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Donato era
originario di Nicomedia (oggi Ismit o Kocael in
Turchia) residenza dei vari imperatori romani
del tempo. La storia afferma che in tenera età,
Donato venne portato a Roma dove fu educato e
fatto chierico per mezzo del Sacerdote Pimenio.
Durante gli studi, conosce il suo compagno
Giulio Costanzo Giuliano, fratello
dell'imperatore Costantino. Pier Damiani
commenta così quell'amicizia: "Ecco che nel
campo del Signore crescano insieme due virgoluti,
ma uno diverrà cedro del paradiso, l'altro
carbone per le fiamme eterne". Infatti, Giulio,
dopo essere stato fatto imperatore nel 354 d.C.,
rinnega la sua fede e accusa tutti i cristiani
di essere la causa della decadenza dell'impero
romano. Giulio chiede la restituzione di tutti i
beni che il fratello Costantino aveva elargito
alla popolazione cristiana e, riaprendo i templi
pagani, avvia la persecuzione contro i
cristiani. Con la persecuzione Donato è
costretto a scappare da Roma rifugiandosi nella
città di Arezzo, dove venne accolto dal monaco
Ilariano. Donato viene subito avviato alla vita
della preghiera, della penitenza facendo da
portavoce della Chiesa in mezzo al popolo di
Arezzo. Tra di esso compie svariate conversioni
e svariati prodigi, come quello di far
riacquistare la vista ad una cieca di nome
Siriana oppure quella di liberare dal demonio il
figlio del Prefetto della città. Un fatto
importante si verifica quando un esattore delle
tasse affida il suo denaro alla moglie per
custodirlo, ma quest'ultima, di nome Eufrosina,
dopo aver nascosto il denaro, muore e l'esattore
non riesce più a trovare la somma nascosta.
Donato interviene nel riportare alla luce la
moglie e recuperare il denaro smarrito. Viene
nominato sacerdote dal Vescovo Satiro e, alla
sua morte, viene nominato, dal Papa Giulio I,
Vescovo di Arezzo. Nel suo operato di Vescovo si
incontrano molti avvenimenti importanti, come la
conversione di molti pagani delle campagne, i
nuovi prodigi e la sua popolarità tra la gente
della città di Arezzo. Durante una celebrazione
eucaristica, nel momento della Comunione,
irrompe nella Chiesa un gruppo di pagani che
getta a terra il calice che conteneva il vino
sacro distribuito dal diacono Antimo, mandandolo
in mille pezzi. Nella Chiesa c'è un'aria di
sconvolgimento generale. Donato, dopo un intensa
preghiera, si inginocchia, raccoglie tutti i
pezzi del calice, e lo ricostruisce. Purtroppo
il calice era privo di un notevole pezzo sul
fondo della coppa, ma continuava a svolgere la
sua funzione di raccoglitore del sangue di
Cristo. Per questo avvenimento, si convertirono
alla Chiesa ben 79 pagani. Il governatore della
città di Arezzo, ordina l'arresto di Donato e
del suo monaco-maestro, Ilariano. Il giorno
seguente, Quadraziano, cerca di far rinnegare la
fede in Cristo a Donato, ma egli non accetta e
viene ripetutamente percosso con delle pietre al
volto. In questo momento di dolore e sofferenza,
Donato rivolge delle parole al Signore: "Tu
Scis, Jesu Christe Domine, quia hoc semper
optavi, pati et mori pro Te" - "Voi sapete, o
mio Signore Gesu Cristo, che nessuna altra cosa
ho io più desiderata sulla Terra che patire e
morire per voi". Un mese dopo questo
evento, Quadraziano fa giustiziare i due
religiosi; il monaco Ilariano nella città di
Ostia il 16 luglio, mentre il Vescovo di Arezzo,
viene giustiziato con la decapitazione, il 7
agosto del 362 d.C. all'età di 30 anni circa.
Donato venne riposto in un feretro fuori dalle
mura della città. Solo al termine della
Cattedrale di Arezzo, iniziata nel 1278 e
terminata solo nel 1510, il feretro di Donato
venne posto nell'arcata trecentesca realizzata
da Giovanni Fetti, aretino, e Betto di
Francesco, fiorentino. Prima di essere
depositato nella Cattedrale, il feretro venne
custodito nella cappella fatta costruire in suo
onore dal Vescovo successore di Donato, Gelasio.
Quando ci fu la sua seconda traslazione in
Cattedrale, avvenne una solenne cerimonia in
sintonia con la maestosità della nuova struttura
cristiana. Un documento dell'epoca riporta
questi scritti: "Nell'ora più avanzata della
notte entrarono nella Cattedrale i Prelati e,
scesi nel sepolcro del santo e levato la
sovrapposta lapide, lo trovarono vestito degli
abiti pontificali, secondo il rito cattolico, e
giacente su di una pietra ove erano incise
queste parole: questo è Donato Vescovo e Martire
di Cristo. Teneva la sacra testa fra le mani sul
petto ed al suo fianco la patena di vetro di cui
era solito servirsene nel Sacrificio della Messa
e che fu da lui miracolosamente restituito alla
forma primitiva e conservato a perpetua memoria
di lui, dai suoi accessori". I giorni
seguenti un grande pellegrinaggio verso la
Cattedrale interessa la città. La gente comune
arrivava da tutta la Toscana per far visita alle
reliquie del Santo Vescovo della città di
Arezzo. I pellegrini aumentarono la loro
intensità quando, in Toscana, i prodigi in suo
nome, divennero numerosi e consistenti, al punto
che molta gente si convertì al Cristianesimo. Da
quei giorni sono passati ormai quasi 1000 anni,
ma il 7 agosto di ogni anno, la città di Arezzo,
si raccoglie nella solenne Cattedrale per
rievocare la memoria del Santo Patrono Donato.
Il giorno del 7 agosto è un giorno solenne e di
devozione. I negozi si chiudono, le attività si
interrompono e le celebrazioni in cattedrale si
fanno più solenni. Alla sera, in memoria di San
Donato, viene effettuato lo spettacolo
pirotecnico più importante e solenne di tutto
l'anno.
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