzata alla soluzione del problema etico, cioè
volta a realizzare la tranquillità o quiete dell'animo.
Ad Atene permasero le due scuole tradizionali,
platonica (Accademia) e aristotelica (Scuola peripatetica),
ma si formarono anche tre nuove scuole: stoica, epicurea
e scettica.
La scuola stoica
fondata da Zenone di Cizio (336 o 335
- 264 o 263 a.C.);
altri importanti stoici successivi:
Crisippo di Soli (281 - 208 a.C.),
considerato il secondo fondatore dello stoicismo;
Diogene di Seleucia che, nel 156-155
a.C., insieme a Carneade
(accademico scettico) e Critolao (peripatetico), si recò a Roma,
suscitando interesse per la filosofia fra i giovani romani, ma provocando
anche la reazione di Catone il Censore;
tuttavia, lo stoicismo si diffuse a Roma in
epoca imperiale:
Seneca (Cordoba 4 a.C. - Roma 65 d.C.),
fu maestro e poi consigliere di Nerone. Nel 65 d.C., coinvolto in una congiura
contro Nerone, fu condannato a morte e, prima dell'esecuzione, si suicidò.
Accentuò l'aspetto religioso della filosofia stoica;
Marco Aurelio (121 - 180 d.C., imperatore
di Roma).
La scuola epicurea
fondata da Epicuro (Samo 341 a.C. -
Atene 271 a.C.)
aveva sede ad Atene ed era chiamata il Giardino
dal luogo in cui i discepoli si riunivano;
Epicuro riprese la teoria atomistica di Democrito
e la utilizzò in chiave etica, in quanto la filosofia doveva permettere
all'uomo di raggiungere la felicità, liberandolo dalle passioni;
si diffuse poi anche in ambiente latino:
Lucrezio (96 a.C. - 55 a.C.), scrisse
il poema De rerum natura, edito da Cicerone;
l'epicureismo continuò ad avere seguaci
fino al IV sec. d.C.
La scuola o (più propriamente) corrente
scettica
fondata da Pirrone di Elide (morto
nel 270 a.C.) e dal suo allievo Timone;
lo scetticismo fu poi ripreso da alcuni esponenti
dell'Accademia, in particolare da Carneade
di Cirene (214 o 212 - 129 o 128 a.C.); con Filone
di Larissa (a Roma nell' 88 a.C.) l'Accademia abbandonò l'indirizzo
scettico per quello eclettico (quarta
e quinta Accademia). Il periodo scettico
dell'Accademia (da Carneade fino a Filone escluso) è detto nuova
(o terza) Accademia;
gli ultimi scettici:
Enesidemo di Cnosso, insegnò
ad Alessandria, probabilmente dopo la morte di Cicerone (43 a.C.), che
non lo ricorda nei suoi scritti;
Agrippa, di cui sappiamo molto poco;
Sesto Empirico (180 - 214 d.C.), medico,
di cui si hanno importanti testi che ci fanno conoscere sia le posizioni
scettiche che quelle degli avversari dello scetticismo.
Dopo la conquista della Macedonia da
parte dei Romani (168 a.C.) la Grecia divenne di fatto una provincia dell'Impero.
La filosofia greca cominciò quindi a diffondersi nel mondo romano.
Tuttavia, la mentalità romana, poco
incline a dar rilievo a differenze puramente teoretiche, favorì
la nascita di un nuovo indirizzo eclettico, che tentava di conciliare
e fondere elementi tratti dallo stoicismo, dall'epicureismo, dallo scetticismo,
ma anche dal platonismo e dall'aristotelismo.
L' Eclettismo si diffuse dapprima nella
scuola stoica, dominò per un lungo periodo nell'Accademia, e fu
accolto anche nella scuola peripatetica. Solo la scuola epicurea non accolse
la corrente eclettica;
nell' Accademia,
l'indirizzo eclettico fu iniziato da Filone
di Larissa(fondatore della quarta Accademia), che si recò
a Roma nell'88 a.C. ed ebbe fra i suoi auditori Cicerone;
l'eclettismo
si affermò definitivamente nella scuola platonica con Antioco
di Ascalona (120 - 67 a.C. circa), fondatore della quinta Accademia;
il più importante esponente dell'eclettismo
romano è Marco Tullio Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.) il
cui approccio si collega a quello di Antioco di Ascalona, suo maestro nel
79-78 a.C.;
nella scuola peripatetica, l'eclettismo
si radicò meno profondamente, tuttavia possiamo considerare eclettici
i seguenti filosofi o scienziati aristotelici:
Andronico di Rodi, a capo della scuola
peripatetica di Atene fra 70 e 60 a.C. circa;
fu l'iniziatore della tradizione dei commenti
alle opere di Aristotele;
curò il riordinamento e l'edizione
delle opere acroamatiche ( = destinate all'insegnamento) di Aristotele;
astronomo, geografo e matematico che riprese
e sviluppò il modello geocentrico di Ipparco di Nicea (190 - 120
a.C. circa, attivo ad Alessandria e a Rodi);
all'interno di un impianto fondamentalmente
aristotelico, accolse influenze di tipo platonico, stoico e pitagorico;
Galeno (Pergamo
129 - Roma 199 d.C., attivo a Roma)
il più importante medico in epoca romana;
fu essenzialmente un aristotelico, ma introdusse
probabilmente per primo nella trattazione della logica aristotelica i sillogismi
ipotetici, già trattati dagli stoici;
da quel momento, anche i sillogismi ipotetici
entrarono nel corpo tradizionale della logica aristotelica, e tale trattazione
si trasmise poi alla logica medioevale attraverso Boezio;
Alessandro di Afrodisia (insegnò
ad Atene fra 198 e 211 d.C.)
