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Le mie origini

 

        Il territorio di Biccari

 

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TERRITORIO

Il territorio di Biccari si estende per circa 10.331 ettari con una popolazione di circa 3.000 abitanti, suscettibile di aumento fino a punte di 8.000 unità nel periodo luglio - agosto. Numerosi sono gli insediamenti abitati sparsi nella campagna tra i quali vanno ricordati: Tertiveri, Santa Maria in Vulgano, Berardinone e Mezzana San Cataldo. L'attuale centro urbano sorge a circa 450 metri sul livello del mare e dista 37 km. da Foggia e 45 dal casello autostradale di Candela. Biccari è uno dei paesi più caratteristici dei Monti Dauni: classico centro di collina dal clima mite, silenzioso e tranquillo, in cui la gente cordiale e accogliente, gentile e ospitale accompagna il visitatore in un'atmosfera irreale. Il calore della gente, filtrata da una storia di antiche tradizioni, in cui riti, credenze, superstizioni, costume, folclore, hanno rappresentato l’impasto di una civiltà fatta di valori essenziali.
A pochi chilometri, quasi in periferia, il paesaggio si fa variegato e lo sguardo si interrompe dal gioco delle valli che si rincorrono e colorano di verde l'orizzonte.
Sulle montagne che dominano Biccari, infatti, il territorio è ricco di ambienti naturali molto suggestivi: i suoi boschi, con maestosi alberi di cerro, acero campestre, faggio, olmo, roverella e biancospino; il grazioso specchio d'acqua del lago Pescara, a 900 metri di altezza, incastonato in una rigogliosa vegetazione; la vetta più alta della Puglia il Monte Cornacchia, che con i suoi 1151 metri domina l'intera piana del Tavoliere, da cui si può scorgere il Mare Adriatico.

STORIA

Sorta poco dopo l'anno Mille, ad opera dei Bizantini, il ritrovamento dell'insediamento neolitico più alto della Puglia, ad oltre 700 metri di quota in località Boschetto, lungo la riva del torrente Organo, fa pensare che il territorio fosse abitato già in epoca più remota.

Biccari sorge tra il 1024 e il 1054 ad opera del Catepano Basilio Bojannes e del Vicario di Troia, Bisanzio de Alferana. Testimonianza dell'epoca è la possente Torre cilindrica facente parte di una serie di avamposti militari realizzati per meglio difendere la via Traiana.
Il nome Vicari (Biccari) appare per la prima volta in un atto dell'agosto 1054 con il quale la vedova Sikelgaita dona i suoi averi al Monastero di S. Pietro in Vulgano, nelle vicinanze di Biccari.
Dopo la vittoria sui bizantini un ufficiale Normanno dell'esercito di Roberto il Guiscardo, un certo Pagano, se ne impossessò e fortificò il primitivo nucleo abitato costituitosi intorno alla torre. Guglielmo d'Altilia, detto "Braccio di Ferro", ampliò il piccolo borgo verso Porta Pozzi.
Dal XV secolo Biccari passa sotto varie Signorie. Con gli Angioini giunge il dominio degli Stendardo a cui, fra l'altro, si deve la costruzione della Croce di Porta Pozzi ed il Convento di S. Antonio. Nel XVI secolo iniziò la Signoria dei Caracciolo, il cui capostipite fece costruire il Palazzo Signorile, oggi sede del Municipio. Nel 1772 il feudo di Biccari passò alla regia Corte di Napoli e nel 1860, dopo una rivolta sedata nel sangue, entrò a far parte dell'Italia Unita.

