|
~ IL KIT DI SOPRAVVIVENZA ~ |
Se dovessi ordinare a secondo dell'importanza, i 3 principi base su cui si basa
la sopravvivenza, direi che al primo posto c'è LA VOLONTA' DI VIVERE, al secondo
posto la CONOSCENZA delle tecniche di sopravvivenza ed al terzo posto il KIT DI
SOPRAVVIVENZA.
Il primo principio (LA VOLONTA' DI VIVERE) lo si migliora esercitando la propria
personalità e le capacità mentali con tecniche varie (training autogeno, yoga,
respirazione diaframmatica, tecniche di rilassamento, amore per i propri cari,
la preghiera...).
Il secondo (CONOSCENZA) lo si esercita seguendo i miei corsi :-) ed anche
giocando ad esercitare ciò che è indicato in molti manuali di sopravvivenza.
Il terzo (KIT DI SOPRAVVIVENZA) lo trovate invece QUI.
E' da notare che il kit di sopravvivenza come quello di primo soccorso o come il
kit di riparazione, non sono una panacea (che risolve tutti i mali) ma sono
generalmente "tarati" sulla media delle situazioni disperate cui potreste
trovarvi. Di fatto, sono da considerare come una assicurazione: costano (in
termini di peso e di ingombro) e generalmente non servono ad un cavolo (o così
si spera)....ma quando servono se ne benedice la presenza....
Il kit di sopravvivenza è un utilissimo accessorio, direi il più importante prima ancora del kit di primo soccorso specie nel campo militare. Io propongo un kit inglese che potrà essere debitamente modificato per l'utilizzo individuale in funzione del territorio e delle capacità personali. E' un kit di tipo militare: "Combat Survival Tin" ed ha addirittura una codifica NATO (NSN:8456-99-126-6980). Le sue dimensioni sono abbastanza compatte da permetterne il trasporto sempre con sè, possibilmente in una tasca del giaccone od al limite del gilet tattico. Le misure sono infatti: 11 x 8 x 2.8cm. Il peso è di circa 170 grammi. E' contenuto in una scatoletta stagna di latta che di suo serve anche per bollire l'acqua (pulizia medicazioni, bevande, potabilizzazione) ed anche per fare segnalazioni luminose. Una caratteristica dei kit di survival è quella di avere gli oggetti il più multifunzionali possibili. Il contenuto di base di questo kit è di seguito riportato:
Scatola stagna
Nastro isolante (sigilla il bordo della scatola)
bussola a bottone (in caso di cattura può essere ingerita o comunque occultata)
coltello (dopo sterilizzazione alla fiamma può essere usato per "minor surgery" tipo foratura di vesciche od estrazione di schegge)
Fiammiferi (possibilmente da sostituire con quelli antivento)
Matita (sarebbe bene appuntirla da ambo i lati)
Tavolette potabilizzatrici (da utilizzare anche per disinfezione)
filo di ottone (grandi cuciture e trappola per animali)
Candela (per scaldare dentro un minirifugio e per attizzare un fuoco ddifficile")
Accenditore (per accendere il fuoco in ogni condizione meteo)
Sega (oltre che per essere strusciata sull'accenditore, serve anche per tagliare piccoli oggetti anche metallici)
Kit pesca (anche per cuciture resistenti e per raccogliere piccoli oggetti caduti)
Fischietto (in plastica che non ghiaccia sulle labbra e senza pallina che si può bloccare col ghiaccio)
kit di cucito (al limite anche per cuciture "umane")
spille da balia (da usare anche come ami)
Sega a filo (tagliare legno, ossicine ed altre cose non metalliche)
Istruzioni di sopravvivenza in foglio di plastica (non teme l'umido)
Form emergenza (come indicare ad una squadra di soccorso la specifica emergenza medica, è di carta e quindi buona per il fuoco).
In generale, lo giudico un kit essenziale che a mio avviso dovrebbe essere
integrato con altri elementini del tipo: torcetta a led (tanta luce + tanta
autonomia + piccolo ingombro) al posto di quel ridicolo bastoncino chimico
luminoso adatto giusto ai pescatori.
Aggiungerei anche uno specchietto di segnalazione "decente" che all'occorrenza
può essere usato anche per controllare varie escoriazioni ecc. in parti del
corpo non accessibili oltre che per un uso "tattico" (vedere dietro ai muri).
Aggiungerei anche un pò di cotone che userei per innescare il fuoco e per
evitare il movimento di quegli articoli all'interno del pacchetto metallico
(magari anche un tampax che è cotone molto compresso).
Io aggiungo nel mio kit anche un pò di sale per non bere l'acqua piovana o
distillata ottenuta ad es. per bollitura dell'acqua.
Inoltre, metterei anche una di quelle buste che si trovano nel reparto frutta e
verdura dei supermercati: traslucida, capiente, stagna e piccolissima, adatta a
raccogliere l'acqua di condensa dalle frasche.
Una lente di ingrandimento, aiuta a fare il fuoco e permette di vedere eventuali
schegge nella pelle altrimenti non identificabili.
E poi, il preservativo (non lubrificato) per portare l'acqua, ce lo vogliamo
mettere?
L'esperienza mi ha poi insegnato a compattare il mio kit avvolgendolo con una
metrata abbondante di cordino per paracadute (quello che ha quegli utili
"trefoli" all'interno). In questa maniera, vi assicuro che il tutto risulta
curiosamente più resistente.
Ad ogni modo, questo kit, contenuto in una scatola metallica pare sia una
invenzione di un ex SAS, un certo John Wiseman. In uno dei più bei manuali di
survival che io conosca, lui scrive come deve essere composta la scatolina e
questo kit ricalca proprio i suoi "insegnamenti".
Come ho già detto, il kit, di suo, è discreto ma va assolutamente integrato con la "coperta di alluminio" che ha più o meno le stesse dimensioni della scatoletta (quando chiusa) ma aperta assume le dimensioni di un foglio di 160cm per 240 cm. Protegge dal caldo e dal freddo permette di realizzare un distillatore solare permette di portare l'acqua funge da riflettore solare (eliografo da segnalazione)funge da riflettore radar. L'unica accortezza, essendo un foglio di mylar metallizzato, è quella di non utilizzarla all'aperto durante i temporali....
Tale copertina non la si può inserire nella scatola del kit ma deve essere portata nastrata ad essa oppure deve essere messa a parte (ad es, come fanno molti alpinisti, all'interno del caschetto, tra le cinghiette e la parte superiore della calotta rigida).
|
|
|
|
|