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LISTA DI AMICI
Se questo vi pare pochino, accludo una lunga lista di amici e
conoscenti, che ovviamente non potrà mai essere completa. Vi si
ricordano solo quanti hanno le dita sporche d’inchiostro o di colore,
non perché siano più cari di altri che non scrivono o non dipingono, ma
perché con questi sono intercorsi rapporti letterari e artistici,
riguardanti più o meno i libri qui presentati.
Innanzi tutti, due che non sono più tra noi: Ivanos Ciani, amico
carissimo, filologo e critico, dei cui lunghi colloqui sul divano del
suo studio mi morde la nostalgia. E Serafino Beconi, gran bel pittore di
Viareggio, che feci in tempo a conoscere poco prima della sua fine, il
quale mi disegnò – e ridisegnò insoddisfatto – un ritratto per la sua
rivista “Sinopia”. Altri pittori a me prossimi sono Luigi Fatichi, così
intenso e sofistico nella sua arte, più unica che rara, amico intimo di
una vita; Gabrio Ciampalini, di un estro denso e voraginoso, non
contenibile in una formula; Giuseppe Ardinghi, lucchese, e Dilvo Lotti,
sanminiatese, decani dell’arte in Toscana, maestri di una pittura ormai
perduta.
Tra gli uomini di prosa, intesa questa in tutta la sua varietà
espressiva e cognitiva, ricordo Alberto Malvolti, massimo storico della
sua comunità fucecchiese e non solo di questa, amico gemellare fin dalla
remota fanciullezza, presidente della Fondazione Bassi-Montanelli che
dirige con passione competente; e poi gli amici della rivista “Erba
d’Arno”, Aldemaro Toni, Agostino Dani, Luigi Testaferrata e Riccardo
Cardellicchio, con i quali, chi più chi meno, ho condiviso troppe
esperienze di lettere e di vita per essere qui elencate. Ancora, Carlo
Taddei, Fabrizio Ulivieri, e Rossana Ragionieri, direttrice di “Il segno
di Empoli”, e Carlo Fini, senese, insieme con Luigi Oliveto, e poi
Antonio Pane, di Prato, Novella Primo, di Catania, la cui lontananza è
superata da simpatia critica ed epistolare; e quindi Riccardo Monni,
direttore della rivista “Doc Toscana”, Andrea Mancini, che definire
regista teatrale è ben poco. Un posto a sé ha Ettore Zolesi, autore del
più recente commento integrale, di estrema chiarezza, della Divina
commedia (Armando editore). E infine Adriano Fabris, filosofo di rara
perspicuità, citato per ultimo perché ciò me lo rende più lungamente
caro.
E i poeti. Non certamente tutti quelli che ho conosciuto, ma solo quanti
hanno maggiormente scambiato con me parole sull’arte e trascorso
occasioni di vita. Tra questi, in primis, Carlo Lapucci, poligrafo
d’eccezione; Sergio Spadaro, con il quale è intercorso un epistolario di
anni e anni; Valerio Vallini, fortunatamente vicino; e vicini al cuore,
sebbene lontani nella loro Sicilia, Lucio Zinna e Osvaldo Valenti,
quella Sicilia alla quale mi legano pure Fiore Torrisi e Nino de Vita.
Nella parte opposta d’Italia, e ugualmente cari, Claudio di Scalzo, che
dirige quella strana e vigorosa rivista che è “Tellus”; Alfonso Lentini,
tra l’altro finissimo artista; e Pasquale di Palmo, Maria Pia Casagrande,
e Mauro Ferrari, direttore della bella rivista “La clessidra”; e poi
Enrico Gasperi, Giancarlo Pontiggia, Paolo Ruffilli e Alberto Cappi, in
val di Pado e oltre. Del caro Massimo Lenzi ho perduto ogni traccia, ma
non la memoria. Invece mi sono prossimi in ogni senso Alessandro Fo, che
vorrei fosse ancora più vicino, Edoardo Bianchini, filologo classico e
traduttore metrico sovrano oltre che poeta, e poi Luciano Fusi…
Quanti non ho rammentato me ne scusino. Per ultimi voglio qui apporre i
nomi di Carlo Betocchi, che ho conosciuto appena di persona ma con il
quale è intercorsa reciproca stima: lo considero il poeta più profondo e
sicuro della sua generazione; e di Mario Luzi, col quale mi è capitato
di scambiare opinioni, specie nelle magnifiche serate del Premio Tanzi,
di Siena. Resta, infine, l’amico più lontano, Jean-Pierre Cascarino, che
però dalla sua Parigi viene così spesso in Toscana, una terra che molto
ama e a cui ha dedicato una splendida raccolta, Suite toscane, da me
tradotta con partecipe attenzione. Un rapporto di deferente amicizia mi
lega a François Cheng, Accademico di Francia, del quale ho avuto l’onore
e il piacere di tradurre i bellissimi Cantos toscans, che nella mia
visione fa dittico con la raccolta di Jean-Pierre. La traduzione è
apparsa in due sezioni, nelle riviste La clessidra 2/2006 e Poesia
217/2007. E poi c’è il carissimo Claudio Di Scalzo, toscano valtellinese,
ammiraglio della flotta-rivista in rete Tellusfolio e della
gutenberghiana Tellus, alle quali collaboro con entusiasmo. Forza,
Claudio!
Un grazie a tutti. Se li incontrate, potreste chiedergli se mi
conoscono. Qualcosa vi diranno certamente.
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