ITINERARIO

L'itinerario ha inizio dalla piazza principale del paese: Piazza Matteotti, dove si possono ammirare il Monumento ai Caduti, il Monumento al Governatore Donato Menichella e la splendida Fontana monumentale. Poco distante, a dominare la piazza è la possente Torre cilindrica, edificata probabilmente tra il 1116 e il 1122, dal Catepano Bogiano, il quale nel secondo decennio dell’ XI secolo fece costruire una poderosa linea di fortezze e di torri di avvistamento che andavano da Troia all'Adriatico, onde assicurarsi il dominio della Daunia, chiave di possesso della Puglia.
La Torre cilindrica nel corso degli anni non ha subito rimaneggiamenti o ristrutturazioni di rilievo e oggi si presenta nella sua veste originale: alta 23 metri, si eleva su una lenta scarpata cilindrica, cinta al sommo da un toro sottile. Ha un diametro esterno di circa 13 metri ed i suoi muri, alla base, superano lo spessore di 3 metri. E' una costruzione massiccia a pietre irregolari, talvolta sfaccettate, cementate con una malta argillosa. E’ divisa in quattro vani di cui uno interrato; i piani erano sorretti da grosse travi infisse nei muri, sulle quali se ne incrociavano altre meno spesse, ugualmente infisse, che reggevano i pavimenti di legno. L'ingresso originario avveniva tramite una scalinata ancora esistente con la quale si raggiungeva il primo piano. Di finestre, quasi tutte murate in seguito, ve ne sono in ogni direzione ed a tutti i piani. La Torre è stata recentemente ristrutturata, realizzando la scala di collegamento tra i vari piani e restituendola interamente all'uso della collettività.

Uscendo dalla Torre si entra nel cuore del centro storico di Biccari. Fu Roberto il Guiscardo a favorire l’ampliamento del nucleo abitato, che si sviluppa intorno alla Torre verso Porta Pozzi, e l'allargamento del suo territorio con l’atto di donazione della Chiesa di San Panfilo, situata presso il Lago di Biccari, conservato presso gli archivi della Cattedrale di Troia.
Il centro abitato, a schema quasi rettangolare, era chiuso in un perimetro murario con due sole aperture: Porta della Torre e Porta del Pozzo. Lungo le mura di cinta, che correvano per l’attuale Via Lippi e Via Le Grazie sporgevano diverse torrette quadrate o rotonde delle quali sono rimasti pochi resti. Le piccole case in pietra, la tipica pavimentazione in ciottolato e le numerose scalinate necessarie per congiungere le abitazioni costruite su vari piani stradali caratterizzano il centro storico.
Passeggiando lungo Via Lippi si possono notare diversi Palazzi signorili sui cui portali in pietra lavorata sono scolpite le date in cui sono stati costruiti. Ne sono di esempio, il Palazzo signorile della famiglia La Piccola costruito alla fine del '700 e il Palazzo Menichella dell'800. Un particolare interessante si riscontra osservando il portone in legno di questo palazzo, in Vico II Annunziata, su cui si rinvengono i segni di numerosi colpi di ascia vibrati dai rivoltosi durante la rivolta antiunitaria del 14 ottobre 1860.
Attraversando Piazza don Sturzo, si nota il portale di Palazzo Gallo, e giungendo in Piazza Umberto I, costruita nel 1876 dopo l'abbattimento dell'antica Chiesa del Purgatorio, si scende lungo Via Municipio in cui si consiglia la visita al Museo etnografico della civiltà contadina. Nato dall'esigenza di tramandare la memoria storica del paese, nel Museo sono raccolti gli attrezzi e gli utensili della povera e faticosa vita dei campi, gli oggetti della quotidianità, ormai reperti archeologici e gli strumenti del prezioso lavoro artigianale.

 