il più importante commentatore di Aristotele;
distinse fra tre tipi di intelletto: potenziale,
acquisito e attivo, identificando l'intelletto attivo con Dio e negando
l'immortalità dell'anima;
il suo commento dette lo spunto alle innumerevoli
interpretazioni della teoria aristotelica dell'anima che si succedettero
prima nella filosofia araba, poi nella scolastica, e infine nel rinascimento.
Nel corso del I sec. d.C., in concomitanza
con la prima diffusione del Cristianesimo, il problema religioso cominciò
ad acquisire maggior rilievo anche nella tradizione filosofica greca. In
questo contesto, elementi religiosi del pensiero greco tesero a fondersi
con la sapienza orientale.
Nel I sec. d. C., cominciarono ad apparire
una serie di testi che davano una prima formulazione a queste nuove tendenze:
scritti pitagorici apocrifi;
scritti attribuiti ad Ermete Trismegisto,
nome greco del dio egiziano Toth, a cui era attribuita l'invenzione della
scrittura, e identificato poi con il dio greco Hermes (Mercurio);
il corpus ermetico comprendeva almeno 17 trattati:
filosofici, di alchimia, astrologia e scienze occulte. Queste opere furono
in realtà prodotte nei sec. I - III d.C. da scuole platoniche, specialmente
ad Alessandria di Egitto;
il corpus ermetico tendeva:
a difendere il paganesimo e le religioni orientali
contro il cristianesimo;
ad affermare una linea di continuità
fra religione egiziana e filosofia greca.
Successivamente, le nuove tendenze
trovarono spazio più che altro nelle scuole platoniche. Nacque così
una nuova corrente filosofica, detta Neoplatonismo. Essa, a differenza
dell'eclettismo, era caratterizzata dalla costruzione di sistemi organizzati
e complessi in cui, in un quadro generale di stampo platonico e con
un dominante indirizzo religioso, si fusero elementi provenienti dalla
sapienza orientale e dalle filosofie pitagorica, aristotelica e stoica.
Il Neoplatonismo comprese tre scuole
principali, quella romana, siriaca ed ateniese.
Scuola romana
fondatore e maggiore esponente di tutto il
neoplatonismo: Plotino (Licopoli, Egitto,
205 - Minturno, Campania, 270 d.C.), insegnò a Roma per 26 anni;
il suo discepolo, Porfirio
di Tiro (Tiro 233 - Roma 305 d.C.):
raccolse e pubblicò gli scritti di
Plotino ordinandoli in sei Enneadi (libri di 9 parti ciascuno);
approfondì il pensiero del maestro
in senso religioso;
scrisse un commento alle Categorie
di Aristotele, Isagoge ( = introduzione), in cui cercò una
conciliazione fra aristotelismo e platonismo. Nell'Isagoge compare
il celebre passo da cui, nel XII sec. d.C., prese le mosse la plurisecolare
disputa
scolastica sugli universali: "Intorno ai generi e alle specie non dirò
qui se essi sussistano oppure siano posti soltanto nell'intelletto; né,
nel caso che sussistano, se siano corporei o incorporei, se separati dalle
cose sensibili o situati nelle cose stesse ed esprimenti i loro caratteri
comuni".
Scuola siriaca
fondatore: Giamblico (Calcide 245 circa
- 325 d.C. circa). Allievo di Porfirio, il suo platonismo accolse in misura
molto maggiore i temi mistico magico-religiosi della sapienza orientale.
Scuola ateniese
maggiore esponente: Proclo
(Costantinopoli 410 - Atene 480 d.C.). Dette al neoplatonismo di Plotino
una forma sistematica definitiva. Il suo pensiero ebbe notevole influenza
sulla filosofia cristiana attraverso la sintesi fra cristianesimo e neoplatonismo
operata negli scritti dello pseudo Dionigi;
fra gli ultimi neoplatonici di Atene è
da ricordare Simplicio (VI sec. d.C.), specialmente per i suoi commenti
alle opere di Aristotele (soprattutto della fisica), che rappresentano
una delle fonti più importanti per la conoscenza di tutto il pensiero
greco;
nel 529, l'imperatore bizantino
Giustiniano chiuse la scuola di Atene e ne confiscò i beni. Damascio,
capo della scuola, insieme a Simplicio, si rifugiò in Persia;
da quel momento il pensiero neoplatonico
perse definitivamente la sua indipendenza e venne poi in parte assimilato
da quello cristiano.