Ego sum

HOME

Rose d’eros

Emblemi

La Passione

Carmi profani

Grandi carmi

L’origine

Trittico

Sirene

Suite toscane

Kore

Trattatello
rivoltoso

Ritorno a
Volterra


Links

Marco Cipollini è nato a Fucecchio nel Natale del 1946, e quindi ha abitato, oltre che nel paese presepizio, in diverse cittadine della Toscana (S. Miniato, Volterra, Piombino, Firenze). Attualmente, e fors’anche crastinamente, vive a Empoli, città di piano, ciò che favorisce i suoi spostamenti, in qualsiasi stagione, con la bicicletta. Ama passeggiare con la canina lungo le sponde erbose dell’Arno, nel mentre legge un libro.

LISTA DI AMICI

Se questo vi pare pochino, accludo una lunga lista di amici e conoscenti, che ovviamente non potrà mai essere completa. Vi si ricordano solo quanti hanno le dita sporche d’inchiostro o di colore, non perché siano più cari di altri che non scrivono o non dipingono, ma perché con questi sono intercorsi rapporti letterari e artistici, riguardanti più o meno i libri qui presentati.
Innanzi tutti, due che non sono più tra noi: Ivanos Ciani, amico carissimo, filologo e critico, dei cui lunghi colloqui sul divano del suo studio mi morde la nostalgia. E Serafino Beconi, gran bel pittore di Viareggio, che feci in tempo a conoscere poco prima della sua fine, il quale mi disegnò – e ridisegnò insoddisfatto – un ritratto per la sua rivista “Sinopia”. Altri pittori a me prossimi sono Luigi Fatichi, così intenso e sofistico nella sua arte, più unica che rara, amico intimo di una vita; Gabrio Ciampalini, di un estro denso e voraginoso, non contenibile in una formula; Giuseppe Ardinghi, lucchese, e Dilvo Lotti, sanminiatese, decani dell’arte in Toscana, maestri di una pittura ormai perduta.
Tra gli uomini di prosa, intesa questa in tutta la sua varietà espressiva e cognitiva, ricordo Alberto Malvolti, massimo storico della sua comunità fucecchiese e non solo di questa, amico gemellare fin dalla remota fanciullezza, presidente della Fondazione Bassi-Montanelli che dirige con passione competente; e poi gli amici della rivista “Erba d’Arno”, Aldemaro Toni, Agostino Dani, Luigi Testaferrata e Riccardo Cardellicchio, con i quali, chi più chi meno, ho condiviso troppe esperienze di lettere e di vita per essere qui elencate. Ancora, Carlo Taddei, Fabrizio Ulivieri, e Rossana Ragionieri, direttrice di “Il segno di Empoli”, e Carlo Fini, senese, insieme con Luigi Oliveto, e poi Antonio Pane, di Prato, Novella Primo, di Catania, la cui lontananza è superata da simpatia critica ed epistolare; e quindi Riccardo Monni, direttore della rivista “Doc Toscana”, Andrea Mancini, che definire regista teatrale è ben poco. Un posto a sé ha Ettore Zolesi, autore del più recente commento integrale, di estrema chiarezza, della Divina commedia (Armando editore). E infine Adriano Fabris, filosofo di rara perspicuità, citato per ultimo perché ciò me lo rende più lungamente caro.
E i poeti. Non certamente tutti quelli che ho conosciuto, ma solo quanti hanno maggiormente scambiato con me parole sull’arte e trascorso occasioni di vita. Tra questi, in primis, Carlo Lapucci, poligrafo d’eccezione; Sergio Spadaro, con il quale è intercorso un epistolario di anni e anni; Valerio Vallini, fortunatamente vicino; e vicini al cuore, sebbene lontani nella loro Sicilia, Lucio Zinna e Osvaldo Valenti, quella Sicilia alla quale mi legano pure Fiore Torrisi e Nino de Vita. Nella parte opposta d’Italia, e ugualmente cari, Claudio di Scalzo, che dirige quella strana e vigorosa rivista che è “Tellus”; Alfonso Lentini, tra l’altro finissimo artista; e Pasquale di Palmo, Maria Pia Casagrande, e Mauro Ferrari, direttore della bella rivista “La clessidra”; e poi Enrico Gasperi, Giancarlo Pontiggia, Paolo Ruffilli e Alberto Cappi, in val di Pado e oltre. Del caro Massimo Lenzi ho perduto ogni traccia, ma non la memoria. Invece mi sono prossimi in ogni senso Alessandro Fo, che vorrei fosse ancora più vicino, Edoardo Bianchini, filologo classico e traduttore metrico sovrano oltre che poeta, e poi Luciano Fusi…
Quanti non ho rammentato me ne scusino. Per ultimi voglio qui apporre i nomi di Carlo Betocchi, che ho conosciuto appena di persona ma con il quale è intercorsa reciproca stima: lo considero il poeta più profondo e sicuro della sua generazione; e di Mario Luzi, col quale mi è capitato di scambiare opinioni, specie nelle magnifiche serate del Premio Tanzi, di Siena. Resta, infine, l’amico più lontano, Jean-Pierre Cascarino, che però dalla sua Parigi viene così spesso in Toscana, una terra che molto ama e a cui ha dedicato una splendida raccolta, Suite toscane, da me tradotta con partecipe attenzione. Un rapporto di deferente amicizia mi lega a François Cheng, Accademico di Francia, del quale ho avuto l’onore e il piacere di tradurre i bellissimi Cantos toscans, che nella mia visione fa dittico con la raccolta di Jean-Pierre. La traduzione è apparsa in due sezioni, nelle riviste La clessidra 2/2006 e Poesia 217/2007. E poi c’è il carissimo Claudio Di Scalzo, toscano valtellinese, ammiraglio della flotta-rivista in rete Tellusfolio e della gutenberghiana Tellus, alle quali collaboro con entusiasmo. Forza, Claudio!
Un grazie a tutti. Se li incontrate, potreste chiedergli se mi conoscono. Qualcosa vi diranno certamente.
 

Syte created 

HOME