Uscendo dal Museo si giunge in Piazza Municipio ove si affaccia il Palazzo Caracciolo edificato dall'omonima famiglia nel XVI secolo. Nel corso dei secoli è stato adattato alle diverse esigenze e strutturato snaturando la sua originale architettura rinascimentale. Nel 1860 il palazzo rappresentava il centro del potere: nel cortile c'era il carcere criminale e gli alloggi degli addetti, gli uffici comunali e la sede della Guardia Nazionale. Dal cortile si accedeva ai piani superiori attraverso una scalinata esterna arrivando all'appartamento del giudice.
Attualmente è la sede del Municipio. Nel cortile del palazzo è ubicato un Dolio ritrovato nella Masseria Sessa in agro di Biccari e risalente all'epoca romana, contenente vasi di diversa fattura, ossa e una rondella di fuso.
All'interno del Palazzo, nell'anticamera dell'Ufficio Anagrafe si può ammirare l'originale della Croce Viaria in pietra fatta realizzare nel 1473 da Matteo Stendardo e innalzata fuori le mura in Via Fuori Porta Pozzi a soprannaturale difesa del paese.
La Croce, a forma greca, è racchiusa in un anello con decorazioni a intreccio di foglie di alloro. Su un verso porta scolpita in rilievo l'immagine del Crocifisso; sulle placche orizzontali le figure della Vergine e di San Giovanni; su quelle verticali il Pellicano sopra e un teschio con ossa sotto. Sul retro è scolpito il Cristo seduto da Giudice con una mano levata e nell'altra un libro aperto: su ogni placca sono scolpiti i simboli dei 4 Evangelisti. Nel settore dell'anello su un verso e' scritto: "Antonius Diatoper de Troia me fecit" sul retro e' scritto con parole abbreviate: "Anno ab incarnatione Domini MCCCCLXXIII".
Attraverso Via Carceri si giunge alla Chiesa dell'Annunziata, del 1703 e destinata a confraternita laicale. Artisticamente sono da porre in evidenza la pala d'altare raffigurante l'Annunciazione di Maria e gli affreschi raffiguranti i quattro evangelisti, dipinti da Domenico Maestà di Lecce nel 1906, che ornano la cupola. Avendo subito gravi lesioni in seguito al terremoto del 1962 è stata restaurata e riaperta al culto.
Scendendo lungo Via Salita Annunziata si giunge nei pressi di Porta San Quirico da dove si può ammirare l’arco della Porta facente parte della cinta muraria e la splendida Chiesa di San Quirico, il più antico luogo di culto di Biccari. Testimonianza di architettura sacra tardo rinascimentale, da sempre sotto il patronato dell'Università di Biccari, che eleggeva il priore per l'amministrazione delle rendite, come risulta dal Cabreo dell'11 giugno 1704. La facciata è caratterizzata dalla terminazione cuspidale, dal cornicione concavo, dalle due monofore e dal portale in pietra grigia e dal campanile a vela sul lato sinistro. L'interno si caratterizza per l'altare centrale e le arcate laterali di cui solo due per parte contengono altari formati da unica mensola in pietra.
Proseguendo per Via S. Angelo e Via Le Grazie, nei pressi del Monumento a Padre Pio si può visitare il Museo del Calzolaio e nella Sala Papa Giovanni XXIII, all'interno del Succorpo, ammirare il maestoso Altare Ligneo di San Donato riccamente intagliato e decorato in oro zecchino del XVII secolo.
In Via delle Grazie non si può non notare la Chiesa Maria SS. Assunta, chiesa madre di Biccari e notevole esempio di architettura neoclassica, che sorge al centro del paese e dalla sua sommità si spazia sui monti dell'Appennino Dauno fino al Golfo di Manfredonia.
L'edificio, nelle sue forme attuali, è stato ricostruito, a metà del secolo scorso, sulla preesistente Chiesa di Maria SS. Assunta, fondata nel XVII secolo. La Chiesa molto ampia e luminosa presenta un impianto a tre navate, a croce latina, cui corrispondono un'ampia zona presbiteriale con abside centrale, affiancata da due vasti corpi quadrangolari. Nelle due navate si aprono rispettivamente cinque cappelle, sorrette da due file di colonne di pietra, poste su alti basamenti cubici e sormontate da capitelli ionici sui quali poggiano l'architrave, il fregio e la cornice dentellata. Nel transetto destro sono l'altare di San Donato, protettore di Biccari e la cappella della Madonna di Costantinopoli, opera del pittore biccarese Enzo Liberti. Nel braccio sinistro sono invece l'altare di San Giuseppe e la Cappella della Crocifissione, con il quadro della Pietà, dipinto nel 1584 dal pittore Giovanni Orazio De Luca. Entrando sulla sinistra vi sono un bassorilievo raffigurante l'Assunta ed il fonte battesimale in pietra lavorata. Un grande quadro di scuola napoletana datato 1775 orna la volta centrale della Chiesa, sorretta da sei coppie di colonne su plinti. Ai quattro angoli, sotto la cupola, sono state collocate recentemente quattro tele di Filippo Pirro, raffiguranti i quattro evangelisti.
Uscendo dalla Chiesa, attraverso Via Roma, si arriva in Via le Grazie presso il Museo del Falegname e fermandosi ad osservare i vicoli stretti e suggestivi che sfociano sui Monti Dauni, si torna in Piazza
Matteotti.

 

 

Come arrivare:

COME ARRIVARE A BICCARI dall'Autostrada A14: uscita Foggia, SS 16 per Bari, SS 17 per Lucera-Campobasso, Provinciale per Biccari. dall'Autostrada A 16: uscita Candela, Superstrada per Foggia uscita Troia, seguire indicazioni per Troia, a Troia continuare per Lucera quindi deviazione per Biccari.

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